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VENEZIA. Tintoretto.

L’esposizione rientra nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Jacopo Robusti festeggiato a Venezia con eventi espositivi imperdibili, itinerari in Città e nelle chiese, originali iniziative espositive, editoriali e convegnistiche, in uno spirito corale e di rete propugnato e sostenuto dal Comune di Venezia.
Nel luogo che maggiormente testimonia il successo e il predominio raggiunti da Jacopo sulla scena artistica veneziana del XVI secolo – Palazzo Ducale -, che pure annoverava giganti e concorrenti come Tiziano e Veronese, Tintoretto torna protagonista di un grande progetto espositivo, voluto fortemente dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, promosso congiuntamente con la National Gallery of Art di Washington, con la collaborazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il contributo di Save Venice Inc. e il sostegno di Louis Vuitton.
A curare la mostra di Palazzo Ducale così come quella di Washington (dove verrà ospitata nel 2019), sono gli studiosi americani, grandi conoscitori di Tintoretto, Robert Echols e Frederick Ilchman, che da anni hanno concentrato le loro ricerche sulla definizione del catalogo complessivo dell’opera di Jacopo. A loro fianco, in questa occasione, un prestigioso comitato consultivo internazionale e numerosi esperti dell’arte rinascimentale veneziana.
L’esposizione presenta 50 dipinti e 20 disegni autografi di Tintoretto, prestati dai grandi musei internazionali, unitamente ai famosi cicli realizzati per il palazzo dogale tra il 1564 e il 1592 – visibili nell’originaria collocazione – permettendo dunque di riscoprire pienamente la pittura visionaria, audace e per nulla convenzionale di Jacopo Robusti.
Straordinario narratore, abile regista di azioni dipinte, colorista sofisticato Tintoretto si rivela un affascinante interprete in tutti i diversi generi affrontati, da quelli religiosi, ai grandi dipinti di storia, dalla ritrattistica ai temi profani e mitologici, di cui la mostra propone illuminanti esempi grazie ai prestiti da importanti musei di tutto il mondo e da alcune prestigiose collezioni private: dai musei di Londra – come la National Gallery da cui arriva anche L’origine della Via Lattea (1575), la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum, la Courtauld Gallery – ma anche da Parigi, Gent, Lione, Dresda, Otterlo, Praga, Rotterdam.
Dal Prado di Madrid giungono a Venezia cinque opere straordinarie, incluse Giuseppe e la moglie di Putifarre (1555 circa), Giuditta e Oloferne (1552-1555) e Il ratto di Elena (1578) di oltre tre metri di lunghezza, realizzato per la corte dei Gonzaga, di cui ora si apprezza l’estrema qualità. Susanna e i vecchioni del 1577, tra i più celebri capolavori di Jacopo, giunge dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e, grazie agli Staatliche Museen di Berlino, si può ammirare la nobiltà dello sguardo del Ritratto di Giovanni Mocenigo (1580) che, inserito in una ricca galleria di ritratti, ci rivela come Tintoretto, a dispetto di quanto la critica riteneva un tempo, fosse anche abile interprete della psicologia umana. Oltre a ciò importanti opere giungono dall’America: da Chicago a New York, da Philadelphia a Washington. Emblematici e rivelatori sono i due autoritratti con cui si apre e si chiude il percorso espositivo, eseguiti uno all’inizio e uno alla fine della carriera di Jacopo e prestati rispettivamente dal Philadelphia Museum of Art e dal Musée du Louvre.
Alla mostra è abbinato un ricco catalogo edito da Marsilio, (Venezia, 2018), con saggi di Stefania Mason, Roland Krischel, Susannah Rutherglen, Mattia Biffis, Peter Humfrey, Lorenzo Buonanno, Michiaki Koshikawa, Miguel Falomir, Maria Agnese Chiari Moretto e Giorgio Tagliaferro.

Info:
Palazzo Ducale – San Marco 1 – 30124 Venezia, fino al 6 gennaio 2019
Tel. +39 041 2715911 – palazzoducale.visitmuve.it

ROMA. Convegno Internazionale LA CONSERVAZIONE PREVENTIVA NEI GRANDI MUSEI. STRATEGIE A CONFRONTO.

“I Musei Vaticani sono lieti di dare ospitalità ai direttori dei grandi musei universali, frequentati da milioni di visitatori ogni anno.
La loro sfida quotidiana: trovare nuove vie per la gestione e la conservazione materiale di un patrimonio così importante e fortemente esposto. Mi auguro che questo convegno, promuovendo un confronto reale e diretto, contribuisca alla elaborazione di strategie comuni che possano essere un concreto aiuto per tutti i musei.”
Barbara Jatta

“La conservazione preventiva è un tema sempre più importante per la “buona salute” del patrimonio culturale. I grandi musei sono in tal senso un laboratorio estremamente sensibile, in quanto rappresentano il naturale ponte tra il patrimonio diffuso e i musei più piccoli. Se saremo capaci di ricordarci che non siamo i “padroni” del nostro patrimonio culturale, ma i suoi custodi in nome e per conto delle generazioni future, la conservazione preventiva prenderà il giusto rilievo come un complesso di pratiche e di tecnologie volte non a ibernare il passato, ma a fecondare l’avvenire.”
Salvatore Settis

Vedi programma allegato: CONS_Programma_ITA 12-10-2018

Info:
12 ottobre 2018 – Musei Vaticani
Ufficio Stampa Musei Vaticani, 06 69883041 – stampa.musei@scv.va
www.museivaticani.va

MURANO (Ve). MARIO BELLINI A MURANO. L’architettura del vetro, il vetro dell’architettura.

Museo del Vetro – Spazio ex Conterie, dal 9 settembre 2018 al 3 marzo 2019
Evento di apertura del festival internazionale ‘The Venice Glass Week’
L’opera in vetro di Mario Bellini – figura di assoluto rilievo internazionale nell’ambito del design e dell’architettura – è al centro di un importante approfondimento che la Fondazione Musei Civici di Venezia propone al Museo del Vetro di Murano, negli spazi delle ex Conterie, dal 9 settembre 2018 al 3 marzo 2019.
La mostra rappresenta l’evento inaugurale della seconda edizione di ‘The Venice Glass Week’, il festival internazionale dedicato all’arte vetraria organizzato da Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Cini/LE STANZE DEL VETRO, Istituto Veneto e Consorzio Promovetro Murano, in programma dal 9 al 16 settembre.
A Mario Bellini, celebre architetto e designer milanese, si devono alcuni dei più interessanti edifici contemporanei e la creazione di molti arredi e oggetti per il nostro abitare quotidiano oltre a prodotti e macchine d’uso comune (uno su tutti il primo personal computer della storia, per Olivetti) che hanno portato nelle case del mondo novità e bellezza.
A lui la Fondazione Musei Civici di Venezia dedica una grande retrospettiva, forse la prima mostra espressamente focalizzata al suo “ricercar nel vetro”, che presenta quasi al completo i suoi progetti vetrari proseguendo in quella linea che vede l’istituzione culturale veneziana impegnata ad affrontare ogni anno un tema monografico dove il vetro ispira e incontra una creatività artistica poliedrica. Un percorso che, dal 2015, anno del grande intervento di rimodernamento e ampliamento del museo muranese, ad oggi, ha visto focalizzare e celebrare alcuni grandi protagonisti in questo campo: da Luciano Vistosi a Silvia Levenson, da Markku Piri a Rosslynd Piggott, da Dino Martens a Gaetano Pesce, passando naturalmente per le eccellenze del vetro contemporaneo muranese.
Colore, forma, luce
Nell’opera di Mario Bellini questi tre elementi s’intrecciano e dialogano, senza mai contrastarsi, ma sviluppando, al contrario, soluzioni interpretative dagli esiti sorprendenti. E ciò in tutte le scale della progettazione: design, allestimenti, architettura.
La mostra Mario Bellini a Murano. L’architettura del vetro. Il vetro dell’architettura, mette accanto sia vasi quali “Sogni infranti” o “Chimera” (per Venini), sia tavoli d’arredo quali (“Hypertable” e “Plissè”), sia innovative soluzioni di climabox per capolavori dell’arte (Il Polittico Stefaneschi di Giotto) e insoliti usi del vetro in grande scala (pareti e copertura del Dipartimento delle arti islamica al Louvre di Parigi).
Scrive l’Architetto: “Il vetro per me è trasparenza, leggerezza, magia. Non solo nel design dove è esplosione di luce e colore, ma soprattutto in architettura quando delimita e protegge, senza privarci, però, del cielo, degli orizzonti e del teatro
urbano”.
I vasi “Sogni infranti”
“Il mio primo incontro con il vetro di Murano è stato un colpo di fulmine. Dopo un’ora trascorsa tra i maestri soffiatori, una volta capite le regole del gioco, mi faccio portare gli scarti – pezzi rotti e macerie delle lavorazioni mal riuscite – conservati a mucchi e divisi per colore. E, come un bambino davanti a una scatola di matite colorate, improvviso un gioco alla rovescia: uso quelle macerie policrome e poliformi come frutti, fiori e pietre preziose per arricchire e creare vasi, piatti e alzate come non si era mai fatto prima. Nascono così i Sogni Infranti, una provocazione, in un mondo un po’ ingessato nella sua splendida e millenaria tradizione”.

Allegato Catalogo della mostra: Bellini Catalogo

Info:
Museo del Vetro, Fondamenta Giustinian 8 – 30141 Murano
Uffici +39 041 739586 – Biglietteria +39 041 2434914 – museovetro.visitmuve.it

MANTOVA. Marc Chagall come nella pittura così nella poesia.

Dopo un lungo e complesso intervento di valorizzazione, riapre a Mantova Palazzo della Ragione, monumento medievale che sorge nel cuore della città, decorato con straordinari cicli di affreschi, per secoli centro del potere civico della città. E lo fa in occasione dell’inaugurazione prevista il prossimo 4 settembre della grande esposizione Marc Chagall come nella pittura, così nella poesia, prima tappa di una programmazione espositiva triennale che Comune di Mantova e Casa Editrice Electa dedicheranno al Novecento.
chafall 2La mostra espone oltre 130 opere di Marc Chagall (Vitebsk, 1887- Saint-Paul-de-Vence, 1985), tra cui il ciclo completo dei 7 teleri dipinti dall’artista bielorusso nel 1920 per il Teatro ebraico da camera di Mosca: opere straordinarie che rappresentano il momento più rivoluzionario e meno nostalgico del suo percorso artistico e costituiscono un prestito eccezionale della Galleria di Stato Tretjakov di Mosca.
I teleri furono esposti a Milano solo nel 1994 e a Roma nel 1999, dopo le esposizioni del 1992 al Guggenheim di New York e del 1993 al The Art Institute di Chicago.
chagall 3Il progetto espositivo proporrà, attorno alle sette opere, la ricostruzione dell’environment del Teatro ebraico da camera, ovvero una “scatola” di circa 40 metri quadrati di superficie, per cui Chagall aveva realizzato, oltre ai dipinti parietali, le decorazioni per il soffitto, il sipario, insieme a costumi e scenografie per tre opere teatrali.

Autore: Claudia Giraud

Fonte: www.artribune.com, 3 set 2018

Info:
Marc Chagall come nella pittura così nella poesia
Durata dal 04/09/2018 al 13/01/2019
PALAZZO DELLA RAGIONE – Largo Vigili del Fuoco Mantova
Editore ELECTA