Archivi categoria: Beni da salvare

Michele Santulli. Due opere incredibili in vendita a Londra.

E’ un fatto storico, perciò incontestabile, che entrando nei musei e pinacoteche del pianeta la gran parte delle opere in esposizione, specie con riguardo a quadri antichi e a reperti archeologici, hanno origini italiane: come e quando uscite, fa parte di vicende e di avventure e di misteri che sovente hanno dell’incredibile. Ci si chiede solo: come è stato, ed è ancora oggi, possibile.
Si ritiene che il Paese che prima di tutti e in grande quantità ha acquistato anzi fatto incetta di opere d’arte italiane sia stata la Gran Bretagna: iniziatore fu re Carlo I seguito dal figlio Carlo II nel 1600 che acquistarono numerose opere rinascimentali di Maestri dell’epoca e in particolare numerosi disegni di Leonardo e alcuni di Michelangelo; la collezione d’arte della Regina vanta oggi la più ricca raccolta di disegni di Leonardo.
Il grande accaparramento, incetta vera e propria, avvenne nel 1700: a parte le opere del Canaletto da Venezia, la preda gigantesca pari a vera e propria spoliazione fu la trasferta in Inghilterra di migliaia di pezzi di archeologia restituiti dal sottosuolo di Roma e dintorni nel periodo famoso del cosiddetto Grand Tour.
L’Inghilterra a quell’epoca dominava il mondo e la ricchezza era favolosa: sorsero in quantità le celebri residenze e castelli nobiliari ovunque nel Paese, tutti abbisognevoli di oggetti di arredamento, e perciò si consolidò a Roma addirittura una organizzazione di intermediari e di agenti inglesi col compito di rastrellare e spedire in patria opere d’arte di archeologia, di ogni dimensione.
Si immagini la situazione dell’epoca, eppure migliaia di opere d’arte e di sculture a grandezza naturale in marmo arrivarono alle loro destinazioni private, senza parlare dei Musei. Alle opere archeologiche da Roma, si aggiungeranno a partire dalla fine del 1700, grazie soprattutto al loro ambasciatore a Napoli Lord Hamilton, numerose opere dagli scavi di Pompei ed Ercolano, in particolare centinaia di preziosissimi vasi greci.
Non menzioniamo quanto è avvenuto nel 1800 e di che cosa si è privata l’Italia: basti pensare che quasi tutte le opere antiche greche e romane del Museo di Boston, una realtà museale inimmaginabile per le nostre proporzioni, uscirono dall’Italia e lo stesso dicasi per la gran parte dell’archeologia romana del Metropolitan di New York. Non citiamo le addirittura migliaia di vasi greci etruschi quasi tutti da Vulci esportati da Luciano Bonaparte a Parigi e altrove in Europa. Ma qui ci arrestiamo.
E da questo mondo favoloso di opere uscite dall’Italia, vanno in vendita a Londra per ragioni ereditarie nei prossimi giorni due reperti che sono la testimonianza di quale valore e qualità fossero gli oggetti venduti dagli italiani dell’epoca.
E’ il busto di Hermes/Mercurio in marmo rinvenuto in un pantano che si era formato attorno alla Villa di Adriano a Tivoli, recuperato da uno dei due attivissimi antiquari inglesi a Roma e venduto a nobili inglesi: nella vendita all’asta valutato 3-5 milioni di sterline.
Un secondo oggetto rarissimo è un violino Stradivari con ancora nell’interno la etichetta dell’epoca ‘Cremona 1679’ che costituirà anche esso la gloria e l’apoteosi di qualche fortunato. La stima è di 6-9 milioni di sterline. Si può essere più che certi che i prezzi saliranno e si tenga a mente che all’aggiudicazione vanno aggiunti circa 30% per diritti d’asta.
Auguri dunque ai felici compratori e…. condoglianze agli altri.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

 

ROMA. Il 90% delle opere nei musei italiani sono conservate male. Il Senato approva una risoluzione.

Quando ci scandalizziamo facilmente nella visione dell’aula di Montecitorio o di Palazzo Madama vuote durante qualche importante votazione raramente consideriamo che una significativa parte dell’attività parlamentare degli eletti si svolge non in plenaria, nell’aula principale, ma piuttosto sul territorio o ancor più nelle commissioni.
La Commissione Istruzione&Cultura di Palazzo Madama, ad esempio, ha recentissimamente approvato una risoluzione che impegna il Governo su questioni importanti rispetto alla conservazione e alla tutela delle opere d’arte nei nostri musei, spesso archiviate e esposte in maniera assai inadeguata con pericoli seri per la loro durabilità. La Commissione si è riunita cinque volte da settembre 2021 a fine novembre 2021 audendo anche enti come il CNR, l’ICOM, l’Istituto Centrale del Restauro e altre realtà. Alla fine la risoluzione è stata approvata rendendolo noto poco più di un mese fa: il 14 dicembre 2021.
museiMa cosa dice questa risoluzione approvata dalla Commissione presieduta dal socialisa Riccardo Nencini? Premettendo che è fondamentale conservare al meglio il nostro patrimonio, che la tecnologia è andata molto avanti, che l’Italia ha tantissime eccellenze in questo campo, che spesso le opere sono conservate in condizioni di illuminazione e microclima spesso assolutamente inadatte e in teche che magari sono accettabili per l’esposizione ma dannose per la conservazione, giunge a impegnare il Governo a muovere dei passi.
Tra questi passi la richiesta di un monitoraggio intenso che valuti volta per volta le reali condizioni degli spazi espositivi, la fissazione di standard e best practices, l’implementazione di un sistema di sensori, una reportistica che i tecnici dovranno offrire al Ministero della Cultura. E poi l’utilizzo a questi fini dei fondi del PNRR.
La Commissione invita pure il Governo, e quindi il Ministro Franceschini, a muoversi sulla accessibilità dei depositi facendo espresso riferimento al grande progetto del Depot del Boijmans di Rotterdam che abbiamo lungamente raccontato. In definitiva la Commissione mette il dito nella piaga nei numerosi problemi di conservazione delle opere d’arte in Italia: abbiamo una enorme quantità di patrimonio, dicono i senatori dopo essersi documentati, ma lo conserviamo malissimo, non abbiamo regole, lo teniamo in spazi che pensiamo siano di protezione e invece condannano le opere a deperire. Ecco perché, tra le altre cose, la risoluzione spinge il Governo a creare un albo di aziende capaci di realizzare allestimenti idonei in modo tale che musei, fondazioni e istituzioni culturali possano attingere lì evitando il fenomeno della teca fatta dal fabbro dietro l’angolo, magari esteticamente accettabile ed economicamente economica ma incapace di proteggere davvero le opere all’interno.
“Il punto è” spiega il presidente della Commissione Cultura del Senato Riccardo Nencini ad Artribune “che soltanto il 10 o il 15 per cento delle opere nei nostri musei sono conservate come dio comanda. Abbiamo un patrimonio straordinario, abbiamo molte tecnologie a disposizione, abbiamo ottimi centri di ricerca e aziende leader nel mondo che si occupano di questi temi e dunque dobbiamo prenderne atto. Ecco il perché di questa iniziativa e il perché il voto di approvazione è stato unanime“.
Si attendono ora le mosse da parte dell’esecutivo.

Autore: Massimiliano Tonelli

Fonte: www.artribune.com, 21 gen 2022

MiC. la nuova campagna per destinare l’8×1.000 al patrimonio culturale.

“C’è un patrimonio da portare alla luce, c’è un patrimonio da tutelare, c’è un patrimonio da restaurare, c’è un patrimonio da studiare, e c’è un patrimonio che continua a sorprendere. È il tuo patrimonio culturale”.
È questo il testo dello spot istituzionale realizzato dal Ministero della cultura per invitare gli italiani a destinare l’8×1.000, il 5×1.000 e il 2×1.000 alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico ed alle attività delle associazioni culturali.

Il video è disponibile a questo indirizzo: https://cultura.gov.it/destinazionecultura.

Per destinare l’8×1.000 dell’IRPEF ai Beni culturali, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro dedicato allo Stato e scrivere il codice 5.
Per destinare il 5×1.000 dell’IRPEF alle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei Beni culturali e paesaggistici, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro corrispondente e, se preferisce, indicare anche il codice fiscale di uno specifico soggetto beneficiario.
Per destinare il 2×1.000 dell’IRPEF a favore di una delle Associazioni culturali, il contribuente deve apporre la propria firma nel riquadro indicando il codice fiscale del soggetto beneficiario. La scelta deve essere fatta esclusivamente per una sola delle Associazioni beneficiarie riportate qui: https://www.governo.it/it/articolo/pubblicazione-degli-elenchi-della-associazioni-culturali-ammesse-e-non-ammesse-al-riparto#documenti)
Maggiori informazioni sull’8×1.000, il 5×1.000 e il 2×1.000 sul sito dell’Agenzia delle Entrate: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/scelte-8-5-e-2-per-mille-irpef-2021/infogen-scelte-8-5-e-2-per-mille-irpef-2021

NAPOLI. Maschio Angioino: dai sotterranei emerge un tesoro d’arte dimenticato da decenni.

Era dimenticato da decenni, nei sotterranei di Maschio Angioino a Napoli, un prezioso patrimonio di circa 400 dipinti (ma anche sculture, parti di arredamento), ritrovato per caso grazie a dei sopralluoghi effettuati a novembre 2020 per verificare se fossero avvenuti allagamenti e danni a seguito del maltempo. Ciò che i tecnici del Comune hanno rinvenuto, una volta scesi nel piano che si trova sotto al calpestio del cortile, sono state opere di Luca Giordano, Paolo De Matteis, Jacopo Cestaro, Giacinto Diano, Francesco De Mura, Giuseppe Bonito, Agostino Beltrano, Giacinto Diano, Onofrio Avellino e altri pittori appartenenti alla scuola napoletana, molte di queste in grave stato di deterioramento. Particolarmente significativo è stato il ritrovamento di una Madonna del Rosario e Santi Domenicani di Luca Giordano, larga 4 metri e alta 2,64 metri, che sarà prossimamente sottoposto a restauro con lo scopo di essere esposto, appena possibile, nel Museo di Castel Nuovo.
Al momento del ritrovamento sono stati prontamente avvertiti il sindaco Luigi De Magistris, il Comune e la Soprintendenza, intervenuta per mettere in sicurezza le opere, catalogarle e valutarne le condizioni. La collezione entrerà naturalmente a far parte del patrimonio del Comune – una speciale commissione tecnica è stata incaricata per stimarne l’esatto valore – che nel frattempo ha stanziato 150mila euro per i primi interventi.
Ma come è possibile, ci si domanda, che un nucleo di tale importanza sia finito nel dimenticatoio, abbandonato in un luogo tutt’altro che appropriato? I documenti stilati a seguito delle ispezioni parlano di opere “custodite in inadeguati depositi”, constatando “il degrado del patrimonio artistico custodito nei depositi in pessime condizioni di Castel Nuovo”.
L’ipotesi più probabile è che la collocazione del tesoro d’arte nei sotterranei di Maschio Angioino sia avvenuta nel 1980 a seguito del Terremoto dell’Irpinia. In quell’occasione il Comune, in accordo con la Soprintendenza, prelevò le numerose opere della collezione civica dai loro edifici, affidandole ai musei cittadini per metterle al riparo da furti e ulteriori danni. Le opere furono distribuite in varie sedi, come Capodimonte, Palazzo Reale, Palazzo San Giacomo e infine al Maschio Angioino, dove sarebbero state dimenticate del tutto. Una strategia che, messa in atto per tutelare il patrimonio, ha finito per rivelarsi ancora più dannosa.

Autore: Giulia Ronchi

Fonte: www.artribune.com, 1 mag 2021

Michele SANTULLI. Cataldi e Biondi alla Galleria Nazionale di Roma.

Quante volte abbiamo informato il lettore delle peripezie che per anni hanno afflitto la grandiosa scultura dei ‘Saturnali’ di Ernesto Biondi (†1917) collocata, sin dagli inizi del 1900, nel chiostro di sinistra della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Peripezie autentiche in quanto fino ad una certa epoca, gli anni ‘cinquanta del Novecento, la scultura era nel suo posto ben curata e mantenuta come le altre opere d’arte della Galleria: era così particolarmente significativa che i due corridoi ad angolo retto che scandiscono il chiostro si chiamavano Galleria dei Saturnali e, mi sembra di ricordare, Corte dei Saturnali.

Leggi tutto nell’allegato: CATALDI E BIONDI ALLA GALLERIA NAZIONALE DI ROMA

Autore: michele@santulli.eu