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TRIESTE. Felice Casorati. Dipingere il silenzio.

L’opera è il celebre Meriggio di Felice Casorati, un olio che non è soltanto l’opera più importante e più nota della collezione novecentesca del Museo Revoltella, quella che viene immancabilmente chiesta in prestito per tutte le mostre sul ‘900 italiano e che costituisce una delle attrazioni principali per chi si mette in viaggio verso Trieste alla scoperta di una galleria ancora troppo poco nota nel panorama dei musei italiani. E’ anche il dipinto-simbolo dell’appartenenza di Trieste alla cultura italiana.
Meriggio fu, infatti, acquistato alla Biennale del 1924, riprendendo una consuetudine di rapporti con l’istituzione veneziana attivi fin dalla prima edizione e interrotti solo dalla grande guerra. Pochi anni di pausa ma sufficienti per cambiare il mondo: Trieste, dopo secoli di dominio asburgico era passata al Regno d’Italia. La volontà di partecipare ad alto livello alla cultura nazionale, di misurare l’istituzione triestina con i più importanti musei italiani e, più in generale, la voglia di ricominciare a vivere normalmente, indusse i membri del primo Curatorio del dopoguerra a compiere il massimo sforzo per ottenere questo risultato, investendo più o meno la metà del bilancio del museo per pagare le 20.000 lire che erano il prezzo dell’opera.
Intorno a questo capolavoro, al Civico Museo Revoltella – Galleria d’arte moderna, fino al 4 novembre viene riproposta la mostra “Felice Casorati. Dipingere il silenzio”, già allestita a Ravenna, alla Loggetta lombardesca.
“Dipingere il silenzio” è curata da Claudia Gian Ferrari, Michela Scolaro e Claudio Spadoni e realizzata dal MAR (Museo d’arte della città di Ravenna). La riedizione triestina è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e dal Civico Museo Revoltella nell’ambito del progetto “Il Novecento a Trieste” che prende il via dalla grande esposizione dedicata a ““Mascherini e la scultura europea del ‘900”, aperta nel Salone degli Incanti (l’ex Pescheria centrale, situata a due passi dal museo, sulla riva del mare) sino al 14 ottobre, in cui l’opera di Marcello Mascherini, grande scultore triestino di cui ricorre il centenario della nascita, viene messa a confronto con altri protagonisti della scultura del XX secolo: da Mestrovic a Selva, da Arturo Martini a Emilio Greco, da Marino Marini a Charles Despiau, da Luciano Minguzzi a Kenneth Armitage, ecc.
Altra novità: il riallestimento della collezione del Novecento al Museo Revoltella di Trieste. La ricca e originale collezione di opere del Novecento posseduta dal Museo Revoltella può rappresentare il contesto ideale per apprezzare appieno il valore della pittura di Casorati.

Infatti, se il Meriggio è stato il primo acquisto importante del museo triestino subito dopo la fine della prima guerra mondiale e il passaggio della città all’Italia, nel corso degli anni Venti e Trenta, soprattutto sotto la direzione di Edgardo Sambo, pittore egli stesso, furono comprate opere importanti di Carlo Carrà (“Donna al mare”, 1931), Mario Sironi (“Il pastore” 1932), Felice Carena (“La finestra”, 1930), Arturo Martini (Bozzetto per il monumento al Duca d’Aosta), Giorgio de Chirico (“I gladiatori”, 1932), Piero Marussig (“Ritratto di fanciulla” 1932), Leonor Fini (“Giovinetto travestito da povero”, 1935), Francesco Messina (“Ritratto di Achille Funi”, 1928), Arturo Tosi (“Paesaggio”, 1935) ecc., che oggi costituiscono il “cuore” del percorso permanente del Museo Revoltella e uno spaccato molto interessante di arte italiana.

Una rassegna ampliata e integrata da acquisti successivi e, ovviamente, dai maggiori autori triestini e friulani dell’epoca, caratterizzati da una complessità linguistica e da intrecci con le correnti d’oltralpe inevitabili in una terra di confine, ma nel contempo soggiogati dal classicismo italiano, come Carlo Sbisà, Vito Timmel, Ruggero Rovan, Arturo Nathan, Cesare Sofianopulo, Vittorio Bolaffio, ecc.
Con i suoi quattro piani e oltre 300 opere esposte, la galleria d’arte moderna del Museo Revoltella propone ai visitatori più attenti anche molto altro: un piano ospita una sessantina di preziose testimonianze del secondo Ottocento (che comprendono i nomi più celebrati come De Nittis, Palizzi, Induno, Ciardi, Nono, Favretto, Laurenti); proseguendo si incontrano alcuni protagonisti, italiani e stranieri, del primo decennio del ‘900 (Previati, von Stuck, Mancini, Cottet, Zuloaga, Troubetzkoy…) e, all’ultimo piano (spettacolare belvedere sul golfo e sulla città disegnato da Carlo Scarpa) una selezionata appendice che comprende il meglio dell’arte passata per le Biennali degli anni Cinquanta e Sessanta, da Afro a Vedova, da Santomaso a Moreni, da Fontana a Music, da Burri a Pomodoro. Anche qui una cinquantina di opere molto rappresentative dell’arte italiana contemporanea.

Tornando a Casorati, la mostra copre tutta la lunga carriera dell’artista, dagli esordi secessionisti di inizio ‘900 alle composizioni neoquattrocentiste, dal ‘realismo magico’ alle enigmatiche nature morte degli anni cinquanta.
Nel suo percorso artistico Casorati ha saputo tradurre in modo esemplare quasi tutte le più significative istanze della prima metà del secolo, attraversando le varie fasi poetiche in chiave secessionista, metafisica, novecentista e classicista, e interpretando i movimenti alla luce di una rigorosa attenzione alla struttura compositiva, alla misura e all’armonia dei valori plastici e cromatici. Gli esordi vicini all’esperienza simbolista sono riconoscibili nel Ritratto di Signora (Ritratto della sorella Elvira), esposto alla Biennale di Venezia del 1907 considerato il suo primo quadro. Alla fine della guerra (1915-18), periodo nel quale il suo lavoro artistico viene bruscamente interrotto per quattro anni, si trasferisce a Torino (1918) diventando un figura chiave del panorama artistico culturale della capoluogo piemontese. Nelle opere della maturità, come nel ritratto di Silvana Cenni (1922) il dettaglio decorativo viene sostituito da un preciso disegno e da un rigore formale ispirato alla pittura quattrocentesca, in particolare a Piero della Francesca.
Casorati dipinge in modo semplice, severo, in uno spazio prospettico sottolineato da un assoluto equilibro cromatico, come dimostra un capolavoro come Meriggio (1923) del Museo Revoltella.
Oltre ai ritratti femminili dai lineamenti affilati ed eleganti, colti in interni misteriosi in cui domina un dimensione di eternità come in La donna e l’armatura (1921) e in Fanciulla nuda (1921), l’artista novarese ha una speciale predilezione per le nature morte: scodelle, frutta, uova, semplici cose quotidiane diventano oggettivazione dei sentimenti umani. A partire dal 1928 la sua malinconica freddezza lascia spazio ad un disegno più fluido e ad una ricerca cromatica più intensa, dando ai dipinti nuove implicazioni emozionali evidenti in opere come Vocazione (1939).
La mostra è documentata da un catalogo edito da Electa Mondadori, con un ricco apparato iconografico, contributi critici di Anna Maria Chiara Donini, Claudia Gian Ferrari, Maria Mimita Lamberti, Michela Scolaro, Claudio Spadoni e una testimonianza di Francesco Casorati.

Info:

“Mascherini e la scultura europea del ‘900” – fino al 14 ottobre 2007 – Salone degli Incanti, Riva Nazario Sauro, 1 – Trieste / telefono 040-3226862
Orari: tutti i giorni 10-23
Ingresso: 7 Euro (intero) 5 Euro (ridotto); 2,5 Euro (scolari)

“Casorati. Dipingere il silenzio” – fino al 4 novembre 2007 – Museo Revoltella, via Diaz, 27 – 34123 Trieste / telefono 040-6754350 fax 6754137
Orari: 9-18 (giorni feriali, chiuso il martedì); 10-18 (giorni festivi)
Ingresso: 7 Euro (intero) 5 Euro (ridotto); 2,5 Euro (scolari)
Info visite guidate: telefonare 040-6754350 /6754273/6754296.
Le due mostre e le collezioni permanenti del museo si possono visitare con un BIGLIETTO UNICO di 10 Euro.

Autore: Sergio Campagnolo

Link: http://www.museorevoltella.it

Email: revoltella@comune.trieste.it

Fonte:Sussidiario.it

SABBIONETA (Mn). Identità e Umanesimo.

Sabbioneta, Città rinascimentale e “ideale” per eccellenza, rinnova  tradizioni culturali con un progetto mirato all’Arte Contemporanea.
Nell’ambito di un programma articolato e pluriennale, intitolato “dall’Ideale all’Arte Contemporanea”, in Palazzo Ducale, nei mesi di settembre – ottobre 2007, viene allestita la mostra “Identità e Umanesimo”.
Due concetti fondamentali, sia nella storia di Sabbioneta, sia nella personalità degli artisti invitati.
Le radici culturali di Sabbioneta si riappropriano di iniziativa e proposta animando un palcoscenico dedicato all’attualità artistica.
Ventitre autori, pittori e scultori, sono chiamati ad accendere un dibattito vivace e di intensità corale nei singoli caratteri espressivi.
La mostra tende ad evidenziare, attraverso la pluralità di linguaggio, di tecnica e di uso strumentale dei materiali, la costante e forte presenza di mondo poetico e identità intellettuale.
L’evoluzione linguistica dell’arte contemporanea viene scandita e messa in luce mediante paralleli e affinità, differenze e contrasti, singoli caratteri che concorrono, in analogia di rigore e coerenza, ad animare la ricchezza espressiva del territorio culturale nell’attualità.
A cura di Claudio Rizzi, la mostra si fonda su autori appartenenti alle generazioni “di mezzo”, focalizzando l’attenzione su valori espressivi ampiamente consolidati e ancora in divenire.
Gli artisti invitati sono stati rigorosamente prescelti in funzione di consequenzialità dialettica nella visione corale della mostra e in base alle caratteristiche doti di possesso di un proprio territorio poetico, di evidenti radici di identità, di personalità espressiva maturata anche in peculiarità tecnica.
Artisti in grado di animare una dinamica collettiva di dialogo e documentazione dell’attualità espressiva pur muovendo singolarmente da ottica e prospettiva assolutamente personali, autorevoli nell’interpretare con chiara evidenza, attraverso temi, sentimenti e linguaggi, l’umanesimo che contraddistingue l’arte e che auspicabilmente può riproporre argine e limite all’effimero, al vacuo, al tripudio venale del transitorio.
L’arco dialettico proposto in palcoscenico, pur estendendosi in dinamica di pluralità, verte dalla suggestione postinformale all’astrazione di sintesi evocativa, determinata anche dall’adozione di materiali recuperati a nuova dignità.
Gli artisti chiamati alla ribalta sono Sergio Alberti, Vincenzo Balena, Claudio Borghi, Brunivo  Buttarelli, Francesco Dalmaschio, Giovanna Fra, Grazia Gabbini, Enzo Maio, Antonio Marchetti Lamera, Max Marra, Franco Marrocco, Maria Molteni, Ayako Nakamiya, Daniela Nenciulescu, Antonio Pedretti, Antonio Pizzolante, Giovanni Sala, Alessandro Savelli, Tetsuro Shimizu, Stefano Soddu, Elena Strada, Pierantonio Verga e Giorgio Vicentini.
L’esposizione ospiterà più di cento opere, collocate in allestimento di dialogo e interazione, a favore di rimandi e rapporti non solo ideali ma tesi a evidenziare confluenze tematiche e sintassi poetiche.
La mostra nasce con promozione del Comune di Sabbioneta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Mantova, si realizza con coordinamento di Ad Acta Associazione Culturale con il fondamentale sostegno di Padania Alimenti S.R.L.
L’inaugurazione si terrà il giorno 1 settembre 2007 con presentazione nel Teatro All’ Antica di Sabbioneta, ove, nell’arco espositivo della mostra, sino al 21 ottobre, verranno programmate alcune serate d’incontro e dialogo pubblico.
Un volume appositamente edito, dotato di completa illustrazione iconografica oltre a apparati biografici e critici, accompagnerà la mostra testimoniandone intenti e contenuti.

Info: 
dal 1 settembre al 21 ottobre 2007, Palazzo Ducale, ore 9,30-12,30 e 15-18, lunedì chiuso.
ufficio eventi culturali tel: 0375/52599

Email: a.ghizzardi@comune.sabbioneta.mn.it

LIVORNO. Jannis Kounellis – Michele Zaza.

La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza prosegue negli spazi della Chiesa del Luogo Pio fino al 31 di Agosto in  collaborazione con il Comune e la Provincia di Livorno, organizzata dall’Associazione Culturale React (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo.
In collaborazione tra loro, gli artisti entreranno in dialogo con la struttura barocca della chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed ‘autentica’. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento React prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio iniziata nel 2001 attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.

Kounellis apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.
Kounellis sceglie di stare ‘dentro’ il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai ‘flussi di coscienza’ dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.
L’artista presenta il vero così com’è, non elabora l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l’essenza del lavoro di Kounellis. Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile. L’energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La ‘voracità poetica’ di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.
 
Di Michele Zaza, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70, le opere che convocano, restituiscono e esplorano ‘la scena primitiva’. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.
Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo   ‘mitologia personale’) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell’esistenza.
Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un   telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente rinvia   a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da ‘Michele Zaza-Vita nuova’ di Rainer Michael Mason).
Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.
 
Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’ Arte Povera .
Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli,   e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico;   nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.
 
Michele Zaza nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di Brera.
Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria Diagramma (‘cristologia’ nel 1972 e ‘naufragio euforico’ nel 1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (‘dissidenza ignota’ 1973), a Brescia alla galleria Minini, a Napoli da Lucio Amelio.
Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria Leo Castelli di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia, sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca ( Museo Shchusev), Roma (Museo Laboratorio dell’Univarsità ‘ La Sapienza ‘), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte Contemporanea), Parigi (galleria Martine&Thibaultdelachatre), Anversa (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.

Info:
fino al 31 Agosto 2007, orari: 17:00 – 20:30
Chiesa del Luogo Pio- Piazza del Luogo Pio – Livorno

tel: 347 4823583
 

Email: michelacasavola@ahoo.it

CORTONA (Ar). CORTONANTIQUARIA – Quando l’alta epoca torna attuale.

45° Edizione Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato – Cortona, Palazzo Vagnotti  25 agosto – 9 settembre 2007. INAUGURAZIONE: venerdì  24 agosto ore 18,30.

Cortona, citta’ gioiello della toscana, s’immerge in un’atmosfera fuori dal tempo con la più antica mostra antiquaria d’Italia: Antiquariato, scultura, costume e raffinate degustazioni.

Cortonantiquaria è riuscita a fare dell’antico e dell’antiquariato un appuntamento sempre più aggiornato, e non sembri un paradosso. E’ riuscita a farne una tendenza sempre più à la page, e si vede dal numero crescente di visitatori giovani: sarà per via dei numerosi eventi in mostra, dalle degustazioni con aperitivo all’alta moda, dalle mostre “impertinenti” alle conversazioni d’autore, ma insomma dallo scorso anno sembra che non si possa evitare di passare da Cortonantiquaria per la fine d’agosto.
Dopo il grande successo dell’ultima edizione, con più di diecimila visitatori, Cortonantiquaria torna il 25 agosto: un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del bello. Una mostra per visitatori esigenti; assai raffinata, con pezzi rari selezionati da un severo pool di addetti all’expertise e moltissima Alta Epoca.
Cresce in maniera esponenziale quest’anno la qualità tanto che si registra il ritorno di antiquari storici, e si lancia il primo segnale forte in direzione dell’internazionalità con la presenza di una delle migliori gallerie antiquarie d’Oltralpe, PlusArt di Montecarlo, una “firma” assai fashion.
Uno degli appuntamenti più prestigiosi e più attesi, e non solo dagli amanti del collezionismo d’arte. Una mostra che guarda al mercato internazionale partendo da una scelta fatta nelle regioni italiane più ricche e interessanti quanto a mercato antiquariale. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Veneto al Lazio, e ancora, il Trentino Alto Adige, l’Umbria, la Liguria, le Marche, l’Emilia Romagna e la Toscana, ovviamente! In totale più di 1000 pezzi importanti e poi tanti piccoli oggetti da collezione provenienti da espositori attentamente selezionati grazie a un lavoro iniziato appena chiusi i battenti della mostra dello scorso anno. Ma vediamo nel dettaglio qualcuno dei pezzi più importanti o più insoliti.
Per gli amanti del tessile d’epoca un Succo d’erba (fine ‘500 inizi ‘600) dal cromatismo acceso appartenuto alla famiglia dei Lorena. Un vero e proprio dipinto su stoffa con ghirlande di frutta che decorano, in un simposio di colori e variazione cromatiche, l’intero dipinto, chiamato anche “portiere” o “portale”, utilizzato per decorare le porte delle stanze dei palazzi/ville nobiliari. Rappresenta il primo ingresso di uno dei componenti della famiglia Lorena presso la famiglia fiorentina dei Medici. Ritrae le nozze, avvenute nel 1589, di Ferdinando dei Medici, figlio di Cosimo I, con Maria Cristina di Lorena.
Tra i pezzi di oreficeria la Croce Astile (1550) in argento – sbalzata e punzonata a Napoli. Un lato riporta le immagini dei 4 evangelisti, l’altro ritrae il Pellicano, simbolo del sacrificio di Cristo, San Giovanni, la Madonna e Maddalena.
Tantissimi i tavoli in mostra, tra i più pregiati,e caratterizzato da una decorazione leggera e delicata, un tavolo fiorentino di metà ‘700 da centro rettangolare in legno dorato a mecca  con piano di marmo giallo di Siena dalla forma sagomata e la  fascia sottopiano traforata con larghe volute a ‘rocaille’ ornata da serti fioriti rilevati. Dalla Toscana arriva anche uno dei pezzi più antichi in mostra uno splendido Pegaso, un cavallo alato in pietra serena del 1100-1200: si tratta, probabilmente, di una decorazione di una scalinata o il resto di un tempio.
Ma non è finito, in mostra anche molti dipinti, come nel caso di una vera e propria quadreria dell’’800 allestita nello stand numero 7, e ancora, mobili orientali, gioielli, bronzi, avori.
Un repertorio di grande eleganza e bellezza estetica e anche molti segnali di nuove tendenze e orientamenti di stile destinati a connotare il mercato antiquario del prossimo autunno, quando torna la voglia di stare in casa, tanto più se circondati da oggetti che abbiano il fascino di storie importanti e lontane nel tempo.
Com’è consuetudine, anche quest’anno il Premio Cortonantiquaria, che per il 2007 va a Patrizio Bertelli (consegna il 4 settembre), Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Prada, armatore di yacht d’epoca, oltre che appassionato velista.
E in più, come è tradizione di Cortonantiquaria, mostre collaterali che fanno parlare, possono risultare “scomode” e scaldano il dibattito sulle attribuzioni, tanto da poter immaginare presso Cortonantiquaria un panel permanente su metodologie, criteri e tecniche relative al tema dell’attribuzione. Riflettori puntati, quest’anno, al terzo piano di Palazzo Vagnotti, sulle robbiane inedite: SAN FRANCESCO E SANTA CHIARA. GIOVANNI DELLA ROBBIA – IPOTESI SULLA PATERNITÀ con due pezzi che fanno notizia: due sculture rappresentati San Francesco e Santa Chiara, databili al 1510 ca. Si tratta di opere in terracotta policroma, di provenienza toscana, attribuite a Giovanni della Robbia. Sono oggetti assolutamente inediti, provenienti da collezione privata (la proprietà è di un antiquario toscano), presumibilmente collocate originariamente all’interno di un complesso d’altare su nicchie contrapposte. Si tratterà anche di una vera e propria anteprima di una mostra sulle robbiane che la Provincia di Arezzo sta organizzando per il 2008.
Per una collaterale “curiosa”, invece, UN’ELICA PER IL VINO: IL CAVATAPPI: in esposizione una collezione di circa 80 cavatappi dagli inizi dell’Ottocento ai primi del Nove. Diversi i materiali tra cui avorio, legno di bosso, bronzo, osso, ferro, rame, alluminio e le forme anche molto curiose. Numerosi in mostra anche altri strumenti utilizzati in passato nella lavorazione e degustazione del vino dal momento che la cultura del bere cammina parallelamente alla cultura dei manufatti di uso comune, (bicchieri, bottiglie) che interpretano l’estro e le mode dei tempi. Con questa mostra si rafforza ancora di più il legame con un prodotto d’eccellenza di questa terra che è fatta anche di grandi vini e della loro storia.
E a proposito di vini,  con l’edizione 2007 si conferma il felice sodalizio tra la tenuta La Braccesca di proprietà della famiglia Antinori e Cortonanatiquaria. Sarà in particolare Achelo, il vino creato appositamente per Cortonantiquaria il protagonista di “serate a tema” all’insegna dell’eccellenza enologica e gastronomica.
E dal vino eccoci alla tavola: connubio intrigante declinato attraverso delle degustazioni guidate che hanno come location una cucina d’epoca nel chiostro di Palazzo Vagnotti.
Nel centro storico di Cortona, invece, seguendo un circuito di ristoratori aderenti a “Vetrina Toscana a tavola” si avrà l’opportunità di degustare menù tipici della tradizione culinaria toscana ad un prezzo fisso, fare acquisti di tipicità, nonché ricevere un biglietto di ingresso alla mostra per ogni menù ordinato. E a proposito di biglietti d’ingresso, offerta speciale per gli appassionati di arte che potranno acquistare un biglietto congiunto, al prezzo di 10 euro anziché 15, comprensivo dell’ingresso alla Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato e al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC) nel bel Palazzo Casali a pochi passi dalla sede della mostra, all’interno di Palazzo Vagnotti. Uno dei palazzi, quest’ultimo, meglio conservati di Cortona, e che torna a vivere proprio nei giorni della mostra allestita in sale che racchiudono il fascino di storie, stili, gusti diversi. Ogni stanza un mondo a sé, eppure un percorso unico da ritrovare anche usciti da Palazzo Vagnotti tra i vicoli e le strade segrete e silenziose di una città che è tutta a misura d’antico, fitta di botteghe di rigattieri, gallerie, laboratori di restauro. Una città che vanta una tradizione antiquaria di gran prestigio e tuttora vivissima.

PROGRAMMA:

Inaugurazione: venerdi 24 agosto 2006 ore 18.30 

Apertura al pubblico: da sabato 25 agosto sino a domenica 09 settembre

Orari: feriali 10-13 15-20  , sabato e domenica 10-20.

Costo del biglietto : intero € 8, ridotto € 6

Biglietto congiunto: 10 euro anziché 15, comprensivo dell’ingresso alla Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato e al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC).
Numero telefonico della mostra (attivo da sabato 25 agosto) : tel. 0575/630610

Comitato promotore: Agenzia per il Turismo di Arezzo, Provincia di Arezzo, Comune di Cortona, Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Arezzo
Ente Promotore: Agenzia per il Turismo di Arezzo, Piazza Risorgimento 116 Arezzo  Tel 0575/23952

N° espositori: 41
Provenienza geografica: Toscana, Umbria, Veneto, Sicilia, Lombardia, Liguria, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Campania, Trentino Alto Adige (non presente nel 2006).

Categorie merceologiche presenti: Argenti e bronzi, Mobili italiani e francesi dal ‘600 all’800, Mobili orientali, Dipinti d’alta epoca, Oggettistica da collezione, Gioielli, Arredi da esterno.

Specialisti per tipologia merceologica, per area geografica o per periodo:
Antiquariato UMBRO: Rolando Moro Antiquariato (Spoleto)
Antiquariato TOSCANO: Giusti Rita (PO), Antichità Vanneschi (AR)
Antiquariato SICILIANO: Giulio Torta Antichità (PA),
Antiquariato FRANCESE: L’Atelier Antichità (TV)
Antiquariato Tibetano e Cinese: West King (Pelago – FI)
Neoclassico: Studio Antiquario Zora (Ospedaletti – GE, Antichità D’Alessio – NA)
Quadri d’alta epoca e dell’’800: Numero 7 (Montecatini – FI)
Mobili dell’800: Ottocento (Figline V.no – FI)
Argenti: Zacchetti (MI)
Oggetti da collezione: Vietti Antiquari (Borgo Val di Taro)
Ventagli: Le De Dominicis Antiquariato (MI)
Gioielli: Galleria Antiquaria L’Angolo (PG)
Epigrafi medievali: Il Portico di Ottavia (GE)

N° pezzi: In totale più di 800 pezzi importanti e poi tanti piccoli oggetti da collezione provenienti da espositori attentamente selezionati che non sono quantificabili.


Info:

055/2399514

Link: http://www.cortonantiquaria.it

Email: info@cortonantiquaria.com

Allegato: Cortonantiquaria.pdf

ROMA: Il Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio.

La Sala Regia del Palazzo di  Venezia ospita, dal 19 luglio al 9 settembre 2007, la mostra dedicata al celebre Bambin Gesù delle Mani del Pinturicchio, organizzata e promossa dalla Fondazione Giordano in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e l’Associazione Civita.
Il capolavoro rinascimentale ha recentemente permesso di svelare uno dei più affascinanti misteri della storia dell’arte: una singolare vicenda di amori segreti che ha per protagonisti papa Alessandro VI Borgia e la bellissima Giulia Farnese.

Presentata con l’ausilio delle più evolute tecnologie multimediali, l’appassionante storia di questo inedito affresco prima smembrato, poi perduto e infine fortuitamente riscoperto, verrà raccontata ai visitatori attraverso un suggestivo allestimento, ove un percorso di ambienti successivi farà da scena a brani di un filmato di cui sarà protagonista narrante il grande Arnoldo Foà.

Un sofisticato sistema di diffusione del suono, che fa utilizzo di tecnologie audio di ultima generazione, permetterà anche ai non udenti di essere partecipi dell’affascinante racconto.

Proveniente da un affresco delle stanze vaticane, ora scomparso, e raffigurante la Madonna ed il Bambino con il papa Alessandro VI Borgia inginocchiato in adorazione, il cuore dell’intera composizione – il Bambino Gesù benedicente – è riconsegnato al pubblico dopo oltre cinque secoli grazie all’acquisizione da parte del Gruppo Margaritelli, che l’ha poi affidato alla Fondazione Guglielmo Giordano per promuoverne lo studio e la divulgazione.
Superstite alla damnatio memoriae decretata dai successori del discusso Papa Borgia, lo straordinario dipinto è oggetto di uno dei più discussi passi di Giorgio Vasari. Lo storico fiorentino, nella seconda edizione delle Vite, narrando del Pinturicchio, riferisce infatti che questi ritrasse sopra la porte di una camera la Signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna, e nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora. Per il suo singolare contenuto l’affermazione venne per secoli ritenuta inverosimile. Oggi sappiamo invece che rispondeva a verità.
Con il Bambin Gesù delle Mani si accendono i riflettori sulla figura del Pinturicchio, in attesa della grande mostra monografica prevista a Perugia ad inizio 2008, nella rinnovata sede della Galleria Nazionale dell’Umbria.


Info:
Roma, Palazzo di Venezia, Piazza S. Marco, 49
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano
fino al 09/09/2007 – Costo: € 5
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, chiuso lunedì.
Telefono: 06699941

 

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali