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BERGAMO. Palma il Vecchio, lo sguardo della bellezza.

palma 1In occasione di EXPO 2015 a Milano, il Comune di Bergamo e la Fondazione Credito Bergamasco si fanno promotori della prima grande retrospettiva dedicata a Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio (Serina, Bergamo 1480 circa – Venezia 1528), a cura di Giovanni C.F. Villa, prodotta e organizzata da ComunicaMente srl.
A Palma il Vecchio sono stati dedicati ben nove studi monografici, ma mai l’artista è stato celebrato con una mostra monografica. Vi è dunque l’opportunità di realizzare un grande momento espositivo di richiamo internazionale, nel suo luogo d’origine, celebrando un protagonista del rinascimento veneto accanto a Tiziano e dopo Giorgione; un evento unico e irripetibile che vede per la prima volta riuniti i capolavori assoluti di Palma, provenienti dall’Italia e dall’estero, numerosi dei quali restaurati per l’occasione.
Grazie all’eccezionale sostegno delle maggiori istituzioni museali del mondo – il Musée du Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Gemäldegalerie di Dresda, il Philadelphia Museum of Art, lo Staatliche Museen di Berlino, e i grandi musei italiani come gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, solo per citarne alcuni – sarà possibile ammirare a Bergamo, per cento giorni, i massimi capolavori di uno dei geni indiscussi del Rinascimento italiano.
Palma è maestro nel dare vita a languide figure femminili che ne segnano il percorso e la carriera divenendo così il grande interprete di una bellezza femminile, tratteggiata con immediata sensualità, che darà vita all’ideale della proporzione femminile del Rinascimento maturo.
Palma il Vecchio esegue opere che vengono presto idealizzate e ricercate dai collezionisti, tanto da creare un vero e proprio mito dell’artista. Un’arte, la sua, che sviluppa temi mitologici e allegorici ma anche sacre conversazioni in straordinarie ambientazioni paesaggistiche.
Quella di Palma è una poesia fatta di sguardi, racconti, nostalgia, scoperte e aperture con immancabili rimandi ai luoghi natii donandoci una raffigurazione della spettacolosa bellezza del visibile ancora oggi apprezzabile nella spettacolare marca bergamasca.

Info:
Dal 13 marzo al 21 giugno 2015 – Bergamo, GAMeC

TORINO. L’immagine della Natività dal medioevo all’arte contemporanea.

oal madamaLa Pinacoteca Albertina (via Accademia Albertna, 8 – To) e Palazzo Madama hanno progettato insieme una mostra sulla rappresentazione della Natività che mette a confronto l’arte antica con quella contemporanea.
Nelle due sedi saranno esposte più di cento opere: metà antiche e metà contemporanee.
Pittura, scultura, oggetti preziosi – Presepi napoletani con laboratorio – Lavori di oltre 50 artisti contemporanei.

Info:
Tel. 0110897370 – pinacoteca.albertina@copatitalia.com
Tel. 0114433501 Palazzo Madama
Pinacoteca dell’Accademia Albertina: tutti i giorni feriali dalle 10.00 alle 18.00 – sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00. Il 25 dicembre e il 1° gennaio dalle 14.00 alle 19.00 – ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura
Palazzo Madama: da martedì a sabato ore 10-18 – domenica ore 10-19 – chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima. Ingresso libero il primo martedì del mese (se feriale).
L’evento avrà termine il giorno 25/01/2015.

FABRIANO (An). Da GIOTTO a GENTILE, pittura e scultura fra Due e Trecento.

RID-RID-Gentile da Fabriano, Crocifissione-Pinacoteca di BreraLa grande mostra delle Marche sulla pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento,
occasione imperdibile per conoscere le radici della civiltà occidentale.
Le Marche, e Fabriano in particolare, tornano protagoniste di primo piano nel panorama italiano della cultura e delle grandi mostre con da GIOTTO a GENTILE pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento a cura di Vittorio Sgarbi .
Un’iniziativa che accende i riflettori su uno smisurato patrimonio artistico in gran parte “sommerso” e inscindibile dal contesto paesaggistico e ambientale di straordinaria bellezza.
Ad ospitare la mostra FABRIANO, un deposito vasto e inestimabile di capolavori artistici medievali in gran parte poco noti, che ne accrescono il fascino riservato.
Una mostra di raffinata suggestione e impatto, ulteriormente sottolineati dagli itinerari lungo il percorso urbano e nel territorio circostante tra antiche abbazie, eremi, pievi e monasteri sparsi nelle vallate appenniniche tra Marche ed Umbria, luoghi un tempo frequentati proprio da quelle maestranze che diffondevano il nuovo idioma giottesco.
Uno scenario quasi segreto nel quale si iscrive una mostra preziosa, occasione imperdibile per ammirare pale d’altare, sculture lignee dipinte e affreschi della lunga stagione gotica.
Il catalogo, edito da Mandragora, è curato da Vittorio Sgarbi insieme a Giampiero Donnini e Stefano Papetti responsabile anche dell’allestimento con Liana Lippi, direttore e coordinatore dell’evento.
La mostra è ospitata presso la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli e in tre splendide chiese del circuito urbano, espone oltre 100 opere tra cui oltre a dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, anche sculture, oreficerie rarissime, miniature, manoscritti, codici. Opere delicate e preziose, concesse in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri.
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Ma vediamo più da vicino il contesto culturale nel quale si iscrive la mostra. Consolidatosi il potere longobardo su Fabriano, l’egemonia culturale dell’Umbria vide la sua affermazione nel corso del Trecento, sia dal punto di vista artistico che sotto il profilo dei valori spirituali. La vicinanza con Assisi ed i ripetuti soggiorni di San Francesco contribuirono ad animare una vivace realtà di fede che si avvalse della pittura come di un efficace strumento propagandistico ed educativo.
Sul finire del XIII secolo, quando sui ponteggi della Basilica Superiore si affermava un nuovo  eloquio pittorico compiutamente occidentale, l’influsso giottesco si propaga anche attraverso i valichi appenninici fino a Fabriano. Maestri anonimi, assai esperti nella pratica dell’affresco, lasciarono tracce del loro operato nelle più importanti chiese degli Ordini Mendicanti, ma anche nelle sperdute pievi sorte sui monti vicini alla città della carta.
Da Campodonico trae il suo nome un oscuro maestro, capace di coniugare la spazialità giottesca con una carica umana profonda e modernissima. I suoi affreschi strappati dalle pareti dell’antica pieve ci appaiono oggi come una testimonianza della vivacità delle relazioni artistiche che si sono intrecciate fra Marche ed Umbria grazie alla rete viaria che univa le aree appenniniche, strade percorse da pastori, mercanti, santi ed artisti, consapevoli di essere parte di una stessa civiltà.
Un’ampia sezione della mostra è dedicata anche ai raffinati dipinti su tavola realizzati da Allegretto Nuzi dopo il suo rientro dalla Toscana in occasione della peste del 1348: tavole e polittici caratterizzati da elette figure ispirate ai modelli fiorentini e senesi, rielaborati in chiave cortese, come testimoniano le varie redazioni della “Madonna dell’Umiltà”.
E’ questo un soggetto frequentemente trattato sia dal Nuzi che dal suo allievo fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi, la cui produzione appare improntata ad una spiccata sontuosità decorativa che soddisfa le esigenze della committenza di provincia.
Alla cifra stilistica del caposcuola Allegretto si collega anche la produzione di sculture in legno intagliato e dipinto,  a grandezza naturale,  destinate all’allestimento di presepi scenografici, attribuite ad un anonimo Maestro dei Magi. Gli esemplari conservati a Fabriano e quelli del Museo di Palazzo di Venezia a Roma compongono un nucleo omogeneo riferibile a questo artista attivo a Fabriano e ben noto anche oltre i confini cittadini, la cui misteriosa identità si cercherà di svelare.
L’obiettivo di un’operazione culturale di tale portata, infatti, è quello di ritessere la trama di questo complesso periodo, ricco di testimonianze affascinanti, ma note solo o soprattutto agli studiosi e agli appassionati d’arte, al fine di permettere pur con un approccio di approfondimento un’ampia divulgazione rivolta ad un “pubblico” più vasto ed eterogeneo.
Mentre per gli studiosi e gli addetti ai lavori i confronti che saranno possibili in mostra fra Giotto, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi e gli affreschi e le tavole dipinte dagli artisti locali, offriranno lo spunto per dare inizio ad una nuova  e più articolata visione delle vicende della pittura italiane del XIV secolo.
Operazione culturalmente articolata che vede la pubblicazione di uno studio, con saggi e schede sulle opere e sugli artisti presenti in mostra e che ha la duplice funzione di catalogo dell’esposizione e di approfondimento critico di interessanti questioni riguardanti la pittura e la scultura fra Marche e Umbria nel Due e Trecento, intorno alle quali  la ricerca resta ancora aperta.
La mostra si chiude con alcuni capolavori  di Gentile, come la Crocefissione del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, ora nella Pinacoteca di Brera, o la raffinata Madonna dell’umiltà del Museo nazionale di San Matteo di Pisa: lo stile elegante e forbito esibito dal caposcuola del Gotico Internazionale  rivela la consuetudine giovanile con i pregiati ed eleganti apparati presenti nella città di origine.

Info:
Fabriano, fino al 15 gennaio 2015
Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli”
Chiesa di Sant’Agostino, Cappelle Giottesche,
Chiesa di San Domenico, Cappella di Sant’Orsola e Sala Capitolare,
Cattedrale di San Venanzio, Cappelle di San Lorenzo e della Santa Croce
ORARI 10.00-21.00; lunedì mattina chiuso
BIGLIETTO 9€ ridotto 6€
INFO MOSTRA e PRENOTAZIONI VISITE GUIDATE  0732/042195

TORINO. GIOVANNI BATTISTA QUADRONE. Un “iperrealista” nella pittura piemontese dell’Ottocento.

occasioneDopo le mostre dedicate ad Antonio Fontanesi e ad Alberto Pasini, la Fondazione Accorsi – Ometto prosegue con gli omaggi alla pittura italiana del XIX secolo: protagonista di questa nuova esposizione, curata dal professore Giuseppe Luigi Marini e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, è Giovanni Battista Quadrone considerato uno dei massimi rappresentanti della pittura di genere dell’Ottocento italiano.
Il pittore nacque nel 1844 a Mondovì da una ricca famiglia di imprenditori di materiali lapidei e morì nel 1898 a Torino; apprezzati a livello internazionale, i suoi dipinti vennero collezionati, oltre che in Italia, anche in Europa e nelle Americhe, raggiungendo le più alte quotazioni di mercato negli anni ‘70 dell’Ottocento.
Allievo di Gaetano Ferri all’Accademia Albertina di Torino, esordì, sin dal 1865, nelle esposizioni nazionali con soggetti di storia e di costume nell’ambito del gusto «alla Meissonier», il pittore che conobbe a Parigi nel 1870 durante un soggiorno di pochi mesi.
Rientrato a Torino dove aveva lo studio, Quadrone fu attivo nel capoluogo piemontese, a Mondovì e, dal 1883, soprattutto in Sardegna: qui vi ritornò numerose volte, richiamato dalle battute di caccia, lo sport venatorio che l’appassionava profondamente. Dai soggetti di caccia e di cani, nei quali analizzava la psicologia di uomini e di animali con occhio implacabile, passò a un nuovo interesse, suggeritogli dalla fascinazione sarda: un mondo arcaico e isolato, allora poco conosciuto che lo portò a realizzare dipinti finitissimi, caratterizzati da una esecuzione perfezionistica nell’insieme e nei dettagli che prevedeva un attento sondaggio dei temi, attraverso numerosi schizzi e studi preparatori. Un’autocritica rigorosa gli impediva di firmare un’opera che non fosse finita in ogni particolare con la perizia del miniatore.
Nell’ultimo decennio del secolo affrontò anche il tema dei guitti operosi nei circhi itineranti, i paesaggi e le scene di vita contadina nella propria tenuta presso Mondovì e le situazioni domestiche di quei soggiorni autunnali con la famiglia.
Per la sua precisione perfezionistica, poi nel Novecento condannata dalla critica come eccessiva, ottenne prestigiosi riconoscimenti pubblici quali gli acquisti di opere proprie per il Museo Civico di Torino e per la Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, nonché il primo premio alla grande esposizione fiorentina del 1896-1897.
Stroncato il 23 novembre 1898 da un tumore diagnosticato tardivamente, lasciò la giovane moglie sarda e i tre figli a soli 54 anni. Fu subito celebrato, un anno dopo, da una grande mostra alla Promotrice di Torino, promossa e organizzata dagli amici pittori Turletti, Ricci e Calderini e dal cognato conte Alberto Lanza.
Una seconda retrospettiva del 1922, sempre alla Promotrice, e una terza, in «coabitazione» con Pasini, nel 1949, alla Galleria della Gazzetta del Popolo, hanno preceduto la grande, doppia rassegna monografica alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e all’Antico Palazzo di Città di Mondovì, nel 2002, a cura di Giuseppe Luigi Marini che, nel 1998, con il censimento dell’intera produzione quadroniana in tre volumi, 1.100 pagine, ha realizzato un’opera preziosa e definitiva sull’artista.
Il percorso espositivo della Fondazione Accorsi – Ometto si apre con una selezione di quadri giovanili, di ispirazione romantica, quali L’agguato e Un giullare, fino ad arrivare a Vergognosa e Ogni occasione è buona!. In essi Quadrone tende a rappresentare soggetti in costume del passato, di riferimento letterario, ma in situazioni riferibili al proprio tempo.
Ampio spazio è dedicato ai temi che, a partire dagli anni Ottanta, sono prediletti dal Maestro e nei quali egli chiude il capitolo dei personaggi in costume per privilegiare una scelta di contenuti più attuali: da Cacciatore fortunato a Processione in Sardegna, quest’ultima minuziosa descrizione dei luoghi e del salmodiante corteo; dal tema venatorio Entrate che fa freddo a Una vecchia berlina, opera di intensità straordinaria, profonda, poetica e misteriosa.
Tra i soggetti di riferimento cinegetici, sono presenti capolavori che colgono attimi di vita quotidiana: Fortune diverse, che fissa un momento del dopo caccia e l’effimera sorte di una battuta di due coppie di cacciatori a confronto, gli uni soddisfatti gli altri afflitti per la giornata infruttuosa; oppure L’occasione fa il ladro, titolo che spiega le simultanee reazioni a catena di una mancata sorveglianza.
La mostra è completata dai due quadri dell’ultimo periodo: i soggetti circensi Il Circo e Ciarlatani con oche, in cui l’attenzione vira dalla collettività della rappresentazione – i protagonisti sulla pista e gli spettatori sulle panche – a momenti più intimi legati alla vita quotidiana, del backstage e degli artisti dello spettacolo.
Giovanni Battista Quadrone fu autore di dipinti finitissimi, di piccole e medie dimensioni. Il fil rouge che lega tutti i soggetti delle sue opere  è la paziente definizione «iperrealistica» delle scene di vita venatoria, circense o rusticana; il Maestro cesellava, con il colore, i particolari anche minimi, con tecnica e precisione inesorabili, nulla dimenticando e a nulla rinunciando di quanto riteneva utile alla completa rappresentazione di una situazione.
In allegato:
Nel centosettantesimo della nascita di Quadrone
Quadrone anno per anno
Elenco opere

Info:
011 837 688 int. 3 – info@fondazioneaccorsi-ometto.it
Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto, Torino, Via Po 55, fino al 11 gennaio 2015
ORARIO: da martedì a venerdì 10.00 – 13.00; 14.00 – 18.00
Sabato e domenica 10.00 – 13.00; 14.00 – 19.00 – Lunedì chiuso.
COSTI: Mostra: € 6,00; Mostra con visita guidata (da martedì a domenica ore 11.00 e 17.00;
sabato e domenica anche ore 18.00): intero € 8,00; ridotto* € 6,00; con Abbonamento Musei € 3,00.

TORINO. AVANGUARDIA RUSSA da Malevic a Rodcenko capolavori dalla collezione Costakis.

In mostra a Torino da Salonicco, per la prima volta in Italia, 300 opere della spettacolare collezione raccolta da George Costakis: l’uomo che, sfidando i divieti del regime stalinista, raccolse e salvò dall’oblio l’arte sperimentale russa del primo Novecento.
Ammirata e famosa a livello internazionale, giunge per la prima volta in Italia dal Museo Statale d’Arte Contemporanea di Salonicco – a Torino fino al 15 febbraio 2015,
nel centralissimo Palazzo Chiablese, spazio mostre del Polo Reale – un nucleo fondamentale dell’eccezionale collezione d’Avanguardia russa di George Costakis (1913 – 1970):
l’uomo che nella Mosca degli anni immediatamente seguenti la Seconda Guerra Mondiale, sfidando i divieti e gli ostracismi del regime stalinista, decise di raccogliere metodicamente testimonianze dell’arte sperimentale russa d’inizio secolo, salvando dalla distruzione e dall’oblio questa componente vitale della cultura del Novecento.
La mostra Avanguardia Russa. Da Malevic a Rodcenko capolavori dalla collezione Costakis, con circa trecento opere esposte – tra cui dipinti, guaches e acquarelli, lavori d’arte applicata, documenti e un nucleo di un centinaio di disegni sull’architettura costruttivista – si propone come una vera e propria esposizione enciclopedica dell’Avanguardia russa,
rappresentativa di tutti i principali movimenti del tempo (dal Nuovo impressionismo e simbolismo al Cubo futurismo, dal Suprematismo al Cosmismo), ricca dei capolavori dei maggiori artisti di quegli anni come Malevic, Popova, Rodcenko, Rozanova, El Lissitzky, Stepanova.
Un’immersione totale – curata da Maria Tsantsanoglou e Angeliki Charistou – per comprendere i cambiamenti radicali e rivoluzionari di quello che è stato definito da Camilla Gray “il grande esperimento” dell’arte del XX secolo.
Una mostra-evento dunque, mai realizzata nel nostro Paese e con tantissime “prime visioni”: esposizione di punta dell’autunno torinese, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo -Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, dalla città di Torino, dal Museo Statale d’Arte Contemporanea di Salonicco con il Ministero della Cultura e dello Sport della Repubblica Ellenica, prodotta e organizzata da Skira Editore e Villaggio Globale International.
Ad accompagnarla un prezioso catalogo Skira, con testi di John E. Bowlt, Angeliki Charistou, Nicoletta Misler e Maria Tsantsanoglou.

Info:
Torino – spazio mostre Polo Reale, Palazzo Chiablese, fino al 15 febbraio 2015
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte
Paola Cremilli – Maria D’Amuri
tel. 011/5220.409 – e-mail: dr-pie.comunicazione@beniculturali.it