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TORINO. M.A.U. Museo d’Arte Urbana.

Il MAU- Museo d’Arte Urbana di Torino e’ il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano, con in piu’ il valore aggiunto di essere iniziativa partita non dall’alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti. Il nucleo originario del MAU e’ sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere operaio di fine ‘800, collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e le vie Fabrizi e Cibrario, non distante dal centro cittadino.

Una porzione di spazio urbano miracolosamente salvatasi dagli sventramenti operati dal Piano Regolatore del 1959, che ha mantenuto pressoche’ intatta la sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni dotati di aree verdi, suddivise da vie strette, il tutto a favorire il rapporto di comunanza tra gli abitanti ed una tipologia di insediamento, in una zona semicentrale di Torino, tale da farne un -paese nella città-.
Nel 1995 matura, nei promotori del Comitato di Riqualificazione Urbana ,già da alcuni anni impegnati in una rivalutazione delle peculiarità urbanistiche ed architettoniche del Borgo, l’intuizione di allargare la propria sfera di intervento all’arte, coinvolgendo i cittadini nelle scelte.

Vengono a tal proposito invitati a fornire il proprio parere, dall’allora Presidente del Comitato alcuni operatori culturali cittadini, tra cui l’estensore della presente, all’epoca membro del Direttivo dei Musei e delle Mostre della Città di Torino, già da anni impegnato sul fronte del rapporto tra arte e territorio. Il sottoscritto individua nel Borgo Vecchio l’ambito ideale per l’applicazione concreta dei suoi intenti e, coadiuvato in maniera determinante dall’arch. Giovanni Sanna e dall’Accademia Albertina di Belle Arti, nella persona del Prof. Carlo Giuliano, inizia un lungo cammino progettuale, fino agli esiti attuali.

Dagli esordi, non facili, ad oggi, sono state prodotte 68 opere murarie all’interno del Borgo Vecchio, alle quali si sono affiancate, nel maggio 2001, altre 36 nuove installazioni costituenti la -Galleria Campidoglio- per un totale di 104. Quest’ultima, componente organica del Museo d’Arte Urbana, e’ sorta per volontà del Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio, all’interno delle iniziative del Piano di Qualificazione Urbana, promosso dagli Assessorati al Commercio di Comune e Regione. Si tratta di opere formato cm. 70 X 100, collocate permanentemente sulle pareti tra i negozi di via Nicola Fabrizi e corso Svizzera, protette da teche di plexiglas, che sono state dotate di illuminazione permanente lo scorso mese di marzo. Il 2001 e’ stato un anno fondamentale per un lancio definitivo dell’immagine e del ruolo del MAU in ambito cittadino e nazionale, coronato dall’inserimento nella -Carta Musei- della Regione Piemonte.

I nostri prossimi obiettivi consistono nel costante proseguimento, in quanto non si potrà certo mai sancire una definitiva conclusione dei lavori, del ciclo di opere murali nel Borgo Vecchio, ed il successivo allargamento degli interventi ad altre porzioni di territorio. Si immagina, se giungeranno i necessari contributi dagli enti pubblici e dai privati, la realizzazione di sculture ed installazioni permanenti in zone del quartiere quali Piazza Risorgimento e l’area mercatale di Corso Svizzera, nonche’ nei luoghi maggiormente degradati della Pellerina, e l’individuazione di un ampio locale espositivo che possa adempiere all’ambiziosa funzione di -Centro per le Arti Contemporanee-, corollario ormai indispensabile per un pieno sviluppo delle attività del MAU che pensiamo, allo stato delle cose, possa essere individuato tramite un impiego almeno semestrale degli ampi ed affascinanti locali del Rifugio Antiaereo e del contiguo parcheggio interrato di Piazza Risorgimento.

Tra il 2002 ed il 2007 sono state prodotte le opere murali di Salvatore Astore, Enrico De Paris, Sergio Ragalzi, Angelo Barile, Theo Gallino, Antonio Mascia, Claudia Tamburelli, Santo Leonardo, Giorgio Ramella, Roberta Fanti, Daniela Dalmasso, Vittorio Valente, Andrea Massaioli , Antenore Rovesti, Bruno Sacchetto, Alessandro Gioiello, Gianluca Nibbi, Alessandro Rivoir, Matteo Ceccarelli, Pasquale Filannino, Marco Bailone, Paola Risoli, Fathi Hassan. Gaetano Grillo. Sono stati inoltre restaurate e parzialmente rifatte opere murali di Alessando Rivoir, Enzo Bersezio ed Antonio Carena. Il 14 luglio 2004 e’ stato presentato al pubblico il primo catalogo riassuntivo dell’attività del MAU, stampato a cura della Regione Piemonte, che sarà periodicamente aggiornato ed e’ stato rifatto, nel 2006, il nostro sito internet, realizzato con tecnologie d’avanguardia che permetteranno, tra l’altro, un tour virtuale del Museo.

E’ inoltre cresciuto l’interesse degli organi di informazione attorno alle attività del MAU cosi’ come la richiesta di visite guidate, ed e’ giunta, da parte del Comune di Torino, oltre all’inserimento nelle iniziative di -Torino contemporanea : luce ed arte-, l’invito a far parte degli itinerari turistici di -Torino non a caso-. Sono stati inoltre organizzati itinerari didattici con Palazzo Bricherasio e lo IED Istituto Europeo di Design.

Dal gennaio 2007 e’ stato insediato un tavolo di lavoro con gli Enti pubblici con l’obiettivo di inserire il MAU all’interno della Fondazione Torino Musei. Nell’estate 2007, insieme all’Associazione umanitaria International Help Onlus e’ stato elaborato il progetto di un film documentario sul Museo d’Arte Urbana e, piu’ in generale, sulle molteplici storie individuali e collettive del Borgo Campidoglio.

Sabato 17 novembre 2007 dalle 11 alle 13 punto d’incontro via Musine’ 19 sono state ufficialmente inaugurate, alla presenza dell’Assessore alla Cultura della Città di Torino Prof. Fiorenzo Alfieri e del Presidente della IV Circoscrizione Dott. Guido Alunno le nuove opere realizzate tra il 2005 ed il 2007 dagli artisti Fathi Hassan, Gaetano Grillo, Paola Risoli, Marco Bailone, Matteo Ceccarelli, Pasquale Filannino, Gianluca Nibbi, Alessandro Rivoir, ed il restauro di altre tre opere murali di Antonio Carena, Alessandro Rivoir ed Enzo Bersezio. Saranno inoltre illustrati tutti i progetti futuri prima elencati.

Edoardo Di Mauro, Presidente e Direttore Artistico del Museo d’Arte Urbana.

Info:
M.A.U. – Museo d’Arte Urbana Torino  – via Musine’ 19 – Torino
ORARIO 11-13.30  – TELEFONO 011 745580  – FAX 011 745580

Fonte:Undo.net

VICO EQUENSE (Na). La scoperta nella chiesa di Massaquano. Tornano a splendere gli affreschi.

Non finisce di riservare sorprese il restauro della cappella di Santa Lucia a Massaquano, un autentico scrigno d’arte che custodisce il ciclo pittorico del quattordicesimo secolo più completo della costiera sorrentina.
Nel corso degli attuali interventi di preservazione del monumento, finanziati con trentamila euro dalla Soprintendenza ai beni architettonici ed al paesaggio con fondi del ministero dei Beni Culturali, sono emerse interessanti tracce pittoriche nella lunetta esterna alla cappella, sita nell’area che sormonta via Santa Caterina. Nella parte inferiore della lunetta, che presenta lo stile gotico del XIV secolo, sono state rinvenute delle tracce originali di colore con raffigurazione parziale di Santa Lucia e con il simbolo iconografico, gli occhi che ricordano il martirio, della celebre vergine di Siracusa.
Oltre a questo intervento che sta rivalutando l’esterno della cappella le operazioni di restauro coordinate da Cinzia Giacomarosa ed eseguite unitamente a Emanuela Cetrangolo e Daniela Di Leo hanno interessato il portone in castagno del monumento, restituito all’originale colore. Evidenziati, grazie alla rimozione dello strato di vernice verde, le linee architettoniche gotiche della massiccia struttura dove sono state scoperte due finestrelle con croce lignea centrale che permettono di scrutare all’interno della cappella ammirandone la parete frontale con le varie scene affrescate. Ai lavori che hanno riguardato il portone ha collaborato anche l’artigiano locale Vincenzo Esposito su invito del parroco don Antonio Guida, artefice fin dal 1986, dopo un oblio di oltre un secolo, del ritorno alla luce e del restauro degli affreschi di scuola giottesca della cappella ubicata nel centro della frazione di Massaquano.
Nella prossime settimane è prevista la conclusione dei lavori, in modo da permettere i riti della festa di Santa Lucia, tra cui il pittoresco lancio delle «nocelle», che ricordano le pupille delle santa, dal tetto della cappella.
Gli interventi in corso stanno riguardando anche l’estrazione dei sali superficiali comparsi in parti degli affreschi ed il consolidamento e fissaggio di alcune parti di colore ed intonaco, con ritocco delle superficie dipinte.
Inoltre, eseguiti gli interventi portalino di ingresso della cappella, elemento architettonico realizzato all’epoca in tufo grigio. «
Con questi ultimi restauri – afferma don Antonio Guida – la cappella sta in parte riacquistando l’antico splendore, restituendo agli appassionati d’arte altre tracce significative del nostro passato».
Un monumento unico nel suo genere, sorto nel 1385 grazie al presbitero Bartolomeo de Cioffo, antenato della famiglia Cioffi che per secoli ha avuto il patrocinio della cappella, ubicata in un’area dove sono molteplici i beni architettonici da valorizzare.
Non a caso il Comune ha da tempo progettato un intervento di riqualificazione urbana di tutta l’area del centro di Massaquano: «Si tratta di un insediamento urbano – afferma Ida Maietta, responsabile di zona della Soprintendenza – molto interessante per la presenza di stratificazioni monumentali che testimoniano il passaggio di vari stili artistici legati a diverse fasi di sviluppo sociale».

Autore: Umberto Celentano

Fonte:Il Mattino

ROMA. Manca una strategia per la cultura degna di un sistema Paese.

Vittorio Emiliani

Terzoocchio 12/2007

Fatica il mondo della cultura e dell`arte nel nostro scombinato Paese, passato da un sistema fortemente centralizzato di governo ad un pasticciato sistema regionale che però poco ha innovato sul piano politico.
Anzi, a livello di Regioni, la dipendenza della cultura dalla politica è percepita come ancora più forte. Lo conferma la sollevazione unanime della gente di teatro allorché il MiBAC ha proposto di ‘regionalizzare’ i teatri stabili superstiti e i finanziamenti alle attività teatrali sin qui ripartiti all`interno del Fondo unico per lo Spettacolo. Ad un quarantennio dalla istituzione delle Regioni a statuto ordinario, il mondo dell`arte finisce per riconoscere soprattutto lo Stato, cioè il MiBAC, e i Comuni.
Questi ultimi, al Centro-Nord, sono stati protagonisti, fin dall`Unità d`Italia (oggi così stupidamente infangata), di una costellazione di raccolte civiche. Circa la metà degli oltre 3.500 Musei italiani di ogni epoca, tipo e proprietà. Ai primi del `900 risalgono gli interventi dei Comuni nell`ambito dell`Arte contemporanea. Decisiva fu, ad esempio, la pressione del Comune di Venezia per la istituzione, in quella autentica capitale dell`Arte antica, di una Biennale d`Arte contemporanea, rimasta la più significativa manifestazione nel nostro Paese. Eravamo in pieno periodo giolittiano e turatiano, quando il riformismo promanava anche dalla rete degli Enti locali.
Lo schema non è molto cambiato. li Fascismo accentrò quanto poté a Roma. La Repubblica ha stemperato quel centralismo, dando poi vita alle Regioni. Queste però stentano ad affermarsi come coprotagoniste.
Manca una strategia per la cultura, e per il turismo culturale, degna di un sistema-Paese, in grado di ottimizzare, quanto meno, i pochi denari stanziati e di finalizzare meglio quelli dei privati (per lo più, delle potenti Fondazioni bancarie). Ognuno fa da sé. Un bricolage. Un vuoto che si avverte in modo acuto, in Italia e fuori. Dove dovrebbero agire gli Istituti italiani di Cultura. E il rilievo critico mosso da alcuni direttori di importanti e attive istituzioni comunali (come Pier Giovanni Castagnoli della GAM di Torino): tocca allo Stato, ai Ministeri promuovere l`arte italiana all`estero, non alle singole istituzioni.
Tuttavia una crescita, sia pure a macchia di leopardo, di musei e laboratori locali, dedicati alla contemporaneità, è percepibile anche in questa Italia scombinata.
Con esiti qualitativi però marcatamente diversi. Ce ne stiamo occupando con una inchiesta che tocca, questa volta, Milano, dove la latitanza di un Museo di Arte contemporanea, all`altezza della città e della sua storia, si avverte come una ferita, e Nuoro, la Sardegna, interessate da venti di novità.
Ci occupiamo inoltre dell`istruzione artistica, delle un tempo gloriose Accademie di Belle Arti, il cui livello didattico sembra come precipitato. Parliamone con franchezza, anche con durezza. Ma parliamone.
L`attuale governo cerca di dare una raddrizzata alla scuola. Non trascuri l`istruzione artistica, di ogni livello.
Nell`ignoranza prosperano furbi e furbastri d`ogni risma.

Ps: la sciatteria è tale che, a Milano, nel catalogo di presentazione della mostra sul ‘Quarto Stato’ di Pellizza da Volpedo ilprefatore ha scritto de ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo’ come di un ‘film di John Reed’. Quest`ultimo, morto nel 1920, scrisse quel famoso libro, ma mai si sognò di girare un film. In realtà si trattava di ‘Reds’ di (e con) Warren Beatty, girato nel 1981. Prefatore, curatori della mostra, correttori di bozze: nessuno s`è accorto della topica.
Così va l`Italia nel 2007. 0 non va.

Autore: Vittorio Emiliani

Fonte:TerzoOcchio

ALBA (Cn). La collezione di Roberto Longhi: dal Medioevo a Caravaggio a Morandi.

Fondazione Ferrero, fino al 10 febbraio 2008.

Questa mostra celebra il lavoro e la vita di Roberto Longhi, uno dei più importanti storici dell’arte italiani del XX secolo.

Esposti in ordine cronologico, i 70 quadri riflettono i multiformi interessi di Longhi che andavano da ‘old Master’ come Dosso Dossi e Caravaggio a pittori moderni come Carlo Carrà e Giorgio Morandi.

Info:

Fondazione Ferrero, strada di Mezzo, 44 – Alba (Cn)

tel. 0173363480

ROMA. Musei ecclesiastici italiani scrigni d’arte e catechesi.

Non solo collezioni di opere d’arte, ma soprattutto scrigni di catechesi capaci di intercettare milioni di visitatori.
Sono gli ottocentonovanta musei ecclesiastici d’Italia, un patrimonio di storia e fede che ogni giorno si confronta col territorio su cui insiste e che da tempo è alla ricerca di un «sistema» in grado di collegare le realtà diversificate sparse sulla penisola.
Come far andare a braccetto un’Opera come quella della Metropolitana di Siena dove si staccano un milione e seicentomila biglietti l’anno e il piccolo museo di una parrocchia di provincia che fa fatica anche a restare aperto la domenica?
Prima di tutto guardando alla sostenibilità finanziaria. È il suggerimento che ha fatto da tema al sesto convegno nazionale dell’Amei, l’associazione dei musei ecclesiastici italiani, ospitato nel complesso di Santa Maria della Scala a Siena, proprio di fronte al Duomo.
Tre giorni di lavori conclusi ieri che hanno rilanciato la sfida di un collegamento in cui «i flussi di visitatori non si fermino solo nei grandi centri turistici», spiega l’arcivescovo di Gaeta Bernardo D’Onorio, presidente dell’Amei. Alcuni esempi di sinergia fra musei ci sono già: in Umbria oppure proprio nel senese con la sua «rete museale».
«Sono esperienze pilota da incrementare per fare in modo che i musei siano davvero scuole di evangelizzazione», sottolinea monsignor Ernesto Rascato, delegato regionale per la Campania, che ha fatto il punto sulle collezioni ecclesiastiche italiane.
Ne è uscito un quadro in cui i segnali positivi arrivano dai dati: 223 diocesi hanno un loro museo diocesano già funzionante oppure in fase di allestimento, il numero delle esperienze legate alla conservazione dei capolavori della fede è in crescita, le nuove apertura si susseguono (l’ultima in ordine di tempo quella del museo del Duomo di Monza che custodisce la corona ferrea).
Certo, il museo ecclesiastico non può ridursi a semplice pinacoteca, ma va visto come «luogo estetico della traditio», ha chiarito il vescovo di Civitavecchia-Tarquinia, Carlo Chenis, nella prolusione che ha aperto il convegno. Ecco perché c’è bisogno anche di un riconoscimento da parte delle istituzioni. O, come afferma monsignor D’Onorio, di una «interfaccia con gli organi di governo centrali e territoriali».
«È necessario che il museo ecclesiastico sia riconosciuto e riconoscibile come un elemento di valore», spiega don Stefano Russo, direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici.
La Chiesa italiana lo ha fatto considerando parte integrante del Progetto culturale tutte quelle raccolte che comprendono i musei capitolari, diocesani, missionari, dei santuari e delle fabbricerie. E le azioni concrete volute dalla Conferenza episcopale non sono mancate: dal 1996 al 2006 più di 17 milioni di euro collegati ai fondi dell’8 per mille sono andati ai musei diocesani sotto forma di contributi; e altri 33 milioni di euro sono serviti in dieci anni per dare il via all’informatizzazione dei beni storico-artistici che ha visto l’adesione di duecentoquindici diocesi (settanta delle quali hanno già terminato la fase della ricognizione).
«La creazione di banche dati omogenee – sostiene don Russo – rappresenta un supporto all’attività dei musei». Musei che vanno considerati parte integrate della pastorale ordinaria. «Nelle diocesi – propone il direttore dell’ufficio Cei – occorre scommettere su un’alleanza fra collezioni d’arte, catechesi, liturgia e turismo. È la strada per valorizzare a pieno le potenzialità dei beni culturali ecclesiastici che sono un punto di contatto con le persone di ogni cultura e che devono avere la forza di far emergere l’identità cristiana di un territorio».

STORIA
Bruschelli, il primo presidente veniva dalla città del Palio. Una tre giorni nel decennale dell’Amei, l’associazione dei musei ecclesiastici italiani. Il sesto convegno nazionale, dedicato al «museo ecclesiastico nel quadro istituzionale» si è tenuto a Siena non per caso.
Dalla città del Palio infatti arrivava il primo presidente, Senio Bruschelli, che per anni è stato rettore dell’Opera della Metropolitana (oggi è guidata da Mario Lorenzoni).
Fanno parte dell’Amen duecentoventi collezioni di arte.
«È una realtà in sviluppo», spiega l’attuale presidente, l’arcivescovo di Gaeta, Bernardo D’Onorio, che delinea il ruolo fondamentale delle esposizioni dei beni culturali ecclesiastici: «La musealizzazione ha permesso la conservazione di un patrimonio inestimabile che poteva finire in raccolte private».

 

Autore: Giacomo Gambassi

Fonte:Avvenire