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VENEZIA. Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano.

Fino all’11 luglio in occasione dei trecentocinquant’anni della nascita di Sebastiano Ricci, si tiene sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia la mostra «Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano».
Promossa e organizzata da Fondazione Giorgio Cini e Regione del Veneto, la rassegna si propone di celebrare il pittore bellunese (Belluno 1659-Venezia 1734), precursore del Rococò in Italia e nei più importanti centri europei, da Vienna a Londra, contribuendo a diffondere l’arte e la cultura veneta nel mondo.
Tutti i residenti nella Regione del Veneto hanno l’opportunità di conoscere meglio Sebastiano Ricci, quale grande interprete della pittura veneta del Settecento,visitando la mostra gratuitamente tutti i mercoledì, dalle 11 alle ore 19.
Le celebrazioni coinvolgono anche la città natale di Ricci e il territorio bellunese, dando mododi ammirare le opere che l’artista realizzò tra le sue Dolomiti in un suggestivo itinerario tra Belluno e Feltre (promosso dal Comune di Belluno, Città di Feltre, Diocesi di Belluno e Feltre, Provincia di Belluno, Soprintendenza Psae per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso, con il patrocinio della Regione del Veneto, il fondamentale sostegno di Fondazione Cariverona e il contributo di Enel) con soluzioni allestitive e approfondimenti tematici studiati per le quattro sedi espositive coinvolte.
I capolavori creati dal maestro per la cappella Fulcis, per il «camerino» di palazzo Fulcise per la bella villa Belvedere,si potranno così ammirare a Belluno in tre sedi: nella Chiesa di San Pietro, nel Museo Civico (ove rimane esposta la spettacolare tela mistilinea con la «Caduta di Fetonte», accompagnata da un accurata ricostruzione virtuale, visibile a video, del camerino Fulcisnel cui soffitto era collocata l’opera) e, infine, nello spazio del «cubo» di Palazzo Crepadona.
Qui le ampie dimensioni permettono di godere la visione dei notevoli dipinti di Sebastiano provenienti dal Museo Civico, da collezione privata e dalla chiesa parrocchiale di Fregona, insieme ad alcune tele dell’allievo bellunese Gaspare Diziani. e insieme alla suggestiva proiezione del «Fetonte», a una distanza che consente di ammirarne a pieno la straordinaria forza pittorica. Da segnalare di Ricci, oltre agli altri due dipinti del ciclo di Palazzo Fulcis («Ercole al bivio» ed «Ercole e Onfale»), anche la «Testa di Samaritana», unica testimonianza dell’altrimenti perduto ciclo ad affresco di Villa Belvedere, affiancata al disegno preparatorio restaurato per l’occasione.
Il gruppo di pale e dipinti provenienti dalla Certosa di Vedana a Sospirolo e realizzati intorno al 1704–1706 potranno invece essere ammirati a Feltre, presso il bellissimo Museo Diocesano d’Arte Sacra, dove saranno esposti anche due sanguigne del maestro, provenienti dal Seminario Gregoriano di Belluno, e, nella sala settecentesca del mezzanino, per la prima volta visibili insieme, i quattro dipinti ovali realizzati tra il 1719 e il 1722 per la cappella della Sacra Famiglia nella Villa Fabris-Guarnieri di Tomo (Feltre):due di Ricci, uno di Federico Bencovich e uno di Angelo Trevisani. Anche in questo caso, interessanti e pregevoli opere di contesto di Gaspare Diziani e Luca Giordano, provenienti dalSantuario dei SS. Vittore e Corona di Anzù (Feltre).

Fonte: Il Giornale dell’Arte, edizione online, 3 maggio 2010.

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

ASSISI (Pg). I colori di Giotto tra restauro e restituzione virtuale.

Uno straordinario evento dedicato a Giotto e agli affreschi della Basilica di San Francesco si è inaugurato lo scorso 11 aprile nella Basilica di Assisi e nelle sale di Palazzo del Monte Frumentario, in occasione dell’VIII Centenario dell’Approvazione della Regola di San Francesco.
I colori di Giotto mette in evidenza aspetti finora ignoti della pittura del grande Maestro anche grazie alle più moderne tecnologie, che consentono di recuperare con il restauro le opere originali e, dove non è possibile, di restituirle in forma virtuale.
L’evento è un’iniziativa promossa dal Comune di Assisi con la collaborazione del Sacro Convento, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso la Direzione Regionale, le Soprintendenze dell’Umbria competenti e l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, la Regione Umbria e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il coordinamento organizzativo di Civita.
L’iniziativa è curata da Giuseppe Basile, direttore dell’équipe dell’Istituto Centrale del Restauro che ha ricostruito le famose 28 scene, e a cui si deve, quindi, uno straordinario lavoro di restauro e di ricerca grazie al quale è oggi possibile realizzare questo grande evento.
Il progetto si avvale di un prestigioso Comitato scientifico, presieduto da Antonio Paolucci e composto da Giuseppe Basile, Roberto de Mattei, Anna Di Bene, Sergio Fusetti, Vittoria Garibaldi, Elvio Lunghi, Enrica Neri Lusanna, Padre Luigi Marioli, Serena Romano, Enrico Sciamanna, Francesco Scoppola, Alessandro Tomei e Alessandro Delpriori (segretario).
Il progetto comprende innanzitutto il restauro dei dipinti murali di Giotto nella Cappella di San Nicola nella Basilica Inferiore, che è l’ultimo atto di una delle più importanti attività di restauro e di studio mai svolte in Italia, e realizzate a seguito del tragico evento del terremoto del 1997.
Il cantiere di restauro è aperto ai visitatori, che possono salire sui ponteggi, seppure in gruppi contingentati, per ammirare da vicino “i colori di Giotto” e la sapiente attività dei restauratori coordinata da Sergio Fusetti, con l’ausilio di una audioguida in più lingue inclusa nel biglietto.
Dalla Cappella di San Nicola i visitatori possono salire nella Basilica Superiore per ammirare le Storie Francescane, uno dei cicli pittorici più importanti di tutta la storia dell’arte, la cui conoscenza e aspetto originale possono essere approfonditi visitando la mostra “virtuale”su Giotto com’era allestita nel vicino Palazzo del Monte Frumentario, da poco restaurato.
Se l’intervento sui dipinti di S. Nicola (pensato come un “cantiere aperto”) è un esempio di “recupero fisico” di un’opera d’arte, gli allestimenti realizzati al Monte Frumentario costituiscono il primo esempio in assoluto di un “recupero virtuale” di un ciclo pittorico condotto alla luce di ricognizioni specialistiche dell’opera.
Un unico biglietto consente l’ingresso nel cantiere di restauro della Cappella di San Nicola e negli spazi espositivi del Monte Frumentario. Con lo stesso biglietto è inoltre possibile visitare, lungo la stessa Via San Francesco, il Palazzo Vallemani, sede della Pinacoteca Civica, dove si conservano alcuni straordinari affreschi staccati di Giotto e degli artisti assisiati che hanno lavorato nel cantiere della Basilica. Per l’occasione, sempre a Palazzo Vallemani, è stato allestito un nuovo percorso didattico dedicato al cantiere medioevale e alla tecnica dell’affresco.
La mostra “virtuale” al Monte Frumentario, il restauro in Basilica e il percorso didattico nella Pinacoteca civica si collocano all’interno del Programma triennale di eventi e mostre, promosso dal Comune di Assisi, per celebrare la nascita dell’arte pittorica intorno al cantiere della Basilica di San Francesco e alla figura di Giotto, nell’VIII centenario della fondazione dell’Ordine francescano. Un programma che si pone in una grande prospettiva che ha come traguardo la candidatura di Assisi come Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Info: 199.75.75.16; www.icoloridigiotto.it
Fino al 5 settembre 2010
Assisi (PG), Basilica di San Francesco e Palazzo del Monte Frumentario

Fonte:CivitaInforma

NAPOLI. Gloria Pastore. Il pescatore di perle.

La Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei e la Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per Napoli e Provincia, presentano nelle sale del primo piano del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’installazione di arte contemporanea di Gloria Pastore “Il pescatore di perle” a cura di Patrizia Di Maggio.
Il coordinamento tecnico scientifico è di Marco de Gemmis, responsabile del Servizio Educativo della Soprintendenza Archeologica.

La mostra di Gloria Pastore Il pescatore di perle è una metafora del viaggio della vita, è il simbolo del cammino interiore dell’uomo alla ricerca di se stesso e della perfezione, è un percorso nel passato e nel presente, ispirato agli elementi simbolici ed iconografici dell’antichità, è un atlante della memoria.

L’esposizione si compone di vari elementi, il cui filo conduttore è il rapporto tra unità e molteplice: ogni opera, infatti, ha una vita propria, ma è in relazione con le altre, con cui forma un corpo unico.

Perno dell’esposizione è Il pescatore di perle, la scultura a grandezza naturale di un uomo tatuato, nero come un nostro progenitore ideale, che trascina la lunga rete; sul fondo della scultura domina un grande mandala, che richiama alcuni elementi decorativi della classicità, ma è anche rielaborazione di forme che furono patrimonio della decorazione orientale.
Vi è inoltre la scultura dell’ ermafrodito, che incarna la possibile armonia dei contrari, e infine, quasi nascosta, la perla racchiusa nella teca in plex, che rappresenta la perfezione.

Info:
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal 23 maggio al 28 giugno 2010
Soprintendenza Speciale per i beni Archeologici di Napoli e Pompei
Servizio Educativo tel. 081 4422276

Email: lucia.emilio@beniculturali.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

UDINE. Mostra dal titolo Odorico Politi ritrovato. Gli affreschi di Palazzo Antonini.

La mostra presenta i tre affreschi di Odorico Politi (Udine, 1785 – Venezia, 1846) che ornavano uno gli uffici di rappresentanza al piano nobile della Banca d’Italia che, alla fine di novembre dello scorso anno, ha chiuso la sua filiale udinese di palazzo Antonini e, su suggerimento della Soprintendenza regionale per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici, ha deciso di trasferire in deposito triennale ai Civici Musei di Udine gli affreschi staccati.

A seguito dei lavori di ristrutturazione cui palazzo Antonini fu sottoposto dal 1977 per porre rimedio ai danni causati dal sisma, le opere furono staccate dalle pareti di una delle stanze al pianoterra dell’edificio per essere collocate su supporti mobili che ne permettessero il trasferimento negli ambienti del piano nobile allo scopo di garantirne una migliore conservazione.

Da quel momento, per ovvie ragioni di sicurezza legate all’attività della banca, la loro visione rimase riservata ad un pubblico ristretto di appassionati e studiosi d’arte che ben conoscevano la storia di quegli affreschi, eseguiti da Odorico Politi intorno al 1818 nel palazzo di proprietà dei conti Rambaldo e Francesco Giacomo Antonini, innalzato nel Cinquecento su progetto di Andrea Palladio proprio all’inizio di borgo Gemona.

In occasione dell’avvenuto deposito presso i Civici Musei si è deciso di collocare i dipinti nel tratto finale del percorso permanente della Galleria d’Arte Antica in Castello per offrire loro nuova visibilità e sottolinearne così l’importanza nel contesto storico e artistico cittadino della prima metà dell’Ottocento, quali imprescindibili documenti di stile e di gusto di un’epoca ancora poco nota al grande pubblico.

La mostra, che rimane aperta fino al 27 giugno, costituisce dunque, l’occasione per presentare alla cittadinanza il nuovo allestimento espositivo, destinato ad accogliere gli affreschi che sono affiancati da altre testimonianze riguardanti il pittore friulano Odorico Politi, uno dei maggiori interpreti, in ambito locale, delle poetiche neoclassiche.

Dopo una prima formazione compiuta all’Accademia di Belle Arti di Venezia, l’artista si recò nel 1809 a Roma dove entrò in contatto con i circoli artistici facenti capo all’Accademia d’Italia e alla personalità dello scultore Antonio Canova (1757 – 1822), massimo esponente del Neoclassicismo internazionale.

Tali contatti permisero all’artista friulano di rendersi partecipe di quella temperie culturale favorendone la diffusione a livello locale dopo il suo rientro a Udine, avvenuto nel 1812.
Prima di stabilirsi definitivamente a Venezia dove, dal 1831, assunse la docenza alla cattedra accademica di Pittura, Politi si fermò inizialmente a Udine avviando una serie di imprese decorative ad affresco che rimangono, ancora oggi, tra gli esempi più significativi di tal genere in ambito udinese.

Tra di esse, si annovera l’intervento a palazzo Antonini, concluso prima del 1825, dove egli realizzò tre scene raffiguranti Ulisse e Nausicaa tratta dall’Odissea omerica, cui si affiancavano Diotima a colloquio con Socrate e Alcibiade scoperto da Socrate nel Gineceo, episodi questi ultimi ispirati alla vita del filosofo greco.

I tre dipinti, concepiti come quadri riportati su una parete e racchiusi da cornici a stucco, avrebbero dovuto far parte di un ciclo più ampio di cui oggi non si conserva memoria.

Essi appaiono declinati in eleganti e sobri equilibri compositivi e sono contraddistinti da forme nitide e da una pittura orchestrata su pochi toni fondamentali che testimonia la loro ascendenza neoclassica.

Info:
Castello – Piazzale del Castello 1 33100 Udine
Orario di apertura al pubblico:
martedì > domenica dalle ore 10.30 alle ore 19.00 (fino al 27 giugno), lunedì chiuso.
tel. 0432.271591

Link: http://www.udinecultura.it

Email: civici.musei@comune.udine.it

UDINE. Giambattista Tiepolo tra scherzo e capriccio.

È un mondo meraviglioso quello cui Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696 – Madrid, 1770) dà corpo nella sua ristretta ma stupefacente produzione incisoria, un mondo popolato da figure niente affatto quotidiane, come fauni, faunesse e orientali.

Tanto lontano dalla prosaicità della vita di tutti i giorni, quanto esotico e affascinante sì da aver catturato l’attenzione d’illustri storici dell’arte che, dopo anni di studi, non sono ancora riusciti a rivelarne il mistero.
Ci riproveranno nei mesi a venire, quando l’intero corpus incisorio del pittore veneziano sarà eccezionalmente riunito a Udine per la mostra Giamb attista Tiepolo tra scherzo e capriccio.

Disegni e incisioni di spiritoso e saporitissimo gusto, che sarà inaugurata il prossimo venerdì 21 maggio, alle 19, nel salone del Parlamento in castello.
Apertura al pubblico dal giorno successivo, lo stesso in cui arriverà Roberto Calasso, il raffinato scrittore, gran patron della casa Adelphi, che intratterrà il pubblico, alle 18 nella chiesa di San Francesco, parlando de Il rosa Tiepolo, tema di un suo fortunato saggio di qualche a nno fa. Un’occasione unica nel suo genere, la mostra alle viste, che arriva a 40 anni dall’ultima esposizione udinese delle incisioni e rappresenta l’evento clou delle Giornate del Tiepolo 2010, ovvero del ricco cartellone di eventi firmato dall’Assessorato alla cultura del Comune di Udine, che animerà la città nella settimana di Pentecoste, dal 21 al 30 maggio.
La mostra ai Civici Musei, che resterà aperta dal pubblico dal 22 maggio al 31 ottobre, è stata presentata ieri mattina alla Casa della Contadinanza in una conferenza stampa aperta dal padrone di casa, il sindaco di Udine, Furio Honsell, che ha ribadito l’intenzione di far del Tiepolo una vera e propria bandiera della città attraverso un percorso pluriennale: «Quel che la nostra amministrazione vuol fare – ha precisato – è usare la cultura, i musei e le mostre in modo strategico, con iniziative che si protraggano negli anni».
E che siano capaci di attirare non solo udinesi e friulani, ma anche turisti dall’estero.
«Non a caso – ha concluso Honsell – la mostra sarà inaugurata proprio in concomitanza con i grandi flussi migratorî europei attesi proprio per la prossima settimana».
Da questo punto di vista l’esposizione, che alle acqueforti affianca diversi disegni e alcune lastre originali da cui furono tratte le incisioni, rappresenta per Udine una sapiente operazione di « marketing turistico», ma soprattutto «culturale», come ha precisato sua volta l’assessore Luigi Reitani, che – parola del sindaco – per valorizzare il patrimonio udinese legato al pittore veneto sta addirittura studiando un programma sui cinque anni di cui la mostra costituisce una delle tappe salienti.
Fino al 30, in considerazione dei visitatori attesi anche da fuori regione, l’esposizione farà gli “straordinari” con orari di apertura che andranno dalle 10 alle 21 (lunedì compreso), dopodiché, fino al 31 ottobre, saranno gli stessi dei Civici Musei.
Che da poco più di una settimana hanno un nuovo direttore, Marco Biscione, ieri alla sua prima uscita ufficiale.
«C’è bisogno – ha esordito il neodirettore confortando la tesi di Honsell e Reitani – di progetti significativi, che durino negli anni. Mostre degli impressionisti fatte qua e là non costituiscono vere e proprie politiche culturali, che si trovano invece dove si riesce a valorizzare, nel tempo, tutto un patrimonio territoriale».

Come nel caso, è sottinteso, dell’operazione Tiepolo firmata dal Comune assieme a una serie di partners pubblici e privati, tra i quali si contano FriulAdria, Abs, la Fondazione Crup, Confcommercio, Confartigianato e la Camera di Commercio udinese.

Patrimonio locale da valorizzare ed estensione temporale delle iniziative sembrano dunque essere i nuovi confini della politica culturale cittadina, cui non sfugge la mostra del Tiepolo, come messo in evidenza la curatrice Vania Gransinigh.
Nelle collezioni grafiche i Civici Musei vantano ben 20 delle 35 incisioni realizzate dal Tiepolo verso la metà degli anni 30 del ’700 nelle due serie dei Capricci e degli Scherzi di fantasia .
«Si tratta di una produzione di nicchia – ha precisato la curatrice –, ma non per questo meno importante. Tiepolo segna il nostro territorio con presenze reiterate e vari rapporti di commissione grazie ai quali oggi possiamo vantare un patrimonio di rilievo che va valorizzato. La sua importanza – ha proseguito la Gransinigh – non è legata al solo discorso critico. Nel caso di queste incisioni, che nella mostra sono accostate a vari disegni ottenuti in prestito da alcune delle più rilevanti sedi museali italiane ed europee (tra queste il Victoria & Albert Museum di Londra, il veneziano museo Correr e il Kuperstich Kabinett di Dresda), l’obiettivo che ci siamo posti è anche il più semplice godimento estetico del pubblico, che immergendosi nel mondo bucolico proposto dal Tiepolo sarà affascinato e preso dal mistero che ancora oggi avvolge le incisioni».
Un po’ di luce in più la si potrà fare grazie al lavoro svolto dall’Università di Udine che, rappresentata ieri dal preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Andrea Tabarroni, a corredo della mostra ha redatto schede di approfondimento consultabili via web dai cellulari, coniugando studio, ricerca, promozione culturale e nuove tecnologie.

Info:
Orari: dal 22 al 30 maggio – Giornate del Tiepolo, orario continuato dalle 10.00 alle 21.00.
dal 1° giugno al 30 settembre – orario estivo, orario continuato dalle 10.30 alle 19.00, chiuso lunedì.
dal 1° ottobre al 31 ottobre – orario invernale, orario continuato 10.30 / 17.00, chiuso lunedì
Costi ingresso: Intero: € 8,00, Ridotto: € 5,00, Scuole: € 2,00 per studente
Da venerdì 14 maggio, presso PuntoInforma (tel. 0432 414717 – 8) e la biglietteria del Castello (tel. 0432 271591) sono in vendita i biglietti  ‘open’ (ovvero  biglietti con data libera).
L’acquisto anticipato permette al visitatore  di accedere alla mostra, un giorno a scelta libera tra il 21 maggio e il 31 ottobre prossimo, senza alcuna maggiorazione. Si tratta di un nuovo servizio, offerto dai Civici Musei, pensato per chi vuole fare un regalo culturale senza impegnare il beneficiario con una data fissa.
Promozione durante Le Giornate del Tiepolo:
Chi acquista un biglietto d’ingresso alla mostra in Castello, potrà entrare al Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo con un biglietto ridotto (€ 2,00), chi acquista un biglietti d’ingresso al Museo Diocesano, avrà diritto all’ingresso ridotto (€ 5,00) in Castello.
Dal 21 al 30 maggio anche il Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo resterà aperto con orario continuato dalle 10.00 alle 21.00.

Autore: Maura Delle Case

Fonte:Messaggero Veneto