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VENEZIA. In mostra la “Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso” di Lorenzo Lotto.

Ritorna a Venezia la Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso, capolavoro realizzato tra il 1526 e il 1528 da Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/57) e fino al 17 gennaio 2021 esposto alle Gallerie dell’Accademia. Il dipinto proviene dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, e il suo arrivo in Laguna rientra in Un capolavoro per Venezia, progetto ideato dalle Gallerie dell’Accademia in collaborazione con Intesa Sanpaolo che periodicamente vedrà esposte, all’interno del museo, opere del Rinascimento veneto provenienti dalle principali istituzioni museali internazionali.
Nato e formatosi a Venezia, Lotto è tra i principali esponenti della pittura veneziana della prima metà del Cinquecento, sebbene la sua fortuna critica abbia avuto non poche “turbolenze”: durante gli anni della sua attività, a dominare il panorama pittorico veneto era Tiziano. Fu probabilmente per questo motivo che Lotto viaggiò per tutta l’Italia, toccando Treviso (dove dipinse il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi), le Marche, Roma (qui, nel 1509, realizzò la tavola con San Girolamo Penitente conservata a Castel Sant’Angelo), le Marche, Bergamo (con la Pala Martinengo, Susanna e i vecchioni, la Pala di San Bernardino, la Pala di Santo Spirito e le importanti commissioni per l’Oratorio Suardi e le tarsie del coro di Santa Maria Maggiore). Lotto farà ritorno a Venezia intorno al 1527, e qui resterà per vent’anni prima di ritirarsi a Loreto nel 1552. Risale ai primi anni della sua permanenza in Laguna la Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso, opera che si differenzia rispetto alle rappresentazioni dello stesso soggetto per la maggiore flessibilità e naturalezza con cui i santi circondano la Madonna e il Bambino.
L’esposizione della Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso è il capitolo iniziale di Un capolavoro per Venezia, progetto con cui le Gallerie dell’Accademia intendono recuperare le relazioni internazionali in una città colpita dalle calamità dell’acqua alta del 12 novembre 2019 e della pandemia.
Nei mesi successivi giungeranno al museo veneziano opere da altri importanti musei internazionali, tra cui l’Ermitage di San Pietroburgo.
“Le opere d’arte sono un ponte che può favorire la conoscenza e agevolare il dialogo”, spiega il Direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia Giulio Manieri Elia. I capolavori selezionati potranno, infatti, dialogare con il patrimonio del museo e favorire la riapertura di rapporti con il contesto internazionale in un momento così delicato. I dipinti si ricollegano precisamente alla tradizione pittorica rinascimentale veneta e s’inseriscono perfettamente all’interno del contesto museale delle Gallerie, intessendo una trama di dialoghi, rimandi e confronti con le opere della collezione permanente e la città lagunare”.

Autore: Desirèe Maida

Fonte: artribune.com, 15 ott 2020

ROVIGO. Il mondo a testa in giù di Marc Chagall – Anche la mia Russia mi amerà.

Si chiamava Moishe Segal e se questo nome vi dice poco la cosa è abbastanza normale: era nato in una famiglia ebrea nella Russia antisemita di fine Ottocento e per lui il padre aveva previsto un pacifico futuro da negoziante d’aringhe. Ma divenne pittore, e, come se non bastasse, in un Paese in cui la figurazione era bandita e i cambiamenti arrivavano con decenni di ritardo rispetto al resto d’Europa. Ora, se invece del suo nome ebraico lo chiamassimo Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 1985), tutti lo riconoscerebbero: nemmeno il Novecento dalle mani insanguinate è riuscito a cancellare i sogni e le speranze di questo grandissimo pittore visionario in esilio dalla sua Russia. In valigia ha portato con sé una giostra di visioni e personaggi in cui la realtà si (con)fonde con un repertorio immaginifico rubato alle favole e alle vignette popolari, rischiarate dall’aura sacra delle icone ortodosse.
chagall 2Questo turbinio d’immagini fiabesche spalanca i portoni di Palazzo Roverella a Rovigo per rapire il visitatore in un carosello di sogni: le due sezioni della mostra indagano lo stile pittorico di Chagall prima e dopo l’esilio, dal realismo degli inizi alla trasfigurazione della patria lontana alla luce della memoria. Le oltre cento opere selezionate dalla curatrice Claudia Zevi sono il passaporto dell’anima di Marc Chagall, prestiti d’eccezione dagli stessi eredi dell’artista, da storiche collezioni private e grandi eccellenze museali, come la Galleria Tret’jakov di Mosca, il Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, il Pompidou di Parigi, la Thyssen Bornemisza di Madrid e il Kunstmuseum di Zurigo. “Anche la mia Russia mi amerà”, profetizzava Chagall nella sua autobiografia: scriveva queste parole all’inizio dell’esilio dalla Russia che lo avrebbe adorato, aveva trentaquattro anni e ancora non sapeva che la vita gliene avrebbe regalati 97 da vivere.
Paesini di campagna senza tempo, incantati in un Medioevo di cristallo: è lì che Chagall farà sempre ritorno, con il corpo e con l’anima, in quella minuscola Vitebsk che ai suoi occhi era grande come un firmamento, decadente e improduttiva ai confini tra Russia e Lettonia. A un’umanità assetata di stabilità e certezze Chagall offre un mondo da guardare a testa in giù, dalla prospettiva dei folli: il suo universo brulica di animali volanti, asini, capre, mucche, pesci; s’incontrano acrobati, violinisti strampalati e sirene, saltimbanchi, pendole, violini, oggetti di ogni tipo che dai ricordi dell’infanzia migrano sulla tela per distillare temi e domande universali come la fede, l’amore, la morte e la salvezza.
Chagall è il cantastorie che fin da bambino ama guardare la città dall’alto dei tetti: i suoi ricordi affiorano sulla tela, presenze che abitano la sua anima comparendo laddove l’osservatore non se li aspetta, ma il sognatore sì: ecco che al rintocco della pendola di famiglia tutto prende vita e si ritrova a fluttuare sopra le isbe, le abitazioni russe di campagna; al canto del gallo sbocciano fiori e visioni, si risvegliano strade senza case e abitanti che camminano in aria, come la sua Bella, l’adorata moglie che lui tiene per mano per non farla fuggire come un aquilone al vento.
Che fosse uno squattrinato artista in cerca di fortuna, un esule dall’Unione Sovietica, il commissario per le Belle Arti di Vitebsk o un maestro stimato invitato al MoMA, Chagall ha annullato il tempo per parlare alle generazioni future: a loro ha raccontato il destino dell’uomo con l’esperanto delle emozioni e degli affetti, anima nomade che è riuscita a scovare l’ultimo residuo di bellezza tra gli orrori di un Novecento funambolo tra morte e redenzione.
Il suo blu appartiene ai sogni e agli innamorati che si librano fino a sovrastare la città e ogni sofferenza; il suo blu è il colore dell’attesa di Dio, dell’amore, di se stessi. L’attesa da una finestra alla sera, quando si sta con il gomito sul davanzale, il mento appoggiato su una mano e le risposte alle domande sulla vita portate via dal suono di un violino lontano.

Info:
dal 18/09/2020 al 17/01/2021
PINACOTECA DELL’ACCADEMIA DEI CONCORDI – PALAZZO ROVERELLA
Via Giuseppe Laurenti 8/10 – Rovigo

Autore: Serena Tacchini

Fonte: artribune.com, 18 ott 2020

ABANO TERME (Pd). 6/900 DA MAGNASCO A FONTANA. Dialogo tra collezioni.

Moretto da Brescia a fianco di de Chirico, Baschenis con Severini, Soffici, Melotti, Guttuso, Parmiggiani o Dorazio. Magnasco e de Pisis, Morlotti, Fontana….
“6/900 Da Magnasco a Fontana. Dialogo tra Collezioni”, promossa dal Comune di Abano Terme nel Museo di Villa Bassi Rathgeb (dal 17 ottobre 2020 al 5 aprile 2021), offre spunti, stimoli, emozioni infinite. Cui concorre anche il ?contenitore?, ovvero la Villa, con i suoi affreschi, stucchi, arredi.
Virginia Baradel ha scelto di entrare con il passo dell’amatore nelle collezioni Rossi Rathgeb e Merlini. La prima, formata da tre generazioni di notabili bergamaschi, Alberto Rathgeb, Giuseppe Bassi Rathgeb e Roberto Bassi Rathgeb, venne donata da quest?ultimo al Comune aponense celebre per le cure termali, cui era legato da lunga e prediletta consuetudine. Una collezione eclettica con opere riconducibili alla vocazione familiare rivolta al ?600-?800 lombardo e bergamasco in particolare, che annovera inoltre sculture e reperti archeologici, argenti, i mobili e arredi.
Assai nota e celebrata è la collezione di arte contemporanea di Giuseppe Merlini formata da una galleria così ampia e cospicua di pezzi, da prestarsi a instaurare dialoghi e corrispondenze inedite con opere e luoghi di altre epoche.
Pur nell?evidente diversità, le due collezioni tuttavia sono state formate entrambe con opere dettate dal gusto personale del collezionista e dai rapporti di stima e, spesso, di amicizia intrattenuti con gli artisti. Le due collezioni presentano il medesimo profilo di pregio artistico orientato esclusivamente dalla soggettività che nel caso di Roberto Bassi Rathgeb si estende anche a un approccio di studio e di riscoperta dei maestri vedutisti lombardi del ‘700.
“Avendo come pregevole ed esigente interlocutore una villa d?impianto cinquecentesco, rimaneggiata e decorata in più epoche, con nobili spazi e notevoli affreschi, ho pensato di comporre -afferma la curatrice- un percorso intrecciato con le opere appartenenti alle due collezioni che consenta un viaggio nell?arte contemporanea italiana.”
Gli affreschi delle varie sale (databili dal ‘600 all’800) offrono delle narrazioni così cariche di suggestioni, sia dal punto di vita tematico che pittorico, da porsi quale schermo privilegiato per incursioni di un contemporaneo che, nella diversità, esalta ulteriormente le qualità di entrambe.
Il percorso si snoda attraverso tre sezioni che prendono spunto da tre generi, Ritratto, Natura morta e Paesaggio, che sono presenti nella collezione aponense.
Il Ritratto ci introduce al tema della figura, del soggetto particolare, esteso nell?arte contemporanea alla figura tout court, che subisce profondi mutamenti diventando oggetto delle sperimentazioni più ardite. Il ritratto della sorella di Cesare Tallone troverà stridente ma emozionante controcanto nella scomposizione di Donna e luna di Renato Birolli del 1947 e ne La moglie di Picasso di Enrico Baj del 1964: due busti femminili lacerati e incalzati da un segno potente che, minandone la compostezza ne carica la potenza espressiva e la arricchisce d?indizi concettuali. Nondimeno la modella in Lo studio di Achille Funi del 1942 mostra come l’eco del “Ritorno all’ordine” avesse ricomposto, con ben altra condotta di pittura, l’assunto della classicità. Il sublime incanto di Modigliani, nell?elaborato disegno in collezione Merlini, racconta altresì l?altro capo della classicità: il fascino del purismo linearistico della scultura primitiva.
Il ritratto maschile trova nell’imprinting cinquecentesco del Moretto una plastica identità sociale, una fierezza di timbro e prestanza che eleva la fedeltà ritrattistica a canone di affermazione sulla ribalta dl mondo, requisiti che nel Novecento precipiteranno nella coscienza dell?uomo “senza qualità”, come i piccoli uomini sperduti in una Piazza d’Italia di De Chirico, o nel relitto figurativo vagamente clownesco nelle composizioni di Sironi del dopoguerra, o nell’uomo baconaiano di Ferroni.
La Natura morta ci consente di entrare nel merito dei valori compositivi della pittura e dunque, partendo dalla natura morta di strumenti musicali del Baschenis della collezione di Villa Bassi, si snoda un percorso che vede in scena Soffici, Severini, Tozzi, Melotti, Guttuso, via via sino a Magnelli, Pirandello, Dorazio, Romiti, Parmiggiani; si passa dunque dal vigore sintetico di ascendenza cubista di Severini all?esuberanza coloristica di Guttuso, via via sino all?ossatura spaziale astratta che procede per linee geometriche e partiture cromatiche piatte.
Ma è nel Paesaggio che la metamorfosi tra Natura e Pittura, che Arcangeli definì come propria dell’Informale del suo “Ultimo naturalismo“, si compie sino in fondo. Partendo da una serie di paesaggi della collezione del Museo aponense dal ‘600-‘800, primi fra tutti quelli di Magnasco e Marini, Porta, Ronzoni, Fidanza, si svolge un nastro di progressiva e affascinante destrutturazione e mutazione delle forme da un lato nelle “viscere” della pasta cromatica, dall?altro nell?ordito della composizione che tende a raggelarsi in versione stratta.
Dunque lo sguardo trascorrerà da Tosi e de Pisis sino a Morlotti e Mandelli da un lato, Rho e Radice dall’altro sino alle suggestioni eteree di Valentino Vago e Claudio Olivieri e allo spazio senza più traccia di pittura che affida alla pura fisicità della tela l?iniziativa della forma come in Fontana, Bonalumi, Castellani.
Un angolo di silente sacralità è affidato alle piccole sculture di Wildt e Fontana, che si accompagnano alla malinconia della Testa in terracotta di Casorati del 1919.

Info:
Museo Villa Bassi Abano Terme | www.museovillabassiabano.it
dal 17 ottobre 2020 al 5 aprile 2021

Ottone Rosai. Riscoperte e un nuovo riconoscimento nella mostra di Montevarchi (AR).

Le ricerche in preparazione della mostra su Ottone Rosai a Montevarchi (AR), dedicata ai capolavori realizzati fra le due guerre, curata da Giovanni Faccenda, offrono continuamente risultati inediti e nuovi motivi di interesse. Fra questi il ritrovamento e la corretta identificazione di un straordinario dipinto del 1932 “Baroncelli” (anch’esso, come altri in mostra, già presente nella storica rassegna di Palazzo Ferroni del medesimo anno) a lungo e in varie pubblicazioni presentato erroneamente come “Paesaggio”, ignorando, dunque, la fondamentale indicazione autografa al verso del quadro, a carboncino, dello stesso Rosai.
La mostra nasce proprio dalla volontà di superare una lettura talvolta superficiale e antiquata dell’opera di uno dei maggiori artisti italiani del Novecento, apprezzato da Francis Bacon che nel 1962, durante un’intervista televisiva, lo indica come l’artista che aveva maggiormente attirato il suo interesse: «Non esito a fare il nome di Ottone Rosai, uno fra i più grandi pittori di questo secolo: soprattutto gli autoritratti e i nudi che egli ha dipinto, gli uni all’’inizio, gli altri alla fine degli anni Quaranta, hanno generato in me profonde riflessioni e non pochi trasalimenti». In epoca più recente Georg Baselitz ne è ammiratore e ha acquistato opere dell’autore toscano a dimostrazione di quanto la pittura di Rosai sia espressione di una voce contemporanea.
Nel prezioso catalogo che accompagna la mostra, il professor Faccenda documenta, con una scheda esauriente, ogni particolare relativo all’ eccezionale ritrovamento de “Baroncelli”, aggiungendovi anche un disegno preparatorio che smentisce la tesi del lavoro “en plein air” fino ad oggi conosciuta.
Nello stesso catalogo, inoltre, verranno pubblicate alcune bellissime foto professionali a colori di un Rosai in abiti borghesi così come non si era mai visto: sorridente anziché assorto e cupo, disponibile a lasciarsi catturare (persino mentre passeggia nella “sua” via San Leonardo!) dall’obbiettivo di un fotografo evidentemente amico.
Tra le molte altre sorprese che incessantemente si aggiungono a questo evento, che verrà inaugurato il 25 ottobre 2020, anche una “chicca” per appassionati, cultori e amanti dell’arte e della letteratura di Rosai: il “miracoloso” ritrovamento di un vinile nel quale Rosai, con la sua voce calda e coinvolgente, legge due brani della sua celebre raccolta di racconti “Via Toscanella”.
E le sorprese, come altro, potrebbero non essere finite qui.

La mostra in breve: organizzata dal Comune di Montevarchi, riunirà, nella storica sede di Palazzo del Podestà, cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell’’artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre.
Ottone Rosai (Firenze 1895 – Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano.

Info:
Dal 25 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021.
Apertura della mostra: dal giovedì alla domenica; giovedì e venerdì ore 15 – 19; sabato, domenica e festivi ore 10 – 20
www.comune.montevarchi.ar.it tel. 055-91081
ufficio.cultura@comune.montevarchi.ar.it – tel. 055.9108230

NOTO (Sr). Io, Renato Guttuso, a cura di Giuliana Fiori.

Museo Civico di Noto – Ex Convento di Santa Chiara, Corso Vittorio Emanuele 147 – Noto (SR) – fino al 11 ottobre 2020
Fino a ottobre sarà possibile visitare la mostra Io, Renato Guttuso a cura di Giuliana Fiori. Si tratta del primo evento espositivo organizzato da Sikarte, associazione culturale siciliana che si propone come punto d’unione tra location d’eccezione e artisti storicizzati e contemporanei su scala nazionale cercando di rendere più fruibili al pubblico i luoghi unici del territorio isolano anche attraverso l’ideazione di mostre d’arte.
«Sikarte – spiega la presidente dell’associazione culturale siciliana, Graziana Papale – vuole rendere il mondo dell’arte accessibile a tutti, coinvolgendo il pubblico a trecentosessanta gradi attraverso l’organizzazione di eventi e attività culturali. La mostra Io, Renato Guttuso intende celebrare il grande artista siciliano svelando le sue passioni e il suo animo, senza tralasciare il suo impegno politico e artistico».
IO, RENATO GUTTUSO_ALLESTIMENTO NOTO_3Nasce così, Io, Renato Guttuso, un’iniziativa che s’inserisce all’interno del Settore VIII – Programmazione Turistica e Cultura, dell’Assessorato al Turismo e allo Spettacolo e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Noto, nell’ambito della “tematica artistica” scelta per l’anno 2020 “La Sicilia, i Siciliani e la sicilitudine”.
«La mostra dedicata al maestro Renato Guttuso – dichiara il Sindaco di Noto, Corrado Bonfanti – s’incastra nel progetto di Noto Città d’Arte proprio nell’anno in cui il tema scelto è proprio l’arte siciliana. Un’arte che è stata capace di mostrare l’essenza di una Sicilia viva e profonda, che ha una sua propria identità da raccontare e far conoscere. Ecco perché riteniamo che una mostra così, curata nei dettagli e negli allestimenti, sia un altro tassello importante dell’offerta artistico-culturale della nostra Noto, città dove l’arte è di casa».
Intento dichiarato della mostra è scandagliare l’animo forte e poliedrico di Renato Guttuso, il suo Io più profondo e intimo. Sarà, infatti, realizzato un racconto visivo attraverso un’accurata selezione di opere – oli e disegni – che sveleranno il Guttuso uomo, artista, intellettuale, politico e scenografo. Ogni lavoro esposto mostrerà un lato pubblico o privato della sua vita. Dalla sua nostalgia per la Sicilia (paesaggi isolani) al suo trasferimento a Roma (i suoi “tetti”); dai suoi affetti/amori (i ritratti della moglie, di uomini politici con cui aveva rapporti personali oltre che professionali) all’eros (i nudi di modelle). E ancora, al suo impegno politico palesato nelle sue nature morte e nelle tele dal taglio storico in cui racconta le battaglie per l’uguaglianza sociale. Infine, la sua prolifica produzione di scenografie per il teatro, e la cospicua collezione di bozzetti dei costumi di scena, risalente al decennio che va dagli anni ’60 ai ’70.
«La mostra – spiega la curatrice, Giuliana Fiori – ha l’intento di svelare allo spettatore, attraverso trentaquattro opere, le passioni che hanno mosso l’animo di Renato Guttuso. Io, Renato Guttuso non è solo un’esposizione dal forte impatto visivo ma anche documentaristico, che consente di conoscere Guttuso come uomo, artista, scenografo, intellettuale e politico. Al contempo, la mostra si propone anche come un “mezzo” per raccontare Renato Guttuso nella sua intima quotidianità di cui si ripercorre l’iter emotivo, intenso e passionale che trasfuse a piene mani nella sua avventura creativa. Una duplice chiave di lettura delle sue opere dalle quali traspare sempre una densa vitalità e una libera (e spesso trasgressiva) partecipazione a tutto tondo alla realtà del suo tempo».
La location è parte integrante della mostra. Entrando al Museo Civico di Noto – Ex Convento di Santa Chiara, il visitatore si ritrova ad ammirare insieme ai reperti antichi custoditi del museo, le opere di Renato Guttuso. Circondati dagli antichi resti, si potrà “camminare” dentro la vita del grande artista siciliano ammirando i suoi dipinti, sopra passerelle che rendono possibile l’unione tra passato e presente, attraverso un percorso culturale unico, concepito come un’esperienza formativa a 360 gradi. Parte dell’allestimento, dalla biglietteria ai pannelli espositivi è ecosostenibile. L’organizzazione, molto attenta alla questione ambientale, ha affidato la progettazione di questi spazi e supporti a un partner tecnico del settore, Archicart, – architettura di cartone – azienda siciliana, di Catania, che aderisce a un nuovo modo di concepire l’architettura contemporanea più sensibile all’impatto ambientale con l’ambizione di ridurre al minimo l’impronta di ogni lavorazione e che ha scelto per questo il cartone ondulato, un materiale completamente riciclabile, utilizzato in modo che ogni intervento risulti completamente reversibile.
Si ringraziano, infine, l’ARS (Assemblea Regionale Siciliana), la Land Rover di Sergio Tumino S.P.A., la Galleria d’arte De Bonis e Archicart e Home Art Decò, ossia, gli sponsors che hanno supportato tutte le fasi della mostra contribuendo alla sua realizzazione.

Info:
Visitabile tutti i giorni dal lunedì alla domenica.
Ingresso: biglietto intero: €. 10,00; biglietto ridotto: €. 7,00 utenti muniti della carta del turista: “Noto Card”
biglietto ridotto:€. 7,00 utenti over 65, gruppi di almeno 6 persone
biglietto ridotto: €. 7.00 utenti residenti, universitari, ragazzi sino ai 18 anni;
biglietto ridotto: €. 5.00 scuole
Categorie beneficiarie d’ingresso gratuito:
Giornalisti iscritti all’ ordine;
Guide turistiche regolarmente autorizzate all’esercizio della professione;
Membri dell’I.C.O.M. (lnternational Council of Museum);
Disabili e gli invalidi riconosciuti dalla legge ed i loro accompagnatori;
Insegnanti accompagnatori degli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado pubbliche o private, regolarmente prenotati ed autorizzati dal capo d’istituto.
Ospiti dell’Amministrazione comunale.
Personalità dello Stato e della politica in rappresentanza ufficiale.
SIKARTE – www.sikarte.it info@sikarte.it +39 334 199 9072

Elenco opere esposte: ELENCO OPERE IN MOSTRA PRESS