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ILLEGIO-Tolmezzo (Ud). APOCRIFI – Memorie e leggende oltre i vangeli.

Fino al 4 ottobre 2009, nella Casa delle Esposizioni di Illegio, 80 capolavori provenienti dalle più prestigiose gallerie e sedi museali d’Europa. In mostra anche un’opera di Caravaggio, per straordinaria concessione della Galleria Doria Pamphilj di Roma.

Illegio, piccolo ma intraprendente centro montano nel cuore della Carnia, diventa ancora una volta attore protagonista e scrigno di un evento artistico di portata nazionale e internazionale.

Dopo le cinque mostre internazionali proposte annualmente dal 2004 ad oggi – ricordando le ultime, “Apocalisse. L’ultima rivelazione” (Illegio ­ Musei Vaticani 2007) e “Genesi. Il mistero delle origini” (Illegio 2008) –, il Comitato di San Floriano annuncia un’altra grande esposizione internazionale: “Apocrifi. Memorie e leggende oltre i Vangeli”.
Si solleva il velo di mistero che spesso s’immagina avvolgere gli antichi Vangeli apocrifi – spiega mons. Angelo Zanello, presidente del Comitato promotore e parroco di Tolmezzo e Illegio –, ossia quelli che non entrarono nel canone delle Sacre Scritture, ma che talvolta lasciarono il segno in tanta parte della tradizione iconografica e devozionale cristiane. La mostra si presenta quindi come una suggestiva indagine alla ricerca di tutto ciò che i Vangeli hanno taciuto, ma che la memoria delle prime generazioni cristiane ha fatto giungere sino a noi”.
Ottanta capolavori, a costituire un variegato panorama di pitture su tavola lignea, dipinti su tela, sculture, altari ed incisioni, dal Medioevo ad oggi, selezionati dalle sedi museali più prestigiose d’Europa, come i Musei Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese e la Galleria Doria Pamphilj di Roma, l’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Tretyakov di Mosca, i Musei Reali di Arte e Storia di Bruxelles e diverse altre.
Nell’elegante e suggestiva sede della Casa delle Esposizioni si potranno ammirare, tra le altre, opere di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, Albrecht Dürer, Andrea Pozzo, Pomponio Amalteo, Ludovico Mazzolino, insieme ad antiche icone russe e bizantine.
Il curatore scientifico della mostra, come per le precedenti edizioni, è don Alessio Geretti, che esprime grande soddisfazione per questo prestito eccezionale, ma precisa al contempo che l’esposizione avrà molte altre opere di altissimo livello e affronterà temi iconografici di notevole interesse, in un articolato percorso che va dalla scultura lignea medievale fino ad importanti opere rinascimentali e barocche.

Questo permetterà – spiega il curatore – di riscoprire quanto a fondo l’immaginario collettivo cristiano sia stato integrato e arricchito da alcune pagine dei Vangeli apocrifi, sia contribuendo a determinare la forma tipica assunta dall’iconografia di determinati episodi canonici, come ad esempio l’Adorazione dei Magi, sia colmando i vuoti della narrazione scritturale con altri materiali compatibili con la fede, come quelli che raccontano l’infanzia di Maria o la sua Assunzione”.
Illegio ha ormai raggiunto una notorietà internazionale con le sue rassegne d’arte di grande qualità, quanto agli autori e alle opere esposte, oltre che per l’importanza dei temi presentati edizione dopo edizione.

Un successo confermato dagli studiosi, dagli appassionati d’arte, ma anche dal vasto pubblico che accorre in questo piccolo paese della montagna friulana da tutta la regione, da diverse altre parti d’Italia e dall’estero: negli ultimi cinque anni, sono passati per Illegio oltre 100 mila visitatori. .
Un altro prezioso tassello del percorso che il Comitato di San Floriano, presieduto da monsignor Angelo Zanello, ha intrapreso a partire dal 2004 con la prima esposizione, “Floriano. Ponte di arte e fede tra i popoli d’Europa” , proseguito nel 2005 con “Mysterium. L’Eucarestia nei capolavori dell’arte europea”, nel 2006 con “Martino. Un santo e la sua civiltà nel racconto dell’arte”, per approdare nel 2007 e nel 2008 alle citate mostre su Apocalisse e Genesi. Un itinerario nel segno dell’incontro tra fede e cultura, che ha incontrato l’adesione dei più prestigiosi musei europei, i quali hanno messo volentieri a disposizione alcuni veri e propri gioielli.

Info:
tel. 043344445, 04332054.

Orario: 10-19, luned’ chiuso
Biglietti: intero € 7, ridotto € 5

Link: http://www.illegio.it

Email: pieve_tolmezzo@libero.it

MILANO. Monet. Il tempo delle ninfee.

A Palazzo Reale, fino al 27 settembre 2009.

20 grandi tele di Monet per la prima volta a Milano grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan di Parigi: i capolavori nati dallo studio che l’artista ha dedicato alle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny.

BIELLA. Jessie Boswell.

La Fondazione Museo del Territorio Biellese rende omaggio a Jessie Boswell con una mostra curata da Ivana Mulatero in collaborazione con Pino Mantovani e organizzata dalla Regione Piemonte.

Saranno in mostra oltre cento opere – con alcuni inediti rispetto all’esposizione torinese – per presentare la figura dell’artista, raffinata musicista e pittrice, spirito libero e indipendente, unica figura femminile del Gruppo dei Sei Pittori di Torino. L’antologica si avvale della preziosa collaborazione della Fondazione Sella di Biella e l’apporto degli Archivi Gualino di Roma, oltre ai generosi prestiti provenienti dalla Fondazione Torino Musei e dai numerosi collezionisti privati.

Jessie Boswell (Leeds, Inghilterra 1881 – Moncrivello, Biella 1956) espose alle Biennali dal 1924 al 1930 e nelle mostre del Gruppo dei Sei Pittori di Torino dal 1929 al 1931 insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci. L’apporto della pittrice all’interno del sodalizio e’ stato fino ad ora, nella storiografia artistica, l’unico elemento di ricerca che per quanto importante, non rivela adeguatamente e in maniera completa l’intero percorso di lavoro. Per la prima volta, con questa mostra, si e’ inteso affrontare e analizzare secondo una visuale inedita, spazzando via stereotipi e letture pregiudiziali, l’intera attività della pittrice in connessione alle esperienze formative e di vita. La mostra rappresenta anche un felice ritorno delle opere di Jessie Boswell a Biella dopo circa sessantacinque anni trascorsi dalla sua ultima personale tenutasi alla galleria Garlanda.

L’esposizione si avvale di una accurata selezione di dipinti che si integra e si completa con quella dei documenti e delle epistole dando vita a un progetto di riscoperta dell’opera dell’artista. L’artista si formo’ per la grafica e il disegno con Mario Micheletti e per la pittura con Felice Casorati. La sua personale visione, figlia della cultura visiva inglese (ma non solo), si espresse in una pittura di carattere intimista, intesa come una forma di testimonianza diaristica e di condivisione oggettiva solo dentro una sfera personale di emozioni e affetti.

L’antologica, aperta al pubblico fino al 13 Settembre 2009, presenta tre decenni di attività – dai primi anni Venti alla metà degli anni Quaranta – e una curiosa produzione iniziale di disegni di cronaca privata e familiare che incomincia nel 1912 (una serie di fogli realizzati a Biella e di cui si sono reperite copie dei disegni) e prosegue nel 1916-18 con gli album disegnati durante il soggiorno in casa Gualino, fino alle produzioni degli anni quaranta. La sorpresa emersa dalla scoperta di questi inediti (alcuni conservati per tutta la vita da Cesarina Gualino), e’ data dall’essere stato il disegno una modalità di riflessione dell’artista, disincantata e ironica, sul quotidiano, ma anche uno schema di impostazione compositiva che si ritroverà nei dipinti esposti alle mostre dei Sei.

La presente mostra annovera le opere piu’ famose esposte con i Sei di Torino, ma soprattutto i successivi dipinti, meno noti, che privilegiano gli interni delle case Sella e Gualino e delle sue abitazioni-studio e poi i paesaggi, le tre versioni datate in epoche diverse e dedicati al Monte Mucrone e le molteplici vedute delle montagne biellesi, anche in formato cartolina postale. Corredano la mostra i ritratti a lei dedicati da Cesarina Gualino pittrice e le opere che appartengono ad una comune dimensione di vita e di lavoro degli amici e maestri, Felice Casorati, Mario Micheletti e Gigi Chessa.

La mostra include inoltre una sezione riservata a documenti, oggetti, vestiti, lettere e fotografie provenienti dagli Archivi Gualino e dalla Fondazione Sella, compreso un rarissimo filmato girato nelle estati del 1929-1930 a Sestri Levante e a Cereseto


Info:
Museo del Territorio Biellese  -via Quintino Sella, Biella
Orari: giovedi’ 15-19, venerdi’ 15-22, sabato e domenica 10-19
ingresso libero, fino al 13 settembre 2009
tel. 015 2529345, 015 3506061; fax 015 2432791

 

Fonte:Undo.net

MATERA. Dino Basaldella

Il Comune di Matera e il Circolo Culturale -La Scaletta- dal 1978 organizzano nei suggestivi ambienti rupestri di Madonna delle Virtu’ e San Nicola dei Greci un evento denominato -Le Grandi Mostre nei Sassi di Matera- dedicato alla scultura contemporanea.
Le mostre hanno riguardato artisti come: Consagra, Melotti, Martini, Cambellotti, A. Cascella, Fazzini, Matta, Milani, Andreotti, Kolibal, Negri, Leoncillo, Raphaël, Mascherini, Hare, Viani, Mirko, Lassaw. Inoltre, sono state organizzate le rassegne -Scultura in Italia- 1 e 2, -Scultura in America-, -Scultura in Francia-, -Vanni Scheiwiller e la Scultura- che hanno visto la presenza di tutti i piu’ noti scultori del secolo appena trascorso.

Questa lunga esperienza ha costituito un punto di partenza per l’apertura a Matera del MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea, inaugurato il 14 ottobre 2006 dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali on. Francesco Rutelli. In questo Museo, infatti, sono state collocate tutte le opere (oltre 300 sculture, da Medardo Rosso a oggi) che gli artisti o i loro congiunti, gli amici della città, hanno donato come riconoscimento dell’impegno profuso nella divulgazione della scultura contemporanea.

Il prossimo appuntamento de -Le Grandi Mostre nei Sassi- e’ dedicato, in occasione del centenario della nascita, a Dino Basaldella.

La mostra inaugurata il 27 giugno, rimarrà aperta fino al 3 ottobre 2009 ed e’ curata da Giuseppe Appella che si avvale della collaborazione di un gruppo di giovani storici dell’arte tesi ad indagare i primi anni di Dino oltre che il suo costante impegno nel monumentale (Giovanni Bianchi, Paolo Campiglio) e di un compagno di strada di Dino (lo scrittore e critico letterario Cesare Milanese).
Dopo la fondamentale retrospettiva di Mirko (2007) e quella che il MUSMA riserva, tra il 2 maggio e il 24 giugno 2009, ad Afro (del quale sono state rintracciate quattro sculture degli anni Cinquanta e alcune ceramiche), vuole chiarire, una volta per tutte, il destino individuale – e il relativo peso espressivo – del maggiore dei Basaldella, pur nella certezza di una comune matrice.

L’esposizione comprende 80 sculture, 50 disegni e 21 gioielli datati 1924-1975,  provenienti da Musei e collezionisti privati, oltre a un ricco apparato di immagini, documenti e video, spesso inediti, raccolti nella mostra biobibliografica abitualmente tenuta nella Biblioteca Scheiwiller annessa al MUSMA, utili per mettere in luce aree di impegno e di scambi che testimoniano sopravvivenze di influenze o reminiscenze di remote civiltà non discordanti, una sorta di nomadismo culturale che ha facilitato l’assunzione di una tradizione linguistica e proposto problemi e aspetti relativi ai rapidi cambiamenti che nei decenni si sono verificati nel suo lavoro, non ultimo il modo in cui il gusto dell’arcaico cede al sopravanzare del nuovo.

Evidente, in Dino, fin dalle prime sculture (Ritratto di Sandro Filipponi, 1930), il desiderio di rottura con l’accademismo e una sottile vena romantica che mentre lo sollecita a respingere la forma lo incita verso effetti cromatici. Cio’ e’ possibile anche per la evidente maestria artigiana, coltivata con lo zio orefice, e una non comune capacità di lavoro che lo porta a sculture come Lo Squalo (1935), realizzato in legno ed esposto alla Biennale di Venezia del 1936.

Frutto di una sentita meditazione, dopo l’adesione al post-cubismo, e’ il trapasso verso forme piu’ consone al tempo, realizzate con tronconi di ferro desunti dai rifiuti delle officine industriali e connessi ad altri elementi tranciati con energia e definiti in una forma tanto nuova da distaccarlo immediatamente da tutti i riferimenti identificabili: Picasso, Gonzales, David Smith, Colla. L’unico punto di contatto non e’ il surrealismo o il dadaismo ma il collage dei cubisti, capace di dare al brandello di macchina e allo spezzone di ferro una nuova verginità, tale da proporre senza soste un inedito repertorio di forme aggressive, aperte alla fantasia dell’invenzione, la sola capace di rendere plastica la materia bruta. Con fantasia, dunque, Dino realizza opere (Il quadrante dell’omega e Orecchio di Dioniso del 1963, El Partidor del 1964) che, sfruttando ogni possibilità della materia usurata, raggiungono una dialettica espressiva e una suggestione del tutto arcana ed emblematica.

Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore, morto per causa di guerra nel 1918, Dino nasce a Udine il 26 aprile 1909. Insieme ai fratelli Mirko (Udine 1910-Boston 1969) e Afro (Udine 1912-Walenstadt 1976) entra nell’Istituto Evangelico Professionale di Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo Artistico che continua per un breve periodo a Firenze. Si diplomerà, infine, a Venezia. Il suo esordio e’ del 1928, a Udine, con la -Scuola Friulana d’Avanguardia-, insieme a Angilotto Modotto e Alessandro Filippini. Dal 1930 al 1935, a piu’ riprese, soggiorna a Roma, mentre partecipa a varie sindacali (Udine 1931, Trieste 1932, Pola, Trieste e Firenze 1933, Trieste 1934). Le prime influenze di Medardo Rosso sono sostituite dal vivo interesse per Arturo Martini presso il cui studio lavora Mirko.

Inizia l’insegnamento nel 1933, nelle scuole tecniche di Trieste, quindi passa a Muggia e tra il 1936 e il 1942 a Gemona del Friuli per il cui Duomo realizza due pannelli lignei. Nel 1935 e’ presente alla II Quadriennale di Roma con il Pescatore di anguille e nel 1936 alla Biennale di Venezia e alla Sindacale di Udine con Lo squalo. Ritornerà a Roma per la Quadriennale del 1939 e per la Sindacale del Lazio del 1942. I vivi interessi neo-naturalistici sono approdati a un modellato di ascendenza impressionista e alle luminosità care alla Scuola Romana. Intanto, la produzione orafa si e’ affiancata a quella scultorea vera e propria.

Dal 1942 al 1947 insegna al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dal 1948 al 1958 all’Istituto d’Arte di Gorizia, dal 1959 al 1969 a quello di Udine e, infine, dal 1970 al 1975 all’Accademia di Brera a Milano.
Nel 1944 tiene la sua prima personale a Udine. Qui, nel 1947, vince il primo premio per la scultura alla -Mostra Triveneta del Ritratto-. Agli inizi degli anni Cinquanta si accosta all’esperienza post-cubista e, mentre interviene con bassorilievi polimaterici nella sede della Cassa di Risparmio di Latisana, nell’Istituto Tecnico -J. Barozzi- di Modena, nel Municipio di Treppo Carnico, partecipa alla X Triennale di Milano (1954) e al Concorso Internazionale del Bronzetto (1959, 1963, 1971, 1973, 1975). Intanto, scopre il ferro quale personale strumento espressivo e, dopo la sua prima personale a Roma (Galleria La Tartaruga, 1960), nel 1961 si presenta negli USA in varie mostre: al Princeton University Art Museum e al Carnegie Institute di Pittsburgh, oltre che nella personale alla Viviano Gallery di New York. Le mostre, dopo la grande sala alla Biennale di Venezia del 1964, si susseguono senza sosta, tra Ravne (SLO), nel cui Simposio Forma Viva realizza il monumento Orecchio a Ravne collocata sulla collina circostante, e la IX Quadriennale di Roma (1965) dove ritornerà nel 1972-1973, con cinque opere, tra Basilea e Klagenfurt, Fiume e Anversa, Murska Sabota e Trieste, Bologna e Cortina d’Ampezzo. Tra una esposizione e l’altra, realizza la scultura per il Monumento alla Resistenza di Udine, progettato da Gino Valle e Federico Marconi, l’opera in marmo per la sede INPS di Roma, la cancellata in ferro a Romans d’Isonzo, il pannello per la Banca Nazionale del Lavoro di Milano, la scultura per la Scuola Elementare Manzoni di Cividale del Friuli e quella, alta sei metri, per l’Istituto Kennedy di Pordenone.
Muore a Udine il 7 gennaio 1977.

La mostra, allestita da Alberto Zanmatti nelle Chiese rupestri Madonna delle Virtu’ – S. Nicola dei Greci (grandi sculture) e nelle Sale espositive del Musma (piccole sculture, gioielli, disegni), e’ promossa, come le precedenti edizioni, dal Circolo La Scaletta insieme al Comune di Matera e al MUSMA, con il sostegno della Regione e dell’APT di Basilicata, della Provincia, della Camera di Commercio e della Fondazione Ze’tema di Matera, Istituto Banco di Napoli Fondazione e TOTAL Italia spa Roma. Sarà accompagnata da un catalogo realizzato dalle Edizioni della Cometa che, oltre ai testi del curatore e dei collaboratori scelti per l’occasione, conterrà, per la prima volta, un capitolo completo dedicato a ‘Vita, opera e fortuna critica’. La mostra e’ stata inserita nell’elenco dei grandi eventi dell’Azienda di Promozione Turistica di Basilicata.

Info:
Tel. 0835/236233 – fax 0835/336726.

SEDI: Chiese rupestri Madonna delle Virtu’ – S. Nicola dei Greci (Sasso Barisano), Matera

MUSMA Museo della scultura contemporane  – Palazzo Pomarici – Via San Giacomo (Sasso Caveoso), Matera
Orari mostra: Tutti i giorni, tranne il lunedi’, dalle ore 10,00 alle ore 20,00
Tickets: Visita della mostra nel complesso rupestre di Madonna delle Virtu’ – S.Nicola dei Greci (Sasso Barisano) e MUSMA e ingresso alle collezioni del Museo della Scultura Contemporanea presso Palazzo Pomarici (Sasso Caveoso)
Biglietto Speciale 8 euro (Visita della mostra nel complesso rupestre di Madonna delle Virtu’ e San Nicola dei Greci)
Intero 6 euro, Ridotto 4 (TCI – under18/over 65)
Bambini 0-6 anni ingresso gratuito
Tel. 0835 236233.

Link: http://www.lascaletta.net

Email: info@lascaletta.net

Fonte:Undo.net