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Laura TUSSI: Una nuova realtà in rete: il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Prima di iniziare ad esporre i servizi internet del museo della Scienza e della Tecnica di Milano, vorrei fare un chiarimento: parlare di internet dopo quanto detto relativamente a realtà ecomuseali, potrebbe sembrare fuori luogo; al contrario il multimediale è in stretto contatto con vari ambiti culturali come i musei. Questo perché può essere, nello stesso tempo, sia un interessante mezzo di promozione e sviluppo anche per realtà più piccole, che una delle caratteristiche più interessanti del multimediale. A mio parere è anche la possibilità di fornire un contesto agli oggetti e quindi, in qualche modo, di non dare al pubblico strumenti culturali avulsi dal loro contesto reale. In questo modo si va nella direzione degli ecomusei.

Tornando ai servizi di internet del museo, questi si compongono in:laboratorio didattico (dove insegniamo cos’è internet); un sito; una serie di convegni tematici.

LABORATORIO DIDATTICO: ha aperto nel marzo 1999, quindi recentissimo; già nel primo mese abbiamo avuto 1500 studenti che, lavorando sui nostri computer, hanno imparato a navigare; sicuramente non è un corso che insegna ad usare internet, trattasi solo di un primo approccio. Purtroppo stiamo scoprendo come l’alfabetizzazione su computer sia molto bassa: pochi possiedono un computer, e pochissimi internet; quindi di fronte a questa situazione, cerchiamo di far capire le difficoltà del multimediale, i problemi, le criticità, senza la presunzione di insegnare loro ad usare internet.

SITO: sicuramente è la parte più impegnativa del progetto; è stato aperto nel gennaio ’98, quindi come esperienza non è certo antichissima. Per darvi un’idea delle sue dimensioni vi riporto qualche cifra: più o meno 400 pagine, un migliaio di immagini, e più di 70.000 visite fino a questo momento.
Qui una piccola nota tecnica: non si è raggiunto uno standard per la definizione delle visite; attualmente ci stiamo semplicemente adeguando a quello americano, da tutti considerato il migliore. Altra cosa da notare è come si sia parlato di visite e non di visitatori: succede spesso che un visitatore torni più volte sul nostro sito facendo cosi crescere il numero di contatti, ma non di utenti. La cifra relativa ai contatti è credibile in questi termini solo per grosse realtà, non certo per piccoli giornali online, che a volte dichiarano cifre assurde.
Per completare la descrizione del sito, non posso dimenticare la creazione, su nostra iniziativa, di cd-rom. Innanzitutto si è contattato, e si è stati contattati da diverse riviste informatiche per pubblicare il nostro sito su cd-rom allegato. Il cd-rom, stampato in 200.000 copie, ha portato molti vantaggì, su tutti: una forte diffusione del sito. Naturalmente, e qui sta un altro vantaggio, al museo non è costato nulla; l’invenduto, restituito, è stato utilizzato come materiale promozionale.

ASPETTI POSITIVI E NEGATIVI DELL’ESPERIENZA

Gli aspetti positivi: chiaramente la promozione, perché comunque sia, 70.000 visite in un anno sono un buon risultato promozionale. L’informazione: il sito può essere usato come luogo in cui rimandare le persone che chiedono informazioni sulle attività, su come raggiungerlo, ecc., non facendole passare per il centralino; questo utilizzo del sito è sicuramente più comodo che farsi passare informazioni telefonicamente. Un altro aspetto positivo è l’utilizzo di internet come luogo di sperimentazione: lavorare sul web significa lavorare velocemente e a costi bassi, tutto ciò permette di provare molti progetti. La sperimentazione più interessante è quella relativa a nuove collaborazioni con altre istituzioni. In questo modo si uniscono un po’ i due concetti espressi fino ad ora: internet come mezzo di sperimentazione e come luogo di aggancio, eventualmente anche di sponsor.
E’ sempre molto stimolante cercare collaborazioni con altri musei: queste sono relativamente semplici se si creano delle pagine sul web, diventano più complicate da un punto di vista spaziale ed economico, se si cerca di creare una mostra reale.
Il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano ha avviato diverse collaborazioni, basti citare il Science Museum di Londra. Con loro si sono create pagine comuni, e i contatti sono assidui anche grazie alle e-mail. Altre collaborazioni possono nascere con degli sponsor: si comprano delle pagine a costi relativamente bassi, ne si fanno spazi informativi, e poi se l’operazione ha successo, se c’è una reciproca attrazione, si potrà organizzare una mostra. Naturalmente, in questa ottica, non si deve dimenticare l’aspetto di immagine del museo. Purtroppo, sono rare le e-mail di sponsor interessati. Qualora giungano, comunque, vengono dirottate all’ufficio di pubbliche relazioni.
Il multimediale, e qui sta un altro aspetto positivo, cambia radicalmente anche il rapporto con il pubblico. Tramite internet l’utente può dare del tu al museo. In questo modo si perde molto l’aspetto di istituzione lontana, bloccata e un po’ ieratica.
In genere le e-mail che giungono al Museo sono molto positive, propositive. Il punto focale di questo discorso è la possibilità di costruire un approfondimento del rapporto con il territorio, con la comunità sia locale che internazionale. Effettivamente la maggior parte dei contatti provengono dall’America; gli utenti ci danno informazioni, ci segnalano pezzi, particolarità sugli oggetti del Museo; per esempio gli operatori del Museo sono stati contattati da una persona che possedeva una locomotiva, come quella esposta all’interno del Museo, e faceva sapere come al mondo ne esistessero solo due (questo gli operatori non lo sapevano). Ribadisco come tutto ciò abbia un costo iniziale molto basso, non però nullo: anche se si può avere lo spazio web gratis, e anche se i programmi per imbastire le pagine sono relativamente semplici, l’impegno di risorse, a lungo andare ha un suo costo. Questo essere profondamente economico, è importante perché da l’opportunità anche a realtà piccole e squattrinate di crearsi una fetta di visibilità.

Gli aspetti problematici: l’utenza potendo relazionarsi al Museo in modo più diretto, diventa molto esigente: chiede risposte in maniera continua. Non rispondere creerebbe un notevole danno di immagine; allo stesso tempo, rispondere crea molti altri problemi: il peggiore, molte volte, è il dover ristrutturare l’intera realtà aziendale sulle esigenze di una società informatizzata e sulla circolazione di informazioni molto rapida. Ciò significa fare si che tutti gli uffici per esempio, diventino bravi ad utilizzare le e-mail, potendo smistarle ai settori competenti velocemente. Gli uffici a loro volta sono carichi di lavoro, quindi questa rapidità si perde; molte volte gli impiegati sono così oberati di lavoro che non sono certo propensi a rispondere.
L’aggiornamento del sito: abbiamo scelto di fare un’operazione di grossa portata in numero di immagini e pagine, il tutto con buoni risultati di visibilità, anche sulla stampa. A questo punto sorge un problema: l’utenza chiede di continuare ad inserire nuovi contenuti editoriali; ciò non è facile anche perché dopo un po’ il materiale prodotto in maniera standard dal Museo non è più sufficiente. Allora quello che si fa è cercare delle collaborazioni con altri enti che producono materiale scientifico. Una delle idee più recenti è quella di fornire un’agenzia di notizie, su ciò che organizzano gli altri musei internazionali in rete. Altra idea è creare dei fori di discussione in cui, in qualche modo, sono gli stessi utenti a proporre temi; dopo un’analisi accurata di quanto proposto, verrà dato l’avvallo solo alle tematiche scientificamente rilevanti. Per esempio il sito del Museo ha ospitato il lavoro di una scuola media di Savona, relativo alle macchine a vapore; ora, una volta verificato che il contenuto scientifico del lavoro fosse valido lo si è ospitato e promosso.
La gestione di questi rapporti con l’utenza comporta dei costi aggiuntivi che nel caso specifico sono incarnati nelle persone che gestiscono il sito e il laboratorio internet. A queste nuove spese si aggiungono quelle di realizzazione grafica: quando si fa un sito di una certa importanza, imponenza, le nuove pagine, e le nuove sezioni devono essere belle: per cui è chiaro che si entra in una spirale virtuosa dal punto di vista grafico, ma onerosa economicamente. Ecco, adesso allargo leggermente il campo, uscendo dal nostro ambito specifico di Museo della Scienza, cercando di capire come sta andando il mondo dei musei su internet: quello che si è colto, data l’esperienza, è che sussiste una gran voglia di museo. Si cerca un nuovo rapporto con l’istituzione museale e internet sembra offrirlo. Il Museo diventa qualcosa con cui colloquiare, un punto di riferimento. Si esce così dallo stereotipo di Museo sede di una cultura alta, separata e lontana.
In questa ottica il Museo diventa un punto di riferimento autorevole per poter distinguere, nel caos della rete, il vero dal falso. L’autorevolezza del Museo acquista importanza alla luce del fatto che molte scuole si stanno avvicinando a internet; essendo da sempre il Museo in ottimi rapporti con le scuole, i contatti aumentano.
Analizziamo ora le tendenze generali dei musei su internet: esistono due generazioni di siti. La prima: si ha qui l’inclinazione a fare dei siti di presentazione; ogni museo ha una bella brochure, una bella guida, che viene messa in rete; già questa è una funzione importante perché aumenta la visibilità. In Italia siamo ancora fermi a questo punto, dove il problema è il cambiamento e l’ampliamento del sito. Le modalità di azione sono due: la prima è mettere on-line il più possibile sotto forma di database interrogabile (forma molto più comprensibile e gradita anche ai più conservatori). In pratica l’idea è di mettere in rete il catalogo su cui vedere tutti i pezzi. I rischi di un’operazione così, sono di creare un sito di interesse molto specialistico; le cose non devono solo essere messe a disposizione, ma vanno anche comunicate, spiegate.
La seconda tendenza è del multimediale a tutti i costi: essendo le spese relativamente basse, si cerca di mettere in rete filmati o materiale simile. Purtroppo i ‘navigatori’ a volte non hanno le competenze o una buona connessione per potere usufruire di tutto ciò; questa tendenza diventa così elitaria per creazione e per fruizione.
Nell’analisi dei siti un metro di giudizio è il loro essere ‘caldi o freddi’: si sta creando una tendenza, non per tutti, di fare dei siti freddi cioè basati su cataloghi on-line e database; il Museo non è l’unico, sta cercando di andare verso una comunicazione multimediale più calda, cioè più emozionale e comunicativa. La sezione didattica pone tra pubblico e museo un animatore, cioè una persona che mette in gioco lo spettatore; si pone tra l’oggetto e l’utenza, spiegando e rispondendo alle domande. La volontà è portare tutto questo su internet. Internet è un ottimo mezzo per raccontare storie; le storie, sono in verità, importantissime, sono la base della nostra cultura, forse più degli oggetti stessi. Un oggetto vale soprattutto per le storie che ci può raccontare.
Nell’esposizione reale non è facile trasmettere storie anche perché fisicamente manca un contesto. Spesso la creazione di quest’ultimo è più facile all’interno di musei virtuali. In definitiva il tentativo è di far passare il museo da tempio a teatro, cioè deve avvenire al suo interno un coinvolgimento anche emotivo. Si vuole creare una comunità che sia virtuale, ma che si possa legare profondamente al Museo reale.
Si è già visto il meccanismo di creazione delle comunità intorno al sito: esiste una sezione denominata MIMOSA, alla quale ci si può abbonare lasciando la propria e-mail, attraverso cui si inviano notizie sul museo.
Nonostante molti contatti siano banali, si cerca di forzare questa tendenza creando ambiti di discussione in modo da far interagire le persone per creare e recuperare il rapporto museo/territorio a medio/lungo termine.
Ultima cosa: il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano sta portando avanti, con il Politecnico di Milano, la creazione di una visita tridimensionale di un museo inventato (il museo, che non rispecchia quello reale, espone per esempio molte opere di Leonardo) in cui le persone si possono incontrare in un’interazione che somigli vagamente a quella fisica. L’obiettivo non è sostituire la visita reale, ma invogliarla: ci si trova in un ambiente tridimensionale in cui si vedono le figure degli altri spettatori, con i quali si possono scambiare messaggi. Il risultato? una visita al museo in cui si possono addirittura provare animazioni delle macchine di Leonardo, cosa improponibile nella realtà.

Autore: Laura Tussi

Fonte:Sussidiario.it

CITTA’ DEL VATICANO: Ingresso ai Musei a 12 € ma il biglietto dura 5 giorni.

E’ aumentato del venti per cento il biglietto dei musei Vaticani, che però “raddoppiano” anche con il museo storico di San Giovanni in Laterano. Dall’inizio dell’anno, infatti, il costo del biglietto è salito da 10 a 12 euro, il prezzo più alto del nostro paese anche se con lo stesso biglietto è possibile visitare il piano nobile del palazzo Laterano. I Vaticani, che superano stabilmente i due milioni e mezzo di ingressi annui, sono il museo più visto del Bel Paese.

Autore: Redazione

Fonte:La Repubblica – Il Venerdì

BENI CULTURALI: IL CRETTO DI BURRI HA BISOGNO DI PIU’ SPAZIO

PALERMO, 16 GEN – ”Attueremo tutte le opportune iniziative affinche’ il Cretto di Burri a Gibellina (Trapani) sia completato al piu’ presto”. Lo ha detto il presidente dell’ Assemblea Regionale Siciliana Guido Lo Porto durante la presentazione del libro d’ arte ”Gibellina dalla A alla Z” edito dal comune in occasione del 36/o anniversario del terremoto della valle del Belice. Il ”Grande Cretto” di Alberto Burri ricorda e simula la crepa del terreno causata dal terremoto, quasi immortalando il momento del disastro. Parte dell’ antico centro abitato e’ ora coperta da una delle piu’ celebri e estese realizzazioni di Land-Art esistenti al mondo: una coltre di cemento bianco a forma di quadrilatero irregolare di circa 300×400 metri, gettato come sudario sui resti della citta’ distrutta. ”Interverremo sull’ assessorato regionale al Territorio – ha aggiunto Lo Porto – affinche’ sblocchi il vincolo sull’ area, considerata parco extraurbano o predisporremo un’ iniziativa legislativa che permetta di superare il vincolo. Abbiamo inoltre sollecitato l’ assessore regionale ai Beni culturali, che si e’ detto subito disponibile, affinche’ individui la copertura finanziaria di un milione e 500 mila euro, necessaria per il completamento dell’ opera”.(ANSA). MIR

CATANIA: 2005 musei diocesani sul Web.

L’annuncio al convegno di Catania: tutti i beni culturali saranno catalogati e accessibili in rete. Intanto anche tutte le chiese italiane verranno censite.

L’Anno santo non è passato invano, per i beni culturali ecclesiastici. Nel fatidico 2000 sono stati infatti ben 30 i musei d’arte sacra (comprendendo non solo le pinacoteche ma anche le biblioteche, gli archivi ecc.) inaugurati o rinnovati profondamente nelle strutture. Nel 2001 se ne sono poi contati nove, quindi 18 nel 2002 e 17 quest’anno, con due importanti avvenimenti: l’inaugurazione della collezione d’arte religiosa moderna della Fondazione Lercaro a Bologna e la prossima apertura, il 12 dicembre, del museo diocesano di Palermo, atteso davvero da molto tempo.

Quest’ultima buona notizia è stata annunciata ieri nel corso del convegno nazionale dell’Amei, l’Associazione musei ecclesiastici italiani, in corso nella stupenda cornice del museo diocesano di Catania, un’opera forse unica in Italia per la qualità non solo degli oggetti esposti ma anche dell’allestimento e del progetto, che ha saputo coinvolgere le istituzioni pubbliche. Insomma l’onda lunga del Giubileo continua. Lo ha rilevato a chiare lettere, nel suo intervento il vicepresidente dell’Amei, Carlo Tatta: “Oggi siamo investiti da una nuova e sempre più accentuata sensibilità verso il patrimonio artistico, con una vistosa vivacità di iniziative che segnano un forte richiamo per l’arte. C’è oggi una sorprendente domanda di cultura, senza precedenti, basti considerare i flussi " migratori" di gruppi organizzati e non di visitatori verso le grandi mostre che si allestiscono un po’ dovunque”. Proprio per “…evitare il rischio di una riduzione del Museo ecclesiastico alla stregua di semplice oggetto di " consumo culturale" rivolto alla generalità dei visitatori o di oggetto per l’appagamento di élite di appassionati cultori o specialisti” occorre, secondo Tatta, un “processo di evangelizzazione della cultura” di cui i musei religiosi possono “essere parte decisamente innovativa”.

Questo dato epocale di un nuovo interesse per l’arte sacra è stato confermato da Dominique Ponnau, del Louvre di Parigi, il quale ha detto che “questa sensibilità si sta sviluppando anche nella laica Francia, al punto di poter parlare di una vera e propria " resurrezione" di questa materia”. Secondo Ponnau, “… la sacralità degli oggetti religiosi e liturgici nei musei non è minore di quella delle reliquie: dobbiamo interpretare lo spartito che da essi ci viene proposto, spartito che è poetico, pedagogico, spirituale”.

Carità dell’intelligenza, dice Tatta, e monsignor Crispino Valenziano rafforza il concetto parlando di “responsabilità della bellezza”: qui i fatti non mancano, e ha provveduto sempre l’Amei a darne eco.

Proprio al convegno è stata presentata una bella pubblicazione, curata dall’Amei, di guida a tutti i musei religiosi della Sicilia.

Per la prima volta saranno catalogate tutte le chiese esistenti in Italia perché diventino un patrimonio culturale suscettibile di maggiore tutela e, soprattutto, possano svolgere funzione di volano per gli itinerari del turismo culturale.

Monsignor Giancarlo Santi, presidente e fondatore dell’Amei, ha dichiarato: “Ci incontreremo a Roma il prossimo 12 dicembre per varare ufficialmente il programma di censimento delle chiese sul territorio nazionale. È giunta l’ora di conoscerne l’esatto numero. L’operazione sarà resa possibile da un programma informatico appositamente studiato. La finalità è squisitamente pratica: serve, infatti, a favorire non solo la valorizzazione ma anche la protezione dei beni culturali conservati in queste strutture”.

Non solo: entro il 2005 il progetto " Ecumene" consentirà di mettere in rete la documentazione completa di tutti i beni culturali delle diocesi (artistici, architettonici, archivistici e bibliotecari). Insomma tutto lo scibile dello scibile cristiano in Italia sarà accessibile sul Web.

Altra buona novità è la collaborazione fra musei e università nella formazione del personale, e anche in questo i musei ecclesiastici dimostrano di essere oggi all’avanguardia. L’Università Cattolica di Milano, di concerto con l’Amei e sotto la direzione scientifica di Alberto Cova, proporrà dal 17 gennaio al 27 marzo 2004 un Corso di alta formazione per responsabili dei musei diocesani (per informazioni telefonare allo 02/72345701).

Autore: Domenico Montalto

Fonte:AV Avvenire

TORINO: Louvre MOMA Hermitage e Nuovo Museo Egizio.

Louvre, MoMA di New York, Hermitage di San Pietroburgo, Centre Pompidou, Museo Nazionale Svizzero, Asian Art Museum di San Francisco. Questi alcuni dei musei che hanno già collaborato, insieme a molti Istituti Italiani di Cultura all’Estero, al programma di ricerca fortemente voluto dal Ministro Giuliano Urbani in vista dell’imminente rinnovamento del Museo Egizio di Torino, che ospita una fra le collezioni egizie più importanti al mondo.

‘Close(d) to meet you’, cioè ‘chiuso per incontrarti’, ma anche ‘prossimo a incontrarti’.

Questo il titolo del progetto di ricerca finalizzato al rinnovamento del Museo delle Antichità Egizie di Torino, realizzato dall’Ires-Piemonte su richiesta del Comitato Esecutivo per il Museo Egizio e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. Quasi cinquanta i conservatori, i museum professionals e gli esperti – italiani ed esteri – coinvolti nello studio, reso possibile grazie alla straordinaria disponibilità di Louvre, MoMA di New York, Hermitage di San Pietroburgo, Centre Pompidou, Museo Nazionale Svizzero, Asian Art Museum di San Francisco e di molti Direttori di Istituti Italiani di Cultura all’Estero.

Con la sua ricchissima collezione il l’Egizio di Torino è uno dei più importanti musei egizi del mondo ed è caratterizzato da un profondo legame storico con la città prealpina, nella quale l’interesse per la civiltà egizia ha inizio nel ‘600, con l’acquisto da parte di Carlo Emanuele I di Savoia della Mensa Isiaca, tavola di bronzo in onore della dea Iside.

La parte più rilevante della collezione del Museo Egizio di Torino, venduta nel 1824 da Bernardino Drovetti a Carlo Felice di Savoia e il cui simbolo è la bellissima statua del faraone Ramesse II, è caratterizzata da oggetti e documenti eccezionali, espressione dell’arte, delle tradizioni religiose e funerarie della vita quotidiana. Per questo museo, il più importante ‘bene culturale’ di Torino e uno dei più rilevanti del nostro Paese è previsto un progetto di radicale rinnovamento, che comprenderà un significativo aumento della superficie espositiva, nuovi allestimenti e percorsi espositivi, ma anche la ridefinizione dei modelli organizzativi e gestionali.

Ministero dei Beni Culturali, Soprintendenza regionale, Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT stanno definendo, avvalendosi anche della consulenza di egittologi di fama internazionale ed esperti, le linee-guida che caratterizzeranno la filosofia museale e la museografia del nuovo Museo Egizio.

I possibili nuovi assetti organizzativi e gestionali del Museo, analizzati da Luca Zan (Università di Bologna), Luca Dal Pozzolo e Alessandro Bollo (Politecnico di Torino) e la definizione delle linee-guida di comunicazione e marketing museale, alle quali stanno lavorando Vittorio Falletti e Marcello La Rosa, sono invece i temi centrali del progetto di ricerca dell’Ires-Piemonte Close(d) to meet you.

Il cantiere dell’ Egizio di Torino è destinato a durare alcuni anni. Come mantenere alta la visibilità del museo in questo periodo? Le esperienze e i suggerimenti degli esperti dei musei internazionali coinvolti nella ricerca Ires-Piemonte hanno già permesso di identificare e approfondire cinque possibili soluzioni:

– “Soluzione Louvre”: il museo non chiude mai, continuando a esporre una parte significativa della collezione e a esercitare la propria forza di attrazione sui visitatori;

– “Soluzione Centre Pompidou”: durante il cantiere il museo sostanzialmente chiude, dà però l’illusione che il contenitore sia ancora ‘vivo’ e nel frattempo raggiunge il pubblico altrove, con mostre temporanee e altre iniziative;

– “Soluzione MoMA di New York”: il museo chiude completamente la sede principale e apre una – più piccola – sede temporanea che nel periodo di cantiere ospita i ‘pezzi’ migliori della collezione;

– “Soluzione Museo Nazionale Svizzero di Zurigo”: durante il cantiere il museo chiude la propria sede fisica e si ‘trasferisce’ in una nuova sede virtuale (Virtual Transfer);

– “Soluzione Asian Art Museum di San Francisco”: durante il cantiere il museo chiude e raggiunge il pubblico altrove, con l’aiuto dell’associazione ‘amici del museo’ (Society for Asian Art).

Autore: Redazione

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