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FIRENZE. La Galleria degli arazzi. Epifanie di tessuti preziosi.

L’esposizione degli arazzi si prefigge di far conoscere al pubblico della Galleria un settore prezioso delle sue collezioni, la cui fama (antica e nobile) va declinando per via di un’assenza – che dura da decenni, ormai – dai luoghi aperti ai visitatori.
Gli arazzi sono opere d’arte che il tempo consuma impietoso, assai più d’altri manufatti. La luce, la polvere, la trazione conseguente all’appendimento, sono le cause principali della degenerazione del loro stato conservativo. Al pari delle opere su carta, gli arazzi (i tessuti in genere) non possono essere esibiti per lassi di tempo troppo lunghi. Pena un degrado che porta a un progressivo sbiadimento. 
Chi abbia avuto la ventura d’essere ammesso a un laboratorio di restauro d’arazzi e abbia pertanto avuto l’agio d’osservare da vicino il verso di quei panni, sarà rimasto sbalordito al cospetto della cromia accesa che l’informa, essendo – il verso – naturalmente scampato all’ingiuria della luce, coi colori che ancora quasi si offrono alla stregua d’un tempo; e avrà del pari provato sconcerto constatandone il divario col recto; divario tanto più brusco, quanto più lunga sia stata l’esposizione di quell’arazzo alla luce. 
Per queste ragioni gli arazzi della Galleria degli Uffizi nel 1987 furono rimossi dai suoi corridoi, dove davvero rappresentavano un tratto d’eleganza magnifica, e furono collocati nelle stanze della riserva. E finché non saranno disponibili le sale al piano terreno dell’edificio – appositamente progettate per ospitare gli arazzi sia pure in una ragionata turnazione nel tempo – queste opere superbe rimarranno confinate in quei locali, attrezzati per la loro migliore conservazione. Non si perderà tuttavia occasione perché nel frattempo siano godute dal maggior numero possibile di visitatori. Come proprio in questo caso s’è fatto.
È stata una favorevole contingenza a consentire d’esporre diciassette arazzi desunti da otto serie ragguardevoli delle collezioni del museo. Contingenza che permette non solo di render manifesto al pubblico quale sia il tenore qualitativo di queste creazioni, ma anche di sottolineare quanto sia importante procedere a interventi di restauro sulla più parte di questa raccolta.
La mostra espone opere di manifattura fiamminga del Cinquecento (desunte dalle serie delle Storie di Giacobbe, delle Feste alla Corte dei Valois e delle Storie di Annibale) e panni di manifattura fiorentina del Cinquecento e del Seicento (da quelli devozionali del ciclo del Salviati, dalle serie delle Storie fiorentine, delle Cacce, della Passione di Cristo e delle Storie di Fetonte), oltre a due Portiere con stemmi medicei. 
Alla presentazione di alcuni arazzi restaurati negli ultimi anni – dei quali Cristo davanti a Erode, su cartone del Cigoli, presentato per la prima volta – si affiancano alcuni anche della medesima serie che attestano la diversa situazione conservativa, favorendo, nel confronto, d’intuirne i risultati di un recupero attraverso l’intervento di restauro.
Gli arazzi – a dispetto delle misure sovente monumentali e di una presenza apparentemente solida – sono manufatti delicati. Chi, per esempio, osservi con attenzione i pezzi scelti in questa circostanza si avvedrà che la superficie non di rado reca segni di sofferenza. La risoluzione d’offrire alla vista i panni bisognosi di cure accanto a quelli sortiti da un intervento di riassetto risponde anch’essa a una precisa volontà didattica; ch’è quella di dar conto delle grandi possibilità di risarcimento fisico ed estetico consentite dalla scuola di restauro fiorentina, una delle migliori al mondo. Ogni visitatore però – potendo contare nel percorso della mostra su un’illustrazione concisa ma perspicua dei metodi esecutivi e, insieme, delle tecniche di restauro – prenderà coscienza della complessità d’ogni intervento, al contempo soppesandone la maestria e l’estro sottesi.

Info:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, Galleria degli Uffizi, Firenze Musei, Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Galleria degli Uffici dal 20 marzo al 3 giugno 2012
Catalogo Giunti Editore
Biglietto: 11.00 euro (Uffizi + mostra).
Tel. 055 290383.

 

TORINO. FAVOLE E MAGIE. I Guidobono pittori del barocco.

Palazzo Madama – Piano nobile – Piazza Castello – Torino, dal 29 maggio al 2 settembre 2012
Dal 29 maggio a Palazzo Madama una mostra dedicata alla carriera dei fratelli Bartolomeo e Domenico Guidobono, pittori originari di Savona, incaricati tra il 1708 e il 1721 di affrescare le volte dell’appartamento della seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.
Un’occasione per scoprire e per conoscere due figure poco note dell’ambiente artistico torinese tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento; due pittori che hanno lasciato il segno della loro ispirazione più alta nei soffitti di Palazzo Madama, ma a cui si deve anche una vasta produzione di quadri da cavalletto, ora in gran parte dispersa in musei e collezioni private d’Europa e d’America.
L’attività dei Guidobono si divide tra la Liguria e il Piemonte. Arrivano a Torino al seguito del padre Giovanni Antonio, pittore e ceramista stipendiato da Vittorio Amedeo II, e soggiornano in città in due fasi, tra il 1685 e il 1690 e dal 1702 al 1726. La loro arte introduce in Piemonte i caratteri leggeri e festosi della grande decorazione barocca genovese, che trae i suoi spunti dall’osservazione della natura e dallo studio degli effetti della luce.
Favole mitologiche, storie bibliche e soggetti sacri, nature morte e scene di magia si accompagnano alla descrizione precisa di fiori, frutti, uccelli, animali, oggetti e brani di natura morta, con esiti di raffinata leggerezza e talvolta di seducente mistero.
Il percorso della mostra presenta dipinti, disegni e incisioni: alla produzione dei Guidobono si affiancano esemplari di grandi comprimari genovesi e di altri artisti che rappresentarono dei punti di riferimento per la loro formazione.
Opere di Domenico Piola, Gregorio De Ferrari, Daniel Seyter fanno da confronto e da contrappunto al racconto dell’avventura pittorica dei fratelli Guidobono, mentre una piccola selezione di ceramiche richiama l’attività svolta a Savona dalla famiglia Guidobono.
L’esposizione è arricchita da una scelta di incisioni di Rembrandt e di  Castiglione, veicolo importante di diffusione di modelli figurativi che stanno alla base di gran parte della pittura genovese, e da una sezione di disegni e bozzetti di Piola e De Ferrari provenienti dal Gabinetto dei disegni e della stampe di Palazzo Rosso a Genova, testimonianza dell’esuberante decorazione genovese nelle sue fasi progettuali.
La mostra è, infine, occasione per fare il punto sulla fortuna critica e sugli studi svolti intorno ai due pittori: pur avendo lavorato per committenti importanti come i Savoia, nella decorazione di edifici di grande rilievo come Palazzo Reale e Palazzo Madama, Bartolomeo e Domenico Guidobono sono stati a lungo trascurati dalla critica. In particolare, il loro impegno presso la committenza privata, con quadri da cavalletto di dimensioni talvolta ridotte, ha provocato la dispersione della loro produzione nelle collezioni private d’Europa e d’America. Con questa mostra viene approfondito il lavoro dei Guidobono attraverso una lettura allargata della loro produzione artistica e della cultura figurativa cui si riferirono.
Le opere in mostra sono presentate seguendo una scansione cronologica, che evidenzia i caratteri specifici dei due pittori, le reciproche influenze e le fasi di collaborazione.

Bartolomeo Guidobono (Savona 1654 – Torino 1709), il più anziano dei due, esordisce con un primo soggiorno in Piemonte tra il 1685 e il 1690. A questo momento risalgono gli affreschi del presbiterio dell’abbazia di Casanova presso Carmagnola e un perduto dipinto per Palazzo Madama nell’“appartamento vecchio” di Madama Reale. Ben più lungo e ricco di opere è il suo secondo periodo torinese, tra il 1702 e il 1709, durante il quale lavora oltre che per le residenze di corte anche per gli altari delle chiese torinesi e del territorio del ducato. In mostra troviamo soprattutto tele che raffigurano grandi scene mitologiche e bibliche, destinate ad arredare le residenze genovesi, mentre gli interventi decorativi più importanti svolti a Torino (gli affreschi del convento di San Francesco da Paola e della cupola del Pilone, il soffitto nell’appartamento ora detto di Madama Felicita a Palazzo Reale) vengono richiamati nel percorso espositivo attraverso immagini video.

Alla morte di Bartolomeo, nel 1709, emerge con maggiore forza ed una precisa individualità Domenico Guidobono (Savona 1668 – Napoli 1746), suo fratello minore, che mantiene il rapporto privilegiato con Madama Reale Maria Giovanna Battista. Domenico rimane, dopo l’uscita di scena del fratello, indiscusso protagonista della decorazione delle sale al Primo Piano di Palazzo Madama (quelle che oggi chiamiamo Sala Guidobono, Camera di Madama Reale, Gabinetto Cinese e Veranda Sud), che la Duchessa va allestendo tra il 1708 e il 1721. Contemporaneamente riceve altri importanti incarichi a Torino e nel Ducato, finché, messo in posizione di marginalità rispetto ai cantieri delle residenze reali orchestrati da Filippo Juvarra, si trasferisce a Genova e poi a Napoli dove muore nel 1746. La figura dell’artista viene indagata grazie alle recenti scoperte documentarie e figurative, di cui il filo conduttore è rappresentato dall’inventario dotale della figlia, Maria Beatrice, redatto nel 1720, in cui sono elencate molte opere che in origine si trovavano presso la bottega torinese del pittore e che sono oggi identificabili in dipinti in gran parte conservati in musei stranieri (Parigi, Louvre e New York, Metropolitan Museum).

La mostra è curata da Mary Newcome Schleier, da Giovanni Romano (Università di Torino) e da Gelsomina Spione (Università di Torino). Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.

Info:
PALAZZO MADAMA – Museo Civico d’ Arte Antica – Piano nobile – Piazza Castello, Torino
Ingresso: intero € 10, ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
Orario del museo: martedì-sabato 10-18,  domenica 10-19, chiuso lunedì
Tel. 011 4433501
Siti Internet: www.palazzomadamatorino.it e www.fondazionetorinomusei.it

PISA. Il successo di Picasso.

In sole 3 settimane dalla sua apertura, la mostra che BLU a Palazzo d’arte e cultura dedica, fino al 29 gennaio 2012, al genio di Picasso, sta riscuotendo un grande riscontro di pubblico.
Questi primi dati rivelano come l’iniziativa che presenta 270 opere del maestro spagnolo, tra dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie, risulti essere la più apprezzata di quelle del ciclo, avviato nel 2009 dalla Fondazione Palazzo BLU di Pisa, dedicato a grandi maestri del Novecento come Chagall e Mirò e che hanno portato sul Lungarno pisano oltre 170.000 appassionati d’arte.
‘Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso’ è curata da Claudia Beltramo Ceppi, organizzata da Giunti Arte mostre e musei, promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e del Comune di Pisa.
Catalogo Giunti Arte mostre musei – via Bolognese 165 – 50139 Firenze – gamm@giunti.it

Info:
PICASSO. Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9), fino al 29 gennaio 2012
Orari:  lunedì – venerdi, 10-19;
sabato e domenica, 10-20;
Biglietti: Intero: 9 euro, Ridotto e Blu card: 7,50 euro, Convenzioni: 7 euro
tel. 050.916950
PRENOTAZIONI GRUPPI: Impegno e Futuro Soc. Coop., numero verde gratuito 800144385 oppure 050.891349/050.894088

Link: http://www.impegnoefuturo.it

Email: info@impegnoefuturo.it

ROMA. G U E R C I N O 1591-1666. Capolavori da Cento a Roma.

Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane 13, fino al 29 aprile 2012
La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, inaugura i nuovi spazi espositivi dedicati alle mostre temporanee situati al piano terra di Palazzo Barberini, con una grande mostra  dedicata al genio di Francesco Barbieri, detto il Guercino, uno dei maggiori protagonisti del Seicento italiano, nato e vissuto nella città di Cento e attivo a Roma tra il 1621 e il 1623.
L’esposizione, curata da Rossella Vodret e da Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento, rappresenta insieme un significativo tributo al Guercino e un omaggio a Sir Denis Mahon, da poco scomparso, che al pittore di Cento ha dedicato gran parte dei suoi studi nel corso della sua vita centenaria.
L’esposizione, composta da opere conservate nei musei e nelle collezioni di Roma e di Cento, nonché del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, consente di ammirare, nella rinnovata cornice di Palazzo Barberini, uno straordinario corpus di dipinti, che offre la possibilità di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera del maestro emiliano: trentasei capolavori che coprono tutto l’arco cronologico del suo lungo percorso artistico facendone emergere l’esuberante talento. Viene messa in luce l’evoluzione pittorica dell’artista, partendo dai primi dipinti, che riflettono l’influsso di alcune importanti fonti dell’arte ferrarese, come Ippolito Scarsella (1551-1620) e Carlo Bononi (1569-1632), fino alla produzione più squisitamente legata allo stile e alle idee derivate da Ludovico Carracci.
E’ stata  evidenziata la precocità pittorica del Guercino, un talento innato che gli viene riconosciuto subito anche dal suo maestro, Ludovico Carracci, che vide nel giovane artista di Cento una sorta di continuazione della sua arte, in cui rivive l’intensità  nell’azzurro dei cieli che gli è familiare e che vede rinnovarsi nelle opere del Guercino con un vigore del tutto nuovo. Certi effetti temporaleschi non si erano mai visti prima, e sono evidenti già nel precoce Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza di San Carlo Borromeo, del 1614-15 e nelle più tarde tele con La Madonna della Ghiara con san Pietro, San Carlo Borromeo, un angelo e donatore e ne I santi Bernardino da Siena e Francesco d’Assisi con la Madonna di Loreto, entrambe eseguite nel 1618 e conservate nella Pinacoteca Civica di Cento.
Dopo l’intenso avvio in Patria, tra il 1621 al 1623  il pittore venne chiamato a Roma dal papa bolognese Gregorio XV Ludovisi, il quale insieme al nipote, il cardinale Ludovico, divenne il  suo principale mecenate. La decorazione del Casino Ludovisi, edificio con giardino nella zona del Pincio, è probabilmente la prima opera in ordine di tempo eseguita da Guercino a Roma; qui il pittore raffigurò nella volta della sala principale al pian terreno l’Aurora, definita la più sorprendente tra le numerose versioni del soggetto dipinte nella pittura italiana e, nella sala corrispondente al piano nobile, la Fama, l’Onore e la Virtù.
Capolavoro assoluto degli anni romani è rappresentato dalla monumentale, enorme pala raffigurante Santa Petronilla sepolta e accolta in cielo oggi alla Pinacoteca Capitolina, di cui in mostra si espone il “ricordo” di piccolo formato. Già Mahon sottolineava l’importanza dell’opera che costituisce uno spartiacque tra la produzione giovanile del Guercino e quella matura, un cambiamento di stile dovuto di certo all’importanza della commissione, la prima di una serie per la Basilica di San Pietro, che deve aver portato l’artista a un ripensamento del proprio stile in chiave più classica.
L’improvvisa morte del papa nel 1623 e la consapevolezza di aver perso il suo principale mecenate e protettore, furono alla base  del ritorno di Guercino a Cento.
Un riflesso del profondo cambiamento in senso classico e monumentale intervenuto nelle opere successive al soggiorno romano è percepibile nel San Luca e nel San Matteo, (Galleria Nazionale d’Arte Antica) provenienti dalla collezione Barberini,  parte di una serie di dipinti raffiguranti i quattro Evangelisti.
Dopo il ritorno a Cento, il pittore eseguì alcuni quadri, richiesti da illustri committenti romani, ancora oggi conservati nella città papale, riconducibili al periodo di transizione (1623-1634) che segue il rientro in Emilia. Questo particolare momento stilistico è  ben rappresentato dal Ritorno del figliol prodigo (Galleria Borghese) portato a termine intorno al 1627-28  o dal Ritratto del cardinal Bernardino Spada (Roma, Galleria Spada) eseguito nel 1631.
Gli anni della maturità del Guercino sono caratterizzati – soprattutto dopo la morte di Guido Reni, avvenuta nel 1642 – da una rinnovata attenzione ai modi classicisti, in particolare nella gamma cromatica, che diviene tenue e delicata, nella raffinata eleganza formale e nella progressiva semplificazione che lo porterà verso una maggiore chiarezza compositiva. Espressione di questa tendenza sono la Cleopatra davanti a Ottaviano Augusto della Pinacoteca Capitolina o lo splendido Saul contro David di Palazzo Barberini.
I nuovi ambienti espositivi di palazzo Barberini, che ospitano la mostra, si sviluppano in un’area di più di 1000 mq. e costituiscono  la seconda grande sede espositiva del polo museale romano, dopo quello di Palazzo Venezia.
La mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma e dal Comune di Cento.

La mostra è prodotta da Civita con la collaborazione di Start.

Il catalogo è edito da Giunti Arte Mostre Musei.

In allegato presentazione dei curatori ed elenco delle opere.

Info:
Catalogo : Giunti Arte Mostre Musei
Orari: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.00
Chiuso il Lunedì; Apertura straordinaria 9 aprile (Pasquetta)
Info e Prenotazioni: Tel. 0632810 – mostraguercino.it
Biglietti: Intero € 10.00, Ridotto € 8.00 per gruppi di oltre 15 unità; maggiori di 65 anni, apposite convenzioni.
Ridotto speciale € 4.00 per scuole primarie e secondarie e minori di 18 anni
Gratuito (solo in biglietteria) per minori di 6 anni, portatori di handicap e accompagnatore, 1 accompagnatore per gruppo; 2 accompagnatori per classe, giornalisti con tesserino, guide turistiche con patentino, dipendenti MIBAC.
Integrato € 12.00 Mostra + Galleria nazionale di Arte Antica
Prenotazione: a persona € 1,50; ad alunno € 1,00;
Audio guide: Noleggio a persona € 5,00
Visite guidate  su prenotazione (durata 1h): Scuole € 80,00, Gruppi € 120,00, In lingua € 150,00.
Visite guidate  a partenza fissa (durata 1h): per gruppi di almeno 10 partecipanti, a persona € 5,00
Radioguide: Uso obbligatorio anche per i gruppi con guida propria: Noleggio a gruppo € 35,00.

Allegato: Presentazione dei curatori ed elenco opere.doc

VENEZIA. Omaggio a Lorenzo Lotto i dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia.

Venezia, Gallerie dell’Accademia, fino al 26 febbraio 2012, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare e da Museo statale Ermitage.
I dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia che nasce dall’eccezionale prestito concesso dal museo di San Pietroburgo alle gallerie veneziane di due dipinti raramente – o mai – prima visti in Italia: il Doppio ritratto di coniugi e la Madonna col Bambino ed angeli.
La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano, offre un percorso ricco e composito che pone in dialogo le due opere, rispettivamente degli anni Venti e degli anni Quaranta del ‘500, con altri dipinti lotteschi provenienti da musei europei e dalla collezione delle Gallerie dell’Accademia. L’itinerario della mostra, curata da Matteo Ceriana, comprende inoltre dipinti e sculture coeve derivate da opere del maestro veneziano e documenti che contribuiscono a crearne il contesto storico artistico.
Il Doppio ritratto di coniugi, eseguito verso la fine del soggiorno bergamasco del pittore, rappresenta una coppia di patrizi locali della cerchia dei committenti dell’artista; intorno a questo capolavoro sono raccolte due opere della prima attività lottesca, la Giuditta Aldobrandini di BNL – Gruppo BNP Paribas e la predella della Pala di San Bartolomeo a Bergamo.
La piccola Madonna col Bambino ed angeli è invece un’opera più tarda, rielaborazione del maggiore esemplare di Osimo, rubato all’inizio del secolo passato e mai più ritrovato. Il suo stile controcorrente rispetto a quello eroico di Tiziano, un parlare più sommesso e domestico che caratterizza l’ultima fase artistica del Lotto, viene posto accanto a quello potentemente arcaistico dello straordinario ‘Vesperbild” (compianto sul Cristo morto) della Pinacoteca di Brera.
Dell’ultimo soggiorno veneziano è testimonianza lo straordinario Cristo in Gloria del Kunsthistorisches Museum di Vienna: viene qui presentato assieme a una versione precedente proveniente dalla Collezione d’Arco di Mantova e messo per la prima volta a diretto confronto con le tre versioni bronzee che ne ricavò il Sansovino, giunte dalla Basilica di San Marco, dal museo del Bargello di Firenze e dai Musei Statali di Berlino.
Tra i dipinti lotteschi delle Gallerie veneziane si trova la Natività con Domenico Tassi, recentemente restaurata, che testimonia una straordinaria invenzione che Lotto ripeté in forme diverse in altri dipinti, come in quello autografo della Pinacoteca nazionale di Siena presente in mostra assieme a una bella copia, più integra, conservata agli Uffizi e mai prima esposta.                                Tra i ritratti, è presente il celebre Giovane malinconico di casa Rovero, accompagnato dal ritratto eseguito negli stessi anni del domenicano dei SS. Giovanni e Paolo, dei Musei Civici di Treviso, e da quello proveniente dal Castello Sforzesco di Milano, simile dal punto di vista compositivo ed emotivo.
Altri punti forti dell’esposizione sono il ritratto del Vescovo Negri, eccezionale capolavoro proveniente dal Monastero delle Paludi a Spalato e il Giovane gentiluomo di casa Avogadro, restaurato con esiti insperati e mai presentato al pubblico dopo la mostra veneziana del 1953.
Emozionante, tra i documenti, la possibilità di leggere l’originale testamento autografo che il Lotto lasciò all’Ospedaletto, la confraternita veneziana della quale era membro, esposto per la prima volta in questa occasione.

Info:
Venezia,  Gallerie dell’Accademia, Campo della Carità, Dorsoduro 1050, fino al 26 febbraio 2012.
Orari: Lunedì:  8.15 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15)
Martedì > Domenica: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30)
tel. (39) 041 5200345
biglietto intero: € 11  –  ingresso ridotto: € 9
catalogo Marsilio a cura di Matteo Ceriana e Roberta Battaglia.

Link: http://www.gallerieaccademia.org