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ROMA. Scuola romana. Artisti a Roma tra le due guerre.

Dal 1 Novembre 2008 al 11 Gennaio 2009.
La mostra, ideata e promossa dal Ministero degli Affari Esteri, ha l’obiettivo di divulgare e valorizzare uno dei capitoli più affascinanti della storia artistica italiana, in cui risalta una Roma vitale e arricchita dagli scambi culturali internazionali.

In mostra sono esposte circa 50 opere di autori quali Scipione, Renato Guttuso, Carlo Socrate, Afro Basaledella, Giuseppe Capogrossi, Francesco Trombadori, Mario Mafai, Cipriano Efisio Oppo, Antonietta Raphaël, Giuseppe Capogrossi, Pericle Fazzini, Antonio Donghi, Fausto Pirandello, Corrado Cagli. I prestiti provengono per la maggior parte dagli eredi, dagli archivi degli artisti e da istituzioni culturali a Roma e nel Lazio.

Sono tre le sezioni della mostra: l’artista e lo studio che racconta il processo ideativo dell’artista attraverso autoritratti e ritratti, angoli di studi e nature morte; la città dell’anima in cui le vedute dei luoghi prediletti degli artisti restituiscono il loro personalissimo modo di percepire la città di Roma. Infine il corpo, inteso nella sua fisicità o indagato attraverso la metafora, tematica particolarmente sentita nella Roma cattolica.

Curatore: Francesca Romana Morelli
Catalogo:Tipografia I.G.E.R.

Info
Casino dei Principi
Orario: 9.00-16.30; Chiuso il lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio; 24 e 31 dicembre 9.00-14.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima.
Biglietto d’ingresso: Biglietto unico integrato Casino Nobile, Casina delle Civette, Casino dei Principi con Mostra: € 9,00 intero; € 5,50 ridotto; Biglietto unico integrato Casino Nobile, Casino dei Principi con Mostra; € 7,00 intero, € 5,00 ridotto.
Tel. 060608 tutti i giorni ore 9.00 – 22.30

PERUGIA. Viva l’Italia. L’arte italiana racconta le città tra nascita sviluppo crisi dal 1948 al 2008.

Fino all’11 gennaio 2009 a Palazzo della Penna di Perugia sarà allestita la mostra “Viva l’Italia. L’arte italiana racconta le città tra nascita, sviluppo, crisi dal 1948 al 2008‘ organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Giovanili del Comune di Perugia e curata da Luca Beatrice, storico dell’arte, critico e docente di Nuove tendenze dell’arte all’Accademia di Brera.
 
Filo conduttore della mostra è la città, teatro privilegiato dei cambiamenti più significativi che l’Italia ha attraversato dal dopoguerra a oggi.

Nelle prime sale si presentano dipinti di pittori che, in quegli anni, con la ferrea volontà di lasciare dietro di loro i drammi e le devastazioni, descrivono la città come luogo del molteplice: dal silenzio sospeso di Giorgio de Chirico in Triangolo metafisico (1958), ai paesaggio industriali di Mario Sironi in Periferia urbana (1952), alla città come campo di tensioni e forze contrapposte nei dipinti astratto-informali di Emilio Vedova (Caffè alle zattere, 1952) e Afro (Paesaggio urbano, dittico, 1952).

Seguono gli anni Sessanta, ossia il decennio del miracolo economico, della disponibilità di nuove fonti di energia, della creazione delle autostrade, della crescita dell’industria e dell’abilità imprenditoriale, dell’automobile e delle nuove tecnologie, tutti temi palesati dall’enfasi pop dei dipinti di Giosetta Fioroni e  nei manifesti strappati di Mimmo Rotella. Ma sono anche gli anni delle contestazioni, del ’68, ricordato, tra gli altri, da Mario Schifano in Compagni Compagni (1968).
 
Segue il triste decennio del terrorismo documentato dal quadro-capolavoro di Marco Cigolani Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro (1980) cui l’arte seppe reagire con intelligenza inserendo le nuove tematiche del post-moderno. Sono soprattutto architettura e il design a preconizzare un inedito volto della città, qui esemplificato dai disegni e dagli schizzi di Aldo Rossi (Primo studio per il nuovo centro di Perugia, 1982) e dalla celebre Poltrona Proust  di Alessandro Mendini (1978).

Gli anni ’80 sono gli anni della “città ritrovata” documentata dal gigantesco dipinto di Arduino Cantafora La città banale (1980) vero e proprio manifesto del post-moderno. Nell’arte visiva temi analoghi corrono nella Transavanguardia –l’omaggio a Torino di Nicola De Maria (Il fiume Po +Torino dentro il regno dei fiori, 1989-90) e quello a Roma di Enzo Cucchi (Piazza Navona, 1990) – fino all’inizio degli anni ’90, quando esordirono giovani “pittori metropolitani” Bruno Zanichelli e Pierluigi Pusole,  primi a contaminare il dipinto con i segni della cultura giovanile.

Il nuovo secolo, caratterizzato dalle contraddizioni di una società moderna e globalizzata, si esprime in forme d’integrazione sociale e di multiculturalità ma anche in episodi di scontri, di attriti e di contrapposizioni tra realtà diverse come in Tutto il resto è noia di Andrea Salvino (2000) e nel lirismo delle periferie di Botto & Bruno (Ecole Maternelle, 2004).

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con testi di Luca Beatrice e Daniela Magneti.

Info:
Palazzo della Penna – Via Podiani 11 – 06121 Perugia
Tel. +39 075 5716233 (biglietteria)  / +39 075 5772833

Orari: 10.30 – 13.00 / 16.00 – 18.30
Biglietti: mostra+museo: intero Euro 5,00; ridotto over65 e bambini Euro 3,00; scolaresche  p.p. Euro 1,50.
Visite guidate: su prenotazione tel. +39 075 5716233.

Autore: Federico Uncini

Email: info.cultura@comune.perugia.it

Fonte:Il Territorio News – Marche Umbria

TREVISO. CANALETTO Venezia e i suoi splendori.

Alla Casa dei Carraresi di Treviso, infatti, dal 23 ottobre prossimo, fino al 5 aprile 2009, una sfilata di autentici capolavori racconterà, come mai è stato fatto finora, la vicenda artistica di Antonio Canal detto Canaletto e quella del Vedutismo veneziano, uno dei fenomeni artistici più significativi del Settecento europeo.
La mostra, promossa da Fondazione Cassamarca ed organizzata da Artematica, con il patrocinio della Città di Treviso, dalla Provincia di Treviso e della Regione Veneto, è curata dai maggiori esperti a livello internazionale di Canaletto (1697-1768) e della pittura veneziana del Settecento, e presenterà un centinaio di opere del maestro veneziano e dei più rilevanti esponenti del Vedutismo, quali Luca Carlevarijs, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi e Michele Marieschi, provenienti dai musei e istituzioni pubbliche e private fra le più importanti del mondo come
il Rijksmuseum di Amsterdam, la Gemäldegalerie di Berlino, la Gemäldegalerie di Dresda, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Musée du Louvre di Parigi, l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il Metropolitan Museum di New York, lʼErmitage di San Pietroburgo, il Museo del Prado di Madrid, la Galleria Nazionale d’arte Antica di Roma, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo Pushkin di Mosca.
Negli ultimi quindici anni non sono mancate mostre, anche importanti, su alcuni pittori o su specifici aspetti della loro produzione (Van Wittel, Bellotto, Canaletto giovane, Guardi). Lʼintento dellʼiniziativa di Treviso è, però, diverso e più ambizioso: riunire in un’unica occasione le opere di tutti i pittori che si sono impegnati in questo genere durante il Settecento.
Sono passati più di quarantʼanni dalla grande mostra di Palazzo Ducale a Venezia (1967), la prima e unica volta in cui si è tentato un’operazione analoga. In quellʼoccasione fu esposta una selezione di opere quanto mai eterogenea che comprendeva oltre alle tradizionali vedute di Venezia, anche capricci di fantasia, veri e propri paesaggi (Marco Ricci), vedute dellʼentroterra (le ville di Guardi, le vedute di Dolo di Canaletto, solo per fare degli esempi), quadri con prospettive e architetture, e le vedute delle città europee di Bellotto o quelle inglesi dello stesso Canaletto.
La selezione delle opere esposte in Casa dei Carraresi sarà in questo senso estremamente rigorosa. Si è deciso di presentare (nonostante le numerose difficoltà) solo vedute, attenendosi senza eccezione alla purezza semantica del termine e allo stesso tempo scegliendo il luogo eletto per questo genere di rappresentazioni.
La protagonista della mostra sarà, infatti, Venezia; un’opera d’arte essa stessa celebrata dagli artisti del Settecento nel suo più fulgido splendore.
Nessuna città è mai stata un soggetto tanto importante da rappresentare, ancora oggi, agli occhi di chiunque, il Vedutismo.
Come indica il titolo, lo spazio maggiore sarà dedicato a Canaletto, ovvero l’artista che si identifica con il genere, grazie un gruppo di dipinti selezionatissimi, veri e propri capolavori, eseguiti durante tutta la sua lunga carriera.
Tra le opere esposte, si segnalano alcuni quadri giovanili, spettacolari nell’inquadratura e dall’incredibile valore luministico come Il Campo San Giacometto e soprattutto Il Canal Grande dal Palazzo Corner Spinelli concessi dalla Staatliche Gemäldegalerie di Dresda. Il secondo in particolare, una tela bellissima, una delle prime vedute del pittore, rappresenta un Canal Grande dilatato a dismisura, nel quale si animano macchiette dal sapore picaresco. Ancora, l’audace panoramica del Bacino di San Marco dalla Giudecca di Upton House, in Inghilterra, unʼaltra tela
dall’impostazione grandiosa realizzata dall’artista non ancora trentenne.
Chiude questa prima parte l’imponente dipinto raffigurante con Ingresso solenne del conte di Gergy a Palazzo Ducale dellʼErmitage di San Pietroburgo, le cui sole dimensioni ne fanno un’opera unica.
Una menzione a due dipinti che ritornano in Italia dopo quasi trent’anni. Si tratta di due delle quattro vedute eseguite da Canaletto per il mercante tedesco Sigmund Streit oggi alla Gemäldegalerie di Berlino, forse i suoi capolavori della maturità, fra cui il suggestivo Notturno con la Vigilia di San Pietro di Castello: un quadro ‘magico’, la cui semplice inquadratura prospettica è trasfigurata dai riverberi della luce lunare che si irradiano sugli edifici e sulle barche.

Accanto a questi lavori non mancano altri lavori squisiti, di minori dimensioni ma dal raffinato valore esecutivo, alcuni dei quali esposti quarant’anni fa a palazzo Ducale (la tela di Vienna, Kunsthistorisches Museum) e altri per la prima volta nel nostro paese (il dipinto della National Gallery di Dublino e quello del museo Cognac-Jay di Parigi).
L’Italia ha fatto la sua parte grazie a importanti prestiti provenienti, tra gli altri, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Castello Sforzesco di Milano, dalla Galleria Nazionale dʼArte Antica di Roma e dal FAI.
Anche gli altri artisti sono rappresentati in maniera esemplare: il visitatore potrà ammirare la migliore antologia di vedute veneziane dipinte da Luca Carlevarijs e Michele Marieschi, opere di assoluta qualità, alcune delle quali mai espose in Italia e soprattutto mai accostate le une alle altre.
Van Wittel sarà documentato dalla veduta del Museo del Prado, esordio del vedutismo in laguna, datata 1696, e dalla tela proveniente da una prestigiosa collezione romana, anche questa per la prima volta presentata al pubblico.
Volendo coniugare spettacolarità e valore scientifico, accanto agli indiscussi capolavori dei grandi maestri si è deciso di presentare una sezione dedicata ai cosiddetti minori, che tiene conto delle novità e degli studi di questi ultimi anni. Saranno presenti con poche ma selezionate opere (di sicura autografia) pittori come Jacopo Fabris, Pietro Bellotti, Francesco Tironi, Antonio Joli, Bernardo Canal, Antonio Stom, Johan Richter, il Maestro della Langmat.
Chiuderà la mostra Francesco Guardi.
Circa venti opere, anche in questo caso solo vedute veneziane, che coprono lʼintero arco della sua produzione. Le provenienze sono di nuovo illustri: le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi e alcuni musei meno noti che possiedono delle vere e proprie ‘perle’ del pittore: Albi e Tolosa.
Da segnalare che gli organizzatori hanno deciso di rivolgersi quasi esclusivamente a grandi musei nazionali e internazionali, malgrado le ulteriori difficoltà che questa scelta avrebbe comportato. Il risultato è un percorso che raccoglie capolavori di 40 musei nazionali e internazionali.

Info:
Catalogo Marsilio.
Orari: Martedì, mercoledì, giovedì: 9.00 – 19.00; Venerdì, sabato, domenica : 9.00 – 20.00; Lunedì: chiuso
Biglietto intero: 12,00 € – Incluso noleggio audioguida.
Biglietto ridotto: 9,00 €
Studenti universitari fino ai 26 anni con tessera o libretto universitario,tesserati TCI, tesserati ARCI, over 60, componenti gruppi. Incluso noleggio audioguida.
Biglietto ridotto speciale: 6,00 €, età fino a 18 anni non compiuti. Noleggio audioguida non incluso.
Ingresso gratuito: bambini fino ai 5 anni, disabili con accompagnatore.
Visite guidate e gruppi Solo su prenotazione.
Visite guidate per gruppi da 15 a 25 persone: € 90,00 + biglietto singolo partecipante € 9,00. È previsto un ingresso gratuito per il capogruppo.
Le visite guidate sono effettuate con l’ausilio di un sistema radiomicrofonico il cui costo è compreso nell’importo indicato. Per i gruppi con guida propria, il costo dell’affitto obbligatorio del sistema radiomicrofonico è di 70,00 €. Visite guidate estemporanee a richiesta su disponibilità del personale: € 10,00 a testa + costo biglietto d’ingresso.
Scuole: Solo su prenotazione.
Visite guidate per gruppi da 15 a 25 alunni: € 40,00 + biglietto singolo alunno € 6,00.
Laboratori didattici da 2 ore (visita guidata + laboratorio): € 70,00 + biglietto singolo alunno a € 6,00.
Sono previsti due ingressi gratuiti per gli accompagnatori.
Visite esclusive: Possibilità di effettuare visite esclusive con guida personale.
La vendita dei biglietti sarà sospesa un’ora prima della chiusura della mostra.
Apertura straordinaria: 8 dicembre 2008
Chiusure straordinarie: 24, 25 e 31 dicembre 2008; 1 gennaio 2009
Guardaroba: Singoli € 1,00, Gruppi € 10,00
Non sono ammessi passeggini e zaini porta bambini all’interno della mostra.
Non sono ammessi animali in tutti i locali della mostra
Altri servizi: Al piano terra di Casa dei Carraresi sono presenti bookshop e servizio audioguide.
Informazioni
Dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 13.00 / 14.30 – 18.00
Artematica: 0422.542854
Casa dei Carraresi: 0422.513150

Pagamenti tramite vaglia postale (non si accettano vaglia online), bonifico bancario e carta di credito. Carte accettate: Visa e Mastercard.
È previsto un diritto di prevendita di 1,50 € sui biglietti prenotati, con esclusione delle scuole.

Link: http://www.artematica.tv

Email: info@artematica.tv

MILANO. Arnaldo Pomodoro – Grandi Opere 1972 – 2008.

Dal 3 ottobre 2008 al 22 marzo 2009 la Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita la mostra Arnaldo Pomodoro. Grandi Opere 1972 – 2008 curata da Bruno Corà e allestita da Pierluigi Cerri.

L’esposizione, che coinvolge anche spazi esterni alla Fondazione, offre al pubblico una scelta rappresentativa delle opere monumentali realizzate dagli anni Settanta a oggi, in un percorso che segue l’evoluzione dell’artista nel suo rapporto con le grandi dimensioni, sfida prometeica allo spazio e al tempo: dal Cono Tronco del 1972 e The Pietrarubbia Group del 1975-76, passando per Giroscopio del 1986-87 e Le battaglie del 1995, fino a Punto dello spazio del 2003 e Cuneo con frecce del 2006.

L’elemento centrale della mostra e’ costituito da tre grandi opere inedite che rappresentano per l’artista un percorso di ricerca in sviluppo, componendo un ciclo in riferimento al mito e alla storia dell’uomo, con tutte le connesse significazioni culturali di memoria e di racconto:
Il Grande portale dedicato a Edipo, qui presente nella nuova versione in bronzo che misura 11,80 metri di altezza e 9,40 di larghezza, originariamente progettato per l’opera -Oedipus Rex- di Igor Stravinsky e di Jean Cocteau, messa in scena nella piazza del Duomo di Siena nel 1988;
L’Obelisco in corten con inserimenti di bronzo alto 14 metri ideato ricordando gli obelischi dell’antico Egitto;
Ingresso nel labirinto, un environment dedicato a Gilgamesh, eroe del primo grande testo poetico e allegorico sull’esperienza umana scritto nel 2000 a.C. che rimanda al tema del viaggio e del labirinto come metafora della vita, e insieme vuole essere un omaggio alla scrittura e alla comunicazione. L’opera e’ collocata nella cavea del piccolo teatro della Fondazione dove resterà permanentemente.

Queste e diverse altre sculture di Arnaldo Pomodoro sono visibili a chi voglia entrare in questa -casa della scultura-: opere monumentali solitamente sparse nel mondo per entrare in relazione con ambienti ogni volta diversi per latitudine e cultura, ma ora riunite in un unico luogo, in un unico tempo: quello della Fondazione e dei suoi visitatori.
A testimonianza del coinvolgimento di Arnaldo Pomodoro con quella che e’ la sua città di adozione, verrà segnalato un itinerario che collega le sculture dell’artista collocate in luoghi pubblici a Milano.

L’esposizione ha ricevuto il cospicuo contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il contributo e il patrocinio della Regione Lombardia, Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, la partnership di Unicredit Group, il contributo di Saporiti Italia e ATM e’ accompagnata da un catalogo edito dalla FAP. IGPDecaux , coerente alla sua mission di contribuire al decoro urbano e alle iniziative volte a impreziosire la città, sostiene la comunicazione della mostra ‘ARNALDO POMODORO. Grandi opere 1972-2008’, offrendo diverse facce pubblicitarie sulle pensiline alle fermate degli autobus a Milano.

In contemporanea, allestita negli ambienti dei camminamenti superiori della Fondazione, la mostra UGO MULAS FOTOGRAFA ARNALDO POMODORO con oltre 100 immagini realizzate dal grande fotografo racconta tutto o quasi il lavoro di Pomodoro fino a quando Mulas fu in vita e pote’ lavorare, dal 1959 al 1972, e testimonia l’intenso rapporto di amicizia e di collaborazione tra i due artisti. Scrive Angela Vettese: -Mulas sapeva leggere l’arte come chi, a partire dall’osservazione dei suoi autori, dei suoi processi, della parte tecnica come da un nucleo di problemi, vi cercasse le linee di forza del proprio tempo e non una scusa compiaciuta per la sua personale pratica di ripresa.-
Per l’occasione sarà pubblicato un volume con testo di Angela Vettese, Edizioni Olivares.

Note biografiche
Arnaldo Pomodoro e’ nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione presso Pesaro. Si trasferisce a Milano nel 1954. Le sue opere del Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima -scrittura- inedita nella scultura. Nei primi anni Sessanta passa al -tuttotondo- e poi alla grande dimensione. Ha avuto molti premi per la scultura: a San Paolo nel 1963, a Venezia nel 1964, a Pittsburgh nel 1967, il Praemium Imperiale a Tokyo nel 1990, il Lifetime Achievement in Contemporary Sculpture Award nel 2008. Nel 1992 l’Università di Dublino gli conferisce la Laurea honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura.

Numerosissime sono le sue esposizioni: alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quelle di Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002, nel centro cittadino di Lugano nel 2004 e lungo la cinta muraria di Paestum nel 2005. Inoltre le esposizioni itineranti nei musei americani, e in Europa, America, Australia e Giappone. Le sue opere sono situate in permanenza in grandi piazze (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), al Trinity College a Dublino, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nel piazzale della Farnesina a Roma, nel piazzale delle Nazioni Unite a New York e nelle raccolte pubbliche maggiori. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: a Stanford, a Berkeley, al Mills College. Si e’ dedicato anche alla scenografia con –macchine spettacolari” in grandi occasioni teatrali italiane: da ultimo ha realizzato le scene e i costumi per l’opera -Teneke- di Fabio Vacchi, con libretto di Franco Marcoaldi, tratto dall’omonimo racconto di Yashar Kemal, messa in scena in prima assoluta al Teatro alla Scala nel settembre 2007, con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Roberto Abbado. Nel 1996 ha costituito la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che nel 2005 ha iniziato l’attività espositiva nella sua sede di Via Solari a Milano.

Info:
Catalogo FAP
Fondazione Arnaldo Pomodoro – tel. 02.89075394 – via Andrea Solari, 35 – Milano
Orari: mercoledi’-domenica ore 11-18 (ultimo ingresso ore 17); giovedi’ ore 11-22 (ultimo ingresso ore 21)  – Biglietti: 7/4 euro

Link: http://www.fondazionearnaldopomodoro.it

Email: c.montebello@fondazionearnaldopomodoro.it

Fonte:Undo.net

FERRARA. Turner e l’Italia.

Artefice di una autentica rivoluzione pittorica, Turner ha dato vita ad una tipologia di paesaggio che ha aperto la strada alle correnti moderne della pittura europea. L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del suo stile: affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica, Turner vi si recò molte volte trovandovi l’ispirazione per alcuni dei suoi più celebri dipinti. Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo dedicano al grande pittore romantico e al suo legame con l’Italia una mostra affascinante che, ripercorrendo l’intero arco della sua carriera – dai quadri giovanili fino ai meravigliosi e commoventi capolavori dell’ultimo periodo – ricostruisce tutti i viaggi e gli spostamenti del maestro nella penisola.

La mostra
Joseph Mallord William Turner (1775-1851) è il più grande pittore romantico. La sua arte, nata dall’emozione provata davanti allo spettacolo della natura, è la restituzione di «qualche cosa di inafferrabile», la creazione di uno spazio del tutto nuovo e moderno, intriso di luce e di colore, nel quale si dissolve la prospettiva.
L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione della sua poetica. Fin dalla giovinezza e poi durante tutta la sua vita egli fu affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Ancor prima di recarvisi in viaggio, quando era allievo di Thomas Monro a Londra, già studiava le opere di soggetto italiano dei maestri antichi e moderni. In seguito, durante i suoi soggiorni in Italia, realizzò acquerelli e disegni dal vero che utilizzò poi come studi preparatori per molte delle sue più belle e celebri creazioni.

Ferrara Arte, in collaborazione con la National Gallery of Scotland di Edimburgo, organizza una mostra che affronta, per la prima volta in maniera esaustiva, questo nodo cruciale nella produzione del grande artista inglese, analizzandone tutti gli aspetti e ricostruendo i viaggi e gli spostamenti del maestro nella nostra penisola. Con un’ampia selezione di opere – olii, acquerelli, disegni, incisioni e taccuini provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo – la rassegna ripercorre l’intero arco della produzione di Turner, dai quadri giovanili fino agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo.

Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono ‘sublimi’ scenari montuosi della Gran Bretagna e fresche vedute di paesaggi italiani. Queste opere, dipinte dal giovane artista prima di recarsi in Italia, mostrano come egli fosse attento a cogliere la lezione dei maestri del passato e, al tempo stesso, guardasse la più moderna pittura di paesaggio inglese contemporanea, in particolare Robert Cozens e Richard Wilson.

Il percorso prosegue con una serie di quadri e opere su carta in cui Turner trascrive magistralmente le emozioni provate lungo il cammino che nel 1802, attraverso la Francia prima e le Alpi poi, lo portò per la prima volta in Italia.
Una volta tornato in patria, è lo studio delle opere dei grandi maestri conservate a Londra a permettere all’artista di mantenere vivo il ricordo delle vedute italiane. I paesaggi classici, in particolare quelli di Claude Lorrain, attraggono la sua attenzione e gli ispirano un gruppo di dipinti caratterizzati da una calda e morbida luminosità.

Nel 1819 Turner visita l’Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e più approfondito incontro con il nostro paese segna fortemente la sua immaginazione e imprime una svolta decisiva al suo stile. Nascono gli splendidi acquerelli che raccontano la traversata delle Alpi e gli album di schizzi dove l’artista ha annotato paesaggi, edifici e figure di viaggiatori. Dall’esperienza di questo viaggio scaturiscono anche alcuni maestosi olii di grande formato realizzati dopo aver fatto ritorno in Inghilterra: sono spettacolari vedute di Roma ricolme dell’emozione provata dall’artista di fronte alle bellezze della città eterna.

Negli anni Venti Turner si dedica soprattutto al paesaggio inglese ma, anche in questo caso, le opere cui dà vita sono profondamente intrise delle atmosfere respirate in Italia. L’artista attinge spesso ai ricordi e agli schizzi eseguiti durante l’ultimo viaggio per comporre in atelier i suoi dipinti e per realizzare gli acquerelli destinati all’edizione del pregiato volume di Rogers, Italy. Turner si reca nuovamente in Italia nel 1828-29. Soggiorna soprattutto a Roma dove espone alcuni importanti quadri e acquista, per il suo mecenate Lords Egremont, una scultura antica. È un periodo fecondo per l’artista che realizza alcune delle più ambiziose opere della sua maturità: grandi e scenografiche vedute realizzate in punta di pennello, ma anche originali olii in cui l’artista libera la sua mano dando vita a composizioni dai tratti pittorici quasi ‘astratti’, veri e propri studi sulla luce e sul colore che preannunciano i futuri sviluppi della sua maniera.

La mostra si chiude con due spettacolari sezioni dedicate ai capolavori realizzati a Venezia e alla svolta radicale degli ultimi anni durante i quali raggiunge esiti di una modernità sorprendente.
Turner visita la città lagunare in tre occasioni e l’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di questa città hanno su di lui, plasma in maniera decisiva l’ultima fase della sua pittura. Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute della laguna in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio è dissolto in liriche sinfonie di luce e colore.
L’esperienza veneziana segna nell’arte di Turner un punto di non ritorno. Dell’aspetto narrativo rimane traccia quasi esclusivamente nei titoli delle opere che spesso richiamano ancora i soggetti italiani. Nel dar vita ai paesaggi degli ultimi anni, più che al mondo sensibile l’artista sembra ora rivolgere il proprio sguardo all’universo interiore, un territorio immateriale che non conosce limiti. In queste opere meravigliose e commoventi che concludono il percorso di mostra «l’immagine si isola o si diffonde in un cosmo di profondità sconfinata, non misurabile».

Info:
dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato. Aperto anche 8 dicembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
(la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Palazzo dei Diamanti  – Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Biglietto d’ingresso: Intero: euro 10,00 – Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale e del Museo di Casa Romei)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa.
Tariffe visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): Adulti: euro 80,00; Scuole Medie e Superiori: euro 65,00; Scuole Elementari e Materne: euro 45,00.
La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
Presentando il biglietto ferroviario per Ferrara si ha diritto a una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché euro 10,00 (non cumulabile con altre riduzioni)
Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita
tel. 0532.244949 fax 0532.203064
lunedì-venerdì: 8.30-18.30; sabato e prefestivi: 9.00-18.00; domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30.

L’artista
Turner è considerato uno dei massimi pittori inglesi e uno tra i più importanti esponenti del Romanticismo. Nei 76 anni della sua vita, che coincisero con un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali – basti pensare alle guerre napoleoniche e alla rivoluzione industriale – egli ha sempre guardato con curiosità e interesse alla realtà del suo tempo, reinterpretandola con una vena visionaria e radicale. Muovendo dalla lezione dei maestri antichi egli ha letteralmente rivoluzionato il genere del paesaggio, offrendo un esempio per generazioni di artisti ben oltre la soglia del Novecento.

Una personalità così geniale crebbe, sorprendentemente, in un ambiente relativamente modesto. Turner nacque nel 1775 a Londra, nel quartiere popolare di Covent Garden, e, in seguito alla malattia della sorella, venne affidato ad uno zio materno residente a Brentford, il quale lo iscrisse alla scuola locale, dove il ragazzo ebbe la sua unica istruzione regolare. All’età di quattordici anni Turner scoprì la propria vocazione artistica, trovando un sostegno nel padre, barbiere a Covent Garden, e si iscrisse alla Royal Academy School, lavorando contemporaneamente nello studio dell’architetto e topografo Thomas Malton. Inoltre, il giovane e ambizioso talento non perdeva occasione per estendere la propria cultura letteraria e visiva, studiando gli autori classici e visitando mostre, aste e importanti collezioni private, grazie ai precoci contatti stabiliti con grandi mecenati favoriti dalle conoscenze del padre. In questo periodo egli iniziò a viaggiare durante il periodo estivo per realizzare studi di paesaggio dal vero, un’abitudine che avrebbe mantenuto sino in età avanzata: le sue prime destinazioni furono l’Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Turner esordì con un acquerello all’esposizione della Royal Academy del 1790 e, nel 1796, vi presentò il suo primo dipinto ad olio. A partire da questa data egli mancò raramente questo prestigioso appuntamento, che gli consentì di ottenere importanti riconoscimenti pubblici, primo fra tutti l’elezione a membro della Royal Academy, nel 1802, all’età di soli ventisette anni. Un altro fondamentale riconoscimento gli venne nel 1811, quando fu nominato professore di prospettiva presso la stessa istituzione, incarico che gli offrì l’opportunità di approfondire i diversi problemi teorici legati alla pittura di paesaggio.

Nel frattempo, nel 1802, Turner viaggiò per la prima volta nel continente. La pace di Amiens tra Inghilterra e Francia gli permise, infatti, di attraversare la Manica, di visitare Parigi e di studiare i maestri del passato al Louvre. Di qui egli si diresse verso le Alpi e la Valle d’Aosta, dove ebbe il suo primo contatto diretto con l’Italia. I disegni abbozzati nei suoi taccuini gli offrirono, al rientro a Londra, una preziosa fonte di ispirazione per dipinti ed acquerelli, per merito dei quali raccolse i primi importanti successi alle esposizioni londinesi. Dal 1804 Turner poté inoltre moltiplicare le occasioni per esporre il proprio lavoro, grazie all’apertura di una propria galleria.
Con la fine delle guerre napoleoniche si aprì finalmente la possibilità di organizzare un lungo viaggio in Italia. Partito da Londra nell’estate del 1819, Turner visitò diverse località italiane, tra cui Torino, Milano, i laghi, Brescia, Verona, Padova, Venezia, Bologna, Rimini, Ancona, Loreto, Spoleto, Civita Castellana, Roma, Napoli, Paestum, Firenze. Questo secondo e più approfondito soggiorno nella penisola lasciò un’impronta profonda nella sua pittura, che di qui in avanti si arricchì della luce e dei colori conosciuti in Italia, suscitando talvolta sconcerto nei cronisti contemporanei.
A partire dagli anni Venti Turner dedicò molte energie alla realizzazione di illustrazioni per prestigiosi progetti editoriali, un’attività che lo aveva impegnato sin dalla fine del Settecento, e che ora si era notevolmente intensificata, contribuendo enormemente a diffondere la sua notorietà.

Nel 1828 Turner compì un terzo viaggio in Italia, fermandosi soprattutto a Roma. Qui egli trascorse uno dei periodi più felici della sua esistenza: nominato membro dell’Accademia di San Luca, egli condusse un’intensa vita sociale, a contatto con l’ambiente artistico romano e con la pittoresca comunità di stranieri ivi residenti, senza per questo trascurare il lavoro, di cui rimane testimonianza in un importante nucleo di dipinti e bozzetti. Altrettanto fondamentali furono gli ultimi due soggiorni italiani, dedicati a Venezia e al paesaggio lagunare. Questi produssero degli effetti duraturi e irreversibili nell’opera di Turner, che di qui in avanti appare concentrata sullo studio della luce e dei fenomeni atmosferici e sulla sperimentazione di gamme brillanti di colore puro, con esiti magici e quasi astratti. Sono le opere decantate da John Ruskin nel volume sui pittori moderni apparso nel 1843, nel quale Turner viene celebrato come il più grande esponente dell’arte moderna.

Insignito delle più alte onorificenze, nominato Presidente della Royal Academy nel 1845, nella tarda maturità Turner godette di una fama straordinaria, che, dopo la sua morte, non avrebbe cessato di crescere.
In questa fase estrema della sua vita la scomparsa del padre e degli amici più stretti contribuì a sviluppare in lui una vena di pessimismo, che lo indusse ad isolarsi nella villa di Cheyne Walk, senza tuttavia soffocare il suo desiderio di viaggiare attraverso il continente – fino al 1845 – e di dedicarsi alla pittura.
Turner si spense nel 1851 e venne sepolto nella cripta della cattedrale di St Paul.

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