CETARA (Sa). La Torre Vicereale a picco sul mare, sentinella dell’identità e scrigno di tesori.

Da valorizzare ulteriormente e più incisivamente, tenendola aperta, da visitare, posto che da lontano rende di più come attrattore culturale, mentre da vicino si evidenzia un certo degrado strutturale e decorativo. Parliamo della Torre vicereale, da ritenersi sentinella dell’identità culturale del luogo, riferimento connotativo del paesaggio della ‘gola’, nella quale si sviluppa il centro storico di Cetara.
Essa ha una struttura molto articolata, frutto di una integrazione tra una struttura cilindrica angioina ed una a doppia altezza vicereale: le due costruzioni sovrapposte, però, conservano una loro leggibile autonomia. È costituita da un corpo tronco-piramidale fino alla piazza, da cui si diparte un corpo più piccolo che forma la scudatura a monte, mentre lungo il perimetro di entrambi vi è un coronamento in controscarpa.
La Torre si trova a ridosso della scogliera ed ha una pianta ovoidale, leggermente allungata verso monte. La parte superiore, situata sopra quella a scarpata, con all’interno un unico ambiente fruibile, è collegata, attraverso un cunicolo, con il primo livello del monumentale edificio, che ha una pianta quadrata, a doppia altezza, con quattro troniere sul fronte mare e su quello posteriore; ai lati si trovano tre troniere in corrispondenza della piazza bassa e due sulla piazza alta, con un torrino laterale: il ‘batti ponte’, che consentiva l’accesso probabilmente con un ponte levatoio, alla struttura.
Nella relazione dell’ingegnere Jacopo Lentier, artefice del complesso delle torri sulla costa di Amalfi, riportata nella provvisione dell’Università di Cava, si legge che «a Cetara si trovano torri che hanno bisogno di rimedio a ciò che si possono guardare e difendere». Fu pertanto previsto di realizzare una nuova torre a ridosso di quella angioina, i cui lavori furono affidati nel 1567 al maestro di muro Camillo Casaburi di Cava, su mandato delle Regia Corte, insieme ai maestri e imprenditori di Cava: Raffaele De Marinis e Onofrio De Abbate.
Il 21 Aprile dello stesso anno, il commissario speciale della costruzione delle due torri, Giovanni Alfonso Bisbol, ordinava a seguito dell’avvistamento di vascelli corsari, al sindaco ed agli eletti dell’Università di Cava, di fornire «di legname, fascine e palle l’artiglieria della torre di Cetara, in modo da poter dare segnale di fuoco e di fumo e avvertire gli abitanti».
La trasformazione completa si è avuta con la sopraelevazione di due piani costruiti probabilmente dopo il 1878. L’unico documento che attesta questa data, è “una domanda del Municipio di Cetara” dello stesso anno, attestante l’esistenza di un “casotto costruito abusivamente sul fronte est della torre, edificato precedentemente ed alla destra di quello attuale adibito alla vigilanza dei dazi governativi e comunali”, con l’allora proprietario della fabbrica, l’ingegnere Giovanni Tagliaferri che, il 2 maggio 1878, chiese di poter ricostruire detto casotto con lo stesso materiale di quello demolito.
Altre radicali trasformazioni hanno, inoltre, interessato la parte interna con l’apertura di numerosi vani e la sostituzione degli antichi solai, tanto che, in quegli anni, la Torre divenne il tradizionale alloggio dei vari parroci che si succedettero nel tempo sino alla fine degli anni ’60.
Sul finire della seconda guerra mondiale vi soggiornò per un breve periodo lo scrittore Achille Campanile. Nel 1965, la torre fu venduta ad una famiglia di antiquari napoletani, che ne conservarono l’integrità. Finalmente nel 1998, dopo essere stata sottoposta a vincolo storico-monumentale dal Ministero dei Beni Culturali, è stata acquisita dal Comune di Cetara e restituita alla collettività.
Attualmente, la struttura costituita dal complesso della originaria torre angioina e della successiva torre vicereale con i rifacimenti ottocenteschi si articola su sei livelli. La parte basamentale ha all’interno un unico vano di forma ellittica, che si collega alla torre vicereale attraverso un corridoio, servito da una rampa di sei gradini da cui si accede in un ambiente di forma rettangolare che costituisce il livello più basso. Tale locale è collegato al vano sovrastante attraverso una botola provvista di scala di legno. Il locale posto al secondo livello si presenta ancora nelle vesti originarie, anche se manomesso nelle aperture e nelle scale.
Intanto, nel 2002, ebbero inizio i lavori di restauro-consolidamento e finalmente, dal marzo del 2011, la Torre è tornata ad essere il faro e il cuore pulsante della comunità locale. Sorgendo a picco sul mare, essa fa da cornice all’incantevole borgo di Cetara, uno dei gioielli della Costiera Amalfitana, un paese così piccolo ma allo stesso tempo così ricco di storia e tradizioni.
Oggi si presenta con una struttura articolata, composta da una torre cilindrica angioina ed una vicereale a doppia altezza, con una parte superiore che prevede due piani sopraelevati a scopo abitativo. Vista con incanto dal mare e meravigliosa in ogni prospettiva, nel 2011 -come detto- è stata riaperta al pubblico ed attualmente ospita un Museo Civico, con le mostre permanenti dell’artista cetarese Manfredi Nicoletti e di numerosi pittori della costiera, i cosiddetti “costaioli”; nonché il “Museo vivo” di un altro grande artista cetarese, Ugo Marano, allestimento che concepì negli anni ’70 e che ha potuto riproporre nella Torre di Cetara, poco prima della sua scomparsa.
La Torre-Museo è organizzata in sezioni principali che vi si intersecano, per la vicinanza ed i rapporti intercorsi tra gli artisti esposti e per i temi che raccontano il territorio circostante. Nelle sue meravigliose stanze, è presente un buon numero di opere dei maioresi, mentre lontane per formazione e per generazioni, si pongono le esperienze di Mario Carotenuto (Tramonti 1922), e Bartolo Savo (Atrani 1932), che hanno donato al Museo di Cetara due dipinti, significative testimonianze degli anni di amicizia con Manfredi Nicoletti.
Allestito nelle sale della parte inferiore originaria angioina della Torre Vicereale, il primo Museo Cantina dedicato alla Pesca ed alla Colatura di Alici, è un’iniziativa realizzata nell’ambito del protocollo d’intesa firmato dal Comune di Cetara, dall’Associazione per la Valorizzazione della colatura di alici di Cetara, dal Flag -Approdo di Ulisse, e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali – Università Federico II di Napoli.
Si tratta di uno spazio, nel quale riposeranno ed invecchieranno botti antiche e terzigni, dove si ripone il prezioso liquido ambrato ottenuto dalla maturazione delle alici sotto sale, per poi includere -si rileva- anche una piccola, ma importantissima, biblioteca che raccoglierà nel tempo libri, documenti storici, giornali, riviste, fotografie dedicate alla colatura, alla pesca e alle radici di Cetara.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it