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MILANO. Disegni neoclassici e romantici dalla collezione di Riccardo Lampugnani.

Museo Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12, Milano – dal 9 aprile al 12 settembre 2009

Prosegue il percorso di ricerca del Museo Poldi Pezzoli sul collezionismo. Allestita nella Sala del Collezionista dal 9 aprile al 13 settembre, la mostra è dedicata alla raccolta di disegni di Riccardo Lampugnani.

LA MOSTRA
Oggetto dell’esposizione, a cura di Andrea Di Lorenzo, conservatore del Museo Poldi Pezzoli, una selezione di disegni eseguiti tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, che costituiscono uno dei nuclei più interessanti fra gli oltre seicento fogli legati per testamento dal collezionista milanese al Museo Poldi Pezzoli nel 1996.
Fra i disegni esposti si potranno ammirare, tra gli altri, due studi per la figura di Giove di Andrea Appiani (1754-1817), tre fogli di Luigi Sabatelli (1772-1850), fra cui lo Studio di busto maschile con braccio alzato, e il Ritratto di Giuseppe Gargantini, bisnonno di Riccardo Lampugnani, eseguito da Francesco Hayez (1791-
1882), di cui Gargantini fu allievo dilettante.
Impreziosiscono la mostra una serie di disegni di scenografie, in particolare bozzetti per opere liriche e altri allestimenti teatrali, importanti testimonianze artistiche delle scuole dell’Italia settentrionale, come la Scena raffigurante una grotta di Luigi Vacca (1778-1854).
Di elevata qualità artistica anche i disegni di architettura che, insieme a quelli di scenografia, rappresentano una delle sezioni più originali della raccolta.

IL COLLEZIONISTA
Riccardo Lampugnani (1900-1996), ingegnere, direttore delle Acciaierie Falck e appartenente a una nota famiglia milanese, fin dagli anni sessanta aveva mostrato una particolare sensibilità nei confronti del Poldi Pezzoli. Nel 1968 giungeva infatti alla casa-museo milanese un suo primo dono a cui, negli anni seguenti, se ne aggiunsero altri, come il celebre Autoritratto con tigre e leone di Francesco Hayez. Nel 1996, anno della sua morte, Riccardo Lampugnani lasciò al Museo altri importanti dipinti, comprendenti il bozzetto raffigurante l’Adorazione dei pastori di Gaetano Gandolfi, l’altro Autoritratto in gruppo di amici di Hayez e tutta la sua raccolta di opere grafiche.
Il mecenate milanese aveva ereditato la piccola ma prestigiosa collezione di famiglia, con opere dell’Ottocento lombardo, dal bisnonno Giuseppe Gargantini. A queste ne aveva aggiunte molte altre, specialmente disegni e incisioni, comprate a partire dagli anni cinquanta, spesso scegliendole d’istinto, con un atteggiamento da curioso più che da collezionista, talvolta acquistandole all’asta o accogliendo suggerimenti da parte di studiosi a lui contemporanei. Tuttavia, pur nella diversità delle scelte, si rivela la volontà di un progetto ambizioso: quello di ricreare le collezioni dei grandi conoscitori di disegni, sia per completezza cronologica che per la minuziosa documentazione fotografica che lui stesso realizzava per ciascuna opera. Un altro dei suoi interessi era rivolto a incrementare la collezione di famiglia di opere degli artisti di Brera attivi nell’Ottocento.
Mentre le incisioni sono depositate presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano, presso il Poldi Pezzoli si conserva la collezione di disegni.

LA RICERCA
L’esposizione è il primo risultato dei recenti studi che il Museo Poldi Pezzoli ha condotto dal 2005 al 2008 su questa preziosa raccolta di disegni. È stata infatti realizzata una campagna di catalogazione scientifica nell’ambito del progetto SIRBEC – Sistema Informativo Beni Culturali della Regione Lombardia, con schede redatte da Valeria Iato, Tiziana Monaco e Anna Ranzi, specialiste nello studio dei disegni, coordinate da Giulio Bora, professore associato di Storia dell’Arte moderna dell’ Università degli Studi di Milano. Le schede seguono criteri studiati appositamente per il disegno e la grafica, concordati con il settore Catalogazione, Documentazione e Sistemi informativi multimediali della Regione Lombardia e con l’Ufficio Catalogo della Soprintendenza di Brera.
I risultati raggiunti finora sono di grande interesse: nuovi autori sono stati affiancati a quelli già indicati dalle precedenti attribuzioni, tutte sottoposte a un’accurata revisione critica; per i disegni di scenografia inoltre, in alcuni casi, è stato possibile individuare l’esatta destinazione del disegno e l’opera teatrale e l’occasione per la quale essi hanno costituito lo studio preparatorio.
La catalogazione è stata resa possibile grazie al sostegno della Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia e del Rotary Club Milano Ovest, che ha finanziato la creazione di apposite borse di studio per le schedatrici.
Parallelamente, un’analoga campagna di catalogazione SIRBeC è stata realizzata in questi anni dalla Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli sulle incisioni del legato Lampugnani.
Dopo le mostre Riccardo Lampugnani: una collezione milanese donata al Museo Poldi Pezzoli del 1997 e Omaggio alla Scala. I disegni di scenografia della collezione di Riccardo Lampugnani del 2004, la casa museo milanese offre ancora una volta al pubblico e agli studiosi una selezione di questa preziosa collezione di disegni, condividendo così i risultati della sua costante attività di studio e ricerca, finalizzata a valorizzare le sue raccolte.
425 schede, con l’immagine e la didascalia dell’opera, sono già consultabili on line sul sito lombardiabeniculturali.it, alla pagina http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/istituti/40/

Info:
Museo Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12, Milano
Tel. 02 794889 – 02 796334 Tel. 02.45473805/06
Martedì – domenica h. 10.00 – 18.00  – Lunedì chiuso
Ingresso: 8 € Ridotto: 5,50 €

Link: http://www.museopoldipezzoli.it

Email: ufficiostampa@museopoldipezzoli.org

TORINO. Jessie Boswell. Prima grande antologica dedicata all’unica donna del Gruppo dei Sei.

Dal 18 Marzo 2009, negli spazi espositivi di Sala Bolaffi (Via Cavour 17) la prima mostra antologica dedicata alla pittrice -Jessie Boswell- (1881-1956).

Curata da Ivana Mulatero con la collaborazione di Pino Mantovani, la mostra e’ destinata a far conoscere al pubblico l’opera e la vita di una grande artista inglese che fece di Torino la sua patria di elezione e di cui la storia dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni ha ingiustamente dimenticato l’apporto, riservandole attenzione solo al breve momento in cui partecipa alla formazione del Gruppo dei Sei Pittori di Torino (1929-1931), unica artista donna con Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci.

Organizzata dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Fondazione Sella e grazie all’apporto dell’Archivio Gualino di Roma, la mostra raccoglie oltre 100 opere fra cui molti importanti inediti che documentano una curiosa e sorprendente produzione iniziale di disegni di cronaca privata e famigliare; le opere piu’ famose esposte con I Sei, ma soprattutto i successivi dipinti, meno noti, che privilegiano il paesaggio e gli interni degli anni Trenta e Quaranta. Corredano la mostra anche ritratti e omaggi a lei dedicati da amici artisti.

Una particolarità della mostra sarà la ricca sezione riservata a documenti, oggetti, vestiti, diari e immagini attraverso cui il visitatore potrà scorrere la vita dell’artista, la sua famiglia, il contesto in cui visse, le sue relazioni con i Sella e i Gualino, le molte case in cui lavoro’ e visse. L’antologica, che resterà aperta con ingresso gratuito fino al 10 Maggio 2009, conduce il visitatore alla scoperta dell’artista anche attraverso una ricca documentazione sulla vita e sul contesto in cui maturo’ la sua produzione pittorica.

Vorremmo riuscire ad avvicinare al lavoro e alla vita coraggiosa di Jessie Boswell soprattutto il pubblico piu’ giovane, oltre a quello di chi già conosce questa straordinaria artista– spiega Gianni Oliva, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte –Una mostra cosi’ completa, anche di oggetti e informazioni sulla vita dell’artista, che aveva scelto di vivere e lavorare nella nostra città e’ infatti un’occasione per correggere una valutazione forse frettolosa o pregiudiziale sull’opera della Boswell ritenuta di tono minore rispetto agli altri componenti del famoso sodalizio dei Sei...-

Jessie Boswell espose alle Biennali 1924, 1926 e 1928, con una personale traiettoria formativa che la porto’ lontano dai circoli accademici del tempo. La sua personale visione, figlia dalla cultura visiva inglese, si esprimeva in scene d’interni intime e discrete, e un senso della natura e dei paesaggi che si esprimeva con robuste pennellate e accostamenti luminosi e cromatici. Segno di quanto la sua formazione d’artista fosse del tutto completa quando esordi’ con i Sei.

La sua pittura era diversa da quella sfrontatamente espressiva e deformante di un Levi– spiega Ivana Mulatero – –ma anche solo un’opera come -Fiori d’inverno (daffodils)’ del 1930, che raggiunge un’intensa fusione della forma-colore, con una smaterializzazione in chiave quasi astratta della composizione, ci spinge a ritenere che l’apporto di quest’artista nel contesto culturale e artistico della Torino tra le due guerre sia da indagare oltre gli schematismi di lettura-.

Una mostra godibile con nature morte, paesaggi, ritratti e scorci di ambienti di toni intimisti con tonalità raffinate, ariose.

Info:
Ufficio Stampa Threesixty  – Gabriella Braidotti
Via Stampatori 4, Torino

Sala Bolaffi  – V. Cavour 17 – Torino
dal Martedi’ alla Domenica ore 10-19
ingresso libero.

Link: http://www.threesixty.it

UDINE. Giuseppe Zigaina dal colle di Redipuglia.

Giovedì 12 marzo alle ore 18.00, presso la sala didattica della Galleria d’Arte Moderna di Udine, verranno presentati i due dipinti di Giuseppe Zigaina intitolati “Dal colle di Redipuglia: farfalla e anatomia”, olio su tela, 1973 (cm. 200×200) e “Dal colle di Redipuglia: un radioso mattino”, olio su tela, 1971 (cm. 200×150), donati rispettivamente alla GAMUD e al Museo Revoltella di Trieste, in esecuzione delle volontà testamentarie dei collezionisti Alba e Livio Fontana.

Alla cerimonia di donazione saranno presenti l’Artista, i figli del collezionista, Maria Masau Dan, direttrice del Museo Revoltella e Isabella Reale per la GAMUD.

Si tratta di due opere di grande rilievo che costituiscono l’avvio del ciclo ispirato dalla visione dell’antico cimitero di Redipuglia la cui forte carica simbolica si è impressa nell’immaginario artistico di Zigaina fin dai tempi in cui, da bambino, accompagnato in bicicletta dal padre, vi andava a rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra.
Tale ricordo si esplicita in una vera e propria sequenza pittorica elaborata lungo gli anni Settanta nella quale il processo di astrazione simbolica della realtà volto alla ricostruzione di un paesaggio interiore si fissa in una linea di orizzonte che divide nettamente in due parti la composizione: la terra sotto la quale si profilano frammenti anatomici scandagliati analiticamente, e il cielo nel quale si staglia una farfalla notturna, simbolo dell’anima liberata dall’involucro carnale e di eterna rinascita. I due dipinti si caratterizzano inoltre per la particolare elaborazione cromatica, impostata sul tonalismo di bruni e bianchi lattiginosi, totalmente astrattizzante, e animata nei nuclei figurativi da una più vivace tavolozza e da un più deciso gestualismo.
I due dipinti provengono dalla prestigiosa collezione di Alba e Livio Fontana, e attuando la loro volontà testamentaria lo stesso Artista li ha ora donati alle due principali istituzioni museali dedicate all’arte del Novecento della regione Friuli Venezia Giulia, dove si aggiungeranno alle altre opere di Zigaina acquisite negli anni.

La passione per l’arte contemporanea ha portato Livio Fontana, medico pediatra, già responsabile del II° Distretto Sanitario di Gorizia, a raccogliere nella propria abitazione di Monfalcone una prestigiosa collezione ricca di capolavori di artisti quali Afro, de Pisis o Zigaina di cui fu intimo amico. Per sue disposizioni testamentarie, in linea con il principio di un collezionismo inteso come promozione dell’arte del proprio tempo e della propria terra, sensibile ai valori del mecenatismo a sostegno delle pubbliche istituzioni, dodici sue opere sono pervenute finora alla maggiori raccolte pubbliche europee, dai Musei Vaticani al Rupertinum di Salisburgo, e ora altre due importanti tele andranno dunque ad arricchire, nel nome del più alto valore culturale del collezionismo, i due musei di Udine e Trieste.

Nel contesto della presentazione del 12 marzo e in omaggio a Giuseppe Zigaina, verranno anche esposte fino al 30 aprile presso la sala didattica del museo tutte le venti opere appartenenti alle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Udine, alcune delle quali poi figureranno nella rassegna antologica dedicata all’artista in programma a Villa Manin di Passariano.

Info:
Orari: dalle 10.30 alle 17.00 – chiuso il martedì
Galleria d’Arte Moderna di Udine – via Ampezzo, 2 tel. 0432.295891 – Fax 0432.504219.

 

Email: gamud@comune.udine.it

ROVIGO. Dèco. Arte in Italia 1919-1939.

Rovigo, Palazzo Roverella, fino al 28 giugno 2009

La nuova grande mostra di Palazzo Roverella è stata inaugurata lo scorso 31 gennaio ed è promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Accademia dei Concordi, Regione del Veneto, Comune di Rovigo e Provincia di Rovigo, in collaborazione con IntesaSanpaolo, Cassa di Risparmio del Veneto, Eurizon Tutela ed Eurizon Vita, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Curatori della mostra: Francesca Cagianelli e Dario Matteoni. Direzione della mostra:  Alessia Vedova. 

La critica aveva potuto cogliere un possibile avvio della stagione dell’Art Déco nell’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes che si era tenuta a Parigi nel 1925, sottolineando, quindi, un primato della Francia.

In realtà anche l’Italia partecipa con una posizione originale all’affermarsi di tale gusto. E la mostra a Palazzo Roverella intende proprio rendere maggiormente noto al pubblico un periodo artistico italiano spesso tralasciato, offrendo una chiave di lettura che privilegia la produzione pittorica, senza peraltro tralasciare la scultura a cui è dedicata una sezione.
Ecco come i due curatori, Francesca Cagianelli e Dario Matteoni e, in estrema sintesi lo presentano:

Il termine Art Déco o più brevemente Déco fu coniato negli anni ’60 come ricapitolazione critica condotta dagli storici di uno stile o, più correttamente di un gusto, che aveva segnato nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Come sovente accade per la storia dell’arte fu il riconoscimento a posteriori di temi e di formule figurative riconducibili ad un comune denominatore.

E’ possibile definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise teorizzazioni – in questo si è voluto vedere la discontinuità con l’Art Nouveau – ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche rivolte alla ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività.

Possiamo quindi accettare il termine Déco come sinonimo di un’idea di moderno, non di modernista. L’Art Déco, affermatasi negli anni Venti e Trenta è caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira alle geometrie dell’universo della macchina, alle forme prismatiche delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto persuasiva nei propri canoni di eleganza. Il termine Art Déco passò facilmente dal ristretto mondo degli specialisti al largo pubblico che rapidamente si è impadronito di questa etichetta evocativa di una moda”.

La mostra si articola in 11 sezioni così intitolate:
– Inflessioni decorative
– Verso nuove sintesi
– Orizzonti esotici
– Da Venezia a Bisanzio: il Déco di Vittorio Zecchin tra vetri e dipinti
– Il Pochoir: mode tra oriente e settecento
– Divagazioni futuriste
– Donne del futuro
– La severità del Déco
– Il sogno dell’antico
– Giò Ponti: conversazioni classiche alla Richard-Ginori
– Déco scolpito

Saranno presenti in mostra opere di:
Giacomo Balla, Umberto Brunelleschi, Guido Cadorin, Duilio Cambellotti, Felice Casorati, Galileo Chini, Fortunato Depero, Feruccio Ferrazzi, Cornelio Geranzani, Alberto Martini, Giò Ponti, Giulio Aristide Sartorio, Mario Sironi, Ernesto Thayaht, Vittorio Zecchin.

Info:
PALAZZO ROVERELLA, Via Laurenti 8/10, Rovigo
feriali 9.00-19.00; sabato 9.00-21.00; festivi 9.00-20.00. Chiuso i lunedì non festivi.
Tel. 0425-460093 – Cel. 348-3964685 – Fax 0425-27993

VILLA BADOER – Giò Ponti in casa Palladio
Via Tasso, 1, Fratta Polesine (RO)
Feriali: 10.00-13.00; 14.00-18.00
Sabato e festivi: 10.00-13.00; 14.00-19.00. Chiuso i lunedì non festivi
Informazioni e prenotazioni per Villa Badoer: CeDi Turismo e Cultura
Tel. 0425-21530 – Fax 0425-26270
Biglietti: intero € 9; ridotto € 7 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate);
gratuito (bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, militari in divisa);
gruppi (almeno 20 persone) € 7 (gratuito per un accompagnatore);
gruppi (almeno 20 persone) in visita sia a Palazzo Roverella che a Villa Badoer € 8
(gratuito per un accompagnatore)
gruppi scolastici € 5 (gratuito per due accompagnatori);
promozione € 5 (martedì e mercoledì 9.00-13.00)

VILLA BADOER – Sezione Giò Ponti
Biglietto per la sezione Giò Ponti a Villa Badoer: € 5
Biglietto integrato per la sezione di Giò Ponti di Villa Badoer e mostra Déco a Palazzo Roverella: € 10
Biglietto per la mostra Déco a Palazzo Roverella acquistato in un secondo momento rispetto alla visita alla sezione Giò Ponti di Villa Badoer, con esibizione del biglietto: € 7
Visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): adulti € 60, scuole € 25.

Link: http://www.palazzoroverella.com

Email: info@palazzoroverella.com

ROMA. Passo di danza di Enrico Benaglia.

Venerdì 27 febbraio 2009 presso la galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, in Via Macedonia, 16 a Roma, si inaugura una mostra personale dell’artista Enrico Benaglia intitolata “Passo di danza”.
La leggerezza è il filo rosso della ricerca artistica di una via di fuga surreale dalla forza di gravità reale; filo su cui Enrico Benaglia da sempre volteggia in equilibrio tra la forza espressiva delle sue figure di carta e la delicatezza emotiva dei sogni che porta sulla tela.
L’arte di Enrico Benaglia vanta riconoscimenti in ogni parte d’Europa: negli ultimi anni le sue opere sono state esposte in numerosi spazi pubblici italiani ed europei tra i quali ricordiamo il Museo delle Ciminiere di Catania, Il Museo di Villa Letizia a Treviso, il Vittoriano di Roma, la Old Townhall di Tallinn, il Museo di Santa Maria della Scala a Siena, l’Archivio di Stato di Firenze,  la Rocca Paolina di Perugia, gli Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Vienna.
La mostra, che conta circa 40 opere tra dipinti ad olio, pastelli e sculture è visibile fino al 14 marzo 2009.

Info:
INDIRIZZO DELLA GALLERIA: Via Macedonia, 12/16 – Roma
ORARIO: Lun-Sab 10,30/13,00 – 15,30/19,30 (APERTO DOMENICA 1° MARZO)
tel. 06.7802620

Link: http://www.edarcom.it