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Renzo GIACOPINI. La storia secondo Dante.

Nella «Commedia» Dante incontra re, imperatori, papi, vescovi, capi di fazioni politiche e di ordini religiosi che, nel bene e nel male, ritiene responsabili del suo tempo, uno fra i più tribolati della nostra storia: destinandoli all’Inferno, al Purgatorio o al Paradiso pronuncia il suo giudizio su di loro.
Dei personaggi che hanno fatto la storia a lui contemporanea il Sommo Poeta raccoglie le confessioni, ricerca i motivi profondi del loro operato, arricchisce il racconto di particolari noti o sconosciuti.
Come «ghibellin fuggiasco» è coinvolto in questa storia e la racconta dal suo punto di vista. Leggere la Commedia come opera di uno storico di parte può essere allora un itinerario intrigante. E anche un invito a rileggere per intero il grande capolavoro.

Renzo Giacopini (Pescantina, Verona 1945) è ritornato recentemente allo studio della Divina Commedia, di cui è diventato appassionato cultore. Con la collaborazione della Mazziana ha prodotto per un circuito esclusivo di amici i seguenti titoli: «Le preghiere della Commedia» (2016), «Tutte le donne della Commedia» (2016), «Io e Dante» (2017), «Gli animali della Commedia» (2018), «La mitologia nella Commedia» (2020).

Info:
Editrice Mazziana, Verona, 2021
Pagine: 216 – € 12,50
ISBN: 978-88-97243-37-3
Per acquisto: Casa editrice Mazziana (telefonando al numero 045.912039 oppure inviando una e-mail a: casaeditrice@donmazza.org).

CITTADELLA (Pd). All’interno delle mura medievali, il nuovo Museo del Duomo.

Il Museo del Duomo di Cittadella (Pd) riapre i battenti, in veste totalmente rinnovata e in nuovi spazi.
Sorge contiguo al Duomo e congloba anche quanto rimane della precedente chiesa medioevale, con i suoi preziosi affreschi.
Il Museo, voluto dalla Parrocchia del Duomo, viene inaugurato dopo un lungo percorso e vari stralci di lavori, che hanno visto in passato l’apporto del Mibact, e in quest’ultima fase quello fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Comune di Cittadella.
Ora il Museo del Duomo apre al pubblico offrendo emozioni vere pur nel numero contenuto delle opere allineate sulle pareti o inserite nelle bacheche.
L’allestimento è stato affidato allo studio dell’architetto Gianni Toffanello che, in accordo con l’Ufficio diocesano per i Beni culturali e il Museo diocesano di Padova, ha selezionato alcune tra le opere raccolte lungo i decenni precedenti, inserendole in un percorso di arte, storia e teologia.
La scelta dei curatori è stata precisa: privilegiare la qualità sulla quantità, per offrire pitture e sculture – ma anche esempi di arti applicate – che risultino effettivamente “eccezionali” per livello o per significato.
In primis la grandiosa Cena in Emmaus, capolavoro datato 1537 di Jacopo da Ponte detto Bassano e, poco discosta una Flagellazione (fine XVI secolo) di particolare intensità già attribuita a Palma il Giovane ma più verosimilmente riconducibile ad Andrea Vicentino.
Ma basterebbe la grande tempera su tavola raffigurante il Compianto sul Cristo morto, capolavoro della pittura veneta di metà Quattrocento, attributo da Federico Zeri ad Andrea da Murano, per giustificare una visita al nuovo Museo del Duomo.
Proviene dall’antica chiesa abbaziale il Sant’Antonio Abate (XV secolo) in pietra di Vicenza con tracce dell’antica originale policromia. È un’opera di solida potenza espressiva, che richiama i secoli in cui sorse Cittadella, città murata medievale tra le più belle al mondo, che aveva ed ha la chiesa al centro dell’elisse delle sue alte mura (oggi percorribili lungo i quasi due chilometri del Camminamento di Ronda).
L’attuale chiesa è di epoca neoclassica, ma quella primitiva non è scomparsa e conserva architetture e soprattutto preziosissimi affreschi di età medievale: una duecentesca Madonna con il Bambino e Santa Margherita, una Crocifissione trecentesca di sapore giottesco, i monumentali Sansone e Golia e quel che rimane di un ciclo affrescato da Jacopo Bassano tra il 1537 e il 1539. Testimonianze d’arte e di storia che fanno parte del percorso museale proposto al visitatore negli attigui spazi aperti al culto.
Nelle sale del Museo, tra gli altri “pezzi” di grande rilievo, spiccano le sculture lignee, tutte di epoca tardo medievale o rinascimentale: il busto policromo di una Vergine Annunciata, il mistico Crocifisso processionale quattrocentesco, sempre in legno intagliato e policromo, il San Rocco e il San Sebastiano cinquecenteschi….
Tra gli esemplari di arti applicate si trovano il rarissimo Parato in terzo, impreziosito da ricami di raffinata fattura (sec. XVI); il reliquiario quattrocentesco opera di Bartolomeo da Bologna; lo Stendardo processionale dedicato a san Girolamo; il maestoso Apparato per le Quarant’ore, in legno intagliato e dorato, che domina una delle sale del nuovo Museo.
«In queste sale si intrecciano due storie», sottolinea mons. Luca Moretti, arciprete del Duomo. «Una antica, che parte dal 1220 e racconta di opere d’arte belle e importanti. Una più recente, fatta di passione e volontariato, che ha ridato luce e splendore alla storia antica. Chi visita il museo può in qualche modo entrare in contatto con queste due storie. Con chi ha avuto la fortuna di costruire, abbellire, ornare, curare la nostra chiesa. E con chi ha ereditato un compito forse meno affascinante, ma non meno importante: custodire e tramandare quanto di bello e prezioso ha ricevuto. Credo questo sia il compito del nostro tempo».

Info:
Sabato: 17.00 – 19.00 (orario estivo)
Domenica e Festivi: 10.00 – 12.00 / 17.00 – 19.00 (orario estivo)
Su prenotazione: sempre, per gruppi di almeno 10 persone
Giorni di chiusura: 25 dicembre e 1 gennaio
Ingresso: intero: 5 euro – ridotto: 3 euro
Con il biglietto del Museo del Duomo si avrà la riduzione per l’accesso al Camminamento di Ronda sulle Mura di Cittadella e viceversa.
tel. 049 9404485, cittadella@historiatravel.it, www.museoduomocittadella.it
Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel 049.663499 gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)
Ufficio Stampa della Diocesi di Padova – Sara Melchiori – ufficiostampa@diocesipadova.it 347 3367977

VERONA. In cammino con Dante: mostra diffusa e mappa dei luoghi in città e provincia.

Partono le iniziative speciali dell’anno di Dante a Verona: una mostra diffusa tra piazze e monumenti, chiese, palazzi e biblioteche, con una mappa d’autore che guida il visitatore, orientato da segnaletiche e app. La città intera ricorda il poeta mettendosi in mostra come museo a cielo aperto.
Il Comune di Verona presenta il cuore del programma artistico ideato per onorare l’Alighieri e il suo rapporto strettissimo con la città: un’inedita mostra diffusa, realizzata dai Musei Civici, con il patrocinio e il contributo del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, in collaborazione con Università di Verona e Diocesi di Verona, con il contributo di Fondazione Banca Popolare di Verona.
La mostra diffusa, un itinerario che si snoda nei luoghi della presenza e della tradizione dantesca, svela come Verona non abbia fatto da mero sfondo alla vicenda dantesca, ma ne sia stata protagonista e ispiratrice.
Un duplice omaggio: a Dante e alla città di Verona, sua seconda patria dopo l’esilio da Firenze.
Tanti i luoghi legati alla presenza del Poeta e fonti di ispirazione per la Divina Commedia, testimonianza della lunga permanenza veronese e del suo forte legame con gli Scaligeri.
Il percorso e le tappe della mostra diffusa sono illustrati in un’agile mappa cartacea, preziosa guida che conduce i visitatori – turisti o cittadini – lungo un itinerario alla scoperta dei luoghi direttamente legati alla presenza del Poeta; dei suoi figli e dei suoi eredi, che ancora oggi risiedono a Gargagnago in Valpolicella; delle suggestioni che Dante traspose nelle sue opere; di quella tradizione legata alla sua figura, che nei secoli continuò a crescere e ad alimentarsi.
Si parte con i luoghi di Dante: da Piazza dei Signori a Palazzo della Ragione – sede della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, che ospita due esposizioni: La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (fino al 3 ottobre) e Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona (11 giugno–3 ottobre) – quindi Palazzo del Capitanio; Palazzo della Provincia; le Arche Scaligere; San Zeno Maggiore; Sant’Elena, dove Dante recitò pubblicamente la Questio de aqua et terra; la Biblioteca Capitolare, la più antica del mondo occidentale, sede LaMeDan (Laboratorio di Studi Medievali e Danteschi dell’Università di Verona).
Si prosegue con tre chiese – Sant’Anastasia, San Fermo Maggiore e Sant’Eufemia – quindi con i luoghi legati ai discendenti del Poeta: Piazza delle Erbe; Palazzo Bevilacqua; San Michele Arcangelo a San Michele Extra; Palazzo Serego Alighieri e Villa Serego Alighieri.
L’ultima parte del percorso è una passeggiata tra i luoghi della tradizione dantesca: Palazzo Marogna; Ponte di Veja; Casa di Romeo e Casa di Giulietta; Castelvecchio, oggi sede museale che accoglie la mostra Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur (fino al 3 ottobre).
Ogni luogo dantesco della mappa è segnalato in situ con un apposito pannello; con un semplice tocco sul proprio cellulare tramite QRcode, il visitatore potrà accedere a un’espansione digitale dei contenuti della mappa, ulteriore approfondimento del proprio itinerario.
L’immagine coordinata della mostra diffusa è stata elaborata a partire dal disegno di Sandro Botticelli Dante e Beatrice. Paradiso II. L’opera è stata resa disponibile, eccezionalmente, per la sola sede di Verona, assieme ad altri due disegni botticelliani per Paradiso IV, Paradiso XVII, dal Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino. I tre disegni saranno esposti alla mostra Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.

Info: www.danteaverona.it Ufficio stampa: Delos | delos@delosrp.it |
Paola Nobile 335.5204067 – Giovanna Ieluzzi 338.2862620

In collaborazione con:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo – Tel. 049663499
Referente Roberta Barbaro: gestione3@studioesseci.net

ERCOLANO (Na). Packard ha indicato la via al mecenatismo culturale in Italia.

Venti anni fa partiva il progetto pionieristico che ha cambiato il volto degli Scavi.
“Un bellissimo esempio di mecenatismo culturale che ha dato vita a un collaborazione virtuosa tra pubblico e privato e indicato la via a molte altre realtà e alle recenti riforme dei beni culturali, dall’ArtBonus alla decisione di dotare i musei di maggiore autonomia” così il ministro della cultura, Dario Franceschini in occasione dei venti anni di attività dell’Herculaneum Conservation Project, la collaborazione fra il Packard Humanities Institute e il Parco archeologico di Ercolano per la salvaguardia dell’antica città vesuviana iscritta nella lista dei siti del patrimonio mondiale redatta dall’UNESCO.
“Questa esperienza – ha aggiunto il ministro – ha donato nuova luce agli Scavi, con studi scientifici, restauri e nuove scoperte, e ha aperto la strada a un nuovo mecenatismo in Italia: non una semplice donazione di denaro, ma un affiancamento costante e capillare all’amministrazione pubblica, con iniezioni di risorse intellettuali multidisciplinari che hanno favorito il rapporto con il territorio e con le sue comunità, anche nazionali e internazionali.
Coltivo la speranza di trovare altri 100 David Packard, mecenati lungimiranti ma anche esseri umani che siano disposti a ‘fare squadra’ e lavorare a fianco a noi, perché la nostra ricchezza sia anche la nostra eccellenza”.

Fonte:
Ministero della cultura – Ufficio Stampa e Comunicazione, 16 apr 2021
Via del Collegio Romano, 27 – 00186 ROMA
Tel +39 06 6723.2261 .2262

Castelfranchi Vegas Liana, Italia e Fiandra, nell’Europa del ‘400.

Questo libro è l’esito di un cammino di ricerca che ha preso l’avvio nel lontano 1966, con due saggi apparsi sulla rivista Paragone, nei quali l’autrice scorgeva l’esistenza di una trama continua di rapporti tra pittura fiamminga e pittura italiana nel corso del Quattrocento e tentava di tracciarne i primi lineamenti.
Il caso dei rapporti tra Italia e Fiandra si presenta, in realtà, come assai peculiare rispetto a quelli che si stabilirono tra pittura fiamminga e altre aree artistiche in Europa, dove l’impatto fiammingo fu assimilato in modo più netto. In Italia, infatti, la pittura fiamminga non giunse mai ad alterare il corso storico o a determinarne la fisionomia, proprio perché la Penisola nel Quattrocento fu a sua volta teatro di fatti pittorici di altissimo livello.
Ancor più singolare quindi il fatto che l’Italia rappresentò la prima e più ricca area di committenza della pittura fiamminga, sia mercantile sia aristocratica, fenomeno che assunse talora le proporzioni di una vera e propria moda. Soprattutto la conoscenza diretta di esemplari fiamminghi esercitò su molti dei nostri pittori un fascino tale da tradursi in un nuovo arricchimento nella resa pittorica della realtà. È questa ricerca del reale, si sa, che accomuna entrambe le civiltà pittoriche e nel ‘400 venne gettato un ponte tra questi due universi pittorici, a nord e a sud delle Alpi.
L’esempio più eclatante è quello di Antonello da Messina, pittore quasi bilingue, italo-fiammingo, che arrivò a raggiungere la suprema sottigliezza fiamminga e a calarla in altrettanto suprema lucidezza di spazio e di forma italiani.

Liana Castelfranchi Vegas ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano, dedicandosi allo studio della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione Storia dell’Arte Europea, ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: L’Angelico e l’Umanesimo (1989), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck(1998), L’Arte romanica (2008), Lo splendore nascosto del Medioevo (2020).

Info:
Edizioni Jaca Book
Pagine: 292 – € 50,00
ISBN:978-88-16-60645-6

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4992