Archivi categoria: Mecenatismo

BCC Arte&Cultura: il progetto del più grande museo diffuso privato d’Italia.

Oltre 100 lavori e capolavori compongono il tesoro che BCC Arte&Cultura intende mostrare al pubblico per celebrare lo spirito di prossimità che da sempre anima il gruppo bancario. Questo patrimonio composito e prezioso costituisce il museo diffuso privato più esteso a livello nazionale.
Le opere selezionate dalle collezioni d’arte delle BCC sono state suddivise in 6 categorie: archeologia, architettura, archivi storici, artigianato artistico, pittura e scultura.
La loro individuazione ha richiesto un grande lavoro di ricerca, a tratti anche ‘investigativa’, compiuta da Cesare Biasini Selvaggi, curatore del progetto BCC Arte&Cultura che commenta: “Alcune di queste opere sono delle vere e proprie scoperte. Come il dipinto del Cristo deriso (1625-30 ca.) attribuibile alla bottega di Anton Van Dyck, di proprietà di BCC Pontassieve”.
Le opere selezionate dalle collezioni BCC sono state riunite in un inedito itinerario di turismo culturale, visitabile sia fisicamente di persona che attraverso un portale web dotato di tecnologie per la consultazione immersiva in 3D. BCC Arte&Cultura prevede anche un piano didattico nazionale destinato alle scuole medie italiane con l’avvio di laboratori creativi e visite guidate alle opere.
In occasione della presentazione di BCC Arte&Cultura, il Gruppo BCC Iccrea ha voluto sostenere il restauro di due importanti opere del patrimonio della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano: il catalogo manoscritto del Gabinetto Numismatico, che descrive il patrimonio della biblioteca del Gabinetto, e il Museum Mazzucchellianum, celebre catalogo della vasta collezione di medaglie del conte Bresciano Giovanni.
Questo atto di mecenatismo ha voluto suggellare l’impegno del Gruppo verso l’arte e il patrimonio culturale italiano, inaugurando così anche le attività del progetto Arte&Cultura in continuo divenire.

Autore: Roberta Pisa

Fonte: artribune.com 21 dic 2024

ROMA. La collezione Basso arricchisce il patrimonio museale archeologico della Sapienza.

Inaugurata presso il Palazzo del Rettorato l’esposizione permanente di cinquecento reperti dall’antica Puglia, dall’Etruria e dal mondo italico donati all’Ateneo dal professore emerito Nicola Basso
La storia di una grande passione per l’archeologia trasmessa di padre in figlio e che quest’ultimo decide di condividere, offrendo alla fruizione pubblica il patrimonio di oggetti e reperti raccolti nell’arco di due generazioni.
Nicola Basso, professore emerito di Chirurgia generale della Sapienza ha donato all’Università la propria collezione di circa 500 reperti archeologici, riunita con passione dal padre Raffaele, anch’egli chirurgo, amante della storia e dedito allo studio della terra di Daunia e di quella degli Etruschi.
Gran parte del prezioso patrimonio donato all’Ateneo è esposto in un’esposizione permanente allestita presso il Palazzo del Rettorato con il titolo “Antiche genti di Puglia“, inaugurata il 20 dicembre 2024 dalla Rettrice Antonella Polimeni.
L’allestimento permanente della collezione Basso, curato da Laura M. Michetti e da Alessandro Conti del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, con il supporto di Claudia Carlucci del Polo Museale Sapienza, ha visto coinvolto un gruppo di dottorande/i e studentesse e studenti di Etruscologia e antichità italiche, che si sono occupati anche della schedatura preliminare di tutti i reperti e della loro documentazione fotografica, mettendo a frutto l’esperienza acquisita nel Museo delle Antichità etrusche e italiche dell’Ateneo.
“Con l’inaugurazione odierna dell’esposizione permanente resa possibile grazie alla generosa donazione dell’amico e collega Nicola Basso – dichiara la rettrice Antonella Polimeni – si offre alla nostra Comunità un’ulteriore occasione concreta per vivere pienamente gli spazi del nostro Ateneo. Attraverso le opere d’arte esposte sin dalla sua fondazione e le mostre ospitate in questi anni, con oggetti e documenti di epoche diverse e stili artistici differenti, il Palazzo del Rettorato del nostro Ateneo sta diventando di fatto una galleria d’arte viva, accessibile ed aperta al territorio. L’atto di mecenatismo di Nicola Basso, che desidero ringraziare con sincero affetto e gratitudine, ci ricorda che la storia non è mai una rottura, ma un filo ininterrotto che lega le generazioni e che trova il suo pieno compimento nel momento della restituzione autentica alla collettività”.
La collezione Nicola Basso si compone di reperti prevalentemente ceramici. Gli oggetti esposti al Rettorato sono riconducibili alle culture fiorite nell’antica Apulia nel corso del primo millennio a.C., prima della conquista del territorio ad opera di Roma. Gli oggetti sono il prodotto delle botteghe di ceramisti attivi nelle aree dei Dauni, dei Peuceti e dei Messapi che abitavano nell’area e che, con modalità diverse, entrarono in contatto sia con i coloni greci stanziatisi nel meridione della Penisola, sia con altri popoli del variegato mosaico che componeva l’Italia preromana. Tipiche dei corredi funerari della Daunia sono le ceramiche in argilla depurata con decorazione geometrica, lineare o vegetale in bruno e rosso, prodotte tra i primi decenni del VII e la fine del III sec. a.C., dapprima modellati a mano o alla ruota lenta e solo a partire dal V secolo realizzati al tornio. Un nucleo molto numeroso e di notevole qualità è costituito da vasi rivestiti di vernice nera, a volte con decorazione sovrapposta in rosso, opera di botteghe attive a Metaponto, nella valle del Bradano e nella Peucezia costiera (Rutigliano, Ruvo), nella Daunia meridionale (Lavello, Salapia). Per i vasi sovradipinti policromi – definiti anche “di Gnathia” dalla prima località di ritrovamento nel Brindisino, Egnazia – sembra certa una pluralità di centri di manifattura, tra cui spicca la città magnogreca di Taranto. Inoltre sono presenti alcuni esemplari di vasi realizzati nella tecnica a figure rosse “a risparmio”, le cosiddette ceramiche italiote, realizzate a partire dalla metà del V sec. a.C. con decorazioni figurate.

Info:
Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma
T (+39) 06 49910035 -0034
stampa@uniroma1.it

Fonte:
Sapienza Università di Roma 20 dic 2024

TRIESTE. Una donazione di arte moderna alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

Il triestino Antonio Cattaruzza, 71 anni, laureato in Ingegneria meccanica, con alle spalle una lunga carriera in Generali, ha donato alla Regione Friuli-Venezia Giulia la sua collezione di duecento opere d’arte tra cui lavori di Picasso, Miró, Ernst, De Chirico: dipinti, disegni, sculture e grafiche, vetri e tecniche miste, valutati in totale oltre 700mila euro, andranno all’Ente regionale per il Patrimonio culturale del Friuli-Venezia Giulia.
Una scelta, per Cattaruzza, che è di origini austriache, che si inquadra perfettamente nel suo stile triestino, con un profondo sentire di appartenenza ad una comunità e la grande fiducia nelle istituzioni.
Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha dichiarato che intende esporre le opere «nei migliori spazi di cui disponiamo, nel Palazzo di piazza Unità e anche nella nuova sede in Porto Vecchio, quando sarà pronta».

Fonte:
www.ilgiornaledellarte.com 3 dic 2024

RESTITUZIONI – Tesori d’arte restaurati. Programma biennale di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese, curato e promosso da Intesa Sanpaolo.

Nell’ambito degli interventi volti alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico del Paese, l’impegno di Intesa Sanpaolo trova efficace espressione nel programma di restauro di opere d’arte denominato Restituzioni, promosso e gestito in collaborazione con gli enti ministeriali competenti in materia di tutela dei beni culturali.
Il programma vede impegnata Intesa Sanpaolo al fianco delle Soprintendenze, delle Direzioni Regionali Musei e dei Musei autonomi nella periodica selezione di un consistente numero di opere bisognose di interventi conservativi e nel loro restauro, a cui fa seguito l’organizzazione di mostre temporanee che permettono al grande pubblico di conoscere i risultati degli interventi, con la pubblicazione di cataloghi in cui confluiscono, a futura memoria, le acquisizioni scientifiche che il restauro ha consentito.
Avviato nel 1989 dall’allora Banca Cattolica del Veneto, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione, di pari passo con la crescita di Intesa Sanpaolo, ed ha raggiunto oggi dimensione e importanza nazionali, annoverando anche interventi nei territori esteri in cui il Gruppo è presente. In 35 anni di attività, sono oltre 2000 le opere riportate in pristinam dignitatem: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche proto- storiche fino alle soglie dell’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.
Un curriculum a cui si affiancano gli interventi su opere di scala monumentale, che hanno interessato, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Lanfranco nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, quelli di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, il portale in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia, gli affreschi di Stefano fiorentino dell’Abbazia di Chiaravalle milanese, due delle vetrate rinascimentali di Santa Maria del Fiore a Firenze, l’intera realtà museale di Casa Manzoni a Milano, il grande telero della Cena di san Gregorio Magno di Paolo Veronese nella Basilica di Monte Berico a Vicenza.
Ad oggi, sono centinaia i soggetti -siti archeologici, istituzioni museali, chiese e altri enti garanti della destinazione pubblica dei propri tesori – che hanno beneficiato di questo programma, così come i laboratori di restauro qualificati, distribuiti da Nord a Sud, incaricati dei restauri ed altrettanti gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.
L’attuale edizione del progetto Restituzioni, la ventesima, è stata avviata nel 2022 e prevede il restauro di 117 opere provenienti da tutta Italia, con il coinvolgimento di 50 enti di tutela e 56 laboratori di restauro.

Fonte:
IntesaSanPaolo

ART BONUS. Così l’Art Bonus ha modificato in 10 anni il mecenatismo culturale.

Risale al 2014 la legge che istituisce l’Art Bonus, il principale strumento di mecenatismo culturale dell’ordinamento italiano. Dieci anni dopo, possiamo trarre alcune conclusioni sui pregi, difetti, potenzialità e limiti di questa misura.
“Siamo tutti mecenati”. A dieci anni esatti dall’entrata in vigore dell’Art Bonus, è questo il mantra più utilizzato nella campagna di comunicazione che vuole promuovere, presso una platea sempre più trasversale, lo strumento di sostegno al mecenatismo culturale più significativo dell’ordinamento italiano, in esecuzione di un principio fondamentale sancito dalla Costituzione all’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.
Al 31 maggio 2014 data il Decreto-legge n. 83 contenente “𝐷𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑢𝑟𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑙𝑜 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑚𝑜”, convertito in legge nel luglio dello stesso anno. Un’operazione promossa con forza dall’allora ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che introduceva così, nel panorama fiscale italiano, lo strumento dell’Art Bonus, operativo dal 2015: un credito di imposta volto a favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, e dunque del patrimonio culturale pubblico nazionale (con le specifiche e i limiti che vedremo).

La nascita dell’Art Bonus 10 anni fa
“Dieci anni fa, nel concepire l’Art Bonus, abbiamo studiato modelli internazionali di successo come il mecenatismo culturale diffuso negli Stati Uniti e in altri Paesi europei” spiega oggi l’ex ministro “In particolare, ci siamo ispirati a normative che incentivano le donazioni private al patrimonio culturale, offrendo agevolazioni fiscali significative ai donatori. E l’Art Bonus, che continua a essere un incentivo fiscale importante, è ancora il più forte in Europa per favorire il mecenatismo culturale”.
Oltre al vantaggio fiscale – un credito d’imposta (da ripartire in tre quote annuali) in capo al donatore pari al 65% dell’importo erogato per valorizzare cultura e spettacolo – la nuova norma mirava sin dall’inizio a stimolare quel sentimento di appartenenza sociale e culturale che dovrebbe indurre tutti a favorire la conservazione della propria identità culturale, con l’obiettivo di trasmetterla alle generazioni future. Facendo anche appello al senso civico e provando a intercettare l’attaccamento individuale o la vicinanza a determinati beni e istituzioni culturali legati a doppio filo con il territorio d’appartenenza.
L’Art Bonus si prefiggeva quindi una funzione educativa sulla collettività al di là delle manifeste ricadute pratiche dello strumento, in origine previsto in via temporanea per i periodi d’imposta dal 2014 al 2016, poi reso permanente.

Come funziona l’Art Bonus
Tutti, come si è detto, possono donare, che si tratti di enti non commerciali, imprese e società cooperative, persone fisiche (dipendenti, pensionati, persone fisiche non titolari di partita Iva, lavoratori occasionali, lavoratori autonomi titolari di partita Iva, dal 2023 anche se a regime forfettario). E si può scegliere di dichiararsi o restare anonimi. Ma non sono ammesse donazioni in contanti, per garantire la sacrosanta tracciabilità delle operazioni, di cui peraltro i beneficiari sono obbligati a dare pubblicità – nel dettaglio dell’ammontare delle erogazioni ricevute e del loro impiego con aggiornamento mensile – sulla piattaforma online che facilita le donazioni stesse.
Puntuale è invece la casistica di interventi che possono beneficiare della raccolta: operazioni di manutenzione, restauro e protezioni di beni culturali pubblici; sostegno degli Istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri, dei festival, dei centri di produzione teatrale e di danza, dei circhi e degli spettacoli viaggianti; realizzazione di nuove strutture o potenziamento delle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo. Un elenco che evidenzia il suo limite più discusso: i possibili destinatari delle erogazioni sono Comuni, Regioni, Province, Città Metropolitane e altri enti direttamente collegati ad attività culturali, mentre continuano a essere escluse le erogazioni a favore di beni culturali di proprietà privata e di enti ecclesiastici. Tradendo l’articolo 113 del Codice dei Beni Culturali in tema di valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata qualora siano adibiti alla fruizione pubblica. Focalizzandosi sui beneficiari “ammessi”, d’altro canto, è possibile individuare un altro limite indiretto della pur lodevole normativa: l’Art Bonus funziona laddove le amministrazioni locali credono nello strumento e si impegnano per promuoverlo. Cerchiamo di capire perché.

Uno strumento efficace ma che mostra i suoi limiti
Oggi i numeri sembrano dare ragione a chi nello strumento ha creduto: in 10 anni l’Art Bonus ha sollecitato la raccolta di oltre 900 milioni di euro, coinvolgendo oltre 41mila mecenati. Ma navigando sulla piattaforma che ben adempie allo scopo della trasparenza e della tracciabilità delle operazioni si possono evincere dati “scomposti” più indicativi. In termini di distribuzione sul territorio nazionale, l’utilizzo dell’Art Bonus è molto discontinuo: tra le regioni, la Toscana vanta il maggior numero di beneficiari (529) seguita dalla Lombardia (399), che però detiene il primato per ammontare delle donazioni, sospinta dai numeri più che lusinghieri di enti come la Fondazione Teatro La Scala, che da sola ha finora raccolto oltre 170 milioni di euro (in generale, in tutta la Penisola, si dimostrano molto capaci di attrarre il mecenatismo tutte le grandi fondazioni teatrali e lirico-sinfoniche, dal Regio di Torino al Maggio Fiorentino, dall’Arena di Verona all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, al Donizetti di Bergamo, al San Carlo di Napoli). Seguono, per capillarità degli interventi, regioni come il Piemonte, l’Emilia-Romagna e il Veneto. Fanalini di coda, con meno di una decina di interventi attivati ciascuna, sono Molise, Basilicata e Valle d’Aosta.

L’Art Bonus in Nord Italia
Il Nord Italia, nel complesso, beneficia anche di donazioni più cospicue, per la maggior concentrazione di istituti bancari e grandi imprese. “La reale diffusione dell’Art Bonus è avvenuta dove la presenza delle Fondazioni Bancarie è più intensa e, di conseguenza, le realtà locali, pubbliche e private, sono più abituate a immaginare progetti e trovare controparti con cui sostenerli”, spiega Franco Broccardi, segretario della commissione di Economia della Cultura presso il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e consulente per le politiche fiscali di Federculture “Il Ministero tramite la sua partecipata ALES ha svolto un enorme e appassionato lavoro di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo spesso le associazioni professionali e di categoria con riscontri alterni. La capacità progettuale da parte delle amministrazioni locali e la loro attivazione è un ulteriore tassello mancante perché l’Art Bonus possa dirsi davvero un successo”.
In un confronto tra città d’arte, per esempio, Firenze batte Roma: l’amministrazione comunale fiorentina, in questi dieci anni, ha evidentemente creduto nello strumento, sottoponendo molte decine di interventi alle erogazioni liberali.
C’è poi il tema, che prescinde dalle amministrazioni pubbliche, dell’accentramento di risorse da parte di siti culturali più noti o capaci di farsi pubblicità. “Art Bonus è una misura di straordinario valore che in parte ha segnato un nuovo corso nel rapporto tra pubblico e privato nel sostegno alla cultura ai monumenti e alla produzione culturale” sottolinea a riguardo l’Assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi “Però è necessario non guardare esclusivamente alle istituzioni culturali più note, ma anche a quelle preziosissime realtà che evidentemente fanno un po’ più fatica a essere raccontate. Il patrimonio della nostra città è composto da tantissime realtà diverse e ognuna merita più sostegno possibile”.
In Piemonte ed Emilia-Romagna, invece, la distribuzione di interventi completati con successo sembra essere più equa, anche a sostegno di siti “minori”.

Chi sono i mecenati in Italia?
Vale la pena, infine, aprire un interrogativo sulla natura dei mecenati. Solo il 4% dei 900 milioni raccolti finora, infatti, proviene da donazioni di privati. Influisce sul dato una capacità di spesa nettamente inferiore rispetto ad associazioni, fondazioni e imprese; ed è invece importante sottolineare il numero delle loro donazioni, che ha superato quota 25mila (a fronte di 5mila donazioni di enti non commerciali per un totale di 450 milioni di euro e 10mila donazioni di imprese per 430 milioni di euro), dimostrando che si può fare leva sulla condivisione di identità culturale, sul senso civico e sulla responsabilità intergenerazionale dei cittadini. “Ma i risultati potrebbero essere migliori se soprattutto i piccoli Comuni sapessero far leva sul senso di appartenenza. C’è un problema di sensibilizzazione al patrimonio culturale, in Italia abbiamo ancora molta strada da fare. Si pensi al tema sulla bellezza uscito tra le tracce dell’ultimo esame di maturità: è stato, tra tutti, il meno scelto dagli studenti. Non è un caso”, sottolinea Broccardi. D’altro canto, non si può non evidenziare come fondazioni bancarie ed enti affini – a oggi categoria più generosa – abbiano semplicemente spostato sull’Art Bonus ciò che già mettevano sul piatto con altre forme di mecenatismo o sponsorizzazioni.

Art Bonus, restauro e tutela del patrimonio
Tra gli obiettivi sicuramente centrati dell’Art Bonus c’è invece l’impegno per rendere economicamente sostenibili le attività di restauro e manutenzione del patrimonio. Un obiettivo approfondito nel 2016 a comprendere interventi di manutenzione, protezione e restauro anche di beni culturali di interesse religioso presenti nei Comuni dei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dal sisma del Centro Italia. Tra le donazioni raccolte allo scopo rientra il finanziamento pari a 6,64 milioni di euro che Intesa Sanpaolo ha destinato al Comune di Amatrice per la ricostruzione e il restauro della chiesa di San Francesco.

Il caso dell’Opificio delle Pietre Dure
“La parabola in crescita dell’Art Bonus è rispecchiata dal caso dell’Opificio delle Pietre Dure, che si occupa di opere che appartengono ad altri. Dunque per noi le donazioni si configurano come sostegno all’attività dell’istituto nell’impegno a favore di una determinata opera” spiega Emanuela Daffra, Soprintendente dell’istituto del MiC dedicato al restauro, basato a Firenze “Penso al primo tra gli interventi di cui OPD ha beneficiato, risalente al 2016: grazie a Prada si è potuto concludere il restauro ‘impossibile’ dell’Ultima Cena di Vasari in Santa Croce. A partire da allora le donazioni si sono succedute con ritmo annuale, senza interrompersi se non nel 2020, assecondando con naturalezza alcune di quelle che chiamerei ‘vocazioni identitarie’”. E proprio il lavoro dell’OPD alimentato dell’Art Bonus porta all’attenzione un altro caso virtuoso legato al terremoto del 2016: “Esemplare è il contributo erogato da OVS per restaurare la tela di Vincenzo Manenti, Madonna col Bambino e Santi, proveniente dalla Chiesa di San Benedetto a Norcia distrutta nel terremoto, dopo avere conosciuto l’articolata attività di Opificio per il recupero dei beni nelle zone colpite dal sisma. Art Bonus è anche uno straordinario strumento di educazione alla responsabilità, importantissimo per stabilire un dialogo efficace tra restauro e mecenatismo”. I contributi più significativi in tal senso, prosegue Daffra, “vengono dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze: proprio perché Opificio opera in modo articolato e ogni restauro è progettato con cura, è fondamentale il sostegno all’intera struttura. E aggiungo che per realtà come la nostra sarebbe fondamentale individuare e diffondere l’informazione su modalità di sgravio fiscale per i cittadini stranieri, anche turisti, che ci volessero supportare”.

L’Art Bonus per salvare la Torre Garisenda di Bologna
Più di recente, l’urgenza di mettere in sicurezza la pericolante Torre Garisenda di Bologna ha sollecitato, grazie alla campagna Art Bonus avviata dal Comune (Sosteniamo le due Torri, con testimonial d’eccezione come Gianni Morandi e Cesare Cremonini), una grande partecipazione collettiva. Finora la raccolta ancora aperta ha ottenuto oltre 2 milioni e 715mila euro in erogazioni liberali, e vanta numerosissime donazioni private: spesso piccoli importi, però pienamente fedeli allo spirito del mecenatismo culturale.

Autore: Livia Montagnoli

Fonte: www.artribune.com 12 ago 2024