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CUNEO. Filippo De Pisis: fiori collezionati fiori dipinti.

Filippo de Pisis (1896-1956) è uno dei protagonisti indiscussi del panorama artistico del Novecento italiano sia Italia che all’estero. Sin dai primi anni della sua produzione si impone sulla scena contemporanea dimostrando una grande maestria nel dipingere e uno stile molto personale.
L’interesse dell’artista per erbe e fiori lo portò a collezionare e classificare, tra il 1907 e il 1917, più di mille esemplari di erbe disseccate raccolte in un erbario che lo stesso de Pisis donò al prestigioso Orto Botanico di Padova.
La mostra prende spunto dalla pubblicazione del volume Filippo de Pisis botanico flâneur – un giovane tra erbe, ville, poesia (Ed. Leo S. Olschki, Firenze 2012) risultato del quinquennale lavoro di Paola Roncarati e Rossella Marcucci che hanno individuato e riaccorpato i fogli dell’erbario, andati dispersi in seguito alla riorganizzazione dell’erbario patavino negli anni ‘40.
La mostra presenta circa una quarantina di opere tra olii e acquerelli a tema floreale, qualche pagina dell’erbario “ritrovato”, oltre ad alcuni materiali inerenti alla passione botanica di de Pisis, tra i quali un raro trattato del Cinquecento sul quale il giovane artista approfondì i suoi interessi scientifico-naturalistici.

Info:
Spazio incontri Cassa di Risparmio di Cuneo 1855, Via Roma 15 a Cuneo, dal 28 ottobre al 9 dicembre 2012.
ORARI: dal martedì al venerdì  dalle ore 16.00 alle 20.00; sabato, domenica e festivi, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 20.00.
ORGANIZZATO DA: Fondazione CRC con la collaborazione dell’Associazione per Filippo de Pisis e dell’Associazione Culturando Insieme.

ALBA (Cn). Carlo Carrà 1881-1966.

La mostra antologica Carlo Carrà 1881-1966, curata da Maria Cristina Bandera, è promossa e organizzata dalla Fondazione Ferrero, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e della Compagnia di San Paolo.
Il progetto si è avvalso della collaborazione istituzionale della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte.
Il rigore scientifico dell’iniziativa e la straordinarietà dei prestiti ottenuti hanno valso alla mostra l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Carlo Carrà, nato in Piemonte, è stato uno dei pochi artisti italiani ad attraversare e interpretare con indipendenza creativa le diverse vicende artistiche del Novecento. Attraverso i 76 dipinti esposti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali nazionali e internazionali e da importanti collezioni private, il visitatore potrà ripercorrere l’intero percorso artistico dell’autore.

Info:
Fondazione Ferrero – Via Vivaro 49 – Alba, dal 27 ottobre 2012 al 27 gennaio 2013.

Link: http://www.fondazioneferrero.it

FOLIGNO (Pg). Dal visibile all’invincibile – Crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno.

Il Comitato Nazionale per le celebrazioni del VII centenario della morte della Beata Angela da Foligno (1309 – 2009) con la presidenza del professor Enrico Menestò, è stato istituito, su richiesta del Sindaco della Città di Foligno Manlio Marini e del Presidente della Società Internazionale di Studi Francescani con sede in Assisi, Grado Giovanni Merlo, con decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 21 Aprile 2009, integrato con successivo decreto del 13 ottobre 2009.
Angela da Foligno è la più grande mistica italiana, come Caterina da Siena è la più grande profetessa. Il suo Memoriale, che contiene il resoconto della sua esperienza di Dio dal 1291 al 1296, è infatti, senza dubbio alcuno, uno dei capolavori della mistica occidentale, paragonabile alle opere di Ildegarda di Bingen, Teresa d’Avila o Teresa di Lisieux.
L’attività del Comitato ha prodotto la pubblicazione del volume di studi: L’Umbria nel XIII secolo; l’edizione critica del “Liber”; l’Indice dei codici, e la mostra: Dal visibile all’indicibile crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno.
Coordinatori scientifici sono: Bruno Toscano, Attilio Bartoli Langeli e Massimiliano Bassetti. Autori dei saggi : Mario Sensi, Francesco Santi, Attilio Bartoli Langeli e Bruno Toscano; le schede sono state composte da Emanuele Zappasodi, Alessandro Del Priori, Elvio Lunghi, Luca Mor Bruno Toscano e Mirko Santanicchia, autore delle schede dei codici Massimiliano Bassetti. Il senso della Mostra è tutto nel titolo, dal visibile: le immagini di Cristo crocifisso al processo interiore che ha portato la Beata ad un percorso mistico.
Il crocifisso
Nella esperienza religiosa di Angela da Foligno l’arte ha un posto molto importante. Come in altri mistici e mistiche, visioni ed estasi prendono spesso l’avvio dall’incontro con un dipinto o con una scultura, ma in Angela si sviluppano in un percorso di inconfondibile intensità. La figura che più spesso stimola la sua immaginazione, con esiti visionari impressionanti, è quella del Cristo crocifisso. “10 immagini al tempo di Angela”, scalate fra il secolo XII e gli ultimi anni del Duecento, sono state scelte perché di epoca coincidente con la sua vita o comunque, se più antiche, con la sua esperienza visiva e perché vicine alla sua sensibilità. Angela le vide o potrebbe averle viste. Nello stesso tempo, le opere in mostra offrono al pubblico una rara occasione di ammirare, composte in una succinta antologia, testimonianze fra le più alte dell’arte di epoca tardo-medievale in Umbria. Fra di esse, sette illustrano il tema del Crocifisso, una il Compianto, due la Deposizione dalla croce. Uno degli intenti che spiegano la presenza di queste, e non di altre, opere è stato quello di fare risaltare la varietà dei modi nei quali l’immagine del Cristo era proposta alla venerazione dei fedeli: varietà evidente non soltanto nei caratteri espressivi, ma anche nel tipo degli oggetti, nelle tecniche e nei materiali adoperati. Ciò equivale a dire che diversi erano, ogni volta, i destinatari e, per conseguenza, gli ambienti a cui le opere affluivano, le collocazioni nei luoghi sacri e infine i modi di fruizione. Dipinta su croci portatili, adatte anche all’uso processionale, o su croci di più grande formato, poggiate su altari o innalzate su travi, miniata o fusa, in bronzo o in rame dorato, scolpita nel legno, isolata o in gruppi di statue, l’immagine-cardine della Passione era al tempo di Angela onnipresente, nelle chiese, nei luoghi di orazione dei monasteri e dei conventi, nelle sedi delle confraternite, nelle abitazioni, creata per essere percepita in più modi: distante ma dominante, o di agevole lettura, o anche così vicina da suscitare gesti di devota intimità.
I codici
La mostra «Dal visibile all’indicibile» offre la preziosa occasione di vedere, per la prima volta l’uno accanto all’altro, i più antichi manoscritti medievali (risalenti al secolo dal principio del Trecento al primo del Quattrocento) che trasmettono il testo del Liber della beata Angela da Foligno. Malgrado la loro apparenza modesta e ordinaria (per quanto si possa considerare ordinario un oggetto di per sé unico come ogni manoscritto medievale), sono questi manufatti a recitare la parte dell’«indicibile» evocato dal titolo della mostra. Nessun paradosso in questo. I codici esposti, infatti, per quanto dimessi e poco sontuosi, ebbero la cruciale funzione di divulgare il racconto, redatto dal francescano ‘frater A.’, della sovrumana e indicibile esperienza mistica vissuta da Angela. Quei manoscritti, pertanto, brulicano e ribollono delle parole che faticosamente provano a dire i tormenti, le vertigini, il dolore, le ascensioni estatiche, la tristezza e il buio che produce, in negativo, la luce accecante di Dio, con cui Angela, nella figura di Cristo, intrattiene rapporti sconvolgenti. Non si deve commettere l’errore di sottovalutare la funzione strumentale che riposa nell’aspetto dimesso di questi ‘testimoni’ (così, significativamente, si chiamano in filologia i testimoni di un’opera antica e medievale). Essi, infatti, vissero, almeno per i primi cinquant’anni del Trecento, una vita clandestina, segnata da censure e occulti passaggi di mano. Com’è noto, il Liber di Angela fu un’opera identitaria per il partito ‘radicale’ dei francescani, i così detti spirituali, e soprattutto per i leaders di quella fazione, Ubertino da Casale e Angelo Clareno, loro stessi (e, con loro, i segni della propria appartenenza, tra cui proprio il Liber) lungamente perseguitati dal papato avignonese. Fu, dunque, grazie all’aspetto dimesso che questi manoscritti riuscirono eroicamente a trasmettere la storia, narrata in presa diretta, di una donna che vede e incontra e si inoltra in Dio anche durante il papato di quel Giovanni XXII (al secolo Jacques de Cahors) che aveva voluto affermare che nemmeno i beati nella schiera celeste potessero godere della beatifica visione di Dio (e dunque guardarlo direttamente), se non nel giorno del giudizio universale. Grazie all’inestimabile valore delle loro forme poco appariscenti, insomma, i manoscritti che sono esposti in mostra hanno potuto testimoniare sino a noi e ai nostri giorni, con le loro perturbanti parole, una storia davvero indicibile.

Redattore: ANTONELLA CORONA

Info:
Foligno, Palazzo Trinci, Piazza della Repubblica, fino al 9 gennaio 2013, tel. 0742 330584
Orario: orari: 10:00-13:00 / 15:00-19:00 chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, lunedi non festivi

Fonte; MiBAC, 01/10/2012

VICENZA. Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi volti e figure.

Il più importante architetto di ogni tempo, Andrea Palladio, il cui stile ha influenzato in modo indelebile la costruzione artistica ovunque nel mondo, darà idealmente a tutti i visitatori della grande mostra il suo benvenuto. Accogliendoli all’interno della Basilica nello spirito rinascimentale della bellezza non ostentata, ma tutta connaturata al senso stesso della vita nella sua dimensione d’armonia.
E un’incredibile profusione di bellezza sarà quella che si incontrerà all’interno dell’enorme salone. Con l’esposizione di un centinaio di quadri straordinari, provenienti dai musei dei vari Continenti. Che dal Quattrocento fino alla conclusione del Novecento racconteranno la più grande storia che la pittura ricordi, quella dedicata al ritratto e alla figura. E non a caso il titolo scelto è Raffaello verso Picasso, cioè il lungo percorso che dal senso di una perfezione delle forme giunge fino alla rottura di quella stessa forma, con la ricerca cubista novecentesca. Il volto e il corpo rappresentati, dall’armonia rinascimentale fino all’inquietudine del XX secolo. E quel verso del titolo indica allo stesso tempo l’andare da un punto a un altro punto della storia dell’arte – il moto verso luogo – e il senso di una lotta tra l’elemento apollineo e quello dionisiaco.
Sviluppata in quattro ampie sezioni tematiche, e quindi senza seguire semplicemente la pura cronologia, racconterà quella vicenda attraverso immagini celebri. Che dai ritratti e dalle figure per esempio di Raffaello, di Botticelli, di Mantegna, di Bellini, di Giorgione, di Tiziano, di Dürer, di Cranach, di Pontormo e poi di Rubens, Caravaggio, Van Dyck, Rembrandt, Velázquez, El Greco, Goya, Tiepolo arriverà fino agli impressionisti da Manet a Van Gogh e ai grandi pittori del XX secolo da Munch, Picasso, Matisse e Modigliani fino a Giacometti e Bacon. Solo per dire di alcuni tra i moltissimi che comporranno a Vicenza questo superlativo museo dei musei. Ma non generico e invece dedicato all’immagine universale dell’uomo tra sacro e profano. Tra vita quotidiana e celebrazione di sé nella regalità delle corti, tra sentimento religioso e rappresentazione della propria immagine negli autoritratti, soprattutto tra Ottocento e Novecento.

Info:
Vicenza, Basilica Palladiana, P.zza dei Signori, fino al 20 genn 2013, Telefono: 0422 429999
Orari: Da lunedì a giovedì ore 9 – 19; Venerdì e domenica ore 9 – 20; Sabato ore 9 – 21
Biglietti con prenotazione•Intero € 13,00
•Ridotto € 10,00: studenti universitari con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni •Ridotto € 7,00: minorenni
Biglietti senza prenotazione (acquistabili solo in mostra)
•Intero € 12,00 •Ridotto € 9,00: studenti universitari con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni •Ridotto € 6,00: minorenni.
Biglietto speciale aperto: •€ 15,00: visita la mostra quando vuoi, senza necessità di bloccare data e fascia oraria precise. Acquistabile via internet, tramite call center o presso la biglietteria della mostra. Questo stesso biglietto potrà essere regalato a chi si desidera.
Gruppi: Prenotazione obbligatoria (minimo 15 massimo 25 con capogruppo gratuito) •Intero € 10,00 •Ridotto € 7,00: minorenni.
Scuole: Prenotazione obbligatoria (minimo 15 massimo 25 con due accompagnatori a titolo gratuito) •Ridotto € 6,00
Per visite effettuate il sabato e la domenica viene applicata la tariffa dei gruppi.
Ingresso gratuito: bambini fino a cinque anni compiuti (non in gruppo scolastico), giornalisti con tesserino, accompagnatore di portatore di handicap.

Redattore: ANTONELLA CORONA

MICRORGANISMI. L’arte e i suoi assassini invisibili così Davide distrugge Golia.

I responsabili del biodeterioramento dei Beni Culturali sono tanti e invisibili. Mangiano, muoiono, producono scarti e residui biologici e si riproducono esattamente come noi, ma per farlo a volte scelgono quadri di pregio e strutture architettoniche di immenso valore. Quando succede che i microorganismi ‘attaccano’ questi capolavori, gli addetti intervengono ma spesso l’impresa è ardua se non disperata, e i danni si pagano cari.
A seconda del clima, della temperatura, dell’umidità e della luce dell’ambiente, il loro sviluppo può infatti esplodere fino alla formazione di vere e proprie ‘patine biologiche’. E’ a quel punto che il problema diventa evidente e si cerca di salvare il salvabile.
Immaginiamo ad esempio di osservare un’opera d’arte e notare qualcosa di strano sulla sua superficie. ‘Siamo davanti una scena del crimine’, dice ai suoi studenti il professor Franco Palla, docente di Biologia molecolare e Biologia molecolare applicata ai beni culturali dell’università degli studi di Palermo. Scena del crimine perché l’organizzazione cellulare e le attività metaboliche di funghi, microalghe e batteri può davvero ‘uccidere’ un’opera d’arte e, proprio come fanno i criminali, lascia sulla scena (sull’opera, quindi) delle tracce biologiche: ma quelle che in biologia forense sono le tracce di sangue, saliva e altro, nel caso delle opere sono le patine.
‘Per risalire dalla traccia biologica a quella criminale – spiega Palla – il biologo forense estrae e analizza le molecole di dna presenti nel campione, da cui possiamo ‘leggere’ il cognome e il nome del microorganismo, il genere e la specie. Il manufatto non è solo un’opera d’arte ma la parte di un ecosistema: quello che si forma in ambienti museali, biblioteche, depositi, sale espositive. In tutti questi luoghi i microrganismi presenti usano le opere d’arte sia come sostegno che come fonte di cibo. Con le loro attività metaboliche rilasciano particelle come spore, tossine e componenti delle membrane cellulari, che possono essere molto dannose per la salute di operatori e visitatori’. L’Italia, con il suo immenso patrimonio culturale, è spesso costretta ad affrontare problemi di questo tipo. Vediamo i casi più eclatanti.
Fontane annerite e libri ‘uccisi’
Ricorrendo all’analisi del Dna è stato possibile capire che il cambiamento di colore di alcune statue di marmo della Fontana Pretoria di Palermo, uno dei simboli della città, era dovuto alla presenza di batteri della specie Micrococcus roseus. ‘Il complesso intervento che ha portato al restauro di quest’opera straordinaria – spiega Palla – di gusto manieristico principalmente fiorentino, è stato un chiaro esempio di approccio interdisciplinare al restauro. Abbiamo dovuto lavorare su più fronti, ma alla fine ce l’abbiamo fatta’.
Ci sono poi i batteri che ‘uccidono’ i libri: è successo alla Biblioteca Comunale di Taormina (ME), dove è stato scoperto che responsabili della distruzione dei testi erano dei microorganismi che per nutrirsi usavano la cellulosa della carta. In entrambi i casi è stato possibile svelare la ‘scena del crimine’ con un certosino lavoro di analisi.
L’alga a cui non piaceva il Grande Cretto
Il centro storico di Gibellina venne distrutto da un sisma nel 15 gennaio 1968, un evento che provocò 1150 vittime, 98.000 senzatetto e sei paesi distrutti nella valle del Belice, in Sicilia. Su queste macerie della città di Gibellina, l’artista Alberto Burri tra il 1985 e il 1989, ha realizzato il Grande Cretto, opera che consiste in un’enorme colata di cemento bianco che, come un velo funebre, compatta i dodici ettari di macerie distrutte dal terremoto.
Pochi anni fa questa gigantesca e meravigliosa realizzazione però ha cominciato ad annerirsi: il restauratore torinese Antonio Rava ha identificato la causa in un’alga nera che si nutriva della superficie di carbonato di calcio e ha proposto una strategia di recupero vincente. ‘Per risolvere il problema adotteremo la tecnica dell’insufflazione criogenica, che consiste nel getto calibrato di CO2 in forma di vapore sulla superficie del cemento così da far raggiungere alla superficie una temperatura inferiore allo zero, che fa sparire in poco tempo qualunque forma di attacco biologico’. Un metodo semplice, atossico ed economico, che permetterà di pulire tutta la superficie e recuperare la bellezza dell’opera.
Gli insetti ghiotti delle opere di Kiefer
Il professor Rava ha anche curato il restauro di alcune opere del grande pittore e scultore tedesco Anselm Kiefer, che per un certo periodo della sua produzione ha realizzato opere utilizzando semi di girasole nella composizione. Un ‘ingrediente’ a dir poco appetibile per camole e insetti ghiotti di granaglie, tanto che in poco tempo le opere hanno cominciato ad essere attaccate e letteralmente divorate dai microscopici invasori. ‘Con il permesso dell’artista – spiega Rava – abbiamo sostituito i semi attaccati dagli insetti con altri semi sani da lui forniti,  che poi abbiamo trattato con un biocida specifico’. Il quadro con il grande girasole di Kiefer dunque ora è salvo.
All’attacco della casa di pane di Fisher
Urs Fischer è un artista svizzero di fama mondiale e una delle sue opere più famose è la Casa di pane (House of bread), una vera e propria abitazione realizzata con pane secco. Ignari del valore artistico della realizzazione, camole, moscerini e insetti di ogni tipo si sono presto dati da fare per rosicchiarla. Il lavoro di recupero è stato complesso, il team del professor Rava ha ripetuto il trattamento più volte per far sì che la creazione non venisse alterata. ‘Per salvare il tutto nebulizziamo un biocida specifico. In questo caso la presenza degli insetti è potenziata dal fatto che l’opera si trova in una collezione fuori città, quindi in un habitat ideale per insetti e moscerini’.
I batteri di Ercolano
Alla Villa dei Papiri di Ercolano sono stati trovati cinque anni fa dei frammenti di mobili preziosi in legno di frassino, coperto da uno strato di avorio lavorato a bassorilievo. Inizialmente erano stati tutti attribuiti a un unico ‘trono’, ma le analisi hanno poi rivelato che si trattava di tre opere diverse, con caratteristiche simili. ‘Il nostro istituto – spiega Nicola Macchioni, dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree Ivalsa Cnr – è stato incaricato di recuperare il tutto, perché il legno era stato attaccato da alcuni ‘batteri da erosione’, microorganismi che assottigliano lo spessore delle pareti delle cellule del legno, rendendolo spugnoso. Così abbiamo messo a punto un trattamento con lattitolo, uno zucchero modificato che consente di ridare una sufficiente consistenza al legno e di musealizzare il mobilio una volta terminato il restauro, ancora in corso’.
La Repubblica, Relitti colpiti e affondati
Un attacco più intenso, sempre da parte di batteri, è quello subìto dal legno delle navi antiche trovate nello scavo di Pisa San Rossore. Durante la costruzione di un edificio delle Ferrovie nella stazione sono state trovate, nel 1998, opere di legno che, una volta iniziato lo scavo vero e proprio, sono state identificate come imbarcazioni intere o in frammenti, risalenti ad un periodo tra il II secolo a.C. ed il VI secolo d.C.
‘Si tratta di imbarcazioni – spiega Macchioni – affondate nel corso di inondazioni succedutesi nei secoli. Il ritrovamento è stato talmente importante da essere stato ribattezzato la ‘Pompei del mare’. Purtroppo però lo stato di conservazione del materiale è pessimo: la forma originaria dei manufatti si mantiene perché il legno è zuppo d’acqua, ma lo spessore delle pareti cellulari è talmente sottile che la perdita del contenuto (l’acqua appunto) farebbe collassare le cellule e quindi l’opera intera, rendendola irriconoscibile. Stiamo studiando i trattamenti di recupero più adeguati e i tempi di restauro. Nel corso dei prossimi anni verrà installato un apposito museo a Pisa, presso gli ex arsenali medicei’.
La carie sulle fondamenta di Venezia
Altro attacco da parte di batteri e funghi è in corso nella enorme foresta sotterranea di pali che fa da fondamenta agli edifici di Venezia, costruiti su un terreno paludoso. Il suolo è stato puntellato con centinaia di pali infissi nel terreno, lunghi tra i quattro e i sei metri, sopra ai quali sono stati costruiti muri di pietra e mattoni.
Le teste dei pali si trovano a una profondità di 1,50 – 2 metri rispetto al livello dell’acqua, quindi non sono mai direttamente visibili, se non nel corso dei lavori di manutenzione dei canali, quando vengono ‘messi in asciutto’. ‘I pali così immersi nel fango – spiega Macchioni di Ivalsa Cnr – vanno incontro a un degrado naturale dovuto all’attacco di batteri e funghi della cosiddetta ‘carie soffice’. Fino ad oggi non si sono verificati collassi perché il legno, benché in decomposizione, continua a svolgere l’azione di costipamento del terreno. Ma non è ancora chiaro né fino a che punto il degrado potrà spingersi né come si possa risolvere la situazione, quantomeno rallentando l’attività degi organismi, vista l’impossibilità di sostituire i pali degradati senza abbattere i soprastanti edifici’.

Autore: Sara Ficocelli

Fonte:La Repubblica