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LUCCA. LUBEC Lucca Beni Culturali.

LUBEC_2014 aLa rassegna – LuBeC Digital Technology – rappresenta un momento di consolidamento delle relazioni che si intrecciano durante gli incontri tematici ed è il palcoscenico ideale per imprese ed enti che desiderano diffondere i risultati di progetti realizzati, creando connessioni e condividendo esperienze, programmi e buone pratiche, proponendo nuove attività e crescita istituzionale e imprenditoriale.
Esporre a LuBeC significa potenziare la propria visibilità nella filiera beni culturali-tecnologia-turismo in modo specifico e focalizzato, entrando in contatto con
l’eccellenza del settore a livello internazionale, anche grazie all’esperienza di Promo PA
Fondazione, che di LuBeC è l’organizzatore e ideatore.

I vantaggi competitivi per i soggetti partecipanti:
Per la PA
Fare sistema con tutti gli attori della filiera culturale
Attivare contatti per future collaborazioni
Aumentare il know how
Arricchire l’offerta culturale
Presentare progetti e buone pratiche
Conoscere il mercato

Per le imprese e il terzo settore
Interagire con i soggetti pubblici in maniera concreta e strutturata per creare un network
Proporre progettualità e sviluppare nuovi prodotti
Consolidare la propria leadership nel settore
Presentare progetti e idee candidabili per la nuova programmazione europea 2014-2020
Aumentare la propria visibilità.

Vedi comunicato della rassegna nell’allegato, vai a >>>comunicato rassegna_2014

Info:
http://www.lubec.it/rassegna.html

UDINE. Rebus Caravaggio. Il San Francesco che riceve le stigmate.

La mostra, che resterà visibile fino al 30 novembre è costruita intorno alla tela del San Francesco che riceve le stigmate, per qualche tempo considerata lavoro autografo di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) ed ora quasi unanimemente ritenuta la migliore copia dell’originale esposto al Wadsworth Atheneum di Hartford negli Stati Uniti.
Il quadro, al centro della riflessione storiografica intorno alla riproduzione degli originali di Caravaggio, è stato sottoposto ad un’attenta analisi materiale e documentaria i cui risultati sono ora presentati all’attenzione degli studiosi e del più ampio pubblico degli appassionati.

Info:
dott. Susanna Cardinali, Servizio Civici Musei – D.U.O. Servizi Amministrativi 2 – Via Savorgnana, 12 – 1^ piano – 0432/414748 – fax 0432/414745 – susanna.cardinali@comune.udine.it

Castello di Udine, Sala XIII, fino al al 30 novembre 2014
da martedì a domenica, dalle 10.30 alle 19 (fino al 30 settembre), dalle 10.30 alle 17 (dall’1 ottobre).

TORINO. La Sabauda in tour per le città del Piemonte.

651410sab5Fino al 7 settembr 2014, per consentire lo svolgimento dei complessi lavori di restauro in vista della definitiva apertura della nuova sede, prevista a dicembre 2014, la Galleria Sabauda è chiusa, ma apre in tutto il Piemonte. Il Polo Reale procede rispettando i tempi previsti: l’ultimo, fondamentale tassello, la pinacoteca della Galleria, trasferita nella manica nuova di Palazzo Reale completa il grande progetto con il quale la città di Torino si presenterà agli importanti appuntamenti del 2015, con l’Expo e l’Ostensione della S.S. Sindone, tra i primi. Il Polo Reale costituisce un’importante risorsa per il territorio che porta il Piemonte sulla scena della cultura e del turismo internazionale. Nell’avvicinarsi al completamento del progetto e con l’intensificarsi dei lavori non si è voluto privare il visitatore della possibilità di godere dei capolavori della Sabauda.
Il progetto espositivo dal titolo La Sabauda in tour per le città: proiezioni, esperimenti e verifiche sul territorio, vede coinvolte 14 città del Piemonte con 18 mostre aperte in contemporanea e tutte con protagoniste opere della Galleria Sabauda. Cinque esposizioni si svolgono a Torino, una a Palazzo di Città, quattro nei musei dello Stato, ovvero Palazzo Reale, Armeria Reale, Palazzo Carignano e Villa della Regina; le restanti in tredici grandi città del Piemonte, vale a dire Alba, Alessandria, Asti, Biella, Casale Monferrato, Cuneo, Domodossola, Ivrea, Novara, Saluzzo, Varallo, Verbania e Vercelli.
Il progetto è promosso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte. Ideato dalla Soprintendente Edith Gabrielli, con il coordinamento della Direttrice della Galleria Sabauda Anna Maria Bava, esso prevede che ogni singola mostra si svolga a cura del funzionario di zona della Soprintendenza stessa, in accordo con le amministrazioni civiche e con il sostegno della Compagnia di San Paolo.
Oltre 50 le opere coinvolte e tutte di primo piano. Accanto ad alcune sculture, come un bel gruppo egizio, figurano dipinti di autori italiani e stranieri, da Jan van Eyck a Hans Memling, da Martino Spanzotti a Gaudenzio Ferrari, da Sandro Botticelli a Sodoma, da Antiveduto Gramatica a Giovanni Baglione, da Nicolò Musso a Cerano, da Orazio Gentileschi a Guido Reni, Anton van Dyck e Pieter Paul Rubens, Nicolas Poussin a Rembrandt, fino a Francesco Solimena, Anton Raphael Mengs, Pompeo Batoni e Jules-César Denis van Loo.
Se l’esposizione del Ritratto di Carlo Alberto di Horace Vernet nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale costituisce un doveroso omaggio al fondatore della Galleria, le altre mostre obbediscono invece ad alcune direttrici, frutto anche di un confronto proficuo con le singole amministrazioni. La prima direttrice è rappresentata dalla continuità con la cultura del territorio. Vi rientrano le mostre incentrate su artisti che sono nati in una determinata città o che vi hanno lasciato una o più opere significative, quali per esempio Martino Spanzotti a Ivrea, Gaudenzio a Varallo, lo stesso Gaudenzio e Sodoma a Vercelli, Niccolò Musso a Casale Monferrato, Cerano a Novara. Una seconda direttrice mette al centro il gusto di un determinato committente. Si spiega in tal modo l’affondo sul cardinale Maurizio di Savoia a Villa della Regina, quello su Carlo Emanuele III all’Armeria Reale o ancora l’ultimo su Riccardo Gualino nella sua città natale, Biella. Una terza direttrice mira a stabilire dialoghi inediti, sul piano linguistico e iconografico, tra opere – o sequenze di opere – e contesti diversi da quello abituale. Da qui nasce l’esposizione nella Sala dei Marmi di Palazzo di Città a Torino delle due terne costituite rispettivamente da van Eyck, Beato Angelico e Schiavone e da Rembrandt, Reni e Poussin; o quella nell’Appartamento di Mezzogiorno di Palazzo Carignano, ancora a Torino, di alcuni capolavori della cultura figurativa seicentesca, da Gentileschi a van Dyck. E sempre da qui ha origine l’inserimento del gruppo egizio dell’Antico Regno nel Palatium Vetus di Alessandria, del Memling a Palazzo Mazzetti ad Asti, del Giovanni Baglione a Casa Cavassa a Saluzzo, dell’Antiveduto Gramatica nel Palazzo Comunale di Alba, del Francesco Solimena nel Civico Museo di Palazzo San Francesco a Domodossola, dei Batoni e del Mengs nei Musei Civici di Cuneo e dei van Loo nella Villa Giulia di Verbania.
Ultimogenita di una precisa e determinata prospettiva museologica, messa a punto per rinsaldare i rapporti tra museo e territorio, La Sabauda in tour per le città nondimeno si prefigge obiettivi assai concreti. Da un lato, intende garantire al pubblico la fruizione di alcune fra le più significative opere della collezione torinese anche durante l’estate 2014, quando la Manica Nuova di Palazzo Reale sarà sottoposta a una serie di lavori sulle strutture e sugli impianti, in funzione della sua riapertura stabile. Dall’altro, tanto più in una fase così delicata per la vita del Paese sembrava e sembra giusto che anche l’Amministrazione dei Beni Culturali fornisse un contributo fattivo allo sforzo comune di promuovere l’intero Piemonte sul difficile crinale del turismo, sia interno che esterno, andando a irrobustire una programmazione locale peraltro già adesso ricca e soddisfacente. Solo così, ovvero attraverso un’azione di pubblico servizio, capace di rappresentare e coinvolgere l’intera catena amministrativa e al limite la società civile nel suo complesso, sembra possibile mantenere fermi e vitali i principi della tutela territoriale integrata, volti cioè a proteggere l’intero contesto, anziché soltanto il bene singolo.

Info:
La Sabauda in tour per le città: proiezioni, esperimenti e verifiche sul territorio, fino al 7 settembre 2014
Ideazione e direzione scientifica: Edith Gabrielli
Coordinamento e realizzazione: Anna Maria Bava
Curatela delle mostre: Massimiliano Caldera, Giorgio Careddu, Mario Epifani, Franco Gualano, Alessandra Guerrini, Alessandra Lanzoni, Valeria Moratti, Paola Nicita, Elena Ragusa, Maria Rosaria Severino,
In collaborazione con le Amministrazioni civiche.

Elenco opere esposte
TORINO, Palazzo di Città
Jan van Eyck, Stimmate di San Francesco
Guido di Pietro (fra’ Giovanni da Fiesole) detto il Beato Angelico, Madonna col Bambino
Rembrandt van Rijn, Ritratto di vecchio
Giorgio Culinovic detto Schiavone, Madonna col Bambino
Guido Reni, San Giovanni Battista
Nicolas Poussin, Santa Margherita
Palazzo Reale
Horace Vernet, Carlo Alberto, Re di Sardegna
Armeria Reale
Claudio Francesco Beaumont, Venere ordina a Vulcano le armi per Enea; Enea sacrifica a Giunone
Claudio Francesco Beaumont, Giunone ordina a Eolo di scatenare i venti per disperdere la flotta
Maria Giovanna Battista Clementi detta la Clementina, Carlo Emanuele III, Re di Sardegna
Palazzo Carignano
Giovan Battista della Rovere detto il Fiammenghino, Allegoria della Provincia di Saluzzo
Pier Francesco Mazzuchelli detto Morazzone, Allegoria della Provincia di Susa
Scultore lombardo attivo alla corte dei Savoia, 1610-1620, Emanuele Filiberto di Savoia
Scultore lombardo attivo alla corte dei Savoia, 1610-1620, Carlo Emanuele I di Savoia
Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Il figliol prodigo
Claude Vignon, San Paolo apostolo
Jean Valentin detto Valentin de Boulogne, San Gerolamo
Hendrick Terbruggen, San Giovanni Evangelista
Orazio Lomi detto il Gentileschi, Annunciazione
Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Stimmate di san Francesco
Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, Madonna con il Bambino, i santi Francesco e Lorenzo e un frate
Anton van Dyck e bottega, Amarilli e Mirtillo
Anton van Dyck, Il principe Tommaso di Savoia Carignano
Anton van Dyck, I figli di Carlo I d’Inghilterra
Pieter Paul Rubens, Deianira tentata dalla furia
Pieter Paul Rubens, Ercole nel giardino delle Esperidi
Tommaso Carlone (attribuito a), Vittorio Amedeo I di Savoia
Tommaso Carlone (attribuito a), Emanuele Filiberto di Savoia vicerè di Sicilia
Villa della Regina
Francesco Albani, L’elemento dell’Acqua
Francesco Albani, L’elemento dell’Aria
Francesco Albani, L’elemento della Terra
Francesco Albani, L’elemento del Fuoco
Domenico Zampieri detto il Domenichino, Tre putti (Allegoria dell’architettura, dell’astronomia e dell’agricoltura)
François du Quesnoy, Il principe cardinale Maurizio di Savoia
ALBA, Palazzo Comunale
Antiveduto Gramatica, Suonatore di tiorba
ALESSANDRIA, Palatium Vetus
Arte Egizia, IV dinastia (2640-2520 a.C.), Gruppo di famiglia
ASTI, Palazzo Mazzetti
Hans Memling, La passione di Cristo
BIELLA, Museo del Territorio Biellese
Sandro Botticelli e bottega, Venere
CASALE MONFERRATO, Museo Civico e Gipsoteca Leonardo Bistolfi
Nicolò Musso, Cristo che porta la croce al Calvario
CUNEO, Complesso Monumentale di San Francesco – Museo Civico
Pompeo Batoni, Ercole fra la virtù e la voluttà
Pompeo Batoni, Enea fugge da Troia
Anton Raphael Mengs, San Pietro in cattedra
DOMODOSSOLA, Civico Museo di Palazzo San Francesco
Francesco Solimena, La cacciato di Eliodoro dal Tempio
IVREA, Museo Civico Pier Alessandro Garda
Giovanni Martino Spanzotti, Adorazione dei Magi
NOVARA, Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni
Giovanni Maria Crespi detto il Cerano, San Francesco e il beato Carlo Borromeo in preghiera davanti alla statua della Madonna presso San Celso a Milano
SALUZZO, Museo Civico Casa Cavassa
Giovanni Baglione, San Pietro col gallo
VARALLO, Pinacoteca
Gaudenzio Ferrari, Crocifissione
VERBANIA, Villa Giulia
Jules-Cesar-Denis Van Loo, Dintorni della Venaria Reale con effetto di tramonto
Jules-Cesar-Denis Van Loo, Dintorni di Torino con effetto d’aurora
VERCELLI – MUSEO BORGOGNA
Gaudenzio Ferrari, San Giovanni Battista
Gaudenzio Ferrari, San Pietro e un donatore
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Morte di Lucrezia

Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
tel. 011 5641711 – fax. 011 549547 – e-mail: sbsae-pie@beniculturali.it

FIRENZE. Il restauro della Crocifissione e Santi, del Beato Angelico.

Fig_1ridE’ stato presentato nel Museo di San Marco il restauro dell’affresco raffigurante la Crocifissione e Santi, dipinto dal Beato Angelico nella Sala Capitolare tra il 1441 e il 1442. L’intervento è stato realizzato grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence con il contributo di molti donatori.
Il restauro, condotto da Giacomo Dini di Dini Restauri nel 2013-2014, ha fatto seguito a un intervento di manutenzione e a una campagna diagnostica, attuati tra il 2011 e il 2012, a cura della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze.
L’intervento di restauro, nel suo complesso, è stato diretto da Magnolia Scudieri, con il coordinamento scientifico di Mauro Matteini.
La campagna di indagini scientifiche e diagnostiche ha coinvolto numerosi e prestigiosi Istituti di Ricerca di Firenze, quali l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” (CNR- Firenze), l’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (CNR – Firenze) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (Laboratorio di Tecniche Nucleari per i Beni Culturali).
Dopo quarant’anni l’attenta verifica supportata dalla campagna diagnostica sullo stato di conservazione, ha fatto rilevare la necessità di procedere ad un complesso lavoro di restauro che qui oggi viene presentato. “Restaurare un’opera già restaurata, specialmente da un maestro del restauro come Dino Dini – dice il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini -, è operazione delicata e complessa. Per questo sono grata Magnolia Scudieri e a tutti i protagonisti di questo intervento, poiché, anche grazie al sostegno dei Friends of Florence, hanno reso possibile un ritorno della Crocifissione dell’Angelico a condizioni di piena sicurezza conservativa e di stupefacente godibilità estetica”.
“Contribuire alla conservazione di un’opera così importante è per noi un grande onore – aggiunge Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence. La Sala Capitolare di San Marco potrà quindi tornare a raccontare l’eccellenza artistica del Beato Angelico attraverso questo meraviglioso affresco. Quest’opera stupisce per la maestria con la quale è stata realizzata. Siamo rimasti affascinati dalla modernità del Beato Angelico che descrive ogni singola figura con una dovizia di particolari incredibile. L’artista realizza veri e propri ritratti dei personaggi ai quali attribuisce non solo gesti, ma anche una profondità espressiva di grande rilevanza, continua la Presidente della Fondazione. Moltissimi dei nostri donatori si sono appassionati a quest’opera anche perché l’affresco celebra l’armonia fra gli ordini religiosi e l’equilibrio dello spirito, un tema questo di grande attualità in un’epoca come la nostra”.
UN “CASO” DA MANUALE
La Crocifissione dell’Angelico occupa un posto speciale nella storia del restauro. Su questo affresco, infatti, che nel 1967 si presentava fortemente degradato – col fondo completamente ridipinto e la superficie attaccata da sali e muffe – tra il 1967 e il 1974 fu sperimentato un nuovo metodo di intervento, detto dell’ammonio-bario, frutto della ricerca, dello studio e della collaborazione del restauratore Dino Dini e di Enzo Ferroni, illustre docente di Chimica presso l’Università di Firenze, due personaggi straordinari che hanno lasciato un segno indelebile nell’evoluzione del restauro.
Con tale metodologia, capace di trasformare i ali solubili in sali insolubili e inerti, si rese possibile mantenere il grande affresco sulla parete originale, restituendogli la coesione senza dover ricorrere allo”strappo”, tecnica che all’epoca era considerata l’unica capace di salvare le pitture murali degradate.
La messa a punto di un metodo così rivoluzionario si deve alla perseveranza di Dino Dini nel rifiutare in questo caso – in considerazione della vastità dell’affresco da preservare e della particolare fragilità della superficie, attaccata dai solfati in forma diffusa e puntiforme – l’applicazione del tradizionale “strappo”, pur da lui ripetutamente usato in altre situazioni.
Il buon risultato di questo storico intervento si è mantenuto per quasi quarant’anni, durante i quali l’affresco è stato tenuto sotto costante controllo.
Soltanto negli ultimi anni si è constatata l’insorgenza di maculature e di fenomeni discontinui di imbianchimento soprattutto nella parte destra inferiore, oltre alla ovvia presenza di depositi di polvere.
APPUNTI DI UN NUOVO INTERVENTO
Nelle operazioni di restauro di una certa levatura, le indagini scientifiche sono divenute ormai una prassi consueta, sebbene troppe volte esse assumano un ruolo più formale che sostanziale.
Non è certo questo il caso del dipinto della Crocifissione dell’Angelico. Per affrontare la complessa problematica conservativa, le indagini sono state eseguite sia prima dell’intervento, per far chiarezza sull’effettivo stato di conservazione dell’affresco, sia e soprattutto durante l’intervento, a controllo delle ipotesi operative che via via, il restauratore Giacomo Dini, affinando la conoscenza della situazione, veniva formulando; diremmo anzi, che esse sono state essenziali per mettere a punto il protocollo definitivo dei trattamenti.
Spesso il restauro, pur riconosciuto attività che richiede alta competenza, è considerato da molti l’attuazione, con particolare impegno e cura, di operazioni prevedibili: pulitura, consolidamento, protezione, ecc.
La realtà è ben diversa. Le incognite sono dietro ogni operazione e le si scoprono non a priori ma durante. La calibrazione di materiali e metodi richiede una continua ottimizzazione.
Nella Crocifissione venivano continuamente a coincidere problematiche conflittuali per cui, cercando di soddisfarne una, si interferiva con la buon risuscita di un’altra e viceversa. Alla fine, con le competenze incrociate di tutti, le soluzioni sono state individuate, nell’obbiettivo condiviso di operare in maniera rispettosa delle realtà figurative e, contemporaneamente, materiche; diversificando metodologie e trattamenti in funzione delle diverse specificità del contesto pittorico.
Pertanto nel 2011è stato deciso di affrontare una verifica ravvicinata e completa della superficie in previsione di un intervento di manutenzione, accompagnata da una documentazione fotografica specifica, e affiancata da una campagna di indagini conoscitive e diagnostiche, mirate ad acquisire dati sia sulla tecnica esecutiva sia sullo stato di conservazione e sulle cause di un eventuale degrado.
Nel corso di tale verifica si è potuto constatare che l’intervento attuato negli anni Settanta aveva mantenuto la sua efficacia sotto il profilo della conservazione, se si eccettua la presenza di una certa fragilità nelle zone dorate o di ritocco e di micro sollevamenti localizzati, principalmente nelle vesti dei Santi a destra del Crocifisso.
Risultava, invece, molto diffusa la presenza di patine biancastre che alteravano la cromia originaria, presenza assai invasiva anche sotto il profilo estetico. La situazione riscontrata ha indirizzato le indagini strumentali verso un approfondimento delle analisi, mirate alla ricerca delle possibili cause.
È comunque apparso evidente che le previste, ed eseguite, operazioni di spolveratura e leggera pulitura con acqua non sarebbero state sufficienti a risolvere la varietà e la complessità dei problemi che l’affresco presentava. Sono stai pertanto eseguiti ripetuti test per individuare il metodo più idoneo per affrontarli.
Nel 2013, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence è stato possibile dare avvio al restauro dell’affresco.
Dopo un intervento di pulitura con le resine a scambio anionico, di cui è noto anche l’effetto desolfatante, l’affresco è stato oggetto di un trattamento con l’idrossido di bario, che ha restituito compattezza alla superficie e ha permesso di ritrovare l’intensità cromatica tipica degli affreschi dell’Angelico.
Infine la leggibilità dell’affresco è stata accresciuta dall’intervento di ritessitura pittorica delle lacune, in sottotono, che ha interessato particolarmente i medaglioni con i Domenicani illustri.
In occasione del restauro della Crocifissione è stata riallestita l’intera Sala del Capitolo con la sistemazione definitiva all’interno di tre affreschi del Beato Angelico, staccati dal Chiostro di Sant’Antonino (e della sinopia di uno di questi) accompagnata dalla realizzazione di nuovi apparati didattici.
Anche due di questi affreschi – il San Pietro martire che invita al silenzio e il Cristo pellegrino accolto dai Domenicani – sono stati oggetto di restauro tra il 2009 e il 2012, ad opera di Bartolomeo Ciccone e Giacomo Dini, grazie alla Fondazione non profit Friends of Florence.
SCHEDA TECNICA
Periodo del restauro : 2011-2012 e 2013 – 2014
Restauratore: Giacomo Dini di Dini Restauri
Direttore dei lavori: Magnolia Scudieri
Responsabile della Sicurezza: Claudia Gerola
Coordinatore Scientifico: Mauro Matteini
Documentazione fotografica: prima del restauro (luce visibile e radente): Luca Lupi; durante il restauro: Giacomo Dini, Lapo Baraldi, Martina Urzi; a fine restauro: Antonio Quattrone.
Indagini Scientifiche: Indagini Multispettrali (IFAC-CNR): Marcello Picollo, Andrea Casini, Lorenzo Stefani, Marco Poggesi, Serena Carlesi; Indagini di spettroscopia in riflettanza FORS e FT-IR (IFAC-CNR): Marcello Picollo, Giovanni Bartolozzi, Serena Carlesi, Costanza Cucci, Veronica Marchiafava; Indagini in fluorescenza a raggi X (LABEC-INFN): Pier Andrea Mandò, Lorenzo Giuntini, Anna Mazzinghi; Indagini micro-invasive sezioni stratigrafiche, microscopio digitale portatile, FT-IR, SEM, XRD (ICVBC-CNR): Susanna Bracci, Emma Cantisani, Donata Magrini; Indagini dielettrometriche (IFAC-CNR): Roberto Olmi, Cristiano Riminesi.
Ponteggi: CAME scrl Campi Bisenzio
DONATORI
Il restauro è stato reso possibile grazie alla Fondazione Friends of Florence con i seguenti donatori:
The restoration was made possible by the Friends of Florence Foundation
with gifts by the following donors:
Raymond and Wendy Ackerman
Suzanne Booth
Dr. William R. Cook
Peter Fogliano and Hal Lester
Phil and Lauren Hughes
James and Ellen Morton
John and Priscilla Richman donation in honor of their daughter Diana
Bruce and Stacy Simon
Frederic E. Steck
In honor of Dr William R. Cook:
John and Linda Allman
Marshall and Jane Crouch
John and Jessica Fullerton
William E. Mayer
Thomas and Janet O’Connor

Info:
SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO ED ETNOANTROPOLOGICO
E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTÀ DI FIRENZE
Via della ninna 5, 50122 Firenze – TEL. 055-23885 – FAX 055-2388699
http://www.polomuseale.firenze.it