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TORINO. VENERE INCONTRA VENERE.

Come due “gemelle diverse” ma profondamente unite, le due Veneri di Botticelli si specchiano una nell’altra in Venere incontra Venere, una contenuta ma eccezionale mostra-confronto allestita presso gli spazi della Galleria Sabauda dei Musei Reali fino al 18 settembre 2016.
Si tratta di due opere ispirate alla dea che Botticelli dipinse con la collaborazione della sua bottega. Oltre alla celebre La nascita di Venere (conservata agli Uffizi di Firenze), il maestro ne realizzò altre, di cui solo tre giunte fino a noi: la Venere “di Torino”, la sorella conservata presso la Gamäldegalerie di Berlino, (entrambe realizzate nel 1490), e una terza che fa parte di una collezione privata svizzera.
Grazie a Venere incontra Venere l’opera berlinese viene portata per la prima volta in Italia e le due sorelle si offrono insieme al pubblico per essere ammirate in un unico colpo d’occhio.
La Venere “di Torino” proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia dell’opera risale al 1844 quanto fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino.
Nel 1930 la Venere realizzata da Botticelli con la collaborazione dei suoi allievi divenne patrimonio della Galleria Sabauda.
venereIn mostra anche il modello di bellezza classica a cui Botticelli si ispirò, quello della Venere pudica, rappresentata dalla statua in marmo di Afrodite Anadiomene (cioè nascente dal mare), di età romana (II secolo d.C.) realizzata da un originale di età ellenistica e sormontata da una testa epoca rinascimentale. L’opera appartiene al patrimonio della Soprintendenza Archeologia del Piemonte ed è normalmente conservata a Palazzo Chiablese, sempre a Torino.

Venere incontra Venere inaugura lo Spazio confronti della Galleria Sabauda, dedicato ad allestimenti di ridotte dimensioni che metteranno due o più opere talvolta a confronto, talvolta in dialogo, per far scoprire al pubblico i tanti parallelismi e legami dell’arte attraverso le epoche.
In precedenza la Venere di Torino è stata esposta in Cina (Pechino, Hong Kong e Macao), in Giappone (a Tokyo) e insieme all’opera berlinese anche a Londra e Berlino.
La presenza di una Venere di Botticelli a Torino è poco nota al grande pubblico: questa mostra rappresenta dunque un’importante occasione per avvicinare nuovi visitatori ai capolavori conservati nei Musei Reali. L’opera inoltre è richiestissima nelle grandi mostre internazionali e sarà una delle ambasciatrici dei Musei Reali nel mondo.
La visita di Venere incontra Venere è inclusa nel biglietto dei Musei Reali.

Redattore: RENZO DE SIMONE

Fonte: MiBACT

VENERE
È un’antica divinità latina, che nel II secolo a.C. viene assimilata all’Afrodite greca, dea dell’amore.
Alcune fonti indicano Afrodite come figlia di Zeus, altre come figlia di Urano, personificazione del cielo. Secondo la
tradizione, Urano fu evirato da suo figlio Crono e i suoi organi sessuali, cadendo in mare, generarono la dea, la “donna nata dalle onde” o anche “nata dallo sperma del Dio”. Appena uscita dal mare Afrodite fu portata dai venti (Zefiri) prima sull’isola di Citera e poi a Cipro, accolta dalle Stagioni (le Ore), vestita, e condotta presso gli Immortali.
Sandro Botticelli ha raffigurato il mito della nascita di Venere nella celebre opera dipinta per la villa di Lorenzo di
Pierfrancesco de’ Medici nel 1486 e oggi conservata al Museo degli Uffizi di Firenze. L’immagine femminile incarna gli ideali di bellezza e di armonia dell’Umanesimo fiorentino, intriso di cultura classica.
La precisione e la grazia del disegno, la delicatezza dei colori e il soave pallore perlaceo del corpo nudo di Venere, posto al centro della composizione, alludono alla purezza dell’amore come forza motrice della natura.
LE DUE VENERI
Già durante la vita di Sandro Botticelli, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva che l’artista dipingeva bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue Vite, confermava la testimonianza con queste parole: “Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai”.
Solo tre opere sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una già in collezione privata a Ginevra. Sono nudi monumentali, che possono essere annoverati tra i primi dipinti profani dell’Europa postclassica e che trovano ispirazione in un modello antico che conosciamo come Venere de’ Medici, o Venere pudica, dove la Dea è sorpresa a coprirsi con le mani il seno e il pube. La scultura, oggi esposta agli Uffizi, arrivò a Firenze solo nel XVII secolo, ma è probabile che altri esemplari con la stessa iconografia esistessero in città già ai tempi di Botticelli e godessero di grande fama.
Sandro riprende fedelmente il movimento delle gambe e delle braccia, cesellando con grande eleganza il nuovo movimento della capigliatura e stendendo sul volto, fisso sul riguardante, quel velo di dolce malinconia che caratterizza tutte le sue creature femminili. La tradizione vuole che il viso della Venere degli Uffizi proponga il ritratto della bellissima Simonetta Vespucci, amata da Giuliano de’ Medici e morta tragicamente all’età di ventitré anni.
AFRODITE ANADIOMENE [nascente dal mare]
Fu acquistata dal duca Carlo Emanuele I di Savoia (1562-1630) per la sua raccolta di antichità classiche. Proviene dalla collezione romana di Gerolamo Garimberti che a sua volta l’aveva acquisita nel 1565 da Francesco Lisca.
È documentata in un’incisone cinquecentesca di Giovanni Battista de’ Cavalieri che la vide già integrata con la testa di raffinata fattura, opera di un restauratore molto abile nell’interpretare questo modello della scultura ellenistica.

ALESSANDRO DI MARIANO FILIPEPI, DETTO BOTTICELLI
Nasce a Firenze intorno al 1445 in una numerosa famiglia della piccola borghesia artigiana. Verso i quindici anni è avviato alla professione artistica nella bottega di Filippo Lippi, dove comincia a realizzare le prime opere. Nel 1469, con la morte del Lippi, Sandro apre una bottega autonoma, che dopo qualche tempo accoglie il figlio del maestro, Filippino Lippi. Negli anni seguenti è stabilmente inserito nella scena artistica fiorentina, in concorrenza con grandi botteghe come quella dei fratelli Pollaiolo e di Andrea del Verrocchio.
Alla fine degli anni Settanta entra nella cerchia dei Medici, che divengono i suoi principali mecenati, e qui conosce Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, che lo introducono ai principi della filosofia neoplatonica.
Nel 1481 è a Roma, dove il contatto con le antichità romane lo spinge a un nuovo senso di monumentalità delle forme.
Allo scadere del Quattrocento, Sandro attraversa una profonda crisi spirituale, che coincide con la caduta degli ideali umanistici e pone fine al mondo sofisticato e incantato della sua arte.
Muore a Firenze il 17 maggio 1510, quasi dimenticato.

I Musei Reali di Torino sono composti da:
– PALAZZO REALE, centro di comando della famiglia Savoia, conserva ambienti, arredi e
opere d’arte realizzati tra il XVI e il XX secolo. La facciata, preceduta dalla cancellata disegnata
da Pelagio Palagi, cela interni sfarzosi, progettati e decorati da grandi artisti come Daniel
Seyter, Claudio Beaumont, Francesco De Mura, e da architetti come Filippo Juvarra e
Benedetto Alfieri.
– ARMERIA REALE, aperta al pubblico nel 1837, che accoglie una ricchissima collezione con
armi e armature che dal periodo archeologico giungono all’Ottocento.
– BIBLIOTECA REALE, fondata nel 1831 da Carlo Alberto, raccoglie tra gli altri disegni di
grandi maestri come Michelangelo, Raffaello, Rembrandt. Tra questi anche il celebre nucleo di
Leonardo da Vinci, con l’Autoritratto e il Codice sul volo degli uccelli.
– GALLERIA SABAUDA, che conserva grandi capolavori delle principali scuole europee, da van
Eyck a Rubens e van Dyck; da Mantegna, a Paolo Veronese, a Orazio Gentileschi, a Guido Reni.
Inoltre accoglie la collezione Gualino, con grandi dipinti che vanno da Duccio, a Botticelli, a
Francesco Guardi, e quella di pittura fiamminga e olandese del Principe Eugenio di Savoia-
Soissons.
– MUSEO ARCHEOLOGICO, affacciato sull’area del teatro romano, ospita i reperti archeologici
raccolti nel corso dei secoli dai Savoia, oltre a quelli provenienti da scavi condotti sul territorio
piemontese, tra i quali il Tesoro di Marengo.
– GIARDINI REALI, costituiscono un’area verde urbana unica per valore monumentale e
ambientale, si sviluppano nella porzione tuttora racchiusa dai Bastioni, su una superficie
complessiva di circa 7 ettari. Su una parte sono in corso lavori di restauro di fontane e vasi.
– PALAZZO CHIABLESE, ha ospitato i duchi del Chiablese e, durante il periodo napoleonico,
Paolina Bonaparte. Oggi è destinato a importanti mostre temporanee.
– CAPPELLA DELLA SINDONE, capolavoro architettonico realizzato da Guarino Guarini tra il
1667 e il 1690, è attualmente in restauro.
L’accessibilità e gli orari di visita possono variare in base alle esigenze e ai programmi di lavori
e restauri.

Info:
Musei Reali di Torino, fino al 18 settembre 2016
Costo del biglietto: 12,00 euro; Riduzioni: 6,00 euro (ragazzi dai 18 a 25 anni)
Orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19; giovedì fino alle 22(fino al 29 settembre).
Telefono: 0115220421 – 0115211106
E-mail: pr-to@beniculturali.it

FERMO. L’anello di Cupra. Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei.

Un suggestivo percorso di immagini e storie di modelli della femminilità dalla Dea Cupra a oggi, attraverso reperti archeologici, dipinti, sculture e installazioni di grandi artisti italiani e internazionali, tra cui Rubens, Hayez, Van Gogh, Segantini, Previati, Giacomelli, Beecroft. Un nucleo di capolavori in dialogo con le opere della collezione del Palazzo dei Priori di Fermo all’interno di un sorprendente scenario architettonico.
Nelle storiche sale di Palazzo dei Priori a Fermo, una mostra presenta figure emblematiche di donne, attraverso un selezionato nucleo di opere appartenenti a diverse epoche. L’anello di Cupra. Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei, visitabile dal 31 luglio al 23 ottobre 2016, è a cura di Marcello Smarrelli e promossa dal Comune di Fermo, grazie all’iniziativa del Sindaco Paolo Calcinaro e del Vice Sindaco Francesco Trasatti. L’esposizione è realizzata con il contributo della Regione Marche, per interessamento dell’Assessore alla Cultura Moreno Pieroni, e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, mentre la produzione è affidata a Sistema Museo. Partner tecnico è DACA Vetrine d’Autore.
Il titolo della mostra sottende un percorso denso di suggestioni, storie e immagini attraverso reperti archeologici, opere pittoriche, sculture e installazioni di grandi artisti italiani e internazionali, tra cui Jacobello del Fiore, Rubens, Hayez, Van Gogh, Segantini, Previati, Giacomelli, Beecroft. L’esposizione, oltre a un importante nucleo di opere in prestito dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, attinge alle collezioni pubbliche e private di Fermo e del suo territorio, nell’ottica di valorizzazione del ricco patrimonio culturale delle Marche. Ne risulta una mostra concentrata e ricca di senso, un viaggio nella storia della rappresentazione della figura femminile, uno dei temi più cari all’arte di tutti i tempi, in cui le preziose opere della collezione permanente del Palazzo dei Priori entrano in un serrato dialogo con i capolavori provenienti dai vari prestiti.
Anellone di Cupra_FermoLa mostra prende spunto dalla dea Cupra, partendo dall’anellone a nodi, un unicum nel suo genere che spicca per importanza nelle collezioni fermane, ritrovamento archeologico associato alle donne picene. L’anellone con i suoi caratteristici nodi, di cui ancora oggi non si comprende a pieno l’uso e il significato, viene assunto a icona della femminilità e nella sua simbolica circolarità diventa il punto di partenza e l’immagine stessa del percorso espositivo. La dea Cupra, per caratteristiche e iconografia, precorre la nascita di Venere, ritenuta l’anello di congiunzione tra tutte le immagini di donne – a partire dalla dea sumera Inanna e dalla babilonese Ishtar – che, a sua volta, lascerà in eredità parte dei suoi attributi iconografici alla figura monoteista e cristiana della Vergine Maria.
Testa di Venere_RipatransoneUna vasta e consolidata bibliografia traccia il profilo di una dea-matrice, una Grande Madre o una Grande Dea che indenne attraversa il tempo e la storia di molti popoli, fino ad approdare alla concezione stessa di matriarcato di età moderna. Le teorie filologiche ed archeologiche più attuali confutano questo modello, riferendo dell’esistenza non di una, ma di numerose figure divine femminili all’interno dei pantheon antichi, ciascuna Grande e distinta dalle altre.
Per questo motivo in mostra troveremo affiancati “ritratti” e modelli di femminilità molto diversi tra loro, ognuno caratterizzato da un’idea di unicità e non convenzionalità, in una visione trasversale che abbraccia tutte le epoche fino ai giorni nostri: le Storie di Santa Lucia di Jacobello del Fiore, l’Adorazione dei Pastori di Peter Paul Rubens, La Maddalena Penitente di Francesco Hayez, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven di Vincent Van Gogh, Le due madri di Giovanni Segantini, La quiete di Gaetano Previati, Ritratto a mia madre di Mario Giacomelli.
La mostra si caratterizza come un percorso nel mondo stratificato e multiforme della femminilità, procedendo per suggestioni e salti temporali con accostamenti inediti tra diverse figure: la dea progenitrice, la vergine, la santa, la prostituta, la profetessa, la regina, la femme fatale, l’eroina, la madre… Accanto alla visione storico-iconografica della donna, la mostra ne offre una più ampia e universale, legata all’idea della terra (Gea), rappresentata idealmente dal grande Mappamondo conservato nella Biblioteca di Fermo, realizzato dal cartografo Amanzio Moroncelli nel 1713.
Anche l’allestimento rispecchia la visione circolare dell’anello: il cerchio diventa punto di vista formale e visivo di unione tra opere molte conosciute ed altre da scoprire. Un segno di infinito che racconta, sotto una nuova luce, storie intense ed emozioni grazie a un insolito e rivelatore punto di vista.
La mostra è arricchita da una pubblicazione con testi del curatore Marcello Smarrelli, della giornalista Alessandra Mammì, del docente universitario Lorenzo Braccesi, della curatrice e archeologa Raffaella Frascarelli. Un ricco apparato con descrizioni e immagini delle opere offre al visitatore gli strumenti per una lettura chiara e approfondita del progetto espositivo.
L’ALLESTIMENTO
Lo spazio archetipico. Il nucleo centrale della mostra è realizzato nella Sala dei Ritratti del Palazzo dei Priori attraverso un singolare allestimento progettato dallo studio di architettura stARTT. Il progetto lavora sulla suggestione dello spazio circolare quale allusione all’elemento archetipico dei ritrovamenti di Cupra. All’interno di questo recinto ideale le opere sono accostate per rimandi figurativi, emotivi o tematici, al fine di sottolineare l’idea curatoriale e quindi restituire l’immagine di una femminilità che attraversa la storia, con i suoi cambiamenti, le innovazioni, ma anche la tradizione e i pregiudizi.
La stanza nella stanza. Attraverso un gioco di luci le immagini emblematiche delle donne sono idealmente sbirciate, spiate, ammirate dai ritratti dei “Viri illustres” che decorano la sala, in un suggestivo gioco di “sguardi” e rimandi tra opere, spazio scenico e contesto. Ciò allude al rapporto sempre nuovo, complesso, affascinante e terribile tra universo femminile (lo spazio scenico temporaneo) e universo maschile (lo spazio fisico di contesto). In questo senso la mostra si configura come un allestimento site-specific che vuole valorizzare lo spazio architettonico che la accoglie e il patrimonio della collezione degli uomini illustri della città di Fermo.
L’eco infinito. La mostra è “immersa” all’interno dell’opera sonora Veni Echo dell’artista Matteo Nasini, realizzata appositamente per questa mostra.
Nel percorso è coinvolta anche la Sala del Mappamondo, creando un nuovo circuito attraverso il museo e un’inedita chiave di lettura di questo spazio, così emblematico nel percorso museale e nella storia di Fermo.
I PRESTITI: uno scambio virtuoso
La mostra è stata possibile in particolare grazie all’interessamento dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno e di Paola Zatti, Direttrice della GAM di Milano, che hanno permesso il prestito di alcune opere chiave per il percorso espositivo, appartenenti alle collezioni civiche della città. L’evento rientra nell’ambito dei rapporti esistenti che lo scorso dicembre hanno consentito il prestito dell’Adorazione dei Pastori di Pietro Paolo Rubens conservata a Fermo, al centro della mostra monografica realizzata dal Comune lombardo a Palazzo Marino. L’opera tornerà a Milano per la mostra Pietro Paolo Rubens e il Seicento, in programma a Palazzo Reale per il prossimo autunno. Significativo il ruolo svolto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nella costruzione dell’operazione ed in particolare dalla Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio delle Marche, rappresentata dal già Soprintendente Anna Imponente e dal funzionario di zona dottor Claudio Maggini.
ELENCO ARTISTI
Jacobello del Fiore, Michele di Matteo, autore veneto, Peter Paul Rubens, Giovanni Francesco Guerrieri, Amanzio Moroncelli, Francesco Hayez, Vincent Van Gogh, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Adolfo De Carolis, Mario Giacomelli, Osvaldo Licini, Vanessa Beecroft, Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol, Andrea Salvino, Matteo Nasini, Francesco Barocco, Mark Boulos.
ELENCO OPERE
– Ciottolo di Tolentino, lutite calcareo-silicea, Paleolitico superiore, Museo Archeologico Nazionale delle Marche, Ancona
– Anellone a sei nodi, VI secolo a.C., bronzo, Museo archeologico sezione picena, Fermo
– Testa di Venere, marmo, II secolo d.C., Museo Archeologico di Ripatransone
– Jacobello del Fiore, Storie di Santa Lucia, tempera su tavola, 1420-1430, Pinacoteca Civica, Fermo
– Michele di Matteo, Sogno della Vergine, tempera su tavola, 1445, Musei Civici di Pesaro
– Autore veneto, Pallade, bronzo, 1575-99, Musei Civici di Pesaro
– Peter Paul Rubens, Adorazione dei Pastori, olio su tela, 1608, Pinacoteca Civica, Fermo
– Giovanni Francesco Guerrieri, Cleopatra, olio su tela, fine XVII secolo, Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
– Amanzio Moroncelli, Globo terrestre, 1713, Palazzo dei Priori, Sala del Mappamondo, Fermo
– Francesco Hayez, La Maddalena Penitente, tavola/pittura ad olio, 1833, Galleria d’Arte Moderna, Milano
– Vincent Van Gogh, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven, acquarello su carta applicata su cartone, 1888, Galleria d’Arte Moderna, Milano
– Giovanni Segantini, Le due madri, olio su tela, 1889, Galleria d’Arte Moderna, Milano
– Gaetano Previati, La quiete, pastello su cartone telato, 1901, Galleria d’Arte Moderna, Milano
– Adolfo De Carolis, Donna con foulard rosso, olio su tela, 1902, Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo
– Mario Giacomelli, Ritratto a mia madre, Foto b/n ai sali d’argento su carta baritata, 1955, Musinf/Museo Comunale d’Arte Moderna di Senigallia
– Osvaldo Licini, Amalassunta su fondo blu, olio su tela, 1955, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno
– Vanessa Beecroft, VBSS.009.MP, Digital c-print, 2006, edizione di 10, Lia Rumma Gallery, Milan/Naples
– Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol, NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, tecnica mista, 2014, CapoTrave/Kilowatt Festival, Sansepolcro
– Andrea Salvino, Troppo presto, troppo tardi, olio su tela, 2015, Studio Sales, Roma
– Matteo Nasini, Veni Echo, installazione sonora, 2015
– Francesco Barocco, Senza titolo, Gesso, matite colorate, base in metallo, lampadina, dimensioni variabili, 2016, Norma Mangione Gallery, Torino
– Mark Boulos, The Gospel According to Mary Magdalene #1, #2, #3, Proiezione video su pannelli in foglia d’oro, 2016, Courtesy American Academy in Rome

Info:
Palazzo dei Priori, Fermo, dal 31 luglio al 23 ottobre 2016
Promossa da: Comune di Fermo – Organizzazione: Sistema Museo – A cura di: Marcello Smarrelli
Assistente curatore: Saverio Verini – Allestimento: Studio di architettura stARTT – Realizzazione dell’allestimento: Totem Group
Con il sostegno di: Regione Marche, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo
Partner tecnico: DACA Vetrine d’Autore
Orari di apertura: luglio-agosto tutti i giorni 10.30-19.30, tutti i giovedì e dal 9 al 15 agosto 10.30-24.00; settembre dal martedì alla domenica 10.30-13.00/14.30-19.00, feste e ponti orario continuato 10.30-19.30; ottobre dal martedì al venerdì 10.30-13.00/15.30-18.00, sabato e domenica 10.30-13.00/15.30-18.30. È possibile prenotare l’apertura straordinaria per visite riservate.
Tariffe: intero 6,50 euro; ridotto 5,00 euro (da 14 a 25 anni, gruppi composti da più di 15 persone, Soci FAI, Touring Club, Italia Nostra); omaggio fino a 13 anni, disabili, soci ICOM, residenti (un giorno al mese), giornalisti con tesserino. Il biglietto comprende la visita anche alle Cisterne Romane, Musei di Palazzo dei Priori, Teatro dell’Aquila, Musei Scientifici di Villa Vitali.
Sistema Museo 199 151 123 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.00 escluso i festivi) – callcenter@sistemamuseo.it / Musei di Fermo tel. 0734 217140 – fermo@sistemamuseo.it / www.sistemamuseo.it

NOVARA. Da Lotto a Caravaggio.

Roberto Longhi (1890 – 1970) è una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo. Ha contribuito in modo determinante alla conoscenza che oggi abbiamo dell’arte italiana, avendo dedicato la sua vita di studi e la sua passione intellettuale alla riscoperta del filone naturalistico che attraversa l’arte dei secoli passati, mettendo in evidenza tra gli altri la figura di Caravaggio, pressoché dimenticato nella storiografia ottocentesca. La mostra che sarà aperta al pubblico dal 10 aprile al 24 luglio 2016, nel complesso monumentale del Broletto di Novara, è idealmente guidata da Roberto Longhi, dal suo sguardo di conoscitore e dalla sua passione di collezionista.
Con Roberto Longhi la mostra attraversa due secoli di pittura e si sofferma sui periodi e sulle scuole dell’arte italiana più studiate e spesso riscoperte proprio dal grande critico. Il percorso espositivo, organizzato in maniera cronologica e tematica, inizia con le opere del Cinquecento che sono riconducibili all’”Officina ferrarese” e prosegue con quelle di Lorenzo Lotto a cui sono accostati alcuni protagonisti del manierismo e della scuola veneta, per arrivare all’area prediletta – sia per gli studi di Longhi che per le opere della sua collezione presentate – quella del Caravaggio, dei suoi predecessori e dei suoi seguaci, per terminare infine con un gruppo di ritratti e mezze figure del Seicento tra le quali si nota una bellissima serie di Jusepe de Ribera. La scelta dei dipinti caravaggeschi mette in particolare evidenza l’importanza dei suoi precursori lombardi e veneti, tra i quali spicca la figura di Lorenzo Lotto.
Come precocemente scrisse Longhi: “Lotto è un luminista immenso, che va oltre Vermeer von Delft […]. Specie la prima maniera luministica di Caravaggio […] può dirsi preparata, – certo oltrepassata – dal luminismo del Lotto. È un luminismo che si serve di una caratteristica luce radente e pure essenzialmente fissatrice di movimenti non scompositrice di essi, tale insomma da preludere al luminismo statico di Caravaggio”. (Longhi, Caravaggio, tesi di laurea, 1911, p. 30) Per ricostruire il percorso critico di Roberto Longhi nella riscoperta della “pittura della realtà” sono state selezionate opere particolarmente significative che riflettono l’originalità del pensiero dello studioso. Oltre a Lotto, Caravaggio e Ribera saranno in mostra, tra le altre, opere di Dosso Dossi, Amico Aspertini, El Greco, Lambert Sustris, Romanino, Saraceni, Borgianni, Fetti, Battistello Caracciolo, Valentin de Boulogne, Stom, Van Honthorst, Lanfranco, Mattia Preti, il Morazzone e il Cerano, con la Deposizione di Cristo del Museo Civico di Novara. Oltre ad alcuni prestigiosi prestiti esterni, il nucleo portante è rappresentato da quasi 50 dipinti appartenuti al grande storico dell’arte. Dipinti che con la loro storia attribuzionistica e con i tempi del loro ingresso nella raccolta rappresentano una vicenda capitale di riferimento per la critica attuale. “Da Lotto a Caravaggio. La collezione e le ricerche di Roberto Longhi” è curata da Mina Gregori e da Maria Cristina Bandera, Presidente e Direttore Scientifico della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, è promossa dal Comune di Novara, da Regione Piemonte, da Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi con il sostegno di Compagnia di San Paolo, con il Patrocinio della Provincia di Novara, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Ministero dell’Istrione, dell’Università e della Ricerca ed è organizzata dalla società Civita Mostre. Il catalogo della mostra, edito da Marsilio, oltre alle schede critiche delle opere esposte, comprenderà alcu saggi sulla personalità di Roberto Longhi e sugli artisti rappresentati in mostra, scritti dalle curatrici, da Cristina Acidini e Daniele Benati. La rassegna conterà infine su una audioguida messa a disposizione di tutti i visitatori e un suggestivo allestimento che valorizzerà la ricchezza delle opere esposte nel contesto dell’antico Broletto di Novara.

Info: Novara, Complesso Monumentale del Broletto 10 aprile – 24 luglio 2016

Fonte: www.quotidianoarte.it, 7 apr 2016

ROMA. I MACCHIAIOLI. Le collezioni svelate.

A distanza di quasi dieci anni i Macchiaioli tornano al Chiostro del Bramante con la mostra “I Macchiaioli. Le collezioni svelate” (catalogo Skira).
La cura, come nel 2007 è di Francesca Dini che presenta il fenomeno sotto la lente d’ingrandimento delle collezioni formatesi fra ‘800 e ‘900, a partire dalle collezioni d’origine, degli amici, dei primi esegeti e interpreti, di imprenditori, uomini d’affari, mecenati, tutti amanti della nuova pittura italiana che stava emergendo. Collezioni che il tempo e gli eredi avrebbero in gran parte disperso. La pittura quella macchiaiola nasce dalle discussioni di un gruppo di artisti che alla metà dell’Ottocento si riuniva al Caffè Michelangiolo di Firenze.
Non solo fiorentini, ma tutti ugualmente intenzionati a contrastare l’insegnamento accademico con un occhio al rinnovamento della pittura in senso verista, al nuovo che veniva dalla Francia, l’altro al Quattrocento e al Cinquecento.
Il “movimento macchiaiolo”, il più importante e significativo movimento artistico italiano dell’Ottocento, viene costituito ufficialmente a Firenze nel 1855, ma la prima mostra è del 1862. E’ allora che un critico definisce la loro una pittura di “macchie”, in senso dispregiativo, non diversamente da quanto era avvenuto per gli impressionisti. Il gruppo fiorentino ebbe la leadership per una decina d’anni, ma a partire dagli anni ’80, fatta l’Unità, smorzati i furori della prima stagione rivoluzionaria, col venir meno della fiducia nella scienza positiva, i caposcuola macchiaioli, pur mantenendo fede al “vero”, tendono a sviluppare percorsi propri.
Centodieci le opere in mostra, quasi tutte di collezione privata, alcune inedite e rare. Come “Ponte Vecchio a Firenze” che Telemaco Signorini presentò all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, che chiude la rassegna, esposto nella sezione dedicata a Mario Borgiotti, grande competente e divulgatore dei Macchiaioli che lo ha recuperato nel mercato inglese. Non si vedeva da decenni (collezione privata).
Distribuite in nove sezioni, tante quante sono le collezioni di provenienza, rievocano nell’allestimento, nei parati, nei colori e perfino nelle didascalie il gusto delle case del tempo e dei loro abitanti. Che non a caso appaiono in gigantografie e in foto d’epoca e spesso nei dipinti degli amici pittori.
Ogni stanza una sezione intitolata al collezionista che talvolta è artista lui stesso, come il ricco mecenate Cristiano Banti. “Il Banti fu il mecenate di tuti noi” diceva Giovanni Fattori, uno degli artisti più seguiti dal collezionista. La sua “galleria privata”, di cui per primo scrive Adriano Cecioni, che andrà ad arricchire Palazzo Pitti, inizia nel 1862 quando acquista due dipinti di Fontanesi e “Le Monachine” di Vincenzo Cabianca.
In mostra “Il Ponte della Pazienza a Venezia” di Telemaco Signorini, il “Ritratto di Alaide Banti” dipinto dallo stesso collezionista, Fattori (ne aveva diciotto), Giovanni Boldini, Silvestro Lega. Sono simili a “predelle quattrocentesche” due incantevoli tavolette di Giuseppe Abbati “Bimbi a Castiglioncello” e “Stradina al sole”.
Diego Martelli, il critico che meglio di altri ha illustrato lo svolgersi della pittura moderna toscana, considerata al pari della pittura impressionista, che accoglieva gli amici artisti nella sua tenuta maremmana, aveva una collezione di ben 92 quadri oggi vanto della Galleria di Palazzo Pitti. In mostra solo pochi pezzi fra cui di Giuseppe Abbati un disegno e il Ritratto di Teresa Fabbrini Martelli, compagna del grande critico.
Riccardo Carnielo pittore, scultore e collezionista di origine trevigiana, fu uno dei primi collezionisti dei Macciaioli di cui fu molto amico, soprattutto di Fattori che a lui dedicò “Cavalleggeri in vedetta” in mostra. La familiarità con l’ambiente e una certa agiatezza, aveva sposato la marchesa Virginia Incontri, gli permisero di acquistare opere importanti. Alcune di queste sono esposte. Fra cui di Lega il Ritratto di Carnielo (giovane, romantico e scapigliato) e il “Ritratto di Beppe Abbati” dipinto da Boldini nel proprio studio. Alla morte dell’artista venne comprato da Odoardo Borrani e regalato all’amico Carnielo.
Era un imprenditore attivo nel settore farmaceutico innamorato della bellezza Edoardo Bruno, amante del teatro, della letteratura, della musica e dell’arte che trasmise alle figlie. Cresciuto nella Firenze dei Macchiaioli ne ha collezionato le opere. Le notizie su di lui sono poche, manca un catalogo della raccolta, ma sappiamo che era ricca di capolavori. Di Borrani “Cucitrici di camicie rosse”, testimone del momento eroico del Risorgimento, e le grandi tele maremmane di Fattori, “Marcatura dei cavalli in Maremma”, “Incontro fatale”, “Butteri e mandrie in Maremma” e di Niccolò Cannicci “Le gramignaie al fiume”, un’opera dalla tavolozza argentata di grande formato e bellezza, acquistata dalla Cassa di Risparmio di Firenze nel 1989.
E poi ci sono le collezioni di Mario Galli, più che un collezionista (non disponeva di finanze adeguate), un mercante–amatore che comprava e rivendeva a collezionisti più ricchi, come Giacomo Jucker. Per le sue mani sono passati quadri straordinari come “Ciociara – Ritratto di Amalia Nollemberg”, la giovane amante di Fattori, mai esposto prima. E ancora la collezione di Enrico Checcucci con Raffalello Sernesi, Vito D’Ancona, Fattori, Boldini, che si estendeva ai documenti, ai disegni, alle lettere, alle caricature e la collezione di Camillo Giussani, umanista, giurista, sportivo, banchiere che non si limita a collezionare Macchiaioli e italiani.
“Le stanze delle meraviglie” sono in casa del mecenate fiorentino Gustavo Sforni, i cui interessi spaziano dall’antico al moderno, dall’Occidente all’Oriente, alla pittura dei contemporanei, di Ghiglia, di Mario Puccini, di Llewlyn Lloyd. E’ amico di Oscar Ghiglia che con lui pubblica nel 1913 un lussuoso volume dedicato a Giovanni Fattori, appena scomparso, di cui colleziona dipinti di piccolo formato. E di Ettore Petrolini che gli dedica un’ironica filastrocca perché appendere un quadro per lui era come il varo di una nave. “Che terribile sventura collocare la pittura”, scrive Petrolini.

Info:
Chiostro del Bramante, Via Arco della Pace 5, Roma.
Orario: tutti i giorni 10 – 20, sabato e domenica 10 – 21. Fino al 4 settembre 2016.
tel. 06-91650845 e www.chiostrodelbramante.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 30 mar 2016

MILANO. La bellezza ritrovata. Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto e altri 140 capolavori restaurati.

Mostra conclusiva della XVII edizione di Restituzioni, il programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico curato e promosso da Intesa Sanpaolo.

La mostra è un viaggio attraverso più di 2000 anni di arte e cultura con 145 singoli manufatti esposti: reperti archeologici fra cui una grande scultura greca e una egizia, costumi della Commedia dell’Arte, paramenti religiosi, dipinti di autori quali Lorenzo Lotto, Perugino, Luca Giordano, Rubens, Caravaggio e Carlo Carrà, oggetti di oreficeria, una rara armatura giapponese e molto altro.
Una sorta di ricognizione del nostro patrimonio con opere che appartengono a dodici regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto e, per la prima volta, un paese estero, la Repubblica Slovacca.

Redattore: ANTONELLA CORONA

Info:
fino al 17 luglio 2016
Costo del biglietto: 5,00€; Riduzioni: 3,00€
Milano, Galleria d’Italia, Piazza della Scala, 6 – Milano
Orario: Da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.30)
Giovedì dalle 9.30 alle 22.30 (ultimo ingresso 21.30) Lunedì chiuso
Telefono: 800 167619
E-mail: info@gallerieditalia.com