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REGGIO EMILIA e CORREGGIO. Antologia di Alberto Magnelli.

Con oltre 90 dipinti su tela e 70 tra collage, gouache e ardesie, sarà la mostra più vasta dell’artista fiorentino, tra quelle finora organizzate in Italia.

Un grande appuntamento d’arte è in programma dal 17 dicembre all’11 marzo 2007 a Reggio Emilia e Correggio. Nelle due sedi di Palazzo Magnani e di Palazzo dei Principi si terrà la più ampia antologica, finora mai realizzata in Italia, di Alberto Magnelli (Firenze 1888 – Meudon, Parigi 1971), in grado di ricostruire in modo completo tutto il suo percorso creativo.
Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e dal Comune di Correggio, con il contributo di Fondazione ‘Pietro Manodori’ e CCPL di Reggio Emilia, nonché di Assicurazioni Generali e Tecton, e curata da Daniel Abadie, uno dei maggiori conoscitori del lavoro di Magnelli, già direttore del museo del “Jeu de Paume” di Parigi, e Sandro Parmiggiani, curatore delle attività espositive di Palazzo Magnani, la mostra presenterà 160 opere (90 dipinti su tela, realizzati tra il 1907 e il 1969, e 70 tra collage, gouache e ardesie, datate dal 1937 al 1966), alcune delle quali tornano a essere visibili al pubblico dopo un lungo tempo di assenza, provenienti dai maggiori musei e istituzioni pubbliche europee (Centre Georges Pompidou di Parigi, Kunsthaus di Zurigo, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Museum Würth di Künzelsau, Musée de Grenoble, Musée Magnelli di Vallauris, Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne, Museo di Locarno, Musée National di Monaco, Museo d’Arte contemporanea di Villa Croce di Genova) e da numerose collezioni private, straniere e italiane.

Di Magnelli vengono analizzati tutti i periodi, dalla figurazione semplificata, ‘fauve’, degli anni Dieci, che pare essersi incamminata sulla strada dell’astrazione, alle successive ‘Esplosioni liriche’; dalle opere che non possono essere definite pienamente ‘figurative’ degli anni Venti, ancora poco conosciute, alle ‘Pietre’ e ai lavori astratti che caratterizzano il suo percorso negli ultimi trentacinque anni di attività.
La sezione di Correggio consente poi di confrontarsi con ‘l’officina’ di Magnelli, attraverso la creatività dei collages – realizzati con pezzi di cartone ondulato, di tela da sacco, di tessuti, o con oggetti come ventagli -, tra i quali spiccano per calibrata poesia quelli, datati 1941, su carta da musica, degli acquerelli e delle opere sulle tavolette di lavagna. 

Accompagna l’esposizione un catalogo Skira con testi dei curatori e di Alberto Boatto, Luciano Caprile e Marco Vallora, oltre a un’antologia di saggi, che prende in esame la ‘fortuna critica italiana’ di Magnelli, pubblicando una selezione tra quelli redatti da storici dell’arte e critici (Argan, Ballo, Bonito Oliva, Brissoni, Calvesi, Caramel, Cavallo, Celant, Fagiolo dell’Arco, Gualtieri di San Lazzaro, Longhi, Marchiori, Meneguzzo, Ponente, Pontiggia, Russoli, Salvi, Trucchi, Valsecchi), artisti (De Pisis, Dorazio, Prampolini, Perilli) e scrittori (Calvino, Palazzeschi).


ALBERTO MAGNELLI (Firenze, 1888 – Meudon, Parigi 1971)
Verso il 1911 si avvicina agli intellettuali e agli artisti che fanno capo alla rivista “La Voce”. Con Aldo Palazzeschi nel 1914 si reca a Parigi. Grazie a questo soggiorno scopre il movimento cubista e frequenta Apollinaire, Picasso, Max Jacob, Gris, Matisse, Léger, de Chirico (al quale sarà legato da una profonda amicizia), Archipenko. Tornato in Italia, fra il 1915 e il 1918 (anno delle “Explosions Lyriques”), realizza alcune serie di opere astratte. La pittura figurativa del dopoguerra – incentrata sul paesaggio e su temi di vita contadina – richiama l’originaria passione per i primitivi toscani. Fra il 1931 – l’anno dopo si trasferisce definitivamente a Parigi – e nel 1934 realizza la serie di dipinti denominati “Pierres”, legate alla visione delle cave di marmo di Carrara, che segnano un ritorno all’astrazione, che poi, fino alla morte, sarà incentrata sulla ricerca e sullo sviluppo di equilibri cromatici e di ritmi formali. Espone le “Pierres” nel 1934 nella prima personale parigina, da Pierre Loeb. A Parigi conosce Kandinsky e si unisce al gruppo “Abstraction-Création”. Nel 1932 aveva esposto cinque opere alla Biennale di Venezia e nel 1935 presenta altrettante opere alla Quadriennale di Roma; nella seconda metà degli anni Trenta espone anche alla Galleria del Milione a Milano. Nel 1937 espone alla mostra “Origines et Développement de l’Art International Indépendent” al Jeu de Paume, e tiene la prima personale a New York, alle Boyer Galleries. Nel 1939, alla Galerie Charpentier, è presente al “Salon de Réalités Nouvelles”; parteciperà anche alle edizioni del dopoguerra. Durante l’occupazione nazista, Magnelli vive in Provenza in compagnia della moglie e dei coniugi Arp e Delaunay. Nel 1945 espone tre opere alla mostra “Art Concret”, allestita alla Galerie Drouin. Nella stessa galleria tiene una grande retrospettiva nel 1947, in cui viene definito ‘le peintre abstrait le plus important de Paris’. Consacrato come uno dei grandi maestri storici dell’astrattismo internazionale, gli verranno dedicate sale personali alle Biennali di Venezia del 1950 (diciotto opere) e del 1960. Nel 1953 ottiene il secondo premio alla Biennale di San Paolo del Brasile, dove otterrà, due anni dopo, il primo premio; nel 1954 gli viene dedicata una personale al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles; nel 1955 partecipa a Documenta II a Kassel. Nel 1963 viene organizzata una retrospettiva al Kunsthaus di Zurigo, che poi passa a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel 1968 si tiene una sua ampia personale (centosettantatré opere) al Musée national d’art moderne di Parigi, e sue mostre si terranno nei due anni successivi in alcuni musei francesi. Magnelli muore nella sua casa di Meudon il 20 aprile 1971. Sulla sua tomba, nel cimitero della cittadina vicino a Parigi dove abita dal 1958, si può leggere l’epigrafe da lui dettata prima della morte: ‘Alberto Magnelli / 1888-1971 / pittore fiorentino’. Tra le mostre a lui dedicate in spazi pubblici dopo la sua scomparsa, vanno almeno ricordate quelle al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1979, al Palazzo Vecchio di Firenze, al Palazzo dei Papi di Avignone e al Musée d’art moderne di Saint-Etienne nel 1988, al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1989, al Musée Magnelli di Vallauris nel 1998, al Museum Würth di Künzelsau nel 2000, al Museo Villa dei Cedri di Bellinzona e al Refettorio delle Stelline di Milano nel 2001.

Info:
Reggio Emilia, Palazzo Magnani (Corso Garibaldi 29)
Correggio (RE), Palazzo dei Principi (Corso Cavour 7)
17 dicembre 2006 – 11 marzo 2007
Orari Palazzo Magnani: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.
Orari Palazzo dei Principi: mercoledì, giovedì, sabato e domenica 10/13 – 15.30/19; chiuso lunedì e Natale.
Biglietti: Euro 7 intero; Euro 5 ridotto; Euro 2 studenti
Aperto il 25 dicembre (ore 15.00-19.00), il 26 e il 31 dicembre 2006 (9.30-13.00 / 15.00-19.00), il 1° gennaio (ore 15.00-19.00) e il 6 gennaio 2007 (ore 9.30-13.00 / 15.00-19.00).
Catalogo: Edizioni Skira

tel. 0522.454437; fax 0522.444436

Link: http:// www.palazzomagnani.it

Email: info@palazzomagnani.it

SALERNO. Il mondo animale nell’arte medievale in Campania sculture e decorazioni tra secoli X e XIII.

Il Gruppo Archeologico Salernitano in collaborazione con la Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E di Salerno e Avellino e con la partecipazione del Liceo Scientifico Statale “A. Roiti” di Ferrara.

Dal 15 dicembre 2006 al 15 gennaio 2007, una mostra sui Bestiari Medievali.

Il percorso storico – iconografico che emerge dalla mostra, da una parte presenta le sculture e le decorazioni attraverso immagini fotografiche, dall’altra cerca di offrire una chiave di lettura della simbologia del mondo animale nell’età medievale. A tal fine, per i testi e le miniature abbiamo tratto ispirazione da alcuni famosi bestiari: De rerum naturis o De universo di Rabano Mauro, IX sec., (codice Cassinese 132 ); il Physiologus (in lingua greca e latina) del II – III sec. d.C.; il manoscritto dei Taccuini di Villard De Honnecourt, redatto tra il 1220 e il 1240 e conservato a Parigi. Quest’Autore, in particolare, nel resoconto dei suoi viaggi, accanto ad annotazioni di architettura e a schemi di composizione in cui la figura è trattata geometricamente, inserisce spesso la riproduzione “libera” di alcuni animali, con un’acutezza di osservazione che fa pensare alla pittura rinascimentale.
L’insistente riproduzione nell’iconografia medievale di taluni esseri rispetto ad altri rendeva necessaria anche un’analisi del loro significato simbolico, argomento senz’altro complesso, ma troppo intrigante per non tentarne una disamina. All’inizio ci siamo posti il problema di come affrontare lo studio dei simboli, pensando che la migliore soluzione sarebbe stata quella di entrare a diretto contatto con le immagini. L’idea di proiettarci nel passato, come in una sorta di macchina del tempo, avrebbe potuto aiutarci a percepire cosa poteva provare il fedele medievale, che non sapeva leggere, nell’ascoltare i predicatori spiegare il significato delle immagini presenti nella sua cattedrale. Sculture, capitelli, statue, pitture, decorazioni musive e vetrate davano corpo alle fantasie dell’immaginario collettivo del tempo, illustravano gli aspetti della vita quotidiana, ma testimoniavano anche la lotta tra il Bene e il Male.
Come non ricordare che in un’epoca caratterizzata dal duro confronto tra Papato e Impero, quella tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, il ruolo delle immagini era determinante per indicare ai fedeli la via della verità contro il male, cioè contro il peccato di ribellione alla Chiesa. Sensazioni e messaggi sicuramente difficili da cogliere, in quanto oggi si sono perse le chiavi di lettura per decifrare i simboli nei loro veri significati. Pertanto, come un uomo del Medioevo faticherebbe ad orientarsi nella selva di segni da cui è caratterizzata la nostra realtà moderna, così si sono incontrate grandi difficoltà di fronte alle immagini medievali, delle quali, senza una guida interpretativa certa, si rischiava di cogliere soltanto il significante, vale dire l’aspetto superficiale, la lettera.
Anche le maggiori informazioni fornite dai testi di storia dell’arte sono state ricavate da analisi comparative con fonti scritte, illuminanti nel chiarire il rapporto segreto che collega una forma al suo significato. In conseguenza di questo, l’ipotesi di fondo da cui siamo partiti per progettare la mostra è stata che, nel pensiero medievale, ogni oggetto era considerato come la raffigurazione di qualcosa che gli corrispondeva su un piano più elevato e ne diventava, così, il simbolo. Il simbolismo era universale e il pensare era una continua scoperta di significati nascosti. Ma il mondo nascosto era anche un mondo sacro. Sulla base di queste considerazioni, si è cercato di fornire alcune interpretazioni coerenti e comprensibili delle immagini.
La mostra è strutturata in quattro sezioni: animali della terra, dell’acqua, dell’aria e creature fantastiche. Si è pensato che questa ripartizione potesse aiutare il visitatore a seguire un corretto iter di lettura.

Stimolante è parsa la cernita di alcuni animali e creature fantastiche dalla simbologia complessa, perché mutevole in rapporto al modo in cui essi sono stati rappresentati nelle varie cattedrali.
In accordo con il Comitato scientifico si è compiuta una scelta di misurato equilibrio fra immagine e commento, attribuendo “minore” importanza all’aspetto simbolico per privilegiare l’apparato iconografico. In questa logica espositiva la visita della mostra può trovare un riscontro diretto per una valutazione basata sul confronto tra fotografie  e testi.
Come esempio, si provi ad analizzare le schede del leone e della sirena (ma la scelta potrebbe cadere su tutti gli altri pannelli). Il primo, il leone, è un segno potentemente solare. Ha a che fare con l’oro, “sole sotterraneo”. Il colore della criniera e del pelo ed il fatto che abiti in Paesi bruciati dal sole ne fanno il prototipo dell’animale solare. Nello Zodiaco, rappresenta Luglio, mese dell’estate, della luce e della canicola. Secondo il mito, nella perduta età dell’oro, il leone si accompagnava al coniglio, con cui viveva in perfetta armonia. Re degli animali, è anche l’animale dei re, tanto è vero che spesso è raffigurato nell’atto di accompagnarsi a Salomone, re d’Israele, o alla Vergine, regina del cielo. Il richiamo a Salomone riveste un particolare significato simbolico: questi è il re saggio per eccellenza, che ha riunito sotto il suo potere sovrano le dodici tribù d’Israele. Ebbene, queste ultime compaiono talora in forma di cuccioli di leoni alla destra e alla sinistra del suo trono. Nelle cattedrali della Campania i leoni di pietra sono spesso collocati, all’esterno, in alto e ai lati dei portali d’ingresso e, all’interno, nelle sculture che ornano gli amboni, dove è predicata la Parola di Dio.
La seconda, la sirena, è la più celebre e la più rappresentata tra le creature fantastiche. Essa è un ibrido di donna e di pesce, le cui origini si ricollegano ai Tritoni della mitologia greca. Il suo busto è alquanto seducente, con seni prominenti; il resto del corpo si allunga in una coda di pesce, singola o doppia. Questo essere dal corpo flessuoso e dalla capigliatura fluente simboleggia tutte le seduzioni femminili e le tentazioni demoniache che queste ispirano. Attraverso le loro melodie incantatrici, le sirene attiravano i naviganti, portandoli a sicura rovina. In Campania le troviamo scolpite nei capitelli delle colonne che sorreggono gli amboni delle maggiori cattedrali romaniche, a memento del male e del peccato che sono sempre in agguato sotto forme seducenti.

La mostra s’inaugura venerdì 15 dicembre alle ore 17.30 al Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno (Largo Plebiscito), e resterà aperta fino al 15 gennaio 2007, con i seguenti orari: dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (giorni feriali) / ore15,00 – ore 19,00  (giorni festivi).

Info:
per prenotazioni alla mostra per visite guidate (gratuite) a gruppi e scolaresche: Gruppo Archeologico Salernitano e Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E. di Salerno e Avellino – tel/fax – segreteria 089/337331 – 089/239126 (museo) – 089/2573218 (Soprintendenza) – cell.ri 338/1902507 – 329/0761908 – 320/8676400.

L’INGRESSO E’ LIBERO.

 

Email: archeogruppo@alice.it

MACCAGNO (Va). Arte Contemporanea in Lombardia – Generazione Anni ’40.

La mostra “Arte Contemporanea in Lombardia Generazione Anni ‘40′ costituisce il terzo capitolo articolato nel progetto pluriennale, formulato da Ad Acta Associazione Culturale con egida e contributo di Regione Lombardia, Direzione Generale Culture, Identita’ e Autonomie della Lombardia, e cooperazione del Comune di Maccagno.

Dopo le ricognizioni di approfondimento e documentazione dedicate alla “Generazione Anni ‘50′ e alla Generazione Anni ‘60′, questa mostra rivolge l’obiettivo alla “Generazione Anni ‘40′ per proseguire e ampliare il progetto di valorizzazione della Contemporaneita’ in Lombardia.

La mostra si inaugura in prima sede a Maccagno, Civico Museo Parisi – Valle, il 9 dicembre 2006, verra’ poi proposta a Milano, Spazio Guicciardini, nei mesi di febbraio-marzo 2007 e infine sara’ allestita, nella primavera 2007 nelle sale del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti.

Fondata su requisiti di professionalita’ e poetica, proprieta’ intellettuale e tecnica, la mostra accoglie artisti appartenenti a differenti ambiti linguistici e, attraverso l’arco delle diverse tendenze, propone un palcoscenico animato da forti personalita’.

Partecipano alla realizzazione del Progetto il Comune di Maccagno, la Provincia di Milano, il Comune di Gazoldo degli Ippoliti, con Patrocinio della Provincia di Varese e della Provincia di Mantova.

A cura di Claudio Rizzi, con introduzione in catalogo di Raffaele De Grada, la mostra presenta opere degli artisti: Sergio Alberti, Vincenzo Balena, Franco Bassignani, Edoardo Bassoli, Paolo Borghi, Wanda Broggi, Brunivo Buttarelli, Angelo Cagnone, Ferdinando Capisani, Loriana Castano, Francesco Dalmaschio, Fernando De Filippi, Mario de Leo, Gioxe De Micheli, Luciano Gatti, Antonio Gennari, Pierantonio Manca, Antonio Miano, Marcello Morandini, Sandro Negri, Vincenzo Parea, Raffaele Penna, Lucia Pescador, Massimo Piazza, Dolores Previtali, Roberto Rampinelli, Stefano Soddu, Fausta Squatriti, Armanda Verdirame, Pierantonio Verga, Claudio Zanini.

Il catalogo edito da Nicolini Editore propone anche un omaggio a Libero Ferretti e Paolo Minoli, oltre all’illustrazione delle opere in mostra ed esaurienti apparati collaterali a sintesi di lettura.

Info:

Civico Museo Parisi Valle – viale garibaldi (via Leopoldo Giampaolo, 1) – Maccagno (VA);

Orari: venerdi’, sabato, domenica e festivi 10.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00;
ingresso: 2.60, ridotto 1.60

Autore: Claudio Rizzi

Fonte:Undo.net

CODROIPO (Ud). In Notte Placida opere d’arte e suggestioni natalizie.

Per la prima volta lo Spazio FVG si apre ad un’iniziativa di gruppo, diventa spazio collettivo e ospita una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia Sede di Villa Manin.

Il 15 il 16 e il 17 dicembre prossimi un nutrito gruppo di artisti, studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, sede di Villa Manin, animerà l’ultimo appuntamento di quest’anno dello Spazio FVG a Villa Manin Centro d’Arte Contemporanea. Si tratta di  Sara Bertossi, Loretta Cappellari, Silvano Castellan, Marco Corain, Elena Cosatto, Deborah Cutugno, Andrea Dalla Costa, Fausto Deganutti, Sebastjan Degli Innocenti, Serena Del Piccolo, Franco Del Zotto Odorico, Nebojˇsa Despotovic, Virginia Di Lazzaro, Girolamo Di Leonardo, Giulia Filippi, Roberta Franchetto, Liana Frappa, Leonardo Furlan, Luca Gabrielli, Franca Guida, Silvia Marini, Nereo Marulli, Stefano Micoli, Paola Minutello, Lorenzo Miotto, Piero Moda, Federica Montesanto, Monica Pierazzi Mitri, Evita Pizzale, Marco Pugliese, Lucia Soramel, Micol Sperandio, Elena Strizzolo, Giulia Tosato, Manuela Toselli, Caterina Vallini, Andreea Verner, Laura Vidoni, Anouk Zambelli Hosmer, Stefano Zatti, Claudia Zucchet.
La mostra collettiva, dal titolo In Notte Placida, che si inaugurerà venerdì 15 alle 18 si terrà nell’ultimo piano dell’Esedra di Levante e sarà coordinata dal gruppo Temperaturambiente.
L’esedra di levante è uno spazio architettonico suggestivo, un gigantesco open space attraversato nella sua lunghezza da un muro centrale ad archi che viene interpretato dai giovani artisti come una piazza a portici, tipica struttura urbana di molti centri storici italiani. La piazza, da sempre intesa come luogo di scambio e condivisione, si trasforma in spazio espositivo che riunisce vari contesti della società urbana, trasformandosi sia in un luogo d’incontro che in luogo che celebra l’aggregazione e le feste pubbliche.
‘In Notte Placida’ vuole ricreare tutti queste occasioni trasformandosi in un evento che ritrova la gioia della festa: commistione di suoni, sapori e atmosfere natalizie coinvolgeranno i visitatori in un’esperienza unica e divertente.
Senza distinzioni di genere ogni artista è stato invitato a presentare il proprio lavoro per ricreare una vera e propria fiera di Natale: ambulanti, artisti di strada, venditori di caldarroste e abeti saranno emulati in una nuova accezione artistica.
Temperaturambiente, che coordina l’evento, è un gruppo che di volta in volta aggrega studenti e docenti nella progettazione e realizzazione di eventi artistici che si sviluppano all’interno dei corsi dell’Accademia.

Info:

Ufficio Stampa: Studio Maria Bruna Pustetto –  via Leopardi, 100 – 33100 Udine – tel.0432.25355/229153 – fax 0432.25355 – studio@pustetto.com – m.mattiussi@pustetto.com – Per contatto Tatiana Agosto 329.7387578

VITTORIO VENETO (Tv). Alessandro Taglioni a Palazzo Gaiotti.

La mostra raccoglie 40 opere di pittura recenti, dal 2000 al 2006: acquarelli e acrilici su tela e digitali su pannello. Pittore marchigiano che si è formato nel Veneto, Taglioni vive e lavora a Milano e a Padova. Ha esposto per la prima volta nel 1974. Ha studiato con Emilio Vedova e Jozé Ciuha. Il suo lavoro è rivolto all’elaborazione della tecnica pittorica. Il progetto è quello di verificare costantemente la lezione degli antichi attraverso un’assidua lettura e di rischiare successivamente alcune reinvenzioni e formalizzazioni lungo un processo di astrazione.

‘La pittura è questione di rigore e di follia, non rappresentabili e da non trattare con il fare spontaneo e il fare liberamente. Il rigore impone l’emulazione della natura, non naturale, natura insita nell’artificio con cui ciascun artista si mette alla prova con la tela e con il foglio. L’opera moderna non è readymade né arte di rottura, ma anzitutto è il ritratto, e la traccia delle opere antiche giunte fino a noi si trova oggi necessariamente nello strato invisibile dell’invenzione di ciascuna opera di astrazione’.

‘Punto a una pittura che procede da un’istanza verista, un’istanza verista moderna, piuttosto che informale: tutt’al più, se proprio si trattasse di informale, non sarebbe quello purista, ma si tratterebbe di opere che attraversando questo informale raccolgono materiale per una tessitura verista. Questi paesaggi e ritratti, come ciascuna opera d’arte, richiedono una lettura semplice. Opere che, ribadisco, sono più vicine al verismo, come approccio tecnico; più vicine al rinascimento, come ispirazione; e moderne per quanto cercano di restituire della lezione degli antichi’.

‘Dipingendo, mi ritengo molto vicino al restauratore – perizia, cura, precisione – e lontano dall’approccio dell’artista avanguardista contemporaneo, performer, scandalista, spontaneista. Sembrerà assurdo, ma spesso un pittore è in realtà un restauratore. La spontaneità e la fantasia, nell’opera d’arte, sono luoghi comuni. L’arte, la tecnica. Rigore e follia dell’oggetto, non di chi presume di produrlo, cioè il soggetto. L’arte non ha più bisogno di soggettivismi ma di dispositivi di produzione, di testimoni, di lettori, di poeti, di cantori, di custodi, di promotori. A un’opera importa questo, infatti essa resta, mentre le idee, le intenzioni dell’artista svaniscono. E nella tradizione c’è questo, anche quando si tratta di qualcosa di inaudito, di mai visto, qualcosa che non è mai di moda, che non fa il verso all’epoca’.

Info:
ALESSANDRO TAGLIONI. Pittura e scrittura del paesaggio
ASSOCIAZIONE ‘AMICI DEL CASTRUM’ con il sostegno della Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Vittorio Veneto – PALAZZO GAIOTTI al nuovo centro culturale polivalente nel centro di Serravalle in via Martiri della Libertà 32 (accanto al Teatro Da Ponte).

orario: pomeriggio dalle 16 alle 19.30 eccetto il lunedì mattina dalle 10.30 alle 12.30, sabato domenica e lunedì chiuso, il martedì tutto il giorno.
Amici del Castrum – Castello di Serravalle – Via Roma 21 – 31029 Vittorio Veneto – tel.0438/57179 -fax 0438/552497 – cell. 348 4238334 – castello@serravallefestival.it – www.serravallefestival.it – mostrevittorioveneto@tin.it
 

Link: http://www.taglioni.com

Email: info@taglioni.com

Fonte:Exibart on line