Archivi categoria: Tutela e Salvaguardia

MOGLIANO VENETO (Tv). Toni Benetton centenario dalla nascita (1910-2010).

Il Museo Toni Benetton di Mogliano Veneto sta realizzando il nuovo catalogo generale delle opere del Maestro per la riqualificazione del patrimonio in previsione del centenario nascita del Maestro (1910-2010).
Le opere sono collocate in tutto il mondo; alcune si trovano in parchi e territori pubblici, altre in musei e presso privati.
La vastissima mole di lavoro del Maestro rende difficile la ricerca, soprattutto delle opere acquistate da privati.

Per queste ragioni il Museo si è attivato nella ricerca di opere di privati o collezionisti che non hanno ancora comunicato i dati necessari per inserire nell’archivio generale che determinerà l’autenticità di quanto loro in possesso.

A tale proposito si invitano tutti i proprietari di inviare delle foto accompagnate da più informazioni possibili: titolo, materiale, datazione, misure, etc.

Info:
MUSEO TONI BENETTON Associazione Culturale
Via Marignana, 112-31021 – Mogliano Veneto (TV)
tel./fax 0039 041 942111.

Link: http://www.museotonibenetton.it

Email: info@museotonibenetton.it

ROMA. Città aperta ai «writer». Nessun controllo tanti costi.

Una capitale a misura di writer. Tranne qualche telecamera, nessuno controlla, nessuno reprime. Ma ripulire le scritte costa.
All’Atac circa 5-6 milioni di euro all’anno. L’Ufficio decoro urbano del Comune, dal canto suo, ha speso nel solo 2006 oltre 2 milioni: «Se dovessimo cancellare tutte le scritte, occorrerebbero 100 milioni», calcola il direttore Mario Schina. Ma sarebbe pure inutile, i muri bianchi attirerebbero come il miele le mosche. I vandali degli anni Duemila a Roma agiscono impunemente, alcuni hanno perfino le chiavi delle stazioni della metro.
Fioriscono gare fra bande. Sorgono siti internet dedicati e protetti da password. Dentro c’è chi scrive di «orgasmo con i vagoni della metro», di «voglia irrefrenabile di bombare tutti i bus della città per far girare il nome». C’è chi afferma: «Quei vagoni sono miei». E ancora: «Vagoni e bus sono i nostri giocattoli preferiti».
Un fenomeno di costume inquietante, che nulla ha a che spartire con le scritte sui muri delle scuole. Le bande, crew nel gergo, spesso si riuniscono in casali abbandonati. Danno vita a rave a base di alcol e cocaina,
E il Comune? Nessun problema. I «giovani artisti» hanno buoni amici nella sinistra capitolina. E le reazioni consistono di fatto solo nel ripulire.
È cronaca. Ad agosto 2002 i writer si introducono furtivamente nel deposito di Portonaccio e danneggiano 56 bus, alcuni dei quali nuovi di zecca. Danni per 25mila euro. Il presidente dell’Atac Calamante, oltre che pagare, si limita a proporre 10 borse di studio agli studenti sul tema del rispetto dei mezzi pubblici.
Nel marzo 2003 il sindaco Veltroni annuncia contro i writer l’uso di vernici anti-spray sui muri: «Si comincerà dal centro e da Testaccio, ogni anno spenderemo 1 milione».
A maggio 2004 è la volta di Prati, 400mila euro per pulire il rione. Il sindaco fa appello al senso civico.
A maggio 2006 i graffiti sbarcano, però, alla stazione Nuovo Salario: facciate e banchine si ricoprono di tag e murales, con il beneplacito della Rete ferroviaria italiana.
A febbraio 2007 i carabinieri pizzicano una banda di 21 giovani fra i 15 e i 20 anni, che aveva preso di mira i monumenti della città. Ma il mini-sindaco del X, Sandro Medici (Rifondazione), li difende: «La loro è solo voglia di comunicare. Nessuno deve criminalizzare i writer, sono fra i protagonisti dell’arte contemporanea».
A maggio il Comune alza bandiera bianca. L’ufficio decoro urbano e i writer concordano il programma Magistra Artis: 19 spazi, uno per Municipio, riservati ai graffitari. Muri grandi. Tesserini individuali.
A giugno si comincia con via del Casaletto all’altezza del capolinea del tram 8. Sconcerto fra i passanti. Il capogruppo di An al XVI municipio, Fabrizio Santori, presenta un’interrogazione per conoscere gli importi stanziati per l’iniziativa: «Proprio all’indomani della firma del Patto sulla Sicurezza tra il sindaco Veltroni e il ministro Amato, che stabilisce fra l’altro pene più severe per i writer, l’assessorato alle Politiche Giovanili promuove e finanzia iniziative del genere. È una contraddizione clamorosa». All’interrogazione nessuna risposta.
A luglio i writer coprono di geroglifici colorati un lungo tratto delle mura Aureliane a Porta Maggiore. «Le testimonianze romane dopo avere resistito alle invasioni barbariche, e dopo essere state proprio di recente restaurate, devono ora soccombere ai vandali del XXI secolo – lamenta il Cesmot -. Occorre più controllo da parte della polizia municipale». L’appello cade nel vuoto.
Pochi giorni fa a Trastevere l’Ufficio decoro urbano impiega due giorni a pulire ben 1.500 metri quadri di scritte fra vicolo del Cinque e piazza San Cosimato. Neppure 24 ore dopo nei vicoli del rione già le bombolette spray fanno la loro ricomparsa. I commando dei graffitari devono solo badare a una cosa: a sfuggire ai trasteverini inferociti armati di bastone.

Autore: Marcello Maggio

Fonte:Il Giornale

Tutela: i criteri europei non sono planetari.

Discutere di valori culturali a dimensione planetaria in un momento in cui il concetto stesso di «valore» viene messo seriamente in dubbio potrebbe apparire come una sterile esercitazione intellettuale, comunque di dubbia incisività ai fini della tutela dei patrimoni culturali dei vari Paesi del mondo.
I risultati di una tale operazione, infatti, parrebbero poter essere la constatazione della impossibilità di individuare valori ampiamente, se non unanimemente, condivisibili o, al contrario, della permanenza della prassi secolare di imporre come valori egemoni quelli elaborati dalla tradizione europea come valori generali di riferimento.
Come è noto, i concetti di autenticità, irripetibilità, unicità, identità formale, stratificazione storica e altri simili non sempre individuano realtà identiche o almeno analoghe perfino all’interno della medesima tradizione occidentale: dunque il problema non può essere quello di tentare di trovare dei corrispettivi nelle tradizioni culturali «altre», ma di rintracciare all’interno di ognuna di esse concetti che abbiano lo stesso «peso» di quelli impiegati nella nostra cultura e ai quali quindi possa e debba essere riconosciuto il medesimo ruolo di valori fondamentali per le sorti di quelle civiltà.

L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de Il Giornale dell’Arte, Aprile 2007.

 

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line