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POSSAGNO (TV). Dopo 200 anni. La scultura del Presidente Washington di Canova.

Direttamente da New York, dopo il successo al museo Frick Collection, approda a Possagno la mostra su Canova e George Washington.
L’iniziativa organizzata congiuntamente per celebrare i 200 anni dalla produzione da parte di Antonio Canova del modello per il monumento al primo Presidente americano, sarà ospitata negli spazi della Gypsotheca e Museo Antonio Canova, rendendo così onore al grande scultore italiano, primo ambasciatore per l’arte italiana in America. A lui fu affidato infatti, il compito di scolpire il monumento destinato al Parlamento di Raleigh, nel North Carolina.
2018-19 Washington Possagno 01 - ph. Fabio ZontaEra il 1816 quando il Parlamento di Raleigh, nella Carolina del Nord, che voleva collocare una statua, a figura intera, di George Washington nella sala del Senato, incaricò Thomas Jefferson di ricevere lo scultore che meglio riuscisse in questa commissione.
Jefferson era convinto che nessuno scultore americano fosse all’altezza dell’incarico, e per questo propose il nome di Antonio Canova, uno degli artisti europei più celebrati.
Canova accettò l’incarico perché “Washington era un galantuomo” e rappresentò il primo Presidente degli Americani nelle vesti di un condottiero romano, mentre sta scrivendo la rinuncia al terzo mandato da Presidente degli Stati Uniti.
Era stato un evento eccezionale, forse unico, quello della rinuncia di Washington: che un uomo politico rinunciasse al potere in nome di un ideale di libertà era davvero grandioso.
L’opera venne svelata nel 1821, nel Campidoglio di Raleigh, e il plauso fu tale da richiamare visitatori da ogni dove.
Solo un decennio più tardi un tragico incendio divampò nel palazzo del Parlamento riducendo la statua a un ammasso di frammenti.
La mostra di Possagno ripercorre la storia del capolavoro perduto, probabilmente il monumento pubblico meno conosciuto fra quelli eseguiti da Canova. Per la prima volta si vedono insieme il modello preparatorio in gesso a grandezza naturale, quattro modellini preparatori, i relativi disegni e le incisioni di traduzione. Completeranno l’esposizione due busti di Jefferson e Washington realizzati da Hudon, due ritratti dipinti dei due presidenti americani, le prime idee di sviluppo per un monumento presidenziale e tutta la letteratura conosciuta su questo capolavoro.
La mostra è curata da Mario Guderzo in collaborazione con Xavier F. Salomon, Chief Curator della Frick Collection.
Il catalogo della mostra includerà la trascrizione di tutta la corrispondenza relativa alla commissione e saggi di Xavier Salomon, Mario Guderzo, e di Guido Beltramini, direttore del Palladio Museum di Vicenza che aveva curato la mostra su Thomas Jefferson e Palladio.

Info:
Gypsotheca e Museo Antonio Canova, dal 10 novembre 2018 al 22 aprile 2019.
Phone: +39 0423 544 323
comunicazione@museocanova.it
www.museocanova.it

VENEZIA. Una collezione veneziana della Cassa di Risparmio.

La Fondazione Querini Stampalia si arricchisce, a partire dal 21 novembre 2018, di una nuova preziosa sezione. Saranno esposti i dipinti, le sculture e gli arredi appartenuti al patrimonio della Cassa di Risparmio di Venezia, ora Intesa Sanpaolo.
Quest?ultima, con un atto di grande visione culturale, ha voluto che questo autentico tesoro d?arte e di storia restasse in città, a disposizione del grande pubblico.
Per accoglierlo è stata scelta la Querini Stampalia, esempio raffinato di collezionismo e casa museo, luogo dove anche le opere d?arte e gli arredi concorrono a creare uno spazio aperto al confronto, all?incontro fra culture, attento alla crescita personale e alla diffusione della conoscenza.
?Per questa nuova collezione, che va ad integrare perfettamente quanto posseduto dalla Querini Stampalia, si può parlare di un “Tesoro ritrovato”, afferma il Presidente della Fondazione Marino Cortese, artefice dell?accordo con Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, che ha consentito l?importante operazione culturale.
“Che si tratti di un tesoro non vi è dubbio: la qualità e il livello delle opere saranno evidenti a chi verrà ad ammirarle. “Ritrovato” perché esce dai luoghi in cui era custodito. Ma si potrebbe anche dire “svelato”, continua Marino Cortese, “perché questi quadri, sculture, mobili, i preziosissimi libri, il monetiere, quando erano in Carive, non sempre erano fruibili dal pubblico. Un pensiero riconoscente va formulato agli amministratori della Cassa di Risparmio che nei decenni scorsi, con grande sensibilità, hanno dedicato iniziative e risorse per assicurare alla città di Venezia un patrimonio così prezioso per la sua storia culturale”.
Ad accogliere l’importante collezione saranno gli ampi ambienti del terzo piano della Querini Stampalia, prima destinati ad uffici. Qui Michele De Lucchi, su incarico di Intesa Sanpaolo, sta completando la creazione di uno spazio espositivo di grande eleganza e pulizia formale.
Nella successione di sale il pubblico potrà ammirare opere d?arte di ambito veneziano dal XVI al XX secolo, che spaziano dalla pittura alla scultura, dai mobili ai tappeti, agli orologi, dai disegni alle incisioni. Notevoli in particolare due dipinti di Canaletto, il grande bozzetto del Paradiso di Domenico Tintoretto e quello del Giudizio universale di Giambattista Tiepolo, oltre a opere di grandi maestri della scuola veneta fino a Caffi e Ciardi.
Tra le sculture opere di Arturo Martini e Alberto Viani.
Arredi significativi sono i bureau-trumeau, gli scrittoi, le consolle del XVII e del XVIII secolo, le specchiere, tra cui un bellissimo esemplare di manifattura muranese del XVII secolo che colpisce per la finissima e complessa fattura e per le notevoli dimensioni, un vessillo di San Marco della fine del Settecento e una bandiera della Repubblica del 1848.
Il terzo e non meno significativo nucleo di questa collezione è dato dalla “Biblioteca veneziana”. Ne fanno parte materiali bibliografici che trattano di storia, economia, arte della città di Venezia, raccolti con l?intento di tramandare la grande tradizione libraria lagunare e comprende edizioni rarissime della storia della stampa veneziana dal XV al XVIII secolo.
Un corpus di 454 manoscritti, bolle e leggi, oltre tremila libri, con l’editio del 1470 del De Civitate Dei per i tipi di Vindelino da Spira, un esemplare del Polifilo, datato 1499 e uscito dal torchio di Aldo il Vecchio, e oltre quattromila tra xilografie e incisioni. Tra queste opere di Coronelli, Ughi, Carlevarijs, Canaletto, Lovisa, Marieschi e un esemplare della grande pianta di Venezia di Jacopo de? Barbari che, accanto a quello già posseduto dalla Fondazione Querini Stampalia, dà conto della monumentale impresa del de? Barbari attraverso la comparazione delle due varianti. Queste opere saranno a disposizione degli utenti della ricca Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, frequentata quotidianamente da centinaia di studenti e studiosi.
Su richiesta sarà possibile accedere anche alla collezione numismatica, costituita da un?importante raccolta di monete prodotte dalla Zecca veneziana che documenta la storia della Repubblica dalla seconda metà del XIII secolo fino al 1866, anno in cui la Zecca cessò definitivamente la propria attività. Comprende 149 oselle, 233 monete, 3 medaglie, 17 pezzi di cartamoneta.
Il Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli così dichiara: “Valorizzare i beni artistici appartenenti a Intesa Sanpaolo, salvaguardare e promuovere le tradizioni culturali, l?arte e la storia delle diverse comunità nelle quali il Gruppo opera sono tra gli obiettivi prioritari del nostro Progetto Cultura. La condivisione con il pubblico delle collezioni ricevute in eredità dalla Cassa di Risparmio di Venezia, grazie alla preziosa collaborazione della Fondazione Querini Stampalia, risponde pienamente a tali finalità. In uno spazio rinnovato del prestigioso museo veneziano esponiamo un patrimonio di grande valore, espressione profonda dell?identità e della straordinaria storia della città, nonché testimonianza dell?importante ruolo svolto dalla Carive per la promozione culturale e sociale del territorio.”.

Info:
Fondazione Querini Stampalia Santa Maria Formosa – Castello 5252, 30122 Venezia
T. 041 2711411 – www.querinistampalia.org
Fondazione Querini Stampalia Sara Bossi
T. + 39 041 2711441 M. 339 8046499
e-mail: s.bossi@querinistampalia.org

TORINO. Torna la Sindone a Palazzo Madama. “La Sindone e la sua immagine.”

E’ stata inaugurata la mostra “La Sindone e la sua immagine. Storia, arte e devozione” in programma a Palazzo Madama fino a gennaio.
Palazzo Madama ospita il Museo Civico d’Arte Antica di Torino ed è uno dei più antichi ed affascinanti edifici della città. Fondato nel 1863 espone testimonianze architettoniche e di storia dall’età romana al Barocco di Filippo Juvarra. Le raccolte contano oltre 60.000 opere di pittura, scultura e arti decorative dal periodo bizantino all’Ottocento. In occasione della riapertura della restaurata Cappella della Sindone, mirabile opera di Guarino Guarini, Palazzo Madama propone dal fino al 21 gennaio 2019 la mostra “La Sindone e la sua immagine”.
L’allestimento, ideato dall’architetto Loredana Iacopino, è ambientato nella Corte Medievale di Palazzo Madama. Si tratta di un suggestivo ambiente fatto edificare da Cristina di Francia nel 1636. Il percorso espositivo ripercorre la storia della Sindone e le diverse funzioni delle immagini che l’hanno riprodotta nel corso di cinque secoli. Ovvero da quando il Sacro Lino fu trasferito da Chambéry a Torino nel 1578, per volere di Emanuele Filiberto di Savoia, fino ad oggi.
La rassegna presenta al pubblico un’ottantina di pezzi provenienti in particolare dal Castello di Racconigi e dalla Fondazione Umberto II e Maria José di Savoia. Oltre che dal Museo della Sindone di Torino e dalle stesse collezioni di Palazzo Madama. Dal Museo della Sindone provengono oggetti come la cassetta che trasportò la reliquia. E la macchina fotografica da campo utilizzata da Secondo Pia, il primo a documentare fotograficamente la Sindone nel 1898. Le raffigurazioni della Sindone sono realizzate in ricordo di Ostensioni avvenute in particolari festività ed eventi politici. Ma anche legate ad avvenimenti storici o lavori di alto livello esecutivo accanto ad altri più popolari.
Le opere in mostra
Si possono ammirare incisioni, disegni e dipinti su carta, su seta o su pergamena, ricami e insegne professionali dove la Sindone è presentata secondo rigidi modelli iconografici. Non mancano però tocchi di fantasia per quel che riguarda l’ambientazione e la decorazione. Nelle scene dipinte sono raffigurati anche diversi personaggi storici, sia ecclesiastici che reali. E oggetti come baldacchini, i simboli della Passione, le ghirlande fiorite, gli oggetti devozionali.

Fonte: www.lastampa.it, 7 ott 2018

MACERATA. Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche.

Nelle Marche sulle orme di Lorenzo Lotto alla scoperta di un artista non abbastanza conosciuto e di una regione ricca di storia, arte, natura e attrattive turistiche, tutta da scoprire. E’ questa la proposta più intrigante dell’autunno 2018 per chi ama la bellezza (dal 19 ottobre al 10 febbraio 2019). Un pittore dalla vita errabonda, nato probabilmente a Venezia nel 1480 (appartiene alla generazione dei grandi veneziani Giorgione, Tiziano, Palma il Vecchio, Pordenone), dopo l’apprendistato nella laguna forse presso Giovanni Bellini o Alvise Vivarini (nelle opere giovanili si riconoscono influssi di entrambi), passa a Treviso, nelle Marche, a Roma chiamato da papa Giulio II della Rovere, ma c’è già Raffaello, e poi va a Bergamo col desiderio di tornare a Venezia dove però domina Tiziano. Girovagando fra antichi borghi e cittadine, trattando con grandi e piccoli committenti, in cerca di una casa e sempre in ristrette economiche. Ad Ancona ricorre addirittura a una lotteria per vendere i quadri. Infine ancora nelle Marche il porto tranquillo, come oblato, nella Santa Casa di Loreto dove trascorre gli ultimi quattro anni della sua esistenza, muore ed è sepolto.
Un astista sublime, dai colori squillanti, appassionato e sensibile, dalla forte spiritualità, genio inquieto del Rinascimento, è presente nei maggiori musei del mondo, ma poco considerato da Vasari. Aretino definisce con sufficienza “Lotto, come la bontà buono, come la virtù virtuoso”. A riscoprire a fine ‘800 “il primo pittore italiano sensibile ai mutevoli stati dell’animo umano” è Bernard Berenson. Per Roberto Longhi Lotto anticipa e preannuncia Caravaggio. Il ‘900 lo consacra maestro indiscusso con le mostre di Venezia del ‘53, di Ancona dell’81 e il lancio internazionale alla National Gallery di Washington, a Bergamo e Parigi nel ’98. In questo periodo è sotto i riflettori anche in Spagna dove al Prado è appena terminata una mostra e in Inghilterra dove sta per aprirsene un’altra alla National Gallery di Londra, una specie di imprevisto anno lottesco.
Ma l’iniziativa presentata nella Sala della Crociera del Collegio Romano sede del Mibac a Roma dal curatore Enrico Maria dal Pozzolo, fra i massimi esperti dell’artista e cocuratore delle due rassegne citate, presenti l’assessore alla cultura della Regione Marche Moreno Pieroni e i rappresentanti dell’Ermitage e della National Gallery, è qualche cosa di diverso.
Il percorso espositivo della mostra di Macerata diviso in otto sezioni, prende in considerazione non solo le opere create per il territorio e poi disperse nel mondo, ma anche quelle che hanno avuto forti legami con le Marche. Distribuite in otto sezioni i dipinti ripercorrono la vicenda biografica dell’artista dalla natia (forse) Venezia alla pace di Loreto. Si passa dal recupero della storia marchigiana, con testimonianze e protagonisti della fase iniziale, alla presentazione dei luoghi che l’accolsero, ai primi soggiorni a Recanati (1495-1508), la trasferta romana e il ritorno di nuovo a Recanati, a Jesi. C’è poi l’intermezzo di Bergamo e Venezia, quindi il lungo peregrinare nei centri minori della regione e ancora Venezia e poi Treviso fino all’ultimo rientro ad Ancona e Loreto.
Nel restaurato Palazzo Buonaccorsi si potranno vedere le opere che vengono da collezioni nazionali e internazionali, dal Quirinale, al Poldi Pezzoli, al Prado, al British, al Louvre, all’Ermitage. Come “Cristo conduce gli apostoli al Monte Tabor”, bellissima predella della “Pala di Recanati” prestata da San Pietroburgo, il “Ritratto di Giovanni Maria Pizoni” Collezione Koelliker, la “Natività” dalla Pinacoteca di Siena, uno dei primi notturni dell’arte italiana, la “Madonna” del Museo Correr messa a confronto con la “Madonna con il bambino” di Crivelli del Museo di Macerata e la “Madonna” prestata dal Museo Correr di Venezia. E dipinti poco noti, o visti raramente. E’ il caso di “San Cristoforo” e “San Sebastiano”, due pannelli di un politico disperso realizzato per la chiesa di un piccolo centro vicino a Jesi che vengono da Berlino. Viene dagli Uffizi ed è esposta al pubblico per la prima volta, dopo un eccezionale restauro, una “Sacra Conversazione”, firmata e datata 1534, anno in cui il pittore si trovava nelle Marche, forse il suo primo documento di attività pittorica. O mai esposte in precedenti eventi come una “Venere adornata dalle Grazie”, di collezione privata, pubblicata da Pietro Zampetti nel 1957 e rimasta all’oscuro per settant’anni, una delle novità della mostra. E’ una “scoperta” anche il “San Girolamo nello studio”, acquistato alla fine degli anni Settanta per i Musei Civici di Bassano del Grappa, al centro di polemiche e animate discussioni circa la paternità dell’artista, relegato nei depositi e dimenticato. Che ora recuperato e sottoposto ad analisi scientifiche viene restituito al suo autore. Una riprova dell’impostazione di ricerca e studio data alla rassegna dal professor Dal Pozzolo. Del resto il pittore, ricorda il curatore, ha avuto una produzione sterminata, realizzava settanta – ottanta opere l’anno, quindi non è impossibile che ce ne siano altre da scoprire.
A Macerata, facendo eccezione alla regola (c’è il motivo), è esposto anche il grande affresco staccato e montato su tela di “San Vincenzo Ferrer in Gloria” – l’unico ad oggi conosciuto nelle Marche – non visibile da tempo a causa del terremoto che ha reso inagibile la chiesa di San Domenico a Recanati in cui si trovava. E come provocazione, per sollecitare chi potrebbe aiutare a svelare il mistero, ultima opera in mostra, viene esposta la cornice vuota della famosa “Madonna di Osimo” dipinta da Lotto intorno agli anni trenta del Cinquecento, rubata dalla chiesa dei minori osservanti nel 1911 e mai ritrovata. Lo stesso anno del furto della Gioconda che ebbe sorte più benigna.
Ma la vera novità (non del tutto in quanto già proposto una decina di anni fa), è rappresentata dall’invito a scoprire le Marche sulle orme di Lotto. In otto centri grandi e piccoli delle Marche, Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino si possono ammirare i capolavori di cui si vanta la regione che non ha uguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista. In queste località si conservano, infatti, ben 25 capolavori di Lotto (il 15% della produzione conosciuta del maestro), alcuni come la strepitosa “Crocifissione” di Monte San Giusto in una chiesa piccolissima, altri nei musei civici. Un museo diffuso unico al mondo, il “Museo Lotto”. L’invito è dunque a percorrere le strade delle Marche facendosi guidare da Lotto che ha peregrinato a lungo nella regione per trovare infine asilo sicuro come oblato nella Santa Casa di Loreto dove è terminata la sua vicenda umana.
Due chiavi di lettura, artistica e turistica in senso alto, strettamente connesse, come risposta “politica” alle difficoltà seguite agli eventi disastrosi dell’ultimo sisma. La cultura come volano della rinascita. Non è un caso che sia Macerata la sede dell’esposizione principale che propone venti dipinti e cinque disegni autografi di Lotto a cui si aggiungono alcune straordinarie opere grafiche di grandi artisti da cui trasse ispirazione, Dürer e Mantegna e preziosi manoscritti, volumi, globi di Mercatore e antiche mappe che aiutano a comprendere il periodo storico interessato.
Il giro per le Marche potrebbe cominciare da Ancona che conserva nella Pinacoteca Civica la “Sacra Conversazione”, detta anche “Pala dell’Alabarda”, commissionata nel 1538 per la chiesa di Sant’Agostino da un parente di quel Protonotario Apostolico Giovanni M. Pizoni di cui Lotto nello stesso anno esegue il magnifico ritratto, ora in mostra. E proseguire per Recanati che possiede il capolavoro forse più noto dell’artista, quell’”Annunciazione”, posta in origine nell’oratorio di San Giorgio come pala d’altare della Confraternita di Santa Maria dei Mercanti. Una composizione originalissima con il Padre Eterno che fa irruzione dalla loggia del giardino, un angelo con i capelli biondi al vento, la vergine turbata che guarda davanti a sé mentre il gatto scappa impaurito. Nella Pinacoteca Civica di Jesi, ma l’opera era destinata alla cappella della Confraternita di Santa Lucia nella chiesa di San Floriano, si può ammirare un altro dipinto splendido e seguire un’altra storia, quella di Santa Lucia che, rifiutandosi di adorare gli idoli pagani, viene condannata dal console romano Pascasio a essere trascinata in un bordello. Ma nonostante gli sforzi dei tre ruffiani vestiti in abiti cinquecenteschi, è impossibile portarla via. Mentre un bambino si divincola, trattenuto da una tata di colore. Firmata e datata 1532, ma commissionata una decina d’anni prima, è coeva a un altro capolavoro, l’affresco dell’oratorio quattrocentesco di Trescore Balneario annesso alla villa di famiglia di Battista Suardi.
“Il capolavoro di Lotto, l’opera sia più ambiziosa come concezione che più drammatica e vigorosa nella resa”, così la definisce Berenson è la “Crocifissione” di Monte San Giusto commissionata per l’altare maggiore di Santa Maria in Telusiano dal legato apostolico Niccolò Bonafede rappresentato nel dipinto. Tra i più sconvolgenti con quel cielo livido, quella massa agitata di persone e i colori sgargianti delle vesti. Di tutt’altro genere la pala d’altare della “Madonna con il Bambino e santi” detta “Madonna del Rosario”, dipinta su incarico della confraternita del Rosario, per la chiesa di San Domenico ora nella Pinacoteca Civica di Cingoli. E’ un’opera complessa antica e incredibilmente moderna con quei quindici tondi che raccontano come in un fumetto i Misteri del Rosario.

Info:
Macerata: Palazzo Bonaccorsi e Musei Civici – Centri lotteschi: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Urbino. Dal 19 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019. Informazioni: www.mostralottomarche.it

Fonte: www.quaeditoria.it, 8 ott 2018

PORDENONE. Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924.

Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, decoratore, scenografo, tra le figure più originali, intense e radicali del secolo scorso, è protagonista alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone con la mostra “Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924”.
L’esposizione è realizzata dal Comune di Pordenone e dall’ERPaC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi.
Curata da Fabio Benzi, autore di molti importanti contributi sull’artista e che si è occupato anche della grande e significativa mostra su Sironi tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993, l’esposizione propone una accurata selezione di dipinti, disegni e illustrazioni.

Info:
Galleria Harry Bertoia, fino al 19 dicembre 2018
+39 0434 392935 / 392960 – museo.arte@comune.pordenone.it
Orari: da martedì a venerdì: dalle 15 alle 19
sabato e domenica dalle 10 alle 13 ?e dalle 15 alle 19.
Chiuso il 1° Novembre
Percorsi assistiti alla mostra: Associazione Amici di Parco – amiciparco.pn@gmail.com
Attività didattiche per le scuole: Studio associato Eupolis – prenotazioni tel. 349 6713580 (dal lunedì al venerdì 9.30-12.30) – info@eupolis.info