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FERRARA. Seconda edizione de I Quattro Elementi.

FERRARA – CASTELLO ESTENSE /Sale degli Imbarcaderi , dal 27 Ottobre al 4 Novembre 2007.

Sabato 27 ottobre 2007, ore 17.30, inaugurazione della Rassegna presso il Catello estense con buffet inaugurale alle ore 18,30 presso il Caffè Castello al piano nobile.
L’esposizione è organizzata dall’Associazione Ferrara Pro Art, con il patrocinio della Provincia di Ferrara. Dopo l’apertura della nuova Galleria Dell’Uva in Via De’ Romei 38, l’Associazione Culturale Ferrara Pro Art, si è proposta, in questa occasione, di lavorare su una tematica molto ampia e ricchissima di legami con varie discipline tra cui la storia, la scienza e l’astrologia di tutti i tempi e di tutte le culture, da quella occidentale a quella orientale: I Quattro Elementi, che costituiscono la materia del nostro universo, ovvero Fuoco, Terra, Acqua ed Aria.
Elementi della natura dal fascino sempre potente e dagli influssi astrali e comportamentali, a cui certamente gli artisti partecipanti non sono alieni data la loro peculiare sensibilità e connessione con tutto ciò che è etereo ma anche materia dell’universo. Il percorso espositivo della rassegna “I Quattro Elementi” è strutturato con molta cura secondo il principio per cui ogni sala ospiterà gli artisti i cui lavori si collegano a uno dei quattro Elementi, quindi vi è la Sala dell’Imbarcadero 1 denominata “Acqua” a cui corrisponde l’Elemento Acqua, Elemento liquido che compone i mari, i laghi, i fiumi, la pioggia, i liquidi del corpo umano e la cui energia ha la proprietà di sciogliere, di assorbire, di stemperare e di dissolvere; la Sala dell’Imbarcadero 2, “la Terra” che oltre ad essere il suolo del nostro pianeta e la materia anche degli altri pianeti nel Sistema Solare, determina capacità di coesione, di forza centripeta, di aderenza e di solidità; l’Imbarcadero 3, “il Fuoco”, che ha la qualità di attivare e trasformare altri elementi, come avviene nell’evaporazione e nella liquefazione; nell’ultima Sala, l’Imbarcadero 4, infine, “l’Aria”, l’Elemento gassoso su cui l’energia della forza centrifuga genera espansione e dilatazione.

“I Quattro Elementi” unirà diversi stili e soggetti coordinati secondo criteri naturali e cardinali, nella convinzione di un risultato suggestivo ed affascinante come lo è il contenitore scenico rappresentato dalle splendide Sale dell’Imbarcadero del Castello Estense.
Presentazione del Prof.Gianni Cerioli e della Dott.ssa Francesca Mariotti.

Presentazione:
“Tutto ruota intorno ad essi, ed a loro tanta arte si ispira. Gli elementi di cui tutto si compone e da cui tutto trae vita e corpo. Dalla loro composizione hanno origine creazioni meravigliose del cosmo intero. Gli artisti presenti hanno sviluppato il tema con una capacità di approfondimento notevole, puntualizzando i vari aspetti del dato naturale e del suo rapporto con l’uomo. Attraverso le loro opere, ci permettono di  rileggere il simbolo, l’arcaica origine di tutti i significati, applicandola alla realtà con una matura lucidità e consapevolezza. Il tema prescelto, anche nel corso del ‘900, è stato sviluppato da diversi artisti e correnti artistiche, attingendo dall’inestinguibile riferimento al mito ed al simbolo. Figure mitologiche, colori, oggetti di natura, ogni stato d’animo ed ogni sentimento sono stati infatti espressi rinviando ad un elemento.
L’Aria è rappresentata dai colori blu, oppure dall’oro del sole.  L’Aria è rappresentata spesso nell’illustrazione e nell’arte con un disco celeste,o anche dalle figure di Giunone o del Pavone, nell’antichità dal camaleonte, che si riteneva vivesse d’aria.

Nella tradizione cinese l’aria, simbolicamente, è Il Drago blu o verde, a sua volta rappresentato da una tavoletta rotonda blu di giada. Quando il fuoco e l’aria sono uniti vengono inoltre rappresentati con il simbolo della Fenice o da una tavoletta di Giada Rossa. E’ simbolo di libertà , di creatività, di pensiero. La sua direzione è l’Est, e lo strumento la spada.
La Terra è l’elemento di tutta la natura, nei suoi tre regni minerale, vegetale ed animale, considerata da molte tradizioni il più sacro e divino tra gli elementi. La sua direzione è il Nord e lo strumento il pentacolo. Fertile e creativa, nutriente e rigogliosa, racchiude in sé sia le caratteristiche più poetiche di grembo accogliente e materno che accoglie la vita e la nutre, che quelle più “pratiche” della costanza, la pazienza, la forza. La Terra è al tempo stesso materna e nutriente, ed anche pratica, concreta, solida e potente. Le Dee della Terra sono Cibele, Demetra, Freya, Parvati, e gli Dei Dioniso, Cernunno, Osiride e Pan. Gli spiriti di natura della Terra sono gli gnomi.
Sin dai tempi più remoti l’uomo ha riconosciuto nell’Acqua la sorgente di tutta la vita. La sua direzione è l’Ovest ed è associata ai ricordi, i sogni, l’intuito, i sentimenti, le emozioni. Gli Egiziani la veneravano in quanto costatavano che la fertilità delle loro terre era cagionata dalle acque del Nilo. I Greci ed i Romani dal culto per l’acqua facevano discendere la rappresentazione di divinità acquatiche come il Poseidone greco e il Nettuno latino, ed alle fonti, ai laghi, ai fiumi abbinavano popolazioni di Ninfe, Folletti, Demoni e Dei che in quelli trovavano rifugio e personificazione. La luna è la Signora delle acque. Essa rappresenta la ciclicità, i ritmi individuali in comunicazione con i ritmi cosmici. L’acqua rappresenta il femminile per eccellenza. Porta la vita, la fertilità, dove va nasce qualcosa. Sua è l’energia sessuale.
Il simbolo del Fuoco più ricorrente è la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un’azione centrifuga, invadente e conquistatrice. Ad esso sono associate le qualità del coraggio, la forza, la passione e la determinazione. La sua direzione è il Sud e lo strumento il bastone. Il triangolo infuocato raffigura lo slancio del sapere curioso, verso la spiritualizzazione cosmica. Sappiamo che gli antichi Egizi rappresentavano il Sole col dio Ra, considerato padre del faraone e rappresentato sotto forma di disco alato o con le sembianze di un falco. Nella cultura greca antica invece era Helios, antichissima divinità di tutti i popoli ereditata dai Romani col nome di Apollo, figlio di Zeus e di Latona. Era guaritore e patrono della Medicina, dio della Luce, delle Belle Arti, dell’ispirazione filosofica e della profezia.
Le personificazioni dei quattro elementi nella più classica espressione sono date dalle maggiori divinità: Giunone-Aria, Vulcano-Fuoco, Cibele-Terra, Nettuno-Acqua.
Come non pensare ai meravigliosi affreschi di Palazzo Schifanoia, qui a Ferrara, alle rappresentazioni della Natura e delle sue stagioni con tutti gli infiniti riferimenti che il Cosmè Tura e Del Cossa vi hanno inserito! In tali fantastici affreschi troviamo tutta la Natura , nei suoi Elementi e nella sua ciclità, nei Mesi e nelle simbologie legate alle divinità nella loro tradizione più classica. Ogni personaggio ogni simbolo ha un significato che continua a incuriosire ed a stupire anche i più noti studiosi dell’arte. Espressione ancora oggi ispiratrice di bellezza e creatività.
Da tali capolavori e come per quegli impareggiabili artisti scopriamo oggi, con questa Rassegna, un piccolo esempio delle espressioni più nuove o classiche che, anche all’alba degli anni 2000, vengono utilizzate e sviluppate in tale tematica.
Non pensiamo di essere esaudienti, ma di poter semplicemente comunicare agli spettatori la continua attualità di queste tematiche legate all’essenza della nostra esistenza, naturale e spirituale.” (Presentazione di Francesca Mariotti).

Artisti Partecipanti:
FUOCO – Elisa Maria Teresa Littera – Marco Napoletano – Tatiana Vanzetta – Rita Monaco – Leonardo Terenzi

ACQUA – Marta Mazzoni – Elisa Macaluso – Miriam Rimon – Giulio Crisanti – Siberiana di Cocco – Paola Marchi – Cate Maggia (1 opera in ogni elem)   – Gio’ Ruffatti

ARIA  – Anna Galli – Norberto Riccò – Ive Balsamo – Giancarlo Scarsi – Lucrezia Rolle

TERRA – Fausto Ciotti – Griscia Tufano – Angela Milia – Carmine Tisbo – Carla Monti – Leonardo Terenzi.


Info:
E’ prevista la pubblicazione di un catalogo ufficiale.
L’esposizione resterà aperta fino al 4 novembre 2007 con orario 10.00/12.300 – 15.00/17.30.
Ingresso gratuito.

MILANO. Un capolavoro per Milano 2007. Antonello da Messina.

È la prima volta a Milano dell’Annunciata, uno dei quadri-icona del Quattrocento italiano, dipinta da quell’artista straordinario e ancora in parte inafferrabile che fu Antonello da Messina (Messina, 1430 ca.-1479).
L’opera è protetta da una teca in cristallo che ne esalta la preziosità ma non ne facilita la visione -soprattutto da certe angolazioni- a causa del fastidioso gioco dei riflessi sul vetro. Di recente è stata sottoposta a una serie d’indagini diagnostiche non invasive, ampiamente descritte nel catalogo dell’esposizione.
La Madonna di Antonello è una bellezza mediterranea, ha grandi occhi neri, zigomi pronunciati; il volto è un ovale perfetto. Un volto nel quale la critica riconosce un chiaro riferimento alle raffinate sculture di Francesco Laurana ma soprattutto alle geometrie metafisiche di Piero della Francesca.

L’opera si colloca infatti nell’ultima parte del percorso artistico di Antonello, secondo alcuni nel 1475 -durante il soggiorno veneziano- mentre altri la ritengono di poco posteriore, del 1476. In ogni caso dopo l’ipotizzato incontro con Piero, intorno al 1460, in un periodo in cui il pittore messinese ha perfezionato uno stile che è sintesi efficacissima tra il naturalismo fiammingo -conosciuto a Napoli ai tempi della sua formazione presso Colantonio- e le ricerche prospettiche e volumetriche del Quattrocento italiano.
Geometria sì, ma non metafisica come quella di Piero. Antonello accoglie la compostezza formale e la scomposizione delle figure in solidi geometrici: ovoidale il volto, un cono il gioco dello scollo del manto trattenuto dalla mano sinistra, piramidale l’intera figura della Vergine. Ma tanto le figure di Piero sono algide bellezze dell’Iperuranio, tanto quelle di Antonello sono vive, possiedono un’anima che parla allo spettatore e le avvicina al mondo terreno sul quale le figure del pittore toscano non scenderanno mai. Quello che attrae dell’Annunciata di Antonello, più della perfezione assoluta della forma, è la dimensione psicologica che la rende viva e reale. Lo sguardo enigmatico -dove e cosa guarda la Madonna?-, le labbra appena increspate da un accenno di sorriso, la reazione contrastante delle mani, con la sinistra che stringe il manto quasi intimidita dall’improvvisa apparizione dell’Angelo, e la destra che si distende decisa in avanti -Longhi la definì “la più bella mano che io conosca nell’arte”- in un gesto che è difficile interpretare. Il viso, illuminato a destra e avvolto in una morbida penombra a sinistra, è concentrato e consapevole. La Madonna sembra già sapere tutto, forse ancor prima che l’Angelo parli.

Quell’Angelo che noi non vediamo -straordinaria invenzione iconografica, un’Annunciazione senza l’Angelo annunciante- ma di cui è possibile intuire la presenza. Grazie alla luce, questa sì metafisica, che illumina il viso di Maria, dal lieve soffio di vento che solleva le pagine del libro, ma soprattutto dall’attenzione intensa e mai spaurita che a lui rivolge la Madonna, le cui spalle sembrano ruotare impercettibilmente, sottraendosi a un’immobile frontalità.
Un’immagine che invita a soffermarsi a lungo e a osservare in silenzio per cogliere la magia di questa piccola tavola, che riesce a coniugare particolare e universale, senso del divino e toccante umanità.

Info:
fino al 25 novembre 2007
Un capolavoro per Milano 2007. Antonello da Messina – L’Annunciata al Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese, 95 (zona Porta Ticinese) – 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-18
Ingresso: intero € 8; ridotto € 5; martedì € 4
Catalogo Silvana Editoriale, a cura di Paolo Biscottini
tel./fax +39 0289420019.

Link: http://www.museodiocesano.it

Email: info@museodiocesano.it

Fonte:Exibart on line

RAVENNA. Luca Longhi. Una bottega del Cinquecento. Nel V centenario dalla nascita. 1507 – 2007.

Museo d’Arte della città di Ravenna, via di Roma, 13 – Ravenna
Dal 14 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008.

Nel 1507 nasce a Ravenna Luca Longhi (Ravenna, 1507-1580), interprete di punta, insieme a Innocenzo da Imola, Biagio Pupini, Bartolomeo Ramenghi, Girolamo Marchesi da Cotignola, di quella stagione artistica meglio conosciuta come il Classicismo di Romagna.
Nella ricorrenza del V centenario dalla nascita, il Museo d’Arte della Città, promuove una mostra per ricordare il profilo di un pittore che segnò, grazie anche alla sua operosa bottega, la storia del gusto nel territorio per quasi un secolo. Attraverso una selezione di opere, la mostra intende intrecciare il racconto del suo percorso grazie all’accostamento di dipinti altrimenti non visibili.

L’impianto neoquattrocentesco delle prime opere mostra il debito verso la cultura dell’epoca influenzata da Marco Palmezzano, Nicolò Rondinelli e Francesco Zaganelli da Cotignola.
Le esitazioni degli esordi, mitigate da una gentilezza cromatica e sentimentale, si sciolgono nelle opere della maturità in cui l’aspirazione ad una misura composta trova il suo naturale sbocco nel clima di raffaellismo dilagante.
La compiutezza classica di Raffaello, al cui magistero si accosta direttamente con un’esercitazione sulla Santa Cecilia, trova in Longhi un’adesione personale.
La maniera incalza e Vasari ne è il più convinto assertore. Quando i due si incontrano, nei primi mesi del 1548, qualcosa cambia nonostante per Longhi il linguaggio estenuato e ingioiellato di Vasari dovesse risultare poco convincente: nella ritrattistica Luca Longhi sapeva trovare accenti di ponderata penetrazione psicologica e nella pala d’altare non rinuncerà mai al governo trinitario delle sacre conversazioni.
La composizione si complica e passata la metà del secolo registra aggiornamenti verso la Maniera talora anche con vere e proprie citazioni.
Nel settimo decennio fortuna e consenso lo accreditano presso la curia ravennate tanto che l’aumento delle commesse impone un’organizzazione più complessa della bottega: sono i tempi dell’apprendistato dei figli Francesco (Ravenna, 1544-1618) e Barbara (Ravenna, 1552-1638).

Quando gli effetti della Controriforma avranno penetrazione capillare su come redigere le immagini sacre (1582), i due saranno già in linea, con una sensibilità austera e vocazionalmente normativa.
Le forme si fanno più tornite e i visi acquistano volumetrie traslucide e quasi metalliche.  In Francesco si accentua la tendenza verso la retorica del gesto.
Nell’organizzazione della bottega, Barbara assicura la produzione dei capoletto, per lo più derivati dagli adattamenti paterni di modelli correggeschi e parmigianineschi.
E se manca il fare in grande della coetanea Lavinia Fontana, non doveva sfuggire una certa curiosità verso la pittrice bolognese, avvertita come paradigma per il consenso che sapeva suscitare.
Tuttavia in Barbara prevale una sensibilità delicata e cólta verso i temi delle sacre conversazioni o delle vergini protomartiri che le valse la meraviglia dello stesso Vasari.

In occasione della mostra esce una pubblicazione pensata come traccia per la lettura dell’opera di Luca Longhi e della sua bottega, e corredata di itinerari che partono da Ravenna, con un percorso cittadino tra le chiese e i musei del centro storico fino a Sant’Alberto, e proseguono in Romagna, nelle direzioni di Cervia, Rimini, Santarcangelo, Cesena, Bertinoro, Forlimpopoli, Forlì, Terra del Sole, Castrocaro, Faenza e Argenta.

In larga parte sono pale a tutt’oggi situate agli altari per i quali sono state commissionate. Altari spesso in penombra, custodi di una Biblia Pauperum ricca di modelli figurativi e varianti che hanno formato il sedimento dell’immaginario di questo territorio.

La mostra, curata da Nadia Ceroni, Alberta Fabbri e Claudio Spadoni, gode del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ravenna.
Con il contributo di Romagna Acque e BCC Credito Cooperativo ravennate e imolese.

Info:
Orari mostra: martedì, giovedì, venerdì e sabato: 9.00 – 13.30, 15.00 – 18.00;  mercoledì: 9.00 – 13.30; domenica: 10.00 – 17.00; chiuso lunedì, 1° novembre, Natale e Capodanno.
Ingresso: Pinacoteca + mostra intero 3 euro, ridotto 2 euro
Mar – Ufficio relazioni esterne e promozione – Nada Mamish – Francesca Boschetti
tel +39 0544 – 482017 – 482775 – fax +39 0544 212092.

Link: http://www.museocitta.ra.it

Email: ufficio.stampa@museocitta.ra.it

TORINO. Attraversamenti Al centro e attorno l’arte.

Artisti: Andrea Aquilanti, Manuela Cirino, Gino Sabatini Odoardi;
Ospiti: Laura Curino, Roberto Leone Pericci, Gabriele Vacis, Fabio Barovero, Alberto salza, Antonio Riccardi, Gian Luca Favetto.

Inaugurazione 23 Ottobre 2007 ore 18:00: dal 24 Ottobre 2007 al 21 Dicembre 2007, dal martedì al venerdì, dalle 15.30 alle 19.30 o su appuntamento.

Manuela Cirino, Andrea Aquilanti e Gino Sabatini Odoardi hanno lavorato a installazioni negli ambienti della galleria con l’obbiettivo di creare deivitali paesaggi interattivi e attraversabili. Sette personaggi presentano letture personali dell’arte, piccoli viaggi di mezz’ora per racconti in stile libero, conducendo il pubblico dal porto di partenza a quello di arrivo, attraversando rotte imprevedibili.
La mostra Attraversamenti vuole essere un luogo di passaggio, dove l’arte fa da invito a incontri trasversali e contaminazioni.
Tre artisti e sette ospiti per tre serate, una al mese, nei tre mesi di allestimento.
Manuela Cirino, Andrea Aquilanti e Gino Sabatini Odoardi hanno lavorato ad installazioni site specific con l’obbiettivo di creare dei ponti interattivi tra le loro opere e gli ospiti che interverranno negli spazi della galleria.
Manuela Cirino gioca a mescolare disegno, fotografia, video, scultura e parola. Le sculture di “Infinito” attraversano l’idea stessa di scultura, dalla materia grezza del “fare” alla perfezione dello smalto policromo. L’artista ha poi attraversato gli altri protagonisti del progetto, chiedendo loro una frase personale e da quelle parole ha realizzato i loro ritratti in “Nero su bianco”.
Per Andrea Aquilanti l’attraversamento parte dallo spazio per includere il tempo. La realtà è il punto iniziale, fotografato, stampato su lastre in plexiglas o su carta. Velature parallele a cui il segno pittorico dona profondità. Lo spazio della galleria viene sfondato da un ambiente illusorio montato” con diverse immagini di interni torinesi, che si materializza su grandi fogli.
Sopra appaiono figure proiettate, in linea diretta con lo spettatore, che entra nel lavoro e attraversa. Un “Film: Interni di Torino”.
Gino Sabatini Odoardi racchiude gli oggetti preservandone la memoria. Li toglie dalla caducità individuale per trasformarli in astratte icone simboliche. Termoformature in resine per monocromi scultorei. In “Senza titolo con ciotola” la sagoma di una chiesa diventa immagine di tutte le ideologie, religioni, tendenze in cui l’uomo si rifugia per esistere. Un invito ad uscirne attraversando.
Laura Curino (attrice e autrice teatrale), Gabriele Vacis (regista), Fabio Barovero (musicista e compositore), Alberto Salza (antropologo), Roberto Leone Pericci (sommelier), Antonio Riccardi (poeta e direttore editoriale): presentano letture personali dell’arte, piccoli viaggi di mezz’ora, per racconti in stile libero, conducendo il pubblico dal porto di partenza a quello di arrivo, attraversando rotte imprevedibili. Con loro dialogherà al termine delle serate Gian Luca Favetto, scrittore e giornalista.
Al termine del percorso il pubblico assaporerà un vino ed un cibo, come momento in cui attraversare il confine tra chi fa e chi osserva, per andare oltre quella formalità estetica e concettuale che spesso avvolge le esperienze artistiche pubbliche.

Info:
Mar & Partners Art Gallery – via Parma 64, 10153 Torino
telefono/fax +39.011.854362.

Link: http://www.mar-partners.com

Email: info@mar-partners.com

PERUGIA. Le ceramiche del Rinascimento.

Per qualità e rarità dei pezzi esposti e’ una delle piu’ importanti collezioni di maioliche al mondo. Dal 3 ottobre al 6 gennaio tutti potranno ammirarla, per la prima volta nella sua veste completa, a Palazzo Baldeschi, sede espositiva della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Ed e’ proprio alla Fondazione che questa rarissima Collezione appartiene, frutto di acquisizioni importanti nel corso degli anni, tra cui quella dei 76 strepitosi pezzi raccolti Paolo Sprovieri, forse il piu’ attento collezionista del settore, e le meraviglie della Collezione Frizzi Baccioni. A proposito di quest’ultima raccolta, merita segnalare che, giusto in queste settimane, dalla Frizzi Baccioni e’ stato concesso in dono a Palazzo Baldeschi un ulteriore nucleo di preziosissime maioliche: tre pezzi tra cui un ‘versatore farmaceutico’ già patrimonio della Spezieria dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia a Perugina, reperto di grandissima qualità ma anche documento importante di storia del territorio. Anche questi tre nuovi pezzi saranno esposti nella grande mostra. Conclusa l’esposizione a Perugia, la Collezione, in versione piu’ contenuta, e’ destinata ad essere presentata in diversi centri italiani e europei.

Complessivamente, a Palazzo Baldeschi saranno esposti 147 pezzi e l’utilizzo del termine ‘capolavori’ per descriverli non e’ improprio: la qualità delle maioliche entrate a far parte della Collezione e’ assolutamente altissima. Il cuore della Raccolta e’ cinquecentesco; il Cinquecento certo fu il secolo in cui l’arte della maiolica viene considerata, nelle sue espressioni piu’ alte, essenzialmente come una forma pittorica. Non mancano pero’ esemplari quattrocenteschi, in particolare albarelli di produzione centroitaliana, opere di botteghe di livello.

Ma con il nuovo secolo, a Faenza ma anche in Toscana, in Umbria, a Napoli, nelle Marche e in altri centri della penisola si sviluppano botteghe che sanno creare veri capolavori. Anche quei centri di produzione che, come Faenza, Mentelupo, Deruta, Castelli, riescono a creare manufatti ‘di massa’, destinati ad invadere mercati anche lontani, confermano talune produzioni di qualità e livello altissimo. Basti ammirare i piatti da pompa di Deruta presenti nella Collezione: grandi piatti dipinti con profili femminili, scene di caccia o soggetti religiosi che riecheggiano molto da vicino i modi di Perugino o di Pintoricchio.

Faenza ha certo titolo per essere definita come la ‘regina delle ceramiche’, tanto da imporre i propri stili (il bianco di Faenza, o l’istoriato, appunto). E da Faenza partono, nel ‘500, maestranze che esportano i loro modelli in tutta Italia contribuendo cosi’ a dare non poco filo da torcere agli esperti impegnati a datare e indicare i loghi di produzione delle maioliche di questi decenni.

Cosi’ circa alla stessa paternità dello stile ‘istoriato’, tradizionalmente iscritta alla città di Faenza, c’e’ chi avanza una diversa primogenitura: sembra infatti che la consuetudine di ricoprire l’intera superficie di una maiolica con figure o storie sia nata ad Urbino e lo dimostrerebbe la datazione di opere magnifiche di questa Collezione. Ovunque la diffusione di modelli e di storie consentita dall’arte della stampa stimolo’ gli artisti della ceramica a riportare sulle loro creazioni i capolavori di Raffaello o il racconto delle Metamorfosi di Ovidio oppure ancora, in ossequio ai dettami del Concilio di Trento, scene e soggetti biblici.

Ma fu a Gubbio che l’arte de ‘lustro’ ebbe il suo massimo protagonista: nessuno, infatti come Mastro Giorgio aveva rivali nell’applicare il lustro alle ceramiche e la Collezione documenta questo miracolo della tecnica con numerosi, bellissimi esemplari. La trasmigrazione dei maestri contamino’ utilmente molte città e tra esse la grande Venezia, contribuendo a creare stili nuovi e di grande eleganza.

Qua e là per l’Italia, intanto, interi piccoli centri si andavano specializzando nell’arte della maiolica. In mostra si possono ammirar, ad esempio, esemplari tra i piu’ belli fra quelli prodotti a Castelli, piccolo centro dell’Abruzzo noto, in particolare, per la preziosità dei suoi vasi da farmacia. Esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. A cura di Timothy Wilson e Paola Elisa Sani. Schede di Carola Fiocco, Gabriella Gherardi, Marino Marini e Claudio Paolinelli.

Info:
Palazzo Baldeschi, Perugia, corso Vannucci – tel. 049 663499
ingresso libero.

Fonte:Undo.net