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UDINE. GAM – i suoi primi cent’anni.

Cent’anni fa il mecenate Antonio Marangoni volle creare ad Udine una fondazione con lo scopo di sostenere ed aggiornare i giovani artisti friulani. Venne così dato avvio ad una campagna di acquisizioni di opere alle principali esposizioni internazionali (dalle Biennali veneziane alle esposizioni di Brera), con una non comune lungimiranza, di artisti rigorosamente sotto i trent’anni.

Un primo nucleo di lavori viene ora esposto, fino a capodanno, nella mostra 1906. Lo sguardo sul moderno. Alle origini della Galleria Marangoni, alla Galleria d’Arte Moderna di Udine, formatasi anche grazie al lascito, in un inedito allestimento – curato da Isabella Reale – che ricostruisce l’atmosfera dei saloni di inizio secolo. Con tele di Luigi Nono, Ettore Tito, Giuseppe Ciardi, da tempo non più visibili al pubblico a causa delle notevoli dimensioni delle opere e del continuo accrescersi delle collezioni, oltre tremila opere tra dipinti, grafica e scultura, e migliaia di disegni di architettura. (d. c.)

Info: fino al 31 dicembre 2006
Galleria d’Arte Moderna – Piazzale Paolo Diacono, 22 – Udine
da martedì a sabato 9.30-12.30, 15.00-18.00; domenica 9.30-12.30; chiuso lunedì e pomeriggi festivi;
catalogo Silvana Editoriale;
ingresso € 3, ridotto € 1.50; giorni festivi e scolaresche € 1;
0432295891

Link: http://www.comune.udine.it/gamud.htm

Email: gamud@comune.udine.it

Fonte:Exibart on line

CAGLIARI. La Sardegna ha una legge sui beni culturali.

La Regione potrà esercitare maggiori funzioni nella tutela e valorizzazione di musei, parchi archeologici, biblioteche e archivi.

Per la prima volta nella sua storia autonomistica, la Sardegna ha una legge per la tutela, la valorizzazione, la fruizione del suo straordinario patrimonio culturale, che comprende il settore di musei, biblioteche e archivi, e ancora i parchi archeologici e gli ecomusei. Un testo normativo che, d’intesa con lo Stato, permetterà alla Regione di esercitare maggiori funzioni e competenze in questa materia, che ha un valore strategico per i progetti di rilancio dell’Isola. Senza dimenticare poi che trovano finalmente risposte le diverse centinaia di operatori, che da anni attendevano regole chiare e un intervento organico di riordino, per poter programmare il proprio futuro con più certezze.

Il Consiglio regionale ha approvato, dopo un giorno e mezzo di discussione in Aula, la legge sui beni culturali, istituti e luoghi della cultura. Un testo unificato dall’ottava Commissione Cultura, che ha lavorato su tre diversi provvedimenti, il disegno di legge dell’assessore dei Beni Culturali Elisabetta Pilia, approvato dalla Giunta regionale lo scorso marzo, e due proposte di legge, rispettivamente sull’istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali e l’istituzione di una rete museale dell’emigrazione.

‘Una legge necessaria’, l’ha definita l’assessore Elisabetta Pilia, perché fino ad oggi il settore è stato oggetto di interventi frammentari, soprattutto di carattere finanziario. Una politica di finanziamenti a pioggia dietro cui si sentiva l’assenza di un progetto, che fosse in grado di comprendere nella sua interezza tutti i comparti dei beni culturali sardi, riconoscendone nello stesso tempo il valore storico e artistico ma anche quello economico.

Più volte è stato ripetuto in Aula che dalla tutela e valorizzazione della ricchezze culturali sarde può arrivare una spinta importante per lo sviluppo. Così come dalla tutela delle coste e del paesaggio, oggi garantita dal Piano paesaggistico regionale. Musei, biblioteche, siti archeologici sono la testimonianza del passato dell’Isola, della sua identità, ma devono essere anche uno strumento per crescere. La legge di settore, che mira a rispondere alle esigenze di tutti i territori regionali, può aiutare a superare le discrasie tra le zone costiere e quelle dell’interno, trovando nuove strade per una loro rivitalizzazione. Soprattutto attraverso la sinergia tra Regione, Province, amministrazioni comunali, Università, scuole, associazioni, operatori economici del territorio.

La legge sarda amplia il concetto di patrimonio, così come definito dal Codice Urbani per i beni culturali e il paesaggio. Come ha spiegato l’assessore dei Beni Culturali, ai beni immateriali, di cui la Sardegna ha esempi straordinari, viene riconosciuto lo stesso diritto alla tutela e alla valorizzazione, riservato ai beni materiali. Grande attenzione è stata data dall’Assemblea regionale anche alle risorse umane, con l’impegno a dare più sicurezze a quanti già da anni lavorano in un settore, che può ancora crescere. C’è la volontà di valorizzare le punte di eccellenza, ma nello stesso tempo di fare crescere le piccole realtà, attraverso procedure di riconoscimento e standard di qualità per le strutture museali.

Per il 2006 la copertura finanziaria sarà di 28.297.000 euro, mentre sono previsti 24.996.000 euro per l’anno 2007 e 24.036.000 per l’anno 2008 e successivi. Nascono i sistemi regionali dei beni culturali e degli istituti e luoghi della cultura, che dovranno adottare la cooperazione tra Regione, Province e Comuni come base per la programmazione e l’articolazione territoriale. Alla Regione sarà affidato il compito di elaborare il Piano regionale triennale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, in base alle proposte e i programmi degli Enti locali, che dovranno approvare i piani provinciali.

Il Piano regionale prevede, tra le altre cose: la ripartizione delle risorse per la programmazione degli interventi, compresa la quota da trasferire agli enti locali e la definizione dei criteri per l’assegnazione dei contributi regionali; gli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni degli istituti e dei luoghi della cultura necessari per ottenere il riconoscimento regionale, nonché i criteri per l’istituzione di musei, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche e archivi storici; le metodologie e gli standard definiti a livello nazionale e internazionale che i musei, i parchi archeologici, gli ecomusei, le biblioteche e gli archivi storici devono adottare per l’inventariazione e la catalogazione; i requisiti professionali del personale da impiegare.

La legge istituisce due nuove tipologie di luoghi della cultura: i parchi archeologici, ovvero beni monumentali, santuari, chiese campestri e luoghi di culto, e gli ecomusei, che dovranno rappresentare, valorizzare e comunicare i caratteri, il paesaggio, la memoria e l’identità di un territorio e della popolazione, anche al fine di orientarne lo sviluppo futuro in una logica di sostenibilità, responsabilità e partecipazione dei soggetti pubblici e privati e della comunità locale. Viene riconosciuta l’importanza di garantire un sostegno all’arte contemporanea, favorendo la ricerca e la sperimentazione artistica, nonché l’incremento del patrimonio pubblico d’arte contemporanea.

Il Consiglio regionale ha approvato la creazione di una rete museale dell’emigrazione. Vengono fissati i compiti della rete: conservare, documentare e diffondere la conoscenza della cultura e dei valori identitari degli emigrati sardi; rafforzare la coscienza di appartenenza alle loro radici culturali e storiche; realizzare la maggiore integrazione possibile fra la comunità regionale e le comunità dei sardi emigrati. Prevista, inoltre, la possibilità di attivare rapporti di collaborazione con il ministero degli Esteri, Università, istituzioni e associazioni culturali italiane e straniere, da intendersi come circoli dei sardi all’estero.

VERONA. Art(verona 06 – l’Arte e i suoi Percorsi.

LA GRANDE FIERA DEGLI OPERATORI ITALIANI DI QUALITÀ
Missione di Art(Verona è di esprimere al meglio l’ampia e qualificata realtà delle gallerie italiane che operano nel moderno e nel contemporaneo. E di essere un appuntamento ineludibile per chi ama l’arte e ne percorre i mercati: collezionisti, appassionati, curatori di musei e di fondazioni, giornalisti e critici d’arte, docenti e opinion leaders. Un pubblico non solo nazionale ma che proviene anche d’altri paesi, perché nutre interesse e desiderio di scoperta per le proposte più attuali del mercato italiano, il quale affonda radici e cultura nella storia dell’arte più significativa nel mondo.

Con questa nuova edizione 2006, Art(Verona dà valore ancor maggiore al suo ruolo di prima e più significativa manifestazione del mercato d’arte moderna e contemporanea in Italia, dopo le tradizionali fiere della prima parte dell’anno.
È un’edizione che estende e migliora non solo il numero e la qualità delle gallerie partecipanti, ma anche tutte le varie componenti della sua formula espositiva e di accoglienza.
Una formula che già nella prima edizione dell’ottobre 2005 ha visto 142 espositori e quasi 18.000 visitatori. Unanime è stato il giudizio di positivo gradimento, sia quello direttamente espresso da espositori e da visitatori, sia quello rilevato dall’apposita indagine svolta dall’Istituto di ricerche Rimarko di Milano.
Per la nuova edizione di quest’anno, sono previsti un’affluenza ancor maggiore di visitatori e un numero di gallerie espositrici prossimo a 200.

Info:
quartiere fieristico di Verona, ingresso da porta San Zeno (da viale del lavoro), uscita consigliata autostrada: Verona Sud;
 
da giovedì 19 a lunedì 23 ottobre 2006

Orari: giovedì 19 – dalle 14.30 alle 20.00; venerdì 20 – sabato 21 – domenica 22 – dalle 10.30 alle 20.00; lunedì 23 – dalle 10.30 alle 15.00
 
Ingresso: biglietto ordinario: euro 10,00; abbonamento valido per i 5 giorni: euro 15,00.
 
Itinerario consigliato: prima del Moderno > Il Novecento > Arte Moderna e Avanguardie Storiche > Arte Contemporanea > Grafica e Multipli;
 
Sezione speciale: Outsider Art
Eventi: Premio Aletti Art(Verona – Mostra retrospettiva di Carlo Zinelli;
ICONA 2006 – ‘Architettura e memoria’ di Gabriele Basilico.
 
CATALOGO gratuito a tutti i visitatori.

tel: + 39 045 8039204 – fax: +39 045 8015004

Link: http://artverona.it

Email: staff@artverona.it

BRA (Cn). Primizie.

Sabato 23 Settembre 2006 alle ore 18,00 inaugurazione mostra Primizie, presso i Mercato Coperto di Bra, in Piazza XX Settembre.
In occasione della Notte Bianca di Bra un gruppo di artisti promuove un’iniziativa autonoma di arte, che avrà corso per due giornate, dalle ore 18,00 di sabato fino alle ore 20,00 di Domenica.

31 Artisti si sono incontrati e hanno organizzato in modo autonomo, con la disponibilità del comune di Bra a fornire lo spazio, un evento artistico. Essi presenteranno le loro più recenti creazioni, di cui molte realizzate per questo particolare evento.

La rassegna inizierà con una festa d’inaugurazione Sabato 23 Settembre alle ore 18,00 e proseguirà fino a Domenica 24 alle ore 20,00 in un work artistico continuo.

E´ in fase di preparazione anche un piccolo catalogo di accompagnamento.

Artisti partecipanti:
Aergotica, Andreotti Fabio, Ariaudo Franco, Benzo Fiodor, Bianco Giovanna, Bono Elena, Bursich Vesna, Cassano Daniela, Cerutti Marco, Della Ferrera Massimiliano, Di Blasi Samuel, Doppioniro, Eucalipto Germana, Farina Leslie, Finello Francesca, Franco Moira, Gallizio Davide, Gec art, lerda Monica, Marsili Stefania, Mastrangelo Enzo, Olivero Domenico, Pandolfo Elena, Potenziere Luna, Revello Pinuccio, Sturpino Paolo, Toppino Stefano, Valente Nadir, Valsania Jacopo, Venezia Stefano, Vigna Ivo.

Info:
Mercati Generali, Pizza XX Settembre, Bra (Italia)
dal 23 al 24 Settembre 2006
Orario: dalle ore 18,00  di Sabato 23 alle ore 20 di Domenica 24 Settembre.

Fruizione dello spazio: ingresso gratuito, luogo accessibile hai 
portatori di handicap.

Link: http://primizie.blog.tiscali.it

Email: primizie2006@tiscali.it

Salvatore SETTIS: Per i beni culturali ritorna lo scempio.

Il ministro Nicolais ripropone il silenzio-assenso “Il saccheggio del territorio e la distruzione del patrimonio culturale e del paesaggio sono diventati di sinistra’?

Salti sulla sedia chi credeva che col centrosinistra si cambiasse musica in tema di beni culturali: fra le idee ‘nuove’ che il governo Prodi avanza sulla ‘modernizzazione’ del Paese (nel disegno di legge presentato dal ministro Nicolais il 5 settembre), rispunta, impudicamente scopiazzata dal peggior Tremonti d’annata, l’idea sgangherata e perversa del silenzio-assenso in materia di beni culturali.

Sarà bene ricordare che negli anni del centrodestra il principio del silenzio-assenso fu introdotto, calpestando la Costituzione, prima a proposito delle alienazioni di beni culturali pubblici, e poi per favorire i costruttori privati. Ripercorriamo quei due momenti prima di valutare la brillante idea (si fa per dire) del ministro della Funzione pubblica.

Nella scorsa legislatura si cominciò con il D. L. 269/2003, affiancato dall’emendamento Tarolli alla Finanziaria 2004. Il Codice dei Beni Culturali era allora in dirittura d’arrivo, e prevedeva in caso di vendita di beni pubblici la prevalenza dell’accertamento dell’interesse culturale senza iugulatori limiti di tempo; ma prima ancora dell’approvazione del Codice quel principio fu vergognosamente capovolto in silenzio-assenso, secondo cui se di qualcosa non si dichiara velocissimamente l’interesse culturale, vuol dire che non ne ha affatto, che non ne avrà mai più, che si può vendere impunemente. Sia la Commissione Cultura del Senato che quella della Camera, entrambe con maggioranza di centrodestra, osservarono l’incoerenza fra il dettato della
Finanziaria e quello del Codice, raccomandando al governo che avesse la meglio il Codice in quanto rispondente ai principi della Costituzione; ma il Consiglio dei ministri fece l’opposto, e secondo il dikat di Tremonti inserì il silenzio-assenso nel Codice.

Cominciò allora una battaglia contro il silenzio-assenso, universalmente deprecato dalla sinistra allora all’opposizione. Alla fine, su proposta di una commissione insediata dal ministro Buttiglione, il governo cancellò il silenzio-assenso dal Codice con un decreto di fine legislatura (156/2006).

Nasceva però intanto un’altra applicazione del silenzio-assenso, stavolta in beneficio di chi voglia edificare presentando una DIA (‘dichiarazione di inizio attività’), e cioè un’autocertificazione che sostituisce il nullaosta amministrativo (a meno che l’amministrazione competente non vi si opponga entro 90 giorni). La legge 537/1993, in ossequio alla Costituzione, escludeva espressamente i beni culturali dall’ambito di applicazione, ma nel febbraio 2005 il centrodestra, contrabbandando il provvedimento come ‘semplificazione della regolamentazione’, provò a sopprimere l’eccezione: per la prima volta nella storia d’Italia, in tal modo, l’intero sistema della tutela non sarebbe stato governato né dalla Costituzione né dalle apposite leggi, bensì da
autocertificazioni e dal pessimo principio del silenzio-assenso. Anche allora, grande mobilitazione della sinistra, delle associazioni, dell’opinione pubblica contro quella proposta, caldeggiata dall’allora ministro della Funzione pubblica, Baccini. E anche quella volta, il governo Berlusconi dovette fare marcia indietro: secondo la L. 80/2005 furono esclusi dal silenzio-assenso «gli atti e i procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico e l’ambiente», oltre a quelli sulla sicurezza nazionale, la difesa, la sanità.

Inutile battaglia. Inutile cambiare governo e colore politico, visto che il ‘silenzio-assenso’ proposto da Nicolais è identico a quello di Baccini: ora come allora, vuol dire che se la risposta all’autocertificazione di un costruttore non giunge ‘entro il termine perentorio di 90 giorni dal ricevimento della richiesta’, la richiesta si intende accolta. Anche se comporta la distruzione (ovviamente irreversibile) di un’area archeologica o di un paesaggio, lo sventramento di un palazzo barocco, lariconversione di una chiesa medievale in discoteca, l’edificazione di un condominio su una spiaggia protetta. E questo mentre le Soprintendenze sono ormai coperte per circa il 40% per reggenza a causa della cronica mancanza di assunzioni; mentre l’età media
del personale è intorno ai 55 anni; mentre mancano in musei e soprintendenze il tempo per l’ordinaria amministrazione, i soldi per pagare la luce e il telefono.

La ridicola foglia di fico della proposta Nicolais, secondo cui in un
indeterminato futuro si potrà forse stabilire (con regolamenti di là da venire) quali atti sul patrimonio culturale e paesaggistico potrebbero sfuggire al silenzio-assenso, non ingannerà nemmeno i più ingenui.

Scopriamo adesso, grazie al ministro Nicolais, che il silenzio-assenso sui beni culturali, pessima barbarie se fatta dal centrodestra (che peraltro lo ha, seppur tardivamente, abolito), in mano al centrosinistra diventa modernizzazione progressista. Andando avanti di questo passo, diventerà di sinistra vendere i beni del demanio culturale, cosa orripilante quando voleva
farlo la destra? Ci convinceremo che i tagli ai beni culturali, ma anche alla ricerca, all’università, al teatro e alla musica, se fatti dalla destra sono deplorevoli, se li fa la sinistra vanno accolti con giubilo? Che i musei di Stato vanno privatizzati, purché sia la sinistra a farlo? Che il saccheggio del territorio e la distruzione del patrimonio culturale e del paesaggio sono diventati ‘di sinistra’?

Il silenzio-assenso in tema di beni culturali è contrario all’art. 9 della Costituzione, come espressamente dichiarato dalla Corte Costituzionale in almeno cinque sentenze: in questa materia ‘il silenzio dell’Amministrazione preposta non può avere valore di assenso’ (sentenza 404/1997). Come ha ben spiegato un eccellente giurista, Silvio Martuccelli, sul Sole-24 ore del 9
maggio 2004, è questo uno strano modo di utilizzare il silenzio-assenso. Nato per tutelare il cittadino dinanzi all’inerzia della pubblica amministrazione, per una sorta di eterogenesi dei fini diventa un espediente tecnico attraverso il quale lo Stato, a danno della collettività, elude i vincoli della tutela dei beni culturali. Il silenzio, continua Martuccelli, non ha di per sé alcun
significato giuridico.

È il legislatore che sceglie se attribuirgli un significato, e quale. Se (nel caso della tutela dei beni culturali, paesaggistici, ambientali) il legislatore vuol privilegiare l’interesse a tutelarli, allora attribuirà all’eventuale silenzio dell’amministrazione il
valore di un diniego; se – come vuole Nicolais in piena sintonia con Tremonti e Baccini – gli dà invece valore di assenso, è chiaro che ritiene secondario l’interesse pubblico della tutela rispetto a quello privato di chi voglia spianare dune, devastare boschi e coste, annientare zone monumentali e archeologiche. Perciò va denunciata con forza, col centrosinistra proprio come col centrodestra, l’assoluta illegittimità costituzionale di questa norma, scritta in totale spregio dell’art. 9 della Costituzione.

Contro il silenzio-assenso di Tremonti e contro quello di Baccini, l’allora ministro Urbani provò a battersi, perdendo la prima battaglia ma vincendo la seconda; l’allora presidente Berlusconi non rispose nemmeno alle proteste di associazioni, stampa, società civile. In questo che rischia di essere il primo atto significativo del governo Prodi sui beni culturali, sia lecito sperare che il presidente del Consiglio blocchi una manovra indegna della sua cultura e del suo governo; e che il ministro Rutelli (che è anche vicepresidente del Consiglio) voglia battersi con decisione, e sappia vincere.

 

Autore: Salvatore Settis

Fonte:La Repubblica