Archivi categoria: Mostre

ROMA. Raffaello (1520 – 1483).

Alle Scuderie del Quirinale fino al 2 giugno 2020

Le Scuderie del Quirinale riaprono virtualmente le porte della mostra “Raffaello.1520-1483” con video-racconti, approfondimenti e incursioni nel backstage che, attraverso i canali social, permetteranno di ammirare alcune tra le più belle opere esposte e presenteranno dettagli e curiosità sull’arte del pittore rinascimentale e sulla più grande rassegna mai tentata finora.

Fonte: www.scuderiequirinale.it

MONTEVARCHI (Ar). Ottone Rosai.

Ottone Rosai (Firenze 1895 – Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano.
Nel centenario (1920) della prima personale fiorentina di Rosai, che lo impose all’attenzione del mondo dell’arte, la città di Montevarchi, nell’aretino, ha deciso di proporre un’ampia e del tutto originale retrospettiva dedicata al maestro toscano.
A curarla è il professor Giovanni Faccenda, massimo esperto di Rosai e curatore del catalogo generale delle sue opere.
La mostra riunisce, nella storica sede di Palazzo del Podestà, cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell’artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre.
Le opere provengono tutte da collezioni private, e il pubblico potrà ammirare tele notissime ma anche – e questa è una delle peculiarità di questa mostra – opere del tutto inedite, emerse dalle ricerche che il prof. Faccenda continua a compiere nelle collezioni private e nelle case di chi, in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con Rosai o con i suoi galleristi ed eredi.
«Una delle maggiori peculiarità di questa esposizione pubblica – anticipa il professor Faccenda – deriva dalla riscoperta di una decina di capolavori assoluti di Rosai degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta privata romana, presenti alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2018), da me curato. Accanto ad essi, le eccellenze più note di un periodo – quello fra le due guerre (1918-1939) – che rappresenta l’aristocrazia della pittura e del disegno di Rosai.
Vi si aggiunga la volontà di superare una lettura esegetica ormai antiquata e limitata dell’opera di questo Maestro fra i maggiori del Novecento, sovente priva dei necessari riferimenti culturali che vi si debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione filosofica che tenga conto delle affinità con il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo cosmico di Leopardi.»
“Quando il Prof. Faccenda ci ha proposto di realizzare la mostra, e introdotto nella storia complessa e particolare di questo maestro dell’arte del ‘900 – spiega Silvia Chiassai Martini Sindaco di Montevarchi – siamo rimasti catturati dalla delicatezza e dalla grande espressione di umanità che emerge dalle sue opere. Abbiamo pensato che ospitare una esposizione dei suoi capolavori nel nostro Palazzo del Podestà, in un luogo tornato alla sua antica bellezza, fosse un’opportunità culturale che dovevamo cogliere e accettare per offrire ai visitatori una mostra unica”.

Info:
dal 25 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021
giovedì e venerdì ore 15 – 19
sabato, domenica e festivi ore 10 – 20
www.comune.montevarchi.ar.it tel. 055-91081
ufficio.cultura@comune.montevarchi.ar.it – tel. 055.9108230

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Pr). L’ultimo romantico. Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori.

Fino al 12 luglio 2020, la Fondazione Magnani-Rocca, col titolo “L’’ultimo romantico”, propone un ricchissimo omaggio espositivo al suo Fondatore, e lo fa nella dimora che Luigi Magnani trasformò in una casa-museo sontuosa e sorprendente, la ‘Villa dei Capolavori’ a Mamiano di Traversetolo, nel parmense. Uomo di cultura tra i grandi della sua epoca, Magnani può essere legittimamente assunto a testimone di ‘Parma Capitale Italiana della Cultura 2020’, sotto la cui egida la mostra si svolge.
Luigi Magnani (1906-1984), uno dei massimi collezionisti di opere d’arte al mondo, nella sua casa delle meraviglie realizzò un vero Pantheon dei grandi artisti di ogni epoca, un tempio che si andò animando lentamente con l’acquisizione di dipinti e arredi unici, dai Morandi e i fondi oro degli inizi, poi il Tiziano, il Goya, fino al Monet, ai Renoir e al Canova degli ultimi anni della sua vita, in un processo di identificazione spirituale con le opere che giungevano ad abitare la sua dimora presso Parma come la scena della sua vita intellettuale.
La mostra, con oltre cento magnifiche opere provenienti da celebri musei e prestigiose collezioni, intende raccontare nei saloni destinati alle mostre temporanee – in parallelo alla sua Raccolta d’arte permanente, allestita nei saloni storici della Villa – la figura di Luigi Magnani, che amava il dialogo tra la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le personalità che frequentò o alle quali si appassionò. Intellettuale di primo piano nella cultura italiana del Novecento, nonché frequentatore dei più esclusivi salotti del suo tempo, fu tra i fondatori di Italia Nostra. L’esposizione – a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera – presenta dipinti, ritratti, autoritratti e documenti autografi dei celeberrimi artisti, critici, musicisti, letterati, registi, aristocratici, capitani d’industria frequentati da Magnani, da Bernard Berenson a Margaret, sorella della regina d’Inghilterra, da Eugenio Montale allo stesso Giorgio Morandi; inoltre omaggi pittorici alla passione per la musica di Magnani, resi dai più grandi artisti italiani del Novecento, da Severini a de Chirico a Guttuso a Pistoletto; importanti strumenti musicali antichi; i segreti della Villa, svelati eccezionalmente al pubblico. Infine, il sogno di altri ‘capolavori assoluti’ inseguiti da Magnani ma non conquistati, che in occasione della mostra raggiungeranno la Villa dei Capolavori e verranno svelati; il primo grande sogno realizzato è il celeberrimo dipinto Il cavaliere in rosa di Giovan Battista Moroni, capolavoro cinquecentesco, gemma di Palazzo Moroni a Bergamo, che, dopo la Frick Collection di New York, viene ora esposto alla Fondazione Magnani-Rocca per la durata della mostra.
Quella che ora è chiamata ‘Villa dei Capolavori’ è tuttora abitata dallo spirito della bellezza, e mostra ancora purezza e forma sublimi, così come la volle Magnani, del quale rappresenta il compiuto autoritratto, come lo è per Peggy Guggenheim la collezione conservata a Venezia; nella Villa si è realizzato un ‘museo dell’anima’ in cui quadri dei grandi maestri del passato, degni dei più importanti musei del mondo, accanto ad arredi del primo Ottocento degni di una residenza napoleonica, raccontano di sé e della vita di chi li ha raccolti e custoditi, in dialettica con alcune delle opere simbolo della contemporaneità.
Attraverso le cose tornano a vivere gli incontri memorabili e le conversazioni finissime che lì ebbero luogo, quando insieme a Magnani, davanti a un piatto di fumanti anolini, Morandi e Arcangeli trovavano magicamente argomenti di condivisione poco tempo prima della clamorosa rottura fra il pittore e il critico, o quando Ungaretti, dopo una passeggiata nel parco, lasciava una poesia per l’amico Luigi, o ancora quando Guttuso festeggiava il Capodanno nella Villa omaggiando Magnani con la carnalità delle sue opere. L’élite culturale e aristocratica europea è passata per questi saloni, ha commentato un dipinto, ha ascoltato gli affascinanti racconti del padrone di casa, mentre le note di Mozart facevano da contrappunto ai capolavori dei celeberrimi maestri antichi e contemporanei, testimoni della grande storia d’Europa.
Un dipinto da solo varrebbe il viaggio alla Villa di Luigi Magnani: è il grande quadro di Francisco Goya La famiglia dell’infante don Luis (1783-1784), forse il ritratto di corte più rivoluzionario di tutta la storia della pittura. Eccezionali sono anche le tre Madonne col Bambino di Filippo Lippi, Albrecht Dürer, Domenico Beccafumi, dipinte a cinquant’anni l’una dall’’altra; altre opere imperdibili sono il Ghirlandaio, il Carpaccio, il Rubens, il Van Dyck, i Tiepolo, il Füssli, ma unici sono il preziosissimo Stimmate di San Francesco di Gentile da Fabriano e l’’indimenticabile Sacra conversazione di Tiziano (1513). La magnificenza dei capolavori pittorici si traduce in scultura nella Tersicore di Canova e nelle due figure femminili di Bartolini.
Il nucleo contemporaneo è dominato dalle ben cinquanta opere di Giorgio Morandi, riunite durante la vita del pittore all’interno di un rapporto di stima e di amicizia con Magnani. Altro pittore emiliano presente nella collezione è Filippo de Pisis, con un gruppo di dipinti intensi e drammatici. Tra le altre opere di artisti italiani spiccano una stupefacente Danseuse futurista di Gino Severini, una piazza metafisica di Giorgio de Chirico, alcuni lavori di Renato Guttuso e considerevoli sculture di Giacomo Manzù e Leoncillo. Importantissimo anche il Sacco di Alberto Burri del 1954, che Magnani considerava il proprio baluardo avanguardistico. Fra i non italiani, la Villa ospita l’unica sala di opere di Paul Cézanne in Italia; incantevole è il paesaggio marino di Claude Monet e splendide le opere di Renoir, Matisse, de Staël, Fautrier, Hartung.
Capolavori che continuano a suscitare emozioni profonde, altissima espressione dell’intimo e commosso stupore dell’uomo di fronte al segreto della bellezza. Segreto che Magnani, leggendo l’’amato Doctor Faustus di Thomas Mann, riconosceva nella tensione tra il prorompente impulso creativo e le inviolabili leggi strutturali dell’’arte; per questo volle per la propria raccolta un’’opera di Rembrandt raffigurante proprio il Doctor Faustus. Della capacità dell’’arte di conchiudere significati assoluti Magnani era convinto, come pure del suo afflato metafisico; per questo, dopo un lungo soggiorno romano dedicato all’’insegnamento, si era ritirato nella sua Villa di Mamiano, fra gli amici eletti e le amate opere d’arte.
Qui come già per Magnani, dimora per noi tutti la gioia silenziosa del posare lo sguardo su questi sublimi frammenti della vicenda umana, raccolti fino alla morte, avvenuta nel 1984 a settantotto anni, dopo una vita trascorsa in dialogo spirituale con i grandi della cultura, ospiti reali o ideali della sua splendida residenza. Il percorso della Fondazione Magnani-Rocca era stato avviato con la sua istituzione da parte di Magnani nel 1977, nel disegno di destinare i suoi tesori d’’arte al godimento di tutti, nel ricordo dei propri genitori, donando a Parma e all’’Italia una piccola Versailles.
L’’apertura al pubblico della Villa avvenne trenta anni fa, nell’’aprile 1990. Venivano così svelate le opere di una raccolta quasi leggendaria appartenuta a una delle più eclettiche personalità culturali del XX secolo: Magnani fu infatti scrittore, saggista, storico dell’’arte, compositore, critico musicale e, con le sue ricerche e i suoi scritti su Correggio, Morandi, Mozart, Beethoven, Goethe, Stendhal, Proust, seppe, come pochi, ricongiungere le ragioni del sentimento e quelle dell’’intelletto.

Info:
L’’ultimo romantico. Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Fino al 12 luglio 2020. Aperto anche tutti i festivi.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche lunedì di Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno. Lunedì chiuso (aperto Lunedì di Pasqua).
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 10,00 per gruppi di almeno venti persone – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16.00, 17.00, visita alla mostra ‘L’’ultimo romantico’ e alle opere più celebri delle raccolte permanenti con guida specializzata; è possibile prenotare a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 17,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera,
saggi e testi in catalogo di Luigi Magnani, Mariolina Bertini, Giovanna Bonasegale, Mauro Carrera, Fabrizio Clerici, Carlo Mambriani, Gian Paolo Minardi, Stefano Roffi, Alberto Savinio, Vittorio Sgarbi.
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net tel. 049 663499 Cartella stampa e immagini: www.studioesseci.net
La mostra è realizzata grazie al contributo di: FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA.
Media partner: Gazzetta di Parma. Con la collaborazione di: AXA XL Art & Lifestyle, parte di AXA XL, divisione di AXA, e di Aon – Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

TORINO. Il MAO dedica una mostra ai Kakemono giapponesi.

A Torino, presso il MAO Museo d’Arte Orientale, sarà allestita la mostra Kakemono. Cinque secoli di pittura giapponese. La Collezione Perino, visitabile al pubblico dal 27 marzo al 28 giugno 2020.
Curata da Matthi Forrer, la rassegna è dedicata al kakemono: un genere di opera dipinta, molto diffusa in Giappone e in tutta l’Asia Orientale, che consiste in un rotolo di tessuto prezioso o di carta dipinto o calligrafato che viene appeso durante occasione speciali o viene utilizzato come decorazione in base alle stagioni dell’anno.
Hanno una struttura morbida, a differenza delle tele o tavole occidentali, e sono pensati per una fruizione limitata nel tempo: sono infatti opere che partecipano al tempo e al movimento, poiché vengono esposti nell’alcova delle case giapponesi o lasciato oscillare per qualche ora all’esterno, magari in un giardino.
Alla base dei kakemono c’è un’allusione all’impermanenza e alla mutazione, riflettendo una concezione estetica e filosofica giapponese.
In mostra saranno 125 kakemono, oltre a ventagli dipinti e a lacche decorate provenienti dalla Collezione Claudio Perino. Suddivisi in cinque sezioni tematiche (fiori e uccelli, animali, figure, paesaggi, piante e vegetali), i kakemono condurranno i visitatori in un mondo ricco di rappresentazioni precise e naturalistiche, a cui si affiancheranno immagini essenziali e rarefatte, dove la forma perde i suoi contorni.
Tra i kakemono esposti, opere dei maggiori artisti giapponesi, quali Yamamoto Baiitsu, Tani Buncho, Kishi Ganku e Ogata Korin.
L’esposizione è frutto della collaborazione tra MAO e MUSEC – Museo delle Culture di Lugano, nonché tra la Fondazione Torino Musei e la Fondazione culture e musei di Lugano, dove la mostra sarà riproposta dopo la tappa torinese.

Info: www.maotorino.it
Orari: Da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso il lunedì.
Biglietti: Intero 10 euro, ridotto 8 euro.

Immagine: Watanabe Seitei, Usignolo giapponese su un ramo di pruno rosa fiorito (1910-19; dipinto a inchiostri e colori su seta; 118,7 x 41,2 cm)

Fonte: www.finestresullarte.info, 3 mar 2020

VENEZIA. DISEGNARE DAL VERO: TIEPOLO, LONGHI, GUARDI.

Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, fino al 18 maggio 2020

Dall’incontro tra lo straordinario patrimonio del Gabinetto Disegni e Stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia e la lungimiranza di Save Venice è nata questa presentazione, che raccoglie una selezione di 64 disegni restaurati, parte di tre album di altrettanti maestri del settecento veneziano: Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi e Francesco Guardi.
Sono nuclei eccezionali sia per numero, sia per qualità dei fogli, riuniti già dai loro autori e rimasti intatti dopo secoli. Non disegni finiti, opere autonome destinate a collezionisti, ma studi e schizzi funzionali al lavoro degli stessi artisti e delle loro botteghe, tracciati nell’arco di anni, preziose testimonianze dell’arte e dei processi creativi dei tre artisti ma anche della vita e della fisionomia della città e dei suoi abitanti.
L’album di Giambattista Tiepolo fu donato al Museo Correr nel 1885 dal pittore triestino Giuseppe Lorenzo Gatteri, che lo acquistò in giovinezza, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti a Venezia, non per collezionismo ma come supporto per la propria attività di artista. I due fondi di bottega di Pietro Longhi e Francesco Guardi furono invece acquistati da Teodoro Correr dai figli degli stessi artisti non molto tempo prima della sua morte, avvenuta nel 1830, quando il suo lascito alla città formò il primo nucleo dei Musei Civici.
Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), del quale nel 2020 ricorrono i 250 anni dalla morte, realizzò l’album nel periodo della maturità. Al suo tratto è talvolta affiancato quello del figlio Giandomenico, che continuò a usare il quaderno anche dopo la morte del padre, per altri disegni preparatori. È uno dei più importanti nuclei esistenti su carta azzurra di Tiepolo, disegnatore prolifico che ha esplorato ogni genere e tecnica, che qui rappresenta prevalentemente il corpo umano.
Per Pietro Longhi (Venezia 1701 – 1785) i soggetti privilegiati sono prevedibilmente gli interni delle case del patriziato e la vita quotidiana dei veneziani, di cui era attento osservatore e che registrava in presa diretta. In questo che è il suo più importante e consistente corpus grafico troviamo accanto ai disegni, di veloce esecuzione, con carboncino e gessetto bianco, di interni e persone, appunti sugli oggetti della scena, panneggi, bottiglie, seggiole, elementi che avrebbero poi trovato posto nei suoi quadri.
La città è il soggetto prevalente per Francesco Guardi (Venezia 1712 – 1793), che raccoglie un repertorio di fogli di lavoro di tipologia molto varia, con piccole inquadrature di Venezia, riprese dal vero di paesaggi, cortili, piccole figure di persone al lavoro, tracciati con tratti fulminei a penna e inchiostro e accompagnati da iscrizioni autografe che registrano fedelmente dove fossero fatti. È il suo più folto nucleo di disegni oggi noto e documenta decenni di carriera dell’artista, con una grande varietà di soggetti.
I disegni, gli studi e gli schizzi dal vero sono tracciati quasi tutti su una carta ruvida, grezza, ricavata da cenci di bassa qualità e poco costosa, che veniva usata anche per gli imballaggi, e perciò usata per studi e abbozzi. Ma proprio questa sua natura porosa la rendeva ideale anche all’uso del gesso, il cui tratto esalta i valori luministici, pittorici della grafica veneziana.
La manipolazione dei disegni e la loro esposizione nei secoli scorsi, al Fondaco dei Tedeschi e a Ca’ Rezzonico, ha infine nuociuto alla loro conservazione. Grazie a Save Venice dal 2003 è stato avviato un lungo lavoro di restauro, non ancora concluso, che consente oggi di ammirare per un breve periodo parte di queste opere. Il supporto di Save Venice è particolarmente importante per la salvaguardia delle opere conservate nel Gabinetto Disegni e Stampe dei Musei Civici che comprende, vale la pena ricordarlo, 50mila stampe e 15mila disegni, che necessitano di manutenzione continua.
La presentazione dei disegni restaurati di Tiepolo, Guardi e Longhi è accompagnata dall’esposizione della straordinaria xilografia cinquecentesca La sommersione del faraone nel Mar Rosso, capolavoro di Tiziano Vecellio, sempre restaurata da Save Venice.
E di Tiepolo in questi giorni è possibile ammirare da vicino, a restauro in corso, nella Sala dell’Allegoria di Ca’ Rezzonico, la sua grande tela da soffitto La Nobiltà e la Virtù che sconfiggono l’Ignoranza. L’opera fu dipinta attorno al 1745 per il palazzo dei Barbarigo di Santa Maria del Giglio, confluì poi nella collezione Donà dalle Rose e venne infine acquistata nel 1934 dal Comune di Venezia, con i biglietti d’ingresso di Palazzo Ducale, e collocata nel Museo del Settecento Veneziano che allora si stava allestendo a Ca’ Rezzonico.

Info:
Fondazione Musei Civici di Venezia, fino al 18 maggio 2020
Valentina Avon
T +39 041 2405257 – M +39 348 2331098
press@fmcvenezia.iTwww.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
Ca’ Rezzonico – Dorsoduro 3136 – 30123 Venezia
Tel. +39 041 2410100 – carezzonico.visitmuve.it

Vedi allegato catalogo: Disegnare dal vero