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LEGNANO (Mi). Attilio Rossi.

Dal 18 novembre 2006 al 21 gennaio 2007, in Palazzo Leone da Perego di Legnano, si terrà la mostra dedicata all’opera di Attilio Rossi (1909-1994).
Curata da Luciano Caramel e Flavio Arensi, Direttore artistico di Palazzo Leone da Perego, e organizzata dal Comune di Legnano, col contributo della Banca Popolare di Milano-Banca di Legnano, Fastweb e Reale Mutua Assicurazioni-agenzia Legnano, l’esposizione presenterà oltre sessanta lavori di un protagonista dell’arte italiana del XX secolo, in grado di ripercorrere tutta la sua carriera di pittore, di grafico e organizzatore culturale, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta.
Si partirà, infatti, dai quadri ispirati al tema dell’acqua, nei cui riflessi l’artista dissolve le immagini della realtà, per passare a quello delle nature morte spesso impaginate nel riquadro geometrico di una finestra.
Il percorso espositivo proseguirà con i cicli della ‘Stanza della folgore’ e de ‘L’urlo di Medusa’, attraverso i quali Rossi rivisita con tono drammatico il tema del mito antico, quindi con la sezione dedicata agli ‘Autoritratti’, che costituiscono un racconto vero e proprio del rapporto che l’artista ebbe con il suo lavoro e la sua visione della realtà. Un ulteriore approfondimento verrà riservato al periodo argentino della pittura di Rossi, e al lavoro grafico degli esordi; saranno presentate, tra gli altri, alcuni numeri ed edizioni di ‘Campo Grafico’ e libri come ‘Kn’ di Carlo Belli.
Vi saranno inoltre alcuni acquerelli, che testimonieranno la sensibilità di Rossi verso questa tecnica pittorica. Accompagna l’esposizione un catalogo pubblicato da Silvana editoriale con testi di Luciano Caramel.

Attilio Rossi, riveste giovanissimo un ruolo di grande rilievo nella modernizzazione della Grafica italiana, fondando e dirigendo la rivista ‘Campo Grafico’ che sostiene l’esigenza di aprire il settore all’influenza dell’arte contemporanea. Lasciata l’Italia nel 1935, Rossi si reca in Argentina dove comincia a dipingere. Dapprima astratto, diviene poi figurativo, attraversando una fase iperrealista per approdare poi a una pittura che guarda all’influenza di Carrà e di Morandi.
Tra il 1935 e il 1950, Attilio Rossi è anche direttore artistico di grandi Case editrici, collaborando e divenendo amico di protagonisti della cultura spagnola, sudamericana e messicana come Rafael Alberti, Jorge Luis Borges, Pablo Neruda, Diego Rivera, Ramòn Gòmez de la Serna, Juan Ramòn Jiménez, Josè Bergamìn e molti altri. In questa attività Rossi realizza tra l’altro numerose copertine di libri, tra cui due particolarmente note, quelle per ‘El Aleph’ di Borges e  per ‘Carlotta in Weimar’ di Mann.
Al ritorno in Italia, Rossi sviluppa una pittura, che si evolve gradatamente in una figurazione molto avanzata, sorretta da una prospettiva costruita sul colore, che però sconfina spesso nell’astrazione. Astrazione che si ritrova in particolare in interventi realizzati a Milano presso la Triennale, la Fiera e Palazzo Reale.
L’attività grafica prosegue in misura ridotta, ma con libri e manifesti di grande pregio. A tutto ciò si affianca l’attività di organizzatore culturale che lo vede coinvolto nelle grandi rassegne milanesi di Palazzo Reale (memorabile la mostra di Picasso del 1953) e della Permanente.
L’avventura pittorica di Attilio Rossi, sulla quale hanno scritto molti fra i più importanti critici e studiosi d’arte, si snoda, nella sua parte finale, tra una grande Via Crucis, attualizzata con una serie di personaggi della storia del XX Secolo, e una fase in cui trasfigura i temi della mitologia classica con una pittura attenta alle suggestioni dell’arte contemporanea.
Attilio Rossi, che scompare a Milano nel 1994, è stato autore di numerosi saggi e libri, tra cui ‘Buenos Aires’ en tinta china’ con Borges e Alberti, ‘Milano in inchiostro di china’ con Salvatore Quasimodo, ‘I manifesti’ e ‘Omaggio all’alfabeto’.
Le sue opere sono state esposte in numerose grandi rassegne d’arte, tra cui la Biennale di Venezia, e sono presenti in numerosi musei.

Info:
Legnano, Palazzo Leone da Perego (via Gilardelli 10)
18 novembre 2006 – 21 gennaio 2007
Orario: da martedì a venerdì 16.30-19; sabato 16-20; domenica e festivi 10-13/15-20; chiuso lunedì – Ingresso libero;

tel. 0331 471335; www.legnano.org

Catalogo Silvana Editoriale

GENOVA. I modelli di Narciso – La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi.

Galleria d’Arte Moderna con opere della collezione Wolfson – Genova, 11 ottobre 2006 – 11 febbraio  2007

Approda alla Galleria d’Arte Moderna di Genova, dopo l’esordio – la scorsa primavera – nella sala delle Reali Poste alla Galleria degli Uffizi, una selezione dell’importante collezione di Raimondo Rezzonico, costituita da ben 297 autoritratti di artisti contemporanei, acquisita di recente dalla Soprintendenza di Firenze per  arricchire la celebre raccolta di autoritratti  del più importante museo italiano. Le opere degli Uffizi, cronologicamente in sintonia con le collezioni della Galleria genovese,  saranno allestite, nelle sale dell’ ultimo piano, in dialogo con alcuni dipinti già esposti permanentemente.
 
Saranno in mostra dall’11 ottobre cinquanta opere (tra dipinti, disegni e fotografie) selezionate all’interno della collezione. Non essendo semplice la scelta in un nucleo di opere così ampio e importante, il curatore dell’edizione fiorentina Antonio Natali, nonché direttore degli Uffizi di freschissima nomina, ha voluto privilegiare la qualità, la notorietà degli artisti e la cronologia. Si potranno ammirare gli autoritratti – specchio degli stati d’animo e dell’interpretazione di sé – nell’arco di un secolo, di molti maestri internazionali, tra i quali Afro, Giacomo Balla, Joseph Beuys, Francesco Clemente, Giorgio De Chirico, Achille Funi, Antonio Ligabue, Oscar Kokoschka, Fernand Léger, Mario Mafai, Henry Matisse, Giacomo Manzù, Guido Peyron, Francis Picabia, Michelangelo Pistoletto, Ottone Rosai, Georges Roualt, Gregorio Sciltian, Scipione, Mario Sironi, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Victor Vasarely.
 
“L’artista – scrive Antonio Natali – sceglie se stesso come modello; e ritraendosi accetta il gioco analitico che ognuno, con diversi gradi di competenza, praticherà sulla sua carne viva. La postura del corpo, lo scatto del volto, i lampi degli occhi, l’attitudine affettiva, il corredo d’oggetti: tutto sarà della sua effigie passato al vaglio. E l’esercizio d’una lettura introspettiva godrà di mille varianti, venendosi in esso a sommare le peculiarità psicologiche dell’artista e quelle dell’esegeta”.
 
Alla curatela di Antonio Natali, si affianca la “personalizzazione” dell’edizione genovese della mostra proposta da Maria Flora Giubilei, direttore dei Musei di Nervi, con l’allestimento progettato dagli architetti Giulio Sommariva e Danilo Cafferata. 
 
Accanto agli autoritratti di Filippo De Pisis, Felice Carena, Guido Marussig, Arturo Tosi, Ferruccio Ferrazzi ed Aligi Sassu, documentati nella collezione Rezzonico, compariranno le opere della Galleria d’Arte Moderna, frutto di un’accurata politica d’acquisti attuata alle Biennali di Venezia e alle più importanti mostre nazionali nel periodo tra le due guerre.
Si potranno “rileggere” contestualmente anche gli autoritratti di artisti prevalentemente liguri – Giovanni, Antonio Orazio e Tullio Salvatore  Quinzio, Alberto Helios Gagliardo, Antonio Giuseppe Santagata, Giulio Monteverde, Federico Maragliano, Donato Altamura, per ricordarne alcuni – già esposti in permanenza nel museo genovese, cui si deve un’attenzione particolare nell’acquisizione di tutto ciò che documenta l’artista, la sua carriera e il suo fare all’interno dello studio (dagli archivi cartacei agli arredi, ai cavalletti, alle tavolozze, ai pennelli, colori, strumenti e così via).

Sarà inoltre l’occasione per segnalare al pubblico due nuove donazioni alla Galleria d’Arte Moderna di Genova: gli autoritratti di Egidio Oliveri (1911-1998) e di Severino Tremator (1895-1940).
L’acquisizione della Collezione Rezzonico da parte della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, con i suoi 297 autoritratti è quella numericamente più cospicua dai tempi in cui il Cardinal Leopoldo de’ Medici (1617 – 1675) dette vita alla collezione dei ritratti d’artista. Una collezione che, per volere di Cosimo III (1642-1723) e con l’impegno di Filippo Baldinucci (1625-1696), ricevette nel 1681 un rinnovato impulso grazie a una sistematica catalogazione, in vista della collocazione agli Uffizi nell’anno successivo. Altro importante contributo arrivò nel 1981. In occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni della Galleria, l’allora direttore Luciano Berti invitò i maggiori artisti del secolo, o  i loro eredi, a donare un proprio autoritratto. Nello stesso anno arrivarono nelle stanze del museo centoquindici autoritratti e altrettanti nel biennio che seguì. È del settembre 2005 la delibera che ha permesso l’acquisizione di questo corpus di 297 opere di maestri del Novecento che compongono la collezione di autoritratti di Raimondo Rezzonico, interessante anche per la varietà delle tecniche e dei supporti rappresentate (olii, disegni, stampe e qualche fotografia; tele, tavole, coppi, pvc e carte) a testimonianza delle sperimentazioni esercitate dagli artisti durante il secolo scorso.
 
“Uno stereotipo diffuso vuole lo Stato totalmente assente dal mercato dell’arte, per nulla interessato ad accrescere con acquisti mirati il suo patrimonio. Questo non è vero – dichiara il Soprintendente Paolucci – o almeno non è vero se riferito ai musei del Polo fiorentino. Negli ultimi dieci anni le collezioni statali della nostra città si sono arricchite di opere d’arte per un valore complessivo di 37.208.881 euro”
 
Raimondo Rezzonico (1920-2001), famoso imprenditore ed editore del Canton Ticino e presidente del Festival internazionale del cinema di Locarno, era un appassionato amante dell’arte e grande collezionista. Nel corso di quarant’anni ha raccolto oltre a opere dei maggiori pittori e scultori del ‘900, una cospicua collezione di autoritratti, ceduta ora dagli eredi agli Uffizi. Raimondo Rezzonico era molto legato a Firenze, città in cui visse per qualche tempo con tutta la famiglia e dove acquistò una casa che divenne nel tempo rifugio e luogo di riposo. Dopo la sua morte, avvenuta quattro anni orsono, gli eredi desiderando non smembrare la raccolta, hanno voluto legarla agli Uffizi, con un’offerta vantaggiosa per lo Stato italiano.
 
La mostra –  già curata nella prima edizione dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale fiorentino con il sostegno dell’ Associazione Amici degli Uffizi e della Provincia di Firenze  nell’ambito delle manifestazioni de “Il Genio Fiorentino” – è oggi organizzata a Genova dall’ Assessorato alla Cultura – Settore Musei  del Comune e dalla Direzione della Galleria d’Arte Moderna con la collaborazione del partner istituzionale Bagliani Immobiliare di Genova e una sponsorizzazione tecnica di Rai Teche, Istituto Luce, Tecnomare e Progress Fineart.
 
Il catalogo è pubblicato dalle Edizioni Polistampa di Firenze.

Info:

I MODELLI DI NARCISO – La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi – Genova, Galleria d’Arte Moderna con opere della collezione Wolfson – Villa Saluzzo Serra – Via Capolungo 3 – 16167 Genova Nervi;
Tel. 0039 010 3726025, fax 0039 010 3725743
Prenotazioni: biglietteriagam@comune.genova.it
dal 11 ottobre 2006 – 11 febbraio 2007;
Ingresso euro 6,00;
Apertura al pubblico da mercoledi 11 ottobre 2006 a domenica 11 febbraio 2007, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00, lunedì chiuso.
 

Link: http://www.museigenova.it

Email: gam@comune.genova.it

BOLOGNA. Annibale Carracci.

Annibale Carracci (Bologna, 1560 – Roma, 1609) non si distingue per essere irascibile e spericolato come Caravaggio. Al contrario, è malinconico e introverso. Uno stakanovista che “tira avanti la carretta tutto il dì come un cavallo” (G. B. Bonconto, lettera del 1599). Vive la sua vita da pittore alla ricerca dell’effetto naturale, contrapponendosi decisamente allo stile tanto in voga in quegli anni, il Manierismo, che spesso scimmiotta il modo di fare degli artisti più affermati destreggiandosi tra ricercatezze artificiose. Diversamente da Caravaggio, Annibale non dipinge assassini o scene cruente come il Martirio di San Matteo, ma opera silenziosamente con la matita e la carta, per poi giungere alla tela vera e propria.

Leggi l’articolo completo in Exibart, alla pagina:

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=17467&IDCategoria=1&MP=true


Info:

Bologna, Museo Civico Archeologico, Via Dell’Archiginnasio 2 (40124), dal 22 settembre 2006 – 07 gennaio 2007;
orario: 9-19 dal martedì al venerdì; 10-19 sabato, domenica e festivi. Chiuso il lunedì. Tel +39 0512757211 (info), +39 051266516 (fax); Catalogo ELECTA

Autore: Alessandra Cavazzi

Link: http://www.mostracarracci.it

Email: carracci@comune.bologna.it

Fonte:Exibart on line

NAPOLI. Campi Flegrei mito. storia e realtà.

Napoli, dal 27 ottobre 2006 al 30 gennaio 2007

Verrà inaugurata il 27 ottobre, nelle sale del Carcere alto di Castel Sant’Elmo, la rassegna iconografica dedicata ai Campi Flegrei.

Saranno esposte circa cento opere, provenienti da musei italiani ed europei e da collezioni private: dipinti, acquerelli, disegni, gouaches e, anche, preziosi esemplari cartografici, dal XVI al XIX secolo. L’esposizione, attraverso le prestigiose opere di Jacques Volaire, Joseph Vernet, Michael Wutky, Philipp Hackert e di tanti altri artisti italiani e stranieri, proporrà la lettura del magico itinerario dei Campi Flegrei, della fortuna del suo territorio e dell’intera area archeologica da Cuma a Pozzuoli, da Baia a Bacoli: un itinerario tra realtà e fantasia, sulle orme di Ulisse ed Enea, alla ricerca della Sibilla cumana e dell’ ‘ingresso agli inferi’. Per gli artisti e viaggiatori, Napoli era una tappa obbligata del Grand Tour e la costa flegrea con le sue antichità rappresentavano il fascino del mito e della leggenda classica.

Per l’Ottocento, l’esaltazione dei valori paesaggistici sarà evidenziata dalle opere dei maggiori esponenti della Scuola di Posillipo, da Pitloo a Gigante, da Vianelli a Fergola e nuove suggestioni potranno leggersi nei dipinti degli inizi del Novecento. Completa la rassegna una selezione di immagini fotografiche dell’artista Mimmo Jodice, che ha più volte frequentato l’itinerario classico dei Campi Flegrei.

Info: Sede: Castel Sant’Elmo – Via Tito Angelini, 22
Orari: Biglietti: Intero € 7,00; Ridotto 3,50

Convenzioni: Ridotto € 3,50 (possessori Card Gruppo Telecom/Civita, Enel /Civita, Amici di Civita, ACI ‘Show your card’, Almaviva Art Card, tessera di riconoscimento ‘Polizia di Stato’, Card Art’è Amica, Sostenitori FAI, Soci CTS, Soci Carta Giovani, soci Qui Touring, abbonati speciali Gambero Rosso, abbonati Santa Cecilia, dipendenti Presidenza del Consiglio dei Ministri, possessori tessera Dante Alighieri, possessori tessera carta più La Feltrinelli con un accompagnatore, dipendenti librerie La Feltrinelli)
Telefono: 848800288
Email: polomusna.uffstampa@arti.beniculturali.it

Fonte:CivitaInforma

FAENZA (Ra). Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi.

Fino a febbraio 2007 al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Arrivano in Italia le preziose maioliche del Paeti Palais di Parigi, in una mostra unica nel suo genere che rappresenta l’evento clou dell’attività espositiva 2006 del MIC, il Museo Ineternazionale delle Ceramiche in Faenza (Ra), luogo unico e affascinante che ospita le più belle collezioni di ceramica del mondo.
La mostra, Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi, prevista al MIC dal 21 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, si prefigge di far conoscere l’intera collezione di maiolica italiana del prestigioso Museo francese secondo la costruzione di un percorso espositivo che ne sottolinea l’importanza storico/scientifica.
102 opere esposte e un titolo che anticipa l’impostazione data alla materia, ovvero un’esposizione che ripercorre la storia della maiolica italiana del Rinascimento presentando le opere del Petit Palais suddivise in forme e tematiche.
 
Curata dai conservatori dei rispettivi Musei, Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti, la mostra ha un itinerario formativo che vede come protagonista il miglior collezionismo francese della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento.
Il percorso inizia seguendo il profilo dei “diversi luoghi” della maiolica italiana, esaminati soprattutto attraverso le fonti storiografiche e la topografia più attestata, che vede nel Cinquecento il ruolo centrale dei centri marchigiani, specie Urbino, con il genere “istoriato”. Il genere “istoriato” apre anche la sequenza delle tematiche, con opere che mostrano un affascinante intreccio figurativo, che attinge dapprima alle bozze di Raffaele, cioè alle stampe raffaellesche, e poi via via attraverso il Manierismo sino alle carte dei Fiamminghi.
Seguono le cosiddette “belle donne”, con ritratti idealizzati di donne celebri e di donne sconosciute, ad ornamento del vasellame d’amore che veniva commissionato come omaggio gentile alle spose. Il percorso prosegue poi con il tema relativo alle decorazioni, cioè alle diverse pitture, attinte dall’antichità classica: grottesche, raffaellesche, quartieri, trofei, ecc… illustrando ampiamente il repertorio ornamentale delle maioliche.
Un’ulteriore tematica è rappresentata dalle forme della maiolica, che nel Cinquecento trae ispirazione dai metalli preziosi e dai vasellami all’antica.
Infine si affronta il tema dei vasellami d’apparato, fastosi esempi con le armi delle più prestigiose famiglie italiane.

Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza vuole con questa mostra creare rapporti professionali dinamici e interagenti con i Musei del comune di Parigi.
Inaugurato l’11 dicembre 1902 con il nome di Palazzo delle Belle Arti della città di Parigi, il Petit Palais fu costruito per ospitare una parte dell’Esposizione Universale del 1900. Il fondo patrimoniale del Petit Palais ha origine da comodati e acquisti fatti a partire dal 1870 dal Comune di Parigi o direttamente dagli artisti. Per quanto concerne le maioliche italiane, nel 1929 il Professor Pierre Marie offrì al museo un insieme di oggetti d’arte e di sculture, principalmente del Medio Evo e del Rinascimento francese, tedesco e italiano (di cui sette maioliche). E’ ancora nel 1931, con l’ultima grande e variegata collezione di Charles Vincent Ocampo, costituita per arredare la sua abitazione parigina, che 24 altre maioliche del XVI e XVII secolo vennero a completare l’insieme del Petit Palais.
L’équipe di conservatori organizza dal 2001 una serie di esposizioni itineranti sotto il nome di Ambascerie del Petit Palais dedicate a specifiche tipologie di raccolte.

Info:

Catalogo: in sede di mostra, a cura di Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti;

Orario: fino al 31 ottobre dal martedì alla domenica e festivi 9.30 – 19.00.
Dal 1 novembre dal martedì al giovedì 9.30 – 13.30, dal venerdì alla domenica e festivi 9.30 – 17.30

Biglietti ingresso MIC: intero € 6,00
Cumulativo con Museo Carlo Zauli: € 8,00 (attualmente € 6,50)
Ridotto speciale: € 4,50 (riservato ai detentori di apposito coupon o convenzione);
Ridotto: € 3,00 (anziani oltre 65 anni, ragazzi dai 12 ai 16 anni, studenti di scuole medie superiori e universitari, gruppi di almeno 15 persone, soci T.C.I., soci Amico Treno, militari, invalidi);
Ridotto scolaresche: € 2,50