Archivi autore: Redazione

Forestier Sylvie, Kuzmina Evgenia, Hazan-Brunet Nathalie. Chagall, viaggio nella Bibbia.

L’edizione di ventidue studi inediti, insieme alle quaranta gouaches bibliche, è l’occasione per meglio comprendere l’importanza della Bibbia nel lavoro di Marc Chagall. Gli studi e le gouaches, creati all’inizio degli anni Trenta, sono i due cicli pittorici all’origine di tutta l’opera grafica di Chagall sulla Bibbia, un impegno che si concluderà solo dopo la Seconda guerra mondiale con le edizioni di Tériade.
Se è esplicita la funzione preparatoria nei confronti delle acqueforti, il volume ravvisa anche l’aspetto anticipatorio del monumentale progetto del Messaggio Biblico, che darà vita al Musée National Marc Chagall di Nizza. Nel 1930 e nel 1931, anni degli studi e delle gouaches, l’artista teme per il popolo ebraico in Russia e in Europa, ma anzitutto considera di trovarsi in un mondo «senza Profezia» e drammaticamente oscurato.
Per Chagall la Bibbia è essenzialmente il testo dei Profeti, anche se la sua scelta iconografica verterà su Genesi ed Esodo. Il suo impegno di pittore, attraverso le Figure della Bibbia, intende riportare nel mondo quello sguardo di Profezia, di cui denuncia l’assenza. Questo lavoro nasce da incontri con gli autori e gli editori organizzati da Meret Meyer al Comité Marc Chagall di Parigi.
Il volume posiziona studi e gouaches, opere di forte e autonoma rilevanza estetica, all’interno dell’itinerario artistico di Chagall (Forestier) e ne mette in luce l’impegno storico-politico (Hazan-Brunet); infine sviluppa una lettura iconografica che esplicita le fonti filosofiche e figurative dell’artista (Kuzmina).

Sylvie Forestier (1931-2015) è stata curatrice presso il museo Château de Compiègne e capo curatore al Musée National des Arts et Traditions Populaires di Parigi, direttrice incaricata del Musée National Message Biblique Marc Chagall a Nizza per più di dodici anni, e responsabile del Musée National Picasso a Vallauris e del Musée National Fernand Léger a Biot.
Nathalie Hazan-Brunet ha lavorato presso il Musèe National d’Art Moderne Centre George Pompidou di Parigi; dal 1996 è responsabile delle collezioni d’arte moderna e contemporanea del Musèe d’Art et d’Histoire du Judaisme a Parigi, dove ha curato mostre dedicate a Bruno Schulz Charlotte Salomon, Felix Nussbaum e in particolare a Marc Chagall, al quale ha dedicato anche la monografia Marc Chagall, gli universi del pittore (Actes-Sud, 2007).
Evgenia Kuzmina assistente di Storia dell’Arte presso l’Università di Navarra, dopo aver curato una tesi di dottorato sul tema del «Circo nell’opera di Marc Chagall». È autrice di numerose pubblicazioni sull’artista e in generale sull’arte del ventesimo secolo (quali la cappella di Rothko a Houston e la cappella di Matisse a Vence).

Info:
Edizioni Jaca Book
ISBN: 978-88-16-60651-7

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4997

FORLI’. 700 anni senza Dante.

“Nel 2021 dobbiamo fare Dante, e dobbiamo farlo insieme”, disse tempo fa Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, a Gianfranco Brunelli, come racconta quest’ultimo. E fu così che gli Uffizi andarono in trasferta nella piccola Forlì, potremmo continuare noi se volessimo narrare una storia di collaborazione davvero straordinaria, resa senza dubbio possibile da quindici anni di mostre eccellenti promosse dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021

Una storia con un autentico happy end perché da poco, nonostante tutto, è stata inaugurata e aperta al pubblico la grandiosa esposizione che celebra i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, e lo fa con circa trecento opere tra cui, tanto per dire, quattro tavole di Giotto, e poi manoscritti medievali, sculture romane, affreschi staccati, incisioni e oggetti liturgici, e ancora tanti, tantissimi dipinti.
Un percorso ricco e complesso, che comincia dal tema del Giudizio Finale, perché rappresenta il “concetto e criterio orientativo della Commedia di Dante. Senza il quale l’intero poema non può operare, perché senza questo momento definitivo non ci sarà l’eterna salvezza”, scrive Brunelli in catalogo.

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021-

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021-

L’esposizione entra quindi nel vivo e indaga la fortuna e il mito di Dante, ed ecco allora i ritratti del poeta come quelli straordinari di Andrea del Castagno (che si affianca all’effige di Giovanni Boccaccio) e di Sandro Botticelli, mentre nelle teche i codici miniati testimoniano la fortuna che ebbe fin dall’inizio la Commedia, dove compaiono già le prime immagini tratte dalle allegorie dantesche e che così profondamente hanno influenzato la nostra cultura visiva, dai mostri dell’Inferno alla luce della salvezza. Senza dimenticare quel Giudizio dipinto da Michelangelo, che non può prescindere da Dante e a cui viene ancor oggi associata la potenza visionaria della Commedia. Per arrivare poi alla riscoperta del Medioevo da parte dei cosiddetti pittori Nazareni che, stranieri a Roma, trovano proprio in Dante una sorta di guida, lui che era stato guidato da Virgilio e Beatrice.

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021-1-1

Dante.-La-visione-dellarte.-Exhibition-view-at-Musei-San-Domenico-Forli-2021-1-1

Ma non c’è solo il poema al centro della mostra: c’è il Dante “civile” che l’arte e la letteratura adottano come simbolo proprio nel passaggio dell’Unità d’Italia, e poi oltre, se pensiamo che Felice Casorati “arruolò” il fiorentino per due dipinti realizzati in piena Prima Guerra Mondiale.
Il Refettorio di San Domenico ospita invece un’ampia rassegna di grafiche: da Gustav Doré ad Arturo Martini, da Duilio Cambellotti ad Amos Nattini, le opere su carta precedono e seguono le grandi edizioni dantesche che, tra Otto e Novecento, circolano sempre più. Un secondo capitolo della mostra è definito “Diventare Dante” e rilegge il protagonista attraverso il magistero degli antichi, lo colloca nella sua dimensione politica e sfiora la Vita Nova grazie a Dante Gabriel Rossetti che, con la sua Beatrice, affronta il cruciale tema della donna.

Victor-Prouve-Il-secondo-cerchio.-I-lussuriosi-1889.-Nancy-Musee-des-Beaux-Arts

Victor-Prouve-Il-secondo-cerchio.-I-lussuriosi-1889.-Nancy-Musee-des-Beaux-Arts

Ma Inferno, Purgatorio e Paradiso? Niente paura, alle tre cantiche è dedicato tutto il primo piano del complesso museale, e “Di canto in canto” – recita il titolo – non mancano i leggendari personaggi visti attraverso le lenti dei pittori: Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Ugolino, Pia de’ Tolomei, quindi la lunga carrellata prosegue con il Purgatorio e approda infine all’empireo tra santi e beati, culminando nell’ultima sala che richiama il 33esimo canto, non solo l’ultimo del Paradiso ma l’ultimo della Commedia, “quello che non viene mai letto a scuola”, si rammarica a ragione il teologo Brunelli in conferenza stampa.
La preghiera di San Bernardo è evocata nella figura della Vergine, mentre un’incredibile Trinità di Lorenzo Lotto, “pittore inquieto, interlocutore di domenicani e francescani” con un Cristo risorto segnato dalle piaghe della crocifissione “comunica la figura dell’uomo in cielo. ‘Nostra effigie’. Figura dell’uomo che Dante cerca in Dio”. E per riveder le stelle, a Forlì, verrebbe voglia di rifare il viaggio a ritroso per godersi di nuovo le opere, trovare i loro legami e sprofondare nei loro significati.

Autore: Marta Santacatterina

Fonte: www.artribune.com, 7 mag 2021

Articolo correlato: https://www.mecenate.info/forli-ecco-la-grande-mostra-su-dante-alighieri-300-opere-per-raccontare-il-poeta/

Info: Info: È in programma fino all’11 luglio, presso i Musei San Domenico di Forlì, la grande mostra Dante. La visione dell’arte, a cura di Antonio Paolucci e Fernando Mazzocca, che si pone l’obiettivo di illustrare a 360 gradi la figura di Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321), autore della Divina Commedia e padre della lingua italiana, attraverso un percorso espositivo di circa trecento opere dal Medioevo al Novecento.

NAPOLI. Maschio Angioino: dai sotterranei emerge un tesoro d’arte dimenticato da decenni.

Era dimenticato da decenni, nei sotterranei di Maschio Angioino a Napoli, un prezioso patrimonio di circa 400 dipinti (ma anche sculture, parti di arredamento), ritrovato per caso grazie a dei sopralluoghi effettuati a novembre 2020 per verificare se fossero avvenuti allagamenti e danni a seguito del maltempo. Ciò che i tecnici del Comune hanno rinvenuto, una volta scesi nel piano che si trova sotto al calpestio del cortile, sono state opere di Luca Giordano, Paolo De Matteis, Jacopo Cestaro, Giacinto Diano, Francesco De Mura, Giuseppe Bonito, Agostino Beltrano, Giacinto Diano, Onofrio Avellino e altri pittori appartenenti alla scuola napoletana, molte di queste in grave stato di deterioramento. Particolarmente significativo è stato il ritrovamento di una Madonna del Rosario e Santi Domenicani di Luca Giordano, larga 4 metri e alta 2,64 metri, che sarà prossimamente sottoposto a restauro con lo scopo di essere esposto, appena possibile, nel Museo di Castel Nuovo.
Al momento del ritrovamento sono stati prontamente avvertiti il sindaco Luigi De Magistris, il Comune e la Soprintendenza, intervenuta per mettere in sicurezza le opere, catalogarle e valutarne le condizioni. La collezione entrerà naturalmente a far parte del patrimonio del Comune – una speciale commissione tecnica è stata incaricata per stimarne l’esatto valore – che nel frattempo ha stanziato 150mila euro per i primi interventi.
Ma come è possibile, ci si domanda, che un nucleo di tale importanza sia finito nel dimenticatoio, abbandonato in un luogo tutt’altro che appropriato? I documenti stilati a seguito delle ispezioni parlano di opere “custodite in inadeguati depositi”, constatando “il degrado del patrimonio artistico custodito nei depositi in pessime condizioni di Castel Nuovo”.
L’ipotesi più probabile è che la collocazione del tesoro d’arte nei sotterranei di Maschio Angioino sia avvenuta nel 1980 a seguito del Terremoto dell’Irpinia. In quell’occasione il Comune, in accordo con la Soprintendenza, prelevò le numerose opere della collezione civica dai loro edifici, affidandole ai musei cittadini per metterle al riparo da furti e ulteriori danni. Le opere furono distribuite in varie sedi, come Capodimonte, Palazzo Reale, Palazzo San Giacomo e infine al Maschio Angioino, dove sarebbero state dimenticate del tutto. Una strategia che, messa in atto per tutelare il patrimonio, ha finito per rivelarsi ancora più dannosa.

Autore: Giulia Ronchi

Fonte: www.artribune.com, 1 mag 2021

PORDENONE. Omaggio a Michelangelo Grigoletti (1801 – 1870).

L’esposizione “Omaggio a Michelangelo Grigoletti (1801-1870)” si propone di fare luce su un artista protagonista dell’arte italiana del suo tempo. Grande ritrattista, pittore di soggetti di ambito storico-romantico e di soggetto religioso, Grigoletti fu un interprete di primo piano in un periodo in cui trionfarono le poetiche neoclassiche e quelle romantiche, con un’apertura finale sul realismo di fine Ottocento.

Info:
Curatrice della mostra: Vania Gransinigh.
Pordenone, Museo Civico d’Arte, fino al 31 agosto 2021

MONTEVARCHI (Ar). La pittura introspettiva di Ottone Rosai in mostra.

Gli inizi di Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957) furono all’insegna del Futurismo, negli anni turbolenti a cavallo della Grande Guerra. Ma la sua verità di artista emerge dopo, quando, nel clima del generale “ritorno all’ordine predicato da Ardengo Soffici, il giovane fiorentino si fa promotore di una pittura figurativa sensibile al bisogno dell’uomo di ritrovare la pace interiore, dopo le sofferenze della guerra.
Ottone-Rosai-Incontro-in-via-Toscanella-1922-208x420La mostra prende in esame la produzione di Rosai nell’arco temporale dal 1919 al 1939, quando nella sua pittura il Post-impressionismo europeo di matrice cezanniana s’incontra con la lezione dei Primitivi senesi e del primissimo Quattrocento fiorentino, fondendosi anche con le atmosfere poetico-letterarie di quella corrente di pensiero europea che dalla metà dell’Ottocento rifletteva sulla condizione dell’individuo moderno. Indigenza e solitudine segnarono buona parte di quegli anni, ma l’arte di Rosai non venne mai meno, anzi sgorga come una sorda rabbia contro tutto e tutti, soprattutto contro il pubblico che ancora non comprendeva quelle pitture malinconiche, ma profondamente vere.
Ottone-Rosai-Partita-a-briscola-La-partita-a-scopa-1920-309x420A prima vista Rosai può essere confuso con un demagogo da Strapaese che dà voce agli idilli della campagna o alla placida vita cittadina di quartiere; in realtà, pur in maniera sommessa, quella sua ricerca di luoghi appartati, fra campi deserti e angoli d’osteria dove trovare un istante di spensieratezza, è la sua risposta al trionfalismo dannunziano e futurista, e rientra comunque in un clima più ampio, di portata europea, di riflessione sulla società del dopoguerra, sull’angoscia generata dalla crisi economica e dall’alienazione urbana. Rosai è quindi un utopico fautore di un impossibile ritorno alle origini, dipingendo celebra l’elegia di una società agreste che è ormai giunta al suo drammatico tramonto e insieme va alla ricerca di quella bellezza interiore che secondo Dostoevskij può salvare il mondo, e condivide il pessimismo di Leopardi e Schopenhauer. Le sue pitture sono opere intrise di poesia e filosofia, declinate con la rude semplicità della cultura toscana più autentica, accanto a metafore universali quali il gioco delle carte come allegoria dell’esistenza e della sua precarietà, le strade deserte come luogo dell’anima.
Ottone-Rosai-Trattoria-Lacerba-1921-795x420Fra gli Anni Venti e Trenta, l’ambiente urbano si afferma come protagonista nella pittura europea, interessando appunto anche Rosai, il quale, pur dedito a una vita solitaria, era seguito con attenzione dai colleghi stranieri. A questo proposito non è da escludere una certa influenza esercitata sull’opera di Marianne von Werefkin: pur in assenza di riscontri su una frequentazione diretta fra i due artisti, sappiamo che la pittrice russo-tedesca soggiornò più volte a Firenze negli Anni Venti, e quindi è lecito ipotizzare una sua conoscenza, anche indiretta, di Rosai. Infatti, anche nei suoi scorci cittadini si respira quell’atmosfera di fiaba, si ritrovano quelle facciate squadrate e dipinte in severi ocra scuri, e le stradine in salita dalla prospettiva diagonale che il pittore toscano ha immortalato tante volte, in particolare la celeberrima Via Toscanella, sfondo ideale di una Firenze povera ma dignitosa, dove le difficoltà quotidiane sono affrontate quasi con rassegnazione, cercando estremo rifugio nella solidarietà umana. Una sorta di monito per i tempi a venire; anche Rosai, infatti, presentiva la guerra, un po’ come era accaduto a Picasso con la celeberrima Baignade. Una coincidenza che conferma ulteriormente quanto il pittore toscano, a dispetto delle apparenze, fosse attento testimone della sua epoca.
Il percorso della mostra si chiude con il 1939, un anno cruciale per Rosai, che dopo tante amarezze ottenne la cattedra di professore di figura disegnata al Liceo Artistico di Firenze, cui seguì, nel 1942, quella di pittura all’Accademia di Belle Arti.
Riconoscimenti giunti dopo la sua prima personale a Firenze, a Palazzo Ferroni, nel 1932, cui fecero seguito altre a Milano e Roma, e, nel 1934, la partecipazione alla Biennale di Venezia. Ma nemmeno questi traguardi e riconoscimenti allevieranno quella malinconia che lo accompagnava sin dalla giovinezza, segnata dal suicidio del padre e dal disagio economico. Nonostante ciò, Rosai ha raggiunto vette espressive di altissimo livello, e non a torto Charlie Chaplin lo definì una dei massimi pittori europei moderni. Lo fu a modo suo, un po’ come Malaparte (ma senza la sua mondanità), nel senso che, come lo scrittore suo conterraneo, condivise le tematiche esistenziali del suo tempo, ma con uno stile del tutto personale, definibile come una sorta di realismo magico con sfumature espressioniste, e un’aura letteraria particolarmente profonda, che riecheggia un disagio esistenziale.

Apertura mostra: fino al 6 giugno 2021.

Orari: dal martedì al venerdì solo al pomeriggio dalle 16 alle 19. sabato, domenica e festivi ore 10 – 20.

Autore: Niccolò Lucarelli.

Fonte: www.artribune.com, 1 gen 2021