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MILANO. Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia.

L’esposizione Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia, in programma fino al 25 febbraio 2013, racconta il rapporto del maestro veneziano con il tema della Pietà, ripercorrendone la produzione artistica giovanile.
“La mostra nasce in seguito al restauro dell’Imago Pietatis di Giovanni Bellini, uno dei capolavori del Museo – dichiara Annalisa Zanni, direttore del Poldi Pezzoli –: l’intervento, offerto da Giorgio Gnutti e Umberta Gnutti Beretta, è stato infatti l’occasione per un’accurata indagine conoscitiva sul disegno preparatorio e sulla tecnica pittorica del dipinto, che sono stati confrontati con quelli di altre opere eseguite dal pittore negli stessi anni. Il confronto con altre tre Pietà appartenenti all’attività giovanile di Bellini rivela la capacità dell’artista veneziano di rinnovare questo tema profondamente, in senso umanistico e rinascimentale”.
La mostra illustrerà l’evoluzione formale dell’iconografia della Pietà nella produzione giovanile di Giovanni Bellini tra il 1457 circa e il 1470 circa attraverso l’esposizione, uno a fianco dell’altro, di quattro straordinari capolavori dell’artista raffiguranti questo soggetto conservati al Museo Poldi Pezzoli, all’Accademia Carrara di Bergamo, al Museo Correr di Venezia e al Museo della Città di Rimini: lo schema figurativo dell’Imago Pietatis, nato in ambito bizantino in età medievale, viene aggiornato e sviluppato dall’artista veneziano grazie alla raffigurazione naturalistica del corpo di Cristo, all’aggiunta del paesaggio come sfondo della scena e all’introduzione di altri personaggi sacri accanto alla figura di Gesù.
Il confronto fra queste opere permette di comprendere pienamente e analizzare la maturazione del linguaggio artistico di Giovanni Bellini, dall’iniziale influsso di Mantegna e Donatello alla piena formulazione del suo stile personale. Le opere presenti in mostra potranno stimolare riflessioni sul valore della bellezza in Giovanni Bellini e prestarsi anche a un percorso di carattere religioso, che toccherà i temi della pietas, della devozione e della penitenza.
Nella mostra saranno inoltre presentate al pubblico e valorizzate le opere del Rinascimento veneto del Museo Poldi Pezzoli realizzate nel terzo quarto del Quattrocento, come la Madonna in trono con il Bambino e angeli di Antonio Vivarini, la piccola Deposizione dipinta su pergamena di Lazzaro Bastiani, la Madonna con il Bambino dello stesso artista e la Crocefissione di Alvise Vivarini, che dimostrano quanto l’innovativo linguaggio artistico belliniano influenzò gli altri maestri veneziani suoi contemporanei.
Questi dipinti furono acquistati da Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1855 e il 1879: la mostra sarà anche l’occasione per approfondire e mettere meglio a fuoco il gusto e gli interessi collezionistici del nobile milanese, intimamente legati alla parallela riscoperta del Rinascimento veneto da parte della nascente disciplina storico-artistica.
L’allestimento, progettato da Luca Rolla e Alberto Bertini, crea un percorso espositivo disegnato da semplici pannellature e caratterizzato da una serie di “tagli” che permettono di anticipare la visione di alcune opere mettendo a confronto le differenti sezioni della mostra.
A disposizione dei visitatori, un video dedicato al restauro dell’Imago Pietatis, realizzato dal Centro di Restauro Paola Zanolini – Ida Ravenna, che presenta il dipinto al pubblico dal punto di vista materico e tecnico, permettendo al visitatore di “entrare” nell’opera attraverso le indagini scientifiche eseguite nel corso del restauro e scoprire il disegno preparatorio e la genesi della costruzione degli stati pittorici. Il video presenta anche l’intervento di restauro, caratterizzato dall’adozione di metodologie molto innovative, efficacemente rappresentate attraverso immagini e filmati.
La mostra, a cura di Andrea De Marchi, Andrea Di Lorenzo, Lavinia Galli e Annalisa Zanni, è arricchita da un apparato didattico completo a cura di Stefano Zuffi, costituito da audio guide che accompagnano nel percorso espositivo e nella comprensione delle opere, realizzate in collaborazione con giovani attori del Piccolo Teatro di Milano, e da pannelli curati per la parte grafica da Gregorietti e Associati – design and communication.
Completa l’esposizione un catalogo, edito da Umberto Allemandi Edizioni, che contiene alcuni saggi sull’iconografia della Pietà e il collezionismo delle opere di Giovanni Bellini, le schede scientifiche delle opere esposte e una sezione dedicata all’intervento di restauro dell’Imago Pietatis del Museo Poldi Pezzoli e alle analisi scientifiche eseguite da Gianluca Poldi sulle opere di Bellini presenti in mostra.
Il video è stato ideato e prodotto da Monza informa, con testi di Federica Manoli e Paola Zanolini.
La mostra è stata realizzata grazie a Eni, main partner dell’iniziativa, e con il sostegno di Regione Lombardia – Cultura.
Ha ottenuto il Patrocinio di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia – Cultura, Provincia di Milano e Comune di Milano – Cultura.
Sponsor tecnici: Arterìa, Castiglioni SPA, Ciaccio Broker, FERROVIENORD, Fondazione Corriere della Sera, IGPDecaux, Vivaticket – 89.24.24 Pronto PagineGialle®.

Info:
Museo Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12 | 20121 Milano
Tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10.00 alle 18.00 – Chiuso il martedì
Ingresso: 9,00 € | 6,00 € ridotto | bambini fino ai 10 anni gratuito.
Aperture straordinarie in occasione della mostra: 7 dicembre, 8 dicembre e 26 dicembre.
Giornate a ingresso gratuito: lunedì 26 novembre, lunedì 10 dicembre, lunedì 17 dicembre, lunedì 14 gennaio.
Aperitivi: mercoledì 14, mercoledì 21 e mercoledì 28 novembre, dalle 18.00 alle 21.00 (con visite guidate alla mostra su prenotazione).
Visite guidate gratuite (su prenotazione, ingresso a pagamento): domenica 18 novembre, ore 11.00 e ore 15.00.

Link: http://www.museopoldipezzoli.it

Email: info@museopoldipezzoli.it

MILANO. Le identità di Salvatore Fiume. 50 opere anni ’40-’90.

A seguito della continue richieste da parte del pubblico, la mostra che celebra la figura di Salvatore Fiume (1915-1997), a quindici anni dalla sua scomparsa, in programma a Palazzo Pirelli di Milano, osserverà un nuovo orario di apertura che consentirà una fruizione più prolungata.
Fino al 23 dicembre 2012 l’esposizione si potrà visitare dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 20 (chiusa venerdì 7 dicembre).
Curata da Alan Jones, Elena Pontiggia, Laura e Luciano Fiume, promossa dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Salvatore Fiume, in collaborazione con ArteSanterasmo, la personale, dal titolo Le identità di Salvatore Fiume, presenta 50 opere – 25 dipinti, 15 disegni, 5 sculture e 5 ceramiche – traccia una sintesi della produzione artistica di Fiume nella pittura, nel disegno, nella scultura e nella ceramica tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta del secolo scorso, dimostrando come la sua personalità, pur rimanendo intatta nel corso degli anni, si evolse costantemente, concependo nuovi temi  e sperimentando nuove tecniche.
In parallelo con l’appuntamento espositivo in Palazzo Pirelli, la Regione Lombardia ha ricevuto in donazione un nucleo di opere di Fiume che saranno esposte nella Sala dei Cinquecento e nel foyer dell’Auditorium in Palazzo Lombardia.
Accompagna la mostra un catalogo edito da ArteSanterasmo.

Info:
Milano, Palazzo Pirelli – Spazio Eventi 1° piano (via Fabio Filzi 22), fino al 23 dicembre 2012
Ingresso libero

REGGIO EMILIA. Andy Warhol a Palazzo Magnani.

È una Pasqua all’insegna di Andy Warhol, quella che attende Reggio Emilia.
Dal 31 marzo al 15 aprile 2012, Palazzo Magnani ospita The Last Supper, una delle opere più significative nella produzione del genio che ha lasciato un’impronta indelebile sull’arte del secondo Novecento.
The Last Supper è infatti una straordinaria interpretazione del Cenacolo di Leonardo da Vinci, operata da Andy Warhol nel 1986.
L’evento, che cade nel 25° della morte di Warhol, è parte del progetto Arte in Agenda. A tu per tu con… ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia.
The Last Supper sarà affiancata da un raro disegno dell’Ultima cena leonardesca eseguito da Francesco Hayez (protagonista, fino al 1 maggio, a Palazzo Magnani della grande mostra INCANTI DI TERRE LONTANE. HAYEZ, FONTANESI E LA PITTURA ITALIANA TRA OTTO E NOVECENTO) che consentirà di sviluppare un confronto tra le modalità di rilettura dei modelli classici operata da due autori così distanti, ma uniti dall’esigenza che hanno avvertito di confrontarsi con il genio del Rinascimento italiano.
 
Info:
CLP Relazioni Pubbliche
Via F.lli Bronzetti 27, 20129 Milano
tel. 0236755700 – fax 0236755701

Link: http://www.clponline.it

Email: media@clponline.it

ROMA. La favola di Amore e Psiche.

La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali, ha voluto dedicare, al termine dei lavori di restauro del fregio di Perin del Vaga che raffigura la storia di Amore e Psiche in Castel Sant’Angelo, una mostra incentrata su una delle favole più affascinanti dell’antichità, curata dal direttore del Museo di Castel Sant’Angelo, Maria Grazia Bernardini e, per la parte archeologica, da Marina Mattei, curatore archeologo dei Musei Capitolini.
Ricca di significati simbolici e affascinante per l’intensità dei sentimenti, la favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio nell’Asino d’Oro, ha ispirato straordinari capolavori dall’antichità ai giorni nostri, con particolare concentrazione nei periodi di maggiore recupero della cultura classica, cioè nell’alto Rinascimento e nel Neoclassicismo.
Sono testi superbi il ciclo di Raffaello nella Loggia della Farnesina, voluta dal ricco banchiere Agostino Chigi, il ciclo di Giulio Romano a Palazzo Te a Mantova, il delicato fregio di Perin del Vaga a Castel Sant’Angelo richiesto da papa Paolo III, e sono capolavori sommi le sculture canoviane dedicate al mito di Psiche.
La favola, che occupa gran parte del libro di Apuleio, narra la storia della giovane Psiche, che per la sua straordinaria bellezza scatena la terribile gelosia di Venere, la quale, inconsapevolmente provoca l’innamoramento tra Psiche e Cupido. Superate le terribili prove richieste dalla dea, Psiche giunge all’Olimpo, dove convola a nozze con Amore. Psiche in greco vuol dire anima, soffio, respiro vitale, simboleggiato dalle delicate ali della farfalla, e quindi la storia di Psiche è anche la storia dell’anima umana che deve affrontare terribili traversie per raggiungere la sfera divina.
La favola di Apuleio offre infatti più piani di lettura, può alludere al grande amore verso una donna tanto da innalzarla nell’Olimpo degli dei (e con questo significato la favola è stata raffigurata nella Loggia di Psiche della Farnesina), o può riferirsi al travaglio dell’anima umana nel suo difficile percorso verso la spiritualità, a cui voleva probabilmente sottintendere Paolo III nel fregio di Castel Sant’Angelo, o ancora simboleggiare l’aspirazione all’immortalità.
La mostra, che prende avvio dal ciclo di Perin del Vaga che decora il fregio di una delle salette dell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo, intende illustrare, attraverso dipinti, disegni, sculture, incisioni, arazzi e terracotte, i patimenti dell’anima e le prove da superare alla ricerca di Amore divino.
Si suddivide in quattro sezioni: la prima, Le radici del mito, le personificazioni di Eros e Psiche, i patimenti dell’anima, la coppia divina, il bacio e la fabula di Apuleio indaga sull’origine del mito, o meglio del concetto di Amore come perdita del sé per poi ritrovare una comune identità tra Psiche e Eros e ospiterà piccole sculture, gemme e affreschi dal periodo egizio fino all’epoca romana; nella seconda sezione, La fortuna della Favola di Amore e Psiche nel Rinascimento dipinti, sculture, ceramiche, disegni e incisioni, documentano la grande diffusione che ebbe il tema nella prima metà del Cinquecento, soprattutto nei grandi cicli ad affresco. In mostra si potrà ammirare la famosa serie delle incisioni del Maestro del Dado, attraverso le quali viene ripercorsa l’intricata storia di Amore e Psiche; nella terza sezione, La scena della lampada: il fascino irresistibile di Amore misterioso, si presentano le opere più importanti e significative del secolo XVII, durante il quale vennero eseguite singole opere dedicate al mito centrate per lo più sulla scoperta di Amore da parte di Psiche; la quarta sezione, Il revival romantico della favola nel Neoclassicismo, indaga il periodo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, durante il quale la favola di Psiche ebbe nuovamente grandissima diffusione letteraria e figurativa.
E’ particolarmente interessante e avvincente constatare, attraverso la pur sintetica antologia di opere che attraversano i secoli dall’antichità all’Ottocento, come la lettura della favola di Apuleio cambi sostanzialmente, riflettendo così la temperie culturale dei vari periodi. Se nell’antichità Amore e Psiche sono due figure che si cercano, si torturano, si amano, nel Rinascimento la cultura umanistica, che poneva le virtù morali alla base del vivere civile, vede nella favola il trionfo dell’amore coniugale e della purificazione dell’anima umana, ed è quindi interessata alla sviluppo narrativo della storia e di conseguenza si realizzano cicli ad affresco più o meno brevi, ma che comunque ripropongono simbolicamente un cammino. Nel Seicento invece trionfa da una parte l’aspetto fiabesco, drammatico, avventuriero secondo lo spirito spettacolare e teatrale proprio della società seicentesca, dall’altro si afferma un fortissimo interesse centrato sulla scena della lampada per le forti implicazioni allegoriche e per la possibilità di giocare su scenografici effetti luministici provocati dalla lanterna che getta luce su un ambiente buio. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando riprende quasi con ossessione il recupero del mito di Psiche, si assiste ad una rilettura delle opere dell’antichità per poi scivolare verso realizzazioni dall’accentuato tono nostalgico e melanconico, per cui si moltiplicano le opere sul momento dell’abbandono, del sonno, del bacio.
La mostra presenterà circa un centinaio di opere provenienti da musei italiani e stranieri, tra le quali il gruppo di Amore e Psiche degli Uffizi e il gruppo di Amore e Psiche e la Psiche alata dei Musei Capitolini, una serie di terracotte, vasi e avori provenienti da musei italiani e greci, la serie completa delle incisioni del Maestro del Dado della prima metà del Cinquecento, due disegni di Raffaello e bottega preparatori per la Loggia di Psiche della Farnesina, Amore e Psiche di Jacopo Zucchi, il gesso di Canova proveniente dalla Gipsoteca di Possagno raffigurante il gruppo stante di Amore e Psiche e il bozzetto originale del Canova per il famoso gruppo del Bacio proveniente dal Museo Correr.
Il catalogo è edito da L’Erma di Bretschneider, ed è corredato da una mappa dei luoghi di Psiche a Roma elaborata da Miriam Mirolla.
Sarà presente in mostra la ripresa in 3D della Loggia di Psiche di Raffaello della Villa Farnesina realizzata dall’ENEA. Inoltre sarà possibile un’ulteriore possibilità di approfondimento della mostra attraverso un’applicazione per iPhone, iPad e Android.
Il progetto di allestimento è a cura dell’arch. Cesare Mari.

Info:
Museo di Castel Sant’Angelo – Lungotevere Castello, 50 Roma, dal 16 marzo al 10 giugno 2012.
Orario tutti i giorni 9 – 19.30. Lunedì chiuso (la biglietteria chiude alle ore 18,30).
Pasqua, 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno aperto.
Lunedì 9 aprile (Pasquetta) aperto e martedì 10 aprile chiuso.
Biglietto d’ingresso: intero € 10 – ridotto € 7,50
Telefono: 06 32810

Link: http://www.poloromano.beniculturali.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

SIENA. Tiziano Il Battesimo di Cristo.

La cripta del Duomo di Siena accoglie, fino al 31 agosto 2012, uno fra i capolavori dell’arte italiana, il Battesimo di Gesù  di Tiziano proveniente dalla Pinacoteca Capitolina che, nell’ambito dei “Dialoghi”, sarà offerto al visitatore per un itinerario tra arte e fede.
L’eccezionale prestito dell’opera, che si allontana per la prima volta dalla sua tradizionale sede espositiva, è l’occasione per un dialogo tra il capolavoro di Tiziano e le opere permanenti del complesso monumentale del Duomo di Siena.
L’evento, realizzato grazie alla collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali, è promosso dall’Opera della Metropolitana di Siena e dall’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino ed è organizzato da Opera Spa, società del Gruppo Civita.