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MILANO. Monet. Il tempo delle ninfee.

A Palazzo Reale, fino al 27 settembre 2009.

20 grandi tele di Monet per la prima volta a Milano grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan di Parigi: i capolavori nati dallo studio che l’artista ha dedicato alle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny.

MATERA. Dino Basaldella

Il Comune di Matera e il Circolo Culturale -La Scaletta- dal 1978 organizzano nei suggestivi ambienti rupestri di Madonna delle Virtu’ e San Nicola dei Greci un evento denominato -Le Grandi Mostre nei Sassi di Matera- dedicato alla scultura contemporanea.
Le mostre hanno riguardato artisti come: Consagra, Melotti, Martini, Cambellotti, A. Cascella, Fazzini, Matta, Milani, Andreotti, Kolibal, Negri, Leoncillo, Raphaël, Mascherini, Hare, Viani, Mirko, Lassaw. Inoltre, sono state organizzate le rassegne -Scultura in Italia- 1 e 2, -Scultura in America-, -Scultura in Francia-, -Vanni Scheiwiller e la Scultura- che hanno visto la presenza di tutti i piu’ noti scultori del secolo appena trascorso.

Questa lunga esperienza ha costituito un punto di partenza per l’apertura a Matera del MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea, inaugurato il 14 ottobre 2006 dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali on. Francesco Rutelli. In questo Museo, infatti, sono state collocate tutte le opere (oltre 300 sculture, da Medardo Rosso a oggi) che gli artisti o i loro congiunti, gli amici della città, hanno donato come riconoscimento dell’impegno profuso nella divulgazione della scultura contemporanea.

Il prossimo appuntamento de -Le Grandi Mostre nei Sassi- e’ dedicato, in occasione del centenario della nascita, a Dino Basaldella.

La mostra inaugurata il 27 giugno, rimarrà aperta fino al 3 ottobre 2009 ed e’ curata da Giuseppe Appella che si avvale della collaborazione di un gruppo di giovani storici dell’arte tesi ad indagare i primi anni di Dino oltre che il suo costante impegno nel monumentale (Giovanni Bianchi, Paolo Campiglio) e di un compagno di strada di Dino (lo scrittore e critico letterario Cesare Milanese).
Dopo la fondamentale retrospettiva di Mirko (2007) e quella che il MUSMA riserva, tra il 2 maggio e il 24 giugno 2009, ad Afro (del quale sono state rintracciate quattro sculture degli anni Cinquanta e alcune ceramiche), vuole chiarire, una volta per tutte, il destino individuale – e il relativo peso espressivo – del maggiore dei Basaldella, pur nella certezza di una comune matrice.

L’esposizione comprende 80 sculture, 50 disegni e 21 gioielli datati 1924-1975,  provenienti da Musei e collezionisti privati, oltre a un ricco apparato di immagini, documenti e video, spesso inediti, raccolti nella mostra biobibliografica abitualmente tenuta nella Biblioteca Scheiwiller annessa al MUSMA, utili per mettere in luce aree di impegno e di scambi che testimoniano sopravvivenze di influenze o reminiscenze di remote civiltà non discordanti, una sorta di nomadismo culturale che ha facilitato l’assunzione di una tradizione linguistica e proposto problemi e aspetti relativi ai rapidi cambiamenti che nei decenni si sono verificati nel suo lavoro, non ultimo il modo in cui il gusto dell’arcaico cede al sopravanzare del nuovo.

Evidente, in Dino, fin dalle prime sculture (Ritratto di Sandro Filipponi, 1930), il desiderio di rottura con l’accademismo e una sottile vena romantica che mentre lo sollecita a respingere la forma lo incita verso effetti cromatici. Cio’ e’ possibile anche per la evidente maestria artigiana, coltivata con lo zio orefice, e una non comune capacità di lavoro che lo porta a sculture come Lo Squalo (1935), realizzato in legno ed esposto alla Biennale di Venezia del 1936.

Frutto di una sentita meditazione, dopo l’adesione al post-cubismo, e’ il trapasso verso forme piu’ consone al tempo, realizzate con tronconi di ferro desunti dai rifiuti delle officine industriali e connessi ad altri elementi tranciati con energia e definiti in una forma tanto nuova da distaccarlo immediatamente da tutti i riferimenti identificabili: Picasso, Gonzales, David Smith, Colla. L’unico punto di contatto non e’ il surrealismo o il dadaismo ma il collage dei cubisti, capace di dare al brandello di macchina e allo spezzone di ferro una nuova verginità, tale da proporre senza soste un inedito repertorio di forme aggressive, aperte alla fantasia dell’invenzione, la sola capace di rendere plastica la materia bruta. Con fantasia, dunque, Dino realizza opere (Il quadrante dell’omega e Orecchio di Dioniso del 1963, El Partidor del 1964) che, sfruttando ogni possibilità della materia usurata, raggiungono una dialettica espressiva e una suggestione del tutto arcana ed emblematica.

Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore, morto per causa di guerra nel 1918, Dino nasce a Udine il 26 aprile 1909. Insieme ai fratelli Mirko (Udine 1910-Boston 1969) e Afro (Udine 1912-Walenstadt 1976) entra nell’Istituto Evangelico Professionale di Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo Artistico che continua per un breve periodo a Firenze. Si diplomerà, infine, a Venezia. Il suo esordio e’ del 1928, a Udine, con la -Scuola Friulana d’Avanguardia-, insieme a Angilotto Modotto e Alessandro Filippini. Dal 1930 al 1935, a piu’ riprese, soggiorna a Roma, mentre partecipa a varie sindacali (Udine 1931, Trieste 1932, Pola, Trieste e Firenze 1933, Trieste 1934). Le prime influenze di Medardo Rosso sono sostituite dal vivo interesse per Arturo Martini presso il cui studio lavora Mirko.

Inizia l’insegnamento nel 1933, nelle scuole tecniche di Trieste, quindi passa a Muggia e tra il 1936 e il 1942 a Gemona del Friuli per il cui Duomo realizza due pannelli lignei. Nel 1935 e’ presente alla II Quadriennale di Roma con il Pescatore di anguille e nel 1936 alla Biennale di Venezia e alla Sindacale di Udine con Lo squalo. Ritornerà a Roma per la Quadriennale del 1939 e per la Sindacale del Lazio del 1942. I vivi interessi neo-naturalistici sono approdati a un modellato di ascendenza impressionista e alle luminosità care alla Scuola Romana. Intanto, la produzione orafa si e’ affiancata a quella scultorea vera e propria.

Dal 1942 al 1947 insegna al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dal 1948 al 1958 all’Istituto d’Arte di Gorizia, dal 1959 al 1969 a quello di Udine e, infine, dal 1970 al 1975 all’Accademia di Brera a Milano.
Nel 1944 tiene la sua prima personale a Udine. Qui, nel 1947, vince il primo premio per la scultura alla -Mostra Triveneta del Ritratto-. Agli inizi degli anni Cinquanta si accosta all’esperienza post-cubista e, mentre interviene con bassorilievi polimaterici nella sede della Cassa di Risparmio di Latisana, nell’Istituto Tecnico -J. Barozzi- di Modena, nel Municipio di Treppo Carnico, partecipa alla X Triennale di Milano (1954) e al Concorso Internazionale del Bronzetto (1959, 1963, 1971, 1973, 1975). Intanto, scopre il ferro quale personale strumento espressivo e, dopo la sua prima personale a Roma (Galleria La Tartaruga, 1960), nel 1961 si presenta negli USA in varie mostre: al Princeton University Art Museum e al Carnegie Institute di Pittsburgh, oltre che nella personale alla Viviano Gallery di New York. Le mostre, dopo la grande sala alla Biennale di Venezia del 1964, si susseguono senza sosta, tra Ravne (SLO), nel cui Simposio Forma Viva realizza il monumento Orecchio a Ravne collocata sulla collina circostante, e la IX Quadriennale di Roma (1965) dove ritornerà nel 1972-1973, con cinque opere, tra Basilea e Klagenfurt, Fiume e Anversa, Murska Sabota e Trieste, Bologna e Cortina d’Ampezzo. Tra una esposizione e l’altra, realizza la scultura per il Monumento alla Resistenza di Udine, progettato da Gino Valle e Federico Marconi, l’opera in marmo per la sede INPS di Roma, la cancellata in ferro a Romans d’Isonzo, il pannello per la Banca Nazionale del Lavoro di Milano, la scultura per la Scuola Elementare Manzoni di Cividale del Friuli e quella, alta sei metri, per l’Istituto Kennedy di Pordenone.
Muore a Udine il 7 gennaio 1977.

La mostra, allestita da Alberto Zanmatti nelle Chiese rupestri Madonna delle Virtu’ – S. Nicola dei Greci (grandi sculture) e nelle Sale espositive del Musma (piccole sculture, gioielli, disegni), e’ promossa, come le precedenti edizioni, dal Circolo La Scaletta insieme al Comune di Matera e al MUSMA, con il sostegno della Regione e dell’APT di Basilicata, della Provincia, della Camera di Commercio e della Fondazione Ze’tema di Matera, Istituto Banco di Napoli Fondazione e TOTAL Italia spa Roma. Sarà accompagnata da un catalogo realizzato dalle Edizioni della Cometa che, oltre ai testi del curatore e dei collaboratori scelti per l’occasione, conterrà, per la prima volta, un capitolo completo dedicato a ‘Vita, opera e fortuna critica’. La mostra e’ stata inserita nell’elenco dei grandi eventi dell’Azienda di Promozione Turistica di Basilicata.

Info:
Tel. 0835/236233 – fax 0835/336726.

SEDI: Chiese rupestri Madonna delle Virtu’ – S. Nicola dei Greci (Sasso Barisano), Matera

MUSMA Museo della scultura contemporane  – Palazzo Pomarici – Via San Giacomo (Sasso Caveoso), Matera
Orari mostra: Tutti i giorni, tranne il lunedi’, dalle ore 10,00 alle ore 20,00
Tickets: Visita della mostra nel complesso rupestre di Madonna delle Virtu’ – S.Nicola dei Greci (Sasso Barisano) e MUSMA e ingresso alle collezioni del Museo della Scultura Contemporanea presso Palazzo Pomarici (Sasso Caveoso)
Biglietto Speciale 8 euro (Visita della mostra nel complesso rupestre di Madonna delle Virtu’ e San Nicola dei Greci)
Intero 6 euro, Ridotto 4 (TCI – under18/over 65)
Bambini 0-6 anni ingresso gratuito
Tel. 0835 236233.

Link: http://www.lascaletta.net

Email: info@lascaletta.net

Fonte:Undo.net

BIELLA. Jessie Boswell.

La Fondazione Museo del Territorio Biellese rende omaggio a Jessie Boswell con una mostra curata da Ivana Mulatero in collaborazione con Pino Mantovani e organizzata dalla Regione Piemonte.

Saranno in mostra oltre cento opere – con alcuni inediti rispetto all’esposizione torinese – per presentare la figura dell’artista, raffinata musicista e pittrice, spirito libero e indipendente, unica figura femminile del Gruppo dei Sei Pittori di Torino. L’antologica si avvale della preziosa collaborazione della Fondazione Sella di Biella e l’apporto degli Archivi Gualino di Roma, oltre ai generosi prestiti provenienti dalla Fondazione Torino Musei e dai numerosi collezionisti privati.

Jessie Boswell (Leeds, Inghilterra 1881 – Moncrivello, Biella 1956) espose alle Biennali dal 1924 al 1930 e nelle mostre del Gruppo dei Sei Pittori di Torino dal 1929 al 1931 insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci. L’apporto della pittrice all’interno del sodalizio e’ stato fino ad ora, nella storiografia artistica, l’unico elemento di ricerca che per quanto importante, non rivela adeguatamente e in maniera completa l’intero percorso di lavoro. Per la prima volta, con questa mostra, si e’ inteso affrontare e analizzare secondo una visuale inedita, spazzando via stereotipi e letture pregiudiziali, l’intera attività della pittrice in connessione alle esperienze formative e di vita. La mostra rappresenta anche un felice ritorno delle opere di Jessie Boswell a Biella dopo circa sessantacinque anni trascorsi dalla sua ultima personale tenutasi alla galleria Garlanda.

L’esposizione si avvale di una accurata selezione di dipinti che si integra e si completa con quella dei documenti e delle epistole dando vita a un progetto di riscoperta dell’opera dell’artista. L’artista si formo’ per la grafica e il disegno con Mario Micheletti e per la pittura con Felice Casorati. La sua personale visione, figlia della cultura visiva inglese (ma non solo), si espresse in una pittura di carattere intimista, intesa come una forma di testimonianza diaristica e di condivisione oggettiva solo dentro una sfera personale di emozioni e affetti.

L’antologica, aperta al pubblico fino al 13 Settembre 2009, presenta tre decenni di attività – dai primi anni Venti alla metà degli anni Quaranta – e una curiosa produzione iniziale di disegni di cronaca privata e familiare che incomincia nel 1912 (una serie di fogli realizzati a Biella e di cui si sono reperite copie dei disegni) e prosegue nel 1916-18 con gli album disegnati durante il soggiorno in casa Gualino, fino alle produzioni degli anni quaranta. La sorpresa emersa dalla scoperta di questi inediti (alcuni conservati per tutta la vita da Cesarina Gualino), e’ data dall’essere stato il disegno una modalità di riflessione dell’artista, disincantata e ironica, sul quotidiano, ma anche uno schema di impostazione compositiva che si ritroverà nei dipinti esposti alle mostre dei Sei.

La presente mostra annovera le opere piu’ famose esposte con i Sei di Torino, ma soprattutto i successivi dipinti, meno noti, che privilegiano gli interni delle case Sella e Gualino e delle sue abitazioni-studio e poi i paesaggi, le tre versioni datate in epoche diverse e dedicati al Monte Mucrone e le molteplici vedute delle montagne biellesi, anche in formato cartolina postale. Corredano la mostra i ritratti a lei dedicati da Cesarina Gualino pittrice e le opere che appartengono ad una comune dimensione di vita e di lavoro degli amici e maestri, Felice Casorati, Mario Micheletti e Gigi Chessa.

La mostra include inoltre una sezione riservata a documenti, oggetti, vestiti, lettere e fotografie provenienti dagli Archivi Gualino e dalla Fondazione Sella, compreso un rarissimo filmato girato nelle estati del 1929-1930 a Sestri Levante e a Cereseto


Info:
Museo del Territorio Biellese  -via Quintino Sella, Biella
Orari: giovedi’ 15-19, venerdi’ 15-22, sabato e domenica 10-19
ingresso libero, fino al 13 settembre 2009
tel. 015 2529345, 015 3506061; fax 015 2432791

 

Fonte:Undo.net

BORGO SAN LORENZO (Fi). DAL MUGELLO ALLA MAREMMA: UN AMORE DI PAESAGGIO O UN PAESAGGIO D’AMORE?

Una mostra dal titolo lungo, ma non dobbiamo impressionarci. La prima parte del titolo è di una chiarezza esasperante: “Dal Mugello alla Maremma”. Si tratta ovviamente di un itinerario alla scoperta dei più suggestivi paesaggi che vanno dal Mugello (ed è sottinteso dall’Alto Mugello) fino al Mare della Maremma, di Popolunia, di Baratti, di Albinia, fino ad arrivare alla Maremma Laziale.
Il paesaggio dunque è il PROTAGONISTA di questa MOSTRA-ITINERARIO, non l’artista che lo ha dipinto. Il sottotitolo: “Un  amore di paesaggio o un paesaggio d’amore?”, sembrerebbe a prima vista un gioco di parole, o un ritornello di qualche canzone. In apparenza potrebbe sembrare che la differenza sia minima o addirittura inesistente. Anche perché, se applicassimo la famosa regola matematica, e cioè: “invertendo i fattori il prodotto non cambia”, io dovrei avere lo stesso significato. Ma la differenza c’è: una amore di paesaggio è un paesaggio bello, che ci fa sognare; un paesaggio d’amore invece potrebbe essere un paesaggio che “trasmette” amore. Ma i significati potrebbero essere molteplici.
La mostra verrà presentata nella nuova sede del giornale mugellano Il Galletto a partire dal 4 luglio 2009, ore 18,00 nella saletta a piano terreno del nuovo edificio che si trova in Via Francesco Niccolai, snc, a Borgo San Lorenzo in Mugello (Firenze), Cap. 50032.
La mostra si comporrà di 22 quadri: olii, tempere, gouaches, tutti paesaggi mugellani e maremmani, che saranno le vere “stars” di questa interessante mostra alla quale tutti sono invitati a partecipare, con ingresso libero.
La Mostra è in attesa di patrocinio da parte del Comune di Borgo san Lorenzo, della Comunità Montana del Mugello e di Archeoclub d’Italia – Sede di Fiesole, Mugello, Altomugello e Val di Sieve.

Info:
Galletto tel. 055-845639 – galletto@newnet.it
Paolo Campidori 347-6530891.

Email: paolo.campidori@tin.it

AOSTA. Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento.

Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento è il titolo dell’esposizione che, dal 26 giugno al 1° novembre 2009, si terrà al Museo Archeologico Regionale di Aosta. La rassegna è il frutto della collaborazione tra l’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, attraverso la Soprintendenza per i beni e le attività culturali, e la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze.

La mostra proposta dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta per la stagione espositiva estiva 2009 intende indagare l’intensa produzione artistica fiorita a Firenze tra gli ultimi decenni del Trecento e i primi anni del Quattrocento. In questo periodo gli artisti attivi a Firenze esprimono attraverso le loro opere il momento più alto di un linguaggio figurativo che rappresenta una svolta epocale verso la modernità. Il concorso del 1401 per la seconda porta del Battistero può essere individuato convenzionalmente come uno spartiacque fondamentale nella periodizzazione storico-artistica. Da allora Firenze torna a rappresentare un laboratorio culturale d’avanguardia in Italia e in Europa, che si esplicita con il completamento dei grandi complessi ecclesiastici e civici, dalla Cattedrale al Battistero, alla chiesa di Orsanmichele.

La mostra aostana, curata da Giovanna Damiani, direttore del Complesso Mozzi Bardini e della Villa Medicea di Cerreto Guidi, intende presentare al pubblico una corposa selezione di opere che documentano la transizione dal linguaggio gotico a quello rinascimentale. Pittura, scultura e arti minori saranno rappresentate in questo affascinante percorso espositivo. Tra le opere in mostra vi saranno capolavori di Lorenzo Monaco, Masolino, Gentile da Fabriano, Gherardo Starnina, Giovanni dal Ponte con prestiti provenienti dai principali Musei afferenti al Polo museale fiorentino, tra cui la Galleria degli Uffizi, il Museo Nazionale del Bargello, la Galleria dell’Accademia.

L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese, edito dalla Giunti di Firenze, che contiene saggi critici di Franco Cardini, Daniela Mignani e Giovanna Damiani.


Info:
Museo Archeologico Regionale – Piazza Roncas 12 Aosta
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 19
Biglietti: € 5,00 intero, € 3,50 ridotto
tel. 0165.275902 – Servizio attività espositive: tel. 0165.274401.

 

Link: http://www.regione.vda.it

Email: u-mostre@regione.vda.it