Archivi categoria: Mecenatismo

SIENA. UniCredit compra Monte dei Paschi? Ecco come l’operazione può avere impatto culturale.

Sembra avviarsi verso esito positivo il salvataggio della sofferente Banca Monte dei Paschi di Siena da parte di UniCredit. Quello che è considerato il più antico istituto di credito del mondo ancora in attività potrebbe interrompere le proprie operazioni dopo secoli fondendosi nella grande banca europea con sede in Piazza Gae Aulenti a Milano.
Se per lo Stato italiano (che oggi è proprietario di Montepaschi, dopo il salvataggio di qualche anno fa mediante nazionalizzazione) e per il mercato in generale l’operazione può avere un senso, non semplice sarà farla digerire alla città di Siena che da sempre vive negli agi diretti e indiretti generati dalla presenza di una così importante realtà finanziaria sul proprio territorio. Il bengodi – già eroso nell’ultimo decennio di difficoltà dell’istituto – potrebbe gradualmente venire meno condannando la città toscana ad oggettive difficoltà economiche, interrompendo oltretutto una tradizione sulle attività bancarie che va avanti dal medioevo. Invece di piangersi addosso, tuttavia, a Siena potrebbero trasformare il rischio in opportunità, girando la trattativa con UniCredit non tanto sulla permanenza in Piazza Salimbeni – attuale sede di MPS – di qualche dirigente o ufficio in più, quanto nella riconversione delle risorse umane su una nuova sfida di caratura (inter)nazionale che sia coerente con la vocazione della città. E – in ottica win win – compensi una lacuna ormai non più giustificabile del gruppo UniCredit.
Di quale lacuna parliamo? Della ostentata assenza dal mondo della cultura e dell’arte della mega banca milanese. In Italia le super-banche di dimensioni globali sono due: Intesa e UniCredit. Mentre la prima – grazie ad un presidente visionario come in anni passati fu Giovanni Bazoli – ha via via costituito una autentica infrastruttura cultural-museale del paese come le Gallerie d’Italia ed è diventata una voce inaggirabile del dibattito culturale del paese, la seconda si è da alcuni anni chiamata inspiegabilmente fuori. Preferendo magari investire in cultura all’estero – dalla Turchia alla Germania – e tralasciando l’Italia. Addirittura puntando alla vendita della propria collezione d’arte, più recentemente interrotta. E pensare che fino a qualche anno fa era UniCredit e non Intesa a dettar legge, specie per quanto riguarda il sostegno all’arte contemporanea. Sta di fatto che oggi Intesa San Paolo ha musei (nuovi ne inaugurerà), inventa mostre coinvolgenti, produce pubblicazioni di livello, partecipa alla vita culturale del paese con un piglio internazionale di eccellenza mentre UniCredit in questo ambito a dir poco latita. Per carità, starà risparmiando qualche milioncino nei bilanci annuali, ma davvero vale la pena rinunciare ad essere protagonista in un settore così identitario e profondo? Davvero è corretto? Di più: davvero è etico?
E allora ecco i due piccioni con una fava: UniCredit ha il problema di dare una vocazione nuova a Siena dopo l’assorbimento di Montepaschi? UniCredit ha il problema di tornare a recitare da protagonista sul palcoscenico delle attività culturali italiane? Le cose possono risolversi assieme e lo strumento è perfino lì già pronto: quella Fondazione Monte dei Paschi che negli anni è stata assai focalizzata nel sostegno della cultura e che, rilanciata a dovere, potrebbe far digerire la scomparsa dell’omonimo brand dalle filiali. Il nome storico non sparirebbe del tutto cancellato e verrebbe utilizzato per le operazioni di carattere filantropico, magari gestendo il definitivo rilancio – sarebbe ora – degli smisurati spazi del Santa Maria della Scala, da decenni in attesa di una vocazione lucida e dei relativi finanziamenti necessari a perseguirla. Insomma Siena potrebbe diventare la capitale culturale di uno dei gruppi bancari più importanti del pianeta. Ospitare la collezione delle banche, costruire rapporti con accademie e università, attrarre creativi nell’ambito di residenze, puntare sulla giovane arte e così via. Un’operazione simile ha le potenzialità di far recuperare alla città posti di lavoro a rischio, restituirle una nuova vocazione turistica di qualità (oggi il turismo di rapina è confermato dalla discutibile offerta culturale fatta di mostre commerciali e raggelante arte pubblica) e generare un indotto ad alto valore aggiunto. E, da non trascurare, tutto questo potrebbe mettere a tacere o quanto meno mitigare polemiche e proteste per quello che all’ombra della Torre del Mangia sarà giocoforza vissuto come uno scippo. Chissà se il sindaco di Siena ci sta pensando e chissà se ci sta pensando il segretario del PD (partito da sempre molto coinvolto negli affari della banca, nel bene e nel male) che alle imminenti elezioni suppletive si candiderà proprio nel collegio di Siena con l’obbiettivo di diventare parlamentare.

Autore: Massimiliano Tonelli

Fonte: www.artribune.com, 18 ago 2021

MiC. la nuova campagna per destinare l’8×1.000 al patrimonio culturale.

“C’è un patrimonio da portare alla luce, c’è un patrimonio da tutelare, c’è un patrimonio da restaurare, c’è un patrimonio da studiare, e c’è un patrimonio che continua a sorprendere. È il tuo patrimonio culturale”.
È questo il testo dello spot istituzionale realizzato dal Ministero della cultura per invitare gli italiani a destinare l’8×1.000, il 5×1.000 e il 2×1.000 alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico ed alle attività delle associazioni culturali.

Il video è disponibile a questo indirizzo: https://cultura.gov.it/destinazionecultura.

Per destinare l’8×1.000 dell’IRPEF ai Beni culturali, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro dedicato allo Stato e scrivere il codice 5.
Per destinare il 5×1.000 dell’IRPEF alle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei Beni culturali e paesaggistici, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro corrispondente e, se preferisce, indicare anche il codice fiscale di uno specifico soggetto beneficiario.
Per destinare il 2×1.000 dell’IRPEF a favore di una delle Associazioni culturali, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro indicando il codice fiscale del soggetto beneficiario. La scelta deve essere fatta esclusivamente per una sola delle Associazioni beneficiarie riportate qui: https://www.governo.it/it/articolo/pubblicazione-degli-elenchi-della-associazioni-culturali-ammesse-e-non-ammesse-al-riparto#documenti)
Maggiori informazioni sull’8×1.000, il 5×1.000 e il 2×1.000 sul sito dell’Agenzia delle Entrate: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/scelte-8-5-e-2-per-mille-irpef-2021/infogen-scelte-8-5-e-2-per-mille-irpef-2021

ERCOLANO (Na). Packard ha indicato la via al mecenatismo culturale in Italia.

Venti anni fa partiva il progetto pionieristico che ha cambiato il volto degli Scavi.
“Un bellissimo esempio di mecenatismo culturale che ha dato vita a un collaborazione virtuosa tra pubblico e privato e indicato la via a molte altre realtà e alle recenti riforme dei beni culturali, dall’ArtBonus alla decisione di dotare i musei di maggiore autonomia” così il ministro della cultura, Dario Franceschini in occasione dei venti anni di attività dell’Herculaneum Conservation Project, la collaborazione fra il Packard Humanities Institute e il Parco archeologico di Ercolano per la salvaguardia dell’antica città vesuviana iscritta nella lista dei siti del patrimonio mondiale redatta dall’UNESCO.
“Questa esperienza – ha aggiunto il ministro – ha donato nuova luce agli Scavi, con studi scientifici, restauri e nuove scoperte, e ha aperto la strada a un nuovo mecenatismo in Italia: non una semplice donazione di denaro, ma un affiancamento costante e capillare all’amministrazione pubblica, con iniezioni di risorse intellettuali multidisciplinari che hanno favorito il rapporto con il territorio e con le sue comunità, anche nazionali e internazionali.
Coltivo la speranza di trovare altri 100 David Packard, mecenati lungimiranti ma anche esseri umani che siano disposti a ‘fare squadra’ e lavorare a fianco a noi, perché la nostra ricchezza sia anche la nostra eccellenza”.

Fonte:
Ministero della cultura – Ufficio Stampa e Comunicazione, 16 apr 2021
Via del Collegio Romano, 27 – 00186 ROMA
Tel +39 06 6723.2261 .2262

ROMA. Cultura e innovazione: tutti gli interventi di Fondazione Tim per il Mausoleo di Augusto.

Lo scorso primo marzo ha riaperto al pubblico il Mausoleo di Augusto a Roma, monumento emblematico della magnificenza architettonica della romanità, chiuso al pubblico dal 2007. Dopo anni di operazioni di indagine, recupero e restauro, l’imponente sito archeologico è tornato ad accogliere i visitatori grazie a un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. Un ruolo determinante l’ha giocato Fondazione Tim, la quale nel 2015 ha stretto un accordo con Roma Capitale che ha previsto una donazione di 6 milioni di euro per il recupero del Mausoleo e un’intesa di valorizzazione e multimedialità per ulteriori 2 milioni di euro. Questo ha permesso la restituzione di un patrimonio unico al mondo, implementato da una musealizzazione del sito all’insegna del coinvolgimento e dell’innovazione. Salvatore Rossi, Presidente Fondazione TIM, ha commentato: “Siamo orgogliosi di aver lavorato insieme con Roma Capitale per il recupero di uno dei luoghi più importanti dell’archeologia mondiale. Fondazione TIM ha aderito da subito al progetto di restauro e valorizzazione del Mausoleo di Augusto, impegnando complessivamente 8 milioni di euro, per ridare vita a quello che pensiamo sarà uno dei siti più visitati al mondo. È importante che anche mecenati privati collaborino a conservare e promuovere il patrimonio storico e culturale del Paese; è uno degli obiettivi della Fondazione TIM. Lo stiamo facendo mettendo a disposizione non solo denaro ma anche tecnologia: daremo a cittadini e turisti la possibilità di vivere una innovativa esperienza multimediale, che renderà ancora più affascinante e spettacolare la visita del Mausoleo”.
Fondazione Tim è nata nel 2008 come espressione dell’impegno sociale di Tim, per sostenere ambiti come l’inclusione sociale, l’istruzione e la ricerca, attraverso le nuove tecnologie e l’innovazione digitale. I suoi interventi all’interno del Mausoleo di Augusto, quindi, sono stati finalizzati a restituire visibilità e visitabilità a questo luogo, oltre a una migliore percorribilità e alla creazione apparati multimediali.
A partire dall’installazione permanente sulle cesate del cantiere, un racconto per immagini che si estende per circa 300 metri lineari sui lati est, nord e ovest: lungo il recinto si trovano testi e figure color oro su fondo nero che narrano della vita di Augusto e del Mausoleo nelle varie ere storiche. Inoltre, dodici pannelli in stampa lenticolare aggiungono dinamismo e tridimensionalità al racconto. L’intera installazione è immersa in un’atmosfera musicale con brani attinti dal periodo dell’Auditorium Augusteo. Un percorso esterno che permette al visitatore di apprendere tutto ciò che c’è da sapere sul sito in modo coinvolgente e creativo, semplicemente passeggiando attorno al suo perimetro.
Un altro importante intervento di Fondazione Tim è stato l’illuminazione notturna del Mausoleo, che si attiva ogni giorno a partire dal crepuscolo, animando il monumento attraverso 55 corpi a led di varie dimensioni dalla luce modulabile in vari colori e creando immagini suggestive. Fondazione Tim ha anche realizzato un sito web dedicato interattivo e innovativo, con il supporto di immagini in tecnologia 3D, per scoprire tutto su questo patrimonio dell’antichità anche da casa. Ancora una volta, lo sviluppo digitale è stato uno dei tasselli fondamentali nell’intero progetto, con produzioni messe a disposizione dalla direzione Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim guidata da Luca Josi.
Un lavoro riconosciuto a livello internazionale tramite l’assegnazione di vari premi: per il sostegno al recupero del Mausoleo di Augusto, infatti, Fondazione TIM ha vinto il Corporate Art Awards, mentre per il sito www.mausoleodiaugusto.it si è aggiudicata il Site of the day, il Favourite Website Award, il CSS Design Awards e il Webby Awards.
Il Mausoleo di Augusto è il più grande sepolcro circolare del mondo antico, con un diametro di quasi 90 metri e un’altezza massima conservata di 17 metri (che si ipotizza arrivasse a 45 metri nell’assetto originario). Il monumento, collocato in prossimità della riva del Tevere, fu edificato per volontà dello stesso Augusto a partire dal 28 a.C., con l’intenzione che potesse essere visibile da gran parte della città. Dopo aver accolto le sepolture di numerosi imperatori e familiari, nel III secolo cambia la sua destinazione d’uso, ricoprendo diverse funzioni attraverso le epoche: dapprima fortilizio della famiglia Colonna, poi cava di marmo e di materiali preziosi per nuove costruzioni, giardino monumentale, locanda, arena per corride e rappresentazioni pirotecniche, fino a teatro di prosa e Auditorium all’inizio del Novecento.
Durante il regime fascista, fu recuperato in occasione delle celebrazioni per il bimillenario della nascita di Augusto: per volere di Mussolini, l’Auditorium e altre costruzioni di epoca medievale e rinascimentale edificate attorno al monumento, furono abbattute con l’intenzione di riportare l’area alla sua conformazione più antica.
Dopo la guerra l’intera piazza perde tutta la sua aura, diventando uno snodo trafficato nel centro della città privo di valorizzazione. I recenti lavori di riqualificazione hanno riportato in auge 13.000 metri quadrati di muri – dei quali quasi la metà risale all’epoca augustea – tenendo conto delle stratificazioni della storia, dalle murature costruite in età medioevale e rinascimentale al restauro degli anni 30 del ‘900.

Fonte: www.artribune.com, 11 apr 2021

MILANO. Le opere di Mario Mafai alla Pinacoteca di Brera.

La collezione della Pinacoteca di Brera a Milano si amplia con 22 opere di Mario Mafai (Roma, 1902-1965), grazie alla donazione fatta nel 2018 dall’ing. Aldo Bassetti, collezionista e ex presidente degli Amici di Brera, che è stato recentemente sostituito da Carlo Orsi.
mafai 2Un significativo nucleo di opere a cui è stata dedicata un’intera parete della sala 18 del museo. Le fantasie di Mafai costituiscono una denuncia nei confronti degli orrori provocati dal nazifascismo: dipinti di matrice espressionista realizzati tra e il 1939 e il 1944 che raffigurano massacri, grida e violenze perpetrati nei confronti degli ebrei e di tutti coloro considerati ostili al regime. Una collezione a cui Aldo Bassetti è legato profondamente poiché richiamano esperienze traumatiche da lui vissute in gioventù.
ALDO BASSETTI, MARIO MAFAI E GLI ORRORI DEL FASCISMO
mafai 3Aldo Bassetti aveva appena 14 anni quando fu chiamato a riconoscere il cadavere di sua zia Lotte Froehlich Mazzucchelli, vittima della strage dell’Hotel Meina sul Lago Maggiore nel 1943: in quell’albergo soggiornavano 16 ebrei, che furono identificati durante una retata tedesca, trattenuti per alcuni giorni in una stanza e infine uccisi e gettati con zavorre nel lago. “Un’esperienza che ha cambiato completamente la mia sensibilità morale, politica e sociale. Ecco allora che Mafai diventa un simbolo della mia vita”, afferma il collezionista. “Il mio acquisto e il mio regalo hanno un significato strettamente politico”, prosegue. “Questi lavori rappresentano un uomo Mario Mafai, che come artista aveva avuto la priorità di descrivere le tristezze e le infamie dei campi di concentramento. Qui c’è il mio pensiero… un pensiero antifascista. Io desidero che si conosca quanto è accaduto nella storia, affinché sia ricordato per sempre”.
PINACOTECA DI BRERA ANTIFASCISTA
mafai 4Del resto, lo stesso Mafai fu all’epoca con la sua famiglia sotto il mirino delle discriminazioni razziali: non a caso iniziò a dipingere Le Fantasie nel periodo del suo soggiorno a Genova, dove si era trasferito da Roma con la famiglia, nel 1939, per timore di ripercussioni nei confronti della moglie Antonietta Raphaël, ebrea, all’indomani delle leggi razziali del 1938. Con questa donazione, la Pinacoteca vuole quindi affermare il suo ruolo di promozione culturale e antifascista, capace di agire nel proprio tempo presente, riflettendo sul passato in virtù della costruzione del futuro, continuando a informare e a formare coscienze.
MARIO MAFAI DIVENTA UN DOCUMENTARIO SU BRERA+
mafai 5Il progetto, a cura di Alessandra Quarto e Marco Carminati, diventerà un documentario fruibile dal 29 marzo sulla piattaforma Brera Plus+, un servizio offerto dalla Pinacoteca braidense per fidelizzare il proprio pubblico: si tratta di un abbonamento che sostituisce il biglietto di ingresso e permette di tornare più volte nel corso di un anno, e accedere inoltre a tutta la programmazione digitale del museo. Le opere esposte verranno in seguito trasferite a Palazzo Citterio, futuro Brera Modern, dove entreranno a far parte della collezione di arte moderna. “Questa è una occasione per iniziare a celebrare la generosità e la sensibilità dei donatori che hanno contribuito ad arricchire le collezioni del museo”, ha affermato James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Nazionale Braidense. “Il 2021, attraverso una serie di appuntamenti, renderà omaggio ai donatori di Brera”.

mafai 6Autore: Giulia Ronchi

Fonte: www.artribune.com, 28 feb 2021

Info:
https://pinacotecabrera.org/

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