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LIVORNO. Jannis Kounellis – Michele Zaza.

La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza prosegue negli spazi della Chiesa del Luogo Pio fino al 31 di Agosto in  collaborazione con il Comune e la Provincia di Livorno, organizzata dall’Associazione Culturale React (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo.
In collaborazione tra loro, gli artisti entreranno in dialogo con la struttura barocca della chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed ‘autentica’. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento React prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio iniziata nel 2001 attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.

Kounellis apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.
Kounellis sceglie di stare ‘dentro’ il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai ‘flussi di coscienza’ dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.
L’artista presenta il vero così com’è, non elabora l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l’essenza del lavoro di Kounellis. Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile. L’energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La ‘voracità poetica’ di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.
 
Di Michele Zaza, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70, le opere che convocano, restituiscono e esplorano ‘la scena primitiva’. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.
Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo   ‘mitologia personale’) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell’esistenza.
Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un   telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente rinvia   a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da ‘Michele Zaza-Vita nuova’ di Rainer Michael Mason).
Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.
 
Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’ Arte Povera .
Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli,   e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico;   nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.
 
Michele Zaza nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di Brera.
Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria Diagramma (‘cristologia’ nel 1972 e ‘naufragio euforico’ nel 1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (‘dissidenza ignota’ 1973), a Brescia alla galleria Minini, a Napoli da Lucio Amelio.
Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria Leo Castelli di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia, sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca ( Museo Shchusev), Roma (Museo Laboratorio dell’Univarsità ‘ La Sapienza ‘), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte Contemporanea), Parigi (galleria Martine&Thibaultdelachatre), Anversa (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.

Info:
fino al 31 Agosto 2007, orari: 17:00 – 20:30
Chiesa del Luogo Pio- Piazza del Luogo Pio – Livorno

tel: 347 4823583
 

Email: michelacasavola@ahoo.it

ROMA: Il Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio.

La Sala Regia del Palazzo di  Venezia ospita, dal 19 luglio al 9 settembre 2007, la mostra dedicata al celebre Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio, organizzata e promossa dalla Fondazione Giordano in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e l’Associazione Civita.
Il capolavoro rinascimentale ha recentemente permesso di svelare uno dei più affascinanti misteri della storia dell’arte: una singolare vicenda di amori segreti che ha per protagonisti papa Alessandro VI Borgia e la bellissima Giulia Farnese.

Presentata con l’ausilio delle più evolute tecnologie multimediali, l’appassionante storia di questo inedito affresco prima smembrato, poi perduto e infine fortuitamente riscoperto, verrà raccontata ai visitatori attraverso un suggestivo allestimento, ove un percorso di ambienti successivi farà da scena a brani di un filmato di cui sarà protagonista narrante il grande Arnoldo Foà.

Un sofisticato sistema di diffusione del suono, che fa utilizzo di tecnologie audio di ultima generazione, permetterà anche ai non udenti di essere partecipi dell’affascinante racconto.

Proveniente da un affresco delle stanze vaticane, ora scomparso, e raffigurante la Madonna ed il Bambino con il papa Alessandro VI Borgia inginocchiato in adorazione, il cuore dell’intera composizione – il Bambino Gesù benedicente – è riconsegnato al pubblico dopo oltre cinque secoli grazie all’acquisizione da parte del Gruppo Margaritelli, che l’ha poi affidato alla Fondazione Guglielmo Giordano per promuoverne lo studio e la divulgazione.
Superstite alla damnatio memoriae decretata dai successori del discusso Papa Borgia, lo straordinario dipinto è oggetto di uno dei più discussi passi di Giorgio Vasari. Lo storico fiorentino, nella seconda edizione delle Vite, narrando del Pinturicchio, riferisce infatti che questi ritrasse sopra la porte di una camera la Signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna, e nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora. Per il suo singolare contenuto l’affermazione venne per secoli ritenuta inverosimile. Oggi sappiamo invece che rispondeva a verità.
Con il Bambin Gesù delle Mani si accendono i riflettori sulla figura del Pinturicchio, in attesa della grande mostra monografica prevista a Perugia ad inizio 2008, nella rinnovata sede della Galleria Nazionale dell’Umbria.


Info:
Roma, Palazzo di Venezia, Piazza S. Marco, 49
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano
fino al 09/09/2007 – Costo: € 5
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, chiuso lunedì.
Telefono: 06699941

 

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

SIENA. Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento.

La produzione pittorica di Luigi Mussini sarà esposta, per la prima volta, presso il Complesso museale Santa Maria della Scala in una mostra dal titolo ‘Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento‘ nella quale troveranno spazio anche una selezione di opere di pittori e scultori con cui l’artista entrò in contatto. L’Italia e l’Europa dell’Ottocento, tra ansia di rinnovamento e ritorno al passato, raccontate attraverso l’opera colta e raffinata del pittore maturata sullo sfondo e nel segno del genio artistico di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Dal 6 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 una grande esposizione che Siena dedica al protagonista indiscusso della scena culturale senese nella seconda metà dell’800, la cui attività fu strettamente legata al fenomeno del Purismo europeo.

Il nucleo dei capolavori più importanti rappresenta il cuore pulsante di una selezione di 122 opere articolata in sette sezioni e curata da Carlo Sisi ed Ettore Spalletti. Se ne ricava l’affresco di un’epoca caratterizzata da grandi tensioni teoriche e stilistiche, dove l’ideale mussiniano di un’unica ‘maniera’ mutuata dai grandi maestri antichi e moderni si contrappone strenuamente alle istanze della incalzante cultura naturalista e realista. Nella prima sezione della mostra trovano spazio i primi capolavori di Mussini, come la ‘Musica sacra‘ e il ‘Trionfo della Verità‘, maturati in seno al più aggiornato dibattito sul Purismo e quindi in linea con quel movimento figurativo, che in mostra è ben rappresentato dai dipinti di Overbeck, Marini, Minardi e Stürler.

Accanto alle opere di Mussini, nella seconda sezione dedicata al soggiorno parigino, sono esposte le opere dei pittori e degli scultori italiani ed europei che entrarono in contatto con Mussini, influenzando la sua attività, come lo stesso Ingres, Flandrin, Gérçme, Gleyre, Gendron. Non a caso è presente in mostra l’Autoritratto di Ingres donato agli Uffizi proprio per intermediazione dello stesso Mussini. Nella terza sezione è esposto il nucleo più importante della sua produzione, con i ‘Parentali di Platone‘, ‘l’Eudoro e Cimodoce‘ e l’inedita pala con le Sante Edvige e Isabella, recuperata dopo un difficilissimo restauro dai disastri dell’alluvione fiorentina del 1966.

Questi sono gli anni in cui Luigi Mussini assume la direzione dell’istituto di Belle Arti di Siena impegnandosi in una vera e propria riforma dell’insegnamento accademico e continuando a coltivare i rapporti con la Francia e con i pittori francesi a cui si ispira e a cui indirizza anche i suoi allievi.

La quarta sezione descrive il variegato panorama della scuola senese attraverso alcuni esempi di pittura e scultura basati sui fondamenti neoraffaelleschi di Ingres e di Bartolini, di cui è presente in mostra un capolavoro assoluto, la ‘Carità educatrice‘, eseguita per il granduca Leopoldo II e proveniente da Palazzo Pitti. Accanto ai dipinti giovanili di Cassioli, Visconti, Ridolfi, emergono in questa sezione alcuni capolavori di Giovanni Dupré di committenza senese (fra i quali la ‘Riconoscenza’ e l”Amore in agguato‘) che dimostrano la particolare sintonia che in questo momento si crea tra il fiorentino Dupré e i suoi amici e sostenitori senesi, primo fra tutti Luigi Mussini.

Intorno al 1864 l’egemonia artistica e didattica di Mussini registra le prime defezioni a fronte delle forti istanze della emergente cultura naturalista e realista. In questo momento lo stile di Mussini raggiunge l’apice espressivo nel ‘San Crescenzio‘ del Duomo di Siena e nell”Educazione spartana‘ del Musée Ingres di Montauban.

Intanto però alcuni dei suoi allievi come Cassioli e Maccari percorrevano strade che presto li avrebbero portati ad aderire al clima realistico, d’impronta soprattutto romana, e ai modelli che potremmo definire ‘sperimentali’ di Morelli. Resta fedele al maestro, il giovane Alessandro Franchi di cui in mostra sono esposti alcuni capolavori giovanili, nei quali si colgono, oltre che meditazioni sulla pittura dei grandi maestri del Cinquecento soprattutto veneziano, anche le visibilissime influenze di Ingres e soprattutto dei suoi allievi, in particolare di Flandrin.

Intanto prendevano campo le grandi imprese decorative che a Siena e nel suo territorio testimoniavano l’avvenuto radicamento delle teorie mussiniane. Quei cantieri sono richiamati in mostra attraverso l’esposizione dei cartoni e dei disegni preparatori riferibili alle principali commissioni del momento, dal pavimento del Duomo alla decorazione della Loggia Bichi Ruspoli alle cuspidi della Facciata del Duomo e altre ancora, che videro lavorare, fianco a fianco, pittori, decoratori, scultori, mobilieri, vetrai, bronzisti, ceramisti nello spirito che aveva accompagnato l’unita delle arti nei secoli della tradizione senese.

L’ultima sezione è dedicata ai tardi lavori di Mussini, in gran parte smarriti, e rappresentati in mostra dai due fondamentali dipinti del cimitero di Baden Baden. Accanto a questi esiti si presentano opere significative delle diverse vie intraprese dagli artisti senesi, che comiciano a mostrare anche un certo interesse nei confronti della pittura dei Preraffaelliti. Ne sono un esempio alcuni capolavori del maturo Franchi e le stupefacenti prove giovanili di due giovani artisti, Ricciardo Meacci e Giuseppe Catani Chiti.

La rassegna è promossa da Comune di Siena, Istituzione Santa Maria della Scala, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Fondazione Musei Senesi e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Fonte:Adnkronos

CESENA: L’Elogio della Figura – Identità & Alterità Declinazioni fra “Antico” e “Contemporaneo” nelle Collezioni della Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

E’ il Dvd che ogni visitatore può fermarsi a vedere al primo piano della mostra, lasciandosi guidare alla conoscenza più approfondita di artisti ed opere, cogliendo dettagli e  catturando emozioni.
I sessanta minuti di approfondimento ci guidano anche a comprendere quei piccoli shock emotivi che l’allestimento ardito ed originale vuol provocare. Ricordiamo che la mostra, allestita per tutta l’estate a Cesena alla Galleria Comunale d’Arte del Palazzo del Ridotto, propone una selezione di opere antiche di Maestri dei secoli XVI e XVII “abbinandole” a opere di sei artisti contemporanei, in prevalenza romagnoli. Unico comune denominatore è  il soggetto, ovvero, come indica il titolo, la “figura” e la sua rappresentazione.
Ad Antonio Paolucci, e al suo eloquio affascinante, il compito di spiegare come riescano a dialogare linguaggi artistici apparentemente così diversi, come lui stesso li definisce. Paolucci introduce il visitatore al contatto con le opere moderne, illustrando le caratteristiche salienti di questi lavori, e le commenta nell’abbinamento con le opere antiche dei grandi Maestri figurativi della Pittura Emiliana del 1600, fermando l’attenzione su alcune “coppie” che l’allestimento ha reso tali. Invita così il visitatore a percepire comunque il soggetto, la figura, anche là dove più sembra nascondersi – la figura si può anche non percepire immediatamente, ma si possono cogliere affinità cromatiche o emotive o tecniche – invita a scoprirla anche attraverso le tecniche moderne, prima fra tutte la fotografia, utilizzata per manipolare, evocare, alludere, dilatare la figura.
A Marisa Zattini, curatrice della mostra insieme a Antonio Paolucci, il compito di fare conoscere più da vicino i singoli artisti contemporanei che in questa mostra espongono le loro opere dialogando attraverso i secoli con artisti antichi.  Così il visitatore può conoscere e apprendere, attraverso le parole degli artisti stessi, le peculiarità delle loro ricerche, addentrarsi nel processo di formazione dell’opera d’arte, sfiorandone i segreti, catturati tra  tele accatastate e opere abbozzate.
Il cesenate Luca Piovaccari racconta di un approccio “genuino” con l’arte, del suo legame con la  terra di Romagna in cui coglie le figure da dipingere. Andrea Guastavino si sofferma a riflettere sulla fotografia come mezzo utilizzato per scandagliare lo stato dell’animo umano. “Mi piacerebbe fotografare l’invisibilità delle cose”, commenta la sua avventura artistica,  percorsa dal tentativo di liberare l’immagine tecnologica dal suo destino di perfezione.
Francesco Bocchini parla delle sue icone sacre, icone forti, di profonda suggestione come quelle esposte nella mostra cesenate, che fissano personaggi lontani dalla dimensione sacra, tipica dell’icona religiosa, più immersi nella storia degli uomini.
Con Massimo Pulini  il discorso tende a illustrare le tecniche usate per il suo lavoro, sia per il supporto radiografico utilizzato nella realizzazione di alcune grandi opere, sia per l’effetto termografico delle ultime ricerche, con la loro resa di percezione caldo-freddo del corpo umano. Entrambe le tecniche sono per il cesenate Pulini strumenti moderni capaci di guardare la figura attraverso uno sguardo rinnovato.
Con Marco Neri, che parla del fascino da sempre esercitato dalla pittura per la sua universalità e immortalità, l’intervista mette in risalto anche le caratteristiche dei ritratti minimali proposti all’occhio del visitatore,  capaci di cristallizzare e fermare il tempo. Vittorio D’Augusta, che alla mostra è presente con un ciclo di opere che comprendono alcuni Calafatati, rivela come sono nati questi originalissimi lavori  che riprendono un’operazione di riparazione – “il calafatare” – delle barche di legno fatta con stoffa incatramata, che l’artista vedeva eseguire nella sua infanzia.
Il DVD contiene anche gli interventi istituzionali del Vice Presidente della Banca Popolare dell’Emilia Romagna di Modena e Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Angelo Marconi, il Vice Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Giuseppe Mondardini, che hanno voluto realizzare il progetto, e l’intervista all’Assessore alla Cultura del Comune di Cesena Daniele Gualdi.

Info:
al Palazzo del Ridotto di Cesena fino al 9 settembre.
La mostra è aperta al pubblico dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 20.00 alle 23.00 fino al 31 agosto, mentre dal 1 al 9 settembre torna l’orario di apertura originario mattutino dalle ore 10,30  alle ore 12,30 e pomeridiano dalle ore 16,30 alle 20,30 (chiuso il lunedì). L’ingresso è gratuito. Un’occasione da non perdere.
Tel 0547 21386 – Fax 0547 27479

Link: http://www.ilvicolo.com

Email: arte@ilvicolo.com

POSSAGNO (Tv). Il principe Henryk Lubomirsky come Amore.

Le celebrazioni per i 250 della nascita di Antonio Canova (1757 – 2007) offrono una occasione da non perdere.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo. La Regione del Veneto per celebrare questo artista ha promulgato una legge specifica costituendo un Comitato Regionale per le Celebrazioni, composto da eminenti personalità e studiosi del grande artista.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con se in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo, in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Una volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso , del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese La Touche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel Salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.

La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema dell’Amore: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche lanterne (info sul sito della Fondazione Canova: www.museocanova.it): chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per l’essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.

Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al Principe Henryk come Amore, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.

Concerti, rappresentazioni teatrali, mostre, incontri di studio, pubblicazioni, emissioni filateliche completano il fitto programma delle Celebrazioni Canoviane, Celebrazioni di cui questa mostra rappresenta il momento più intenso ed atteso.

Info:
“Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”. Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova, dalla Fondazione Canova ONLUS di Possagno.
Catalogo Silvana Editoriale a cura di Mario Guderzo. con interventi di Giancarlo Cunial, Gabriella Delfini, Mario Guderzo, Hugh Honour, Barbara Troynar, Wit Karol Wojtowicz, Stefano Zecchi e Paolo Mariuz e Massimiliano Pavan.
Orario: 9 – 19. Ingresso alla Mostra e al Museo: interi euro 7, ridotti euro 4.
tel. 0423.544323

 

 

Link: http://www.museocanova.it

Email: posta@museocanova.it