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FORLI’. Novecento arte e vita in Italia tra le due guerre.

Dal 2 febbraio al 16 giugno, nella prestigiosa sede dei Musei San Domenico di Forlì, sarà possibile visitare l’esposizione Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.
La mostra, che abbraccia il periodo che va dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni ’40, intende rievocare un clima che ha visto non solo architetti, pittori e scultori, ma anche designer, pubblicitari, ebanisti, orafi, creatori di moda cimentarsi in un grande progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell’artista, alle istanze di ritorno all’ordine.
Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernità sostenuto da questi artisti – tra cui Casorati, Funi, Sironi, Carrà, Wildt e Martini – ebbe il sostegno da parte del regime che era alla ricerca della definizione di un’arte di Stato. La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli ar! tisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico.

Fonte: Exibart Niusletter, 10 feb 2013

FIRENZE. DA BOLDINI A DE PISIS. Firenze accoglie i capolavori di Ferrara.

Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e Villa Bardini, dal 19 febbraio al 19 maggio 2013.
La mostra esporrà  nelle due prestigiose sedi museali dell’Oltrarno fiorentino – la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti  e Villa Bardini della Fondazione Parchi Monumentali  Bardini Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (Costa San Giorgio, n. 2) – un’ampia rassegna dell’ intero percorso museale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.
Con questo evento espositivo si è voluto in primis rispondere al disagio subito dalle Gallerie ferraresi a causa dei gravi danni subiti dagli ambienti di Palazzo Massari, sede delle collezioni dell’Ottocento e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis, a causa del sisma che ha colpito nel maggio 2012 l’Emilia Romagna.
Dopo avere presentato una significativa scelta delle collezioni a Palazzo dei Diamanti, la direzione dei musei ferraresi, non rassegnandosi alla necessità di ricoverare le opere in deposito, ha domandato e ottenuto ospitalità dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, così da consentire ad un pubblico più vasto la visione almeno temporanea di alcuni di questi capolavori, riassumibili nella sintetica cifra da Boldini a De Pisis.
“Firenze ha risposto positivamente a questa iniziativa, in virtù di quella solidarietà tra istituzioni che ha avuto la sua prima, immediata motivazione nella consapevolezza di quanto sia importante mantenere viva l’attenzione su quell’evento drammatico, ma che ha trovato anche ulteriori motivi di sintonia nelle corrispondenze tra le raccolte ferraresi e fiorentine e nei legami che alcuni artisti rappresentati in mostra intrecciarono con la nostra città” (Simonella Condemi e Alessandra Griffo).
A Villa Bardini 26 opere documenteranno le collezioni ferraresi prendendo avvio dal Romanticismo storico di Gaetano Turchi, Massimiliano Lodi, Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini seguito dagli autoritratti dei principali artisti locali – da Giuseppe Mentessi a Giovanni Boldini –  per giungere al simbolismo di Gaetano Previati con il capolavoro assoluto Paolo e Francesca (1909), tratto dall’omonimo canto dantesco. Qui sarà presente in particolare un nucleo rilevante di ritratti del grande Giovanni Boldini, opere di tono internazionale, condotte secondo uno stile ormai maturo, con una perfezione formale che  aveva ormai raggiunto livelli di qualità tali da superare  molti contemporanei.
Alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti si esporranno invece 35 opere, tra dipinti e sculture: dal simbolismo letterario di Giovanni Muzzioli e Gaetano Previati, alle allegorie malinconiche nelle sculture di Angelo Conti ed Arrigo Minerbi.
Anche in questa sede, in cui si traduce il nuovo pensiero del primo Novecento, si potranno ammirare tre capolavori di Giovanni Boldini intriganti per il sapore inedito, rispetto al repertorio consueto del pittore: due nature morte (Un angolo della mensa del pittore; Le mele calville) e la Marina a Venezia con scansioni geometriche simile ad una composizione manga giapponese. Rimanendo a questi souvenirs d’artista di città europee, un’ altra Venezia di Giuseppe Mentessi (Sagrato della Basilica di San Marco), e l’inquadratura del ponte di Charing-Cross a Londra di Alberto Pisa.
A documentare il passaggio al futurismo saranno una tela di Arnoldo Bonzagni ed un Bronzo di Annibale Zucchini; mentre la corrente che perseguì la ripresa della tradizione classica, con evidenti riprese dai maestri Rinascimentali ferraresi, sarà rappresentata dal Ritratto della sorella (1921) di Achille Funi di cui si esporrà anche le sue suggestioni dall’antico del Foro romano.
Ancora da segnalare in mostra il Bove di Carrà, dove sembra che il peso ed il valore di un’ intera tradizione italica trovi corpo, come il buio della pena si annida  nel corpo della madre del carcerato di Mario Pozzati.
Un’amplificazione in linea con i monumentali progetti della politica del Regime, sarà quella che si documenta nella forma a larghe campiture utilizzata da Mario Sironi nello studio per un mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano.
Vi saranno poi ritratti e geometrie dai toni ribassati nelle nature morte di Roberto Melli, che potrà risultare una vera scoperta per il grande pubblico.
L’ omaggio al Novecento ferrarese si concluderà con una tra le più importanti collezioni di opere del grande artista – poeta Filippo De Pisis, che racconta la sua personalissima visione d’artista  attraverso nature morte, ritratti, vedute parigine, fiori  raccontati e  dipinti con  una forma coinvolgente e sintetica.
In parallelo a questa sezione novecentesca, la Galleria d’arte moderna propone una piccola ma significativa  selezione dai suoi depositi presentando al pubblico opere poco viste degli stessi autori presenti in mostra ovvero Boldini, Minerbi, De Pisis, Carrà  e Sironi.
Per concludere con le parole della Soprintendente Cristina Acidini, la mostra fiorentina offrirà  “Quei capolavori di artisti di prima grandezza nel nostro recente passato, l’Otto e il Novecento che conducono verso la contemporaneità, (e che) non hanno bisogno di commento: quelli di Boldini e De Pisis sono i più famosi e i più amati, ma la selezione è ampia e varia, e consente di aprire prospettive non ovvie anche ad un pubblico di amatori informati”.
La mostra è stata realizzata in collaborazione tra le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte e la Galleria d’arte moderna di Firenze e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ed è stata curata da Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Chiara Vorrasi già per la sua prima edizione in Palazzo dei Diamanti a Ferrara, con il coordinamento oltre che la cura in questa seconda edizione fiorentina di Simonella Condemi e Alessandra Griffo per la sezione della Galleria d’arte moderna e di Carlo Sisi per quella di Villa Bardini
Promotori dell’evento espositivo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Info:
Villa Bardini, Firenze
ORARIO  E PREZZI DELLA MOSTRA: Galleria d’arte modernamartedì – domenica 8.15 – 18.50 (ultimo ingresso alle ore 18.00), chiuso il lunedì biglietto intero € 13.00; ridotto € 6.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni, gratuito per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni
Villa Bardini: martedì – domenica 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.00) chiuso il lunedì
biglietto intero € 8.00; ridotto € 6.00 riservato ai soci ACI, Touring Club e Unicoop Firenze e a chi sia in possesso del biglietto per il Giardino Boboli; ridotto € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori)
Prenotazioni: Firenze Musei 055.290383; e-mail LINK ALLE IMMAGINI: http://www.civita.it/servizio/sala_stampa/da_boldini_a_de_pisis_firenze_accoglie_i_capolavori_di_ferrara

Link: http://www.daboldiniadepisis.it

Email: firenzemusei@operalaboratori.com

VERCELLI. L’Arte si fa sentire.

Con un calendario ricco di iniziative da venerdì 22 febbraio l’arte torna a farsi sentire nelle sale del Museo Borgogna. Dai percorsi guidati alle conferenze, dagli spettacoli ai laboratori pratici per adulti, dalle presentazioni di restauri al ritorno, attesissimo, di MerendArte, la rassegna dedicata ai bambini e alle loro famiglie.
Programma degli ‘Appuntamenti per vivere il museo‘:
 – Venerdì 22 febbraio 2013, ore 18, Restituire l’arte. L’assunzione della Vergine di Defendente Ferrari restaurata. Presentazione del restauro finanziato da Intesa Sanpaolo nell’ambito del Programma Restituzioni 2013. Ingresso libero.
 – Domenica 3 marzo 2013, ore 15.30, La gestualità e i suoi significati nelle opere del Museo Borgogna, Percorso guidato, a cura di Alessia Meglio. Su prenotazione.
 – MerendArte. E’ primavera…Svegliatevi bambini! Percorso guidato con laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni, a cura di Roberta Musso e Giulia Enrico. La merenda è gentilmente offerta da Pasticceria della Rimembranza, Vercelli. Su prenotazione.
 – Domenica 10 marzo 2013, ore 18, Nuove acquisizioni. Presentazione del dipinto Luci in risaia di Ezio Balliano donato al Museo Borgogna. Ingresso libero.
 – Domenica 17 marzo 2013, ore 16.30, Chiare fresche dolci acque… Le voci dell’acqua nelle opere del Museo Borgogna, nelle parole di grandi autori, nelle melodie dell’arpa. Tommaso Banfi, recitazione, Fiorella Bonetti, arpa. Su prenotazione.
 – Domenica 24 marzo 2013, ore 15.30, Stacchi e strappi. La storia della tecnica e i segreti della bottega negli affreschi del Museo Borgogna. Visita ai dipinti murali del museo e laboratorio di affresco per adulti, a cura di Alessia Meglio. Su prenotazione.
 – Venerdì 12 aprile 2013, ore 18, Il segno, la tecnica. Indagini su dipinti del Rinascimento piemontese. Presentazione del Progetto Esponente promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Ingresso libero.
 – Domenica 14 aprile 2013, ore 16, Visita guidata ai capolavori del Museo Borgogna. Su prenotazione. 
 – Domenica 21 aprile 2013, ore 15.30, Il segno, la tecnica. Indagini su dipinti del Rinascimento piemontese. Visita guidata al percorso del Progetto Esponente. A cura di Roberta Pozzato. Su prenotazione.
 – MerendArte. Mitico! Miti ed eroi dei paesi tuoi. Percorso guidato con laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni, a cura di Roberta Musso e Giulia Enrico, La merenda è gentilmente offerta da Tenuta Cascina Margherita di Desana. Su prenotazione. 
 – Domenica 5 maggio 2013, ore 16.30, Passioni al femminile. Amori e intrighi nelle opere del Museo Borgogna. Percorso guidato. Seguirà aperitivo in jazz con la Big Dive Band di Pavia. Su prenotazione.

Info:
Orari
apertura Museo dall’8 febbraio al 12 maggio 2013: lunedì chiuso, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 17.30 (al mattino su prenotazione per scolaresche e gruppi); sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18; Pasqua e Pasquetta dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18; 25 aprile e 1 maggio dalle 15 alle 17.30.
Biglietti: intero: 8,00 euro, ridotto: 6,00 euro gruppi, convenzionati, insegnanti e possessori biglietto ingresso mostra Guggenheim; bambini, studenti e possessori carta giovani (15-28 anni): 4,00 euro ; Biglietto cumulativo 3 Musei: 14,00 euro; Possessori Abbonamento Musei: ingresso libero anche per le mostre in programma al Museo Borgogna
Biglietti MerendArte: bambini: 5,00 euro; genitori e accompagnatori: 6,00 euro con visita guidata.
La rassegna è sostenuta da Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. MerendArte è sostenuta da Fluidotecnica s.r.l., Robbio
Con il patrocinio di Regione Piemonte, Progetto Jump; Comune di Vercelli, Una città al Museo.
Museo Borgogna, Via Antonio Borgogna 4/6 13100 Vercelli
Tel. e fax 0161.252776

Link: http://www.museoborgogna.it

Email: info@museoborgogna.it

FIRENZE. Santa Croce e il suo pubblico.

L’indagine si è svolta per fornire dati sulle caratteristiche demografiche dei visitatori del Complesso di Santa Croce, sulla tipologia della loro visita, ma anche sulle motivazioni ed i processi affettivi e sensoriali sottesi all’esperienza di fruizione artistica, per riflettere sulla dimensione della variabilità, per conoscere quanto vari una caratteristica, ad esempio l’età o il grado di istruzione o la capacità di emozione, per approntare strumenti informativi adeguati alle varie caratteristiche ed esigenze dei visitatori. Infatti, lo sforzo dei responsabili dei musei, chiese, monumenti, è quello di tendere a soddisfare i bisogni della grande maggioranza dei visitatori; ne consegue che tutta la scala lungo la quale si collocano le entità o i valori delle caratteristiche individuali merita di essere oggetto di attenzione critica.
Nel 2002, tra la Basilica e le aree attigue dei chiostri e del museo dell’Opera, venne aperto un collegamento che ha permesso di restituire ai visitatori una dimensione assolutamente inedita per ricchezza e significato dell’intero storico complesso francescano.
Questo ha comportato la necessità di ripensare anche le ordinarie esigenze di gestione, affrontando problematiche assolutamente nuove: dalle esigenze di presidio di un’area vasta ed articolata alla messa a norma ed in sicurezza dell’intero immobile, dalla necessità di provvedere ai grandi interventi di manutenzione e restauro al consentire, comunque, le visite, dal porsi obiettivi di adeguato supporto al pubblico alla qualificazione dei servizi e dell’accoglienza.
Un’attenta osservazione dei comportamenti e delle risposte del pubblico dei visitatori può offrire, sulla base di un’analisi complessiva e non frammentaria, ipotesi praticabili di valorizzazione di Santa Croce, con l’obiettivo primario di una restituzione del luogo ad una unitarietà di rapporto tra contenitore e contenuti, tra opere che stanno in relazione con un contesto di funzioni e di storia e che non possono essere “vissute” solo attraverso l’apprezzamento del loro valore artistico. In questa ottica stanno i progetti che pongono come priorità il tema dell’ospitalità come categoria in grado di
assorbire quelle più passive di presidio, sorveglianza, vigilanza.
Il fine ultimo della ricerca è stato l’utilizzo dei risultati dell’indagine per offrire una migliore accoglienza del pubblico da parte dell’Opera di Santa Croce, con particolare considerazione dei profili culturali e psicologici che caratterizzano i diversi visitatori.
La ricerca è stata diretta da un gruppo di coordinamento costituito per l’Opera di Santa Croce da Giuseppe de Micheli, per il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze da Andrea Smorti, Enrica Ciucci e Fulvio Tassi, per la IAAP da Graziella Magherini, per il Centro Studi Auxologici da Ivan Nicoletti, e presieduto da Graziella Magherini. La rilevazione dei dati è stata coordinata da Enrica Ciucci (ricercatrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze) e da Graziella Magherini (psichiatra psicoanalista. Presidente dell’International Association for Art and Psychology, IAAP).
La ricerca è stata effettuata in due periodi: dal 29 novembre al 19 dicembre 2010, esclusa la giornata festiva dell’8 dicembre, da considerarsi periodo di bassa stagione e dal 2 maggio al 4 giugno 2011, periodo di alta stagione.
I questionari compilati al termine della visita sono stati circa il 50% di quelli consegnati all’ingresso, che sono stati complessivamente 1461.
I risultati della ricerca ci propongono una lettura del tutto simile a quanto era stato osservato in due studi sui visitatori della Galleria degli Uffizi effettuati da alcuni di noi, l’uno molti anni fa, nel 1979, e l’altro negli anni 2009 – 2010. Il visitatore-tipo venne definito, in quest’ultima indagine, come “un soggetto di età compresa fra i 20 e i 30 anni, laureato, che visita il museo da solo, senza guida né supporti elettronici, e appartiene a una particolare categoria di persone, quelle che amano visitare le città d’arte e i musei, anche ripetutamente, e che provano particolari sensazioni ed emozioni di fronte ad alcune opere d’arte.” (G. Magherini, Il Museo e il suo pubblico. Paradossi del visitatore, Roma 10 Sett. 2011).

Info:
Sillabarte di Elisa Bonini info@sillabarte.it – Mob: 333 6729563

Link: http://www.santacroceopera.it

Allegato: S. CROCE E IL SUO PUBBLICO.pdf

TORINO. Omaggio a Fontanesi.

Museo Accorsi – Ometto, Torino, fino al 16 giugno 2013
E’ aperta alla Fondazione Accorsi – Ometto una mostra, curata da Giuseppe Luigi Marini e organizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, dedicata ad Antonio Fontanesi: essa rappresenta un omaggio a una delle grandi figure dell’Ottocento che ebbero un importante ruolo nella storia artistica del Piemonte. Nato a Reggio Emilia il 23 febbraio 1818, Fontanesi, per l’esempio, la novità e la modernità della propria espressione e il ruolo didattico svolto a Torino, fu presenza imprescindibile alle sorti e agli sviluppi del paesaggismo piemontese del secondo Ottocento.
Durante il prolungato soggiorno ginevrino (1850-1865), Fontanesi adottò e affinò la tecnica del carboncino e contemporaneamente iniziò a dedicarsi all’arte incisoria, in particolare alla litografia e alla tecnica del cliché-verre; nel 1852 espose per la prima volta alla Promotrice torinese; mentre nel 1855, insieme a Vittorio Avondo, visitò l’Esposizione Universale parigina; successivamente frequentò Ravier e gli altri pittori della cosiddetta “Scuola lionese” e, grazie al soggiorno londinese del 1865, pose la sua attenzione su Turner. Ebbe frequenti contatti con i macchiaioli toscani, in special modo con Cristiano Banti,  uno dei suoi più appassionati collezionisti, e, dopo una breve esperienza didattica all’Accademia di Lucca nel 1868, l’anno successivo, nel 1869, Fontanesi venne nominato titolare dell’appena istituita cattedra di Paesaggio all’Accademia Albertina di Torino. Iniziò così la sua più che decennale attività di «maestro» di una piccola schiera di devotissimi allievi, carriera che venne interrotta solo dall’esperienza in Giappone, avvenuta tra l’estate del 1876 e l’autunno del 1878, per ricoprire la carica di insegnante presso la Scuola di Belle Arti di Tokyo. Ritornato definitivamente a Torino, lavorò fino al 17 aprile 1882, anno della sua morte, che avvenne proprio in quell’edificio di via Po 55 nel quale abitava e nelle cui sale oggi è ospitata l’esposizione: un significativo «ritorno a casa».
Attraverso una trentina di opere accuratamente selezionate, la Fondazione Accorsi – Ometto propone da una parte di documentare l’intera parabola creativa dell’artista; dall’altra di circostanziare la sua evoluzione linguistica, con attenzione, oltre agli oli, anche agli acquerelli, disegni, fusains, litografie e acqueforti che costituiscono, insieme e al di là di regole di figliazione precise, la necessità di esprimere, con maggiore aderenza, l’idea luce-spazio-atmosfera, proprio in virtù delle caratteristiche implicite nel mezzo usato.
Così, accanto a un finora mai esposto, grande disegno ginevrino del 1851, l’unico che si conosca di quelli da cui il pittore trasse poi una serie di tavole litografiche per l’album di vedute ginevrine del 1854-55, figurano i quattro famosi «ovali» commissionati all’autore nel 1867 da Cristiano Banti: in questi dipinti, prestati dal FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, bene si manifestano le fresche fascinazioni da Turner, Bonington e Constable, maturate durante il soggiorno a Londra.
Il periodo torinese, conclusivo della sua vita, è rappresentato da opere assai conosciute quali lo Studio per l’Aprile, 1872 e una delle versioni de Il lavoro (1872-73) della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; della seconda, anche la relativa acquaforte del 1873. Inoltre lo studio per Bufera imminente e il Pascolo a sera, riferibili al momento in cui l’autore assunse la cattedra di Paesaggio all’Albertina di Torino. Infine i due noti soggetti, propriamente torinesi, anche di contenuto: l’animato acquarello Piazza Carlo Felice con la stazione di Porta Nuova, della Fondazione Accorsi – Ometto, e la vedutina di Piazza San Giovanni della Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino. Ancora degli anni nella città sabauda è il Vaso con fiori, più volte presentato nelle rassegne fontanesiane (da quella «cinquantenaria» del 1932 di Torino sino alla recente, sempre torinese, del 1997, nonché a Tokyo nel 1977): per il suo autore, un soggetto davvero insolito, datato a Morozzo nel 1880 e probabile omaggio dell’artista a Giuseppina Vignola.
Del biennio trascorso a Tokio, l’olio su carta Ingresso al tempio, della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (già esposto come assegnato a Fontanesi nella mostra torinese cinquantenaria), proveniente dal lascito Camerana, è stato poi riconosciuto come opera del nipponico Chu Azai, insieme ai conterranei Hisashi Matsuoka e Shotaro Koyama, tra i migliori allievi giapponesi del maestro italiano. Si è deciso di esporre comunque l’opera per il suo limpido carattere fontanesiano, al fine di documentare il biennio nipponico del maestro che dalle Terre del Sol Levante non poté portare con sé che pochissimi disegni propri o di allievi.
Di Fontanesi infine rimangono un ridotto numero di fotografie, un ritratto eseguito nel 1876 da uno dei suoi allievi e tre opere realizzate postume, dopo la morte del pittore, da Leonardo Bistolfi: un busto in bronzo, esposto in mostra, dell’Accademia Albertina, il relativo modello in gesso e un bozzetto in terracotta a figura intera, tutti e due alla GAM.
Noti solo due piccoli autoritratti: il più antico, databile intorno al 1852, è un disegno della collezione Pascalis di Ginevra, che raffigura l’artista trentaquattrenne con il volto incorniciato da una folta barba «mazziniana», in basso impreziosito dal distico autografo:
«Amo le allegre muse
e tratto col pennello
Imaginate [sic] voi
che vezzo di cervello».
Il secondo, esposto in questa rassegna, è datato nel penultimo anno di vita ed è impreziosito da versi autografi che recitano:
“Io Fontanesi da Reggio co’ penei
Dipinsi me medesmo a chiaro e bruno
Sessantadue contando gli anni miei
Del mille ottocento ottant’uno” .
In esso la serena immagine senile è raffigurata con una spietata dolcezza, quasi a configurarsi documento premonitore e conclusivo. Pure nell’esiguità della superficie dipinta, il saggio pittorico è in tutto obbediente a quanto Fontanesi, proprio negli anni di cattedra all’Accademia Albertina, era solito rammentare e raccomandare ai propri discepoli. Come ricorda infatti il suo allievo e biografo Marco Calderini: «Il ritratto in generale deve lasciar vedere poco l’apertura delle narici […] la luce è preferibile cada sulla fronte […] le luci delle carnagioni hanno un’intensità trasparente che non può essere vinta nemmeno dalle luci della biancheria».
L’opera – di assai ridotte dimensioni (106,25 centimetri quadrati) – con ogni probabilità fu realizzata nell’alloggio affittato al quarto piano di via Po 55.

Info:
Catalogo: Umberto Allemandi & C., Torino, 2013
ORARIO: da martedì a venerdì 10.00-13.00; 14.00-18.00; Sabato e domenica 10.00-13.00; 14.00-19.00; Lunedì chiuso.
Tutti i giorni visita guidata alla mostra: ore 11.00 e ore 17.00; Sabato e domenica visita guidata anche alle ore 18.00
INGRESSO: Mostra: € 5,00; Mostra con visita guidata: intero € 8,00; ridotto € 5,00; Percorso museo + mostra, comprensivo di visita guidata: intero € 10,00 – ridotto € 8,00 (studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni)
Gratuito: bambini fino ai 12 anni, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card
Prezzi ridotti per: – gruppi (Ufficio gruppi e promozione 011.837.688 int. 5) – scuole (Servizi Educativi 011.837.688 int. 4).
Biglietteria: tel. 011 837 688 int. 3
Vittoria Cibrario – 011 817 08 12 – v.cibrario@fondazioneaccorsi-ometto.it
Cristina Giusio – 011 837 688 int. 6 – comunicazione@fondazioneaccorsi-ometto.it

Allegato: 6. SAGGIO MARINI.doc