Archivi categoria: Beni da salvare

Michele SANTULLI. Cataldi e Biondi alla Galleria Nazionale di Roma.

Quante volte abbiamo informato il lettore delle peripezie che per anni hanno afflitto la grandiosa scultura dei ‘Saturnali’ di Ernesto Biondi (†1917) collocata, sin dagli inizi del 1900, nel chiostro di sinistra della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Peripezie autentiche in quanto fino ad una certa epoca, gli anni ‘cinquanta del Novecento, la scultura era nel suo posto ben curata e mantenuta come le altre opere d’arte della Galleria: era così particolarmente significativa che i due corridoi ad angolo retto che scandiscono il chiostro si chiamavano Galleria dei Saturnali e, mi sembra di ricordare, Corte dei Saturnali.

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Autore: michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. Amleto Cataldi, lo scultore di Roma … umiliato.

Amleto Cataldi (1882-1930) alla sua epoca considerato uno dei punti di riferimento di eccellenza del Novecento Europeo, è lo scultore di Roma: infatti nessun artista è rappresentato nella Città Eterna da tante opere quanto Cataldi, sia nelle due Gallerie d’arte Nazionale e Comunale, sia nei palazzi istituzionali, sia in giro per la città.
Nella scultura europea del primo Novecento già ai suoi tempi lo scultore ciociaro veniva collocato in posizione apicale e preminente. Ma avviene anche per Cataldi quanto avviene per altri personaggi: non sono profeti in patria, non li si capisce, quindi li si accantonano. Per esempio al Palazzo del Quirinale si trova una sua opera di altissima qualità, donata dai partigiani al Presidente Saragat nel 1966 per i suoi meriti nella Resistenza Italiana: si sarebbe ritenuto normale che il visitatore del Quirinale la incontrasse nel suo percorso di visita, invece l’Arciere, questo è il nome dell’opera, alta cIrca 190 cm, in bronzo, non si incontra: in alcune riprese televisive si è visto che questa prestigiosa opera d’arte è sistemata attualmente in una rientranza dello scalone che porta alla cucina, visibile dunque solamente, è già una consolazione, ai camerieri e ai cuochi dei fortunati inquilini del palazzo.
Tre o quattro anni fa il Comune di Roma Capitale, dietro iniziativa dello scrivente, si avvide del torto arrecato al grande artista avendolo totalmente ignorato nel proprio stradario cosicché, recepita la doglianza, Roma Capitale quasi quale ammenda intestò a ‘Largo Amleto Cataldi’ lo spazio più pittoresco e più spettacolare della Città Eterna: il Pincio a Villa Borghese, a pochi metri dalla Casina Valadier, a qualche diecina di metri da Palazzo Medici!
Infatti qui si leva una delle sue opere più ammirate: la Fontana della Ciociara, fino ad oggi erroneamente nota come l’Anfora. Ora è successo che, così dicono, ‘un colpo di vento’ abbia infranto la tabella di marmo sulla palina di sostegno, mandando la targa in frantumi! E’ passato più di un anno e le autorità cittadine fino ad oggi sono state ignare al riguardo e il nome è rimasto solo nello stradario cittadino. In realtà a mio avviso, deve essersi trattato di un ‘vento’ alquanto bizzarro e malizioso perché delle decine di targhe segnaletiche nelle vicinanze ha infuriato solamente sulla targa di Cataldi! Le autorità responsabili come pure i carabinieri con una denuncia, sono stati da tempo investiti del fatto.
A Via dei Delfini, in Ghetto, sotto il balcone della palazzina dove abitava il poeta celebre di Roma Giggi Zanazzo, Amleto Cataldi realizzò una edicola con il volto del poeta ed a fianco due putti, uno con la lira simbolo della poesia e della musica e l’altro… senza nulla! Anche qui qualche specie di ‘vento’ deve avergli tolto dalla mano il simbolo artistico che inizialmente lo individuava. E lo stato di fatto perdura tale da anni!
Il ‘Monumento agli studenti della Sapienza caduti in guerra’ realizzato da Amleto Cataldi, che si leva a pochi metri dalla scala di accesso alla Facoltà di Giurisprudenza, fu inaugurato nel 1920 dal re in persona e dal presidente del Consiglio dell’epoca, Salandra, e dalle autorità accademiche della Sapienza: un fatto dunque del massimo significato oltre che prestigioso riconoscimento del valore artistico dell’opera: oggi si presenta allo sguardo dell’osservatore ricoperto di ossidazione e con la scritta del basamento illeggibile: cioè da allora fino ad oggi mai curato e mai ripulito! Gli avvocati, e il loro Ordine, così sensibili e attenti… quale occasione ancora persa, per un atto di munificenza e di mecenatismo, da pochissimi soldi in verità, tra l’altro! Per ridare splendore al monumento e onore a loro stessi…
Alla Galleria Nazionale a Valle Giulia di opere del Cataldi ve ne sono cinque: nelle sale non se ne vede nessuna, da anni! sicuramente giacciono nel deposito, per far posto, si perdoni la polemica, alle… vacche impiccate!
E’ visibile solo la ‘Portatrice d’Acqua’ ma fuori del Museo, sotto il finestrone del Caffè della Galleria.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

FABRIANO (An). Chiesa del Crocifisso abbandonata.

La chiesa del Crocifisso di Fabriano, in via delle Fontanelle è ormai abbandonata da tanti anni. Paolo Panfili, presidente Associazione per la Tutela e Valorizzazione del Centro Storico, riaccende i riflettori su questo luogo storico, a due passi dalle vecchie cartiere e chiede al Comune di attivarsi presso la Soprintendenza. Da tempo si sollecita l’intervento delle autorità competenti per avviare un serio progetto di recupero di un luogo tanto caro ai fabrianesi.
“E’ un miracolo che non sia ancora crollata”. Conserva un affresco di Giovanni Loreti, nonno del fondatore delle Cartiere, Pietro Miliani. Situata vicino al ponte della Canizza e alla gualchiera dei Chiavelli, la chiesetta intitolata al Crocifisso è in pessime condizioni. Sull’altare l’affresco del Loreti è in stato di abbandono. E’ famoso per la scritta latina “custodisco questa città”.
“Dall’entrata, sullo sfondo, si nota anche l’opera del Crocifisso lasciata in balia delle intemperie e delle sterpaglie che occupano tutta la chiesa” denuncia il gruppo locale del Fai, Fondo Ambiente Italiano.

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“L’ultimo miracolo – dice Panfili – l’ho visto nella chiesetta, pochi giorni fa, nell’avvicinarmi alla finestrella abbattuta da qualche vandalo. Dopo tanti anni di stato di abbandono e precarietà assoluta mi aspettavo di vedere il crollo totale. Invece no, l’abside è ancora là, con i suoi magnifici affreschi la cui bellezza e l’armonia dei colori creano un contrasto vivace con la forza degli arbusti circostanti che l’aggrediscono. Non può essere che un miracolo la conservazione di quest’opera guardando la distruzione che la circonda. Forse è il Loreti che dall’alto protegge la sua opera, grazie anche all’aiuto di suo nipote Pietro Miliani?”
Il pittore, nato a Fano, nel 1686, ancora molto giovane, si trasferì a Fabriano dove svolse la maggior parte della sua attività. Probabilmente intorno al 1728, in occasione dell’elevazione della chiesa di San Venanzo di Fabriano a cattedrale, ne affrescò la conca absidale con San Venanzio. Altre sue opere si trovano in molte chiese della città.
“Viene da chiedersi perché una comunità dichiaratamente amante dell’arte e delle arti – evidenzia Paolo Panfili – lasci andare in rovina una simile opera nella chiesa del Crocifisso. Con altri amici abbiamo invano, più volte, tentato di invocare le Istituzioni e i proprietari privati ad attivare un iter che permetta la conservazione dell’opera”.
Ora ci si riprova suggerendo una modalità diversa per salvarla e metterla in sicurezza.
“L’assessorato alla Cultura del Comune di Fabriano – dichiara – si attivi affinchè la Soprintendenza emani formalmente una “Dichiarazione di interesse artistico” per gli affreschi contenuti nell’abside della chiesa del Crocifisso, come previsto dall’articolo 13 del Codice del Beni Culturali e del Paesaggio. Così godrà delle disposizioni sancite dal Decreto 42/2004 con la possibilità di applicare sanzioni penali e amministrative e perfino l’espropriazione per causa di pubblica utilità”.

Giovanni Loreti nacque il 31 maggio 1686 a Fano da Domenico e da “Donna Mattia sua moglie”. Suoi padrini furono due esponenti della nobiltà fanese: il conte Giovanni Montevecchio e Laura Boccacci. Secondo di quattro figli, rimasto orfano di padre a soli otto anni, il Loreti si avviò “giovanissimo” all’arte della pittura. Sulla vita del pittore si hanno notizie discontinue; risulta ancora incerta la cronologia di molte delle sue opere. Frequentò la scuola bolognese di Carlo Cignani e ne fu discepolo insieme con Francesco Mancini, con il quale rimase sempre in “amichevole corrispondenza”. Sassi riferisce di una “testimonianza giurata” non meglio specificata nella quale lo stesso artista avrebbe affermato che, oltre a essere stato allievo di Cignani, avrebbe condotto studi approfonditi a Bologna, a Roma e in altre città italiane, traendo ispirazione dai grandi maestri come Gentile da Fabriano, il Perugino e Raffaello, e studiando “con diligenza” i dipinti di Giotto ad Assisi. Ancora molto giovane, si trasferì a Fabriano dove svolse la maggior parte della sua attività. Seppur lacunosi, i documenti conservati nell’Archivio della diocesi di Fano indicano comunque che nel 1706 il Loreti era in questa città per contrarre matrimonio con Maria Cinzia Galari.

Autore: Marco Antonini

Fonte: www.radiogold.tv, 31 gen 2020

LIBERA L’ARTE. La statua di Artemide. Votare per il restauro.

“Libera l’Arte è un interessante progetto dedicato alla valorizzazione delle opere nel nostro bel Paese. Un progetto sponsorizzato da Sanex per il restauro di un’opera tra 8 sculture in tutta Italia.
Fino al 9 ottobre 2019, otto opere d’arte, dislocate in cinque regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lazio), sono in gara per tornare all’originario splendore, grazie alla partecipazione attiva di chi ha a cuore l’arte e la cultura.
Per Torino partecipano i Musei Reali con la statua di Artemide, collocata nel cortile d’onore del Palazzo Reale di Torino.“
La Redazione di ArcheoMedia è di Torino e conosciamo molto bene la nuova realtà dei Musei Reali e la bellezza della Statua di Artemide. Ci aiutate a sostenerla votando per quest’opera che accoglie i visitatori nel cortile d’onore di Palazzo Reale?”

Per votare vai a: http://www.liberalarte.org/index.html
Info: Sito internet dei Musei Reali