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ROMA: Strategie per la conservazione del patrimonio culturale.

Il Convegno, organizzato dall’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali del CNR, si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR)
del Ministero per i Beni Culturali per celebrare il centenario della nascita di Cesare Brandi (1906-1988), padre della moderna teoria del restauro, fondatore e primo direttore dell’ICR.

Si terrà mercoledì 14 giugno il Convegno studio organizzato dal CNR, con il quale si intende far conoscere al pubblico il proprio contributo alla nascita della scienza della conservazione, disciplina sorta in seguito alle drammatiche circostanze dell’alluvione di Firenze del 1966 che provocò danni ingenti al patrimonio artistico e monumentale. L’evento disastroso richiamò l’attenzione di chimici, fisici, biologi e ingegneri del CNR, delle Università e di altri enti di ricerca italiani e stranieri che si impegnarono, accanto a restauratori e storici dell’arte, a salvare dal deperimento un vasto numero di manufatti, devastati dall’acqua e dalle numerose sostanze chimiche riversate dall’Arno in piena. In quella circostanza si crearono le condizioni ideali per una sinergia tra scienza e conservazione, già auspicata da Brandi nella sua Teoria del restauro (1963), in cui affermava che questa attività non deve intervenire sui significati dell’opera, ma deve interessarsi unicamente della sua materia così come si è mantenuta nel tempo.

Da questo concetto scaturisce l’importanza dell’indagine scientifica per la caratterizzazione chimico-fisica, geologica e biologica dei materiali e per la conoscenza dell’ambiente in cui il manufatto è inserito. Agli inizi degli anni ’70, grazie a un confronto con l’ICR e le Università, il CNR decise di dare un contributo più mirato e programmatico al recupero e alla conservazione del patrimonio culturale, fondando tre Centri sulle Cause di Deperimento e sui Metodi di Conservazione delle Opere d’Arte, con sedi a Firenze, Milano e Roma, ciascuno dei quali contraddistinto da un proprio indirizzo di ricerca.

Nei decenni successivi, l’interesse del CNR nel campo dei beni culturali è progressivamente cresciuto, dando vita a nuovi gruppi, istituti e progetti che hanno sviluppato innovazione nel settore. Nel 2001 i tre Centri di conservazione sono stati accorpati nell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali, organizzatore del convegno.
L’evento vuole essere l’occasione per rendere visibili alle istituzioni e alle imprese che operano nel settore le tecnologie e i risultati più recenti messi a punto dal CNR in questa disciplina.

Comitato scientifico: Giuseppe Basile, ICR; Mauro Matteini, Direttore ICVBC – CNR; Salvatore Garraffo, Direttore ITABC – CNR; Francesco D’Andria, Direttore IBAM – CNR.

Comitato Organizzatore: Sandra Fiore, Uf.cio Stampa – CNR; Piero Tiano, ICVBC – CNR: Carla Pardini, ICVBC – CNR; Sara Di Marcello – IRC CIRCE – CNR.

Segreteria Organizzativa: Sandra Fiore, tel. 06 4993 3789, fax 06 4993 3293; e-mail: giornatacesarebrandi@cnr.it

La partecipazione al convegno è gratuita. Si prega di confermare la propria adesione inviando il modulo di iscrizione disponibile sul sito web: www.cnr.it/cesarebrandi .

Fonte:CulturalWeb

ROMA: La cultura non può fare a meno delle Fondazioni.

Stanziamenti crescenti degli enti di origine bancaria a favore dei beni architettonici e archeologici. Le Fondazioni bancarie sono uno dei soggetti più dinamici nel sostenere interventi di tutela e valorizzazione delle risorse culturali. 
L’elaborazione dei risultati presentati annualmente nei rapporti
dell’Acri e in altre fonti significative, nonché le esperienze testimoniate da un ampio campione di Fondazioni, sono state ordinate in un volume dei quaderni di Civita dal titolo ‘Fondazioni Bancarie e cultura: un impegno di valore’, edito da Sperling & Kupfer. Il volume è stato presentato a Roma, nel Palazzo dei Conservatori del Campidoglio, dal presidente di Civita, Antonio Maccanico, attorniato da un qualificato panel di economisti.

«Il contributo delle Fondazioni è fondamentale», ha spiegato Gianfranco Imperatori, che di Civita è il segretario generale. «E’ un contributo decisivo verso la valorizzazione di quella che è una risorse economiche più importanti, ancorché spesso sottostimata, dell’intero sistema Italia».
Ha aggiunto Marcello Messori, docente di economia a Roma-Tor Vergata: «Tutto questo è lodevole, purché però venga completato l’assetto istituzionale delle Fondazioni, inserendo norme più esatte di governance e rendendo possibile un più chiaro confronto fra valore delle erogazioni e dei risultati conseguiti».
Ha risposto Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri: «E’ stato un
cammino tortuoso, costellato di momenti di impressionante vuoto normativo, durato fin troppi anni, ma ora con le recenti sentenze della Corte Costituzionale che hanno chiarito la natura privatistica degli enti siamo incamminati su una via di sviluppo. Certo, non bisogna aspettarsi qualità salvifiche del nostro intervento, così come accadde per esempio con le Regioni, ma un contributo importante certamente sì».
Mario Causi, assessore al Bilancio del Comune di Roma e in passato consigliere economico di Veltroni quando era ai Beni Culturali, non ha mancato di rimarcare il fatto che con il nuovo governo Prodi «si è ricreato un ministro forte alla Cultura, che vista l’importanza del patrimonio italiano è il minimo che si possa fare».

Nate all’inizio degli anni ’90, le Fondazioni devolvono annualmente al settore culturale un’importante quota delle loro erogazioni. Hanno sviluppato nuove strategie e politiche culturali che, oltre a soddisfare l’efficacia di gestione del singolo intervento, rispondono sempre di più alle reali esigenze del territorio, in termini di sviluppo economico e di benessere sociale. Dai dati emerge che l’impegno delle 88 Fondazioni nel settore dell’arte e della cultura è progressivamente cresciuto, sia pure più al Nord che al Mezzogiorno: per ovviare agli squilibri l’ACRI ha promosso fin dal 2003 il Progetto sviluppo sud, al quale hanno aderito 43 Fondazioni che hanno messo a disposizione 25 milioni di euro per
realizzare progetti di creazione di distretti culturali nelle regioni
meridionali. Dato il successo ottenuto è stata avviata ora la seconda edizione. «Il merito delle Fondazioni – ha detto Imperatori – è aver colto la valenza strategica dei beni culturali e aver convogliato consistenti risorse verso progetti che aprono spazi di cooperazione tra enti locali, autorità ‘ e imprese».
Nel 2004 le Fondazioni hanno distribuito donazioni complessive per 1.275 milioni di euro (+12% sul 2003): il 32,2% destinato ad arte, attività e beni culturali; il 13,2 a volontariato, filantropia e beneficenza; 1′ 11,8% a educazione e formazione; 1′ 11,5% a favore della salute pubblica; il 10,7% a programmi di assistenza sociale; il 10,3% alla Ricerca; il 6,2% per lo sviluppo locale. Dei 338 milioni erogati dalle Fondazioni per la cultura ben 131,8 pari al 39% del totale, sono stati destinati alla conservazione dei beni architettonici e archeologici. Seguono fondi per creazioni e interpre-tazioni artistiche e letterarie, attività dei musei, arti visive, mezzi di comunicazione, biblioteche, archivi.

 

Autore: Renata Fontabelli

Fonte:La Repubblica

ASTI: Passepartout – Viaggi Straordinari Nelle Parole Scritte.

Dal 24 al 28 maggio 2006 si terrà ad Asti Passepartout: Viaggi Straordinari Nelle Parole Scritte. La Biblioteca di Asti organizza la terza edizione del festival di letteratura di respiro internazionale, incentrato sui vari linguaggi della letteratura e momenti di spettacolo.

Passepartout è – ad oggi – l’unico festival letterario presente nel panorama italiano, interamente ideato, realizzato e gestito da una biblioteca pubblica.

Sede della manifestazione sarà il Palazzo del Michelerio, che sorge nella zona centrale di Asti, entro l’antico “recinto dei nobili”. Il complesso del Michelerio è sorto nella prima metà del ‘500 come Monastero del Gesù, sede dell’Ordine delle Monache Osservanti del Gesù, e ha poi mutato di destinazione nel corso della storia della città.

Il filo conduttore del festival, come di tutti gli eventi istituzionali piemontesi, è il gioco, secondo la direzione tracciata dai Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.

Seguendo questo filo, anzi questa rotta immaginaria la mongolfiera di PPT spazia nelle più svariate dimensioni : dal gioco delle parole nelle scritture a scrittori che giocano con le parole, dal mondo di carta del fumetto a quello delle carte, da mostre dedicate al gioco al mostrare il gioco della letteratura, dai giochi di guerra ai giochi proibiti. Sempre, come è logico per un festival di letteratura organizzato da una Biblioteca, volando intorno al mondo del libro

La manifestazione si strutturerà dal 24 al 28 maggio in un incontro al mattino tra gli studenti delle scuole superiori con laboratori di scrittura e di giornalismo per il progetto Passepartout ragazzi, che si articola in tutto l’anno e si esprime al meglio durante il festival; poi una sezione pomeridiana riservata ai piccoli, Passepartout junior

Interessante dimensione del festival è la caratteristica di un paese ospite, con protagonisti provenienti da diverse culture. Questo anno sarà la Francia, grazie alla collaborazione con Centre Culturel Français di Torino.

L’alter ego del Festival Passepartout sarà magistralmente interpretato da Dappertout, sezione giovane della manifestazione, che ha già riscosso un grande successo con l’iniziativa di scrittura collettiva Sedani, Storie raccontate a mano. In questo modo non esisteranno spazi e tempi vuoti

In tarda serata, come consuetudine, ci saranno rappresentazioni musicali/teatrali.

Il Festival Passepartout è inserito nel palinsesto delle manifestazioni che potranno fregiarsi del logo di Torino Capitale Mondiale del Libro congiuntamente a quello dell’Unesco.

Programma:

  • a Palazzo Alfieri – Corte, piazze e cortili – Memoria e tradizione nei giochi di palla in Piemonte

Mostra documentaria , a cura di Alessandra Torta Castellani e Marco Violardo

  • a Palazzo del Michelerio – Giochi di carta: Martino di Loreto – Mostra di tavole originali di Luigi Piccatto

Giochi di colore – Acquerelli di Martina Benoni

  • negli anfratti di Palazzo del Michelerio – Dappertout – Visite guidate nelle pagine usate – Prendersi gioco

Mercato del Libro, a cura delle Librerie Associate Astigiane

Libreria Al Cappellaio Matto, Mercato del libero scambio librario

Mercoledì 24 ore 18.00

Palazzo Alfieri – Franco Piccinelli inaugura la mostra – Corte, piazze e cortili – Memoria e tradizione nei giochi di palla in Piemonte. Seguirà Buffet

Ore 21.30 – Palazzo del Michelerio – Oltre il gioco: scrittura e inimmaginabile – Alessandro Bergonzoni, Edoardo Sanguineti;

Ore 23.00 – Dappertout**: Dentro la tana del Coniglio – Inaugurazione del controfestival

Giovedì 25 maggio

Ore 14.30 – Passepartout ragazzi: laboratorio di narrazione, a cura di Paolo Bolla

Passepartout ragazzi: laboratorio di giornalismo, a cura di Pietro Nardiello.

Ore 15/17: Dappertout**: Il Bruco consiglia – Incontri informali tra pubblico e artisti

Ore 17 – Passepartout junior*: La magia per bambini del Mago Alan

Ore 18 – Giochi di potere – Oliviero Beha, Andrea Santini

Ore19.30 – La cave littéraire: apéritif en prose avec François Taillandier , in collaborazione con il Centre Culturel Français di Torino.

Ore 21.30 – Favole – Paolo Poli & Antonio Ballista, in collaborazione con il Circolo Filarmonico Astigiano

Ore 23.00 – Dappertout**: La Compagnia dei Fiori Viventi – Improvvisazioni teatrali.

Venerdì 26 maggio

Ore 10 – Passepartout junior*: Incontro con l’Autore: Giovanni Del Ponte

Ore 14.30 – Passepartout ragazzi: laboratorio di narrazione, a cura di Paolo Bolla;

Passepartout ragazzi: laboratorio di giornalismo, a cura di Pietro Nardiello.

Ore 15/17: Dappertout**: Il Bruco consiglia – Incontri informali tra pubblico e artisti

Ore 17 – Passepartout junior*: Libriamoci nell’aria – Compagnia Teatrale i So Theatre

Ore 17.00 – Giochi proibiti – Manila Benedetto, Monica Maggi

Ore 18 – Giochi di pazienza: l’indagine 1, Ilaria Cavo, Marco Neirotti, Enrico Zucca

Ore19.30 – La cave littéraire: apéritif en prose avec Eric Pessan, in collaborazione con il Centre Culturel Français di Torino;

Ore 21.30 – Corto Circuito: Sestetto di Contrabbassi Basspartout , in collaborazione con Il Regio Itinerante;

Ore 23.00 – Dappertout**: La Compagnia dei Fiori Viventi, Improvvisazioni teatrali

Sabato 27 maggio

Ore 14.30 – Passepartout ragazzi: laboratorio di narrazione, a cura di Paolo Bolla;

Passepartout ragazzi: laboratorio di giornalismo, a cura di Pietro Nardiello;

Ore 15/17: Dappertout**: Il Bruco consiglia, Incontri informali tra pubblico e artisti

Ore 16 / 22 – Annullo filatelico di Passepartout, in collaborazione con l’Associazione Filatelica Astigiana;

Ore 17 – Passepartout junior*: Pirù demoni e denari, Walter Broggini e i suoi burattini

Ore 17 – Giochi di guerra: Domenico Quirico, Marco Zatterin

Ore 18 – Giochi di logica: Vincenzo Cerami, Mario Baudino, Steve Dalla Casa

Ore 19.30 – La cave littéraire: apéritif en prose avec Etienne Klein, in collaborazione con il Centre Culturel Français di Torino;

Ore 21.30 – Il romanticismo tra poesia e musica: Milena Vukotic & Antonio Ballista, in collaborazione con il Circolo Filarmonico Astigiano;

Ore 23.00 – Dappertout**: La Compagnia dei Fiori Viventi, Improvvisazioni teatrali

Domenica 28 maggio

Ore 14.30 – Passepartout ragazzi: laboratorio di narrazione, a cura di Paolo Bolla

Passepartout ragazzi: laboratorio di giornalismo, a cura di Pietro Nardiello;

Ore 15/ 17: Dappertout**: La festa di Non Compleanno – Chiusura del controfestival e dei laboratori di Passepartout ragazzi;

Ore 17 – Passepartout junior*: Concerto di chiusura: Orchestra Suzuki di Asti – Seguirà: grande merenda

Ore 17.00 – Giochi di pazienza: l’indagine 2: Pierluigi Baima Bollone, Marco Neirotti

Ore 18.00 – Giochi di parole: Stefano Bartezzaghi, Luciano Genta

Ore19.30 – La cave littéraire: apéritif en prose avec Véronique Ovaldé, in collaborazione con il Centre Culturel Français di Torino;

Ore 21.30 – Giochi di corte: Concerto dei Suonatori della Reale Scuderia e dell’Equipaggio della Regia Venaria, in collaborazione con l’Associazione Percorsi

La cave littéraire sarà animata da Francesco Forlani e da Franck Lassalle all’ accordéon.

Dappertout** si ispira ai capolavori di Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio.

Le sedi

La mostra Corte, piazze e cortili. Memoria e tradizione nei giochi di palla in Piemonte resterà aperta in Palazzo Alfieri da mercoledì 24 maggio a domenica 11 giugno con orario 9-13, 15-20.

Passepartout junior* avrà sempre luogo in Biblioteca

Tutti gli altri incontri avranno luogo presso il Palazzo del Michelerio, dove sarà in funzione un servizio di Kinderheim

Tutti gli incontri e le iniziative sono gratuiti.

PASSEPARTOUT 2006 è realizzato con il contributo di Comune di Asti , Provincia di Asti , Regione Piemonte , Fondazione Cassa di Risparmio di Torino , Fondazione Cassa di Risparmio di Asti , Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma e con il sostegno di Fiera del Libro, Torino.

Grazie in particolare a: I Volontari di Passepartout , ATC – Agenzia Territoriale per la Casa, AstiTurismo, Ente Parchi e Riserve Naturali Astigiani, Orchestra Suzuki, Asti, Associazione Filatelica Astigiana, La Scuola di Fumetto di Asti, Librerie Associate Astigiane, Associazione Nazionale Carabinieri, Panetteria Antico Borgo, Asti, Riboc Distribuzione.

 

ROMA: Raffaello da Firenze a Roma.

Il pittore più luminoso ed enigmatico del Rinascimento alla Galleria Borghese. Con capolavori da tutto il mondo.  

All’inevitabile discrepanza tra l’anno della nascita e quello della morte (1483-1520) Raffaello Sanzio, desideroso di perfezione, rimediò facendo almeno coincidere mese e giorno, il 6 aprile, e per Giorgio Vasari perfino l’ora, le 3 di notte. In competizione con Dio nello sforzo di correggerne l’opera (poiché ogni artista “ha l’obbligo di fare le cose non come le fa la natura, ma come ella le dovrebbe fare”), il “divino” pittore morì giovane, a 37 anni. Come Wolfgang Amadeus Mozart, musicista al quale lo si associa: stessi doni, stessa limpida chiarezza e inesauribili stati di grazia su un fondo di fantasia irrequieta, difficile da definire. Raffaello era già un mito a trent’anni e poi per sempre ha rappresentato la quintessenza della bellezza in pittura.

Però, confrontato con Michelangelo o Leonardo o Tiziano, di lui qualcosa sfugge. È l’astro rinascimentale più luminoso e, al tempo stesso, più distante. Anni fa lo scrittore napoletano Michele Prisco diceva che “forse proprio questo è il mistero di Raffaello: di essere, come pittore, senza mistero”. La sua serenità, la nettezza del suo stile sono qualità poco eloquenti: lo allontanano più che avvicinarlo. Questo è anche il suo fascino. Raffaello è come la porta di una cassaforte: là dietro c’è un tesoro ma devi trovare la combinazione giusta per aprirla.
La sua enigmatica imperturbabilità ha per esempio messo d’accordo artisti antitetici come il neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres e il romantico Eugène Délacroix. E se la sua ineffabilità ha mandato in estasi Honoré de Balzac, c’è stato chi come Charles Baudelaire, credendo di scorgervi un difetto, ne ha involontariamente illuminato una delle virtù: “Per puro che sia, Raffaello non è che uno spirito materiale all’incessante ricerca del solido”. Infine, quanta ammirazione trabocca da André Malraux: “Un capolavoro di pittura, al tempo di Raffaello, è un quadro che l’immaginazione non può più perfezionare”. Ora: quali occhi abbiamo, noi, per Raffaello?

Non è una domanda bizzarra. Per incredibile che sia la mostra evento Raffaello, da Firenze a Roma (Galleria Borghese, dal 19 maggio al 10 settembre), è la prima monografica che la città dedica al sommo artista marchigiano (catalogo Skira): 27 tavole e 30 disegni dai più importanti musei del mondo, più 10 capolavori di altri pittori a confronto, per un totale di 1,2 miliardi di euro (record) di valore assicurato. L’esposizione, ruotando attorno alla Deposizione, inamovibile gioiello della Galleria Borghese, trafugata nel 1608 da Perugia a beneficio dell’avido cardinal Scipione, si concentra sull’opera di un pittore che, nato e formatosi a Urbino, sta maturando a Firenze e medita di trasferirsi a Roma. Un talento precoce che diventa un genio nel passaggio critico da qui a lì tra il 1505 e il 1508.

Raffaello, come fosse consapevole di non avere molto tempo, assimila in fretta e passa oltre. Inizialmente allievo del padre, il modesto Giovanni Santi, cresce all’ombra della corte urbinate dei Montefeltro. È qui che insegue e batte, sul suo stesso terreno, il Perugino. Uno Sposalizio della Vergine a testa. Solo che Perugino sembra che giochi a scacchi.

Raffaello dipinge l’aria, l’atmosfera. Suscita forze, trazioni emotive e fisiche. Arriva a Firenze attratto dal match tra Leonardo e Michelangelo. E allora ecco la sintesi e dunque il superamento di quei due mostri sacri nella Belle jardinière (è la prima volta che il Louvre le dà la libera uscita) e nella Madonna con San Giovannino e il Bambino: le sue Madonne, le più donne che mai si fossero viste. Com’è intensamente femminile, fin quasi all’evidenza di un’ermetica e placida essenza corporea, la Gravida. E virile, psicologico e oggettivo, il Ritratto d’uomo. Tra la Dama del Liocorno e La Fornarina ci sono i quasi 15 anni che trasformano un figlio della luce e del giorno in uno smaliziato frequentatore di malate notti romane. In mezzo: è come un’onda che si alza, si tende e si frange la Deposizione. Fanno al tiro alla fune col corpo di Cristo, le Marie piangono, la Vergine sviene, la natura è indifferente. Un presagio di Roma consegna Raffaello a un’oscura energia nuova, all’antichità fosca e monumentale. Lo aspettano l’ambizione dei papi e la storia.

Autore: Marco Di Capua

Fonte:Panorama.it

MILANO: Nicola Villa – dallo sguardo al volto impossibile.

Dal 15 giugno al 23 luglio, negli spazi della Galleria Montrasio Arte e della Galleria Bellinzona di Milano si terrà la prima personale milanese di Nicola Villa (Lecco, 1976).

Curata da Stefano Crespi, l’esposizione, dal titolo Dallo sguardo al volto impossibile, presenta trenta opere (oli su tela e tecniche miste su carta) realizzate negli ultimi due anni.

I lavori del giovane pittore lecchese ruotano attorno a un registro tematico che va dai paesaggi dove Villa miscela suggestioni che gli provengono dalle tonalità tipiche dei cieli della pittura inglese, senza dimenticare le campiture di Nicolas De Staël e le penombre di Ennio Morlotti, col quale divide la stessa origine, ai paesaggi cittadini, alle periferie metropolitane, con specifico riferimento alle ambientazioni del Realismo esistenziale milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, alle persone e ai ritratti, in cui lo sguardo e l’elaborazione del volto risulta una delle sue cifre espressive più caratteristiche del suo lavoro.

Come afferma il curatore nel suo testo in catalogo, “Nella pittura di Villa, un passaggio vissuto è l’immagine esistenziale (con i nomi sintomatici nella pittura a Milano, ma anche con quel paradigma tra apodittico e implacabile di Sironi). A Milano, l’immagine esistenziale era stata un bisogno continuo di domande, di incontri, di relazioni: l’abbandono, un resistere in un umanissimo margine di nostalgia, di speranze sognate. Così scorreva quella tipologia di interni, studi, edifici scuri, paesaggi urbani, prati di periferia. Nicola Villa su questi rimandi da una parte rivela un’ampiezza iconologica; dall’altra parte opera uno spostamento verso una ’forma desertica mentale’. A Milano quel clima esistenziale si inseriva in una situazione ancora ‘autocentrata’ nelle ragioni psicologiche, artistiche, sociali. Era ancora una fotografia consunta della periferia, della città che suscitava gli ultimi tremiti di poesia nel grigio su grigio, o nel buio silenzioso, timido di nevi improbabili. Tutto questo in Nicola Villa diventa spazio, pensiero, ‘sgrammaticatura’ architettonica dei suoi caseggiati, rispetto al fondo epico, radicale di Sironi. (…) Dentro queste ragioni artistiche, inevitabile rimane l’elaborazione del volto. Il Novecento da una parte è stato un cammino verso il mare dell’oggettività, verso lo spazio di una superficie siderale vana e assoluta. Il volto rimane il punto rischioso, irreversibile”.

Accompagna l’esposizione un catalogo – ediz. Montrasio Arte/Galleria Bellinzona – con testi del curatore Stefano Crespi, di Lodovico Meneghetti e Raffaele Bedarida.

Info:

Milano, Galleria Montrasio Arte (via Brera 5) e Galleria Bellinzona (via Volta 10);

Orari: Galleria Montrasio Arte: dal martedì al sabato 15.30-19.00. Domenica e lunedì chiuso. Tel. 02 878448, 875522;

Galleria Bellinzona: dal martedì al sabato 16.00-19.30; giovedì fino alle 21.00. Tel. 02 6598631. – Ingresso libero

Catalogo edizioni Montrasio Arte/Galleria Bellinzona.

 

Email: montrasio@montrasioarte.com