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MACERATA. Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche.

Nelle Marche sulle orme di Lorenzo Lotto alla scoperta di un artista non abbastanza conosciuto e di una regione ricca di storia, arte, natura e attrattive turistiche, tutta da scoprire. E’ questa la proposta più intrigante dell’autunno 2018 per chi ama la bellezza (dal 19 ottobre al 10 febbraio 2019). Un pittore dalla vita errabonda, nato probabilmente a Venezia nel 1480 (appartiene alla generazione dei grandi veneziani Giorgione, Tiziano, Palma il Vecchio, Pordenone), dopo l’apprendistato nella laguna forse presso Giovanni Bellini o Alvise Vivarini (nelle opere giovanili si riconoscono influssi di entrambi), passa a Treviso, nelle Marche, a Roma chiamato da papa Giulio II della Rovere, ma c’è già Raffaello, e poi va a Bergamo col desiderio di tornare a Venezia dove però domina Tiziano. Girovagando fra antichi borghi e cittadine, trattando con grandi e piccoli committenti, in cerca di una casa e sempre in ristrette economiche. Ad Ancona ricorre addirittura a una lotteria per vendere i quadri. Infine ancora nelle Marche il porto tranquillo, come oblato, nella Santa Casa di Loreto dove trascorre gli ultimi quattro anni della sua esistenza, muore ed è sepolto.
Un astista sublime, dai colori squillanti, appassionato e sensibile, dalla forte spiritualità, genio inquieto del Rinascimento, è presente nei maggiori musei del mondo, ma poco considerato da Vasari. Aretino definisce con sufficienza “Lotto, come la bontà buono, come la virtù virtuoso”. A riscoprire a fine ‘800 “il primo pittore italiano sensibile ai mutevoli stati dell’animo umano” è Bernard Berenson. Per Roberto Longhi Lotto anticipa e preannuncia Caravaggio. Il ‘900 lo consacra maestro indiscusso con le mostre di Venezia del ‘53, di Ancona dell’81 e il lancio internazionale alla National Gallery di Washington, a Bergamo e Parigi nel ’98. In questo periodo è sotto i riflettori anche in Spagna dove al Prado è appena terminata una mostra e in Inghilterra dove sta per aprirsene un’altra alla National Gallery di Londra, una specie di imprevisto anno lottesco.
Ma l’iniziativa presentata nella Sala della Crociera del Collegio Romano sede del Mibac a Roma dal curatore Enrico Maria dal Pozzolo, fra i massimi esperti dell’artista e cocuratore delle due rassegne citate, presenti l’assessore alla cultura della Regione Marche Moreno Pieroni e i rappresentanti dell’Ermitage e della National Gallery, è qualche cosa di diverso.
Il percorso espositivo della mostra di Macerata diviso in otto sezioni, prende in considerazione non solo le opere create per il territorio e poi disperse nel mondo, ma anche quelle che hanno avuto forti legami con le Marche. Distribuite in otto sezioni i dipinti ripercorrono la vicenda biografica dell’artista dalla natia (forse) Venezia alla pace di Loreto. Si passa dal recupero della storia marchigiana, con testimonianze e protagonisti della fase iniziale, alla presentazione dei luoghi che l’accolsero, ai primi soggiorni a Recanati (1495-1508), la trasferta romana e il ritorno di nuovo a Recanati, a Jesi. C’è poi l’intermezzo di Bergamo e Venezia, quindi il lungo peregrinare nei centri minori della regione e ancora Venezia e poi Treviso fino all’ultimo rientro ad Ancona e Loreto.
Nel restaurato Palazzo Buonaccorsi si potranno vedere le opere che vengono da collezioni nazionali e internazionali, dal Quirinale, al Poldi Pezzoli, al Prado, al British, al Louvre, all’Ermitage. Come “Cristo conduce gli apostoli al Monte Tabor”, bellissima predella della “Pala di Recanati” prestata da San Pietroburgo, il “Ritratto di Giovanni Maria Pizoni” Collezione Koelliker, la “Natività” dalla Pinacoteca di Siena, uno dei primi notturni dell’arte italiana, la “Madonna” del Museo Correr messa a confronto con la “Madonna con il bambino” di Crivelli del Museo di Macerata e la “Madonna” prestata dal Museo Correr di Venezia. E dipinti poco noti, o visti raramente. E’ il caso di “San Cristoforo” e “San Sebastiano”, due pannelli di un politico disperso realizzato per la chiesa di un piccolo centro vicino a Jesi che vengono da Berlino. Viene dagli Uffizi ed è esposta al pubblico per la prima volta, dopo un eccezionale restauro, una “Sacra Conversazione”, firmata e datata 1534, anno in cui il pittore si trovava nelle Marche, forse il suo primo documento di attività pittorica. O mai esposte in precedenti eventi come una “Venere adornata dalle Grazie”, di collezione privata, pubblicata da Pietro Zampetti nel 1957 e rimasta all’oscuro per settant’anni, una delle novità della mostra. E’ una “scoperta” anche il “San Girolamo nello studio”, acquistato alla fine degli anni Settanta per i Musei Civici di Bassano del Grappa, al centro di polemiche e animate discussioni circa la paternità dell’artista, relegato nei depositi e dimenticato. Che ora recuperato e sottoposto ad analisi scientifiche viene restituito al suo autore. Una riprova dell’impostazione di ricerca e studio data alla rassegna dal professor Dal Pozzolo. Del resto il pittore, ricorda il curatore, ha avuto una produzione sterminata, realizzava settanta – ottanta opere l’anno, quindi non è impossibile che ce ne siano altre da scoprire.
A Macerata, facendo eccezione alla regola (c’è il motivo), è esposto anche il grande affresco staccato e montato su tela di “San Vincenzo Ferrer in Gloria” – l’unico ad oggi conosciuto nelle Marche – non visibile da tempo a causa del terremoto che ha reso inagibile la chiesa di San Domenico a Recanati in cui si trovava. E come provocazione, per sollecitare chi potrebbe aiutare a svelare il mistero, ultima opera in mostra, viene esposta la cornice vuota della famosa “Madonna di Osimo” dipinta da Lotto intorno agli anni trenta del Cinquecento, rubata dalla chiesa dei minori osservanti nel 1911 e mai ritrovata. Lo stesso anno del furto della Gioconda che ebbe sorte più benigna.
Ma la vera novità (non del tutto in quanto già proposto una decina di anni fa), è rappresentata dall’invito a scoprire le Marche sulle orme di Lotto. In otto centri grandi e piccoli delle Marche, Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino si possono ammirare i capolavori di cui si vanta la regione che non ha uguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista. In queste località si conservano, infatti, ben 25 capolavori di Lotto (il 15% della produzione conosciuta del maestro), alcuni come la strepitosa “Crocifissione” di Monte San Giusto in una chiesa piccolissima, altri nei musei civici. Un museo diffuso unico al mondo, il “Museo Lotto”. L’invito è dunque a percorrere le strade delle Marche facendosi guidare da Lotto che ha peregrinato a lungo nella regione per trovare infine asilo sicuro come oblato nella Santa Casa di Loreto dove è terminata la sua vicenda umana.
Due chiavi di lettura, artistica e turistica in senso alto, strettamente connesse, come risposta “politica” alle difficoltà seguite agli eventi disastrosi dell’ultimo sisma. La cultura come volano della rinascita. Non è un caso che sia Macerata la sede dell’esposizione principale che propone venti dipinti e cinque disegni autografi di Lotto a cui si aggiungono alcune straordinarie opere grafiche di grandi artisti da cui trasse ispirazione, Dürer e Mantegna e preziosi manoscritti, volumi, globi di Mercatore e antiche mappe che aiutano a comprendere il periodo storico interessato.
Il giro per le Marche potrebbe cominciare da Ancona che conserva nella Pinacoteca Civica la “Sacra Conversazione”, detta anche “Pala dell’Alabarda”, commissionata nel 1538 per la chiesa di Sant’Agostino da un parente di quel Protonotario Apostolico Giovanni M. Pizoni di cui Lotto nello stesso anno esegue il magnifico ritratto, ora in mostra. E proseguire per Recanati che possiede il capolavoro forse più noto dell’artista, quell’”Annunciazione”, posta in origine nell’oratorio di San Giorgio come pala d’altare della Confraternita di Santa Maria dei Mercanti. Una composizione originalissima con il Padre Eterno che fa irruzione dalla loggia del giardino, un angelo con i capelli biondi al vento, la vergine turbata che guarda davanti a sé mentre il gatto scappa impaurito. Nella Pinacoteca Civica di Jesi, ma l’opera era destinata alla cappella della Confraternita di Santa Lucia nella chiesa di San Floriano, si può ammirare un altro dipinto splendido e seguire un’altra storia, quella di Santa Lucia che, rifiutandosi di adorare gli idoli pagani, viene condannata dal console romano Pascasio a essere trascinata in un bordello. Ma nonostante gli sforzi dei tre ruffiani vestiti in abiti cinquecenteschi, è impossibile portarla via. Mentre un bambino si divincola, trattenuto da una tata di colore. Firmata e datata 1532, ma commissionata una decina d’anni prima, è coeva a un altro capolavoro, l’affresco dell’oratorio quattrocentesco di Trescore Balneario annesso alla villa di famiglia di Battista Suardi.
“Il capolavoro di Lotto, l’opera sia più ambiziosa come concezione che più drammatica e vigorosa nella resa”, così la definisce Berenson è la “Crocifissione” di Monte San Giusto commissionata per l’altare maggiore di Santa Maria in Telusiano dal legato apostolico Niccolò Bonafede rappresentato nel dipinto. Tra i più sconvolgenti con quel cielo livido, quella massa agitata di persone e i colori sgargianti delle vesti. Di tutt’altro genere la pala d’altare della “Madonna con il Bambino e santi” detta “Madonna del Rosario”, dipinta su incarico della confraternita del Rosario, per la chiesa di San Domenico ora nella Pinacoteca Civica di Cingoli. E’ un’opera complessa antica e incredibilmente moderna con quei quindici tondi che raccontano come in un fumetto i Misteri del Rosario.

Info:
Macerata: Palazzo Bonaccorsi e Musei Civici – Centri lotteschi: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Urbino. Dal 19 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019. Informazioni: www.mostralottomarche.it

Fonte: www.quaeditoria.it, 8 ott 2018

PORDENONE. Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924.

Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, decoratore, scenografo, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso, è protagonista alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone con la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924”.
L’esposizione è realizzata dal Comune di Pordenone e dall’ERPaC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi.
Curata da Fabio Benzi, autore di molti importanti contributi sull’artista e che si è occupato anche della grande e significativa mostra su Sironi tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993, l’esposizione propone una accurata selezione di dipinti, disegni e illustrazioni.

Info:
Galleria Harry Bertoia, fino al 19 dicembre 2018
+39 0434 392935 / 392960 – museo.arte@comune.pordenone.it
Orari: da martedì a venerdì: dalle 15 alle 19
sabato e domenica dalle 10 alle 13 ?e dalle 15 alle 19.
Chiuso il 1° Novembre
Percorsi assistiti alla mostra: Associazione Amici di Parco – amiciparco.pn@gmail.com
Attività didattiche per le scuole: Studio associato Eupolis – prenotazioni tel. 349 6713580 (dal lunedì al venerdì 9.30-12.30) – info@eupolis.info

VENEZIA. Tintoretto.

L’esposizione rientra nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Jacopo Robusti festeggiato a Venezia con eventi espositivi imperdibili, itinerari in Città e nelle chiese, originali iniziative espositive, editoriali e convegnistiche, in uno spirito corale e di rete propugnato e sostenuto dal Comune di Venezia.
Nel luogo che maggiormente testimonia il successo e il predominio raggiunti da Jacopo sulla scena artistica veneziana del XVI secolo – Palazzo Ducale -, che pure annoverava giganti e concorrenti come Tiziano e Veronese, Tintoretto torna protagonista di un grande progetto espositivo, voluto fortemente dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, promosso congiuntamente con la National Gallery of Art di Washington, con la collaborazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il contributo di Save Venice Inc. e il sostegno di Louis Vuitton.
A curare la mostra di Palazzo Ducale così come quella di Washington (dove verrà ospitata nel 2019), sono gli studiosi americani, grandi conoscitori di Tintoretto, Robert Echols e Frederick Ilchman, che da anni hanno concentrato le loro ricerche sulla definizione del catalogo complessivo dell’opera di Jacopo. A loro fianco, in questa occasione, un prestigioso comitato consultivo internazionale e numerosi esperti dell’arte rinascimentale veneziana.
L’esposizione presenta 50 dipinti e 20 disegni autografi di Tintoretto, prestati dai grandi musei internazionali, unitamente ai famosi cicli realizzati per il palazzo dogale tra il 1564 e il 1592 – visibili nell’originaria collocazione – permettendo dunque di riscoprire pienamente la pittura visionaria, audace e per nulla convenzionale di Jacopo Robusti.
Straordinario narratore, abile regista di azioni dipinte, colorista sofisticato Tintoretto si rivela un affascinante interprete in tutti i diversi generi affrontati, da quelli religiosi, ai grandi dipinti di storia, dalla ritrattistica ai temi profani e mitologici, di cui la mostra propone illuminanti esempi grazie ai prestiti da importanti musei di tutto il mondo e da alcune prestigiose collezioni private: dai musei di Londra – come la National Gallery da cui arriva anche L’origine della Via Lattea (1575), la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum, la Courtauld Gallery – ma anche da Parigi, Gent, Lione, Dresda, Otterlo, Praga, Rotterdam.
Dal Prado di Madrid giungono a Venezia cinque opere straordinarie, incluse Giuseppe e la moglie di Putifarre (1555 circa), Giuditta e Oloferne (1552-1555) e Il ratto di Elena (1578) di oltre tre metri di lunghezza, realizzato per la corte dei Gonzaga, di cui ora si apprezza l’estrema qualità. Susanna e i vecchioni del 1577, tra i più celebri capolavori di Jacopo, giunge dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e, grazie agli Staatliche Museen di Berlino, si può ammirare la nobiltà dello sguardo del Ritratto di Giovanni Mocenigo (1580) che, inserito in una ricca galleria di ritratti, ci rivela come Tintoretto, a dispetto di quanto la critica riteneva un tempo, fosse anche abile interprete della psicologia umana. Oltre a ciò importanti opere giungono dall’America: da Chicago a New York, da Philadelphia a Washington. Emblematici e rivelatori sono i due autoritratti con cui si apre e si chiude il percorso espositivo, eseguiti uno all’inizio e uno alla fine della carriera di Jacopo e prestati rispettivamente dal Philadelphia Museum of Art e dal Musée du Louvre.
Alla mostra è abbinato un ricco catalogo edito da Marsilio, (Venezia, 2018), con saggi di Stefania Mason, Roland Krischel, Susannah Rutherglen, Mattia Biffis, Peter Humfrey, Lorenzo Buonanno, Michiaki Koshikawa, Miguel Falomir, Maria Agnese Chiari Moretto e Giorgio Tagliaferro.

Info:
Palazzo Ducale – San Marco 1 – 30124 Venezia, fino al 6 gennaio 2019
Tel. +39 041 2715911 – palazzoducale.visitmuve.it

MURANO (Ve). MARIO BELLINI A MURANO. L’architettura del vetro, il vetro dell’architettura.

Museo del Vetro – Spazio ex Conterie, dal 9 settembre 2018 al 3 marzo 2019
Evento di apertura del festival internazionale ‘The Venice Glass Week’
L’opera in vetro di Mario Bellini – figura di assoluto rilievo internazionale nell’ambito del design e dell’architettura – è al centro di un importante approfondimento che la Fondazione Musei Civici di Venezia propone al Museo del Vetro di Murano, negli spazi delle ex Conterie, dal 9 settembre 2018 al 3 marzo 2019.
La mostra rappresenta l’evento inaugurale della seconda edizione di ‘The Venice Glass Week’, il festival internazionale dedicato all’arte vetraria organizzato da Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Cini/LE STANZE DEL VETRO, Istituto Veneto e Consorzio Promovetro Murano, in programma dal 9 al 16 settembre.
A Mario Bellini, celebre architetto e designer milanese, si devono alcuni dei più interessanti edifici contemporanei e la creazione di molti arredi e oggetti per il nostro abitare quotidiano oltre a prodotti e macchine d’uso comune (uno su tutti il primo personal computer della storia, per Olivetti) che hanno portato nelle case del mondo novità e bellezza.
A lui la Fondazione Musei Civici di Venezia dedica una grande retrospettiva, forse la prima mostra espressamente focalizzata al suo “ricercar nel vetro”, che presenta quasi al completo i suoi progetti vetrari proseguendo in quella linea che vede l’istituzione culturale veneziana impegnata ad affrontare ogni anno un tema monografico dove il vetro ispira e incontra una creatività artistica poliedrica. Un percorso che, dal 2015, anno del grande intervento di rimodernamento e ampliamento del museo muranese, ad oggi, ha visto focalizzare e celebrare alcuni grandi protagonisti in questo campo: da Luciano Vistosi a Silvia Levenson, da Markku Piri a Rosslynd Piggott, da Dino Martens a Gaetano Pesce, passando naturalmente per le eccellenze del vetro contemporaneo muranese.
Colore, forma, luce
Nell’opera di Mario Bellini questi tre elementi s’intrecciano e dialogano, senza mai contrastarsi, ma sviluppando, al contrario, soluzioni interpretative dagli esiti sorprendenti. E ciò in tutte le scale della progettazione: design, allestimenti, architettura.
La mostra Mario Bellini a Murano. L’architettura del vetro. Il vetro dell’architettura, mette accanto sia vasi quali “Sogni infranti” o “Chimera” (per Venini), sia tavoli d’arredo quali (“Hypertable” e “Plissè”), sia innovative soluzioni di climabox per capolavori dell’arte (Il Polittico Stefaneschi di Giotto) e insoliti usi del vetro in grande scala (pareti e copertura del Dipartimento delle arti islamica al Louvre di Parigi).
Scrive l’Architetto: “Il vetro per me è trasparenza, leggerezza, magia. Non solo nel design dove è esplosione di luce e colore, ma soprattutto in architettura quando delimita e protegge, senza privarci, però, del cielo, degli orizzonti e del teatro
urbano”.
I vasi “Sogni infranti”
“Il mio primo incontro con il vetro di Murano è stato un colpo di fulmine. Dopo un’ora trascorsa tra i maestri soffiatori, una volta capite le regole del gioco, mi faccio portare gli scarti – pezzi rotti e macerie delle lavorazioni mal riuscite – conservati a mucchi e divisi per colore. E, come un bambino davanti a una scatola di matite colorate, improvviso un gioco alla rovescia: uso quelle macerie policrome e poliformi come frutti, fiori e pietre preziose per arricchire e creare vasi, piatti e alzate come non si era mai fatto prima. Nascono così i Sogni Infranti, una provocazione, in un mondo un po’ ingessato nella sua splendida e millenaria tradizione”.

Allegato Catalogo della mostra: Bellini Catalogo

Info:
Museo del Vetro, Fondamenta Giustinian 8 – 30141 Murano
Uffici +39 041 739586 – Biglietteria +39 041 2434914 – museovetro.visitmuve.it