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PORDENONE. FIORISCONO LE COLLEZIONI. L’ARTE SI FA SPAZIO AL PArCo

Continua presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone l’esposizione “Fioriscono le Collezioni”, un itinerario tematico d’ispirazione floreale dedicato in particolare alla natura morta tra Otto e Novecento che apre un dialogo ideale tra le sale del museo di Villa Galvani e il giardino circostante arricchito dal Museo itinerario della rosa antica, il MIRA, ora in piena fioritura.
La selezione di dipinti, sculture e anche ceramiche e porcellane documenta la ricchezza delle raccolte d’arte moderna e contemporanea della Città di Pordenone, presentando alcuni capolavori nel quadro delle iniziative volte alla riscoperta delle collezioni d’arte del Museo Civico, che prevedono una serie di nuovi percorsi espositivi percorrendo il gusto di tre generazioni,
La mostra rimarrà allestita fino al 24 giugno, a ingresso gratuito, affiancando le opere di Negri, Palli, Sedmach, Sofianopulo, Poldelmengo e Valvassori esposte in Galleria facenti parte del progetto “Contemporanea/mente”, per poi lasciare il posto quindi a un nuovo allestimento delle collezioni museali, in linea con il progetto “Arte per tre generazioni”, che verrà presentato al pubblico sabato 30 giugno 2012.
Partner del Museo in questa iniziativa sono La Compagnia delle Rose, Lorenzo & Barbara per gli addobbi floreali, e per gli arredi l’azienda Gervasoni.
Giovedì 14 e 21 giugno ore 17.30 visite guidate in compagnia di Isabella Reale, curatrice dell’iniziativa.
Visite guidate per gruppi su prenotazione.

Info:
Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, viale Dante 33 (PN) – tel. 0434 523780-392941
Orario estivo: martedì > sabato 15.30 >19.30- domenica 10.00 > 13.00 – 15.30 > 19.30 – chiuso il lunedì.  Ingresso gratuito

Link: http://www.artemodernapordenone.it

Email: info@artemodernapordenone.it

URBINO (PU). LA CITTA’ IDEALE. L’UTOPIA DEL RINASCIMENTO TRA PIERO DELLA FRANCESCA E RAFFAELLO.

La tavola dipinta con la Città ideale nella Galleria Nazionale delle Marche costituisce uno dei più affascinanti enigmi del Rinascimento italiano. Non se ne conoscono né la funzione né l’autore, eppure essa appare come un compendio di arte, scienza e speculazione filosofica, uno dei più alti raggiungimenti della civiltà fiorita a Urbino nella seconda metà del Quattrocento, alla corte del Duca Federico da Montefeltro, il più dotto ed illuminato fra i signori del suo tempo.
Nella mostra allestita nel Palazzo Ducale di Urbino a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi, si può finalmente ammirare la tavola di Urbino insieme ad un’altra ‘città ideale’, di analoga impostazione, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora (una terza conservata a Berlino non può purtroppo viaggiare per le sue pessime condizioni conservative). Una occasione unica per approfondire la conoscenza di opere così singolari e misteriose, per esplorare il significato dell’idea di città che si riflette in quelle architetture dipinte, per cogliere il senso delle utopie che vi sono rappresentate.
L’armonia e la bellezza dell’architettura urbana coincide infatti con la saggezza e la lungimiranza del governo politico. La perfezione delle vedute prospettiche che vi si rappresentano è certamente il risultato di ricerche a tutto campo, tanto da far guadagnare alla civiltà urbinate del secondo Quattrocento l’efficace titolo di capitale del ‘rinascimento matematico’ (André Chastel), fondato sulla prospettiva, sull’equilibrio delle forme, sulla geometria.
In quella cultura lasciano un segno indelebile il grande matematico Luca Pacioli, ritratto da Jacopo de Barbari con Guidobaldo di Montefeltro e soprattutto Piero della Francesca, presente in mostra con la celeberrima e misteriosa Flagellazione, che si erige a prototipo di una schiera di opere, tra cui quella di Luca Signorelli della Pinacoteca di Brera, in cui il soggetto sacro appare quasi un pretesto per la rappresentazione dell’architettura, costruita secondo i canoni rinascimentali .
A quella cultura appartiene la tavola di Fra’ Carnevale, concessa dal Metropolitan di New York, che in mostra è posta a confronto con le perugine tavole di San Bernardino – in cui si sono identificate le rappresentazioni ideali del Palazzo Ducale di Urbino, del Palazzo Ducale di Pesaro e del Tempio Malatestiano di Rimini.
Una sezione della mostra è dedicata alla raffigurazione della città nella tarsia lignea, uno dei vertici dell’applicazione della prospettiva. Nello studiolo di Federico e nelle porte del Palazzo Ducale, Urbino è uno dei centri all’avanguardia in questa caratteristica produzione. In mostra i preziosi arredi lignei del palazzo, tra cui un bellissimo cassone, sono posti a confronto con tarsie prospettiche di altre zone d’Italia.
Complessivamente sono esposti in mostra oltre 50 fra dipinti, sculture, tarsie, disegni, medaglie, codici miniati e trattati di architettura che illustrano a tutto campo la felicissima stagione vissuta dalla piccola capitale, stretta tra i monti e le colline del Montefeltro, cerniera fra le terre di Toscana, Umbria, Marche e Romagna. Oltre agli artisti citati vi sono opere di Domenico Veneziano, Sassetta, Mantegna, Perugino, Bramante e infine Raffaello, che, formatosi pienamente nella cultura urbinate, diverrà uno dei grandi ‘architetti’ del Cinquecento. Raffaello è presente in mostra con un disegno e con la predella della Pala Oddi eccezionalmente concessa dai Musei Vaticani.
Contenitore e nello stesso tempo elemento costitutivo della mostra è la splendida architettura del Palazzo Ducale di Urbino, nella cui realizzazione vennero implicati gli architetti che inventarono il linguaggio rinascimentale quali Leon Battista Alberti, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, che vengono tutti e tre ritenuti possibili autori della tavola urbinate.
La mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, dalla Regione Marche, dalla Provincia di Pesaro e Urbino, dal Comune di Urbino, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e dall’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’ e da Banca Marche. L’organizzazione è affidata a Gebart con la collaborazione di Civita.
Il catalogo è edito da Electa.

Info:
La Città Ideale L’utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello
Urbino, Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale, fino al 8 luglio 2012
Informazioni e prenotazioni: www.mostracittaideale.it tel. 199.75.75.18
Visite guidate e didattica 199.151.123
Orario: martedì – domenica: 8.30-19.15. La biglietteria chiude alle 13.00
Lunedì: 8.30 – 14.00. La biglietteria chiude alle 12.30
Ingressi: intero: € 9, ridotto: € 7, ridotto speciale € 3 scuole e minori di 18 anni, integrato (Mostra + Galleria Nazionale delle Marche): € 10, Gratuito fino ai 6 anni disabili che necessitano di accompagnamento, due insegnanti per classe, giornalisti con tesserino, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con accompagnatore
Prenotazione Individuale € 1,50 Scuole € 1,00
Visite Guidate (per gruppi di massimo 25 persone) Scuole Mostra € 60,00 Mostra + Palazzo Ducale € 120,00 Mostra + Laboratorio € 120,00
Gruppi (radioguida inclusa) Mostra € 100,00 Mostra + Palazzo Ducale € 160,00
In lingua (radioguida inclusa) Mostra € 125,00Mostra + Palazzo Ducale € 200,00
Audioguida € 5,00 – Radioguida € 30,00 L’uso delle radioguide (microfono e auricolari) è obbligatorio anche per i gruppi con guida propria.

Fonte:Exibart on line

TORINO. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale.

Nella Manica Nuova di Palazzo Reale (ingresso da via XX Settembre si apre la mostra “Torino, Europa. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale”.
La mostra è una delle due sezioni in cui si articola l’evento “I quadri del Re. Un’eccezionale mostra con i capolavori delle collezioni sabaude”, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, insieme alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e al Consorzio ‘La Venaria Reale’.
La sezione della Manica Nuova è a cura di Edith Gabrielli, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, e si avvale dell’allestimento dello Studio Albini di Milano.
“Questa mostra di capolavori è la prima tappa del trasferimento, destinato a completarsi entro il 2014, di tutte le opere della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale – spiega il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemone Mario Turetta – che diventa così parte integrante del Polo Reale di Torino, il grande progetto costituirà un grande e importante complesso museale nel centro storico della città, costituito dalla Galleria Sabauda stessa, da Palazzo Reale, da Palazzo Chiablese, dalla Biblioteca Reale, dall’Armeria Reale, dal Museo di Antichità e dai Giardini Reali.”
In quest’ottica la mostra nella Manica Nuova, prosegue il direttore: “Si pone come una operazione di pubblico servizio, per mantenere visibili le più significative opere della Sabauda e preservare il legame di turisti e di cittadini con la Galleria, dare sin da ora inizio al processo di fidelizzazione del pubblico con la nuova sede e comunicare i primi risultati di un capillare ed approfondito lavoro di catalogazione scientifica”.
Il percorso di visita si fonda su novantacinque opere d’arte scalate fra il XIV ed il XIX secolo. “Si tratta di sculture e soprattutto di dipinti, selezionati all’interno degli oltre milleduecento che compongono il patrimonio della Sabauda e sottoposti nella circostanza a un’accurata revisione conservativa – sottolinea la Soprintendente Edith Gabrielli – Non mancano i ‘quadri-manifesto’, ovvero i capi d’opera per cui la Sabauda è nota in tutto il mondo,dalle Stimmate di San Francesco di Jan van Eyck all’Annunciazione di Orazio Gentileschi fino al Ritratto equestre di Tommaso Francesco di Savoia-Carignano di Antoon van Dyck. Questi ed altri capolavori saranno però chiamati a dialogo con opere che finora non hanno goduto dello spazio e dell’attenzione che pure meritano, a formare un percorso critico inedito e di grande rigore scientifico, volto a privilegiare il confronto tra la scuola artistica piemontese e le altre scuole, vuoi italiane, vuoi europee”.
Attraverso la mostra la Sabauda a centottanta anni esatti dalla sua fondazione – il Museo venne istituito da Carlo Alberto nel 1832 – entra in una fase del tutto nuova. L’operazione si pone una evoluzione rispetto al passato: non è la prima volta che accade nella storia del museo.
“Già nel 1865 la Galleria traslocò da Palazzo Madama al Palazzo dell’Accademia delle Scienze – spiega la direttrice della Galleria Sabauda Anna Maria Bava – Allora il trasferimento fu dettato da ragioni conservative, oggi invece serve per adeguare la Sabauda al nuovo ruolo di Torino, una città che almeno dai Giochi Olimpici del 2006 si è proposta sullo scacchiere internazionale come crocevia d’arte e di cultura”.

LA MANICA NUOVA DI PALAZZO REALE E LA VENARIA REALE
La mostra “i quadri del Re” unisce per la prima volta due complessi di rilievo a livello italiano e internazionale: la Reggia di Venaria Reale e la Manica Nuova di Palazzo Reale di Torino, della quale verranno aperti al pubblico i primi ambienti restaurati. Alla valenza storica e artistica la mostra affianca un duplice significato simbolico, da un lato recuperando il dialogo tra le Residenze Sabaude, dall’altra offrendo un primo “assaggio” di un ambizioso progetto che sta per giungere a compimento: il Polo Reale di Torino.
Nell’ottica di coniugare tutela e fruizione, restauro e valorizzazione, è stato avviato prioritariamente un approfondito e corretto studio impiantistico. Generalmente in un intervento di restauro la parte impiantistica ha un ruolo marginale rispetto all’architettura, perché agli occhi del visitatori gli elementi tecnici sono un’entità “astratta” non tangibile né visibile, ma gli impianti di un edificio ne sono al contrario il cuore pulsante, senza un adeguato impianto non potrebbe infatti esistere nemmeno il museo. E’ stata quindi  proposta la realizzazione di un’unica centrale nei giardini di Palazzo Reale: fulcro di tutto il complesso è un grande fabbricato interrato di oltre 50 mt. collegato ad altre 4 sottocentrali, collocate negli interrati dei fabbricati, che smistano calore, freddo, energia elettrica, geotermica. Sono stati installati impianti all’avanguardia di nuova concezione, che riducono costi di gestione e manutenzione aumentando il grado di sicurezza: gruppi frigo a lievitazione magnetica, aventi resa maggiore rispetto a quelli tradizionali, due pozzi per l’alimentazione, presa e mandata, che evitano sprechi d’acqua, una vasca per l’accumulo di acqua antincendio. I lavori hanno inoltre confermato la presenza di strutture archeologiche, già note alla competente Soprintendenza ma ora debitamente rilevate e studiate più approfonditamente.
Sono stati applicati e messi a frutto i concetti di restauro e gestione già ampiamente sperimentati e collaudati a Venaria, dove gli impianti tecnologici sono celati nei giardini e  la grande peschiera ha funzioni di raffreddamento delle acque della grande centrale, coniugando l’antico con il nuovo nelle sue molteplici cromie e diventando, oltre che motivo ornamentale, accessorio funzionale volto a garantire il massimo risparmio energetico e ambientale.
La mostra “I quadri del re” inaugura anche la nuova stagione della Venaria Reale, offrendo l’occasione per scoprire i nuovi e ultimi spazi espositivi della reggia, ubicati nel torrione di ponente del Garove, mai aperti al pubblico ma di eccezionale interesse, soprattutto per i coni visuali che si aprono all’infinito rivelando una straordinaria prospettiva divergente sui giardini restaurati in questi anni. Proprio da questi piani si riescono infatti a percepire l’architettura urbanistica del Castellamonte, i coni ottici e gli assi vettori che lo hanno guidato in uno tra i più interessanti progetti seicenteschi, imitato per altre residenze di corte italiane ed europee. Nel restauro dei locali, tra i più degradati della Reggia, sono  stati adottati tutti gli accorgimenti tecnici e tecnologici necessari ad una struttura museale recuperando dal degrado oltre 9.300 mq con un costo complessivo di € 7.800.000, dunque con un costo a mq inferiore a € 850 e con l’abbattimento dei costi delle future manutenzioni, confermando la Reggia di Venaria quale esempio di restauro a livello internazionale.
La mostra “i quadri del re”, allestita nella Manica Nuova di Palazzo Reale e alla Reggia di Venaria Reale, offre dunque l’occasione per scoprire nuovi spazi espositivi ma anche un nuovo modo di fare cultura: dar vita ad una concreta sinergia tra più strutture, sviluppando un unico tema in diverse sedi museali, tornando a considerare le residenze sabaude un unicuum, così come sono state definite dall’UNESCO e come erano state concepite.
Francesco PERNICE – DL Opera Impiantistiche Polo Reale e Direttore Area Conservazione Patrimonio della Venaria Reale.

Info:
Fino al 9 settembre 2012
La mostra “Torino, Europa. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale” è aperta dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Lunedì chiuso
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6, ridotto scuole 3.
Biglietto cumulativo con la mostra a Venaria Reale: intero 18 euro, ridotto 14, ridotto scuole 7 euro.
Visite guidate per gruppi e scuole: 80 euro per i gruppi di adulti e 60 euro per le scuole . Il numero di telefono per prenotare e avere informazioni è 011 4992333. Il numero dedicato alle scuole è 011 4992355.
Ufficio Stampa Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte – Piazza San Giovanni 2 – 10122 Torino
Tel. +39 334 1124914 – Uff. +39 011 5220450
Email: loris.gherra@beniculturali.it

Link: http://www.piemonte.beniculturali.it

Email: loris.gherra@gmail.com

Allegato: Elenco Opere esposte Manica Nuova.doc

MILANO. Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia.

L’esposizione Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia, in programma fino al 25 febbraio 2013, racconta il rapporto del maestro veneziano con il tema della Pietà, ripercorrendone la produzione artistica giovanile.
“La mostra nasce in seguito al restauro dell’Imago Pietatis di Giovanni Bellini, uno dei capolavori del Museo – dichiara Annalisa Zanni, direttore del Poldi Pezzoli –: l’intervento, offerto da Giorgio Gnutti e Umberta Gnutti Beretta, è stato infatti l’occasione per un’accurata indagine conoscitiva sul disegno preparatorio e sulla tecnica pittorica del dipinto, che sono stati confrontati con quelli di altre opere eseguite dal pittore negli stessi anni. Il confronto con altre tre Pietà appartenenti all’attività giovanile di Bellini rivela la capacità dell’artista veneziano di rinnovare questo tema profondamente, in senso umanistico e rinascimentale”.
La mostra illustrerà l’evoluzione formale dell’iconografia della Pietà nella produzione giovanile di Giovanni Bellini tra il 1457 circa e il 1470 circa attraverso l’esposizione, uno a fianco dell’altro, di quattro straordinari capolavori dell’artista raffiguranti questo soggetto conservati al Museo Poldi Pezzoli, all’Accademia Carrara di Bergamo, al Museo Correr di Venezia e al Museo della Città di Rimini: lo schema figurativo dell’Imago Pietatis, nato in ambito bizantino in età medievale, viene aggiornato e sviluppato dall’artista veneziano grazie alla raffigurazione naturalistica del corpo di Cristo, all’aggiunta del paesaggio come sfondo della scena e all’introduzione di altri personaggi sacri accanto alla figura di Gesù.
Il confronto fra queste opere permette di comprendere pienamente e analizzare la maturazione del linguaggio artistico di Giovanni Bellini, dall’iniziale influsso di Mantegna e Donatello alla piena formulazione del suo stile personale. Le opere presenti in mostra potranno stimolare riflessioni sul valore della bellezza in Giovanni Bellini e prestarsi anche a un percorso di carattere religioso, che toccherà i temi della pietas, della devozione e della penitenza.
Nella mostra saranno inoltre presentate al pubblico e valorizzate le opere del Rinascimento veneto del Museo Poldi Pezzoli realizzate nel terzo quarto del Quattrocento, come la Madonna in trono con il Bambino e angeli di Antonio Vivarini, la piccola Deposizione dipinta su pergamena di Lazzaro Bastiani, la Madonna con il Bambino dello stesso artista e la Crocefissione di Alvise Vivarini, che dimostrano quanto l’innovativo linguaggio artistico belliniano influenzò gli altri maestri veneziani suoi contemporanei.
Questi dipinti furono acquistati da Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1855 e il 1879: la mostra sarà anche l’occasione per approfondire e mettere meglio a fuoco il gusto e gli interessi collezionistici del nobile milanese, intimamente legati alla parallela riscoperta del Rinascimento veneto da parte della nascente disciplina storico-artistica.
L’allestimento, progettato da Luca Rolla e Alberto Bertini, crea un percorso espositivo disegnato da semplici pannellature e caratterizzato da una serie di “tagli” che permettono di anticipare la visione di alcune opere mettendo a confronto le differenti sezioni della mostra.
A disposizione dei visitatori, un video dedicato al restauro dell’Imago Pietatis, realizzato dal Centro di Restauro Paola Zanolini – Ida Ravenna, che presenta il dipinto al pubblico dal punto di vista materico e tecnico, permettendo al visitatore di “entrare” nell’opera attraverso le indagini scientifiche eseguite nel corso del restauro e scoprire il disegno preparatorio e la genesi della costruzione degli stati pittorici. Il video presenta anche l’intervento di restauro, caratterizzato dall’adozione di metodologie molto innovative, efficacemente rappresentate attraverso immagini e filmati.
La mostra, a cura di Andrea De Marchi, Andrea Di Lorenzo, Lavinia Galli e Annalisa Zanni, è arricchita da un apparato didattico completo a cura di Stefano Zuffi, costituito da audio guide che accompagnano nel percorso espositivo e nella comprensione delle opere, realizzate in collaborazione con giovani attori del Piccolo Teatro di Milano, e da pannelli curati per la parte grafica da Gregorietti e Associati – design and communication.
Completa l’esposizione un catalogo, edito da Umberto Allemandi Edizioni, che contiene alcuni saggi sull’iconografia della Pietà e il collezionismo delle opere di Giovanni Bellini, le schede scientifiche delle opere esposte e una sezione dedicata all’intervento di restauro dell’Imago Pietatis del Museo Poldi Pezzoli e alle analisi scientifiche eseguite da Gianluca Poldi sulle opere di Bellini presenti in mostra.
Il video è stato ideato e prodotto da Monza informa, con testi di Federica Manoli e Paola Zanolini.
La mostra è stata realizzata grazie a Eni, main partner dell’iniziativa, e con il sostegno di Regione Lombardia – Cultura.
Ha ottenuto il Patrocinio di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia – Cultura, Provincia di Milano e Comune di Milano – Cultura.
Sponsor tecnici: Arterìa, Castiglioni SPA, Ciaccio Broker, FERROVIENORD, Fondazione Corriere della Sera, IGPDecaux, Vivaticket – 89.24.24 Pronto PagineGialle®.

Info:
Museo Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12 | 20121 Milano
Tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10.00 alle 18.00 – Chiuso il martedì
Ingresso: 9,00 € | 6,00 € ridotto | bambini fino ai 10 anni gratuito.
Aperture straordinarie in occasione della mostra: 7 dicembre, 8 dicembre e 26 dicembre.
Giornate a ingresso gratuito: lunedì 26 novembre, lunedì 10 dicembre, lunedì 17 dicembre, lunedì 14 gennaio.
Aperitivi: mercoledì 14, mercoledì 21 e mercoledì 28 novembre, dalle 18.00 alle 21.00 (con visite guidate alla mostra su prenotazione).
Visite guidate gratuite (su prenotazione, ingresso a pagamento): domenica 18 novembre, ore 11.00 e ore 15.00.

Link: http://www.museopoldipezzoli.it

Email: info@museopoldipezzoli.it

MILANO. Le identità di Salvatore Fiume. 50 opere anni ’40-’90.

A seguito della continue richieste da parte del pubblico, la mostra che celebra la figura di Salvatore Fiume (1915-1997), a quindici anni dalla sua scomparsa, in programma a Palazzo Pirelli di Milano, osserverà un nuovo orario di apertura che consentirà una fruizione più prolungata.
Fino al 23 dicembre 2012 l’esposizione si potrà visitare dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 20 (chiusa venerdì 7 dicembre).
Curata da Alan Jones, Elena Pontiggia, Laura e Luciano Fiume, promossa dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Salvatore Fiume, in collaborazione con ArteSanterasmo, la personale, dal titolo Le identità di Salvatore Fiume, presenta 50 opere – 25 dipinti, 15 disegni, 5 sculture e 5 ceramiche – traccia una sintesi della produzione artistica di Fiume nella pittura, nel disegno, nella scultura e nella ceramica tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta del secolo scorso, dimostrando come la sua personalità, pur rimanendo intatta nel corso degli anni, si evolse costantemente, concependo nuovi temi  e sperimentando nuove tecniche.
In parallelo con l’appuntamento espositivo in Palazzo Pirelli, la Regione Lombardia ha ricevuto in donazione un nucleo di opere di Fiume che saranno esposte nella Sala dei Cinquecento e nel foyer dell’Auditorium in Palazzo Lombardia.
Accompagna la mostra un catalogo edito da ArteSanterasmo.

Info:
Milano, Palazzo Pirelli – Spazio Eventi 1° piano (via Fabio Filzi 22), fino al 23 dicembre 2012
Ingresso libero