Archivi categoria: Mostre

TORINO. Le due Anime della Natura.

Opere pittoriche di Martina Benoni e di Federico Bollo.
Inaugurazione della mostra Sabato 17 novembre 2007 alle ore 17 presso il Centro Visite del Parco Naturale della Collina Torinese (c/o stazione di Superga della tranvia Sassi-Superga).

Gli elementi principi della natura e le personalità degli alberi visti da due punti di vista: maschile e femminile….da una parte, la forza che è insita in ogni elemento naturale si identifica con l’esplosione di colore che cade sulla bianca tela, da cui prenderà vita, in forma antropomorfa, l’elemento: terra, aria, acqua, fuoco e legno…. dall’altra la delicatezza e l’armonia della natura si fondono in delicate sfumature di segni e di colori.

A seguire aperitivo con l’autore torinese Matteo De Simone che presenterà il suo ultimo libro ‘Tasca di Pietra’.

L’attore Mauro Crosetti leggerà passi del libro ‘Tasca di  Pietra’, intervallati da interventi, commenti ed  osservazioni da parte dell’autore, il quale sarà  disponibile, per rispondere alle domande e soddisfare la  curiosità del pubblico presente.
Il tutto presentato e condotto da Silvia Giordanino e  coordinato per il Centro Visite del Parco Naturale della  Collina Torinese da Roberto Tuninetti.

L’entrata è libera e tutti sono invitati.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni, tranne il martedì, con il seguente orario: giorni feriali: 9.30-17.30 – Sabato e festivi: 9.30-20.30.

L’allestimento della mostra è a cura di Adriano Fortin de Il Cartiglio di Asti. L’evento è organizzato in collaborazione con il festival di letteratura Passepartout di Asti.

Info:
Centro Visite del Parco Naturale della Collina Torinese c/o stazione di Superga della tranvia a dentiera – Strada della Funicolare, 55 – 10132 Torino – Tel/Fax 011.8903667
Orario: Lun — Ven 14.30–18.30, Sab — Dom 11.30–18.30 — MARTEDÌ CHIUSO

Link: http://www.parks.it/parco.collina.torinese

Email: cvparcosuperga@artefatto.com

MANTOVA. Lucio Fontana scultore.

Il Castello di San Giorgio di Mantova si apre al contemporaneo, ospitando la mostra dedicata alle sculture di Lucio Fontana.

Il percorso espositivo introduce il visitatore a confrontarsi con i disegni e la grafica dell’artista; propone a seguire monumentali sculture degli anni Trenta, le ceramiche degli anni Quaranta, le sculture eseguite con le tessere musive prevalentemente nere ed oro, sino ai buchi, ai tagli, alle nature e alle ultime meravigliose creazioni.
In un’ampia sala, che si apre negli straordinari sotterranei del Castello, sarà riproposto L’Ambiente spaziale a luce nera del 1949, realizzata per la milanese Galleria del Naviglio.
La rassegna, curata da Filippo Trevisani, si avvale del comitato scientifico composto da Enrico Crispolti, critico e storico dell’arte contemporanea, da Paolo Campiglio, noto studioso dell’artistia, e della Fondazione Lucio Fontana.

Info:
Fino al 6 gennaio 2008
Castello di San Giorgio, piazza Sordello, 40
Orario: da martedì a domenica 8.45 – 19.15; lunedì chiuso
tel. 0376.352154; prenotazioni: 041.2411897
Biglietti: intero 8,00 €; ridotto 6 €; integrato 10,00 €

Link: http://www.mantovaducale.it

Email: museo@mantovaducale.it

RAVENNA. Luca Longhi. Una bottega del Cinquecento. Nel V centenario dalla nascita. 1507 – 2007.

In occasione del cinquecentenario della nascita di Luca Longhi, fino al 6 gennaio 2008, il Museo d’Arte della città di Ravenna dedica all’artista ravennate e alla sua bottega una mostra.
Il progetto espositivo si propone di collegare  le numerose testimonianze pittoriche di Luca e dei figli Francesco e Barbara attraverso un percorso nella città che riunisce le opere conservate nelle chiese di San Domenico, Sant’Agata, Santa Maria Maggiore, nel Palazzo Arcivescovile – Cappella di Sant’Andra, presso la Biblioteca Classense, le istituzioni culturali ravennati e le raccolte pubbliche e private romagnole.
Nel Museo d’Arte della città,  saranno infatti visibili le ventuno opere dei Longhi esposte nella Collezione antica della Pinacoteca – undici di Luca, tre di Francesco e sette di Barbara – assieme ad altri quadri provenienti da collezioni private e dalla quadreria della Cassa di Risparmio di Ravenna.
Luca Longhi (1507 – 1580) nasce a Ravenna il 14 gennaio 1507 da Francesco e Antonia da Cunio, secondo di tre fratelli. Della sua formazione artistica mancano notizie certe, si presume che abbia avuto luogo presso una bottega locale: l’ipotesi più probabile è che nella fanciullezza avesse frequentato l’ambiente di Francesco Zaganelli, rimasto solo a gestire la bottega che condivideva con il fratello Bernardino.
Fin dalle prime prove conosciute, datate fra il 1538 e il 1531, pare piuttosto evidente un tentativo di mediazione fra la tradizione locale o più largamente romagnola – Rondinelli e Palmezzano – e i grandi maestri d’importazione, in particolare Raffaello.
La propensione del Longhi verso forme dolci e aggraziate segnerà il suo linguaggio, che in seguito saprà rinnovare secondo un’ottica eclettica e una personale visione sentimentale.
Secondo Giorgio Vasari che soggiornò a Ravenna nel 1548: “Maestro Luca de’ Longhi, ravingano, uomo di natura buono, queto e studioso, ha fatto nella sua patria Ravenna, e per di fuori, molte tavole a olio e ritratti di naturale e bellissimi; e fra le altre sono assai leggiadre due tavolette che gli fece fare, non ha molto, nella chiesa dei monaci di Classi il reverendo Don Antonio da Pisa, allora abate di quel monasterio; per non dir nulla di un infinito numero di grandi opere che ha fatto questo pittore. E’ per vero dire, se maestro Luca fosse uscito di Ravenna, dove si è stato sempre e sta con la sua famiglia, essendo assiduo e molto diligente e di bel giudizio, sarebbe riuscito rarissimo; perché ha fatto e fa le sue cose con pacienza e studio; ed io ne posso far fede, che so quanto gli acquistasse, quando dimorai due mesi in Ravenna, in praticando e ragionando delle cose dell’arte”.
Dal matrimonio con Elisabetta, nel 1531, nacquero Francesco (1544 – 1618) e Barbara (1552 – 1638), anche loro artisti, che seppero proseguire il sentiero tracciato dal padre, facendone propri modelli e modi espressivi.
Opere di Luca, Francesco e Barbara Longhi – la cui operosità è testimoniata da un ricco repertorio di madonne, ritratti e opere destinate alla devozione privata – sono oggi presenti in numerose pinacoteche di grande rilievo nazionale ed internazionale, tra cui Milano, Roma, Vienna, Dresda, Bucarest, Baltimora e Filadelfia.

Luca Longhi  interprete di punta, insieme a Innocenzo da Imola, Biagio Pupini, Bartolomeo Ramenghi, Girolamo Marchesi da Cotignola, di quella stagione artistica meglio conosciuta come il Classicismo di Romagna.
Nella ricorrenza del V centenario dalla nascita, il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla Cultura e il Museo d’Arte della Città, promuovono una mostra presso la Loggetta Lombardesca con il contributo di Romagna Acque e BCC Credito Cooperativo ravennate e imolese, curata da Nadia Ceroni, Alberta Fabbri e Claudio Spadoni, per ricordare il profilo di un pittore che segnò, grazie anche alla sua operosa bottega, la storia del gusto nel territorio per quasi un secolo. Attraverso una selezione di opere, la mostra intende intrecciare il racconto del suo percorso grazie all’accostamento di dipinti altrimenti non visibili e restituire così il patrimonio civico alla complessa e inesausta rete di rimandi, derivazioni e aperture verso nuove letture.
L’impianto neoquattrocentesco delle prime opere mostra il debito verso la cultura dell’epoca influenzata da Marco Palmezzano, Nicolò Rondinelli e Francesco Zaganelli da Cotignola.
Le esitazioni degli esordi, mitigate da una gentilezza – cromatica e sentimentale – che trovava in Francesco Francia e nella cultura di corte bentivolesca l’antefatto più significativo, si sciolgono nelle opere della maturità in cui l’aspirazione ad una misura composta trova il suo naturale sbocco nel clima di raffaellismo dilagante. La compiutezza classica di Raffaello, al cui magistero si accosta direttamente con un’esercitazione sulla Santa Cecilia, trova in Longhi un’adesione personale che neanche il sacco di Roma, nel 1527, e la conseguente crisi, avrebbe potuto scalfire.
La maniera incalza e Vasari ne è il più convinto assertore. Quando i due si incontrano, nei primi mesi del 1548, qualcosa cambia nonostante per Longhi il linguaggio estenuato e ingioiellato di Vasari dovesse risultare poco convincente. La declaratoria per il ravennate non doveva aggiungere nulla alla vocazione devozionale del dipinto, e se nella ritrattistica sapeva trovare accenti di ponderata penetrazione psicologica, nella pala d’altare non rinuncerà mai al governo trinitario delle sacre conversazioni.
La composizione si complica e passata la metà del secolo registra aggiornamenti
verso la Maniera talora anche con vere e proprie citazioni. Nel settimo decennio fortuna e consenso lo accreditano presso la curia ravennate tanto che l’aumento delle commesse impone un’organizzazione più complessa della bottega. Sono i tempi dell’apprendistato dei figli Francesco e Barbara.
Quando gli effetti della Controriforma avranno penetrazione capillare con le prescrizioni del Cardinal Paleotti su come redigere le immagini sacre (1582), i due saranno già in linea, con una sensibilità austera e vocazionalmente normativa.
Già negli ultimi anni dell’attività di Luca si registra un ulteriore sforzo di aggiornamento sulla maniera bolognese di Lorenzo Sabbatini e di Orazio Samacchini. Le forme si fanno più tornite e i visi acquistano volumetrie traslucide e quasi metalliche. In Francesco si accentua la tendenza verso la retorica del gesto, anche se non manca qualche impaccio.
Nell’organizzazione della bottega, Barbara assicura la produzione dei capoletto, per lo più derivati dagli adattamenti paterni di modelli correggeschi e parmigianineschi. E se manca il fare in grande della coetanea Lavinia Fontana, non doveva sfuggire una certa curiosità verso la pittrice bolognese, avvertita come paradigma per il consenso che sapeva suscitare. Tuttavia in Barbara prevale una sensibilità delicata e cólta verso i temi delle sacre conversazioni o delle vergini protomartiri – è il caso di santa Caterina d’Alessandria dietro cui cela il proprio ritratto – che le valse la meraviglia dello stesso Vasari.
In occasione della mostra esce una pubblicazione pensata come traccia per la lettura dell’opera di Luca Longhi e della sua bottega, e corredata di itinerari che partono da Ravenna, con un percorso cittadino tra le chiese e i musei del centro storico fino a Sant’Alberto, e proseguono in Romagna, nelle direzioni di Cervia, Rimini, Santarcangelo, Cesena, Bertinoro, Forlimpopoli, Forlì, Terra del Sole, Castrocaro, Faenza e Argenta. In larga parte sono pale a tutt’oggi situate agli altari per i quali sono state commissionate. Altari spesso in penombra, custodi di una Biblia Pauperum ricca di modelli figurativi e varianti che hanno formato il sedimento dell’immaginario di questo territorio.
La mostra gode del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ravenna.

Info:
Mar – Ufficio relazioni esterne e promozione
Nada Mamish – Francesca Boschetti
tel +39 0544 – 482017 – 482775 – fax +39 0544 212092

Orari mostra:  martedì, giovedì, venerdì e sabato: 9.00 – 13.30, 15.00 – 18.00; mercoledì: 9.00 – 13.30; domenica: 10.00 – 17.00; chiuso lunedì, 1° novembre, Natale e Capodanno

Ingresso : Pinacoteca + mostra intero 3 euro, ridotto 2 euro.

ELENCO OPERE

Dipinti per la committenza ecclesiastica

Luca Longhi, Sposalizio mistico di santa Caterina e i santi Sebastiano, Girolamo, Rocco e Benedetto, olio su tavola, cm 165 x 124, Ravenna, Museo d’Arte della Città.
Luca Longhi, Adorazione dei pastori, olio su tavola centinata, cm 169 x 100, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Deposizione dalla croce, olio su tavola, cm 46 x 52.5, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Benedetto, Paolo, Apollinare e Barbara, olio su tavola centinata, cm 169 x 100, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Martirio di sant’Ursicino, olio su tela, cm 255 x 155, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Invenzione della croce, olio su tela, cm 325 x 185, Ravenna, Cattedrale, già chiesa di San Domenico
Francesco Longhi, Decollazione del Battista, olio su tavola, cm 255 x 160, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Francesco Longhi, Crocifissione con la Madonna e i santi Giovanni Evangelista, Apollinare e Vitale, olio su tela, cm 306 x 211, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Francesco Longhi, Il Salvatore appare alla Madonna e alle beate Margherita Molli con Gentile Giusti, san Giovanni Evangelista con il donatore e un giovane con libro e squadra, olio su tela, cm 295 x 200, Ravenna, Biblioteca Classense, sala dantesca
Francesco Longhi, Madonna della Ghiara con le sante Lucia e Scolastica, olio su tela, m 245 x 170, Ravenna, Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.a.

Francesco Longhi, Crocifissione con la Madonna e i santi Giovanni Evangelista, Rocco e Nicola di Bari, olio su tela, cm 204 x 140, Ravenna, cattedrale, sacrestia
Barbara Longhi, Immacolata Concezione, olio su tela, cm 290×175, Ravenna, Seminario Arcivescovile
Francesco Longhi, Madonna con il Bambino, santa Giustina e san Paolo, olio su tela, cm 200 x150, Ravenna, chiesa di Santa Giustina
Barbara Longhi, Madonna con il Bambino e i santi Francesco e Chiara, olio su tela, cm 223 x 179, Proprietà privata
Barbara Longhi, Madonna del Carmine con i santi Carlo Borromeo, Simone Stock e le beate Margherita Molli e Gentile Giusti, olio su tela, cm 174 x 135, Russi, chiesa di Sant’Apollinare, già chiesa del Carmine
Francesco Longhi, Madonna con il Bambino e due santi, olio su tela, cm 300 x 202, Ravenna, Biblioteca Classense, sala dantesca

Preghiera e devozione privata

Luca Longhi, Cristo morto sorretto dagli angeli fra san Bartolomeo e l’abate di Classe, olio su tavola centinata, cm 169 x 100, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Adorazione dei pastori, olio su tavola, cm 88 x 73, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Madonna con il Bambino sotto il baldacchino retto da due angeli, olio su tela, cm 45 x 36.5, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Santa Caterina d’Alessandria, olio su tela, cm 41 x 34, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Santa Caterina d’Alessandria, olio su tela, cm 39 x 32, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Giuditta con la testa di Oloferne, olio su tela, cm 54.5 x 47, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Madonna con il Bambino e san Giovannino, olio su tela, cm 37 x 31.5, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Madonna con il Bambino dormiente, olio su tela, cm 37 x 31.5, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Madonna leggente con il Bambino, olio su tela, cm 35 x 28, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Natività, olio su tela, cm 41 x 48, Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Luca Longhi, Deposizione, olio su tavola, cm 94 x 72.4, Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Barbara Longhi, Sant’Agnese, olio su tela, cm 50 x 39, Forlì, Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.
Barbara Longhi, Sant’Agnese, olio su tela centinata, cm 169 x 78.5, Ravenna, canonica della Cattedrale
Luca Longhi, Sposalizio mistico di santa Caterina alla presentazione di san Giuseppe, olio su tavola, cm 62.5 x 51.5, Faenza, Pinacoteca Comunale

Francesco Longhi (?), La Madonna con il Bambino e san Giovannino, olio su tela, cm 85 x 68, Forlì, Pinacoteca Civica
Francesco Longhi, Madonna con il Bambino e i santi Pietro e Paolo, olio su tela, cm 65 x 50, Argenta, Pinacoteca Civica
Barbara Longhi, Madonna che allatta il Bambino, olio su tela, cm 39 x 30, Proprietà privata
Barbara Longhi, attr.a, Madonna con il Bambino, olio su tela, Proprietà privata

La ritrattistica

Luca Longhi, Ritratto di Uomo d’arme, olio su tela, cm 150 x 100, Ravenna, Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.a.
Luca Longhi, Ritratto di Bartolomeo Dal Sale, olio su tela, cm 130 x 95, Ravenna, Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.a.
Luca Longhi, Ritratto di Raffaele Rasponi, olio su tela, cm 83 x 64, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Ritratto di Girolamo Rossi, olio su tela, cm 83 x 63, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Luca Longhi, Personaggio della Famiglia Lunari, olio su tela, cm 109 x 72, Forlì, Pinacoteca Civica
Luca Longhi, Ritratto di Giovanni Arrigoni, olio su tela, cm 83 x 62, Ravenna, Museo d’Arte della Città
Barbara Longhi, Ritratto di monaco camaldolese, olio su rame, cm 16,5 x 13, Ravenna, Museo d’Arte della Città

Il mito

Luca Longhi, Venere, olio su tela, cm 174 x 91, Collezione privata

Link: http://www.museocitta.ra.it

Email: ufficio.stampa@museocitta.ra.it

FERRARA. Cosmè Tura e Francesco del Cossa – L’arte a Ferrara nell’età di Borso d’Este.

Tra il 1450 ed il 1471, Ferrara è teatro di una crescita espressiva rapidissima senza riscontro nella storia della cultura figurativa europea. Durante il governo di Borso d’Este nasce e si sviluppa infatti il linguaggio ricercato ed eccentrico che ha reso celebre l’arte ferrarese del Quattrocento.

La mostra organizzata da Ferrara Arte ripercorre la ricchezza di questa parabola figurativa riunendo opere di diversa natura tecnica, come dipinti, sculture, miniature, disegni, medaglie, oreficerie e tessuti. Fulcro dell’esposizione è il dualismo tra il poliedrico artista di corte Cosmè Tura e l’instancabile sperimentatore Francesco del Cossa. Il punto d’arrivo è invece l’abbagliante traduzione visiva della cultura di corte messa in opera nel Salone dei Mesi di Schifanoia, uno dei cicli pittorici più importanti del Rinascimento.


«Non si mostrò mai in pubblico senza essere adorno di gioielli»: papa Pio II Piccolomini descriveva così Borso d’Este, signore di Ferrara dal 1450 al 1471.

Tali parole sembrano dare ragione a quegli storici che hanno trasmesso l’immagine di un uomo preoccupato più della propria apparenza che delle arti.

Al contrario, i vent’anni del governo di Borso hanno avuto un ruolo centrale sul piano della cultura figurativa: il linguaggio ricercato ed eccentrico, che ha reso celebre l’arte ferrarese del Quattrocento, nasce proprio in questo periodo come espressione esclusiva del signore e della sua corte.

La mostra curata da Mauro Natale ricostruisce questa parabola artistica, offrendo alcune chiavi di lettura utili a comprendere le ragioni di questa rapida crescita espressiva quasi senza riscontro nella storia dell’arte europea.

La rassegna si apre con l’evocazione della grande ricchezza tecnica e formale della Ferrara estense attorno al 1450, animata dalla presenza delle opere di grandi artisti come Jacopo Bellini, Pisanello, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Rogier van der Weyden.

Segue l’affermazione di quella che Roberto Longhi e la storiografia moderna hanno definito ‘Officina ferrarese’, che prende forma in alcune imprese monumentali volute dal Principe negli anni 1450-1460.

Un ruolo centrale spetta ai miniatori, tra cui dominano Giorgio d’Alemagna e Taddeo Crivelli, i quali elaborano un linguaggio ornamentale che fonde, come nella celebre e sontuosa Bibbia di Borso, il gusto per la decorazione e l’espressività tardogotica con le forme geometriche e luminose del Rinascimento.

Analoga commistione formale caratterizza le Muse che Leonello e Borso hanno fatto realizzare per lo Studiolo di Belfiore; qui, all’eleganza esile di Angelo Maccagnino, si affianca l’eccentricità espressiva di Michele Pannonio e di Cosmè Tura.

Il fulcro della mostra è costituito dalla consacrazione di questo codice espressivo ad opera di Cosmè Tura e Francesco del Cossa.
L’età di Borso si nutre infatti dell’antagonismo tra il primo, poliedrico artista di corte, ed il secondo, instancabile sperimentatore.

Muovendosi tra Mantegna e la pittura fiamminga, Tura inventa un linguaggio fantasioso e, al contempo, prezioso e popolare, decorativo ed espressivo, imponendo la propria cifra stilistica nei campi tecnici più svariati, dagli affreschi alle barde da cavallo, dalle monumentali pale d’altare alle soavi Madonne dipinte in punta di pennello.

Di contro, Cossa compie un itinerario ben distinto, che si risolve in una scrittura più asciutta, morbida e plastica, felicemente cromatica, naturalistica e potentemente prospettica.

Nelle sue Madonne, nei suoi santi possenti, nei penetranti ritratti, egli avvia un dialogo aperto con la scultura contemporanea e con la luminosa pittura fiorentina di Domenico Veneziano, Andrea del Castagno e Alessio Baldovinetti.

Questa ricerca formale culmina con l’esplosione attorno al 1470 di «una nuova pazzia nell’arte ferrarese» (Longhi): la decorazione del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento.

Qui, nell’ultima impresa collettiva voluta dal Duca, fa irruzione sulla scena la terza grande personalità di questa stagione, Ercole de’ Roberti, mentre Francesco del Cossa elabora un’abbagliante traduzione visiva della cultura di corte e delle ambizioni politiche di Borso che costituisce il vertice espressivo della pittura ferrarese. La mostra si conclude proprio nel salone affrescato dell’antica Delizia estense, cui un restauro durato quasi dieci anni ha restituito piena leggibilità.

Info:
Fino al 6 gennaio 2008
Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, h. 9.00/19.00, Palazzo Schifanoia 10.00/20.00 (le biglietterie chiudono 30 minuti prima)
Palazzo dei Diamanti (inizio del percorso espositivo), Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Palazzo Schifanoia, Via Scandiana, 23 – 44100 Ferrara

Biglietto unico per le 2 sedi di mostra
Intero: euro 10,00 ; Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa.
Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita tel. 0532.244949 fax 0532.203064 ; lunedì-venerdì: 8.30/20.00 ; sabato e prefestivi: 9.00/18.00; domenica, durante il periodo di mostra: 10.30/15.30
Biglietto cumulativo: È possibile acquistare presso la biglietteria della mostra un biglietto cumulativo che consente di visitare la mostra e la Pinacoteca Nazionale di Ferrara a euro 10,00.
Tariffe visite guidate per gruppi: Visita complessiva delle 2 sedi di mostra, 2 ore circa, massimo 25 persone:
Adulti: euro 150,00; Scuole Medie e Superiori: euro 110,00; Scuole Elementari e Materne: euro 90,00
Card Musei – La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
È valida un anno ed è in vendita presso le biglietterie dei musei e della mostra.

Facilitazioni: Presentando il biglietto ferroviario per Ferrara si ha diritto a una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché euro 10,00.
Non cumulabile con altre riduzioni.

Servizio Navetta ecologica da Palazzo dei Diamanti a Palazzo Schifanoia.
Tutti i sabati e i giorni festivi, dall’inizio al termine della mostra, è in funzione un Servizio Navetta ecologica di collegamento tra Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia. Il biglietto speciale, acquistabile anche in mostra, al costo agevolato di 1 euro, dà inoltre diritto a viaggiare su tutta la rete urbana per l’intera giornata.
– Partenze da Palazzo Diamanti: 10.35-11.35-12.35-15.35-16.35-17.35-18.35
– Partenze da Palazzo Schifanoia: 10.45-11.45-12.45-15.45-16.45-17.45-18.45.

Link: http://www.palazzodiamanti.it

Email: diamanti@comune.fe.it

FERRARA. Seconda edizione de I Quattro Elementi.

FERRARA – CASTELLO ESTENSE /Sale degli Imbarcaderi , dal 27 Ottobre al 4 Novembre 2007.

Sabato 27 ottobre 2007, ore 17.30, inaugurazione della Rassegna presso il Catello estense con buffet inaugurale alle ore 18,30 presso il Caffè Castello al piano nobile.
L’esposizione è organizzata dall’Associazione Ferrara Pro Art, con il patrocinio della Provincia di Ferrara. Dopo l’apertura della nuova Galleria Dell’Uva in Via De’ Romei 38, l’Associazione Culturale Ferrara Pro Art, si è proposta, in questa occasione, di lavorare su una tematica molto ampia e ricchissima di legami con varie discipline tra cui la storia, la scienza e l’astrologia di tutti i tempi e di tutte le culture, da quella occidentale a quella orientale: I Quattro Elementi, che costituiscono la materia del nostro universo, ovvero Fuoco, Terra, Acqua ed Aria.
Elementi della natura dal fascino sempre potente e dagli influssi astrali e comportamentali, a cui certamente gli artisti partecipanti non sono alieni data la loro peculiare sensibilità e connessione con tutto ciò che è etereo ma anche materia dell’universo. Il percorso espositivo della rassegna “I Quattro Elementi” è strutturato con molta cura secondo il principio per cui ogni sala ospiterà gli artisti i cui lavori si collegano a uno dei quattro Elementi, quindi vi è la Sala dell’Imbarcadero 1 denominata “Acqua” a cui corrisponde l’Elemento Acqua, Elemento liquido che compone i mari, i laghi, i fiumi, la pioggia, i liquidi del corpo umano e la cui energia ha la proprietà di sciogliere, di assorbire, di stemperare e di dissolvere; la Sala dell’Imbarcadero 2, “la Terra” che oltre ad essere il suolo del nostro pianeta e la materia anche degli altri pianeti nel Sistema Solare, determina capacità di coesione, di forza centripeta, di aderenza e di solidità; l’Imbarcadero 3, “il Fuoco”, che ha la qualità di attivare e trasformare altri elementi, come avviene nell’evaporazione e nella liquefazione; nell’ultima Sala, l’Imbarcadero 4, infine, “l’Aria”, l’Elemento gassoso su cui l’energia della forza centrifuga genera espansione e dilatazione.

“I Quattro Elementi” unirà diversi stili e soggetti coordinati secondo criteri naturali e cardinali, nella convinzione di un risultato suggestivo ed affascinante come lo è il contenitore scenico rappresentato dalle splendide Sale dell’Imbarcadero del Castello Estense.
Presentazione del Prof.Gianni Cerioli e della Dott.ssa Francesca Mariotti.

Presentazione:
“Tutto ruota intorno ad essi, ed a loro tanta arte si ispira. Gli elementi di cui tutto si compone e da cui tutto trae vita e corpo. Dalla loro composizione hanno origine creazioni meravigliose del cosmo intero. Gli artisti presenti hanno sviluppato il tema con una capacità di approfondimento notevole, puntualizzando i vari aspetti del dato naturale e del suo rapporto con l’uomo. Attraverso le loro opere, ci permettono di  rileggere il simbolo, l’arcaica origine di tutti i significati, applicandola alla realtà con una matura lucidità e consapevolezza. Il tema prescelto, anche nel corso del ‘900, è stato sviluppato da diversi artisti e correnti artistiche, attingendo dall’inestinguibile riferimento al mito ed al simbolo. Figure mitologiche, colori, oggetti di natura, ogni stato d’animo ed ogni sentimento sono stati infatti espressi rinviando ad un elemento.
L’Aria è rappresentata dai colori blu, oppure dall’oro del sole.  L’Aria è rappresentata spesso nell’illustrazione e nell’arte con un disco celeste,o anche dalle figure di Giunone o del Pavone, nell’antichità dal camaleonte, che si riteneva vivesse d’aria.

Nella tradizione cinese l’aria, simbolicamente, è Il Drago blu o verde, a sua volta rappresentato da una tavoletta rotonda blu di giada. Quando il fuoco e l’aria sono uniti vengono inoltre rappresentati con il simbolo della Fenice o da una tavoletta di Giada Rossa. E’ simbolo di libertà , di creatività, di pensiero. La sua direzione è l’Est, e lo strumento la spada.
La Terra è l’elemento di tutta la natura, nei suoi tre regni minerale, vegetale ed animale, considerata da molte tradizioni il più sacro e divino tra gli elementi. La sua direzione è il Nord e lo strumento il pentacolo. Fertile e creativa, nutriente e rigogliosa, racchiude in sé sia le caratteristiche più poetiche di grembo accogliente e materno che accoglie la vita e la nutre, che quelle più “pratiche” della costanza, la pazienza, la forza. La Terra è al tempo stesso materna e nutriente, ed anche pratica, concreta, solida e potente. Le Dee della Terra sono Cibele, Demetra, Freya, Parvati, e gli Dei Dioniso, Cernunno, Osiride e Pan. Gli spiriti di natura della Terra sono gli gnomi.
Sin dai tempi più remoti l’uomo ha riconosciuto nell’Acqua la sorgente di tutta la vita. La sua direzione è l’Ovest ed è associata ai ricordi, i sogni, l’intuito, i sentimenti, le emozioni. Gli Egiziani la veneravano in quanto costatavano che la fertilità delle loro terre era cagionata dalle acque del Nilo. I Greci ed i Romani dal culto per l’acqua facevano discendere la rappresentazione di divinità acquatiche come il Poseidone greco e il Nettuno latino, ed alle fonti, ai laghi, ai fiumi abbinavano popolazioni di Ninfe, Folletti, Demoni e Dei che in quelli trovavano rifugio e personificazione. La luna è la Signora delle acque. Essa rappresenta la ciclicità, i ritmi individuali in comunicazione con i ritmi cosmici. L’acqua rappresenta il femminile per eccellenza. Porta la vita, la fertilità, dove va nasce qualcosa. Sua è l’energia sessuale.
Il simbolo del Fuoco più ricorrente è la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un’azione centrifuga, invadente e conquistatrice. Ad esso sono associate le qualità del coraggio, la forza, la passione e la determinazione. La sua direzione è il Sud e lo strumento il bastone. Il triangolo infuocato raffigura lo slancio del sapere curioso, verso la spiritualizzazione cosmica. Sappiamo che gli antichi Egizi rappresentavano il Sole col dio Ra, considerato padre del faraone e rappresentato sotto forma di disco alato o con le sembianze di un falco. Nella cultura greca antica invece era Helios, antichissima divinità di tutti i popoli ereditata dai Romani col nome di Apollo, figlio di Zeus e di Latona. Era guaritore e patrono della Medicina, dio della Luce, delle Belle Arti, dell’ispirazione filosofica e della profezia.
Le personificazioni dei quattro elementi nella più classica espressione sono date dalle maggiori divinità: Giunone-Aria, Vulcano-Fuoco, Cibele-Terra, Nettuno-Acqua.
Come non pensare ai meravigliosi affreschi di Palazzo Schifanoia, qui a Ferrara, alle rappresentazioni della Natura e delle sue stagioni con tutti gli infiniti riferimenti che il Cosmè Tura e Del Cossa vi hanno inserito! In tali fantastici affreschi troviamo tutta la Natura , nei suoi Elementi e nella sua ciclità, nei Mesi e nelle simbologie legate alle divinità nella loro tradizione più classica. Ogni personaggio ogni simbolo ha un significato che continua a incuriosire ed a stupire anche i più noti studiosi dell’arte. Espressione ancora oggi ispiratrice di bellezza e creatività.
Da tali capolavori e come per quegli impareggiabili artisti scopriamo oggi, con questa Rassegna, un piccolo esempio delle espressioni più nuove o classiche che, anche all’alba degli anni 2000, vengono utilizzate e sviluppate in tale tematica.
Non pensiamo di essere esaudienti, ma di poter semplicemente comunicare agli spettatori la continua attualità di queste tematiche legate all’essenza della nostra esistenza, naturale e spirituale.” (Presentazione di Francesca Mariotti).

Artisti Partecipanti:
FUOCO – Elisa Maria Teresa Littera – Marco Napoletano – Tatiana Vanzetta – Rita Monaco – Leonardo Terenzi

ACQUA – Marta Mazzoni – Elisa Macaluso – Miriam Rimon – Giulio Crisanti – Siberiana di Cocco – Paola Marchi – Cate Maggia (1 opera in ogni elem)   – Gio’ Ruffatti

ARIA  – Anna Galli – Norberto Riccò – Ive Balsamo – Giancarlo Scarsi – Lucrezia Rolle

TERRA – Fausto Ciotti – Griscia Tufano – Angela Milia – Carmine Tisbo – Carla Monti – Leonardo Terenzi.


Info:
E’ prevista la pubblicazione di un catalogo ufficiale.
L’esposizione resterà aperta fino al 4 novembre 2007 con orario 10.00/12.300 – 15.00/17.30.
Ingresso gratuito.