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FIRENZE. Galleria dell’Accademia: presentato il rinnovato allestimento delle tre “Sale bizantine”.

Sala di GiottoPresentato alla Galleria dell’Accademia di Firenze il rinnovato allestimento delle “Sale bizantine”, i tre spazi al piano terra del museo che i visitatori incontrano arrivando dal braccio laterale della Tribuna del David, avviandosi verso l’uscita del museo .
Esse ospitano l’importante collezione di tavole a fondo oro del Duecento e del Trecento, acquisite perlopiù con le soppressioni delle chiese e dei conventi tra la fine del Settecento e l’avvento dell’unità d’Italia.
Tra i dipinti presenti, anche opere di Giotto, Taddeo e Bernardo Daddi, e degli Orcagna (Andrea, Nardo e Jacopo di Cione).
L’intervento eseguito in questo scorcio dell’anno ha riguardato in primo luogo il rinnovamento completo dei pannelli didattici delle opere esposte e dell’impianto d’illuminazione delle sale, nonché il riposizionamento di alcuni dipinti.
LE NOVITÀ
L’imponente pala d’altare (cm 350 x 190) eseguita da Jacopo di Cione e dai suoi collaboratori nel 1372-1373 per la Corporazione della Zecca è stata spostata al centro della parete maggiore della sala di sinistra (arrivando dalla Tribuna del David), in modo da risaltare da subito all’occhio del visitatore. Lo spostamento ha consentito l’installazione di un ulteriore corpo illuminante, in posizione simmetrica rispetto a quello già esistente, in modo da completare la nuova illuminazione anche di questa sala – dedicata alle opere degli Orcagna (Andrea, Nardo e Jacopo di Cione) -, che accoglie inoltre due dei dipinti più celebri della Galleria, il Compianto sul Cristo morto firmato e datato 1365 da Giovanni da Milano e l’affresco stupendo di Giotto di Stefano, detto Giottino, con la Madonna col Bambino in trono fra otto angeli e i santi Giovanni Battista e Bernardo, che fu staccato fra Sei e Settecento dal tabernacolo all’angolo di Piazza Santo Spirito, dove una data ne testimoniava l’esecuzione nel 1356.
Tuttavia, le novità principali riguardano la sala di destra dedicata ai dipinti di Giotto e dei giotteschi, dove sono ospitate anche le celebri formelle quadrilobate dipinte da Taddeo Gaddi verso il 1340, appartenenti al ciclo delle storie parallele di Gesù e di San Francesco che decoravano il bancone della sacrestia della chiesa di Santa Croce a Firenze.
Una nuova vetrina consente ora la messa in sicurezza di tutte le opere di piccolo formato, compreso il prezioso sportello di tabernacolo di Bernardo Daddi con la Crocifissione e San Cristoforo, che era esposto ancora direttamente al pubblico e quindi non in condizioni ottimali di sicurezza.
Le due fronti del dossale dipinto dal cosiddetto Maestro delle Immagini domenicane, un pittore e miniatore fiorentino attivo nel secondo quarto del Trecento, raffiguranti rispettivamente la Madonna col Bambino e quattro santi a mezzo busto e l’Incoronazione della Vergine fra quattro santi a figura intera, sono ora collocate una sopra l’altra al centro della parete opposta a quella con le formelle del Gaddi.
Con questa sistemazione la sala risulta più ampia e in grado di assorbire meglio il flusso assai considerevole dei visitatori della Galleria.
Il rinnovamento dei pannelli didattici delle opere, con i testi in italiano e in inglese, ha consentito la revisione e, soprattutto, il necessario aggiornamento critico delle informazioni fornite al pubblico.
Da sottolineare, infine, la nuova illuminazione delle sale, sensibilmente potenziata e di natura diffusa, che consente una piena visibilità dei dipinti esposti, contribuendo all’ulteriore valorizzazione di questo segmento fondamentale e costitutivo delle collezioni del secondo museo della città per numero di visitatori.

Fonte:
SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO ED ETNOANTROPOLOGICO
E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTÀ DI FIRENZE
Via della ninna 5, 50122 Firenze – TEL. 055-23885 – FAX 055-2388699
http://www.polomuseale.firenze.it

FIRENZE. Il restauro della Crocifissione e Santi del Beato Angelico.

ANGELICO CROCIFISSIONEE’ stato presentato nel Museo di San Marco il restauro dell’affresco raffigurante la Crocifissione e Santi, dipinto dal Beato Angelico nella Sala Capitolare tra il 1441 e il 1442. L’intervento è stato realizzato grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence con il contributo di molti donatori.
Il restauro, condotto da Giacomo Dini di Dini Restauri nel 2013-2014, ha fatto seguito a un intervento di manutenzione e a una campagna diagnostica, attuati tra il 2011 e il 2012, a cura della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze.
L’intervento di restauro, nel suo complesso, è stato diretto da Magnolia Scudieri, con il coordinamento scientifico di Mauro Matteini.
La campagna di indagini scientifiche e diagnostiche ha coinvolto numerosi e prestigiosi Istituti di Ricerca di Firenze, quali l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” (CNR- Firenze), l’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (CNR – Firenze) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (Laboratorio di Tecniche Nucleari per i Beni Culturali).
Dopo quarant’anni l’attenta verifica supportata dalla campagna diagnostica sullo stato di conservazione, ha fatto rilevare la necessità di procedere ad un complesso lavoro di restauro che qui oggi viene presentato. “Restaurare un’opera già restaurata, specialmente da un maestro del restauro come Dino Dini – dice il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini -, è operazione delicata e complessa. Per questo sono grata Magnolia Scudieri e a tutti i protagonisti di questo intervento, poiché, anche grazie al sostegno dei Friends of Florence, hanno reso possibile un ritorno della Crocifissione dell’Angelico a condizioni di piena sicurezza conservativa e di stupefacente godibilità estetica”.
“Contribuire alla conservazione di un’opera così importante è per noi un grande onore – aggiunge Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence. La Sala Capitolare di San Marco potrà quindi tornare a raccontare l’eccellenza artistica del Beato Angelico attraverso questo meraviglioso affresco. Quest’opera stupisce per la maestria con la quale è stata realizzata. Siamo rimasti affascinati dalla modernità del Beato Angelico che descrive ogni singola figura con una dovizia di particolari incredibile. L’artista realizza veri e propri ritratti dei personaggi ai quali attribuisce non solo gesti, ma anche una profondità espressiva di grande rilevanza, continua la Presidente della Fondazione. Moltissimi dei nostri donatori si sono appassionati a quest’opera anche perché l’affresco celebra l’armonia fra gli ordini religiosi e l’equilibrio dello spirito, un tema questo di grande attualità in un’epoca come la nostra”.
UN “CASO” DA MANUALE
La Crocifissione dell’Angelico occupa un posto speciale nella storia del restauro. Su questo affresco, infatti, che nel 1967 si presentava fortemente degradato – col fondo completamente ridipinto e la superficie attaccata da sali e muffe – tra il 1967 e il 1974 fu sperimentato un nuovo metodo di intervento, detto dell’ammonio-bario, frutto della ricerca, dello studio e della collaborazione del restauratore Dino Dini e di Enzo Ferroni, illustre docente di Chimica presso l’Università di Firenze, due personaggi straordinari che hanno lasciato un segno indelebile nell’evoluzione del restauro.
Con tale metodologia, capace di trasformare i ali solubili in sali insolubili e inerti, si rese possibile mantenere il grande affresco sulla parete originale, restituendogli la coesione senza dover ricorrere allo”strappo”, tecnica che all’epoca era considerata l’unica capace di salvare le pitture murali degradate.
La messa a punto di un metodo così rivoluzionario si deve alla perseveranza di Dino Dini nel rifiutare in questo caso – in considerazione della vastità dell’affresco da preservare e della particolare fragilità della superficie, attaccata dai solfati in forma diffusa e puntiforme – l’applicazione del tradizionale “strappo”, pur da lui ripetutamente usato in altre situazioni.
Il buon risultato di questo storico intervento si è mantenuto per quasi quarant’anni, durante i quali l’affresco è stato tenuto sotto costante controllo.
Soltanto negli ultimi anni si è constatata l’insorgenza di maculature e di fenomeni discontinui di imbianchimento soprattutto nella parte destra inferiore, oltre alla ovvia presenza di depositi di polvere.
APPUNTI DI UN NUOVO INTERVENTO
Nelle operazioni di restauro di una certa levatura, le indagini scientifiche sono divenute ormai una prassi consueta, sebbene troppe volte esse assumano un ruolo più formale che sostanziale.
Non è certo questo il caso del dipinto della Crocifissione dell’Angelico. Per affrontare la complessa problematica conservativa, le indagini sono state eseguite sia prima dell’intervento, per far chiarezza sull’effettivo stato di conservazione dell’affresco, sia e soprattutto durante l’intervento, a controllo delle ipotesi operative che via via, il restauratore Giacomo Dini, affinando la conoscenza della situazione, veniva formulando; diremmo anzi, che esse sono state essenziali per mettere a punto il protocollo definitivo dei trattamenti.
Spesso il restauro, pur riconosciuto attività che richiede alta competenza, è considerato da molti l’attuazione, con particolare impegno e cura, di operazioni prevedibili: pulitura, consolidamento, protezione, ecc.
La realtà è ben diversa. Le incognite sono dietro ogni operazione e le si scoprono non a priori ma durante. La calibrazione di materiali e metodi richiede una continua ottimizzazione.
Nella Crocifissione venivano continuamente a coincidere problematiche conflittuali per cui, cercando di soddisfarne una, si interferiva con la buon risuscita di un’altra e viceversa. Alla fine, con le competenze incrociate di tutti, le soluzioni sono state individuate, nell’obbiettivo condiviso di operare in maniera rispettosa delle realtà figurative e, contemporaneamente, materiche; diversificando metodologie e trattamenti in funzione delle diverse specificità del contesto pittorico.
Pertanto nel 2011è stato deciso di affrontare una verifica ravvicinata e completa della superficie in previsione di un intervento di manutenzione, accompagnata da una documentazione fotografica specifica, e affiancata da una campagna di indagini conoscitive e diagnostiche, mirate ad acquisire dati sia sulla tecnica esecutiva sia sullo stato di conservazione e sulle cause di un eventuale degrado.
Nel corso di tale verifica si è potuto constatare che l’intervento attuato negli anni Settanta aveva mantenuto la sua efficacia sotto il profilo della conservazione, se si eccettua la presenza di una certa fragilità nelle zone dorate o di ritocco e di micro sollevamenti localizzati, principalmente nelle vesti dei Santi a destra del Crocifisso.
Risultava, invece, molto diffusa la presenza di patine biancastre che alteravano la cromia originaria, presenza assai invasiva anche sotto il profilo estetico. La situazione riscontrata ha indirizzato le indagini strumentali verso un approfondimento delle analisi, mirate alla ricerca delle possibili cause.
È comunque apparso evidente che le previste, ed eseguite, operazioni di spolveratura e leggera pulitura con acqua non sarebbero state sufficienti a risolvere la varietà e la complessità dei problemi che l’affresco presentava. Sono stai pertanto eseguiti ripetuti test per individuare il metodo più idoneo per affrontarli.
Nel 2013, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence è stato possibile dare avvio al restauro dell’affresco.
Dopo un intervento di pulitura con le resine a scambio anionico, di cui è noto anche l’effetto desolfatante, l’affresco è stato oggetto di un trattamento con l’idrossido di bario, che ha restituito compattezza alla superficie e ha permesso di ritrovare l’intensità cromatica tipica degli affreschi dell’Angelico.
Infine la leggibilità dell’affresco è stata accresciuta dall’intervento di ritessitura pittorica delle lacune, in sottotono, che ha interessato particolarmente i medaglioni con i Domenicani illustri.
In occasione del restauro della Crocifissione è stata riallestita l’intera Sala del Capitolo con la sistemazione definitiva all’interno di tre affreschi del Beato Angelico, staccati dal Chiostro di Sant’Antonino (e della sinopia di uno di questi) accompagnata dalla realizzazione di nuovi apparati didattici.
Anche due di questi affreschi – il San Pietro martire che invita al silenzio e il Cristo pellegrino accolto dai Domenicani – sono stati oggetto di restauro tra il 2009 e il 2012, ad opera di Bartolomeo Ciccone e Giacomo Dini, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence.
DONATORI
Il restauro è stato reso possibile grazie alla Fondazione Friends of Florence
con i seguenti donatori: The restoration was made possible by the Friends of Florence Foundation with gifts by the following donors: Raymond and Wendy Ackerman, Suzanne Booth, Dr. William R. Cook, Peter Fogliano and Hal Lester, Phil and Lauren Hughes, James and Ellen Morton, John and Priscilla Richman donation in honor of their daughter Diana, Bruce and Stacy Simon, Frederic E. Steck
In honor of Dr William R. Cook: John and Linda Allman, Marshall and Jane Crouch, John and Jessica Fullerton, William E. Mayer, Thomas and Janet O’Connor.

Info:
Opera Laboratori Fiorentini SpA – Civita Group Tel. 055 2388721; cell. 335 7259518
per la Fondazione non profit Friends of Florence – cel. +39 333 6729563.

FIRENZE. Il restauro della Crocifissione e Santi, del Beato Angelico.

Fig_1ridE’ stato presentato nel Museo di San Marco il restauro dell’affresco raffigurante la Crocifissione e Santi, dipinto dal Beato Angelico nella Sala Capitolare tra il 1441 e il 1442. L’intervento è stato realizzato grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence con il contributo di molti donatori.
Il restauro, condotto da Giacomo Dini di Dini Restauri nel 2013-2014, ha fatto seguito a un intervento di manutenzione e a una campagna diagnostica, attuati tra il 2011 e il 2012, a cura della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze.
L’intervento di restauro, nel suo complesso, è stato diretto da Magnolia Scudieri, con il coordinamento scientifico di Mauro Matteini.
La campagna di indagini scientifiche e diagnostiche ha coinvolto numerosi e prestigiosi Istituti di Ricerca di Firenze, quali l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” (CNR- Firenze), l’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (CNR – Firenze) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (Laboratorio di Tecniche Nucleari per i Beni Culturali).
Dopo quarant’anni l’attenta verifica supportata dalla campagna diagnostica sullo stato di conservazione, ha fatto rilevare la necessità di procedere ad un complesso lavoro di restauro che qui oggi viene presentato. “Restaurare un’opera già restaurata, specialmente da un maestro del restauro come Dino Dini – dice il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini -, è operazione delicata e complessa. Per questo sono grata Magnolia Scudieri e a tutti i protagonisti di questo intervento, poiché, anche grazie al sostegno dei Friends of Florence, hanno reso possibile un ritorno della Crocifissione dell’Angelico a condizioni di piena sicurezza conservativa e di stupefacente godibilità estetica”.
“Contribuire alla conservazione di un’opera così importante è per noi un grande onore – aggiunge Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence. La Sala Capitolare di San Marco potrà quindi tornare a raccontare l’eccellenza artistica del Beato Angelico attraverso questo meraviglioso affresco. Quest’opera stupisce per la maestria con la quale è stata realizzata. Siamo rimasti affascinati dalla modernità del Beato Angelico che descrive ogni singola figura con una dovizia di particolari incredibile. L’artista realizza veri e propri ritratti dei personaggi ai quali attribuisce non solo gesti, ma anche una profondità espressiva di grande rilevanza, continua la Presidente della Fondazione. Moltissimi dei nostri donatori si sono appassionati a quest’opera anche perché l’affresco celebra l’armonia fra gli ordini religiosi e l’equilibrio dello spirito, un tema questo di grande attualità in un’epoca come la nostra”.
UN “CASO” DA MANUALE
La Crocifissione dell’Angelico occupa un posto speciale nella storia del restauro. Su questo affresco, infatti, che nel 1967 si presentava fortemente degradato – col fondo completamente ridipinto e la superficie attaccata da sali e muffe – tra il 1967 e il 1974 fu sperimentato un nuovo metodo di intervento, detto dell’ammonio-bario, frutto della ricerca, dello studio e della collaborazione del restauratore Dino Dini e di Enzo Ferroni, illustre docente di Chimica presso l’Università di Firenze, due personaggi straordinari che hanno lasciato un segno indelebile nell’evoluzione del restauro.
Con tale metodologia, capace di trasformare i ali solubili in sali insolubili e inerti, si rese possibile mantenere il grande affresco sulla parete originale, restituendogli la coesione senza dover ricorrere allo”strappo”, tecnica che all’epoca era considerata l’unica capace di salvare le pitture murali degradate.
La messa a punto di un metodo così rivoluzionario si deve alla perseveranza di Dino Dini nel rifiutare in questo caso – in considerazione della vastità dell’affresco da preservare e della particolare fragilità della superficie, attaccata dai solfati in forma diffusa e puntiforme – l’applicazione del tradizionale “strappo”, pur da lui ripetutamente usato in altre situazioni.
Il buon risultato di questo storico intervento si è mantenuto per quasi quarant’anni, durante i quali l’affresco è stato tenuto sotto costante controllo.
Soltanto negli ultimi anni si è constatata l’insorgenza di maculature e di fenomeni discontinui di imbianchimento soprattutto nella parte destra inferiore, oltre alla ovvia presenza di depositi di polvere.
APPUNTI DI UN NUOVO INTERVENTO
Nelle operazioni di restauro di una certa levatura, le indagini scientifiche sono divenute ormai una prassi consueta, sebbene troppe volte esse assumano un ruolo più formale che sostanziale.
Non è certo questo il caso del dipinto della Crocifissione dell’Angelico. Per affrontare la complessa problematica conservativa, le indagini sono state eseguite sia prima dell’intervento, per far chiarezza sull’effettivo stato di conservazione dell’affresco, sia e soprattutto durante l’intervento, a controllo delle ipotesi operative che via via, il restauratore Giacomo Dini, affinando la conoscenza della situazione, veniva formulando; diremmo anzi, che esse sono state essenziali per mettere a punto il protocollo definitivo dei trattamenti.
Spesso il restauro, pur riconosciuto attività che richiede alta competenza, è considerato da molti l’attuazione, con particolare impegno e cura, di operazioni prevedibili: pulitura, consolidamento, protezione, ecc.
La realtà è ben diversa. Le incognite sono dietro ogni operazione e le si scoprono non a priori ma durante. La calibrazione di materiali e metodi richiede una continua ottimizzazione.
Nella Crocifissione venivano continuamente a coincidere problematiche conflittuali per cui, cercando di soddisfarne una, si interferiva con la buon risuscita di un’altra e viceversa. Alla fine, con le competenze incrociate di tutti, le soluzioni sono state individuate, nell’obbiettivo condiviso di operare in maniera rispettosa delle realtà figurative e, contemporaneamente, materiche; diversificando metodologie e trattamenti in funzione delle diverse specificità del contesto pittorico.
Pertanto nel 2011è stato deciso di affrontare una verifica ravvicinata e completa della superficie in previsione di un intervento di manutenzione, accompagnata da una documentazione fotografica specifica, e affiancata da una campagna di indagini conoscitive e diagnostiche, mirate ad acquisire dati sia sulla tecnica esecutiva sia sullo stato di conservazione e sulle cause di un eventuale degrado.
Nel corso di tale verifica si è potuto constatare che l’intervento attuato negli anni Settanta aveva mantenuto la sua efficacia sotto il profilo della conservazione, se si eccettua la presenza di una certa fragilità nelle zone dorate o di ritocco e di micro sollevamenti localizzati, principalmente nelle vesti dei Santi a destra del Crocifisso.
Risultava, invece, molto diffusa la presenza di patine biancastre che alteravano la cromia originaria, presenza assai invasiva anche sotto il profilo estetico. La situazione riscontrata ha indirizzato le indagini strumentali verso un approfondimento delle analisi, mirate alla ricerca delle possibili cause.
È comunque apparso evidente che le previste, ed eseguite, operazioni di spolveratura e leggera pulitura con acqua non sarebbero state sufficienti a risolvere la varietà e la complessità dei problemi che l’affresco presentava. Sono stai pertanto eseguiti ripetuti test per individuare il metodo più idoneo per affrontarli.
Nel 2013, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence è stato possibile dare avvio al restauro dell’affresco.
Dopo un intervento di pulitura con le resine a scambio anionico, di cui è noto anche l’effetto desolfatante, l’affresco è stato oggetto di un trattamento con l’idrossido di bario, che ha restituito compattezza alla superficie e ha permesso di ritrovare l’intensità cromatica tipica degli affreschi dell’Angelico.
Infine la leggibilità dell’affresco è stata accresciuta dall’intervento di ritessitura pittorica delle lacune, in sottotono, che ha interessato particolarmente i medaglioni con i Domenicani illustri.
In occasione del restauro della Crocifissione è stata riallestita l’intera Sala del Capitolo con la sistemazione definitiva all’interno di tre affreschi del Beato Angelico, staccati dal Chiostro di Sant’Antonino (e della sinopia di uno di questi) accompagnata dalla realizzazione di nuovi apparati didattici.
Anche due di questi affreschi – il San Pietro martire che invita al silenzio e il Cristo pellegrino accolto dai Domenicani – sono stati oggetto di restauro tra il 2009 e il 2012, ad opera di Bartolomeo Ciccone e Giacomo Dini, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence.
SCHEDA TECNICA
Periodo del restauro : 2011-2012 e 2013 – 2014
Restauratore: Giacomo Dini di Dini Restauri
Direttore dei lavori: Magnolia Scudieri
Responsabile della Sicurezza: Claudia Gerola
Coordinatore Scientifico: Mauro Matteini
Documentazione fotografica: prima del restauro (luce visibile e radente): Luca Lupi; durante il restauro: Giacomo Dini, Lapo Baraldi, Martina Urzi; a fine restauro: Antonio Quattrone.
Indagini Scientifiche: Indagini Multispettrali (IFAC-CNR): Marcello Picollo, Andrea Casini, Lorenzo Stefani, Marco Poggesi, Serena Carlesi; Indagini di spettroscopia in riflettanza FORS e FT-IR (IFAC-CNR): Marcello Picollo, Giovanni Bartolozzi, Serena Carlesi, Costanza Cucci, Veronica Marchiafava; Indagini in fluorescenza a raggi X (LABEC-INFN): Pier Andrea Mandò, Lorenzo Giuntini, Anna Mazzinghi; Indagini micro-invasive sezioni stratigrafiche, microscopio digitale portatile, FT-IR, SEM, XRD (ICVBC-CNR): Susanna Bracci, Emma Cantisani, Donata Magrini; Indagini dielettrometriche (IFAC-CNR): Roberto Olmi, Cristiano Riminesi.
Ponteggi: CAME scrl Campi Bisenzio
DONATORI
Il restauro è stato reso possibile grazie alla Fondazione Friends of Florence con i seguenti donatori:
The restoration was made possible by the Friends of Florence Foundation
with gifts by the following donors:
Raymond and Wendy Ackerman
Suzanne Booth
Dr. William R. Cook
Peter Fogliano and Hal Lester
Phil and Lauren Hughes
James and Ellen Morton
John and Priscilla Richman donation in honor of their daughter Diana
Bruce and Stacy Simon
Frederic E. Steck
In honor of Dr William R. Cook:
John and Linda Allman
Marshall and Jane Crouch
John and Jessica Fullerton
William E. Mayer
Thomas and Janet O’Connor

Info:
SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO ED ETNOANTROPOLOGICO
E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTÀ DI FIRENZE
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BOLOGNA. La Madonna del Latte. Un capolavoro ritrovato una storia per Bologna.

La Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e l’Opera Diocesana Madonna della Fiducia sono liete di presentare un tondo in gesso ritrovato a Bologna in palazzo Tartagni Bianchetti, storico edificio situato in Strada Maggiore, nel cuore della Città.
Si tratta di un altorilevo raffigurante una Madonna del Latte, che replica e riproduce il tondo in marmo inserito nella lunetta del sepolcro Tartagni, monumento funebre realizzato in marmo nella basilica di San Domenico dallo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci (1437-1493) per il giurista imolese e dottore dello Studio bolognese Alessandro Tartagni, morto nel 1477.
Il rilievo è stato oggetto di un restauro conservativo realizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che, insieme ad analisi di laboratorio, ha permesso di formulare un’ipotesi di datazione, ascrivendo l’opera ad un periodo compreso tra l’ultimo decennio del Quattrocentro e l’inizio del Cinquecento.
La rappresentazione della Madonna del Latte, secondo la quale la Vergine sta allattando il Bambino o è colta sul punto di farlo, riprende un’antica iconografia molto diffusa nell’occidente cristiano.
L’immagine di una madre che allatta al seno il proprio figlio è presente in tutte le culture. È il simbolo stesso della maternità, della fecondità, della continuità delle generazioni.
Nel mondo cristiano è la manifestazione dell’umanità di un Dio che entra nella storia, prendendo forma umana nel grembo di Maria di Nazareth e assumendo i tratti di Gesù.
Dall’oriente bizantino, l’iconografia si propaga in Occidente, dove trova pieno sviluppo tra i secoli XIV e XV in Nord Europa e soprattutto in area toscana.
In questo periodo, infatti, la devozione a Maria si orienta al recupero della sua femminilità e della sua vita nel contesto familiare: accanto a immagini solenni destinate alla liturgia nascono una serie di rappresentazioni destinate al culto privato e popolare, dove la Vergine è raffigurata nel suo essere “donna”. Queste immagini – colme di tenerezza e di dolcezza, testimoni della speranza di salvezza che i fedeli, nel corso dei secoli, hanno riposto nella Madre di Dio – accompagnano la cristianità occidentale per tutto il periodo dal Trecento agli anni del Concilio di Trento, per poi essere sostituite da raffigurazioni tratte direttamente dai testi evangelici.
Il rilievo presentato alla Raccolta Lercaro è riconducibile a questo contesto di devozione mariana: raffigura la Vergine e il Bambino, con una modalità espressiva diretta al coinvolgimento di chi guarda. Maria, con gli occhi socchiusi, volge leggermente il capo verso quello del Bambino, fermando la mano sul seno in un gesto di paziente e tenera attesa.
Il bambino, seduto sulle gambe della madre e in procinto di essere allattato, si volge verso il fedele. È un invito a contemplare il mistero che si compie nel Natale: un Dio che si fa uomo e una madre che lo nutre, stringendolo in un abbraccio affettuoso in cui ogni uomo, interrogandosi sull’origine della propria vita, può ritrovarsi.

Info:
Fino al 13 luglio 2014
Costo del biglietto: gratuito;
Bologna, Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, Via Riva di Reno n. 57
Orario: da martedì a domenica 11,00-18,30 anche il il 26 dicembre 2013 e il 6 gennaio 2014
Telefono: 051 6566210/211 – Fax: 051 6566260.

Autore: Antonella Corona

Link: http://www.raccoltalercaro.it

Email: segreteria@raccoltalercaro.it

FIRENZE. Manutenzione straordinaria per il Perseo di Cellini.

A oltre dieci anni dall’ultimo restauro, il gruppo del Perseo di Benvenuto Cellini, nella Loggia dei Lanzi, torna al centro di un nuovo intervento. Nonostante il protettivo abbia mostrato un incremento di efficacia rispetto alle performances misurate appena dopo il restauro, la sua efficienza – costantemente rilevata durante le biennali manutenzioni ordinarie – si è ovviamente ridotta a causa del naturale invecchiamento delle resine, dovuto principalmente all’irraggiamento ultravioletto. Perciò si rende indispensabile effettuare un’accurata manutenzione straordinaria del capolavoro .
La superficie del monumento, che ha porosità molto ridotta grazie al lungo lavoro di rifinitura del bronzo eseguito da Cellini, pur avendo garantito una migliore resistenza del bronzo agli agenti di degrado, è causa di un moderato aggrappaggio delle vernici protettive; infatti durante l’ultima manutenzione sono stati individuati fenomeni di distacco dello stato protettivo e lacune  che lasciano la superficie del metallo non protetta.
“La decisione di mantenere il Perseo sotto la Loggia – afferma il Soprintendente Cristina Acidini – in una delicata condizione ‘semiconfinata’, fu presa a patto di sottoporre la statua (e il basamento) a costanti operazioni di monitoraggio e conservazione”.
“Tante volte – aggiunge il Direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, che ha responsabilità del bronzo di Cellini realizzato a metà del XVI secolo – si sostiene, a giusta ragione, la necessità di privilegiare la manutenzione delle opere d’arte rispetto ai restauri. L’intervento odierno sul Perseo è la dimostrazione della nostra adesione convinta a quel principio, cui peraltro da tempo ci si attiene con operazioni appunto manutentive, a cadenza biennale”.
L’INTERVENTO
L’intervento di manutenzione – a cura della ditta Morigi di Bologna – consisterà quindi nella sostituzione del sistema di protettivi. Più dettagliatamente, prevede la stesura di una vernice acrilica specifica per leghe di rame e di una pellicola di cere polietileniche e microcristalline ad alto punto di fusione. Lo strato protettivo sarà misurato in più punti per garantirne l’omogeneità e nuove aree di controllo saranno individuate e registrate per i futuri interventi di manutenzione. I lavori, compatibilmente con le condizioni atmosferiche, avranno una durata di circa quindici giornate lavorative.
LE VARIE FASI
Sabato 19 ottobre inizierà il montaggio del ponteggio; a seguire prenderà il via la campagna fotografica per documentare tutta la superficie, confrontando i dati con la precedente documentazione relativa al periodo del restauro. Solo a quel punto il gruppo sarà oggetto di un lavaggio con acqua deionizzata e tensioattivo non ionico, cui farà seguito la rimozione dei protettivi per mezzo di tamponatura di solventi, un nuovo, accurato lavaggio delle superfici con acqua deionizzata vaporizzata e quindi la disidratazione delle superficie con tamponi di acetone puro. Le due fasi finali dell’intervento prevedono la stesura del protettivo acrilico, e suo ritocco, e del protettivo ceroso.

Link: http://www.polomuseale.firenze.it/areastampa/accesso.php