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Antonio BRACA Giovanni VILLANI Carmine ZARRA: Architettura ed opere d’arte nella Valle del Sarno.

L’opera, di ampio respiro, è composta da 512 pagine con circa 400 fotografie a colori e in bianco e nero ed è divisa in tre parti tematiche: il territorio, l’architettura e l’urbanistica, il patrimonio artistico dal Medioevo al Neoclassicismo.

Nella prima sezione viene analizzato il territorio attraverso diverse stampe di vedute e di mappe che restituiscono un quadro, mai studiato, della configurazione del territorio in età moderna. Molto interessante sotto questo versante è l’inedita mappa datata 1772 del territorio dell’antica Nocera dei Pagani.

Un ampio spazio, com’era del resto naturale, è stato dedicato ai problemi dell’architettura con un’attenzione specifica alla evoluzione storica ed alla rete di collegamenti che caratterizzano la viabilità dal Medioevo a all’età moderna. Il punto di partenza riguarda le diverse fortificazioni (dalla cinta muraria di Sarno al castello di Nocera, alla fortezza di Castel S. Giorgio) che nel Medioevo hanno contribuito al controllo dell’intera pianura. Fra gli edifici religiosi sicuramente al primo posto si colloca il Battistero di Nocera, uno dei più importanti monumenti paleocristiani dell’intera Italia meridionale, realizzato a pianta centrale sul modello dei mausolei romani che non è sfuggito all’attenzione degli specialisti. Ad esso segue un’indagine sugli insediamenti monastici di età angioina dal complesso di Realvalle, a Scafati, ai conventi di S. Anna e S. Antonio a Nocera . Nel contesto evolutivo della tipologia architettonica particolarmente interessante si rivela la parte dedicata all’architettura catalano-aragonese, presente fra Angri e Pagani con una serie di portali e finestre. Quindi si analizza la presenza di costruzioni di età moderna dal Cinquecento al Settecento con particolare riferimento al rinnovamento della Controriforma ed al cambiamento della spazialità fra Sei e Settecento. La sezione è arricchita da alcuni contributi sugli insediamenti intorno alla collina del Parco a Nocera Inferiore e degli Olivetani. Completa la prima parte un inedito studio sull’archeologia industriale che tiene nel debito conto la vocazione manifatturiera della Valle con lo sviluppo industriale fra XIX e XX secolo, restituendo le tracce di una memoria ancora fresca nella popolazione e nella storia locale.

La terza sezione è quella più strettamente artistica, con contributi sulla pittura e sulla scultura. Anche in questo caso la trattazione viene periodizzata con la prima parte dedicata alle opere della pittura medievale. Si inizia con il dipinto su tavola della Madonna di Materdomini nell’omonimo santuario di Nocera superiore, nella quale si evince una caratterizzazione di riferimenti all’arte bizantina del XIII secolo. Ad essa seguono i dipinti di età gotica in gran parte ancora inesplorati dalla critica specialistica. Un ampio capitolo è dedicato alla pittura del Cinquecento dalle prime fasi rinascimentali con la penetrazione della Maniera moderna operata da Andrea da Salerno con il polittico di San Valentino Torio del 1511 ed il trittico del convento di S. Antonio del 1519. Ad essi si associano opere di notevole qualità come il polittico di Angri o quello di S. Egidio Montealbino, per arrivare alla prestigiosa presenza di Marco Pino da Siena attivo nella chiesa olivetana di S. Maria del Monte, dove si conservava anche il celebre dipinto di Raffaello, la Madonna d’Alba oggi alla National Gallery di Washington. Il dipinto, come l’intero santuario, era stato commissionato da Giovan Battista Castaldi, Gran Capitano di Carlo V, uno dei personaggi più significativi della storia dell’Agro. Un’altra ampia dissertazione, con due capitoli, riguarda la pittura del Seicento e del Settecento con la focalizzazione delle figure di Angelo e Francesco Solimena, la cui produzione viene analizzata non solo nello specifico ma anche nella definizione di un quadro figurativo di cultura barocca napoletana. Proprio la presenza stabile di Angelo Solimena a Nocera consente un arricchimento pittorico dell’intero territorio a cominciare dalla cupola della confraternita del SS. Rosario a Nocera Inferiore al ciclo di Episcopio a Sarno. Ed accanto alla sua presenza emerge con sempre maggiore forza la presenza del figlio Francesco, il principale protagonista della pittura napoletana fra Seicento e la prima metà del Settecento. Sue opere si conservano soprattutto a Nocera nel convento dei Cappuccini, nella cattedrale di San Prisco e nel convento di S. Anna. La sua influenza sulla pittura del Settecento a Napoli e nel resto dell’Italia meridionale fornisce la chiave di lettura per comprendere l’intreccio fra cultura figurativa solimenesca e quella di ispirazione giordanesca ben presente anche nell’Agro Nocerino. In questo contesto emergono opere altrimenti incomprensibili come il ciclo del cassettonato della Madonna delle Galline a Pagani, gli affreschi del chiostro del convento di S.Maria degli Angeli a Nocera, ma anche personalità come Filippo Pennino e Michele Ricciardi. Accanto ad essi risultano opere prestigiose come quelle di Paolo De Matteis, Giovan Battista Lama, Domenico Antonio Vaccaro. L’indagine si spinge nella seconda metà del secolo con le relazioni che si svolgono intorno alla personalità di Francesco De Mura ed alla nascita della Accademia di Belle Arti a Napoli. Si ritrovano così opere di Jacopo Cestaro, Bardellino, Alessio d’Elia, Antonio Sarnelli e Fedele Fischetti, presenti soprattutto nell’area settentrionale dell’Agro fra Pagani, Angri e Sarno. Da tale contesto riceve nuova conoscenza il patrimonio artistico di monumenti illustri come il santuario di Santa Maria dei Bagni a Scafati, quello di S.Alfonso de’ Liguori a Pagani, la Collegiata di S. Giovanni Battista ad Angri.

Non meno impegnativo, e soprattutto inedito, è il capitolo dedicato alla scultura, che copre un arco di tempo dal Medioevo al Settecento con l’individuazione di numerose opere per la maggior parte camuffate da restauri e rifacimenti. Particolarmente significative sono alcune sculture come il busto marmoreo del ricordato Giovan Battista Castaldi, ovvero la statua lignea di San Sebastiano già attribuita a Giovanni da Nola, datata 1514, ovvero il busto di Mariano Abignente a Sarno, uno dei partecipanti alla disfida di Barletta. Nuovo spunto di ricerca si trova nell’analisi degli altari con le preziose statue che li arricchiscono soprattutto dai primi anni del Settecento, come quello della SS. Purità a Pagani, del santuario di S. Maria a Foce a Sarno, fino a quelli di cultura sanmartiniana come l’altare dell’Immacolata Concezione a Nocera Inferiore.

Si può dire, quindi, che con questo volume anche per la Valle del Sarno si definiscono le coordinate del patrimonio monumentale e storico-artistico sedimentatosi dal Medioevo all’età contemporanea. E’ stata un’impresa notevole, realizzata grazie alla volontà della Patto dell’Agro SpA, Agenzia locale di sviluppo della Valle del Sarno, che ha finanziato l’opera ed alla Confraternita della SS. Concezione di Nocera che ne ha raccolto l’indicazione. Il progetto di ricerca, invece, è stato curato dalla Soprintendenza ai BAPPSAE di Salerno, che ha impegnato i propri funzionari nella redazione di gran parte dei testi scritti insieme a contributi di studiosi della zona.

Info:
Introduzione di Francesco Bottoni, Giuseppe Zampino, Antonella Gemei, Carmine Zarra.
Scritti di: Rosa Carafa, Antonio Pecoraro, Pietro Zarrella, Giovanni Villani, Francesco Capaldo, Maddalena Di Lorenzo, Annunziata Muollo, Antonella De Angelis, Maria Cristina Cioffi, Vincenzo Sebastiano, Tania Caruso, Giulia Carosio, Angelina Montefusco, Antonio Braca, Carmine Zarra, Mario Vassalluzzo, Anna Pia Mariniello.
Patto Territoriale per l’Occupazione dell’Agro Nocerino Sarnese, via Libroia, 52 – 84014 Nocera Inferiore (SA)
Ufficio Stampa Soprintendenza Bappsae di Salerno: Dr. Michele Faiella – tel. 0892573215, fax 089251727

Email: stampa.ambientesa@arti.beniculturali.it

Valeria MINUCCIANI:Musei tra immanenza e trascendenza. Esposizioni e raccolte di arte sacra e beni culturali religiosi in Piemonte e Valle d’Aosta.

Presentazione di: Mons. Giancarlo Santi – Introduzione di: Giuseppe Varaldo – Scritti di: Irene Ascoli, Gianluca Popolla, Donatella Sommani, Laura Sasso, Raffaella Rava.

Il libro esplora, attraverso esempi in due regioni, la realtà dei musei che si definiscono ‘religiosi’. La realizzazione e l’allestimento di questi particolari musei deve tener conto tanto della preziosità artistica delle collezioni quanto della loro importanza storica. La memoria del passato passa, nei musei religiosi, anche e soprattutto dalla presenza di un messaggio di trascendenza implicito negli oggetti esposti.

L’approccio al museo religioso presuppone pertanto un atteggiamento progettuale complesso, sia a livello conservativo che comunicativo, che sappia tenere in considerazione non solo la specificità della collezione ma anche la particolarità del legame tra fruitori e collezioni. Il progetto museografico, quindi, come quello allestitivo, presuppone, nel caso del museo dedicato all’arte sacra, una particolare sensibilità che ancora più del solito necessita di uno studio approfondito e di una capacità organica di soluzione delle problematiche architettoniche e museali.

Il volume si articola in due parti. Dopo l’importante serie di interventi teorici che aprono il volume, nella seconda parte si analizzano sedici casi di studio di alcuni dei più importanti musei del Piemonte e della Valle d’Aosta. Un approccio sistematico in cui l’eterogeneità delle tipologie museali non preclude all’individuazione di alcune funzioni comuni dal punto di vista museografico e museologico.

Info:
pagine: 194, immagini: oltre 500 b/n, formato: 21,5×24, testo italiano
Isbn: 88-8223-077-5 – Prezzo: € 22,00
Edizioni Lybra Immagine, Milano 2006

Link: http://www.lybra.it

Email: lybra@lybra.it

MOUNTAIN VIEW (California – U.S.A.): Un mondo senza libri e senza memoria.

Google prepara la grande biblioteca online. Non conterà sapere, ma saper domandare.

Una società di benefattori dell’umanità, la più straordinaria macchina da soldi della storia del capitalismo o un “pifferaio magico” che, mettendo gratuitamente tutta la conoscenza accessibile via Internet a portata di click, rende la vita più facile, ma intanto ci “ruba l’anima?”.

I manager di Google che accompagnano il visitatore nel campus della società si sentono benefattori ma sono anche entusiasti dell’incredibile valore attribuito dal mercato (oltre 130 miliardi di dollari) ad una società che vive ancora la sua infanzia. E, soprattutto, cercano di convincerti che i motori di ricerca — il loro come quelli dei concorrenti Yahoo! e Msn di Microsoft — non demoliranno i nostri meccanismi di apprendimento, non uccideranno la memoria. Perché assoggettarsi alle fatiche dello studio, perché passare ore e ore a memorizzare dati quando, digitando una o due parole, possiamo ricostruire qualunque nozione, dalla data della battaglia di Austerlitz ai passi salienti del “Riccardo III”, al tempo che farà dopodomani in Nuova Zelanda?

“Quando affermò che, usando una nuova scoperta, i posteri avrebbero consegnato le loro menti all’oblio, avrebbero perso l’abitudine di esercitare la loro memoria”, Platone non parlava di Google ma della scrittura — risponde con una sfumatura di autocompiacimento Craig Silverstein, capo delle strategie di Google, la prima persona che si unì all’impresa di Larry Page e Sergey Brin, quando, nel 1998, i due studenti di Stanford, fondarono la società.

“Nel passaggio dalla trasmissione della conoscenza per via orale all’ era della scrittura e poi anche, nei secoli successivi, con Gutenberg e l’introduzione della stampa, i meccanismi mnemonici non sono andati perduti: semplicemente si sono trasformati. Oggi viviamo un’altra di queste fasi di passaggio: ci sarà cambiamento, non distruzione”.

Parole con una logica, ma che non convincono i professori delle università e delle scuole di mezza America che riscontrano crescenti problemi di apprendimento nei loro studenti. Se ogni persona è la somma delle sue conoscenze ed esperienze, il diffondersi dell’uso dei motori di ricerca è inevitabilmente destinato a cambiare cultura e gerarchie degli interessi e dei valori di quel miliardo di persone che oggi utilizza Internet. Forse è miope concentrarsi su problemi specifici come la sempre minore capacità degli studenti di sillabare le parole (memorizzare l’ortografia corretta di un termine non è più una priorità quando basta digitarne una anche approssimativa su Google per ottenere automaticamente la grafia giusta) quando questi nuovi strumenti consentono ad uno studente di qualunque villaggio del Terzo Mondo collegato a Internet di avere accesso alle stesse fonti di informazione di cui dispone un laureando di Harvard. Può darsi che quello offerto da Google sia soprattutto un modo efficiente di ‘scaricare’ il cervello dalle nozioni meno complesse che possono essere recuperate senza fatica su Internet, creando spazio per nuovi saperi.

Ma nessuno in questo campo — né gli uomini di cultura che non colgono a fondo la logica e le potenzialità di Internet, né gli studiosi della rete — ha idee chiare. Non per questo possiamo rinunciare a interrogarci sull’impatto culturale di un meccanismo che sembra rendere meno essenziale l’acquisizione di conoscenze approfondite, mentre diventa decisiva la capacità di porre le domande giuste al motore di ricerca. Da questo punto di vista Google va maneggiato con cautela perché “la conoscenza che oggi è in noi va molto al di là dell’informazione fattuale: è la capacità di analizzare in prospettiva quei fatti, di valutare noi stessi, di metterci in relazione con l’ambiente che ci circonda” ha spiegato a “Usa Today” John Rooney, docente di psicologia all’università La Salle di Philadelphia.

E non sono problemi che emergeranno solo in futuro, come sanno i medici che, davanti a incertezze su una diagnosi o terapia, hanno scoperto di poter trovare le risposte più facilmente e rapidamente su Google che consultando i database della letteratura medica ufficiale. Fino a che punto ci si può fidare del dottore più bravo alla tastiera che con lo stetoscopio, che sa arrivare subito alle risposte, evitandosi faticose letture? E ancora: il motore di ricerca sarà la protesi della nostra mente? In un momento di esaltazione Sergey Brin, fondatore di Google, ha detto che “il motore perfetto sarebbe come la mente di Dio”. E Google va a caccia della perfezione. Da qui la diffidenza anche di autentici “profeti di Internet”, come Siva Vaidhyanathan, un indiano che insegna cultura della comunicazione alla New York University: “Confesso di essere elettrizzato dalle potenzialità di Google e da alcuni suoi programmi come quello della biblioteca universale. Ma anche spaventato. Ho paura che si vada troppo in là inseguendo un’utopia. Stiamo elevando Google al ruolo di ecosistema dell’informazione del mondo, senza che quest’azienda abbia alcun obbligo o responsabilità”.

Allarma Vaidhyanathan il progetto di trasformare “tutta la cultura del mondo” (le decine di milioni di libri delle biblioteche di New York, Harvard, Stanford, Oxford e della Michigan University) in file di Google. Sospesa per tre mesi dopo le proteste di molti editori, la digitalizzazione dei volumi è ripresa a novembre.

Fin qui si è discusso soprattutto della possibile violazione del copyright e di egemonia culturale, con i francesi che si sentono sempre più assediati dalla cultura anglosassone e l’Unione europea che pensa di dar vita ad un progetto alternativo a quello di Silicon Valley. Ma Google ha già accumulato un vantaggio difficilmente colmabile anche sui diretti concorrenti (Yahoo! e Microsoft) grazie anche allo sviluppo di una tecnologia (stavolta meccanica) sulla quale mantiene la massima segretezza, che consente di sfogliare e scannerizzare i libri più antichi senza provocare danni alla carta o alla rilegatura. E’ questo che ha convinto le biblioteche a dare il loro benestare alla digitalizzazione.

Ha allora ragione la rivista New Republic quando scrive che il mondo — o almeno il mondo della scuola — sta procedendo speditamente verso un “futuro senza libri”, visto che i volumi sono costosi, si rovinano, occupano troppo spazio negli scaffali, hanno bisogno di manutenzione? Dubbi e paure che non preoccupano più di tanto la gente di Google. Un po’ perché i ragazzi di Silicon Valley sono abituati a lavorare con l’animo leggero di un apprendista stregone, un po’ perché sanno che nessuno è davvero in grado di fermarli.

E così, mentre la responsabile dei nuovi prodotti Debbie Jeffrey rassicura gli editori (“daremo in versione integrale solo i volumi non più coperti da copyright, la stragrande maggioranza; degli altri offriremo solo brevi estratti e la funzione di stampa di ciò che compare sullo schermo sarà inibita”), il vicepresidente di Google per l’Europa, Nikesh Arora, va più in là: “Con la libreria universale rendiamo un servizio alla collettività. Gli editori sarebbero miopi ad opporsi: lo stesso errore fatto trent’anni fa dagli studi cinematografici di Hollywood davanti alla diffusione dei videoregistratori (e poi dei Dvd). Volevano bloccarli e invece sono diventati il loro più redditizio canale di distribuzione”.

Il declino del libro “fisico” è inevitabile anche per John Battelle, fondatore della rivista “Wired” e autore di “Search”, un saggio (ahimè, ancora di carta) dedicato alle potenzialità della ricerca su Internet: “Sta già accadendo, soprattutto negli Stati Uniti, negli ambienti in cui tradizionalmente si maneggia più carta, quella dei giornali e dei libri. E’ già una realtà compiuta nei college, dove le biblioteche sono ormai diventate un luogo dove si socializza e si studia, non un luogo dove si cercano testi che sono quasi sempre già disponibili on line”.

Il “mondo senza libri” è probabilmente solo una formula giornalistica, ma basta la prospettiva di un futuro in cui i volumi verranno archiviati in file elettronici anziché in biblioteche “fisiche” e i testi verranno acquistati on line e stampati a domicilio, per suscitare nuovi interrogativi: “Si può privatizzare la conoscenza del mondo?” si chiede Siva Vaidhyanathan. “Possiamo affidarla a Google e a un altro paio di società private? Biblioteche e università sono fatte per durare, mentre per le imprese è naturale cambiare e anche fallire”.

Senza dimenticare che le enormi possibilità della tecnologia della rete hanno inquietanti risvolti politici: consultare o scaricare un libro on line significa lasciare una traccia elettronica sulla quale l’azienda si impegna a non svolgere alcun controllo. Ma se è l’autorità di governo a richiederlo, magari adducendo motivi di sicurezza? I recenti cedimenti di Google, Yahoo! e Microsoft alle richieste della censura cinese, un contributo alle indagini miranti a reprimere la libertà di espressione, diffondono una luce livida sull’alba del nuovo giorno.

Autore: Massimo Gaggi

Fonte:Corriere della Sera

MILANO: Fondazione Alfredo d’Andrade (1997-2005).

Edizioni Lybra Immagine, Milano 2005, pp. 80, immagini oltre 200 b/n e colore;
Isbn: 88-8223-079-1 – Prezzo: € 20,00

L’opera e la figura di Alfredo d’Andrade, con la sua storia e le sue architetture, il suo essere insieme artista, architetto e viaggiatore, non rappresenta solo un patrimonio espositivo da diffondere, anche con mostre temporanee, ma un’eredità culturale da studiare e riscoprire.

Questo libro documenta le attività e le iniziative della Fondazione Alfredo d’Andrade: il museo d’Andrade e il carattere propositivo della Fondazione a lui intitolata si collocano in un contesto che supera i limiti dello spazio museale, consentendo la realizzazione di un percorso culturale e la messa a punto di una mappa degli itinerari, nell’intento di costruire un’intesa, un dialogo, una complicità tra il museo, il territorio e i visitatori.

Completa le iniziative della Fondazione il Centro Studi, una struttura permanente con finalità didattiche che non vuole rinunciare ad una natura sperimentale e accetta il suo essere laboratorio di ricerca e di proposta nell’ambito di una convenzione con il Politecnico di Milano, con il quale sta lavorando alla stesura di una mappa dei luoghi e delle opere di d’Andrade. Un osservatorio scientifico, al quale partecipano esponenti del mondo accademico e istituzionale, alimenterà questo proposito con un lavoro di approfondimento di temi interdisciplinari: architettura, arti figurative, multimedialità.
[Giuliano Corti]

Alfredo d’Andrade (Lisbona 1839 – Genova 1915)

Pittore, architetto, archeologo. Di origine portoghese ma naturalizzato italiano, studia all’Accademia linguistica di Genova e, conosciuto il Fontanesi, si dedica dapprincipio alla pittura di paesaggio. Tratto distintivo della sua opera è la passione, che condivide con i pittori della ‘scuola di Rivara’, per il fascino dei panorami del Canavese e della Valle d’Aosta e l’interesse per la vita ed il costume e l’architettura del Medioevo feudale e cavalleresco.

Inizia la sua esperienza di architetto restaurando i castelli di Rivara nel Canavese e di Tagliolo. Vero pioniere nel campo della tutela del patrimonio artistico, si occupa tra gli altri dei restauri della Rocca di Verres, della Sagra di S.Michele in Val di Susa, del Priorato di S.Orso ad Aosta, del castello di Fenis e di quello di Pavone.

Del 1884 è la costruzione del borgo medioevale nel parco del Valentino a Torino.

Link: http://www.lybra.it

Email: lybra@lybra.it

Pierfranco BRUNI: Oltre la foresta. L’estetica della politica.

Il rapporto tra tradizione, beni culturali, politica e modernità è il tema dominante dell’ultimo libro di Pierfranco Bruni. Un saggio che pone al centro la cultura come progettualità e la politica come estetica del pensiero.

Pierfranco Bruni: “Occorre recuperare il senso della politica attraverso le idee e i valori culturali dell’umanesimo. Si corre il rischio, ormai, di assistere alla morte della politica, perché il suicidio della politica passa attraverso l’omicidio della cultura. Occorre dare senso al patrimonio storico e culturale per dare orizzonti ad una nuova politica.

“Oltre la foresta. L’estetica della politica” è il titolo del nuovo libro di Pierfranco Bruni, pubblicato dal Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, in uscita proprio in questi giorni. Il libro si sofferma sui valori della storia e sul pensiero politico che ha “agitato” gli ultimi decenni. Con tempestiva attualità affronta i temi che si vivono nella nostra temperie. Ci sono riflessioni e meditazioni sul ruolo della politica e sul rapporto tra politica e cultura. L’interrogativo che si pone nel libro presenta questa sottolineatura: la politica nel nostro tempo è ancora attuale? Da qui si apre un confronto a tutto tondo con la quotidianità e con il tempo stesso della politica attraverso una analisi dei fenomeni culturali e storici in un confronto tra tradizione, modernità e progettualità. C’è un pensiero forte che campeggia in tutto lo studio e che invita a ripensare la politica anche come valore di una realtà estetica.

Pierfranco Bruni non smette di proporre: “Siamo dentro un processo politico che si trova ormai ad un bivio. Due sono le strade, aggiunge Bruni, ma di queste occorre scegliere la strada della vita della politica. Il deserto e la foresta sono in agguato. Se non si ha il coraggio di recuperarsi nella nostalgia della cultura e nella nostalgia delle idee si andrà verso il precipizio. La foresta e il deserto, puntualizza ancora Bruni, sono, in fondo, la metafora del precipizio”.

Il saggio si incentra sulla rilettura di alcuni testi filosofici fondamentali. Sulla scia degli intellettuali del pensiero tradizionalista e cristiano, Pierfranco Bruni pone al centro l’uomo con i suoi valori e difende l’azione della cultura cattolica nel tentativo di trasformare la quotidianità in una dimensione dai significati concreti. Un grande risalto dà alla cultura. Ritorna spesso sul concetto del suicidio – omicidio della cultura sostenendo che “il suicidio della politica passa inevitabilmente attraverso l’omicidio della cultura”.

E da questo punto di vista offre stimoli importanti alle politiche culturali tanto che dedica a questi aspetti dei capitoli nevralgici. La cultura come identità di una civiltà ma la testimonianza degli atti della politica restano i nodi da sciogliere. Infatti conclude con queste cesellature:“La speranza del cambiamento è nel viaggio di una politica che sappia guardare al futuro trasformando quelle nostalgie in azioni. La sfida delle idee è nelle azioni che hanno, però, radici profonde”.

Info:
3494282197

Email: micol.cultura@libero.it