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Mettersi in proprio per vivere l’arte

La storia

La passione per l’arte, tanta intraprendenza e la capacità di credere in quello che si fa. Quattro giovani fratelli genovesi con tre dei loro partner le hanno sapute trasformare, prima in un’associazione culturale e poi nella Dapino Sas (telefono 0347/7311327 – 0349/7146806), una società specializzata nella promozione dell’arte e della cultura. " Siamo sette fra studenti ed ex studenti dell’Accademia Ligustica delle Belle Arti – spiega Giovanna Grillo, 29 anni fidanzata di Ferruccio Dapino, 30 anni, il più anziano dei fratelli -. Tutti abbiamo, fin da giovanissimi, la passione per dipingere sia ad acquerello sia ad olio. Nel 1999, grazie all’incoraggiamento dei nostri genitori, abbiamo aperto ‘Le grand Tour’ un’associazione culturale che si occupava di organizzare mostre, in cui esponevamo le nostre opere, e corsi di acquerello" . Proprio grazie a queste mostre, i sette soci hanno capito che i loro lavori avrebbero potuto avere un mercato. Così, a dicembre del 2000, hanno deciso di costituire la loro società e di iniziare a venderli all’interno di un negozio. Lo hanno aperto a Monterosso, la famosa località turistica in provincia di La Spezia. " Le vendite stanno andando bene. Anche meglio del previsto" – continua Giovanna. Ma, considerato che l’attività è appena stata avviata, ciascuno di loro, non ha ancora lasciato l’attività a cui si dedicava in precedenza e continua a svolgerla per arrotondare i propri guadagni. C’è quindi chi organizza dei corsi di acquerello per i bambini delle scuole elementari, un servizio che, peraltro eroga anche la società, chi fa disegni per i rilievi archeologici, e chi fa il fotografo. " Crediamo che il nostro obiettivo di riuscire tutti a vivere delle nostre creazioni sia raggiungibile a breve, cioè nell’arco di un paio di anni" – dice speranzosa Giovanna. Per concretizzarlo, stiamo organizzando numerose mostre itineranti e abbiamo iniziato a fare anche delle illustrazioni che stanno avendo il favore dei nostri clienti" .

Chi sono i personaggi

Molto uniti, Mara Beccaris, Ferruccio, Giorgio, Stefano e Valeria Dapino, Giovanna Grillo e Alessia Roverano hanno un’età compresa fra i 19 e i 30 anni. Tutti giovanissimi, vivono ancora con i genitori e non si spaventano di fronte all’idea di fare anche dei sacrifici per coronare il sogno di vivere del loro amore per l’arte. A differenza di molti altri artisti, sono inoltre dotati di tanta concretezza, una qualità essenziale per far convivere la propria passione con la necessità di avere un reddito.

I motivi di successo

  • Grande flessibilità da parte dei giovani soci. Per limitare i costi di gestione, i giovani soci hanno una grande autonomia rispetto ai fornitori esterni: sono loro a dipingere i quadri, ad organizzare le mostre, a preparare cornici su misura per i loro dipinti e persino a costruirsi il sito che stanno realizzando su Internet, per sfruttare anche questo canale di vendita.
  • Buona localizzazione dell’attività e prezzi competitivi. Monterosso è una località molto visitata da turisti raffinati, disposti ad acquistare souvenir d’autore, soprattutto a prezzi competitivi come quelli applicati dalla Dapino S.a.s: indicativamente, per gli acquerelli si parte dalle 80.000 lire per arrivare alle 250.000 mentre per i quadri ad olio si va dalle 200.00 alle 400.000 lire.
  • Bassi investimenti di avvio e costi di gestione contenuti. Per avviare la loro attività, i 7 soci hanno dovuto far fronte ad un investimento contenuto entro i 10 milioni, l’indispensabile per costituire la società ed occuparsi della promozione di avvio. Ugualmente contenuti anche i costi di gestione dell’iniziativa che si aggirano sui 20 milioni annui.

L’esperto consiglia

" Un’attività come quella della Dapino S.a.s. può funzionare grazie all’intraprendenza dei soci e soprattutto alla loro capacità di proporre le proprie opere in posti diversi – osserva Alessandra Persico. Ben vengano, quindi, l’organizzazione di mostre itineranti, la partecipazione a manifestazioni di carattere artistico, la vendita anche in piccoli negozi di località turistiche, la vetrina su Internet, l’ideazione di piccole esposizioni anche all’interno di locali pubblici e l’accordo con operatori economici che svolgono la loro attività nei centri storici o nelle zone molto visitate dai turisti perché espongano i loro quadri. In questo modo, è possibile arrivare ad essere conosciuti nella località in cui si opera con costi davvero contenuti" .

I siti da visitare

I tombaroli di «Zarathustra»

Sulla «Collina dei gioielli» di Balkh, dove la gente ritiene che per migliaia di anni si trovasse il bazar della città, il saccheggio è ripreso. Caduti i taleban, il governo locale occupato da problemi più urgenti come «rapimenti, omicidi e fame», la cultura internazionale che s’interroga se, come e dove ricostruire i Buddha della valle di Bamiyan, i tombaroli sono tornati a crivellare i siti archeologici afghani. Si ripetono le devastazioni di tanti dopoguerra: emorragie di arte e cultura che impediranno di ricostruire la storia dell’umanità. Un reportage fotografico sui tombaroli di Balkh evoca la riapertura della «caccia al tesoro» in una regione saccheggiata da decenni. Se la distruzione dei Buddha di Bamiyan nasce dall’abisso del settarismo politico-religioso che si nutre di odio e paura, il saccheggio dell’antica Bactriana è nutrito ai germi della fame, dell’ignorane e della speculazione. Le vittorie della guerra contro il terrorismo hanno riacceso l’interesse di grandi e piccoli trafficanti che ora nelle ‘zone liberate’ tornano a muoversi agilmente, senza dover attendere – come le istituzioni di ricerca – donazioni, stanziamenti o accordi diplomatici per poter lavorare. L’antica Bactriana è regione di Struggenti evocazioni storico poetiche Nella seconda metà degli Anni Sessanta, l’irrequieto scrittore Bruco Chatwin, descrisse in diversi taccuini il suo viaggio in Afghanistan lungo l’Amu Darya. Non è certo che Chatwin abbia compreso fino in fondo il rischio che già correvano le acropoli greche, le stupa buddhiste decorate, gli archi spezzati islamici, le masto-dontiche mura di cinta. Ma almeno ha testimoniato il fascino abbacinante di una terra-madre. Balkh (nome islamico dell’iranica Paktra o Bactria) era definita appunto «madre di tutte le città»: da fertile oasi e diventata uno dei primi modelli urbani metropolitani, organizzando attorno a sé i diversi agglomerati costruiti tra le montagne dell’Hindu Kush e il fiume Oxus (Fattuale Amu Darya). Le ricerche, ormai interrotte, hanno stabilito che a partire dal III millennio avanti Cristo nella regione di Balkh si impiegava il bronzo e si organizzava una delle più antiche civilizzazioni urbane del mondo, capace di creare e sfruttare un sistema comunicazioni stradale che la collegavano con la valle dell’Indo, la Mesopotamia, la Cina. E’ la futura via della Seta. Nel Sesto secolo avanti Cristo nasce in un villaggio presso Balkh il profeta Zoroastro che modifica radicalmente la religione della zona, ancorata a un Olimpo dominato dal culto della fertilità incarnata dal prototipo di quella che sarà la Venere Uranica adorata negli imperi greci, romani e persiani, dall’Inghilterra all’Eufrate, fino ai confini della Cina. Proprio la ricchezza della posizione di «porta d’Oriente» della zona attirano i grandi conquistatori che saranno «vinti» o «contaminati» dalla cultura locale. Così i successori di Ciro il Grande furono conquistati dallo zoroastrismo. Attraverso la Persia la mistica di Zarathustra, che elabora la prima soluzione del dualismo tra Bene e Male, condizionerà la ricerca filosofìca e mistica occidentale: dal giudaismo al cristianesimo. Poi fu la volta di un altro conquistatore: Alessandro Magno. Il fiume della cultura ellenistica bagna la Bactriana e tutto l’Afghanistan. Ad Ai Khanoum, più di cinquemila chilometri via terra dalla Grecia, è stata scoperta, assieme a un complesso architettonico imponente, la cavea di un teatro greco, il più a Est mai esistito, il sito è stato «arato» dai tombaroli con le ruspe. Dopo la ritirata e la morte di Alessandro la Bactriana, a avallo di Afghanistan, Turkmenistan e Uzbekistan, diventa un regno greco-iraniano che dura un paio di secoli lasciandoci tracce imponenti. Nel 130 a raid di una popolazione nomade interrompe la vita di Ai Khanoum. Un secolo dopo fiorisce il regno dei Kushan, anch’essi scesi dalla Cina. Alla mescolanza (tra religioni e culture iraniane, zoroastriste ed ellenistiche, subentra la fusione tra ellenismo e buddhismo che darà vita all’arte di Sandahara. Il Buddha avrà il volto levigato dell’Apollo mediterraneo e questo stile influenzerà l’iconografia religiosa cinese, e quindi quella coreana e giapponese. Scorrere le cronologie riserva continue sorprese: nel 652 dopo Cristo l’Afghanistan è conquistato dagli arabi e diventa centro dì irradiazione orientali della cultura islamica. Nelle oasi afghane (da Herat a Kandahar a Quetta) si elaborano i modelli estetici che marchieranno la cultura islamica dalla Mesopotamia al subcontinente indiano. Nel 980 nasce in una famiglia originaria di Balkh il medico, filosofo e matematico Avicenna. Attraverso i suoi libri Aristotele e neoplatonismo conquistano il cuore della ricerca filosofica europea ed i suoi testi sono discussi da padri della Chiesa come Tommaso d’Aquino. Ma l’epopea afghana non finiva là. Dovevano ancora passare, nei secoli, le orde di Gengis Khan e Tamerlano, le dinastie dei Moghul. Eppure principi afgani riuscivano a conquistare Delhio o Isfahan e nel Sedicelimo secolo il principato di Herat era ben conosciuto alle corti di Istanibul, Tabriz e Bukhara, tanto da essere definito gli specialisti la «Firenze l’Oriente». Questi solo alcuni dei motivi per cui è necessario fermare il saccheggio. La ricchezza dell’intreccio storico e culturale è la più grande nemica dell’Afghanistan attuale. Oggi il popolo afghano, completamente islamizzato, non giudica quel passato come se gli appartenesse. Complici le devastazioni delle guerre, assistiamo a una delle quattro tragedie che segna fine del secondo millennio e l’inizio del terzo. Quella afghana è pari alla tragedia che ha travolto il Tibet colonizzato dalla Cina, Cambogia e la cultura nell’ex Iugoslavia. Il saccheggio di quella afghana (e quello di Balkh ne è un simbolo) cancella la possibilità di comprendere nodi cruciali sviluppo culturale dell’umananità. E’ senza dubbio difficile far comprendere alle popolazioni afghane l’importanza che hanno culture precedenti: da quel bronzo a quella indiana, da quella greca a quella buddhista a quella iraniana. Gli studiosi, tranne eccezioni, non hanno saputo comunicare entusiasmo neppure in Occidente. Ma la sfida è questa: far capire agli afgani che il loro passato è importante per tutto il mondo, far capire agli studiosi che debbono uscire fuori dai loro gusci specialistici e comunicare di più l’importante di quella terra.

Autore: Giampaolo Boetti

Fonte:La Stampa – Cultura e spettacoli

Turismo culturale tra tutela e fruizione

Estate, tempo di vacanze. Ma anche tempo di bilanci e previsioni per i responsabili del settore. Nello scorso mese di marzo si sono svolti a Palermo, nell’ambito della manifestazione MediVacanze 2001, alcuni incontri con esperti italiani e stranieri, volti a indagare la valorizzazione turistica della Sicilia tra passato, presente e futuro. L’isola, infatti, rappresenta un esempio di terra a " vocazione" turistica, e in particolare per quei luoghi quali dimore storiche, parchi letterari e beni archeologici, attrattiva indiscussa del territorio siciliano.A questo proposito è stato pubblicato il primo Rapporto sul turismo in Sicilia volto a indagare la situazione economica e turistica dell’isola e che mette in luce interventi o mancanza di interventi necessari allo sviluppo in senso turistico del territorio.Nel nostro Paese sebbene il turismo culturale sia il settore del comparto maggiormente in fermento, a livello di modalità e organizzazione c’è ancora molto da fare per migliorare l’offerta culturale e artistica rivolta ai milioni di turisti, italiani e stranieri, che ogni anno visitano città d’arte e musei, parchi e siti archeologici.Da quando, negli anni Ottanta, si è cominciato a guardare al patrimonio culturale come a qualcosa non solo da tutelare e conservare ma anche da valorizzare e far conoscere al grande pubblico, si sono cominciate a percorrere diverse strade che portavano in questa nuova direzione. E allora siti archeologici, luoghi storici e antiche dimore, fino ad allora abbandonati all’incuria del tempo, hanno a poco a poco ripreso vita restituendo alla nostra memoria un patrimonio culturale per cui l’Italia è nota in tutto il mondo.

Fonte:Il Sole-24 Ore

Nuova vita per le antiche dimore

Il problema che si pone oggi per chi opera nel settore dei beni culturali è quello di comprendere quali siano le finalità, metodiche e limiti dell’uso dei beni culturali. I realtà tra i compiti delle soprintendenze grava essenzialmente l’onere della tutela dei beni culturali e, dunque, non può prescindere da un obbligo di conservazione. Tutti possono comprendere il dovere storico di ogni generazione di preservare tali beni per quelle future. D’altro canto è lecito attendersi una domanda sempre più diffusa di conoscenza di questi beni.L’offerta che la Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, insieme al Museo regionale Antonio Salinas, Palazzo Mirto e alla Galleria di Palazzo Abetellis, comprende anche percorsi e agevolazioni in termini di biglietti cumulativi a un prezzo competitivo. Uno di questi percorsi, ad esempio, parte da Monreale e passa attraverso uno straordinario monumento, la " Cuba" , frequentato pochissimo dai circuiti ufficiali presso il quale abbiamo voluto realizzare un’esperienza con forte valenza didattica.E’ stato infatti realizzato un cd-rom – pensato soprattutto per le generazioni più giovani e per gli studenti – attraverso il quale, come in un viaggio ideale, è possibile ricostruire non solo la vicenda e la storia del monumento ma anche il suo contesto all’epoca.Palermo vive una situazione di gravissimi ritardi in termini di recupero. Inoltre, si è privilegiato l’edificio ecclesiastico piuttosto che l’architettura civile, come se esistesse una difficoltà ad annettere a quest’ultime le stesse valenze che rivestono gli edifici religiosi. Non parlo solo delle grandi cattedrali ma anche di un diffuso tessuto di complessi conventuali, di chiese e parrocchie che, pur nella loro enorme ricchezza, raccontano comunque il percorso di una classe piuttosto che il percorso di un insieme.Grazie anche alla spinta da parte dell’Amministrazione regionale, abbiamo cercato di capire uno spaccato sulle dimore storiche, che rappresentano un complesso ricchissimo e variegato. Dimore storiche sono palazzi istituzionali quali Palazzo dei Normanni, Palazzo d’Orleans, Palazzo Comitini e Palazzo Belvedere ma lo sono anche la grande testimonianza di vivere, essere, interagire e fare economia delle classi nobiliari che hanno attraversato la nostra terra. Come recupero emblematico di questa nuova tendenza, la Soprintendenza ha redatto una relazione dettagliata degli interventi che stiamo conducendo sul Palazzo Ajutamicristo. Si tratta di un piano straordinario che riguarda non solo un’attività di recupero ma anche di rivitalizzazione.

Autore: Adele Mormino

Fonte:Il Sole-24 Ore