Archivi categoria: Beni da salvare

LIBERA L’ARTE. La statua di Artemide. Votare per il restauro.

“Libera l’Arte è un interessante progetto dedicato alla valorizzazione delle opere nel nostro bel Paese. Un progetto sponsorizzato da Sanex per il restauro di un’opera tra 8 sculture in tutta Italia.
Fino al 9 ottobre 2019, otto opere d’arte, dislocate in cinque regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lazio), sono in gara per tornare all’originario splendore, grazie alla partecipazione attiva di chi ha a cuore l’arte e la cultura.
Per Torino partecipano i Musei Reali con la statua di Artemide, collocata nel cortile d’onore del Palazzo Reale di Torino.“
La Redazione di ArcheoMedia è di Torino e conosciamo molto bene la nuova realtà dei Musei Reali e la bellezza della Statua di Artemide. Ci aiutate a sostenerla votando per quest’opera che accoglie i visitatori nel cortile d’onore di Palazzo Reale?”

Per votare vai a: http://www.liberalarte.org/index.html
Info: Sito internet dei Musei Reali

ITALIA. Sono circa 35 mila i beni culturali esposti a rischio frane.

“In Italia abbiamo circa 35 mila beni culturali esposti a rischio frane. Moltissimi beni culturali sono stati danneggiati nei soli terremoti dell’Umbria, Marche, Molise, Puglia, Abruzzo ed Emilia -Romagna. Più di 7 milioni di italiani sono in aree ad elevato rischio idrogeologico e poi ci sono edifici pubblici come ospedali e scuole in aree ad elevato rischio sismico ed idrogeologico”.
Lo afferma Vincenzo Morra, Dipartimento Scienze della Terra dell’Università Federico II di Napoli, elencando i temi oggetto di discussione presso la sede della Stampa estera a Roma.
“Più di 200 miliardi di euro sono stati spesi negli ultimi 70 anni per inseguire le emergenze e quasi nulla è stato speso in prevenzione. Contemporaneamente abbiamo avuto una grande contrazione delle Scienze della Terra – ha proseguito Morra – con i Dipartimenti che sono passati da ben 34 ad 8 con la riforma Gelmini. Negli ultimi 15 anni i geologi nelle Università italiane sono diminuiti di oltre il 25%. In Italia però non ci facciamo mancare nulla “con ben 480.000 frane delle 700.000 esistenti in Europa. C’è oggi l’esempio della Costiera Amalfitana – ha dichiarato Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi da appena 3 mesi – dove abbiamo tutti e tre i georischi. In Costiera abbiamo il rischio idrogeologico, il rischio sismico ed il rischio vulcanico“.
Il 7 Aprile i geologi saranno proprio in Costiera Amalfitana nel Comune di Minori per dare l’opportunità di vedere i georischi osservati dallo spazio, grazie all’astronauta, il maggiore Luca Parmitano.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 20 mar 2016

UNESCO, approva “caschi blu della cultura”.

Sì del Consiglio esecutivo Unesco alla proposta italiana di istituire meccanismi per l’uso dei ‘caschi blu della cultura’ e di proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace come richiesto dal premier Renzi all’Assemblea Onu.
La risoluzione italiana, cofirmata da 53 paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stata votata per acclamazione dopo un dibattito molto intenso e articolato che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi. Ecco come, il 29 settembre all’Onu, Renzi aveva descritto il progetto italiano: «L’iniziativa prevede la creazione di una unità nazionale specializzata — formata dai Carabinieri e da esperti civili — con l’obiettivo di preservare il patrimonio culturale», ha affermato sottolineando che si tratta di una task force messa in piedi su richiesta dell’Unesco. «Quali saranno i suoi compiti? Quelli di operare sia in situazioni di disastri naturali che di guerra con compiti sia di formazione che operativi per proteggere il patrimonio e dare consigli ai governi locali.
I caschi blu della cultura nascono sulla base di un modello già sviluppato a livello nazionale». Per il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, si tratta di «un successo internazionale del nostro Paese che segue al grande consenso dopo quello ottenuto a Milano con l’approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla Protezione del Patrimonio Culturale. L’Italia si conferma come guida nella diplomazia culturale. Bisogna adesso definire subito gli aspetti operativi di questa task force internazionale che dovrà intervenire laddove il patrimonio dell’umanità è messo a rischio da catastrofi naturali o da attacchi terroristici».

Fonte: www.quotidianoarte.it, 20 ott 2015

ROMA. Un “vespillone” per il funerale dei Beni Culturali.

Dei nostri beni culturali, dei centri storici, dei paesaggi si declama, a chiacchiere, il “valore inestimabile”. Poi però si continua a indebolirne la cura, la tutela, il restauro. Così hanno fatto i governi Berlusconi arrivando a tagliare a metà i fondi, già insufficienti, destinati a questo sterminato patrimonio, impoverendo i quadri tecnici, in media già anziani, negando persino i rimborsi spese (modestissimi) per le missioni su scavi e cantieri. Nessuno era però riuscito ad ottenere quel silenzio/assenso su grandi lavori, edifici, lottizzazioni (se entro poche settimane le Soprintendenze non si esprimevano) che vuol dire tout court assenso visto che ogni tecnico ha una montagna di pratiche delicate da sbrigare per ciascuno dei giorni lavorativi. C’è riuscito il governo Renzi col decreto Sblocca Italia (una copia, in più punti, del vecchio Lunardi) ed ora lo ribadisce col disegno di legge Madia. Con esso però si va ben oltre: si accorpano confusamente le Soprintendenze alle Prefetture, sottoponendo le prime ai prefetti, ridando cioè vita alle Sottoprefetture di sabauda memoria. Ma come? Se la stessa legge Madia riduce e accorpa le Prefetture medesime, che logica è mai questa? Vuol dire che al ministero per i Beni Culturali rimangono i Musei di eccellenza, presunte “macchine da soldi” (lo disse anni fa Renzi per gli Uffizi ignorando che anche il Louvre e il Metropolitan Museum non “rendono” un cent, ma anzi costano milioni di euro o dollari)? Nel silenzio pressoché generale dell’informazione, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Maria Guermandi, chi scrive hanno lanciato un brevissimo manifesto/appello di protesta in cui si chiede al presidente della Repubblica, tutore dell’articolo 9 della Costituzione di vigilare attentamente in merito, ai presidenti delle Camere di “garantire un’adeguata discussione parlamentare” e al ministro Franceschini “di opporsi con ogni mezzo a tale disegno politico. O questo governo sarà per sempre ricordato come il becchino di una delle più gloriose strutture di civiltà”. L’appello ha raccolto subito vaste e importanti adesioni. Quasi nessun giornale ne ha parlato. Men che meno i telegiornali. Dario Franceschini tace da giorni in altre faccende affaccendato. Accolto su sito di change.org l’appello viaggia dopo pochi giorni sulle 18.000 adesioni. Non importa. Tutti zitti.
È noto che Matteo Renzi considera la parola stessa “Soprintendenza” una delle più fastidiose. In proposito c’è un florilegio di accuse renziane impressionante contro questi organismi i cui poteri “monocratici” sono da lui considerati un’offesa. I controlli tecnico-scientifici, è vero, non prevedono decisioni politiche a maggioranza. Anche quando si tratta di consentire o no al sindaco di Firenze di sforacchiare l’affresco vasariano del Salone dei Cinquecento per cercare lì sotto tracce della Battaglia di Anghiari leonardesca notoriamente perduta. Ma smontare la rete della tutela creata agli inizi del ‘900 da Corrado Ricci, Adolfo Venturi e altri giganti per farne delle Sottoprefetture è una decisione così devastante e cervellotica che una pre-discussione al di là del volto impassibile di Madonna Madia la meriterebbe. O no?
Le Soprintendenze sono lente, burocratiche? Le si finanzi, le si aggiorni, le si potenzi come sarebbe da decenni doveroso e utile ad un Paese aggredito insensatamente dal cemento e dall’asfalto, i cui paesaggi sono una delle attrattive turistiche più potenti. A proposito di velocità, Giovanni Spadolini, fiorentino di città, convinse Aldo Moro a votare per decreto legge, nel dicembre 1974, il ministero per i Beni Culturali e Ambientali ma aveva alle spalle i lavori di duecommisioni che avevano operato, specie la prima presieduta da un altro Franceschini, Francesco (Dc) in profondità. Ora il ministero con la riforma di Franceschini Dario è di per sé in pieno caos: i Musei “di eccellenza” devono essere staccati dal contesto territoriale e come possono esserlo quelli archeologici compenetrati con gli scavi che li hanno alimentati? I tecnici non sanno se appartengono ancora ai poli museali regionali (dove adesso c’è un po’ di tutto) oppure alla Soprintendenza unificata beni architettonici e beni storico-artistici (dove spesso non c’è neppure uno storico dell’arte). E che ne sarà degli archivi, di quelli fotografici per esempio, verranno smembrati fra vari uffici? Sono soltanto alcuni dei mille problemi organizzativi e scientifici. Ma la straordinaria pensata di accorpare tutto quanto nelle Prefetture (ridotte di numero) introduce altro caos in questo caos.
Tutto però tace, per ora. Qualcuno fa sapere, irritato, che il termine “becchino” di una delle più gloriose strutture europee, via, è veramente troppo forte. Vogliamo dire allora “necroforo” o magari, alla Totò, “vespillone”? Tanto per non piangere.

Autore: Vittorio Emiliani

Fonte: http://www.quotidianoarte.it, 31 lug 2015