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TORINO. DEGAS – Capolavori dal Musèe d’Orsay.

La mostra è ospitata alla Promotrice di Belle Arti e aperta al pubblico da giovedì 18 ottobre fino al 27 gennaio 2013. L’eccezionale esposizione monografica curata da Xavier Ray e organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presenta una lettura in ottanta opere – tra dipinti, disegni e sculture ceduti in prestito dal Musée d’Orsay di Parigi – dell’attività del grande pittore francese.
Capolavori che rivelano il percorso di un genio straordinario, protagonista di una irripetibile stagione artistica nella Parigi di fine Ottocento.
A rendere possibile la mostra sono state da un lato la ferma volontà del Comune di Torino, e in particolare del Sindaco Piero Fassino e dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione Maurizio Braccialarghe, di riportare Torino al centro del circuito di grandi eventi artistici internazionali, e dall’altro il rapporto di intensa e amichevole collaborazione che lega il gruppo Skira e il Musée d’Orsay di Parigi e che abbraccia tanto il versante editoriale quanto l’ideazione e produzione di grandi mostre (l’ultimo prodotto di questa collaborazione è stata la mostra di Cézanne realizzata da Skira al Palazzo Reale di Milano con un nucleo di prestiti prestigiosi da Orsay e dall’Orangerie).

In allegato, comunicato stampa, vai >>>

Link: http://www.mostradegas.it

Allegato: CS DEGAS.pdf

UDINE. Grande ritorno di Tiepolo Le due mostre a confronto.

Dal 16 novembre in castello il pittore veneto in rapporto col maestro Veronese. Dal 15 dicembre a Passariano il percorso creativo dagli esordi alla maturità.
Due mostre, un unico protagonista: Giambattista Tiepolo, che ritorna alla grande in Friuli a un ventennio dalla storica rassegna firmata da Aldo Rizzi. Vicinissime per le locations prescelte (appena venticinque chilometri separano Passariano da Udine), distanti anni luce per la freddezza venutasi a creare tra due dei principali organizzatori, Enzo Cainero, commissario straordinario di Villa Manin, dove Tiepolo appunto ritorna, e Luigi Reitani, assessore alla cultura del Comune di Udine.
Motivo del contendere, il mancato accordo per una promozione congiunta delle due rassegne, che avrebbe potuto portare a un percorso unico per scoprire l’arte del Tiepolo tra Codroipo e Udine. Non volendo in alcun modo propendere per l’uno o per l’altro contendente (in medio stat virtus), abbiamo cercato di mettere a confronto le due mostre, approfondendone contenuti e obiettivi, per dare modo di comprendere l’importanza dei due eventi dedicati al maestro veneziano del ’700.
La prima a essere inaugurata sarà la mostra di Udine. I colori della seduzione. Giambattista Tiepolo e l’arte di Paolo Veronese aprirà i battenti tra poco più di un mese, il 16 novembre, restando aperta fino al primo aprile 2013. Sarà ospitata nella Galleria d’Arte Antica del castello.
L’esposizione di villa Manin, Giambattista Tiepolo. Luce, forma, colore, emozione, comincerà, invece, il 15 dicembre, occupando gran parte dello spazio espositivo di Passariano, e sarà visitabile fino al 7 aprile 2013.
Opere da tutto il mondo. A Udine saranno esposte 36 opere tra tele, disegni e stampe provenienti da Edinburgo, Londra, Madrid, Berlino, Vienna, Francoforte, Stoccarda, Weimar, Digione, Oxford, Roma, Milano, Torino, Trieste, Bassano, Venezia e, ovviamente, da Udine. Oltre cento le opere ospitate a villa Manin (il totale dovrebbe avvicinarsi a 140 pezzi), anche in questo caso provenienti da molti musei del mondo: Montreal, New York, Stoccolma, Helsinki, Zurigo, Parigi, Budapest, San Pietroburgo, Milano, Venezia, Rovigo, Vicenza, Trieste e Udine.
I contenuti delle due mostre. L’esposizione di villa Manin illustra il percorso artistico tiepolesco dalle prime esperienze fino alla tarda maturità. Tele affiancate da bozzetti preparatori, dipinti restaurati per l’occasione, eleganti disegni: una sequenza di opere di soggetto sia sacro sia profano, sulle quali spicca, per dimensione, la Pala del duomo di Este (misura 6,75 per 3,90 metri).
A Udine, attireranno sicuramente l’attenzione dei visitatori, le due parti del dipinto Il ritrovamento di Mosè, la prima conservata a Edimburgo, la seconda proprietà della Fondazione Agnelli di Torino. Un quadro ideale per capire al meglio i concetti di movimento e di spazio nelle tele del Tiepolo e confrontarli con la produzione artistica di colui che è considerato uno dei suoi modelli, Paolo Veronese, anche lui cimentatosi con il tema biblico del ritrovamento di Mosè.
Curatori e collaborazioni. La mostra di villa Manin è curata da Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich e Filippo Pedrocco. Partners dell’evento, il Museo Diocesano di Udine e il Museo Sartorio di Trieste.
Il confronto tra le opere del Tiepolo e del Veronese ospitate in castello a Udine, invece, è curato da William L. Barcham, Linda Borean e Caterina Furlan. In questo caso le collaborazioni spaziano nei settori della musica, della danza e del teatro. Sono previsti uno spettacolo e un laboratorio con lo scenografo Virgilio Sieni oltre a concerti nei luoghi udinesi del Tiepolo.
I costi. L’esposizione promossa dal Comune avrà un costo che si aggirerà intorno ai 200-250 mila euro. Di questi soltanto 50 mila euro arriveranno dalla Regione, il resto sarà a carico del Comune e di partners privati. Per quanto riguarda villa Manin, c’è uno stanziamento annuale della Regione, pari a circa 2 milioni di euro. Risorse troppo limitate per garantire la manutenzione della villa, i costi del personale e l’organizzazione delle mostre. Entra in gioco, quindi, un vero e proprio rischio d’impresa, in parte contenuto dalle collaborazioni strette con i musei di Udine e di Trieste, in parte dalla promozione fatta per riuscire ad attrarre almeno 90 mila visitatori.

Autore: Alessandro Cesare

Link: http://www.messaggeroveneto.it

Fonte:Messaggero Veneto

PISA Wassily Kandinsky dalla Russia all’Europa.

Per la prima volta in Italia, una mostra affronta a largo raggio la figura di uno dei più grandi maestri del ‘900, nel suo radicamento nella tradizione culturale, profonda ed antica, della Russia.Wassily Kandinsky è al centro della mostra stessa con oltre 64 opere provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, dai Musei di Omsk, Kazan, Tyumen, Vladivostok, Nizhny Novgorod, dal Centre d’Art Moderne Pompidou e da qualche collezione pubblica e privata italiana.
Si tratta di una delle più vaste mostre dedicate all’artista russo, che accompagna nel percorso le sue opere con alcuni importanti riferimenti alle radici della sua arte.
Insieme dunque ai primi dipinti di derivazione simbolista e alle raccolte di xilografie quali “Poesia senza Parole”, la prima parte della mostra accoglie alcune selezionate opere di artisti quali Bilibin, Burliuk, Stelletsky, che riconducono alla tradizione delle fiabe a cui si ispirano in quegli anni musicisti e scrittori.
La formazione di Kandinsky però, non può prescindere dai suoi interessi giovanili per gli studi etno-giuridici che lo portarono a contatto con la tradizione contadina, come ben testimoniano i suoi viaggi in Vologda, dove il contatto con la cultura tradizionale e i colori avvolgenti degli oggetti e delle decorazioni degli interni delle izbe, lo affascinarono e furono determinanti per la sua scelta di essere pittore.
La seconda sezione della mostra dunque offrirà una raccolta sintetica di oggetti del folklore russo, di stampe lubok, abiti, tessuti e, in una piccola nicchia, oggetti rituali della tradizione sciamanica.
Il periodo della permanenza di Kandinsky in Germania, negli anni tra il 1906 ed il 1913 vedrà affiancare alle sue opere alcuni selezionati esempi di artisti che gli furono più vicini, Javlensky, Munter, Verefkina, e soprattutto Arnold Shoenberg, il rivoluzionario musicista così affine per impostazione culturale alle idee di Kandinsky.
La mostra dunque consente di scoprire come le “radici orientali” della tradizione culturale russa si fondono nell’opera di Kandinsky con le avanguardie tedesche e parigine, e come nel contempo Kandinsky rappresenti il punto di incontro con la sua instancabile attività intellettuale fra le espressioni della prima avanguardia russa, Larionov, Goncharova, le mostre di Idzbesti e il gruppo che a Monaco raccoglierà intorno alla rivista Der Blaue Reiter.
Il punto focale della mostra si concentra sugli ultimi anni russi fra il ’14 ed il ’21 in cui tutti questi elementi conducono l’artista all’invenzione della pittura astratta, in una concezione della spiritualità dell’arte che deve moltissimo alla tradizione mistica e letteraria russa.
Si tratta dunque di una delle mostre più ampie dedicate in Italia a Wassily Kandinsky e soprattutto dedicata al lungo periodo che precede il suo definitivo abbandono della Russia per la sua lunga esperienza al Bauhaus.
Il distacco dei luoghi della sua cultura profonda porterà Kandinsky a scelte più radicali, all’astrazione geometrica, cambiando profondamente il suo rapporto con l’arte e con il mondo che intorno ad essa si andrà consolidando, lontano dalle avanguardie del suo paese, ma in qualche modo anche dall’Europa occidentale che lo ospita.

Info:
Pisa, Palazzo Blu, dal 13 ottobre 2012 al 3 febbraio 2013

Link: http://www.mostrakandinsky.it

ROMA. Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese.

Una mostra complessa già nella sua realizzazione, infatti delle 37 opere di Johannes Vermeer conosciute nel mondo, nessuna appartiene ad una collezione Italia e solo 26 dei suoi capolavori possono essere movimentati. Otto saranno i Vermeer presenti nell’esposizione delle Scuderie del Quirinale, dalle donne “ideali” alla celebre Stradina, affiancati da cinquanta capolavori degli artisti suoi contemporanei, icone della pittura olandese del secolo d’oro, tutti accomunati da una particolare abilità per le diverse tecniche di rappresentazione della luce su materiali e superfici differenti.
Il visitatore potrà non solo avvicinare il genio artistico di Vermeer, ma anche capire come l’opera del maestro si rapporti con gli artisti olandesi: ad esempio, gli interni di Vermeer spesso rimaneggiati nelle decorazioni e pieni oggetti non citati nell’inventario dei beni presenti nella casa in cui viveva, sono frutto d’invenzione o presi in prestito da altri, e dipinti sulla tela in uno spoglio sottotetto. Artista raffinatissimo e dotato di una straordinari memoria visiva, Vermeer era sempre ben attento sulla produzione dei suoi contemporanei olandesi, molti dei quali rappresentati in mostra. Saranno infatti esposte le opere degli artisti coevi tra i massimi protagonisti dell’arte di genere del secolo d’oro olandese: Carl Fabritius e Nicolas Maes, pionieri degli effetti sperimentali e naturalistici attinenti alla luce e allo spazio, Gerard ter Borch, osservatore insolitamente empatico di giovane donne come lo stesso Vermeer, Pieter de Hooch, tra i più celebri pittori dell’epoca. E ancora Gerard Dou, il maestro del chiaroscuro applicato alle scene notturne “ a lume di candela” Gabriel Metsu, Frans van Miers e Jacob Ochtervelt.

Redattore: ANTONELLA CORONA

Info:
Dal 27 settembre 2012 al 20 gennaio 2013
Costo del biglietto: 12,00 €; Riduzioni: 9.50 €;
Telefono prenotazioni: 06 39967500
Roma, Scuderie del Quirinale
Orario: Tutti i giorni dalle 10,00 alle 18,00 escluso ven. e sab. dalle 10,00 alle 21,00

Link: http://www.scuderiequirinale.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

TORINO Arnaldo Pomodoro il teatro scolpito.

Sculture, scenografie, bozzetti, modelli scenici, costumi di una selezione di oltre venti spettacoli – dalla Caterina di Heilbronn del 1972, a l’Orestea di Gibellina del 1983-1985 fino al dittico Šárka/Cavalleria Rusticana del 2009 – ripercorrono l’avventura teatrale di uno degli artisti più importanti e conosciuti a livello mondiale.
Il percorso espositivo prevede la collocazione all’esterno di alcune sculture monumentali, pensate sempre per il teatro.

Palazzo Reale di Torino ospita, dal 28 settembre al 25 novembre 2012, la mostra “Arnaldo Pomodoro. Il teatro scolpito”, promossa e realizzata dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro e dallo Studio Copernico di Milano, con la collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, con il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali, della Regione Piemonte, della Città di Torino e del Comune di Milano.
L’iniziativa racconta un viaggio straordinario e unico, attraverso cui è possibile rileggere il lavoro di ricerca per la progettazione scenica svolto da Arnaldo Pomodoro nell’arco di un cinquantennio, per oltre quaranta spettacoli: dalla tragedia greca al melodramma, dal teatro contemporaneo alla musica, attraverso sculture, modellini, bozzetti e disegni, ma anche costumi e oggetti di scena.
Si va dalla Caterina di Heilbronn di Kleist, sul Lago di Zurigo nel 1972 con la regia di Luca Ronconi, alla trilogia dell’Orestea di Emilio Isgrò da Eschilo, messa in scena sulle rovine di Gibellina tra il 1983 e il 1985 con la regia di Filippo Crivelli, fino al dittico Cavalleria rusticana di Mascagni e Šárka di Janáček al Teatro La Fenice di Venezia nel 2009 con la regia di Ermanno Olmi.
Il percorso espositivo si completa negli spazi esterni di Palazzo Reale con alcune sculture monumentali, proprio pensate per spettacoli teatrali: le quattro Forme del mito per il ciclo dell’Orestea, il Grande Portale per Oedipus Rex e l’Obelisco per La passione di Cleopatra.
Per Arnaldo Pomodoro, il teatro è il luogo della ricerca per eccellenza: “l’esperienza teatrale – ha avuto modo di dichiarare lo stesso scultore – mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha incoraggiato e persino ispirato a sperimentare nuovi approcci e nuove idee per le sculture di grandi dimensioni, perché il teatro mi dà un senso di libertà creativa: mi sembra di poter materializzare la visionarietà”.
Le opere scenografiche di Arnaldo Pomodoro possiedono una propria autonomia linguistica, resistono nel tempo e soprattutto hanno fatto intravedere all’artista nuovi sviluppi espressivi e nuovi contesti. “L’esperienza teatrale che abbraccio con entusiasmo – continua Pomodoro – mi ha anche posto in una nuova prospettiva in relazione agli architetti con i quali lavoro e per l’environment della vita urbana”.
La ricerca di Arnaldo Pomodoro è una ricerca infinita, dove ogni tappa è un’opera, una scenografia, un costume, un testo, in questo caso una mostra.
Contemporaneamente, verrà pubblicato un volume di oltre 600 pagine, curato da Antonio Calbi, coedito da Feltrinelli e Fondazione Arnaldo Pomodoro, con molti scritti e un grande numero di immagini che mostrano tutti i 44 progetti scenici realizzati dall’artista dal 1972 ad oggi.

Info:
ARNALDO POMODORO. IL TEATRO SCOLPITO – Torino, Palazzo Reale (Piazzetta Reale, 1), dal 28 settembre al 25 novembre 2012
Orari: dal martedì alla domenica, 9.30 – 18.30 (ultimo ingresso ore 18.00). Chiuso il lunedì
Ingresso libero
tel. 011 4361455

Email: dr-pie.comunicazione@beniculturali.it