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BOLOGNA. Arte Fiera Art First. L’arte moderna e contemporanea per le vie.

La prima edizione di BOLOGNA ART FIRST, lanciata lo scorso anno nell’ambito di ARTEFIERA ART FIRST ha registrato un ampio consenso fra gli appassionati d’arte che hanno potuto apprezzare il suggestivo connubio fra installazioni d’arte moderna/contemporanea (selezionate per l’iniziativa) e le forme architettoniche del passato di alcune fra le più prestigiose sedi cittadine.

L’edizione 2007 di ARTEFIERA ART FIRST riproporrà BOLOGNA ART FIRST con un inedito percorso – tracciato dalle opere d’arte selezionate fra le proposte delle gallerie espositrici ad ARTEFIERA ART FIRST 2007 – che interesserà Musei, Palazzi e Corti bolognesi.
BOLOGNA ART FIRST 2007 rafforzerà ulteriormente il già consolidato rapporto fiera-città che dà origine, nelle giornate di manifestazione, ad una vera kermesse dedicata all’arte moderna e contemporanea a disposizione degli oltre 40.000 visitatori dell’evento.

L’iniziativa, realizzata anche in questa edizione con il contributo di istituzioni cittadine, vedrà un maggior numero di location ospitare le installazioni selezionate dal Comitato Artistico di BOLOGNA ART FIRST 2007 composto da: Gianfranco Maraniello (Direttore GAM Bologna), Gaetano Maccaferri (collezionista), Marino Golinelli (collezionista) e Silvia Evangelisti (Direttore Artistico di ARTEFIERA ART FIRST).

Fra le sedi attraverso le quali si snoderà il percorso di BOLOGNA ART FIRST 2007 ricordiamo:

. MUSEO DELLA MUSICA, che ospiterà l’opera di Corrado Bonomi ‘Se son rose fioriranno’ – Galleria: Bonelli arte contemporanea,
. MUSEO DELLA MUICA, che ospiterà l’opera di Isgro’ ‘Le api.’- Galleria: Studio Guastalla
. MUSEO MEDIEVALE (Cortile), che ospiterà l’opera di Giovanni Ozzola ‘Two story addiction’ – Galleria: Continua,
. MUSEO ARCHEOLOGICO (gipsoteca), che ospiterà l’opera di Francois Morrellet ‘Lamentable’ – Galleria: A arte Studio Invernizzi,
. PALAZZO D’ACCURSIO (cortile), che ospiterà l’opera di Giuseppe Spagnulo ‘Ferro Spezzato’ – Galleria: Grossetti Arte Contemporanea,
. PALAZZO RE ENZO (Cappella), che ospiterà l’opera di Steven Gontarsky ‘Zero Obelisk Blood’ – Galleria: Changin Role- Move Over gallery,
. PALAZZO RE ENZO (esterno), che ospiterà l’opera di Valerio Berruti ‘Se ci fosse la luna’ – Galleria: Spirale Arte – Arte Contemporanea,
. Aeroporto internazionale GUGLIELMO MARCONI Business Lounge, che ospiterà l’opera di Marco Lodola ‘Ballerini’ – Galleria: Galleria Tega,
. MUSEO DELLA SANITA’ SANTA MARIA DELLA VITA, che ospiterà l’opera di Claudio Costa ‘Il letto di Sarah Bernardt – Galleria: Cardelli e Fontana,
. CORTILE ARCHIGINNASIO, che ospiterà l’opera di Roberto Mascella ‘Apparenza’ – Galleria: Andrea Arte Contemporanea,
. MUSEO ARCHEOLOGICO (sala trasp.), che ospiterà l’opera di Mimmo Paladino ‘I dormienti’ – Galleria Cardi,
. FESTIVAL NETMAGE – RE ENZO, che ospiterà l’opera di O. Moccellin-N. Pellegrini ‘The Space Between us fills.’ – Galleria Lia Rumma,
. MUSEO DI PALAZZO POGGI, che ospiterà l’opera di Bianco-Valente ‘When the sun touches you’ – Galleria Alfonso Artiaco,
. MUSEO DI PALAZZO POGGI, che ospiterà l’opera di Quentin Garel ‘Crane d’oiseau’ – Galleria: Galleria Forni.

Info:
dal 26 al 29 gennaio 2007 – Orario: Da venerdì a domenica 11.00 – 19.00; Lunedì 11.00 – 17.00;

Biglietto intero: euro 16,00;
Settori: Arte moderna e contemporanea, editoria, spazio musei, istituzioni;
Padiglioni: 16,18,21,22;
Ingresso Ovest Costituzione e Ingresso Nord.
 

Link: http://www.artefiera.bolognafiere.it

Fonte:Exibart on line

VITTORIO VENETO (Tv). Inghiottiti da un’immensa fornace. Fotografie stereoscopiche dal fronte di Luigi Marzocchi (1915-1918).

Inaugurazione della mostra stereoscopica sulla Grande Guerra, sabato 16 dicembre 2006 – ore 11.00, Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, Piazza Giovani Paolo I – Vittorio Veneto-località Ceneda (TV).

“Inghiottiti da un’immensa fornace” è una frase tratta dalla lettera scritta alla madre da un soldato il 10 ottobre 1916, giorno stesso in cui morì in combattimento. Queste parole rendono con immediatezza il significato di molte delle riprese di Luigi Marzocchi, operatore del Reparto Fotografico del Comando Supremo dell’Esercito, che nella duplice veste di fotografo militare e di appassionato di fotografia, realizzò centinaia di stereografie sui diversi fronti che videro coinvolte le truppe italiane nella guerra del 1915-18, producendo una biografia individuale e collettiva per immagini, specchio delle proprie esperienze e motivazioni, testimonianza del disorientamento, del senso di abbandono e di spersonalizzazione vissuti dai combattenti impegnati in trincea.
La mostra
“Inghiottiti da un’immensa fornace”, che propone alcune delle fotografie stereoscopiche di Luigi Marzocchi conservate presso il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, non ha intento documentario ma intende restituire queste intense emozioni attraverso immagini fortemente evocative, enfatizzate da un innovativo sistema di visualizzazione e accompagnate da musiche appositamente composte.
Prossimo il novantennale della Vittoria, “Inghiottiti da un’immensa fornace” si inserisce nel piano di valorizzazione anche in senso multimediale del patrimonio del Museo della Battaglia di Vittorio Veneto nell’ambito del progetto di valorizzazione e restyling dei siti della Grande Guerra promosso dalla Provincia di Treviso.

Info:
Tel. 0438.57695 – Apertura: dal 16 dicembre 2006 al 20 febbraio 2007;
Orario: 9.30-12.30 / 14.00-18.00 (lunedì chiuso)
INGRESSO LIBERO

Link: http://www.comune.vittorio-veneto.tv.it

Email: info@virtualgeo.it

REGGIO EMILIA e CORREGGIO. Antologia di Alberto Magnelli.

Con oltre 90 dipinti su tela e 70 tra collage, gouache e ardesie, sarà la mostra più vasta dell’artista fiorentino, tra quelle finora organizzate in Italia.

Un grande appuntamento d’arte è in programma dal 17 dicembre all’11 marzo 2007 a Reggio Emilia e Correggio. Nelle due sedi di Palazzo Magnani e di Palazzo dei Principi si terrà la più ampia antologica, finora mai realizzata in Italia, di Alberto Magnelli (Firenze 1888 – Meudon, Parigi 1971), in grado di ricostruire in modo completo tutto il suo percorso creativo.
Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e dal Comune di Correggio, con il contributo di Fondazione ‘Pietro Manodori’ e CCPL di Reggio Emilia, nonché di Assicurazioni Generali e Tecton, e curata da Daniel Abadie, uno dei maggiori conoscitori del lavoro di Magnelli, già direttore del museo del “Jeu de Paume” di Parigi, e Sandro Parmiggiani, curatore delle attività espositive di Palazzo Magnani, la mostra presenterà 160 opere (90 dipinti su tela, realizzati tra il 1907 e il 1969, e 70 tra collage, gouache e ardesie, datate dal 1937 al 1966), alcune delle quali tornano a essere visibili al pubblico dopo un lungo tempo di assenza, provenienti dai maggiori musei e istituzioni pubbliche europee (Centre Georges Pompidou di Parigi, Kunsthaus di Zurigo, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Museum Würth di Künzelsau, Musée de Grenoble, Musée Magnelli di Vallauris, Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne, Museo di Locarno, Musée National di Monaco, Museo d’Arte contemporanea di Villa Croce di Genova) e da numerose collezioni private, straniere e italiane.

Di Magnelli vengono analizzati tutti i periodi, dalla figurazione semplificata, ‘fauve’, degli anni Dieci, che pare essersi incamminata sulla strada dell’astrazione, alle successive ‘Esplosioni liriche’; dalle opere che non possono essere definite pienamente ‘figurative’ degli anni Venti, ancora poco conosciute, alle ‘Pietre’ e ai lavori astratti che caratterizzano il suo percorso negli ultimi trentacinque anni di attività.
La sezione di Correggio consente poi di confrontarsi con ‘l’officina’ di Magnelli, attraverso la creatività dei collages – realizzati con pezzi di cartone ondulato, di tela da sacco, di tessuti, o con oggetti come ventagli -, tra i quali spiccano per calibrata poesia quelli, datati 1941, su carta da musica, degli acquerelli e delle opere sulle tavolette di lavagna. 

Accompagna l’esposizione un catalogo Skira con testi dei curatori e di Alberto Boatto, Luciano Caprile e Marco Vallora, oltre a un’antologia di saggi, che prende in esame la ‘fortuna critica italiana’ di Magnelli, pubblicando una selezione tra quelli redatti da storici dell’arte e critici (Argan, Ballo, Bonito Oliva, Brissoni, Calvesi, Caramel, Cavallo, Celant, Fagiolo dell’Arco, Gualtieri di San Lazzaro, Longhi, Marchiori, Meneguzzo, Ponente, Pontiggia, Russoli, Salvi, Trucchi, Valsecchi), artisti (De Pisis, Dorazio, Prampolini, Perilli) e scrittori (Calvino, Palazzeschi).


ALBERTO MAGNELLI (Firenze, 1888 – Meudon, Parigi 1971)
Verso il 1911 si avvicina agli intellettuali e agli artisti che fanno capo alla rivista “La Voce”. Con Aldo Palazzeschi nel 1914 si reca a Parigi. Grazie a questo soggiorno scopre il movimento cubista e frequenta Apollinaire, Picasso, Max Jacob, Gris, Matisse, Léger, de Chirico (al quale sarà legato da una profonda amicizia), Archipenko. Tornato in Italia, fra il 1915 e il 1918 (anno delle “Explosions Lyriques”), realizza alcune serie di opere astratte. La pittura figurativa del dopoguerra – incentrata sul paesaggio e su temi di vita contadina – richiama l’originaria passione per i primitivi toscani. Fra il 1931 – l’anno dopo si trasferisce definitivamente a Parigi – e nel 1934 realizza la serie di dipinti denominati “Pierres”, legate alla visione delle cave di marmo di Carrara, che segnano un ritorno all’astrazione, che poi, fino alla morte, sarà incentrata sulla ricerca e sullo sviluppo di equilibri cromatici e di ritmi formali. Espone le “Pierres” nel 1934 nella prima personale parigina, da Pierre Loeb. A Parigi conosce Kandinsky e si unisce al gruppo “Abstraction-Création”. Nel 1932 aveva esposto cinque opere alla Biennale di Venezia e nel 1935 presenta altrettante opere alla Quadriennale di Roma; nella seconda metà degli anni Trenta espone anche alla Galleria del Milione a Milano. Nel 1937 espone alla mostra “Origines et Développement de l’Art International Indépendent” al Jeu de Paume, e tiene la prima personale a New York, alle Boyer Galleries. Nel 1939, alla Galerie Charpentier, è presente al “Salon de Réalités Nouvelles”; parteciperà anche alle edizioni del dopoguerra. Durante l’occupazione nazista, Magnelli vive in Provenza in compagnia della moglie e dei coniugi Arp e Delaunay. Nel 1945 espone tre opere alla mostra “Art Concret”, allestita alla Galerie Drouin. Nella stessa galleria tiene una grande retrospettiva nel 1947, in cui viene definito ‘le peintre abstrait le plus important de Paris’. Consacrato come uno dei grandi maestri storici dell’astrattismo internazionale, gli verranno dedicate sale personali alle Biennali di Venezia del 1950 (diciotto opere) e del 1960. Nel 1953 ottiene il secondo premio alla Biennale di San Paolo del Brasile, dove otterrà, due anni dopo, il primo premio; nel 1954 gli viene dedicata una personale al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles; nel 1955 partecipa a Documenta II a Kassel. Nel 1963 viene organizzata una retrospettiva al Kunsthaus di Zurigo, che poi passa a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel 1968 si tiene una sua ampia personale (centosettantatré opere) al Musée national d’art moderne di Parigi, e sue mostre si terranno nei due anni successivi in alcuni musei francesi. Magnelli muore nella sua casa di Meudon il 20 aprile 1971. Sulla sua tomba, nel cimitero della cittadina vicino a Parigi dove abita dal 1958, si può leggere l’epigrafe da lui dettata prima della morte: ‘Alberto Magnelli / 1888-1971 / pittore fiorentino’. Tra le mostre a lui dedicate in spazi pubblici dopo la sua scomparsa, vanno almeno ricordate quelle al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1979, al Palazzo Vecchio di Firenze, al Palazzo dei Papi di Avignone e al Musée d’art moderne di Saint-Etienne nel 1988, al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1989, al Musée Magnelli di Vallauris nel 1998, al Museum Würth di Künzelsau nel 2000, al Museo Villa dei Cedri di Bellinzona e al Refettorio delle Stelline di Milano nel 2001.

Info:
Reggio Emilia, Palazzo Magnani (Corso Garibaldi 29)
Correggio (RE), Palazzo dei Principi (Corso Cavour 7)
17 dicembre 2006 – 11 marzo 2007
Orari Palazzo Magnani: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.
Orari Palazzo dei Principi: mercoledì, giovedì, sabato e domenica 10/13 – 15.30/19; chiuso lunedì e Natale.
Biglietti: Euro 7 intero; Euro 5 ridotto; Euro 2 studenti
Aperto il 25 dicembre (ore 15.00-19.00), il 26 e il 31 dicembre 2006 (9.30-13.00 / 15.00-19.00), il 1° gennaio (ore 15.00-19.00) e il 6 gennaio 2007 (ore 9.30-13.00 / 15.00-19.00).
Catalogo: Edizioni Skira

tel. 0522.454437; fax 0522.444436

Link: http:// www.palazzomagnani.it

Email: info@palazzomagnani.it

S. KORUNOVSKI E. DIMITROVA. Macedonia. L’arte medievale.

Jaca Book, Milano, pp. 260, ill b/n e col. form. 24 x 30, € 95.

Terra abitata da popolazioni slave, nel Medioevo la Macedonia fu provincia degli imperi bizantino, bulgaro e serbo, finchè cadde sotto il governo degli Ottomani ma, in termini artistici, vennero prodotti nella regione esempi di architettura e pittura di qualità eccellente.

Il volume presenta alcuni capolavori come gli affreschi di Nerezio di Kurbinovo.

SALERNO. Il mondo animale nell’arte medievale in Campania sculture e decorazioni tra secoli X e XIII.

Il Gruppo Archeologico Salernitano in collaborazione con la Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E di Salerno e Avellino e con la partecipazione del Liceo Scientifico Statale “A. Roiti” di Ferrara.

Dal 15 dicembre 2006 al 15 gennaio 2007, una mostra sui Bestiari Medievali.

Il percorso storico – iconografico che emerge dalla mostra, da una parte presenta le sculture e le decorazioni attraverso immagini fotografiche, dall’altra cerca di offrire una chiave di lettura della simbologia del mondo animale nell’età medievale. A tal fine, per i testi e le miniature abbiamo tratto ispirazione da alcuni famosi bestiari: De rerum naturis o De universo di Rabano Mauro, IX sec., (codice Cassinese 132 ); il Physiologus (in lingua greca e latina) del II – III sec. d.C.; il manoscritto dei Taccuini di Villard De Honnecourt, redatto tra il 1220 e il 1240 e conservato a Parigi. Quest’Autore, in particolare, nel resoconto dei suoi viaggi, accanto ad annotazioni di architettura e a schemi di composizione in cui la figura è trattata geometricamente, inserisce spesso la riproduzione “libera” di alcuni animali, con un’acutezza di osservazione che fa pensare alla pittura rinascimentale.
L’insistente riproduzione nell’iconografia medievale di taluni esseri rispetto ad altri rendeva necessaria anche un’analisi del loro significato simbolico, argomento senz’altro complesso, ma troppo intrigante per non tentarne una disamina. All’inizio ci siamo posti il problema di come affrontare lo studio dei simboli, pensando che la migliore soluzione sarebbe stata quella di entrare a diretto contatto con le immagini. L’idea di proiettarci nel passato, come in una sorta di macchina del tempo, avrebbe potuto aiutarci a percepire cosa poteva provare il fedele medievale, che non sapeva leggere, nell’ascoltare i predicatori spiegare il significato delle immagini presenti nella sua cattedrale. Sculture, capitelli, statue, pitture, decorazioni musive e vetrate davano corpo alle fantasie dell’immaginario collettivo del tempo, illustravano gli aspetti della vita quotidiana, ma testimoniavano anche la lotta tra il Bene e il Male.
Come non ricordare che in un’epoca caratterizzata dal duro confronto tra Papato e Impero, quella tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, il ruolo delle immagini era determinante per indicare ai fedeli la via della verità contro il male, cioè contro il peccato di ribellione alla Chiesa. Sensazioni e messaggi sicuramente difficili da cogliere, in quanto oggi si sono perse le chiavi di lettura per decifrare i simboli nei loro veri significati. Pertanto, come un uomo del Medioevo faticherebbe ad orientarsi nella selva di segni da cui è caratterizzata la nostra realtà moderna, così si sono incontrate grandi difficoltà di fronte alle immagini medievali, delle quali, senza una guida interpretativa certa, si rischiava di cogliere soltanto il significante, vale dire l’aspetto superficiale, la lettera.
Anche le maggiori informazioni fornite dai testi di storia dell’arte sono state ricavate da analisi comparative con fonti scritte, illuminanti nel chiarire il rapporto segreto che collega una forma al suo significato. In conseguenza di questo, l’ipotesi di fondo da cui siamo partiti per progettare la mostra è stata che, nel pensiero medievale, ogni oggetto era considerato come la raffigurazione di qualcosa che gli corrispondeva su un piano più elevato e ne diventava, così, il simbolo. Il simbolismo era universale e il pensare era una continua scoperta di significati nascosti. Ma il mondo nascosto era anche un mondo sacro. Sulla base di queste considerazioni, si è cercato di fornire alcune interpretazioni coerenti e comprensibili delle immagini.
La mostra è strutturata in quattro sezioni: animali della terra, dell’acqua, dell’aria e creature fantastiche. Si è pensato che questa ripartizione potesse aiutare il visitatore a seguire un corretto iter di lettura.

Stimolante è parsa la cernita di alcuni animali e creature fantastiche dalla simbologia complessa, perché mutevole in rapporto al modo in cui essi sono stati rappresentati nelle varie cattedrali.
In accordo con il Comitato scientifico si è compiuta una scelta di misurato equilibrio fra immagine e commento, attribuendo “minore” importanza all’aspetto simbolico per privilegiare l’apparato iconografico. In questa logica espositiva la visita della mostra può trovare un riscontro diretto per una valutazione basata sul confronto tra fotografie  e testi.
Come esempio, si provi ad analizzare le schede del leone e della sirena (ma la scelta potrebbe cadere su tutti gli altri pannelli). Il primo, il leone, è un segno potentemente solare. Ha a che fare con l’oro, “sole sotterraneo”. Il colore della criniera e del pelo ed il fatto che abiti in Paesi bruciati dal sole ne fanno il prototipo dell’animale solare. Nello Zodiaco, rappresenta Luglio, mese dell’estate, della luce e della canicola. Secondo il mito, nella perduta età dell’oro, il leone si accompagnava al coniglio, con cui viveva in perfetta armonia. Re degli animali, è anche l’animale dei re, tanto è vero che spesso è raffigurato nell’atto di accompagnarsi a Salomone, re d’Israele, o alla Vergine, regina del cielo. Il richiamo a Salomone riveste un particolare significato simbolico: questi è il re saggio per eccellenza, che ha riunito sotto il suo potere sovrano le dodici tribù d’Israele. Ebbene, queste ultime compaiono talora in forma di cuccioli di leoni alla destra e alla sinistra del suo trono. Nelle cattedrali della Campania i leoni di pietra sono spesso collocati, all’esterno, in alto e ai lati dei portali d’ingresso e, all’interno, nelle sculture che ornano gli amboni, dove è predicata la Parola di Dio.
La seconda, la sirena, è la più celebre e la più rappresentata tra le creature fantastiche. Essa è un ibrido di donna e di pesce, le cui origini si ricollegano ai Tritoni della mitologia greca. Il suo busto è alquanto seducente, con seni prominenti; il resto del corpo si allunga in una coda di pesce, singola o doppia. Questo essere dal corpo flessuoso e dalla capigliatura fluente simboleggia tutte le seduzioni femminili e le tentazioni demoniache che queste ispirano. Attraverso le loro melodie incantatrici, le sirene attiravano i naviganti, portandoli a sicura rovina. In Campania le troviamo scolpite nei capitelli delle colonne che sorreggono gli amboni delle maggiori cattedrali romaniche, a memento del male e del peccato che sono sempre in agguato sotto forme seducenti.

La mostra s’inaugura venerdì 15 dicembre alle ore 17.30 al Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno (Largo Plebiscito), e resterà aperta fino al 15 gennaio 2007, con i seguenti orari: dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (giorni feriali) / ore15,00 – ore 19,00  (giorni festivi).

Info:
per prenotazioni alla mostra per visite guidate (gratuite) a gruppi e scolaresche: Gruppo Archeologico Salernitano e Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E. di Salerno e Avellino – tel/fax – segreteria 089/337331 – 089/239126 (museo) – 089/2573218 (Soprintendenza) – cell.ri 338/1902507 – 329/0761908 – 320/8676400.

L’INGRESSO E’ LIBERO.

 

Email: archeogruppo@alice.it