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PORDENONE. Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924.

Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, decoratore, scenografo, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso, è protagonista alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone con la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924”.
L’esposizione è realizzata dal Comune di Pordenone e dall’ERPaC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi.
Curata da Fabio Benzi, autore di molti importanti contributi sull’artista e che si è occupato anche della grande e significativa mostra su Sironi tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993, l’esposizione propone una accurata selezione di dipinti, disegni e illustrazioni.

Info:
Dal 16 settembre al 19 dicembre 2018, Galleria Harry Bertoia
ORARI: da martedì a venerdì: dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 ?e dalle 15 alle 19. – Chiuso il 1° Novembre
Percorsi assistiti alla mostra: Associazione Amici di Parco – amiciparco.pn@gmail.com
Attività didattiche per le scuole: Studio associato Eupolis – prenotazioni tel. 349 6713580 ?(dal lunedì al venerdì 9.30-12.30) – info@eupolis.info
+39 0434 392935 / 392960 – museo.arte@comune.pordenone.it

TORINO, La Cappella della Sindone riapre al pubblico.

Ventotto anni, due restauri e un incendio dopo. Manca ormai un mese e la Cappella della Sindone di Torino, tra i più grandi capolavori dell’architettura barocca mondiale, opera tardo secentesca del modenese Guarino Guarini, aprirà nuovamente al pubblico dopo una lunga attesa durata quasi tre decenni. Ad annunciarlo, ieri, è stato il ministero per i Beni Culturali. La notizia, che aleggiava per Torino da settimane, è stata confermata da un comunicato stampa.
sindone 1Nella mattina di giovedì 27 settembre, dunque, il ministro Alberto Bonisoli taglierà il nastro per inaugurare quello che da più parti è stato annunciato come «il restauro del secolo» per la sua complessità e per le tecniche innovative utilizzate per poter rendere nuovamente solida una struttura offesa dalle fiamme nella sua anima più preziosa.
All’indomani del celebre incendio dell’aprile 1997 – che fece in realtà più notizia per il salvataggio della Sindone da parte dei Vigili del Fuoco torinesi – in pochi avrebbero scommesso sulla possibilità di poter ammirare nuovamente un’opera architettonica così complessa e compromessa da un devastante incendio che quella notte di 21 anni fa la trasformò in una fiaccola nel cielo buio di Torino.
sindone 4In pochi ricordano che quell’incendio intervenne al termine di un precedente e complesso restauro. La Cappella della Sindone, infatti, era chiusa al pubblico dal 4 maggio 1990. Quel giorno precipitò sul marmo del pavimento una piccola porzione di cornicione. Un piccolo danno, ma sufficiente per rendere la struttura inagibile. La Cappella nel 1997 era pronta con il suo nuovo maquillage per affrontare l’arrivo del nuovo millennio con una doppia Ostensione (nel 1998 e nel 2000).
sindone 2Oggi abbiamo solo una data: 27 settembre. Ancora non si sa quali saranno le molteplici attività che verranno organizzate dai Musei Reali di Torino e dal ministero per celebrare l’evento. Di certo si sa che tra venerdì 28 e domenica 30 settembre la cappella sarà accessibile ai visitatori al prezzo speciale di 3 euro. Da martedì 2 ottobre, invece, l’accesso sarà compreso nel biglietto dei Musei Reali. A Torino, ma non solo in città, l’attesa è alta proprio perché più di una generazione non ha mai avuto l’opportunità di ammirare questo capolavoro nascosto.
Lo stesso accadde negli Anni 90, e poi nel 2007, quando fu riaperta al pubblico la Reggia di Venaria Reale, letteralmente restituita al patrimonio culturale mondiale.
La Cappella della Sindone riserva per il futuro un’importante novità. Forse inedita, ma non del tutto. Contrariamente a quello che si pensa, infatti, l’opera del Guarini non fa parte del cinquecentesco Duomo di Torino. La Cappella è incastonata al centro dell’ala occidentale di Palazzo Reale, la severa e sfarzosa struttura che i Savoia utilizzavano come propria residenza ufficiale. Il motivo è molto semplice. La Sindone non era solo una reliquia, era il loro tesoro più importante, superiore a qualsiasi corona o gioiello. La cappella progettata per deporla e conservarla, ma anche per proteggerla, si trovava all’interno del loro appartamento. Il re e la corte dell’assolutismo sabaudo, insomma, potevano recarsi a venerarla chiusa nel suo cofanetto in argento semplicemente aprendo una porta, o meglio un portale, del loro appartamento di rappresentanza. Sarà lo stesso portale che, finalmente spalancato dopo quasi trent’anni, permetterà ai primi visitatori di poter accedere a una struttura impressionante.
Fino al 1990, invece, la cappella guariniana era accessibile attraverso il Duomo. Guarini aveva progettato un doppio accesso: per il re e la corte, allo stesso piano del loro appartamento, e una doppia rampa di scale ai due lati dell’altare maggiore della cattedrale per il vescovo e il clero. Con una sostanziale differenza: questi ultimi dovevano salire le scale. Un modo come un altro per ribadire la reale proprietà della reliquia.
Questi due accessi, dal 27 settembre, non saranno agibili. La cappella diventerà parte integrante del percorso di visita, già ricco e straordinario, dei Musei Reali di Torino, un affascinante viaggio attraverso la storia della dinastia sabauda: con gli appartamenti politici; la Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda e il Museo Archeologico. Più anime fuse in quello che viene definito un piccolo Hermitage italiano.

Autore: Andrea Parodi

Fonte: www.lastampa.it, 28 ago 2018

Info:
Ufficio stampa mr-to.ufficiostampa@beniculturali.it

ROMA. CHeLabS – Innovativa piattaforma web per la Salvaguardia e Valorizzazione del Patrimonio Culturale.

CHeLabS è un sistema innovativo dedicato ai processi di salvaguardia e valorizzazione del Patrimonio Culturale. CHeLabS promuove un approccio basato sull’OPEN ACCESS e sulla cultura dello SHARING.
Il progetto CHeLabs si pone come obiettivo la promozione della ricerca e dell’innovazione per la salvaguardia dei Beni Culturali, mediante un sistema territoriale fondato sull’Open Acess e la condivisione delle informazioni relative al nostro patrimonio.
Il patrimonio culturale è l’osservato speciale di questo approccio di sharing e collaborazione: istituzioni, enti, ricercatori, esperti e chiunque abbia a cuore la tutela dei beni culturali potrà partecipare attivamente all’ampiamento del database, che diviene un luogo di integrazione dinamica tra persone, e specializzazioni.
“CHeLabS persegue la visione di un laboratorio distribuito, attrattore di competenze e generatore di eccellenza. Tale processo è realizzato implementando le politiche di accesso, le tecnologie, le attività di ricerca, di formazione e divulgazione all’interno del patrimonio stesso.
Da poco tempo CHeLabS ha realizzato una piattaforma web per condividere conoscenze, esperienze, pareri e nuove idee, il tutto grazie ad un sistema di sondaggi interattivo. Nel corso di questa fase iniziale, i professionisti del settore (e cittadini compresi) sono chiamati a rispondere all’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale, fornendo il loro supporto in base alle proprie possibilità:
– Gli esperti sono invitati a identificare i bisogni di avanzamento della conoscenza e di sviluppo tecnologico, per capire le principali sfide nelle ricerche future.
– I cittadini sono coinvolti in un processo partecipativo per identificare il valore del patrimonio percepito dalla comunità e per generare nuove idee riguardo l’esperienza culturale negli spazi della cultura.
I risultati di questa fase configureranno un possibile scenario verso il quale orientare la futura struttura del CHeLabS.”
Il sistema si basa su una mappa navigabile che mette in luce le criticità e le possibili soluzioni per ogni sito inserito all’interno del database, sia esso materiale, immateriale, naturale o digitale. Una scheda generale descrive le caratteristiche principali del sito/bene in questione: nome, descrizione, categoria, immagine, luogo e caratteristiche generali. Alla fine di ogni scheda, un forum di discussione permette di inserire i Problemi/Criticità oppure le Soluzioni/Opportunità individuate tramite l’osservazione/analisi del bene stesso. Infine una bacheca alla fine della scheda mette in luce i bisogni del sito/bene individuati dalla comunità di esperti CHeLabS e i profili che hanno analizzato/osservato generalmente il bene. I bisogni si suddividono in: bisogno di conoscenza e bisogni di sviluppo di tecnologie.
L’iniziale fase del progetto CHeLabS è stata finanziata in un framework del Progetto SM@RTINFRA SSHCH of the C.N.R. DSU (MIUR MD n. 973 of 25.11.2013).
CHeLabS nasce da una collaborazione tra gruppi di ricerca provenienti da diversi istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR – ISM CNR – INSEAN CNR – ITABC.

Fonte: www.archeomatica.it, 23 mag 2018

TIVOLI (Roma). Adriano, preservare le memorie. Una mostra a Tivoli sulle tecnologie per la salvaguardia e fruizione.

A 1900 anni dalla nomina ad imperatore di Adriano, che Tertulliano definì omnium curiositatum explorator, è ospitata dal comune di Tivoli una mostra con l’obiettivo di presentare la metodologia sviluppata nell’ambito delle attività di salvaguardia e di conservazione del patrimonio storico-archeologico di Villa Adriana e della città di Tivoli.
Le attività sono state rese possibili grazie a progetti portati avanti anche grazie al cofinanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), nell’ambito di programmi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Ciò ha permesso la realizzazione di servizi e l’applicazione di soluzioni innovative basate sui dati di Osservazione della Terra da satellite e drone e sulla localizzazione satellitare di precisione, soluzioni tecnologiche innovative a supporto delle attività su campo per la conservazione dei beni culturali.
I promotori della mostra sono la NAIS (Nextant Applications and Innovative Solutions), l’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro), il Comune di Tivoli e l’Istituto di Villa Adriana e Villa d’Este, che da diversi anni collaborano attivamente sulle tematiche presentate nel percorso espositivo.
Le tecnologie aerospaziali vengono illustrate attraverso la presenza di modelli in scala ridotta di satelliti concessi da ESA, da video volti a illustrarne il funzionamento e da pannelli che mostrano i risultati di alcune delle analisi realizzate nel corso degli anni attraverso l’impiego delle tecnologie satellitari. L’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico e di condurre l’attenzione sul valido e ormai accertato supporto che le tecnologie di osservazione della terra offrono nell’individuazione di problematiche presenti sul territorio (frane, inondazioni, nuove costruzioni, ecc.), in particolare legate ai beni culturali, per coadiuvare l’operato delle autorità competenti.
Le tecnologie aerospaziali preposte alla salvaguardia del territorio e dei beni supportano, nel percorso espositivo così come nella metodologia sviluppata, le attività di conservazione in situ; queste attività sono mostrate per mezzo di installazioni audiovisive e pannelli relativi al lavoro svolto per la valutazione dello stato di conservazione dei singoli monumenti, della loro vulnerabilità e della pericolosità del territorio circostante, con la finalità di garantirne la preservazione.
L’esposizione propone anche esempi di soluzioni di fruizione moderna, tra cui ricostruzioni 3D di monumenti presenti nel sito di Villa Adriana e un allestimento in video-mapping incentrato sulla figura di Adriano e su Villa Adriana, con esperienza immersiva, in cui viene data particolare enfasi all’aspetto di edutainment (imparare divertendosi).
L’aspetto più prettamente storico-archeologico è rappresentato dall’esposizione di reperti archeologici, costituiti da teste provenienti dall’Antiquarium di Villa Adriana, rappresentanti l’imperatore Adriano, secondo un’iconografia poco nota dell’Hadrianus renatus, la moglie Sabina ed Antinoo, il giovane schiavo amato dall’imperatore. La testa di Antinoo, nello specifico, consiste in un calco in polvere di nylon realizzato con stampante 3D, mentre per ciò che riguarda Sabina, oltre ad un suo ritratto, è proposto un frammento completato attraverso una soluzione di ricostruzione che ne garantisce la lettura complessiva.
Le scelte espositive proposte nel percorso mirano, così, a mostrare il collegamento che può e che deve esistere tra l’antico e il moderno, finalizzato alla salvaguardia, alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali il cui scopo è quello di far perdurare la loro memoria grazie anche all’impiego delle moderne tecnologie.

Info:
fino al 15 settembre 2018
Museo della città di Tivoli – Palazzo della Missione, Tivoli

Fonte: NAIS – Nextant Applications and Innovative Solutions

TORINO. VAN DYCK. PITTORE DI CORTE.

Dal 16 novembre 2018 al 3 marzo 2019, mostra dal titolo “VAN DYCK. PITTORE DI CORTE”, presso i Musei Reali – Galleria Sabauda di TORINO.

Info: vedi allegato: informativa_Van_Dyck_generica_sl
011 02 43 01 (lunedì- venerdì ore 10-17).
Arthemisia
Palazzo Montoro – Via di Montoro 4 – 00186 Roma
T +39 06 915 110 55 – F +39 06 678 18 46
didattica@arthemisia.it http://www.arthemisia.it