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SERRA DE’ CONTI (An). Partito l’evento Sogno: titolo provvisorio.

E’ stata inaugurata alla Lordflex’s di Serra de’ Conti la mostra di arte contemporanea “sogno: titolo provvisorio” di fronte a diverse centinaia di visitatori ed alla presenza del sindaco Bruno Massi.
L’esposizione vuole celebrare i 40 anni di attività dell’azienda, leader nella produzione di sistemi di riposo, e vede coinvolti sei giovani artisti: Matteo Giacchella, Gianluca Mainiero, Marta Mancini, Francesco Pirro, Federica Romagnoli e Ljudmilla Socci.
Attraverso le loro opere questi giovani talenti interpretano in maniera personale ed insolita il tema del sogno.
Guerrino Bini, titolare della Lordflex’s, Domenico Gioia e Tania Bini, responsabili dell’Associazione Noicultura, hanno portato a conoscenza i presenti della filosofia che sta alla base del progetto, che intende fondere l’arte contemporanea alla realtà produttiva dell’azienda, scegliendo quindi di collocare le opere all’interno dell’opificio. L’operazione è supportata da una pubblicazione i cui testi sono stati curati da Anna Piazzino, Loretta Tavoloni e Pamela Squadroni.

La mostra proseguirà fino al 7 Luglio con i seguenti orari: il giovedì ed il venerdì dalle 18.00 alle 19.30, il sabato dalle 10.00 alle 12.00.
Per visitare la mostra in diverso orario, telefonare al numero 0731/213685.

Link: http://www.noicultura.it

Email: stampa@noicultura.it

BRESCIA. Kossuth sculture e dipinti.

Dal testo del proff. Montalto:  ‘Wolfgang Alexander Kossuth, scultore figurativo fra i più singolari e significativi della generazione nata negli anni ‘40 del XX secolo.
A circa due anni dalla sua ultima mostra, Kossuth torna a esporre qui un congruo nucleo di sculture (anche di grandi dimensioni e di soggetto sacro) accompagnato – e si tratta di una novità assoluta, senza precedenti – da un nutrito corpus di dipinti a olio su tela; un filone recentissimo, pensato e realizzato per essere esposto in occasione della Settimana della Danza di Spoleto. Questi quadri caratterizzati da una poetica caravaggesca di ombre e di luci, raffigurano infatti danzatori e danzatrici in pose atletiche, scultoree, ora in piedi ora seduti e rannicchiati, tali da esaltare la plasticità anatomica delle loro membra, autentica o da quella macchina divina che è il corpo umano, specchio e immagine del Creatore. Queste tele sono state eseguite da Kossuth col metodo inventato da Caravaggio, quello della “camera oscura”: la modella o il modello vengono messi in posa all’interno di una camera isolata con pareti nere dal resto dell’atelier, e illuminati da un’unica fonte di luce.”
………..”Non deve stupire che questi quadri siano dedicati alla danza, arte musicale. Tutta l’opera di Kossuth è infatti un connubio, un atto sponsale fra scultura e musica, fra le due muse che si sono divise la sua anima, la sua mente, la sua vita. Le note sono state, per Kossuth, l’amore della prima ora: poco più che ventenne, egli era già violinista nell’Orchestra e della Scala e nel 1975 debuttò addirittura sul podio per poi scendervi definitivamente, seguendo una nuova passione, che ardeva come un fuoco inestinguibile, quella appunto per la scultura. II suo è stato quindi un migrare di musa in musa, da un’arte liberale all’altra”

Opere esposte : quaranta quadri ed altrettante sculture in bronzo, resina e terracotta.Tra di esse quelle a carattere religioso:”Pietà”, opere di grandi dimensioni e suggestione che trovano nello spazio della Chiesa di san Filippo  e Giacomo un luogo ideale.

La serie dedicata al balletto con la scultura grandezza naturale di Roberto Bolle, il ritratto di Alessandra Ferri, le sculture di più piccole  ma di grande espressività di Massimo Murru il quale è ritratto anche in alcuni dipinti.Tra le opere nuove una moderna “Bagnante “, bella, androgina come le ragazze di oggi.

Biografia: Wolfgang Alexander Kossuth nasce a Pfronten, Germania nel 1947.
Dopo gli studi nel ’68 si trasferisce a Napoli dove si diploma in violino. Vince il concorso internazionale come violino, al Teatro alla Scala di Milano. Dal ’70 al ’72 suona in orchestra e contemporaneamente studia composizione e direzione d’orchestra.
Nel ’75 debutta con l’orchestra del Teatro alla Scala in qualità di direttore.
Nel ’79 abbandona l’avviata carriera musicale per dedicarsi alla scultura.
Da allora illustri personaggi della musica, della letteratura, della danza ecc…si sono fatti ritrarre da lui, come Alberto Erede, Leonard Bernstein, Mario Del Monaco, Sandor Vegh, Sirk Schroeder, Andrea Jonasson-Strehler, Liliana Cosi, Alessandra Ferri, Massimo Murru, Roberto Bolle ecc..

Info:
dal  5 maggio al 30 maggio 2007
Brescia, Sala SS.Filippo e Giacomo ,via  Battaglie 61/1
orari di visita: dal martedì alla domenica dalle ore 15,30 alle19,30,
chiuso il lunedì; ingresso gratuito.

Giuliana Alzati 3478708700

Email: kossuth@telemacus.it

CREMA (Cr). LUIGI MANINI (1848-1936) architetto e scenografo pittore e fotografo.

Oltre 300 opere (disegni di scenografia, di architettura e di decorazione, fotografie, epistolari; materiale librario, quadri, incisioni, sculture, manoscritti, arredi), presentate negli spazi della Cittadella della Cultura, raccontano la vita di questo protagonista della cultura tra Ottocento e Novecento, che da Crema, sua città natale, arrivò a lavorare con il teatro più importante del mondo, “La Scala” di Milano, e ottenne fama persino in Portogallo.

Un’operazione culturale di alto profilo che coniuga il fascino di questo artista eclettico e poliedrico con la scoperta di generi figurativi noti (la pittura e la fotografia) e altri più desueti (la scenografia), attraverso un rigoroso progetto scientifico. Il grande evento sarà ospitato, a Crema, dal 6 maggio all’8 luglio 2007, negli spazi della Cittadella della Cultura che, dopo essere stati riqualificati, vengono restituiti ai visitatori. 

Organizzata dall’APIC (Associazione Promozione Iniziative Culturali) di Cremona e dal Comune di Crema, in collaborazione con la Fundaçao Cultursintra di Sintra (Portogallo) e l’Accademia di Belle Arti di Brera, l’esposizione gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lombardia, Culture Identità e Autonomie della Lombardia. Contribuisce all’allestimento l’Associazione Popolare Crema per il Territorio.

Il progetto, curato da un prestigioso Comitato scientifico presieduto da Giuliana Ricci (docente del Politecnico di Milano), si propone d’indagare, attraverso la biografia intellettuale e l’opera di Luigi Manini (1848-1936), i modi della circolazione delle idee e del “saper fare” soprattutto nelle due regioni europee (Portogallo e Lombardia) nell’arco cronologico di cinquant’anni tra Ottocento e Novecento, valorizzando anche il Fondo Manini, conservato nel Museo Civico di Crema e del Cremasco, al cui interno figurano disegni di scenografia, di architettura e di decorazione, fotografie, epistolari, materiale librario, quadri.

Al principio degli anni Settanta dell’Ottocento, dopo gli inizi a Crema e la sua esperienza all’Accademia di Brera di Milano, Manini si dedica ad alcuni viaggi, tra cui uno in Francia. Ritornato in Italia, realizza per il teatro di Crema le scene per il Ruy Blas di Filippo Marchetti, rappresentato nel carnevale 1873 ma, venuto a contrasto con l’impresario Camillo Bernardi, abbandona la città. A questo punto della sua vicenda artistica avviene l’incontro con Carlo Ferrario, direttore della scenografia alla Scala di Milano che lo accoglie, il 23 gennaio 1873, come principiante scenografo. Questo incontro segna una svolta decisiva per la carriera di Manini e fissa, molto probabilmente, anche un primo momento di riflessione su un uso mirato della fotografia, di cui Ferrario si avvaleva ampiamente per la riproduzione e la diffusione dei propri bozzetti.

Nel fondo del Museo Civico di Crema, donato alla città dallo stesso Manini, e tra i materiali ancora conservati presso gli eredi, sono infatti presenti moltissime fotografie, in gran parte sciolte, databili tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, che costituiscono una parte cospicua dell’«archivio visivo» da lui costruito nel corso degli anni.

Nel 1874 Manini diviene scenografo del Teatro alla Scala. Nel 1879 lascia Milano per Lisbona. Il giovane cremasco ha infatti declinato l’invito a succedere al maestro nel ruolo di direttore della scenografia alla Scala ed ha accettato invece l’incarico al Teatro San Carlo di Lisbona, avviando così la sua lunga carriera portoghese.

Nella capitale lusitana soggiorna consecutivamente per circa sedici anni, con puntate a Porto e a Madeira, per la sua attività di decoratore di teatri, e soprattutto a Sintra, la città – resa celebre da Byron – residenza estiva della corte (collegata dal 1887 a Lisbona dalla ferrovia) e scenario elettivo per la sua attività di architetto e fotografo fino alla rivoluzione del 1910 quando, con la caduta della monarchia, si chiude definitivamente un’epoca e si esaurisce, di fatto, la sua committenza.

Manini riesce nell’intento di assecondare le strategie culturali della casa reale e dei suoi più importanti collaboratori accogliendo l’invito a elaborare una sua versione di neomanuelino, una ripresa ottocentesca dello stile gotico fiammeggiante, sviluppatosi durante il regno di re Manuel I (1469-1521). Nel 1886 viene invitato dal Ministro dei Lavori Pubblici Emídio Navarro a occuparsi, nella “mata” di Buçaco (Luso), della costruzione di un grande albergo, legato al tracciato ferroviario Lisbona-Parigi, con l’intento di connotare fortemente il luogo, caratterizzato da un grande fascino ambientale. Da quel momento Manini diviene un architetto assai richiesto dalla borghesia della capitale, soprattutto per la realizzazione di case di villeggiatura a Sintra, nelle quali sperimenta le più diverse opzioni stilistiche, dal neoromanico lombardo di villa Sassetti al sogno neomanuelino della Quinta da Regaleìra.

Nella capitale portoghese lavora come scenografo nei teatri San Carlo e Donna Maria, dove dipinge numerose scene per opere liriche. Sempre in Portogallo, si dedica all’attività di architetto, costruendo il Palazzo Busacco a Coimbra e il Palazzo della Regaleìra a Sintra. Proprio l’attività di progettista gli vale grandi attestati di stima in terra lusitana dove, dal 1880 al 1912, lavora anche alla progettazione e alla costruzione di palazzi per la Casa Reale e per molti uomini di governo.

Il ricorso a molteplici citazioni, in continuo rapporto dialettico con l’universo artistico internazionale, esperito anche attraverso le esposizioni, spiega la ricchezza e la raffinatezza delle soluzioni formali adottate da Manini tanto nella decorazione pittorica quanto in quella delle arti applicate dove seppe misurarsi egregiamente con il Settecento, il Cinquecento e il Rinascimento italiano e lo stile manuelino portoghese.

Egli diviene in un ristretto arco temporale una delle figure di maggior spicco del Portogallo. Più di altri, è in grado di incarnare ed esprimere ideali ed esigenze della società in cui vive, adottando disinvoltamente gli stili del passato che ritiene di volta in volta più appropriati, analoga-mente a quanto avviene, nello stesso periodo, in Europa, nella fitta trama di intrecci tra cultura romantica e ideali nazionali.

Rientrato in Italia nel 1912, si dedica esclusivamente e per passione privata alla fotografia e alla pittura da cavalletto. Muore a Brescia nel 1936.

 
Info:
Crema, Cittadella della Cultura, Via Dante Alighieri 45; dal 6 maggio al 8 luglio 2007

Ideazione e direzione mostra: Giuliana Ricci
Comitato scientifico: Giuliana Ricci, Cesare Alpini, Roberto Cassanelli, Gerald Luckhurst, Denise Pereira, Mercedes Viale Ferrero.
Segreteria scientifica: Gaia Piccarolo;
Progetto dell’allestimento: Massimo Simini
Catalogo: Silvana Editoriale

ORARI: dal martedì al sabato, ore 9-19; Domenica e festivi, ore 10-19; Chiusa il lunedì.
BIGLIETTI E AGEVOLAZIONI: Intero: € 9,00; Ridotto: € 7,00 (militari, ragazzi fino a 18 anni, studenti universitari, ultrasessantenni, comitive di almeno 15 persone con prenotazione obbligatoria, possessori di: biglietto ferroviario in arrivo a Crema, tessere TCI e FAI, disabili, visitatori di mostre contemporanee collegate).
Ridotto speciale: € 5,00 (scuole e possessori di Apic Card).
Ingresso libero: bambini fino a 6 anni, accompagnatori di scolaresche o di comitive di almeno 15 persone, giornalisti con tessera.
Telefono +39 0373 256414

Link: http://www.cremonamostre.it

Email: manifestazioni.culturali@comune.crema.cr.it

TREVISO. BENETTON. Una “Fabrica” di cultura.

Centro di ricerca sulla comunicazione della Benetton, Fabrica – nata nel 1994 dal patrimonio culturale del Gruppo – è un laboratorio cosmopolita di creatività applicata che si propone di sperimentare nuove forme di comunicazione, affidandosi non più solo alle forme pubblicitarie consuete, ma veicolando la “cultura industriale” e “l’intelligenza” dell’impresa attraverso altri mezzi: il design, la musica, il cinema, la fotografia, i prodotti editoriali, Internet.
Questa originale istituzione, ospitata in una struttura architettonica minimalista realizzata da Tadao Ando nei pressi di Treviso, è diretta da un team internazionale che incoraggia la creatività di giovani artisti-sperimentatori provenienti da tutto il mondo, selezionati ogni anno sulla base dei loro progetti, che beneficiano di una borsa di studio di un anno per realizzarli.
Tra le altre iniziative, Fabrica sta al momento curando l’immagine, l’allestimento, la progettazione multimediale e grafica della mostra “La scimmia nuda”, fino a gennaio 2008 al Museo di Scienze Naturali di Trento. Un’importante occasione di incontro tra cultura umanistica e cultura scientifica, con l’obiettivo di divulgare contenuti scientifici. Il ritratto di un uomo e di uno scimpanzé si sovrappongono in un collage surrealista, dando vita ad una creatura ibrida che cattura l’attenzione dello spettatore e crea un gioco di specchi che è in fondo l’assunto principale della mostra, la relazione tra due forma di vita lontane per cultura ma al tempo stesso vicine per componente genetica e comportamentale.

Anche l’ideazione e la realizzazione dell’immagine guida della mostra “Piero della Francesca e le corti italiane” (fino al 22 luglio 2007 al Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo) è firmata Fabrica. Al fine di riassumere in una sola immagine tutta la cultura artistica di Piero della Francesca sono state scelte due immagini e sovrapposte: la prima, il Ritratto di Federico da Montefeltro, ridotto a puro segno grafico, inconfondibile, e utilizzato come cornice e soglia per entrare nel mondo di Piero, con un senso tridimensionale della prospettiva. Dietro, un particolare della Battaglia di Costantino contro Massenzio (VI episodio del ciclo di affreschi La Leggenda della Vera Croce, nella Cappella Bacci della Basilica di San Francesco ad Arezzo), una delle opere più importanti di Piero e uno dei capolavori indiscussi di tutta la pittura rinascimentale. Nello sfondo, la scelta cromatica del nero è stata quasi inevitabile per poter cogliere al massimo la “luce” di Piero.

Fonte:CivitaInforma

TRAVERSETOLO (Parma). SIRONI metafisico. L’atelier della meraviglia.

 La Fondazione Magnani Rocca dove, sino al 3 dicembre è stata allestita l’esposizione dedicata a “Goya e la tradizione italiana”, ospita dal 1° aprile al 15 luglio 2007 la prima mostra italiana su Sironi Metafisico.

Ancora una volta, a distinguere la programmazione della Fondazione di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, è il connubio tra qualità ed eleganza delle proposte espositive, il tutto inserito in un contesto davvero unico fornito dalle collezioni permanenti della Villa che fu di Luigi Magnani (da Tiziano, a Tiepolo, Dürer, Van Dick, Canova, Goya, Gentile da Fabriano, Filippo Lippi ma anche Monet, Cézanne, de Staël sino alla grande raccolta di Morandi e di artisti del Novecento italiano) al centro di un bellissimo parco secolare coi suoi percorsi romantici che vi condurranno al giardino all’italiana o a quello all’inglese o all’elegante ristorante ospitato nelle barchesse.

Raramente la figura e l’opera di Mario Sironi vengono messe in relazione con la pittura metafisica. Eppure, al periodo metafisico sironiano dobbiamo alcuni dei suoi capolavori e una splendida serie di disegni.  continua

Info:
Catalogo edito da Silvana editoriale a cura di Simona Tosini Pizzetti con la collaborazione di Stefano Roffi. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Parma – Mamiano di Traversetolo.
dal martedì al venerdì orario continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
Sabato, domenica e festivi orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18)
Lunedì chiuso.
Tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 
 

Link: http://www.magnanirocca.it

Email: info@magnanirocca.it

Fonte:Sussidiario.it