TORINO. Il Rinascimento di Sodoma.

Vasari lo disconoscerà, chiamandolo «fannullone», pittore «dedito al divertimento». E poi quel soprannome, Sodoma (il suo nome è in realtà Giovanni Antonio Bazzi) che lo ha fatto additare per secoli come artista troppo «allegro», dai comportamenti non consoni. Forse è anche
per questo che si sono dovuti attendere ben 76 anni per ritrovare una mostra dedicata ad uno dei protagonisti meno conosciuti, ma più affascinanti, del Rinascimento italiano.
«Sodoma. Alla conquista del Rinascimento», alla Fondazione Accorsi-Ometto di via Po, da oggi e fino al prossimo 6 settembre, intende colmare questa mancanza.
A partire dall’ultimo oggetto esposto, che è in realtà un rarissimo poster del 1950. Reclamizza la mostra a suo tempo organizzata tra Vercelli, città nativa, e Siena, città della morte e di molte opere mature. La particolarità è che la grafica è di Armando Testa, in assoluto il primissimo lavoro del pubblicitario torinese.
La mostra si concentra sulle opere giovanili del Sodoma, e dell’influenza che il suo mondo esercita nell’ultimo quarto del Quattrocento sull’artista tra Piemonte, Milano, Mantova e Roma.
«Abbiamo voluto organizzare un’esposizione che mette in luce la grande ricchezza e la varietà del patrimonio artistico piemontese – dice la storica dell’arte Serena D’Italia, che con Vittorio Natale e Luca Mana cura la retrospettiva – recuperando un dialogo con i grandi centri del Rinascimento italiano».
Non è un caso che nella prima sala campeggi un documento datato 1490. Attesta che in quell’anno il Sodoma entra a bottega di Martino Spanzotti a Vercelli, e qui ci rimane per sette anni.
Un grande ambiente espone, come in una pinacoteca, le più importanti opere di arte quattrocentesca tra la città del riso e Casale Monferrato, con tavole dello stesso Spanzotti e Defendente Ferrari. Sono i modelli in cui si è formato il giovane Sodoma.
«Abbiamo scelto di concentrarci su questi anni – incalza Vittorio Natale – per far dialogare le opere: dagli anni giovanili si arriva al 1508, quando Sodoma affianca Raffaello nella Stanza delle Segnature per papa Giulio II al Vaticano». Dopo, l’artista raggiunge la maturità.
Per il resto la mostra della Fondazione Accorsi, che si contraddistingue come sempre per mostrare al pubblico soprattutto opere di collezioni private, molte mai esposte prima, è un viaggio geografico e artistico.
«Dall’area piemontese si passa a Milano e Mantova e poi a Roma e infine a Siena».
Sempre dal Vaticano spicca un’opera eccezionale, il frammento di un affresco del Pinturicchio già nell’appartamento privato di papa Alessandro VI Borgia. Gli influssi si fanno sentire.
La prima opera del Sodoma, realizzata a 15 anni, è una Sacra Famiglia. «Si nota che è ancora acerba», precisa Serena D’Italia.
Nella sala dedicata a Milano e a Mantova, due opere dell’artista vercellese si stagliano chiaramente nel contesto culturale lombardo. Un Compianto sul Cristo morto del 1503, che riprende distintamente il Mantegna, e un’espressiva Pietà in prestito dall’arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto a Roma, altra chicca assoluta.
E poi Roma, con una Natività di Gesù, tondo di grande maturità, oggi custodito alla Pinacoteca Nazionale di Siena, che dialoga con la Madonna con il bambino di Macrino d’Alba della Pinacoteca Capitolare di Roma.
Dalla vicina Galleria Sabauda di Torino la Morte di Lucrezia va a chiudere una carrellata di opere che arriva alla conclusione di questo viaggio nella bellezza rinascimentale. «Una bellezza che emerge da un mondo, quello che vive il Sodoma, da cui traiamo la nostra cultura europea contemporanea – precisa il direttore della Fondazione, Luca Mana –; un mondo, il Rinascimento, che inventa quello che noi oggi chiamiamo Made in Italy, che dà forma e colore alla creatività, alla moda e al cibo». Un mondo in cui accompagnarsi a un giovane dello stesso sesso non era assolutamente un tabù: era un rapporto di protezione e di supremazia, prima che carnale.
Erano soliti farlo anche artisti come Leonardo e Michelangelo, così come uomini di cultura del calibro di Poliziano, Pico della Mirandola emMarsilio Ficino. La bisessualità era propria della cultura anche del mondo antico, greco e romano. Ma solo per Sodoma diventa un aspetto negativo.
«Questo perché nasce questo nomignolo ai nostri occhi ingiurioso – conclude Mana – ma non per la società del tempo».
Sodoma si firmava tale lui stesso. Vasari dà la colpa di queste pratiche quotidiane alle distrazioni gioiose che portano ad essere un artista pigro e poco attivo, in un’epoca in cui gli artisti creavano per comporre su commissione, come gli odierni artigiani.
La riforma di Martin Lutero, ma soprattutto la Controriforma, cancellano questa visione culturale e la additano come peccaminosa. —

Autore: Andrea Parodi

Fonte: La Stampa 31 mar 2026