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PARMA: Il Medioevo delle Cattedrali. Chiesa e Impero: la lotta delle immagini (secoli XI e XII).

Parma, dal 9 aprile al 16 luglio 2006

Fra il 1060-70 e 1120-30 le Cattedrali in Occidente si trasformano, vengono ricostruite molto più grandi, vengono scolpite, dipinte, illustrate da mosaici, stucchi, legni, grandi oreficerie, nuovi arredi: in questi edifici, come nelle pievi e nelle chiese minori, viene introdotto un nuovo racconto, viene proposta una nuova funzione delle immagini.

Narrare questa trasformazione, rileggere quella che è la nuova cultura proposta dalla Chiesa di Roma attraverso la Riforma Gregoriana e il suo confronto con altri modelli, quelli legati alla civiltà germanica dell’Impero, è lo scopo di questa mostra, che tiene conto naturalmente della unità dei programmi romani, ma anche della loro diversità in Occidente, ecco dunque che il grande dialogo proposto attraverso le strade dei pellegrinaggi, che sono quelle dei commerci e degli scambi intellettuali, si può leggere anche attraverso il trasferirsi delle maestranze di architetti, scultori, pittori, insomma del cantiere medievale da un luogo all’altro dell’Occidente.

La mostra, che si inserisce nelle celebrazioni per i 900 anni della Cattedrale di Parma, vuole analizzare, attraverso oltre un centinaio di opere di grande qualità e importanza – sculture, dipinti, mosaici, oreficerie, avori, codici miniati – il trasformarsi della ricerca e i nuovi programmi narrativi al Settentrione italiano; dunque la ritrovata narrazione delle Vite dei Santi, la riscoperta del bestiario medievale, l’evocazione dell’antico come modo per confermare le origini paleocristiane della Chiesa, e ancora il nuovo incontro con la figura e quindi con la narrazione in primo luogo della nascita e della morte del Cristo, del resto parallelamente proposta allora dal teatro medievale, che assume nuova forza, nuova tensione nelle sculture e pitture.

Diverso il mondo scolpito e dipinto del primo secolo XI, simbolico, più distante dal naturale e dalla tensione dei gesti e delle emozioni, mentre adesso, fra fine XI e inizi XII ci si trova davanti a una narrazione piena, descritta, dove entrano i fatti della vita quotidiana e per la quale ogni chiesa diventa un’enciclopedia figurata del mondo; la chiesa dunque come Gerusalemme Celeste dove si organizza il racconto dell’intero creato che si raffigura distribuito nei portali e nei capitelli, sul pavimento a mosaico e nel velario del soffitto, nel presbiterio e sull’altare.

Per raccontare ad un vasto pubblico tutto questo si devono esporre in mostra le opere più significative degli edifici che in Lombardia (un termine che voleva dire, ben prima del secolo XI e XII e ancora dopo, l’intero settentrione italiano), sono alle origini di questa rivoluzione del racconto: Sant’Ambrogio, San Celso, Sant’Eustorgio, Santa Maria d’Aurona a Milano; San Pietro in Ciel d’Oro, Santo Stefano, Santa Maria del Popolo e San Michele a Pavia; San Fedele e il Sant’Abbondio a Como; il Duomo di Reggio Emilia, quello di Modena, quello di Cremona e molti altri ancora insieme con pievi e chiese minori. Da questi luoghi e dai musei del Castello di Milano e di Pavia e dal Civico di Como e ancora dalle collezioni delle Cattedrali da Modena a Piacenza, a Reggio Emilia, a Cremona, convergeranno su Parma una serie di opere che hanno fatto e fanno la storia della nuova cultura che è detta ‘romanica’, della nuova lingua che unifica adesso tutto l’Occidente.

La mostra propone per la prima volta un confronto fra due culture, quella legata alla rivoluzione promossa dalla officina delle cattedrali di Modena e Cremona, e dalle abbazie di Nonantola e San Benedetto al Polirone, il racconto dunque della Riforma Gregoriana, e quella che viene proposta dalla altissima civiltà degli architetti e scultori comaschi, milanesi, pavesi che, appena prima e poi negli stessi anni, suggeriscono invece un discorso diverso, dove la simbologia muove da modelli più arcaici e dove la organizzazione delle immagini propone una narrazione in parte differente.

Info:
Salone delle Scuderie della Pilotta – Via Giuseppe Verdi
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.30); chiuso il lunedì (aperto lunedi di Pasqua, 24 aprile e 1 maggio)
Biglietti: intero € 10,00; ridotto € 8,00

Convenzioni: Ridotto € 8,00 (possessori Card Gruppo Telecom/Civita, Enel /Civita, ACI ‘Show your card’, Discoveritalia Card, Touring Club, possessori ticket parcheggi Gespar, ticket mostra Fidenza, biglietti FS in arrivo a Parma, biglietto aereo in arrivo a Parma, ticket mostra ‘Segno del giglio’, ticket Club 3, ticket Albergatori Parma,tessera di riconoscimento ‘Polizia di Stato’, Card Art’è Amica, Sostenitori FAI, Soci CTS, Abbonati Speciali al Gambero Rosso, possessori coupon Alpitour, utenti portale ‘civita.it’) Gratuito (possessori Tessera Ordine Giornalisti),
Telefono: 199.199.111

Link: http://www.cattedrale.parma.it

Fonte:CivitaInforma

ITALIA: Maestri Scultori dello Zimbabwe.

Humana People to People Italia ONLUS propone dal 1 aprile al 3 settembre 2006 la prestigiosa arte scultorea dello Zimbabwe, che affonda le sue radici nella cultura Shona, civiltà presente nella parte meridionale del Paese fin dall’XI secolo.

La mostra itinerante Maestri Scultori dello Zimbabwe offre al pubblico italiano l’occasione di conoscere il continente africano attraverso una delle sue più apprezzate forme d’arte, e inoltre di partecipare ad un momento di scambio di idee, tradizioni e cultura tra Africa ed Europa.
La mostra sarà inaugurata ad aprile a Cernobbio (CO), proseguirà nei Comuni di Lainate, Cesano Maderno, Brescia, Abano Terme e si concluderà il 3 settembre a Ravenna; le esposizioni si terranno presso siti di grande interesse artistico e culturale, come Palazzo Borromeo a Cesano Maderno e Villa Litta a Lainate.
Scopo dell’iniziativa è mostrare un diverso volto dell’Africa: al di là di guerre, povertà, malattie, emergono la volontà, l’energia, la creatività degli artisti, la loro abilità nel rappresentare il mondo che li circonda e la propria cultura. Gli artisti, formatisi presso la comunità di Tengenenge (140 km a nord della capitale Harare), riconoscono l’impronta della cultura Shona (caratteristica principale della scultura shona negli ultimi decenni è la commistione tra il folclore africano e le tecniche artistiche europee; la tradizione emerge ad esempio nella rappresentazione della metamorfosi dell’uomo in bestia, (punizione prevista per chi si ciba di un animale totemico), civiltà presente nella parte meridionale del Paese fin dall’XI secolo; l’importante e radicata tradizione della scultura africana ha permesso l’emergere negli anni di tre generazioni di artisti eccellenti come Ennica Mukomberanwa (vincitrice nel 2004 del premio Women artist of the Year), Fanizani Akuda, Ephraim Caurika.

Molti degli artisti presenti hanno esposto le proprie sculture realizzate in pietra serpentina in tutto il mondo e le loro opere sono ormai riconosciute come una delle migliori espressioni dell’arte africana contemporanea. La stessa società Friends Forever, fondata nel 2004 da un gruppo di artisti dello Zimbabwe, ha organizzato mostre ad Atlanta, Boston, Barcellona, Vienna e Mosca. La vendita delle opere permette agli scultori di proseguire questa prestigiosa tradizione mantenendo un livello di vita dignitoso per le loro famiglie.

Programma:

Cernobbio (CO) – Spazio Forno – Via Cinque Giornate, 3b
1 aprile – 1 maggio – ven: 18.00 – 22.30; sab/dom e 17/24/25: 10.30 – 22.30; dom 16: 16.00 – 22.30; http://www.spazioforno.com

Lainate (MI) – Villa Borromeo Visconti Litta – L.go Vittorio Veneto, 12
6 maggio – 4 giugno – lun/mer/ven: 15.00 – 18.00; sab/dom: 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00; http://www.comune.lainate.mi.it

Cesano Maderno (MI) – Palazzo Borromeo (solo esposizione) – Via Borromeo
13 maggio – 4 giugno – giov: 15.00 – 18.00 – ven: 15.00 – 18.00 e 20.00 – 22.30 – sab/dom: 10.00 – 12.00 e 15.00 – 19.00; http://www.comune.cesano-maderno.mi.it

Brescia Pagano – C.so Magenta, 18
15 giugno – 1 luglio – mart e ven: 15.30 – 19.30

Abano Terme (PD) – Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (solo esposizione) – Via Pietro d’Abano, 20
8 giugno – 23 luglio – mart – dom: 10.00 – 12.00 e 16.00 – 19.00; http://www.abanoterme.net

Ravenna – Santa Maria delle Croci – Via Guaccimanni, 7/94 agosto – 3 settembre- mart – dom: 18.00 – 23.00 – http://www.museocitta.ra.it

Humana People to People Italia ONLUS
Humana People to People Italia ONLUS, nata nel 1998 per sostenere con atti concreti popoli svantaggiati e disagiati, è un’organizzazione umanitaria indipendente e laica, membro della Federazione Internazionale Humana People to People.
Humana Italia è impegnata nella sensibilizzazione verso i temi della povertà e della cooperazione. La raccolta fondi ed in particolare la raccolta di indumenti usati, condotta in collaborazione con la Humana People to People Italia Società Cooperativa, sono le principali attività svolte in Italia.
La raccolta degli abiti è gestita dalle sedi di Milano, Rovigo, Brescia e Teramo.
Tutte le iniziative mirano a garantire un sostegno costante alle associazioni consorelle, impegnate nelle gestione diretta dei progetti di sviluppo attivi nel sud del mondo.
L’attività è quindi divisa in due ambiti d’intervento:
Raccolta fondi/partnership:Humana realizza iniziative o partecipa ad eventi grazie a quali sia possibile raccogliere fondi da inviare ai programmi sociali in Africa. Elenchiamo alcuni esempi:
Progetti di sviluppo: l’attività di cooperazione è attuata in Africa Subsahariana, Guinea Bissau, Cina e India. Qui Humana interviene nei seguenti settori:
Istruzione: 4240 pre-scuola, 14 scuole primarie, 13 scuole professionali, 13 scuole magistrali, 1 istituto para universitario per la formazione degli insegnanti delle scuole magistrali;
Aiuto all’infanzia: centri per bambini orfani e programmi chiamati “Child Aid” che operano a tutto campo per garantire la sopravvivenza e poi le cure, l’istruzione, l’alimentazione ai bambini;
Prevenzione HIV/AIDS: centri Hope che offrono counselling, test, assistenza alimentare e psicologica, formazione e informazione. TCE (Total control of the Epidemic), programma speculari ai centri Hope, poiché gli operatori TCE raggiungono le comunità, anche le più remote per sensibilizzarle sul virus e sulla malattia;
Agricoltura: piantagioni di anacardi, centri di formazione per gli agricoltori;
Costruzione latrine e pozzi.
La raccolta di abiti usati:effettuata in collaborazione con la Humana People to People Italia Soc. Coop. a r.l. in 34 province italiane, a mezzo di appositi contenitori (oltre 2.500). Questi sono posizionati grazie agli accordi stipulati con circa 400 tra amministrazioni comunali, aziende municipalizzate e consorzi, e con centinaia di esercenti privati.
Gli abiti raccolti sono così utilizzati:
se estivi in buono stato sono spediti alle associazioni nostre consorelle in Africa, e qui distribuiti gratuitamente nei casi d’emergenza, oppure venduti a prezzi contenuti; il denaro ricavato da questa vendita è reinvestito nei progetti di sviluppo;
se invernali in buono stato sono venduti in Europa, al fine di ottenere fondi da inviare ai progetti e di autofinanziare l’attività.

Info:
Stefania Tiozzo – Humana Italia – 02-935.440.00 – 338-34.37.536
info1@humanaitalia.org – ufficiostampa@humanaitalia.org
http://www.humanaitalia.org – http:// www.humana.org -http:// www.friendsforeverzimbabwe.comLa comunità di Tengenenge
La comunità di Tengenenge dalla sua fondazione nel 1966 ha ospitato più di 500 artisti provenienti da diversi Paesi africani. I primi furono immigrati in cerca di lavoro provenienti da Malawi, Angola, Mozambico e Zambia, oltre che Zimbabwe. Fu l’ex coltivatore di tabacco amante dell’arte Tom Blomefield a creare una cooperativa-scuola, la Tengenenge Farm, per offrire ai giovani scultori strumenti di lavoro e spazio per esporre. Il progetto fu favorito da Frank McEwin, direttore della Rhodes National Gallery di Salisbury, da sempre interessato alle espressioni artistiche dei giovani africani e amico di Braque, Ricasso, Henry Moore, Brancusi.
Tengenenge Farm nasce come una comunità multiculturale di artisti, e si sviluppa mantenendo questa caratteristica: le diverse tradizioni si confrontano e talvolta si contaminano a vicenda, creando di volta in volta nuovi stili e nuove forme di espressione.
Gli spazi naturali (la valle dello Zambesi e le montagne del Great Dyke), le tradizioni del luogo e l’eredità della cultura Shona ricorrono costantemente nelle opere, che sono scolpite in pietre prelevate direttamente dalle montagne. Il materiale più usato è il serpentino, facilmente lavorabile, che può assumere tonalità brune, verdi o rosse.
Dalla sua fondazione ad oggi Tengenenge ha ospitato ben tre generazioni di scultori: i leggendari Sylvester Mubayi, grande conoscitore delle tradizioni dello Zimbabwe, o Henry Munyaradzi, inserito dal Daily Telegraph tra i primi dieci scultori al mondo. I giovani artisti della terza generazione raccolgono l’eredità dei padri e l’arricchiscono di nuovi stimoli ed espressioni provenienti da una società in crescita. Tra questi i fratelli Ennika, Nettai e Taguma Mukomberanwa, “figli d’arte” dello scultore di seconda generazione Lawrence Mukomberanwa.

Gli artisti del gruppo Friends Forever

Introduzione

La comunità Tengenenge nasce nel 1966 da un progetto di Tom Blomefield, un ex coltivatore di tabacco con la passione per l’arte; negli anni ha offerto ospitalità e strumenti di lavoro a tre generazioni di artisti provenienti da diversi Paesi.
La tradizione della scultura risale alla cultura Shona, presente dall’XI secolo e di cui si trovano testimonianze nell’importante sito archeologico Great Zimbabwe; le montagne del Great Dyke presso cui si trova la comunità forniscono agli artisti l’ispirazione e la materia prima.Nel 2004 alcuni artisti hanno fondato Friends Forever con lo scopo di favorire la diffusione e la vendita delle opere in tutto il mondo: la società ha organizzato esposizioni ad Atlanta, Boston, Barcellona, Vienna e Mosca, ed ora finalmente anche in Italia.

Ephraim Chaurica (1940) – prima generazione
Ephraim Chaurika è nato nel distretto di Guruve, in Nord Zimbabwe. Diventa scultore nel 1966, dopo essere stato pastore e orologiaio.
Chaurika fa parte della società di artisti Tengenenge, il gruppo di dieci scultori che ha partecipato per la prima volta nel 1966 all’Esposizione Annuale di Arte presso la National Gallery di Harare.
I suoi soggetti sono soprattutto cavalli, o elefanti ed uccelli, scolpiti in pietre di varie caratteristiche e dimensioni.

Sylvester Mubayi (1942) – prima generazione
Sylvester Mubay conosce la scultura quasi per caso, quando presso la National Gallery di Harare incontra Tom Blomefield. Nel 1967 inizia ad esporre i suoi lavori fin dal 1967 e nel 1969 vince un premio a Durban, in Sud Africa.
Lo stile di Mubayi è classico; spesso scolpisce persone con un uccello sulla spalla o sulla testa; l’animale rappresenta un messaggero dall’aldilà che porta notizie del membri della famiglia morti di recente. Ama raccontare leggende tradizionali, di cui è grande conoscitore.

Henry Munyaradzi (1931-1998) – prima generazione
Henry Munyaradzi è uno dei più grandi maestri della prima generazione, tanto da Michael Shepherd del Daily Telegraph lo ha inserito tra i primi dieci scultori al mondo, e che le sue opere sono esposte accanto a quelle di Henry Moore, Brancuzzi e Rodin alla Feingarten Gallery di Los Angeles.

Fanizani Akuda (1932) – prima generazione
Fanizani Akuda nasce in Zambia e si trasferisce in Zimbabwe nel 1949, dove grazie a Tom Blomefield si avvicina al gruppo di Tengenge.
Le sue opere si caratterizzano per le forme arrotondate, i tratti allegri e sorridenti dei personaggi, rappresentati spesso in coppia o a gruppi. Ha esposto i suoi lavori in Zimbabwe, Germania, Danimarca, Olanda, Stati Uniti, Svezia, Cuba, Australia, Sud Africa, Malawi, Spagna.

Edward Chiwawa (1935) – prima generazione
Edward Chiwawa diventa scultore nel 1970.
Scolpisce prevalentemente volti a forma di luna o di sole che sorge, con una tecnica che privilegia tratti forti e geometrici; l’ispirazione proviene dalle tradizioni, a volte dai suoi sogni.
Le sue opere sono esposte e vendute nella comunità di artisti Tengenge; nel 1986 vince il primo premio in un’esposizione a Budapest.

Enos Gunya (1949) – prima generazione
Enos Gunya scopre il suo talento già nel 1967, quando entra nella comunità di artisti Tengenenge.
Afferma che l’ispirazione arriva dall’immaginazione e dai sogni. Alcune sue opere sono grottesche, altre serene e naturali, con forme più morbide.
Dal 1982 lavora come cuoco presso l‘ospedale di Guruwe, ma continua a scolpire nel tempo libero.

Square Chikwanda (1972) – seconda generazione
Square Chikwanda inizia aiutando il padre e già a 13 anni sviluppa uno stile personale, che rafforza quando nel 1995 si trasferisce al Chapungu Sculture Park di Harare.
I suoi lavori sono apprezzati in tutto il mondo per la straordinaria capacità di rappresentare ogni parte del corpo umano.

Coleen Madamombe (1964) – seconda generazione
Coleen Madamombe ha raggiunto un successo notevole per una donna in una società tipicamente maschile come quella dello Zimbabwe. Le sue sculture, che rappresentano orgogliose donne africane, descrivono il ruolo della donna e i suoi cambiamenti, e sono conosciute ormai in tutto il mondo, tanto che si trovano in ogni collezione di sculture dello Zimbabwe. Nelle sue opere si identificano le donne che vivono nelle zone rurali; Madamombe è consapevole del proprio ruolo, e incoraggia giovani donne a seguire la sua strada.

Mekias (Mike) Munyaradzi (1967) – seconda generazione
Mekias Munyaradzi nasce presso la comunità di Tengenenge a Guruve. È laureato in Ingegneria Informatica alla Manchester Metropolitan University e possiede una licenza di pilota commerciale. Seguendo le orme del padre si dedica quasi esclusivamente alla scultura, diventando uno degli artisti di maggior livello, cosa che lo ha portato a partecipare a convegni ed a esporre le opere in tutto il mondo. Insieme a Lawrence Mukomberanwa è tra i fondatori della seconda generazione e direttore di Friends Forever.

Lawrence Mukomberanwa (1976) – seconda generazione
Lawrence Mukomberanwa inizia la carriera di scultore a tempo pieno nel 2002, dopo la morte del padre. I suoi lavori si ispirano alle tradizioni e alla società dello Zimbabwe, come pure l’economia e la politica. Nonostante la breve carriera, ha già esposto le proprie opere sia in Zimbabwe che all’estero come a Barcellona nella mostra “Master sculptors of Zimbabwe and their Works”.
Insieme a Mike Munyaradzi è tra i fondatori della seconda generazione e direttore di Friends Forever.

Fungai Mwarowa (1968) – seconda generazione
Fungai Mwarowa è stato il primo scultore a cercare nuove pietre da utilizzare come materia prima: utilizza verdite, leopard rock e granito, pietre dure che lavora con grande abilità. Espone le sue opere per raccontare la propria vita e rappresentare la cultura da cui proviene. Oltre che per i suoi lavori, è apprezzato come conduttore di seminari.

Shephard Madzikatire (1970) – seconda generazione
Nelle opere di Shephard Madzikatire si riflettono alcune esperienze dolorose che l’artista ha subito in passato: le sculture si esprimono con un linguaggio forte, rappresentano una vita in cui la forza deve essere il fattore prevalente; le figure hanno spesso occhi chiusi o sopportano dei pesi.

Godfrey Kututwa (1967) – seconda generazione
Godfrey Kututwa nasce nel distretto di Nyanga; inizia a scolpire a 21 anni seguito ed incoraggiato da Claud Nyanhongo, e lavora autonomamente dal 1996.
Le sue opere rappresentano soprattutto elementi della natura come animali, uccelli, ma anche essere umani, che a volte interagiscono con elementi spirituali. Le sculture permettono a Kututwa di esprimere se stesso e la propria visione del mondo, come l’amore per la natura e la conoscenza delle proprie tradizioni. Dai primi anni ‘90 i suoi lavori sono esposti in molte gallerie d’arte in Zimbabwe, e dal 1999 espone anche all’estero: prima in Inghilterra e poi, nel 2004, in Olanda.

Cragemia Chiwawa (1981) – terza generazione
Figlio dello scultore di prima generazione Edward Chiwawa, Gragemia lavora come assistente di Mike Munyaradzi al quartier generale di Friends Forever a Ruwa. Prendendo come modello le opere del suo maestro, sta cercando di trovare uno stile personale ed un suo modo di esprimersi. Ha esposto i suoi lavori in Spagna, dove ha avuto notevole successo.

Taguma Mukomberanwa (1981) – terza generazione
Taguma è l’artista più giovane dei Mukomberanwa, ma già nei suoi lavori si nota il talento della famiglia.

Ennica Mukomberanwa (1978) – terza generazione
Anche Ennica ha ereditato lo stile della famiglia Mukomberanwa, e lo interpreta in chiave personale: con le sue opere vuole rappresentare principalmente le tradizioni e le condizioni di vita delle donne dello Zimbabwe. Nel 2004 vince il premio “Women Artist of the Year”, che la porta ad esporre a Copenaghen, in Scozia e in Canada.

Netsai Mukomberanwa (1968) – terza generazione
Netsai Mukomberanwa è un’artista di terza generazione, e oltre ad insegnare realizza le proprie opere nello studio di famiglia a Ruwa. Le sue sculture sono di solito pezzi piccoli e rotondi che rappresentano gruppi di persone che si abbracciano o che guadano a testa alta un fiume.

Wonder Luke (1961) – seconda generazione
Wonder Luke vive e lavora presso Tengenenge. Le sue creazioni rappresentano i volti di fantastiche regine cinesi, scolpite con un’espressività che cattura subito l’attenzione.

Tonderay Mashaya (1977) – terza generazione
Tonderay Mashaya nasce a Nyanga, la regione più a est dello Zimbabwe, in una famiglia di scultori; in soli sei anni ottiene la reputazione di scultore originale. Preferisce lavorare la serpentino e occasionalmente l’opale. Ha esposto i suoi lavori nel Regno unito, negli Stati Uniti, in Australia, Sud Africa, Singapore ed Europa; ha partecipato come ospite a mostre organizzate da Friends Forever, di cui vorrebbe diventare membro.

CITTA’ DI CASTELLO (Pg): Gli esordi di Raffaello tra Urbino Città di Castello e Perugia.

Torna in Italia, dopo 200 anni un capolavoro di Raffaello, conservato dal 1764 alla National Gallery di Londra. Si tratta della Predica di San Giovanni Battista, unica tavola superstite della predella della pala Ansidei, dipinta nel 1505 dal genio urbinate per la cappella omonima della chiesa di San Fiorenzo a Perugia.

La tavola rimarrà nel nostro Paese per due mesi e mezzo e sarà il punto centrale della mostra Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugina in programma dal 24 marzo all’11 giugno, a Palazzo Vitelli alla Cannoniera di Città di Castello, sede della Pinacoteca comunale.

L’eccezionale prestito è il risultato di una proficua collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Città di Castello e la National Gallery di Londra, e rappresenta il tassello fondamentale per documentare i due assunti che il progetto espositivo si propone: indagare su un breve ma fondamentale periodo della storia dell’arte italiana, quello che vede sbocciare e rapidamente affermarsi la formidabile personalità artistica del giovane maestro urbinate, e, come scrive Francesco Federico Mancini nel suo testo in catalogo: “documentare la centralità rivestita da Città di Castello in anni da ritenere decisivi per la formazione di Raffaello”.

Info>/I>:
CLP Relazioni Pubbliche – Via Fontana 21 – 20122 Milano
Tel. 02 433403 ,fax 02 4813841, e-mail: ufficiostampa@clponline.it; press@clponline.it

Link: http://www.clponline.it

Email: press@clponline.it

ROMA: Antonia Pasqua Recchia – Beni culturali tutela a base di innovazione.

Il direttore generale per l’Innovazione tecnologica e la Promozione del Ministero per i Beni e le Attività culturali illustra le iniziative dirette a rendere più accessibile il patrimonio culturale attraverso l’ammodernamento dei sistemi di gestione e il ricorso a tecniche di marketing.

L’istituzione del Ministero per i Beni culturali, avvenuta una trentina di anni fa, costituì una rivoluzione nel sistema di gestione del patrimonio culturale dell’epoca, seguita, una ventina di anni dopo, da un’altra: la possibilità conferita alla Pubblica Amministrazione di offrire al pubblico, oltre all’ingresso in siti e musei e alla visione delle opere contenutevi, una serie di servizi aggiuntivi a pagamento come vendita di riproduzioni di beni culturali, di cataloghi e di altri oggetti relativi all’informazione museale, servizi di caffetteria, ristorazione, guardaroba ecc.

Un traguardo importante ma non ancora sufficiente, visti i rapidi progressi compiuti nel frattempo dai mezzi di informazione grazie allo sviluppo dell’informatica e della telematica. Per cui quasi silenziosamente è avvenuta un’altra rivoluzione: la creazione di un’apposita Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione, che è stata affidata all’architetto Antonia Pasqua Recchia, un alto dirigente di grande competenza e di vasta esperienza nel settore dei Beni culturali. L’architetto Recchia illustra, in questa intervista, le iniziative intraprese e i programmi in preparazione.

Domanda. Perché il Ministero per i Beni e le Attività culturali si è dotato di questa nuova struttura?
Risposta. “Per valorizzare le funzioni di innovazione e di ricerca. È un compito impegnativo, perché si tratta di aggiornare in profondità un’Amministrazione che quando è nata era modernissima. A differenza di altri Ministeri nei quali prevaleva la componente amministrativa, il Ministero nacque nel 1974 con una forte componente tecnico-scientifica per iniziativa del senatore Giovanni Spadolini, che lo fece istituire con un decreto legge dell’allora presidente del Consiglio Aldo Moro e ne divenne il primo titolare. Quella componente tecnico-scientifica è stata la nostra ricchezza, ha procurato alla nostra Amministrazione l’ammirazione di Paesi stranieri che la considerano un punto di riferimento per la normativa di tutela di cui dispone. L’Italia ha avuto una valida normativa a cominciare dalle leggi del 1939; l’ha conservata apportandovi le necessarie modifiche, con particolare riguardo alla capacità di intervenire sul patrimonio, di conservarlo, restaurarlo e valorizzarlo.”

D. Come attuate questa tutela?
“R. Quest’azione, che svolgiamo come braccio operativo dell’Amministrazione nei settori dell’innovazione tecnologica e della comunicazione, si basa su due pilastri essenziali. Il primo è quello dell’ammodernamento degli strumenti a disposizione; infatti, in quanto Pubblica Amministrazione, dobbiamo puntare sempre più all’efficienza e ai risultati, essere trasparenti nei confronti dei cittadini, offrire un servizio di qualità per di più abbassando i costi, perché il bilancio dello Stato è troppo deficitario ed è un preciso impegno di tutti i Governi il contenimento della spesa. Questi obiettivi possono raggiungersi attraverso la razionalizzazione e l’arricchimento degli strumenti a disposizione, un’impresa difficile perché è arduo migliorare i risultati riducendo i costi.”

D. Qual è il secondo pilastro?
“R. L’ammodernamento dei servizi culturali, che forse interessa più direttamente ì cittadini. È un compito affascinante: al mio gruppo di lavoro, ai miei collaboratori e anche ai miei colleghi, ripeto sempre che svolgiamo un lavoro bellissimo. Operiamo in un Ministero che gestisce un patrimonio culturale tra i più importanti del mondo; trattiamo con la bellezza dei paesaggi, delle opere, della parte della nostra storia più bella, che è la parte più bella dell’Occidente. Ci occupiamo di un materiale straordinario che suscita un grandissimo interesse.”

D. Che cosa fate per farlo conoscere e apprezzare di più?
“R. Svolgiamo un’attività di informazione per farlo conoscere a un numero sempre più ampio di cittadini, per stimolarne il godimento. Perché la finalità di questa Amministrazione consiste certamente nella conservazione del patrimonio, ma anche nella sua valorizzazione, per renderlo disponibile e diffonderne la conoscenza. A tal fine dobbiamo incentivare, far crescere il desiderio di cultura. Sotto questo punto di vista dobbiamo svolgere un’attività simile alla «vendita di prodotti»: dobbiamo stimolare i consumi culturali utilizzando gli strumenti propri del mercato, ossia il marketing. Non dobbiamo fare altro che sollecitare la domanda culturale, perché attraverso i consumi culturali crescono la cultura, la coesione sociale, l’attenzione alla qualità della vita.”

D. Anche gli introiti del Ministero?<(B>
“R. I nostri obiettivi non hanno un valore economico in sé, non intendiamo ragionare in termini di pura redditività, perché sarebbe un’operazione perdente; nessun museo nel mondo si regge da solo, si autofinanzia; quindi è impensabile ragionare in termini puramente economico-finanziari. Noi puntiamo ai ritorni su grande scala derivanti dall’aumento dei consumi culturali, da parte sia degli italiani sia degli stranieri, relativi a un patrimonio come quello dell’Italia. In questa ottica l’innovazione può fare molto per la valorizzazione e per l’aumento della fruizione.”

D. Con quali strumenti in particolare ne favorite la conoscenza?
“R. Stiamo attivando grandi canali di comunicazione. È in fase di avanzata elaborazione il progetto di un portale della cultura italiana, unico punto di accesso alle informazioni sulle attività culturali italiane, in varie lingue, destinato a far conoscere il patrimonio del nostro Paese nel mondo. Il portale della cultura fornirà informazioni e dati a quello strumento fondamentale che è il Portale Italia.it che sta realizzando il Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, e che conterrà indicazioni utili sulla rete viaria e dei trasporti, sulle strutture turistiche e alberghiere, sulle attrattive gastronomiche, sul made in Italy ecc; ma i suoi contenuti fondamentali saranno quelli relativi al patrimonio culturale forniti dal Portale della cultura. Attraverso lo stesso portale si potrà accedere a tutte le informazioni fornite da Regioni, Enti locali, istituti culturali; non sarà il portale del Ministero dei Beni culturali ma della cultura nazionale. Nell’ambito dell’informazione culturale stiamo sviluppando anche altre iniziative sfruttando le possibilità fornite dalla tecnologia digitale.”

D. Attraverso internet?
“R. L’uso del computer è limitato a una fascia di utenti anagraficamente portata per questo mezzo, ma esiste anche una vastissima parte della popolazione che non l’usa e neppure ne avverte la necessità, ma possiede la televisione e il telecomando. Il sistema di trasmissione digitale terrestre consente di giungere a questo pubblico con una comunicazione interattiva facile, accessibile a grandi numeri dì cittadini ai quali non si arriverebbe mai con il web. Per questo un’altra attività che cerchiamo di sviluppare nel campo della comunicazione consiste nella realizzazione di contenuti culturali da trasmettere attraverso i canali televisivi.”

D. Come pensate di diffondere la conoscenza del patrimonio straordinario chiuso nei musei?
“R. Attualmente le modalità per ammirarlo sono piuttosto statiche e standardizzate: visite con guide e talvolta con audioguide. In questo ambito stiamo elaborando progetti per aumentarne la conoscenza, per esempio fornendo la possibilità di registrare sul proprio computer palmare o sul telefonino le immagini di siti, di aree archeologiche, di opere d’arte come sono attualmente ma anche come erano in varie fasi storiche, al fine di porre anche i non addetti ai lavori in grado di comprendere e conoscere mondi per loro difficili. Un progetto prevede la possibilità, per i visitatori e in particolare agli studenti, di costruirsi un museo personale virtuale assemblando le immagini digitali prelevate da vari musei; a tal fine man mano che si visitano le sale dei musei si potranno registrare sul cellulare, strumento ormai diffusissimo, testi, grafici, fotografie ecc. La registrazione sul palmare o sul telefonino dovrà essere resa possibile; se non si attivano meccanismi per loro accessibili, i ragazzi non andranno più nei musei per cui, come scaricano la musica via internet, devono potersi costruire il proprio museo virtuale, accedervi ecc.”

D. In che consiste il “merchandising” culturale che il Ministero ha annunciato di voler sviluppare?
“R. Un vero salto qualitativo per il nostro Paese, consistente nell’accrescere l’emozione provocata dalla visita dei musei con l’offerta di qualcosa che la ricordi, ma di elevata qualità, più che la solita vendita del catalogo, di cui pure si realizzano esempi straordinari. Il catalogo presuppone già un livello culturale più avanzato, mentre molte persone cercano solo di acquistare un oggetto da regalare, ma purtroppo dobbiamo riconoscere che nei nostri book shop non ve ne sono molti. In passato, in periodi in cui non c’era nulla, il merchandising culturale, ovvero la gestione di servizi aggiuntivi, è servita a compiere il primo salto, ma oggi essa è abbastanza deficitaria. Un progetto nazionale di merchandising è stato avviato e vorremmo giungere entro non molto tempo, diciamo entro l’anno in corso, a realizzare un sistema di produzione di oggetti di qualità, con il bollino blu per differenziarli da quelli in vendita sulle bancarelle, consistenti per lo più in riproduzioni di opere d’arte realizzate con materiali sintetici nell’Europa dell’Est e nell’Estremo Oriente.”

D. Come ottenere questo risultato?
“R. Unendo i beni culturali, la capacità progettuale e creativa del nostro artigianato e delle nostre scuole di design, i materiali di pregio di cui dispone il nostro Paese, dovremmo produrre oggetti di qualità da vendere, perché la domanda esiste e lo dimostrano tutte quelle vendite non controllate di oggetti dal livello qualitativo bassissimo, ma che comunque rispondono a una domanda. Questo non significa che va eliminata la vendita sulla bancarella, ma se immettessimo in commercio oggetti che costano poco ma siano di qualità, potremmo far emergere un vasto sommerso e nello stesso tempo, attuando modalità distributive diverse, potremmo sfruttare uno spazio enorme. Perché non è detto che tutto il merchandising prodotto debba essere per forza venduto nel book shop del museo.”

D. Quindi anche nelle bancarelle?
“R. Possiamo ipotizzare una rete esterna, un franchising, una vendita in rete, alla quale anzi ho già pensato. Si tratta di un progetto che stiamo elaborando e al quale credo. Prima abbiamo compiuto una ricognizione su quello che avviene in Europa e negli Stati Uniti. Bisogna dire che tutto quel che brilla non è oro, e che anche negli altri Paesi esistono grandi difficoltà. Nella riproduzione e nella vendita di oggetti abbiamo osservato sempre un estremo rigore, tanto che a volte siamo accusati di esagerare. Ma il rigore va mantenuto se si avvicinano molto di più la fase produttiva a quella distributiva. Ormai l’offerta non è più adeguata alla domanda, perché questa è aumentata e si è modificata.”

D. Per quale motivo?
“R. Perché è cambiata la società e anche i numeri e i sistemi tecnici si sono ampliati. Il lavoro del Ministero va aggiornato. La legge Ronchey ha costituito lo spartiacque tra due ere, ma dobbiamo riconoscere che all’inizio essa era difficilmente applicabile, e sono trascorsi anni prima che si riuscisse ad impiantare un servizio aggiuntivo; abbiamo dovuto in primo luogo sottoporci a un’operazione di ammodernamento mentale, perché siamo funzionari dello Stato scelti e reclutati soprattutto per garantire la tutela e la conservazione del patrimonio. Sono architetto, ho partecipato a un concorso e sono entrata nella Pubblica Amministrazione con un obiettivo principale: tutelare e conservare efficacemente il patrimonio culturale come ad esempio i ruderi archeologici. E così tanti miei colleghi. Adesso abbiamo dovuto effettuare, più che una riconversione, un ampliamento della nostra sfera professionale, perché la valorizzazione, la promozione, la comunicazione sono diventati ambiti estremamente importanti.”

D. Le risorse finanziarie sono adeguate a questi nuovi compiti?
“R. Sono limitate, per cui abbiamo dovuto dotarci di una preparazione anche nel project manager financing perché nell’ambito del bilancio dello Stato la spesa corrente è destinata a ridursi sempre più. È anche giusto che sia così, perché i problemi sono moltissimi. Per cui dobbiamo reperire risorse finanziarie altrove. Non esistono tanti altrove, tuttavia alcuni ve ne sono, in particolare il parternariato con il privato. Spesso a questa possibilità è stata attribuita eccessiva importanza, il privato non è sempre un mecenate e vuole avere giustamente il proprio guadagno. Per cui questa formula è certamente importante ma non è sufficiente, e comunque deve essere sviluppata.”

D. L’Unione europea contribuisce?
“R. Il bilancio comunitario costituisce un’altra fonte di finanziamento; stiamo riuscendo ad ottenere fondi consistenti perché siamo abbastanza competitivi, presentiamo progetti validi, operiamo in partnership con altri Paesi europei. In tal modo possiamo usufruire di finanziamenti sia direttamente sia attraverso il Fondo sociale europeo, che li eroga alle Regioni. Nei programmi operativi regionali un’ampia parte di risorse è destinata a progetti nel campo dei beni culturali. Certamente non possiamo fare salti di gioia, ma bisogna anche adeguarsi alla realtà: riducendosi il bilancio dello Stato, dobbiamo trovare altrove le risorse, in un sistema che rende possibile anche nuove operazioni; le nuove normative rendono infatti possibili iniziative di parternariato con i privati e mettono a disposizione fondi europei, progetti speciali europei e altro.”

Fonte:Specchio Economico

ROMA: Restauro consolidamento e recupero funzionale del “Casino Nobile di Villa Torlonia”.

Inquadramento storico
Il Casino Nobile è l’edificio principale del Complesso di Villa Torlonia. La storia “moderna” della Villa ha inizio nel 1797, quando Giovanni Torlonia acquistò dai Colonna una Vigna sulla Via Nomentana, di cui commissionò il restauro e l’ampliamento all’architetto Giuseppe Valadier.
Successivamente, nel 1830, il figlio di Giovanni Torlonia, Alessandro, diede l’incarico all’architetto Giovan Battista Caretti di ristrutturare ed ampliare l’intero complesso della Villa; l’intervento si concentrò sul prospetto nord prospiciente Via Nomentana, con l’intento di donare all’ingresso principale del palazzo monumentalità e nobiltà; sulla facciata nord aggiunse un grandioso pronao ionico, di gusto palladiano, costituito alla base da un atrio coperto e, superiormente, da una loggia con dieci colonne ioniche di ordine gigante, il tutto coronato da un timpano decorato in rilievo.
Il Caretti, inoltre, sostituì sui lati est ed ovest del palazzo, le ali rettangolari del Valadier con porticati dorici semicircolari, due per ogni lato.
A questo periodo appartiene anche la cosiddetta “Sala Ipogea”, una sala circolare, completamente interrata nelle immediate vicinanze del Casino, affrescata come una tomba etrusca, inesplorata fino ad oggi e ritrovata nel corso dei lavori.
Le ultime e più recenti modifiche al Casino Nobile si devono a Benito Mussolini che, dal 1925, ne fece la propria residenza. L’aggiunta più importante di questa fase consiste nella costruzione di due bunker, interamente interrati, uno anti-gas e uno anti-aereo.
Tra il 1944 ed il 1947, la Villa fu requisita dal Comando Anglo-Americano e, purtroppo, in questo breve periodo vennero procurati molti danni sia agli edifici che al Parco.
Da allora la Villa è rimasta in abbandono fino alla fine degli anni Settanta, quando fu acquistata dal Comune di Roma, il quale cercò di arginare il degrado della struttura, realizzando alcune opere di presidio. Le murature, i solai, ed anche le fondazioni presentavano segni di cedimento; particolarmente preoccupante era la situazione della sala di Bacco, dove tutta la parte centrale del soffitto era crollata(con la perdita irreparabile delle decorazioni ad affresco) e la parte rimanente versava in precarie condizioni di stabilità. Meno gravi, ma sempre precarie, erano le condizioni della volta della sala di Alessandro, dove la caduta d’intonaci era cospicua ed era a rischio la conservazione degli affreschi, tanto che due riquadri sono stati staccati e collocati su nuovi supporti.
All’inizio dei lavori, gran parte della decorazione architettonica esterna, come le cornici e le lesene, erano ormai crollate, dilavate e corrose dal tempo; gli infissi e le persiane erano in condizioni precarie.
All’interno dell’edificio, gli apparati decorativi erano in decadenza: molte pitture, i gessi e le cornici, mostravano immense lacune e le stesse impalcature di sostegno delle volte erano fatiscenti.

Finalità e criteri dell’intervento di restauro
La “filosofia” dell’intervento è stata quella di “conservare” l’integrità della Villa in tutte le sue parti ed in tutti i suoi aspetti stratificatisi storicamente, eliminando solo le superfetazioni incongrue con l’assetto conseguito nel tempo.
Il recupero funzionale del Casino Nobile di Villa Torlonia è stato finalizzato al ripristino della configurazione architettonica che l’edificio aveva nell’Ottocento, attraverso l’eliminazione delle superfetazioni novecentesche e l’adeguamento alle normative esistenti, per garantire la fruizione futura e lo svolgimento delle attività previste, come edificio di rappresentanza, museo di se stesso e sede della Scuola Romana.
L’atrio di accesso al fabbricato è stato riportato al suo originario aspetto; sul fronte sud dell’edificio è stata ripristinata la terrazza sul piccolo portico posteriore ed è stato riportato alla luce il finestrone semicircolare tripartito che il Valadier aveva realizzato per illuminare la Sala da Ballo.
Nell’intervento sono stati aggiunti alcuni bagni per adeguare l’edificio alle nuove esigenze ed alle normative attuali; nel rispetto del superamento delle barriere architettoniche e della fruibilità dell’intero fabbricato è stato sostituito il montacarichi esistente con un ascensore.
Tutti i solai e le strutture voltate sono state consolidate e verificate, intervenendo in alcuni casi per rinforzare e adeguare la struttura ai carichi attuali, ricostruendo talvolta gli elementi portanti delle volte; in altri casi è stato necessario realizzare un nuovo solaio superiore, indipendente dalla volta sottostante, per alleggerirla dai carichi eccessivi.
Nel corso dei lavori e, soprattutto durante le demolizioni, è stato possibile rileggere la storia dell’edificio: infatti, le numerose lesioni emerse erano principalmente dovute alla scelta di materiali di scarsa qualità e alla realizzazione delle superfetazioni aggiunte nel corso dei secoli, che avevano sollecitato eccessivamente le strutture murarie.
Ogni scelta progettuale ed ogni decisione di intervento, dal punto di vista del consolidamento delle volte e delle murature, ma anche tecnologico per gli impianti, è stata presa in funzione del rispetto delle decorazioni parietali, dei controsoffitti e delle pavimentazioni.
L’adeguamento degli impianti tecnologici è stato realizzato con diverse modalità al fine di garantire al massimo la conservazione degli apparati decorativi e assicurare il confort ambientale per i visitatori.
Al piano terra è stato inserito un impianto di riscaldamento a pavimento a elementi radianti; le pavimentazioni esistenti in legno, oltremodo degradate, compresa quella della Sala da Ballo sono state sostituite da una nuova pavimentazione in marmo.
Al primo piano, sono stati utilizzati i numerosi cavedi con le relative bocchette, che erano presenti nelle murature dell’edificio, per il passaggio di tutti gli impianti e per la diffusione del riscaldamento.
All’ultimo piano, invece, essendo un livello di servizio, dedicato alle cucine e, probabilmente, agli alloggi del personale di servizio, è stato realizzato un classico impianto a radiatori a muro.Infine, l’impianto di illuminazione è stato realizzato con tiranti d’acciaio e punti luce appesi in quasi tutte le sale decorate del primo e del piano terra.
Il restauro degli apparati decorativi ha riguardato molte porzioni di affresco che erano state coperte da puntellamenti e protezioni inadeguate, che hanno prodotto la proliferazione di agenti bio deteriogeni; i mosaici presentavano numerose tessere distaccate o perdute; le porte, in origine dipinte a vivaci colori, avevano tinteggiature a smalto sovrapposte che avevano coperto le decorazioni.
L’intervento sugli apparati decorativi è stato condotto con otto squadre di restauratori specializzati nei vari settori. Tutti i dipinti parietali sono stati puliti, consolidati e reintegrati nei partiti modulari mancanti; nei casi di lacune molto vaste, come nella Sala di Bacco, è stata riprodotta solo la scansione geometrica degli spazi, mentre per partiti figurativi è stata lasciata una lacuna.
Tutti i marmi e gli stucchi sono stati accuratamente puliti, consolidati e protetti. Un intervento di particolare complessità ha riguardato il restauro e rifacimento della marmoridea che ricopre alcune pareti.

La destinazione d’uso
Il Casino Nobile, così restaurato, si presenta come esempio di eccellenza di dimora principesca dell’Ottocento e questo carattere sarà completato con l’allestimento previsto.
Nelle sale saranno infatti esposte le sculture della collezione Torlonia, attualmente collocate nel Casino dei Principi, mentre alcuni mobili d’epoca (consolles, specchiere, lumi, ecc..) ricostituiranno in parte l’arredo d’epoca.
Faranno eccezione le due sale al pianterreno prive di decorazioni. In una vi sarà un bookshop specialistico, su temi legati al verde storico e alla cultura della villa, mentre nella seconda sarà organizzata una mostra documentaria sulla storia della Villa e del Casino in particolare, mediante piante, vedute e foto, che ripercorrono le varie fasi di trasformazione fino alle più recenti. Alcuni filmati mostreranno la Villa all’epoca della residenza di Mussolini, quindi al momento dell’acquisizione da parte del Comune di Roma e, infine, durante gli interventi di restauro.
All’ultimo piano, privo di decorazioni (con la sola eccezione di alcuni disegni a pastello realizzati dai militari anglo americani durante l’occupazione e che sono stati anch’essi restaurati e conservati), troverà invece sede il Museo della Scuola Romana. L’Archivio della Scuola Romana, fondato negli anni Ottanta e attivo mediante mostre, pubblicazioni e iniziative legate ad un periodo particolarmente fecondo per la cultura italiana, curerà l’esposizione permanente di opere e aprirà al pubblico, nell’attiguo Casino dei Principi, al piano interrato, il ricco archivio cartaceo. Ai piani superiori del Casino dei Principi saranno organizzate mostre legate a temi della Scuola Roma e della cultura ottocentesca della quale Villa Torlonia è un esempio tra i più pregevoli.

Dati tecnici
L’intervento, finanziato con i fondi della Legge 396/90 – programma degli interventi per Roma Capitale ed in parte con finanziamenti comunali, ha comportato una spesa complessiva di € 5.574.000,00.
I lavori durati venti mesi sono stati condotti dalla Sovraintendenza BB.CC. Direzione Edilizia Monumentale.

Dopo, quindi, la Casina delle Civette e il Casino dei Principi, si aggiunge alla ricca collezione di edifici di Villa Torlonia un nuovo gioiello il Casino Nobile, recuperato grazie all’impegno del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Direzione Edilizia Monumentale.

Dagli anni ’90 il Comune ha infatti avviato una serie di consistenti interventi di restauro sia del parco sia degli edifici. Sono stati completamente ristrutturati la Casina delle Civette, le Scuderie Nuove, il Villino Rosso, i manufatti dei Propilei e nel 2002 il Casino dei Principi. Anche il Casino Nobile, edificio principale della Villa, potrà finalmente rivelare tutto il suo fascino, le elaborate decorazioni, l’eclettismo dei dipinti così diversi per temi, generi e stili, la grandiosità delle sale e dei rilievi.

Il Casino Nobile, una volta ultimati i lavori di allestimento, diventerà il “Museo della Villa” con l’obiettivo di ricostruire lo stile fastoso della dimora originaria. All’interno saranno collocati i mobili e le sculture della collezione Torlonia, mentre nella sala al pianterreno sarà conservata la “memoria” della Villa, con i documenti che testimoniano la sua storia, dall’epoca sfarzosa dei Torlonia ai recenti restauri, comprendendo gli anni del fascismo in cui fu residenza di Benito Mussolini.

Un museo permanente, dedicato alla Scuola Romana, sarà allestito all’ultimo piano del Casino Nobile, nel quale troveranno posto opere dei più rappresentativi artisti operanti a Roma nella prima metà del XX secolo.

visite DIDATTICHE Dal 22 marzo al 15 giugno 2006
In occasione della presentazione del restauro del Casino Nobile di Villa Torlonia, dal 22 marzo al 15 giugno 2006, un ciclo di visite didattiche offre al pubblico la possibilità di ammirare il piano terra e il piano nobile del palazzo.
La prenotazione per le visite è obbligatoria. I gruppi possono essere composti da 20 persone al massimo. Per le prenotazioni si può chiamare il numero 06 82059127, attivo tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00.
Si ricorda che il Casino Nobile di Villa Torlonia non è dotato di ascensore, pertanto l’accesso al piano nobile è possibile solo per mezzo delle scale.
Le visite didattiche si svolgeranno, tutti i giorni escluso il lunedì, dalle ore 9.30 alle ore 16.00 (9.30, 11.00, 12.30, 14.30, 16.00) da mercoledì 22 marzo a sabato 25 marzo 2006 e dalle ore 9.30 alle ore 17.30 (9.30, 11.00, 12.30, 14.30, 16.00, 17.30) da domenica 26 marzo a giovedì 15 giugno 2006.

Info:
Zètema Progetto Cultura
Patrizia Bracci – tel. 06 82077337 – e-mail: p.bracci@zetema.it
Gabriella Gnetti – tel. 06 82077305 – e-mail: g.gnetti@zetema.it

Link: http://www.zetema.it