Orologi storici nei musei: ecco la speciale classifica del Ministero della Cultura, che vede il Palazzo Reale di Napoli al secondo posto in Italia.
Dai pendoli neoclassici del Quirinale alle pendole musicali di Napoli, alla Venaria, gli orologi custoditi nei palazzi storici italiani raccontano secoli di ingegno, scienza e bellezza. Al primo posto il Quirinale, con circa duecento esemplari tra XVIl e XIX secolo, firmati dai più grandi maestri europei. Segue il Palazzo Reale di Napoli, con la rarissima “Macchina di Clav”, del 1730, e decine di capolavori musicali, perfettamente funzionanti grazie alle cure del maestro orologiaio Diego Ferventino. Sul terzo gradino i Musei di Genova, con preziosi orologi notturni seicenteschi, decorati con intarsi, smalti e pietre dure. Un viaggio nel tempo che unisce arte, storia e tecnologia, scandendo i secoli del nostro patrimonio culturale.
Sponsor: Tarì Società Consortile per Azioni.
Oggetto: Restauro dell’orologio “Il Tempo e la Storia”, di quello da caminetto stile Luigi XVI e dell’orologio con Giulio Cesare.
Periodo: Luglio/Ottobre 2025.
Collocazione: Palazzo Reale di Napoli e intervento eseguito da “Antea restauri”, per le casse esterne, e dal maestro orologiaio Diego Ferventino per il meccanismo interno, con il coordinamento del progetto di Ilaria La Volla, funzionaria restauratrice – conservatrice, in collaborazione con l’Ufficio Mostre di Palazzo Reale.
Intanto, tre orologi della collezione di Palazzo Reale sono stati sottoposti a restauro conservativo, grazie ad una sponsorizzazione del Tarì, il centro Orafo Campano che raccoglie oltre 400 aziende e costituisce un punto di riferimento indiscusso, in campo nazionale e internazionale del settore. Gli orologi sono: “Il Tempo e la Storia”, esposto nella Galleria; l’orologio da caminetto stile Luigi XVI nel salotto del Re, e quello con Giulio Cesare, posizionato nella sala del Trono. L’Orologio con “Il Tempo e la Storia”, opera di Charles Guilleme Manière e Philippe Thomire, è un raffinato oggetto del II decennio del XIX secolo, in marmo rosso, bronzo dorato e patinato, e metallo smaltato. L’orologio raffigura allegoricamente il “Tempo”, come vecchio barbuto alato impugnante la falce, e la “Storia”, come una giovane donna che regge un libro, in atto di arrestare con la mano l’avanzata distruttrice del tempo. All’interno del globo blu, decorato con stelle dorate, è contenuto il meccanismo dell’orologio. L’obiettivo è stato quello di preservare la stratificazione materica e storica dell’opera, recuperandone l’integrità estetica e funzionale. L’imponente orologio di manifattura francese del XIX secolo, collocato nella sala del Trono, è conosciuto come “l’orologio con Giulio Cesare”, per la presenza della statua in bronzo patinato del celebre personaggio appoggiato alla cassa che, a sua volta, poggia su una base rettangolare, decorata con foglie d’acanto e con un sontuoso trofeo centrale e quattro corone imperiali, intrecciate sugli spigoli anteriori della base. Questo magnifico oggetto testimonia il gusto per l’ingegno meccanico e la celebrazione del potere attraverso l’arte. L’intervento è stato finalizzato a ristabilire l’equilibrio formale tra le superfici marmoree e metalliche, compromesso dall’azione del tempo. Particolare cura è stata riservata alla figura di Giulio Cesare, trattata con procedimenti a basso impatto, mirati alla conservazione della patina originale. Il progetto si è concluso con il rimontaggio finale, garantendo solidità strutturale e coerenza stilistica dell’opera. L’orologio da caminetto, di manifattura francese (1840 circa), era destinato ad impreziosire un salone di rappresentanza, distinguendosi per la struttura compatta e la ricca decorazione di gusto neo rocaille, che ne fa un perfetto esempio di orologeria decorativa per interni aristocratici. La cassa in bronzo dorato, con riccioli e figurine di satiri suonatori, presenta al centro una placca di porcellana, le cui superfici sono state trattate con soluzioni acquose, debolmente alcaline, per rimuovere lo sporco senza intaccarne la brillantezza. Al termine, tutti i materiali sono stati protetti con rivestimenti consolidanti trasparenti, secondo criteri di reversibilità e compatibilità chimica. L’intervento, pur conservativo, è stato finalizzato a restituire al manufatto la sua raffinata luminosità, in linea con l’originaria funzione ornamentale e rappresentativa.
Grazie a questi interventi è oggi possibile ammirare i tre orologi nelle sale del Palazzo Reale restaurati e nuovamente funzionanti. La “Macchina di Clay”, quell’orologio invidiato da Casa Windsor, è l’esemplare più prezioso della collezione storica di Palazzo Reale, la seconda per importanza in Italia (con 26 pezzi pregiati). Palazzo Reale come il Castello di Windsor: nella reggia di piazza del Plebiscito a Napoli, c’è una delle collezioni più importanti (e rare!), di orologi antichi d’Italia. È di recente, la notizia del Ministero della Cultura che Palazzo Reale è in cima alla classifica dei musei che conservano il maggior numero di orologi storici, secondo solo al Quirinale.
Seguono i musei di Genova, le collezioni medicee di palazzo Pitti a Firenze, quelle di Palazzo Madama a Torino e la Reggia di Venaria Reale (To).
Il palazzo del Quirinale, che figura infatti al primo posto, possiede circa 200 esemplari tra pendole e orologi del XVII-XIX secolo (di cui 40 esposti), molti provenienti dalle principali regge preunitarie. A Napoli, un’altra dozzina è a Villa Pignatelli, tra cui l’orologio di manifattura francese, incastonato nella struttura muraria nella scala che porta al primo piano, e due giacenti in deposito. Ma a Palazzo Reale è esposta, sebbene non funzionante, la rarissima “Macchina di Clay” del 1730, del quale esistono pochissimi esemplari al mondo: due di proprietà della famiglia reale inglese ed un terzo del Museo nazionale della Cina. Si tratta di un orologio con organo che, allo scoccare delle ore, suonava melodie di Händel, e quello della reggia napoletana è forse il primo modello costruito dall’orologiaio inglese.
«Nel corso dell’ultimo anno abbiamo riservato un’attenzione particolare alla collezione di orologi di Palazzo Reale, avvalendoci anche del prezioso contributo di mecenati che hanno reso possibile il restauro di ben sei esemplari», spiega Tiziana D’Angelo, direttrice delegata ad interim del Palazzo Reale. «Tra i nostri obiettivi c’è quello di esporre al pubblico anche gli orologi al momento conservati in deposito. Ma il nostro principale desiderio è quello di creare un team con esperti orologiai, restauratori ed organai per il restauro dell’Organ Clock di Clay del 1730, che è considerata una vera e propria macchina musicale».
Lo stilista Francesco Scognamiglio ha contribuito al restauro di un orologio con Planetario del XVII secolo.
Appassionati mecenati del passato, furono Gioacchino Murat e sua moglie Carolina Bonaparte, che commissionarono a Breguet il primo orologio da polso della storia, e che portarono a Palazzo Reale, nel 1808, una serie di orologi che furono realizzati per Napoleone Bonaparte. Tra i più celebri, il Genio delle Arti di Thomire et C./Bourdier Hr à Paris, e l’Orologio con la Meditazione firmato Bailly, orologiaio personale di Napoleone.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it
