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MILANO/ROMA. Eccezionali prestiti per la grande antologia di ARTURO MARTINI.

MILANO, 8 NOVEMBRE 2006 – 4 FEBBRAIO 2007
ROMA, 25 FEBBRAIO – 13 MAGGIO 2007

Alla Permanente, le due sculture sul tema de La Sete, finora mai esposte insieme, provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e dalla GNAM di Roma.
Alla Fondazione Stelline, l’Annunciazione delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e l’Ercole della Regione Valle d’Aosta.

Si preannuncia come un’occasione assolutamente straordinaria per conoscere l’arte di Arturo Martini l’antologica che si terrà a Milano, al Museo della Permanente e alla Fondazione Stelline, dall’8 novembre 2006 al 4 febbraio 2007 e successivamente alla GNAM di Roma dal 25 febbraio al 13 maggio 2007.
Prestigiosi prestiti, provenienti da istituzioni pubbliche italiane e da esclusive e inarrivabili collezioni private,  arricchiscono il progetto espositivo, consentendo anche un’inedita sequenza di opere, finora mai esposte accostate: alla Permanente verranno presentate le due grandi pietre di Finale che hanno per tema La Sete, realizzate dall’artista trevigiano, fra il 1933 e il 1936, conservate ora nelle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e alla GNAM di Roma, che rappresentano un ideale collegamento con la Pinacoteca di Brera, dove è conservato Il Bevitore, una terracotta da stampo del 1928.
Inoltre, alla Fondazione Stelline, dove protagonista è l’aspetto della statuaria monumentale di Martini, verranno esposte l’Annunciazione delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, e l’Ercole di proprietà della Regione Valle d’Aosta.

Per il tema de La Sete, Arturo Martini trasse ispirazione da una visita agli scavi archeologici di Pompei nel novembre 1931, dove restò fortemente impressionato dai calchi in gesso ricavati dalle impronte delle vittime dell’eruzione. Al ritorno dal viaggio, nel 1932, Martini realizza i primi bozzetti della Sete, impostati sul motivo della figura bocconi, che aveva già affrontato nella Lupa Ferita e che ora disegnare in posizione quasi prona. In questa scultura, una donna, con una creatura aggrappata al fianco, si è gettata a terra per abbeverarsi a una fonte d’acqua naturale o meglio, metaforicamente, all’acqua della vita e della conoscenza. Nel 1934 Martini realizza la versione definitiva dell’opera.

Rispetto a questo esemplare, La Sete della GNAM di Roma (conosciuta anche come L’uomo che beve o Il Bevitore), ultimata nel 1936 ma la cui idea risale al 1933, è più drammatica. La sete qui non è una condizione fisica, ma esistenziale, e l’acqua verso cui la figura si protende non è un elemento naturale, ma metaforico: evoca non solo ciò che l’acqua tradizionalmente può simboleggiare, ma ogni ideale dell’uomo. Martini non sottolinea solo il desiderio, ma soprattutto la sofferenza che spinge alla ricerca.
Nel panorama della scultura italiana contemporanea nessuna opera, a questa data, dà un’interpretazione così espressionista della figura umana: una caratteristica poco rilevata all’epoca, sia perché erano note le libertà formali dell’artista, sia perché il paragone con i calchi pompeiani, che apparve subito evidente, finì per neutralizzarne la sconvolgente originalità.

L’Annunciazione, esposta alla Fondazione Stelline, venne presentata per la prima volta sul piazzale dell’Arte della Triennale di Milano nel 1933. L’iconografia è caratterizzata da una forza dirompente, con l’arcangelo Gabriele, che ha le sembianze e la veste corta di un fanciullo ‘mantegnesco’, che si rovescia sul corpo della Madonna. Si assiste così non a un dialogo statico fra l’Annunziata e l’Annunziante, come in tutte le rappresentazioni canoniche del soggetto, ma a un movimento concitato: il messaggero divino irrompe nella scena, segnando con la mano il grembo di Maria; la Vergine alza le braccia di fronte all’evento straordinario e quasi fonde in sé l’angelo diventando l’unica protagonista della composizione.

Anche l’Ercole fu esibito al pubblico per la prima volta alla Triennale di Milano, ma nell’edizione successiva  del 1936. L’opera monumentale, dal titolo Anno XIV. Il leone di Giuda intendeva celebrare la vittoria italiana nella guerra d’Africa; il fascismo, ovvero Ercole, schiacciava il leone di Giuda, simbolo dell’Abissinia. Del monumentale bronzo andato perduto, rimane un bozzetto e la monumentale versione frammentaria che viene esposta alla Fondazione Stelline, con il solo Ercole, privo delle braccia. Così isolata, la figura rivela ancor più esplicitamente il suo arcaismo: Martini guarda all’arte ellenistica ed etrusca senza rifarsi a nessun modello preciso, ma evocando soprattutto una lontananza mitica
L’artista, tuttavia, considerava il frammento un’opera finita, tanto che l’aveva inviato alla Biennale di Venezia del 1936, e lo ritirò solo per la reazione negativa di Maraini, segretario della rassegna.

Info:
ARTURO MARTINI
8 novembre 2006 – 4 febbraio 2007
Milano, Fondazione Stelline, corso Magenta 61 – Museo della Permanente, via Turati 34
Orari: martedì – domenica 10/20; giovedì 10/22 (lunedì chiuso)
BIGLIETTI: € 8,00; ridotto  € 6,00

25 febbraio  – 13 maggio 2007
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, viale delle Belle Arti 131
BIGLIETTI: € 9 (integrato biglietto del museo)
Catalogo Skira

Informazioni al pubblico: tel. 02 6551445 / 02 45462411
Website / Prenotazioni / 899666805* / www.vivaticket.it (* servizio a pagamento)

Prenotazioni visite guidate per gruppi e scolaresche a Milano
Opera d’Arte tel. 02.45487395; fax 02.45487401
info@operadartemilano.it

 

 

Link: www.arturomartini.info

PADOVA. Mantegna e Padova 1445 – 1460.

In una Padova in pieno fermento artistico e culturale, guidato dalla figura di Donatello – documentato in città fin dal 1444 – Andrea Mantegna diviene presto il massimo esponente dello straordinario processo di rinnovamento del linguaggio figurativo, all’avanguardia in fatto di conoscenze prospettiche e di cultura antiquaria, che farà della città del Santo, fino al 1460 e oltre, uno dei più avanzati centri artistici dell’Umanesimo europeo e il principale snodo di irradiamento della nuova arte rinascimentale nell’Italia del Nord.

Sono anni fondamentali quelli trascorsi da Mantegna a Padova, gli anni della formazione ma soprattutto quelli della grande rivoluzione artistica di cui si farà portatore.
La città era in quegli anni il principale crocevia di grandi personalità artistiche e sede dell’attività di importanti botteghe.

A Padova, infatti, Mantegna ebbe l’opportunità di ammirare i lavori di alcuni “moderni” rappresentanti della cultura fiorentina come Paolo Uccello e Filippo Lippi, di interagire e di operare accanto ad artisti come Squarcione, Zoppo e Schiavone, di confrontarsi con le botteghe veneziane dei Bellini e dei Vivarini e, soprattutto, avrà modo di entrare in contatto con la dirompente arte di Donatello che realizzava nel cantiere della Basilica del Santo alcune tra le opere più strabilianti e sconcertanti del tempo: il Crocefisso, il Monumento equestre al Gattamelata e l’Altare del Santo.

Questo periodo cruciale, caratterizzato da un’intensissima vivacità artistica, sarà al centro della mostra “Mantegna e Padova, 1445-1460”: una mostra fondamentale e imprescindibile per comprendere il vero significato dell’arte del Mantegna, che per la prima volta riunirà le testimonianze superstiti della civiltà figurativa rinnovatasi in senso rinascimentale in quegli anni a Padova. La mostra viene realizzata grazie a generosi prestiti dalle maggiori istituzioni culturali del mondo intero: giungeranno opere da Amsterdam, Berlino, Bucarest, Francoforte, Londra, Monaco, New York, Parigi, Vienna, Washington, Venezia, Milano, Firenze, Napoli.

Dipinti su tela e su tavola, sculture in pietra, terracotta e bronzo, manoscritti, disegni, stampe, codici miniati: opere straordinarie di Donatello, Bellini, Vivarini, Zoppo, Schiavone, Pollaiolo, Squarcione nonché ovviamente di Mantegna, di cui saranno presenti, tra gli altri capolavori, la bellissima Madonna con il bambino addormentato prestito degli Staatliche Museen- Gemldegalerie di Berlino, il San Marco dallo Stäedelsches di Francoforte, mai esposto prima in Italia.

La mostra, allestita eccezionalmente da Mario Botta, grande firma dell’architettura contemporanea, riporterà per la prima volta a Padova opere fondamentali per la ricostruzione delle vicende di Mantegna e degli altri artisti che alla sua figura fecero riferimento, alcune delle quali mai viste in Italia come la preziosa Madonna con il bambino e angeli dello Zoppo, eccezionalmente concessa in prestito dal Louvre di Parigi, la Madonna con il bambino e il cardellino dello Schiavone proveniente da Amsterdam e i preziosi disegni del Mantegna conservati al British Museum di Londra.

Ma un altro evento renderà davvero eccezionale e unica la celebrazione di Mantegna a Padova, consentendo per la prima volta di “rileggere” l’effetto dirompente che ebbe l’arte del maestro nei primi anni della sua attività, riportando in vita il capolavoro assoluto e la sua opera più rivoluzionaria: la Cappella Ovetari. Sarà infatti, possibile ammirare, dopo anni di studi e di indagini, il restauro della Cappella Ovetari – parte integrante del percorso espositivo – con la ricomposizione e la ricollocazione nel luogo d’origine di parte degli affreschi, bombardati e ridotti in frammenti (oltre 70.000) nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nonché una ricostruzione virtuale del ciclo pittorico, che rivestiva completamente l’interno della cappella stessa.

Le scoperte eccezionali per i visitatori della mostra patavina non sono finite.
Farà per la prima volta la sua apparizione al pubblico – proprio a Padova in occasione delle celebrazioni mantegnesche – un inedito, La Madonna della Tenerezza, bellissimo dipinto ed ora attribuito a Mantegna da Lionello Puppi. Si tratta di una piccola e preziosissima Madonna con il Bambino su uno sfondo di paesaggio e rovine antiche, geniale nella costruzione, dipinta su un pergamena, con le figure realizzate a penna e inchiostro bruno, con lumeggiature d’oro, e lo sfondo a tempera a colla e oro.

Un’opera straordinaria di collezione privata, che verrebbe ad integrare come autografo il catalogo del maestro patavino. E’ proprio in quest’ottica che a Palazzo Zuckermann – parte del complesso museale civico di Padova, e visitabile con il biglietto della mostra “Mantegna e Padova 1445-1460” – dal 29 settembre 2006 sarà possibile ammirare l’inedito dipinto nell’ambito di un progetto espositivo nuovissimo, per impostazione metodologica, e affascinante per quanti – studiosi e vasto pubblico – vorranno capire il lungo percorso d’indagine storico-documentaria filologica e scientifica che accompagna un’attribuzione di tale importanza.
In una Padova totalmente coinvolta nell’omaggio al suo grande artista e che per l’occasione propone anche numerosi itinerari tematici legati ai tempi del Mantegna, i visitatori avranno infine modo di “curiosare” tra i documenti originali, normalmente celati e custoditi negli archivi della città, inerenti l’attività artistica e la vita privata del maestro. Nella Loggia e Odeo Cornaro dal 29 settembre 2006, la mostra Omaggio ad Andrea Mantegna, curata dall’Archivio di Stato di Padova, si esporranno atti notarili, contratti autografi, testamenti, atti giudiziari ecc. riferibili al pittore patavino, per ricostruire uno spaccato di vita artistica e sociale della città del Santo nel Quattrocento.

Info: 

in mostra fino al 14 gennaio 2007   
Costo del biglietto:   10,00 euro  
Musei Civici agli Eremitani 
Orario:   tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00  
Telefono:   049.20.10.023  

Link: http://www.andreamantegna2006.it/

MANTOVA. Mantegna a Mantova 1460 – 1506.

Arrivato a Mantova nel 1460, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1506, Mantegna diviene pittore di corte dei Gonzaga, riservando il suo genio, per massima parte, al servizio esclusivo della famiglia. Fu, infatti, Ludovico Gonzaga a richiedere fortemente la presenza del pittore a corte, ove dipinse alcune delle sue opere più celebri che sono andate ad arricchire le collezioni dei più importanti musei italiani e stranieri. Il Mantegna, considerato come un “carissimum familiarem” – secondo la definizione data dallo stesso marchese Ludovico – godeva nella vivacissima corte dei Gonzaga di molto prestigio, non solo grazie alle numerose opere realizzate per gli illustri committenti ma anche per la sua fama di massimo esperto di antichità romane, maturata nel soggiorno padovano dove ebbe modo di stringere amicizia con due dei più importanti “antiquari” dell’epoca, Giovanni Marcanova e Felice Feliciano.

Alle tracce indelebili dell’arte del Mantegna lasciate a Mantova e alla pittura mantovana nel periodo di “interregno” tra la morte del Maestro e l’arrivo, nel 1524, dell’altro grande genio che illuminò la città, Giulio Romano, sarà dedicata la mostra “Mantegna a Mantova 1460 – 1506”, che riporterà nella città lombarda molti dei capolavori del maestro realizzati in quegli anni, alcuni dei quali mai esposti in Italia, ed eccezionalmente concessi per l’occasione dai più importanti musei italiani e stranieri.

Alle numerose opere di Mantegna tra cui ricordiamo, la Madonna con Bambino detta Madonna delle cave dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, i due monocromi Giuditta e Didone del Museum of Fine Arts di Montreal, la Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e il Battista bambino dal The Kimbell Art Museum di Fort Worth, La Vestale Tuccia e Sofonisba dalla National Gallery di Londra, i due straordinari dipinti provenienti dal Louvre, Minerva che caccia i vizi e Giudizio di Salomone, si aggiungeranno opere importanti di Lorenzo Costa e di chi ha lavorato nel suo tempo, come Nicolò Solimani, Francesco Bonsignori e il fratello Girolamo, Lorenzo Leonbruno, Bernardino Parentino, Gian Francesco Caroto, Vincenzo Civerchio, Girolamo da Treviso il Giovane, Gian Francesco Tura, Francesco Verla, nomi senz’altro meno conosciuti dal grande pubblico, ma autori di opere tecnicamente eccellenti, cariche di influssi mantegneschi ma al tempo stesso autonome nel loro percorso creativo, prendendo perciò in esame circa sessant’anni della magnifica arte in voga alla corte dei Gonzaga.
La mostra comporta dunque un affascinante percorso di circa sessanta opere che raccontano la vicenda di Andrea Mantegna dal suo arrivo a Mantova sino all’esaurirsi della grande influenza che la sua arte suscitò nei pittori della generazione a lui successiva.

A Mantova il Mantegna entrò in contatto con la dirompente arte del Leon Battista Alberti che sarà protagonista in città con alcuni dei suoi lavori fondamentali: le chiese di Sant’Andrea e di San Sebastiano. Dalla suggestione albertina e dagli studi sui rapporti tra architettura e decorazione dipinta avviati fin dai suoi esordi patavini, a Mantova il maestro realizzò alcuni tra i suoi massimi capolavori, a partire dalla decorazione della Camera Picta detta degli Sposi, affrescata nel Castello di San Giorgio e considerata fin da subito una delle meraviglie di quell’età ed esempio più alto dell’arte del Mantegna, grazie anche all’originalissima idea dello sfondamento illusivo del soffitto.

Proprio al Castello di San Giorgio sarà inoltre possibile visitare la mostra di sculture ordinate da Vittorio Sgarbi con Giancarlo Gentilini dell’Università degli Studi di Perugina, Rodolfo Signorini, dell’Accademia Nazionale Virgiliana e Italo Furlan dell’Università degli Studi di Padova. La mostra permette di illuminare i rapporti tra Mantegna e l’antichità, tra il classicismo di modello romano e il naturalismo di area padana, rappresentato da Niccolò dell’Arca e Guido Mazzoni.
Verrà poi esposta per la prima volta la scultura di S. Eufemia, proveniente dalla Cattedrale di Irsina in Basilicata, attribuita a Mantegna e certamente ispirata alla sua visione classica come si vede anche nella tela di medesimo soggetto del Museo di Capodimonte. Accanto alle sculture alcune medaglie completano il percorso della mostra.
Nel piano nobile del Castello, l’esposizione Rinascimento nel Castello di San Giorgio: Andrea Mantegna e i Gonzaga illustrerà infine i personaggi legati alla Camera Picta, le testimonianze autografe del tegna Mantegna e la Cultura scritta a corte. Saranno esposti infatti vari ritratti dei personaggi effigiati nella celebre opera, l’intero corpus dei documenti autografi del Mantegna e verrà idealmente ricreata la biblioteca dei Gonzaga con alcuni manoscritti di lettura e di culto. La mostra è a cura di Filippo Trevisani, Daniela Ferrari e Giordana Mariani Canova.

L’esposizione “Mantegna a Mantova” proseguirà a Palazzo San Sebastiano dove saranno esposti alcuni dipinti di artisti mantegneschi di primo piano, dal Bonsignori a Antonio da Pavia, e pregevoli copie dei trionfi di Cesare dal Mantegna di inizio Seicento che fanno parte delle collezioni permanenti del Museo della Città e nella Basilica di Sant’Andrea, dove si potranno ammirare altri due dipinti del sommo maestro, il Battesimo di Cristo e La Sacra Famiglia e la famiglia del Battista.
Inoltre Palazzo San Sebastiano ospiterà la mostra “Placchette e rilevi in bronzo dell’età di Mantegna”.

Durante il soggiorno mantovano il Mantegna divenne pittore di fama sovranazionale, celebrato ed ammirato dai contemporanei, e lasciò a Mantova con il suo stile rivoluzionario una traccia indelebile – anche grazie al fondamentale ciclo dei Trionfi, oggi ad Hampton Court, di cui a Mantova sarà possibile ammirare una splendida copia seicentesca conservata presso il Museo della Città di Palazzo San Sebastiano – nonostante l’arrivo, sul finire dalla sua vita, di Isabella d’Este a corte, che orientò i suoi interessi artistici verso nuovi talenti.

Info:     
in mostra fino al 14 gennaio 2007
Costo del biglietto:   10,00 euro  
Mantova, Fruttiere, Palazzo Te 

Orario:   dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle 8.30 alle 19.30;
Telefono:   199.199.111  

Link: http://www.andreamantegna2006.it/

VERONA. Mantegna e le Arti a Verona 1450- 1500.

Oltre 200 tra dipinti, disegni, incisioni, miniature, sculture, medaglie, cassoni dipinti; circa 100 musei e collezioni di tutto il mondo coinvolti nell’impresa.
Questi i numeri della grande mostra Andrea Mantegna e le Arti a Verona 1450 – 1500 che prenderà il via il 16 settembre prossimo e resterà aperta al pubblico, nel Palazzo della Gran Guardia, sino al 14 gennaio 2007.

L’esposizione si inserisce nel progetto del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del quinto centenario della morte di Andrea Mantegna, che ha concepito un evento unico articolato in tre sedi con tre mostre che si svolgeranno, contemporaneamente, a Padova, Mantova e Verona. All’attività espositiva sarà affiancata, com’è naturale, quella di ricerca, i cui risultati verranno esposti in un Convegno Internazionale di Studi che si terrà nell’autunno 2006 cui sarà affidato il compito di approfondire e discutere i risultati e gli interrogativi sollevati dalle mostre.
Le tre esposizioni saranno incentrate ciascuna intorno alle opere più rappresentative della città: a Padova, punto di partenza sarà proprio la formazione del pittore nella bottega di Francesco Squarcione e la ricostruzione degli affreschi della cappella Ovetari, in parte distrutti nel 1944; Mantova darà conto di quasi cinquant’anni di lavoro di Mantegna alla corte dei Gonzaga, culminati con la Camera degli Sposi.

Il nucleo centrale della mostra di Verona sarà invece rappresentato dalle due opere realizzate da Andrea per Verona: il Trittico di San Zeno del 1456-59 e la Madonna in gloria fra santi e angeli eseguita per la chiesa di Santa Maria in Organo del 1497 (ora al Castello Sforzesco di Milano). 
La mostra è l’eccezionale occasione per impegnarsi a ricomporre temporaneamente il Trittico di San Zeno, le cui predelle sono ora a Tours e a Parigi, e per riportare a Verona, per la durata della manifestazione, la Madonna in gloria fra santi e angeli ora a Milano.
Ma è anche occasione per verificare l’autografia della Sacra Conversazione e del Cristo portacroce di Castelvecchio, opere non unanimemente riconosciute al maestro.

Il Trittico di San Zeno e la Madonna in gloria rappresentano il fondamentale punto di partenza per gli artisti veronesi del periodo e segnano, idealmente ma anche concretamente, l’inizio e la fine dell’intervallo temporale entro cui si sviluppa l’arte del primo Rinascimento, che in città conserva caratteristiche abbastanza omogenee sino alla fine del XV secolo. Le due monumentali opere dipinte da Mantegna per Verona esercitarono anche localmente un profondo influsso sull’arte contemporanea e successiva, imprimendo di sé un’intera cultura artistica sia per quanto riguarda la pittura e la scultura sia per quanto riguarda l’architettura. Sarà presente in mostra anche una significativa scelta delle opere incisorie autografe di Andrea, che pure ebbero, e a livello non solo iconografico, un forte impatto, anche a distanza di tempo, sulla vasta produzione delle botteghe locali.
 
Da questi importanti nuclei di riferimento la mostra intende prendere avvio, per presentare il multiforme mosaico culturale veronese del tempo, il più alto dell’intera sua civiltà figurativa.
Per la prima volta sarà possibile ammirare, riunite, le più importanti opere dei maggiori artisti attivi a Verona nel seconda metà del Quattrocento.
Sono dipinti attualmente ospitati in musei e collezioni di tutto il mondo, e raccoglierli consentirà non solo di avere un quadro chiaro della realtà culturale veronese dell’epoca ma anche di valutare l’autografia di opere ancora di incerta attribuzione e di risolvere problemi tuttora aperti (ad esempio le influenze pierfrancescane sul gruppo delle Madonne di Francesco Benaglio).

Da questo eccezionale momento artistico emergono personalità di grande interesse, ancora poco studiate, ma tutt’altro che minori, come quelle di Francesco Benaglio (circa 1432-1492), Francesco Bonsignori (circa 1460-1519), Liberale da Verona (1445- 1526/29), Domenico Morone (circa 1442- dopo il 1518) e i suoi allievi, protagonisti di un periodo che ha visto Verona rendere omaggio a Mantegna ma guardare con eguale interesse ad altri centri artistici e trovare, grazie ai pittori locali, una intensissima ed affascinante identità.
Se le influenze del grande artista padovano sono infatti innegabili, altrettanto evidenti sono i rapporti tra i veronesi e la cultura di ambito squarcionesco-donatelliano, le aperture a Venezia nel momento in cui era all’apice il confronto Giovanni Bellini – Antonello da Messina e si diffondeva la pittura narrativa di Carpaccio, le relazioni con Mantova (e quindi con la pittura lombarda) anche dopo la morte di Mantegna. 
In tale contesto emergono fondamentali legami tra pittura e miniatura, con Liberale da Verona e Francesco e Girolamo dai Libri, tra pittura e scultura, con fra Giovanni e Giovanni Zebellana, tra pittura su tela e affresco, con Domenico e Francesco Morone, solo per fare alcuni esempi. Gli studiosi hanno inoltre sottolineato la grande abilità disegnativa di alcuni dei maestri veronesi, in particolare Francesco Bonsignori, da analizzare in stretto confronto col corpus grafico di Mantegna.

Il percorso espositivo dedicherà particolare attenzione alla miniatura e al disegno, esposti e presentati insieme ai coevi codici e incunaboli, la cui produzione costituisce una delle esperienze più caratterizzanti del periodo.

Un’ampia sezione sarà dedicata alla cultura antiquaria veronese stimolata dalla conoscenza dell’opera di Mantegna e all’architettura locale ispirata a modelli classici. Vi saranno presentati significativi elementi architettonici (rilievi, capitelli figurati, fregi, paraste, ecc.) provenienti da edifici rinascimentali, modellini appositamente realizzati dei principali monumenti del periodo (in primis la celebre Loggia del Consiglio attribuita tradizionalmente a fra Giocondo, fulcro della sezione) e, accanto a questi, una selezione di pregiate medaglie coniate da artisti veronesi, dai prototipi di Pisanello ad esemplari di Matteo de’ Pasti, Pomedello e Giovan Francesco Caroto. 
Non meno rilevante, tra le sfaccettature della produzione artistica locale di ispirazione antiquaria, è la pittura di ‘cassoni’ e l’arte della tarsia lignea, campi di applicazione nei quali i veronesi sono riconosciuti tra i maggiori specialisti del tempo.

Un itinerario nel territorio, inoltre, consentirà di ammirare i principali cicli di affreschi e molti altri dipinti e sculture lasciati nella loro collocazione abituale, in chiese e musei locali.

La mostra si propone dunque, all’interno di un percorso di ricerca e analisi complementare con le città di Mantova e Padova, di suggerire un ulteriore approfondimento della conoscenza dell’arte di Mantegna e insieme di esplorare interessanti campi di studio ancora quasi vergini, che potrebbero sfociare in successive esposizioni monografiche su singole personalità importanti della pittura veronese fino al primo Cinquecento e antecedente alla Maniera.

Un’occasione unica per celebrare il quinto centenario della morte di Andrea Mantegna con opere importantissime per l’arte italiana e, allo stesso tempo, per studiare ed apprezzare un periodo esemplare della storia artistica veronese, che presenta punte di altissima qualità e interesse, riconosciute da Giorgio Vasari, così come da Bernard Berenson e Rudolph Wittkower.

Info:     
in mostra fino al 14/01/2007  
Verona, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra’, 1  

Telefono:   045 8062611 , Fax:   045 8010729  

Link: http://www.andreamantegna2006.it/

UDINE. GAM – i suoi primi cent’anni.

Cent’anni fa il mecenate Antonio Marangoni volle creare ad Udine una fondazione con lo scopo di sostenere ed aggiornare i giovani artisti friulani. Venne così dato avvio ad una campagna di acquisizioni di opere alle principali esposizioni internazionali (dalle Biennali veneziane alle esposizioni di Brera), con una non comune lungimiranza, di artisti rigorosamente sotto i trent’anni.

Un primo nucleo di lavori viene ora esposto, fino a capodanno, nella mostra 1906. Lo sguardo sul moderno. Alle origini della Galleria Marangoni, alla Galleria d’Arte Moderna di Udine, formatasi anche grazie al lascito, in un inedito allestimento – curato da Isabella Reale – che ricostruisce l’atmosfera dei saloni di inizio secolo. Con tele di Luigi Nono, Ettore Tito, Giuseppe Ciardi, da tempo non più visibili al pubblico a causa delle notevoli dimensioni delle opere e del continuo accrescersi delle collezioni, oltre tremila opere tra dipinti, grafica e scultura, e migliaia di disegni di architettura. (d. c.)

Info: fino al 31 dicembre 2006
Galleria d’Arte Moderna – Piazzale Paolo Diacono, 22 – Udine
da martedì a sabato 9.30-12.30, 15.00-18.00; domenica 9.30-12.30; chiuso lunedì e pomeriggi festivi;
catalogo Silvana Editoriale;
ingresso € 3, ridotto € 1.50; giorni festivi e scolaresche € 1;
0432295891

Link: http://www.comune.udine.it/gamud.htm

Email: gamud@comune.udine.it

Fonte:Exibart on line