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CORTONA (Ar). CORTONANTIQUARIA – Quando l’alta epoca torna attuale.

45° Edizione Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato – Cortona, Palazzo Vagnotti  25 agosto – 9 settembre 2007. INAUGURAZIONE: venerdì  24 agosto ore 18,30.

Cortona, citta’ gioiello della toscana, s’immerge in un’atmosfera fuori dal tempo con la più antica mostra antiquaria d’Italia: Antiquariato, scultura, costume e raffinate degustazioni.

Cortonantiquaria è riuscita a fare dell’antico e dell’antiquariato un appuntamento sempre più aggiornato, e non sembri un paradosso. E’ riuscita a farne una tendenza sempre più à la page, e si vede dal numero crescente di visitatori giovani: sarà per via dei numerosi eventi in mostra, dalle degustazioni con aperitivo all’alta moda, dalle mostre “impertinenti” alle conversazioni d’autore, ma insomma dallo scorso anno sembra che non si possa evitare di passare da Cortonantiquaria per la fine d’agosto.
Dopo il grande successo dell’ultima edizione, con più di diecimila visitatori, Cortonantiquaria torna il 25 agosto: un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del bello. Una mostra per visitatori esigenti; assai raffinata, con pezzi rari selezionati da un severo pool di addetti all’expertise e moltissima Alta Epoca.
Cresce in maniera esponenziale quest’anno la qualità tanto che si registra il ritorno di antiquari storici, e si lancia il primo segnale forte in direzione dell’internazionalità con la presenza di una delle migliori gallerie antiquarie d’Oltralpe, PlusArt di Montecarlo, una “firma” assai fashion.
Uno degli appuntamenti più prestigiosi e più attesi, e non solo dagli amanti del collezionismo d’arte. Una mostra che guarda al mercato internazionale partendo da una scelta fatta nelle regioni italiane più ricche e interessanti quanto a mercato antiquariale. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Veneto al Lazio, e ancora, il Trentino Alto Adige, l’Umbria, la Liguria, le Marche, l’Emilia Romagna e la Toscana, ovviamente! In totale più di 1000 pezzi importanti e poi tanti piccoli oggetti da collezione provenienti da espositori attentamente selezionati grazie a un lavoro iniziato appena chiusi i battenti della mostra dello scorso anno. Ma vediamo nel dettaglio qualcuno dei pezzi più importanti o più insoliti.
Per gli amanti del tessile d’epoca un Succo d’erba (fine ‘500 inizi ‘600) dal cromatismo acceso appartenuto alla famiglia dei Lorena. Un vero e proprio dipinto su stoffa con ghirlande di frutta che decorano, in un simposio di colori e variazione cromatiche, l’intero dipinto, chiamato anche “portiere” o “portale”, utilizzato per decorare le porte delle stanze dei palazzi/ville nobiliari. Rappresenta il primo ingresso di uno dei componenti della famiglia Lorena presso la famiglia fiorentina dei Medici. Ritrae le nozze, avvenute nel 1589, di Ferdinando dei Medici, figlio di Cosimo I, con Maria Cristina di Lorena.
Tra i pezzi di oreficeria la Croce Astile (1550) in argento – sbalzata e punzonata a Napoli. Un lato riporta le immagini dei 4 evangelisti, l’altro ritrae il Pellicano, simbolo del sacrificio di Cristo, San Giovanni, la Madonna e Maddalena.
Tantissimi i tavoli in mostra, tra i più pregiati,e caratterizzato da una decorazione leggera e delicata, un tavolo fiorentino di metà ‘700 da centro rettangolare in legno dorato a mecca  con piano di marmo giallo di Siena dalla forma sagomata e la  fascia sottopiano traforata con larghe volute a ‘rocaille’ ornata da serti fioriti rilevati. Dalla Toscana arriva anche uno dei pezzi più antichi in mostra uno splendido Pegaso, un cavallo alato in pietra serena del 1100-1200: si tratta, probabilmente, di una decorazione di una scalinata o il resto di un tempio.
Ma non è finito, in mostra anche molti dipinti, come nel caso di una vera e propria quadreria dell’’800 allestita nello stand numero 7, e ancora, mobili orientali, gioielli, bronzi, avori.
Un repertorio di grande eleganza e bellezza estetica e anche molti segnali di nuove tendenze e orientamenti di stile destinati a connotare il mercato antiquario del prossimo autunno, quando torna la voglia di stare in casa, tanto più se circondati da oggetti che abbiano il fascino di storie importanti e lontane nel tempo.
Com’è consuetudine, anche quest’anno il Premio Cortonantiquaria, che per il 2007 va a Patrizio Bertelli (consegna il 4 settembre), Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Prada, armatore di yacht d’epoca, oltre che appassionato velista.
E in più, come è tradizione di Cortonantiquaria, mostre collaterali che fanno parlare, possono risultare “scomode” e scaldano il dibattito sulle attribuzioni, tanto da poter immaginare presso Cortonantiquaria un panel permanente su metodologie, criteri e tecniche relative al tema dell’attribuzione. Riflettori puntati, quest’anno, al terzo piano di Palazzo Vagnotti, sulle robbiane inedite: SAN FRANCESCO E SANTA CHIARA. GIOVANNI DELLA ROBBIA – IPOTESI SULLA PATERNITÀ con due pezzi che fanno notizia: due sculture rappresentati San Francesco e Santa Chiara, databili al 1510 ca. Si tratta di opere in terracotta policroma, di provenienza toscana, attribuite a Giovanni della Robbia. Sono oggetti assolutamente inediti, provenienti da collezione privata (la proprietà è di un antiquario toscano), presumibilmente collocate originariamente all’interno di un complesso d’altare su nicchie contrapposte. Si tratterà anche di una vera e propria anteprima di una mostra sulle robbiane che la Provincia di Arezzo sta organizzando per il 2008.
Per una collaterale “curiosa”, invece, UN’ELICA PER IL VINO: IL CAVATAPPI: in esposizione una collezione di circa 80 cavatappi dagli inizi dell’Ottocento ai primi del Nove. Diversi i materiali tra cui avorio, legno di bosso, bronzo, osso, ferro, rame, alluminio e le forme anche molto curiose. Numerosi in mostra anche altri strumenti utilizzati in passato nella lavorazione e degustazione del vino dal momento che la cultura del bere cammina parallelamente alla cultura dei manufatti di uso comune, (bicchieri, bottiglie) che interpretano l’estro e le mode dei tempi. Con questa mostra si rafforza ancora di più il legame con un prodotto d’eccellenza di questa terra che è fatta anche di grandi vini e della loro storia.
E a proposito di vini,  con l’edizione 2007 si conferma il felice sodalizio tra la tenuta La Braccesca di proprietà della famiglia Antinori e Cortonanatiquaria. Sarà in particolare Achelo, il vino creato appositamente per Cortonantiquaria il protagonista di “serate a tema” all’insegna dell’eccellenza enologica e gastronomica.
E dal vino eccoci alla tavola: connubio intrigante declinato attraverso delle degustazioni guidate che hanno come location una cucina d’epoca nel chiostro di Palazzo Vagnotti.
Nel centro storico di Cortona, invece, seguendo un circuito di ristoratori aderenti a “Vetrina Toscana a tavola” si avrà l’opportunità di degustare menù tipici della tradizione culinaria toscana ad un prezzo fisso, fare acquisti di tipicità, nonché ricevere un biglietto di ingresso alla mostra per ogni menù ordinato. E a proposito di biglietti d’ingresso, offerta speciale per gli appassionati di arte che potranno acquistare un biglietto congiunto, al prezzo di 10 euro anziché 15, comprensivo dell’ingresso alla Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato e al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC) nel bel Palazzo Casali a pochi passi dalla sede della mostra, all’interno di Palazzo Vagnotti. Uno dei palazzi, quest’ultimo, meglio conservati di Cortona, e che torna a vivere proprio nei giorni della mostra allestita in sale che racchiudono il fascino di storie, stili, gusti diversi. Ogni stanza un mondo a sé, eppure un percorso unico da ritrovare anche usciti da Palazzo Vagnotti tra i vicoli e le strade segrete e silenziose di una città che è tutta a misura d’antico, fitta di botteghe di rigattieri, gallerie, laboratori di restauro. Una città che vanta una tradizione antiquaria di gran prestigio e tuttora vivissima.

PROGRAMMA:

Inaugurazione: venerdi 24 agosto 2006 ore 18.30 

Apertura al pubblico: da sabato 25 agosto sino a domenica 09 settembre

Orari: feriali 10-13 15-20  , sabato e domenica 10-20.

Costo del biglietto : intero € 8, ridotto € 6

Biglietto congiunto: 10 euro anziché 15, comprensivo dell’ingresso alla Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato e al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC).
Numero telefonico della mostra (attivo da sabato 25 agosto) : tel. 0575/630610

Comitato promotore: Agenzia per il Turismo di Arezzo, Provincia di Arezzo, Comune di Cortona, Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Arezzo
Ente Promotore: Agenzia per il Turismo di Arezzo, Piazza Risorgimento 116 Arezzo  Tel 0575/23952

N° espositori: 41
Provenienza geografica: Toscana, Umbria, Veneto, Sicilia, Lombardia, Liguria, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Campania, Trentino Alto Adige (non presente nel 2006).

Categorie merceologiche presenti: Argenti e bronzi, Mobili italiani e francesi dal ‘600 all’800, Mobili orientali, Dipinti d’alta epoca, Oggettistica da collezione, Gioielli, Arredi da esterno.

Specialisti per tipologia merceologica, per area geografica o per periodo:
Antiquariato UMBRO: Rolando Moro Antiquariato (Spoleto)
Antiquariato TOSCANO: Giusti Rita (PO), Antichità Vanneschi (AR)
Antiquariato SICILIANO: Giulio Torta Antichità (PA),
Antiquariato FRANCESE: L’Atelier Antichità (TV)
Antiquariato Tibetano e Cinese: West King (Pelago – FI)
Neoclassico: Studio Antiquario Zora (Ospedaletti – GE, Antichità D’Alessio – NA)
Quadri d’alta epoca e dell’’800: Numero 7 (Montecatini – FI)
Mobili dell’800: Ottocento (Figline V.no – FI)
Argenti: Zacchetti (MI)
Oggetti da collezione: Vietti Antiquari (Borgo Val di Taro)
Ventagli: Le De Dominicis Antiquariato (MI)
Gioielli: Galleria Antiquaria L’Angolo (PG)
Epigrafi medievali: Il Portico di Ottavia (GE)

N° pezzi: In totale più di 800 pezzi importanti e poi tanti piccoli oggetti da collezione provenienti da espositori attentamente selezionati che non sono quantificabili.


Info:

055/2399514

Link: http://www.cortonantiquaria.it

Email: info@cortonantiquaria.com

Allegato: Cortonantiquaria.pdf

ROMA: Il Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio.

La Sala Regia del Palazzo di  Venezia ospita, dal 19 luglio al 9 settembre 2007, la mostra dedicata al celebre Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio, organizzata e promossa dalla Fondazione Giordano in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e l’Associazione Civita.
Il capolavoro rinascimentale ha recentemente permesso di svelare uno dei più affascinanti misteri della storia dell’arte: una singolare vicenda di amori segreti che ha per protagonisti papa Alessandro VI Borgia e la bellissima Giulia Farnese.

Presentata con l’ausilio delle più evolute tecnologie multimediali, l’appassionante storia di questo inedito affresco prima smembrato, poi perduto e infine fortuitamente riscoperto, verrà raccontata ai visitatori attraverso un suggestivo allestimento, ove un percorso di ambienti successivi farà da scena a brani di un filmato di cui sarà protagonista narrante il grande Arnoldo Foà.

Un sofisticato sistema di diffusione del suono, che fa utilizzo di tecnologie audio di ultima generazione, permetterà anche ai non udenti di essere partecipi dell’affascinante racconto.

Proveniente da un affresco delle stanze vaticane, ora scomparso, e raffigurante la Madonna ed il Bambino con il papa Alessandro VI Borgia inginocchiato in adorazione, il cuore dell’intera composizione – il Bambino Gesù benedicente – è riconsegnato al pubblico dopo oltre cinque secoli grazie all’acquisizione da parte del Gruppo Margaritelli, che l’ha poi affidato alla Fondazione Guglielmo Giordano per promuoverne lo studio e la divulgazione.
Superstite alla damnatio memoriae decretata dai successori del discusso Papa Borgia, lo straordinario dipinto è oggetto di uno dei più discussi passi di Giorgio Vasari. Lo storico fiorentino, nella seconda edizione delle Vite, narrando del Pinturicchio, riferisce infatti che questi ritrasse sopra la porte di una camera la Signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna, e nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora. Per il suo singolare contenuto l’affermazione venne per secoli ritenuta inverosimile. Oggi sappiamo invece che rispondeva a verità.
Con il Bambin Gesù delle Mani si accendono i riflettori sulla figura del Pinturicchio, in attesa della grande mostra monografica prevista a Perugia ad inizio 2008, nella rinnovata sede della Galleria Nazionale dell’Umbria.


Info:
Roma, Palazzo di Venezia, Piazza S. Marco, 49
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano
fino al 09/09/2007 – Costo: € 5
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, chiuso lunedì.
Telefono: 06699941

 

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

SIENA. Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento.

La produzione pittorica di Luigi Mussini sarà esposta, per la prima volta, presso il Complesso museale Santa Maria della Scala in una mostra dal titolo ‘Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento‘ nella quale troveranno spazio anche una selezione di opere di pittori e scultori con cui l’artista entrò in contatto. L’Italia e l’Europa dell’Ottocento, tra ansia di rinnovamento e ritorno al passato, raccontate attraverso l’opera colta e raffinata del pittore maturata sullo sfondo e nel segno del genio artistico di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Dal 6 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 una grande esposizione che Siena dedica al protagonista indiscusso della scena culturale senese nella seconda metà dell’800, la cui attività fu strettamente legata al fenomeno del Purismo europeo.

Il nucleo dei capolavori più importanti rappresenta il cuore pulsante di una selezione di 122 opere articolata in sette sezioni e curata da Carlo Sisi ed Ettore Spalletti. Se ne ricava l’affresco di un’epoca caratterizzata da grandi tensioni teoriche e stilistiche, dove l’ideale mussiniano di un’unica ‘maniera’ mutuata dai grandi maestri antichi e moderni si contrappone strenuamente alle istanze della incalzante cultura naturalista e realista. Nella prima sezione della mostra trovano spazio i primi capolavori di Mussini, come la ‘Musica sacra‘ e il ‘Trionfo della Verità‘, maturati in seno al più aggiornato dibattito sul Purismo e quindi in linea con quel movimento figurativo, che in mostra è ben rappresentato dai dipinti di Overbeck, Marini, Minardi e Stürler.

Accanto alle opere di Mussini, nella seconda sezione dedicata al soggiorno parigino, sono esposte le opere dei pittori e degli scultori italiani ed europei che entrarono in contatto con Mussini, influenzando la sua attività, come lo stesso Ingres, Flandrin, Gérçme, Gleyre, Gendron. Non a caso è presente in mostra l’Autoritratto di Ingres donato agli Uffizi proprio per intermediazione dello stesso Mussini. Nella terza sezione è esposto il nucleo più importante della sua produzione, con i ‘Parentali di Platone‘, ‘l’Eudoro e Cimodoce‘ e l’inedita pala con le Sante Edvige e Isabella, recuperata dopo un difficilissimo restauro dai disastri dell’alluvione fiorentina del 1966.

Questi sono gli anni in cui Luigi Mussini assume la direzione dell’istituto di Belle Arti di Siena impegnandosi in una vera e propria riforma dell’insegnamento accademico e continuando a coltivare i rapporti con la Francia e con i pittori francesi a cui si ispira e a cui indirizza anche i suoi allievi.

La quarta sezione descrive il variegato panorama della scuola senese attraverso alcuni esempi di pittura e scultura basati sui fondamenti neoraffaelleschi di Ingres e di Bartolini, di cui è presente in mostra un capolavoro assoluto, la ‘Carità educatrice‘, eseguita per il granduca Leopoldo II e proveniente da Palazzo Pitti. Accanto ai dipinti giovanili di Cassioli, Visconti, Ridolfi, emergono in questa sezione alcuni capolavori di Giovanni Dupré di committenza senese (fra i quali la ‘Riconoscenza’ e l”Amore in agguato‘) che dimostrano la particolare sintonia che in questo momento si crea tra il fiorentino Dupré e i suoi amici e sostenitori senesi, primo fra tutti Luigi Mussini.

Intorno al 1864 l’egemonia artistica e didattica di Mussini registra le prime defezioni a fronte delle forti istanze della emergente cultura naturalista e realista. In questo momento lo stile di Mussini raggiunge l’apice espressivo nel ‘San Crescenzio‘ del Duomo di Siena e nell”Educazione spartana‘ del Musée Ingres di Montauban.

Intanto però alcuni dei suoi allievi come Cassioli e Maccari percorrevano strade che presto li avrebbero portati ad aderire al clima realistico, d’impronta soprattutto romana, e ai modelli che potremmo definire ‘sperimentali’ di Morelli. Resta fedele al maestro, il giovane Alessandro Franchi di cui in mostra sono esposti alcuni capolavori giovanili, nei quali si colgono, oltre che meditazioni sulla pittura dei grandi maestri del Cinquecento soprattutto veneziano, anche le visibilissime influenze di Ingres e soprattutto dei suoi allievi, in particolare di Flandrin.

Intanto prendevano campo le grandi imprese decorative che a Siena e nel suo territorio testimoniavano l’avvenuto radicamento delle teorie mussiniane. Quei cantieri sono richiamati in mostra attraverso l’esposizione dei cartoni e dei disegni preparatori riferibili alle principali commissioni del momento, dal pavimento del Duomo alla decorazione della Loggia Bichi Ruspoli alle cuspidi della Facciata del Duomo e altre ancora, che videro lavorare, fianco a fianco, pittori, decoratori, scultori, mobilieri, vetrai, bronzisti, ceramisti nello spirito che aveva accompagnato l’unita delle arti nei secoli della tradizione senese.

L’ultima sezione è dedicata ai tardi lavori di Mussini, in gran parte smarriti, e rappresentati in mostra dai due fondamentali dipinti del cimitero di Baden Baden. Accanto a questi esiti si presentano opere significative delle diverse vie intraprese dagli artisti senesi, che comiciano a mostrare anche un certo interesse nei confronti della pittura dei Preraffaelliti. Ne sono un esempio alcuni capolavori del maturo Franchi e le stupefacenti prove giovanili di due giovani artisti, Ricciardo Meacci e Giuseppe Catani Chiti.

La rassegna è promossa da Comune di Siena, Istituzione Santa Maria della Scala, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Fondazione Musei Senesi e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Fonte:Adnkronos

CESENA: L’Elogio della Figura – Identità & Alterità Declinazioni fra “Antico” e “Contemporaneo” nelle Collezioni della Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

E’ il Dvd che ogni visitatore può fermarsi a vedere al primo piano della mostra, lasciandosi guidare alla conoscenza più approfondita di artisti ed opere, cogliendo dettagli e  catturando emozioni.
I sessanta minuti di approfondimento ci guidano anche a comprendere quei piccoli shock emotivi che l’allestimento ardito ed originale vuol provocare. Ricordiamo che la mostra, allestita per tutta l’estate a Cesena alla Galleria Comunale d’Arte del Palazzo del Ridotto, propone una selezione di opere antiche di Maestri dei secoli XVI e XVII “abbinandole” a opere di sei artisti contemporanei, in prevalenza romagnoli. Unico comune denominatore è  il soggetto, ovvero, come indica il titolo, la “figura” e la sua rappresentazione.
Ad Antonio Paolucci, e al suo eloquio affascinante, il compito di spiegare come riescano a dialogare linguaggi artistici apparentemente così diversi, come lui stesso li definisce. Paolucci introduce il visitatore al contatto con le opere moderne, illustrando le caratteristiche salienti di questi lavori, e le commenta nell’abbinamento con le opere antiche dei grandi Maestri figurativi della Pittura Emiliana del 1600, fermando l’attenzione su alcune “coppie” che l’allestimento ha reso tali. Invita così il visitatore a percepire comunque il soggetto, la figura, anche là dove più sembra nascondersi – la figura si può anche non percepire immediatamente, ma si possono cogliere affinità cromatiche o emotive o tecniche – invita a scoprirla anche attraverso le tecniche moderne, prima fra tutte la fotografia, utilizzata per manipolare, evocare, alludere, dilatare la figura.
A Marisa Zattini, curatrice della mostra insieme a Antonio Paolucci, il compito di fare conoscere più da vicino i singoli artisti contemporanei che in questa mostra espongono le loro opere dialogando attraverso i secoli con artisti antichi.  Così il visitatore può conoscere e apprendere, attraverso le parole degli artisti stessi, le peculiarità delle loro ricerche, addentrarsi nel processo di formazione dell’opera d’arte, sfiorandone i segreti, catturati tra  tele accatastate e opere abbozzate.
Il cesenate Luca Piovaccari racconta di un approccio “genuino” con l’arte, del suo legame con la  terra di Romagna in cui coglie le figure da dipingere. Andrea Guastavino si sofferma a riflettere sulla fotografia come mezzo utilizzato per scandagliare lo stato dell’animo umano. “Mi piacerebbe fotografare l’invisibilità delle cose”, commenta la sua avventura artistica,  percorsa dal tentativo di liberare l’immagine tecnologica dal suo destino di perfezione.
Francesco Bocchini parla delle sue icone sacre, icone forti, di profonda suggestione come quelle esposte nella mostra cesenate, che fissano personaggi lontani dalla dimensione sacra, tipica dell’icona religiosa, più immersi nella storia degli uomini.
Con Massimo Pulini  il discorso tende a illustrare le tecniche usate per il suo lavoro, sia per il supporto radiografico utilizzato nella realizzazione di alcune grandi opere, sia per l’effetto termografico delle ultime ricerche, con la loro resa di percezione caldo-freddo del corpo umano. Entrambe le tecniche sono per il cesenate Pulini strumenti moderni capaci di guardare la figura attraverso uno sguardo rinnovato.
Con Marco Neri, che parla del fascino da sempre esercitato dalla pittura per la sua universalità e immortalità, l’intervista mette in risalto anche le caratteristiche dei ritratti minimali proposti all’occhio del visitatore,  capaci di cristallizzare e fermare il tempo. Vittorio D’Augusta, che alla mostra è presente con un ciclo di opere che comprendono alcuni Calafatati, rivela come sono nati questi originalissimi lavori  che riprendono un’operazione di riparazione – “il calafatare” – delle barche di legno fatta con stoffa incatramata, che l’artista vedeva eseguire nella sua infanzia.
Il DVD contiene anche gli interventi istituzionali del Vice Presidente della Banca Popolare dell’Emilia Romagna di Modena e Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Angelo Marconi, il Vice Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Giuseppe Mondardini, che hanno voluto realizzare il progetto, e l’intervista all’Assessore alla Cultura del Comune di Cesena Daniele Gualdi.

Info:
al Palazzo del Ridotto di Cesena fino al 9 settembre.
La mostra è aperta al pubblico dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 20.00 alle 23.00 fino al 31 agosto, mentre dal 1 al 9 settembre torna l’orario di apertura originario mattutino dalle ore 10,30  alle ore 12,30 e pomeridiano dalle ore 16,30 alle 20,30 (chiuso il lunedì). L’ingresso è gratuito. Un’occasione da non perdere.
Tel 0547 21386 – Fax 0547 27479

Link: http://www.ilvicolo.com

Email: arte@ilvicolo.com

POSSAGNO (Tv). Il principe Henryk Lubomirsky come Amore.

Le celebrazioni per i 250 della nascita di Antonio Canova (1757 – 2007) offrono una occasione da non perdere.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo. La Regione del Veneto per celebrare questo artista ha promulgato una legge specifica costituendo un Comitato Regionale per le Celebrazioni, composto da eminenti personalità e studiosi del grande artista.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con se in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo, in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Una volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso , del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese La Touche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel Salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.

La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema dell’Amore: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche lanterne (info sul sito della Fondazione Canova: www.museocanova.it): chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per l’essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.

Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al Principe Henryk come Amore, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.

Concerti, rappresentazioni teatrali, mostre, incontri di studio, pubblicazioni, emissioni filateliche completano il fitto programma delle Celebrazioni Canoviane, Celebrazioni di cui questa mostra rappresenta il momento più intenso ed atteso.

Info:
“Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”. Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova, dalla Fondazione Canova ONLUS di Possagno.
Catalogo Silvana Editoriale a cura di Mario Guderzo. con interventi di Giancarlo Cunial, Gabriella Delfini, Mario Guderzo, Hugh Honour, Barbara Troynar, Wit Karol Wojtowicz, Stefano Zecchi e Paolo Mariuz e Massimiliano Pavan.
Orario: 9 – 19. Ingresso alla Mostra e al Museo: interi euro 7, ridotti euro 4.
tel. 0423.544323

 

 

Link: http://www.museocanova.it

Email: posta@museocanova.it