Sinergia istituzionale interagente, propositiva e qualificata. Da Cultura che non si ferma, non ha limiti, diffusa ed inclusiva.
L’8 aprile, infatti, è stato firmato un accordo di collaborazione strategica, tra la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura e il VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia.
Un evento di massima importanza e altrettanto significato, un valore aggiunto a tanti altri meriti, che comprende -viene annunciato- ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. L’accordo si propone di superare la distinzione tra patrimonio storico-artistico e quello archivistico, con al centro del progetto la sperimentazione di un modello di mostre temporanee interdisciplinari, che si basano sul confronto tra linguaggi e materiali diversi.
Opere d’arte, oggetti della cultura materiale e documenti -si specifica- vengono messi in dialogo e diventano così strumenti attivi per raccontare contesti, pratiche e dimensioni della ricerca storica. Il patrimonio viene così inteso come un sistema relazionale, capace di restituire la complessità dei processi e di generare conoscenza, pur mantenendo ferma una rimarchevole, aggiungeremmo fondamentale, qualità di comunicazione.
Intanto, il primo esito della collaborazione è la mostra “La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne”. L’esposizione, che aprirà a Palazzo Venezia venerdì 17 aprile 2026, offre un’interpretazione inedita del prezioso dipinto, proprio attraverso il confronto con le arti decorative ed i documenti, restituendo il contesto materiale e culturale della Firenze del Rinascimento. Con questa iniziativa, si sottolinea, la Direzione generale Archivi del MiC e il VIVE rafforzano il proprio impegno per una cultura condivisa, accessibile e capace di attivare nuove forme di conoscenza, rispettandone sembra scontato l’identità.
“Questa collaborazione realizzerà progetti di studio, mostre, pubblicazioni ed iniziative di carattere scientifico sostenute dalla sinergia tra le competenze archivistiche e quelle storico-artistiche. L’obiettivo sarà raccontare un’opera ed il suo contesto attingendo dai documenti custoditi negli archivi ed illustrare un percorso narrativo documentario tramite un’opera d’arte e viceversa. Una collaborazione che ci auguriamo incentivi la presenza di documenti archivistici accanto alle opere d’arte esposte nelle mostre che ne svelino la paternità e restituiscano loro la profondità del contesto”, dichiara il Direttore generale Archivi, Antonio Tarasco.
“Fin da quando è divenuto operativo, nel novembre 2020, il VIVE pone al centro della propria azione il pubblico e soprattutto il pubblico potenziale, vale a dire quella fascia piuttosto larga di persone che, per svariati motivi, non frequentano i musei. Uno strumento privilegiato per intercettare entrambi è rappresentato dalle mostre temporanee. Accanto ai modelli espositivi più consolidati, abbiamo scelto di sviluppare progetti interdisciplinari, concepiti per restituire una realtà sfaccettata e, al limite, un intero mondo e dunque capaci di moltiplicare i fattori di attrazione. Questo accordo, che consente di far dialogare le opere d’arte con i documenti, ha dunque un alto valore strategico”, afferma la direttrice del VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia, Edith Gabrielli.
Il VIVE è l’I’Istituto del MiC, che riunisce un patrimonio museale tra i più rappresentativi e visitati in Italia, parte integrante dell’immaginario collettivo, si sviluppa nel centro di Roma intorno a Piazza Venezia e racconta oltre cinquecento anni di storia.
Palazzo Venezia. Esso viene costruito nel 1455, per volontà del cardinale veneziano Pietro Barbo e, nel 1574, diventa sede dell’ambasciata della Repubblica di Venezia. Attualmente è aperto al pubblico con le sue collezioni di porcellana, maioliche, bronzetti, terrecotte, l’armeria Odescalchi, il Lapidarium, i giardini e le storiche sale.
Vittoriano. La sua costruzione inizia nel 1885, per celebrare Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, ed i lavori si concludono nel 1935. Ma già nel 1911, il monumentale edificio apre al pubblico in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario dell’Unità d’Italia. E’ conosciuto anche come “Monumento a Vittorio Emanuele II”, “Altare della Patria”, “Mole del Vittoriano” o “Tomba del Milite Ignoto”.
Insomma testimonianze storiche, scrigni di una memoria senza tempo. Indelebili.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it
