Vedi volantinoi allegato: CHAGALL ASTI
Info:
Palazzo Mazzetti, Asti, dal 27 settembre 2018 al 3 febbraio 2019.
Tel. 0141-530403 – prenotazioni@astichagall.it
Vedi volantinoi allegato: CHAGALL ASTI
Info:
Palazzo Mazzetti, Asti, dal 27 settembre 2018 al 3 febbraio 2019.
Tel. 0141-530403 – prenotazioni@astichagall.it
Dopo un lungo e complesso intervento di valorizzazione, riapre a Mantova Palazzo della Ragione, monumento medievale che sorge nel cuore della città, decorato con straordinari cicli di affreschi, per secoli centro del potere civico della città. E lo fa in occasione dell’inaugurazione prevista il prossimo 4 settembre della grande esposizione Marc Chagall come nella pittura, così nella poesia, prima tappa di una programmazione espositiva triennale che Comune di Mantova e Casa Editrice Electa dedicheranno al Novecento.
La mostra espone oltre 130 opere di Marc Chagall (Vitebsk, 1887- Saint-Paul-de-Vence, 1985), tra cui il ciclo completo dei 7 teleri dipinti dall’artista bielorusso nel 1920 per il Teatro ebraico da camera di Mosca: opere straordinarie che rappresentano il momento più rivoluzionario e meno nostalgico del suo percorso artistico e costituiscono un prestito eccezionale della Galleria di Stato Tretjakov di Mosca.
I teleri furono esposti a Milano solo nel 1994 e a Roma nel 1999, dopo le esposizioni del 1992 al Guggenheim di New York e del 1993 al The Art Institute di Chicago.
Il progetto espositivo proporrà, attorno alle sette opere, la ricostruzione dell’environment del Teatro ebraico da camera, ovvero una “scatola” di circa 40 metri quadrati di superficie, per cui Chagall aveva realizzato, oltre ai dipinti parietali, le decorazioni per il soffitto, il sipario, insieme a costumi e scenografie per tre opere teatrali.
Autore: Claudia Giraud
Fonte: www.artribune.com, 3 set 2018
Info:
Marc Chagall come nella pittura così nella poesia
Durata dal 04/09/2018 al 13/01/2019
PALAZZO DELLA RAGIONE – Largo Vigili del Fuoco Mantova
Editore ELECTA
Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, decoratore, scenografo, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso, è protagonista alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone con la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924”.
L’esposizione è realizzata dal Comune di Pordenone e dall’ERPaC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi.
Curata da Fabio Benzi, autore di molti importanti contributi sull’artista e che si è occupato anche della grande e significativa mostra su Sironi tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993, l’esposizione propone una accurata selezione di dipinti, disegni e illustrazioni.
Info:
Dal 16 settembre al 19 dicembre 2018, Galleria Harry Bertoia
ORARI: da martedì a venerdì: dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 ?e dalle 15 alle 19. – Chiuso il 1° Novembre
Percorsi assistiti alla mostra: Associazione Amici di Parco – amiciparco.pn@gmail.com
Attività didattiche per le scuole: Studio associato Eupolis – prenotazioni tel. 349 6713580 ?(dal lunedì al venerdì 9.30-12.30) – info@eupolis.info
+39 0434 392935 / 392960 – museo.arte@comune.pordenone.it
Ventotto anni, due restauri e un incendio dopo. Manca ormai un mese e la Cappella della Sindone di Torino, tra i più grandi capolavori dell’architettura barocca mondiale, opera tardo secentesca del modenese Guarino Guarini, aprirà nuovamente al pubblico dopo una lunga attesa durata quasi tre decenni. Ad annunciarlo, ieri, è stato il ministero per i Beni Culturali. La notizia, che aleggiava per Torino da settimane, è stata confermata da un comunicato stampa.
Nella mattina di giovedì 27 settembre, dunque, il ministro Alberto Bonisoli taglierà il nastro per inaugurare quello che da più parti è stato annunciato come «il restauro del secolo» per la sua complessità e per le tecniche innovative utilizzate per poter rendere nuovamente solida una struttura offesa dalle fiamme nella sua anima più preziosa.
All’indomani del celebre incendio dell’aprile 1997 – che fece in realtà più notizia per il salvataggio della Sindone da parte dei Vigili del Fuoco torinesi – in pochi avrebbero scommesso sulla possibilità di poter ammirare nuovamente un’opera architettonica così complessa e compromessa da un devastante incendio che quella notte di 21 anni fa la trasformò in una fiaccola nel cielo buio di Torino.
In pochi ricordano che quell’incendio intervenne al termine di un precedente e complesso restauro. La Cappella della Sindone, infatti, era chiusa al pubblico dal 4 maggio 1990. Quel giorno precipitò sul marmo del pavimento una piccola porzione di cornicione. Un piccolo danno, ma sufficiente per rendere la struttura inagibile. La Cappella nel 1997 era pronta con il suo nuovo maquillage per affrontare l’arrivo del nuovo millennio con una doppia Ostensione (nel 1998 e nel 2000).
Oggi abbiamo solo una data: 27 settembre. Ancora non si sa quali saranno le molteplici attività che verranno organizzate dai Musei Reali di Torino e dal ministero per celebrare l’evento. Di certo si sa che tra venerdì 28 e domenica 30 settembre la cappella sarà accessibile ai visitatori al prezzo speciale di 3 euro. Da martedì 2 ottobre, invece, l’accesso sarà compreso nel biglietto dei Musei Reali. A Torino, ma non solo in città, l’attesa è alta proprio perché più di una generazione non ha mai avuto l’opportunità di ammirare questo capolavoro nascosto.
Lo stesso accadde negli Anni 90, e poi nel 2007, quando fu riaperta al pubblico la Reggia di Venaria Reale, letteralmente restituita al patrimonio culturale mondiale.
La Cappella della Sindone riserva per il futuro un’importante novità. Forse inedita, ma non del tutto. Contrariamente a quello che si pensa, infatti, l’opera del Guarini non fa parte del cinquecentesco Duomo di Torino. La Cappella è incastonata al centro dell’ala occidentale di Palazzo Reale, la severa e sfarzosa struttura che i Savoia utilizzavano come propria residenza ufficiale. Il motivo è molto semplice. La Sindone non era solo una reliquia, era il loro tesoro più importante, superiore a qualsiasi corona o gioiello. La cappella progettata per deporla e conservarla, ma anche per proteggerla, si trovava all’interno del loro appartamento. Il re e la corte dell’assolutismo sabaudo, insomma, potevano recarsi a venerarla chiusa nel suo cofanetto in argento semplicemente aprendo una porta, o meglio un portale, del loro appartamento di rappresentanza. Sarà lo stesso portale che, finalmente spalancato dopo quasi trent’anni, permetterà ai primi visitatori di poter accedere a una struttura impressionante.
Fino al 1990, invece, la cappella guariniana era accessibile attraverso il Duomo. Guarini aveva progettato un doppio accesso: per il re e la corte, allo stesso piano del loro appartamento, e una doppia rampa di scale ai due lati dell’altare maggiore della cattedrale per il vescovo e il clero. Con una sostanziale differenza: questi ultimi dovevano salire le scale. Un modo come un altro per ribadire la reale proprietà della reliquia.
Questi due accessi, dal 27 settembre, non saranno agibili. La cappella diventerà parte integrante del percorso di visita, già ricco e straordinario, dei Musei Reali di Torino, un affascinante viaggio attraverso la storia della dinastia sabauda: con gli appartamenti politici; la Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda e il Museo Archeologico. Più anime fuse in quello che viene definito un piccolo Hermitage italiano.
Autore: Andrea Parodi
Fonte: www.lastampa.it, 28 ago 2018
Info:
Ufficio stampa mr-to.ufficiostampa@beniculturali.it
CHeLabS è un sistema innovativo dedicato ai processi di salvaguardia e valorizzazione del Patrimonio Culturale. CHeLabS promuove un approccio basato sull’OPEN ACCESS e sulla cultura dello SHARING.
Il progetto CHeLabs si pone come obiettivo la promozione della ricerca e dell’innovazione per la salvaguardia dei Beni Culturali, mediante un sistema territoriale fondato sull’Open Acess e la condivisione delle informazioni relative al nostro patrimonio.
Il patrimonio culturale è l’osservato speciale di questo approccio di sharing e collaborazione: istituzioni, enti, ricercatori, esperti e chiunque abbia a cuore la tutela dei beni culturali potrà partecipare attivamente all’ampiamento del database, che diviene un luogo di integrazione dinamica tra persone, e specializzazioni.
“CHeLabS persegue la visione di un laboratorio distribuito, attrattore di competenze e generatore di eccellenza. Tale processo è realizzato implementando le politiche di accesso, le tecnologie, le attività di ricerca, di formazione e divulgazione all’interno del patrimonio stesso.
Da poco tempo CHeLabS ha realizzato una piattaforma web per condividere conoscenze, esperienze, pareri e nuove idee, il tutto grazie ad un sistema di sondaggi interattivo. Nel corso di questa fase iniziale, i professionisti del settore (e cittadini compresi) sono chiamati a rispondere all’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale, fornendo il loro supporto in base alle proprie possibilità:
– Gli esperti sono invitati a identificare i bisogni di avanzamento della conoscenza e di sviluppo tecnologico, per capire le principali sfide nelle ricerche future.
– I cittadini sono coinvolti in un processo partecipativo per identificare il valore del patrimonio percepito dalla comunità e per generare nuove idee riguardo l’esperienza culturale negli spazi della cultura.
I risultati di questa fase configureranno un possibile scenario verso il quale orientare la futura struttura del CHeLabS.”
Il sistema si basa su una mappa navigabile che mette in luce le criticità e le possibili soluzioni per ogni sito inserito all’interno del database, sia esso materiale, immateriale, naturale o digitale. Una scheda generale descrive le caratteristiche principali del sito/bene in questione: nome, descrizione, categoria, immagine, luogo e caratteristiche generali. Alla fine di ogni scheda, un forum di discussione permette di inserire i Problemi/Criticità oppure le Soluzioni/Opportunità individuate tramite l’osservazione/analisi del bene stesso. Infine una bacheca alla fine della scheda mette in luce i bisogni del sito/bene individuati dalla comunità di esperti CHeLabS e i profili che hanno analizzato/osservato generalmente il bene. I bisogni si suddividono in: bisogno di conoscenza e bisogni di sviluppo di tecnologie.
L’iniziale fase del progetto CHeLabS è stata finanziata in un framework del Progetto SM@RTINFRA SSHCH of the C.N.R. DSU (MIUR MD n. 973 of 25.11.2013).
CHeLabS nasce da una collaborazione tra gruppi di ricerca provenienti da diversi istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR – ISM CNR – INSEAN CNR – ITABC.
Fonte: www.archeomatica.it, 23 mag 2018