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Luca BASSO PERESSUT, Pier Federico CALIARI, Architettura per l’archeologia. Museografia e allestimento.

Il passaggio dal museo interno a un modello di museo a sistema nelle citta’ e nei territori, cioe’ all’idea di museo fuori dal museo, e’ il nodo concettuale che lega i contenuti di questo volume, che e’ formato da una raccolta commentata di cinquanta progetti realizzati rispettivamente da quarantasei studi di architettura europei, e da due saggi di apertura che indagano l’archeologia e la museografia sotto il profilo del loro rapporto con la citta’ moderna, e con il paesaggio.
Il volume e’ principalmente rivolto ad architetti, ingegneri e archeologi, nelle loro declinazioni di liberi professionisti, docenti universitari o di funzionari di enti preposti alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e archeologici.
Autori
Luca Basso Peressut, architetto, e’ Prof. di Architettura degli Interni e Museografia presso il Politecnico di Milano. E’ docente di Museografia alla Cattedra Unesco, Mantova e alla Scuola di Specializzazione in Beni Culturali dell’Universita’ di Macerata. È co-fondatore, e membro del comitato scientifico del Master IDEA in Exhibition Design che ha diretto fino al 2012.
Pier Federico Caliari, architetto, e’ Ricercatore presso il Politecnico di Milano. E’ direttore dell’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e del Master Museografia, Architettura e Archeologia. Progettazione strategica e gestione innovativa del patrimonio archeologico.

Indice
Prefazione, Antonio Paolucci
Presentazione, Romolo Martemucci
Introduzione, Luca Basso Peressut e Pier Federico Caliari
L’invenzione dell’antico. Architetti, archeologi, musei, Luca Basso Peressut
Il disegno della rovina. Architettura, archeologia e progetto identitario, Pier Federico Caliari
Progetti 1980-2013
Museo di Arte Romana di Me’rida – Jose’ Rafael Moneo – Me’rida, Spagna, 1980-1985
Recupero e valorizzazione del Circo Romano di Tarragona – Andrea Bruno – Tarragona, Spagna, 1987-1994
Museo delle Terme Romane – Arriola & Fiol arquitectes – Sant Boi de Llobregat, Spagna, 1992-1998
Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – Gianni Bulian – Roma, Italia, 1983-2000
Protezione e valorizzazione dei resti della chiesa di San Pietro – Pierluigi Grandinetti – Osoppo Ud, Italia, 1995-2001
Museo archeologico e parco a Kalkriese – Annette Gigon – Mike Guyer – Osnabruck, Germania, 1998-2002
Musealizzazione delle Domus dell’Ortaglia – GTRF – Giovanni Tortelli, Roberto Frassoni Architetti Associati – Brescia, Italia, 2002-2003
Nuova passerella ai Mercati Traianei – Nemesi Studio – Roma, Italia, 1999-2003
Muraglia Nazari nell’Alto Albaicin – Antonio Jime’nez Torrecillas – Granada, Spagna, 2002-2006
Museo Archeologico di Castel San Vincenzo – n!studio, Susanna Ferrini e Antonello Stella – Castel San Vincenzo, Is, Italia, 1999-2006
Museo Archeologico-Nuragico Storico ed Etnografico Barumini – Pietro Reali – Barumini, Vs, Italia, 2005-2006
Museo Copto – Mouseion Shaboury & Associates – Il Cairo, Egitto, 2005-2006
Museo delle Mura Arabe di Murcia – Atxu Amann, Andre’s Canovas, Nicolas Maruri – Murcia, Spagna, 2004-2006
Centro Visitatori del complesso archeologico di Baelo Claudia – Guillermo Vazquez Consuegra – Insenatura di Bolonia, Tarifa, Spagna, 1998-2007
Centro Visitatori Davidson – Kimmel Eshkolot Architects – Gerusalemme, Israele, 2001-2007
Copertura degli scavi archeologici della Domus del Chirurgo – Studio Cerri Associati Engineering, Pierluigi Cerri, Alessandro Colombo – Rimini, Italia, 2002-2007
Interventi di restauro e sistemazione museale presso i Mercati Traianei – Luigi Franciosini, Riccardo d’Aquino – Roma, Italia, 2000-2007
Protezione e musealizzazione della Villa tardo-antica di Faragola – Luigi Franciosini, Paola Porretta, Paolo Uliana – Ascoli Satriano, Fg, Italia, 2007-2009
Museo dei Fori Imperiali – Paolo Martellotti – Roma, Italia, 1998-2007
Museo dei Tumuli di Bougon – studioMilou architecture – Bougon, Francia, 1993-2007
Ricomposizione palcoscenico e frontescena del Teatro Romano di Hierapolis – Paolo Mighetto – Hierapolis di Frigia, Pamukkale, Turchia, 2006-2007
Basilica paleocristiana di San Pietro – Emanuele Fidone – Siracusa, Italia, 2002-2008
Museo della Citta’ Etrusca e Romana di Cortona – Giovanni Longobardi, Andrea Mandara – Cortona, Italia, 2005-2008
Museo Nazionale di Archeologia Subacquea – Guillermo Vazquez Consuegra – Cartagena, Spagna, 1999-2008
Restauro e valorizzazione dei Bagni Arabi di Baza – Francisco Ibañez Sanchez – Baza, Granada, Spagna, 2004-2008
Römermuseum nel Parco Archeologico di Xanten – Gatermann + Schossig – Xanten, Germania, 2007-2008
Torre del Homenaje – Antonio Jime’nez Torrecillas – Hue’scar, Granada, Spagna, 2002-2008
Centro Archeologico de l’Almoina – Jose’ Maria Herrera Garcia – Valencia, Spagna, 2003-2009
Museo Madinat al Zahra – Nieto Sobejano arquitectos – Cordoba, Spagna, 2001-2009
Musealizzazione della Necropoli di Pill’ ‘e Mata – Pietro Reali, Paoulina Tiholova, David Palterer, Norberto Medardi, Luca Giuggiolini – Quartucciu, Ca, Italia, 2008-2009
Neues Museum – David Chipperfield Architects – Berlino, Germania, 1997-2009
Allestimento del Neues Museum – Michele De Lucchi – Berlino, Germania, 2003-2009
New Acropolis Museum – Bernard Tschumi Architects – Atene, Grecia, 2003-2009
Villa Romana la Olmeda – Paredes Pedrosa arquitectos – Pedrosa de la Vega, Palencia, Spagna, 2005-2009
Centro Visitatori di San Cayetano – Atxu Amann, Andre’s Canovas, Nicolas Maruri – Monteagudo, Murcia, Spagna, 2007-2010
Mediateca Montanari Memo – Studio Cuppini Associati – Fano, Pu, Italia, 1999-2010
Musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova – Joao Luis Carrilho da Graça, Joao Gomes da Silva – Lisbona, Portogallo, 2008-2010
Recupero dell’ex Mercato coperto di Gallipoli – COdESIGN + Rosa – Gallipoli, Le, Italia, 1998-2010
Restauro della ex chiesa di Sant’Antonio del convento delle Clarisse – 2TR Architettura Luca Montuori e Riccardo Petrachi – Santa Fiora, Gr, Italia, 2000-2010
Ripristino dell’accesso storico e Centro per la Conoscenza del Castello – Julian Esteban Chapapria, Ignacio Casar Pinazo, Emilia Hernandez, Ivan Garcia – Sagunto, Spagna, 2007-2010
Antiquarium del Museo Archeologico – Palomino Gonzalez, Burrero Martinez, Millan Millan, Arguelles Hernandez – Siviglia, Spagna, 2010-2011
Interventi di valorizzazione nei siti archeologici di competenza della SAR – Michele De Lucchi – Roma, Italia, 2009-2011
Interventi sul Castello di Onda – Carlos Campos Gonzalez, Salvador Vila Ferrer – Onda, Spagna, 1994-2011
Ipogeo degli Aureli – copertura e riqualificazione del percorso esterno – bianchivenetoarchitetti – Roma, Italia, 2009-2011
Musealizzazione della Basilica di Aquileia – GTRF – Giovanni Tortelli, Roberto Frassoni Architetti Associati – Aquileia, Italia, 2004-2011
Museo archeologico de La Bre’che et de La Noye – n!studio, Susanna Ferrini e Antonello Stella – Vendeuil-Caply, Francia, 2006-2011
Museo Archeologico Santa Maria della Scala – Guido Canali – Siena, Italia, 1998-2011
Allestimento della mostra Nerone – Andrea Mandara – Roma, Italia, 2011-2012
Copertura del parco archeologico del Molinete – Atxu Amann, Andre’s Canovas, Nicolas Maruri – Cartagena, Spagna, 2011-2012
Allestimento permanente delle Terme di Caracalla – Fabio Fornasari – Roma, Italia, 2011-2013
Museo del Duomo e della Veneranda Fabbrica – Guido Canali – Milano, Italia, 2005-2013
Riferimenti bibliografici dei progetti

Info:
Editore: Prospettive – Distribuzione Scienze e Lettere
Pagine: 468 – Formato: 24,5×28 cm – Anno: 2014
Codice isbn: 9788898563067
Prezzo di copertina: 50,00 Euro

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MILANO. 1150 opere degli Uffizi in una suggestiva esposizione virtuale.

In anteprima a Milano la prima digital exhibition immersiva e interattiva realizzata in Italia, dedicata alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Valorizzare il patrimonio culturale e creativo italiano è l’idea alla base di Uffizi Virtual Experience: un viaggio interattivo in quattrocento anni di storia dell’arte italiana, grazie a multiproiezioni immersive, immagini in movimento e alla tecnologia di Uffizi Touch®, il primo prodotto al mondo che, all’interno di un “quadro” digitale interattivo, contiene l’intero patrimonio artistico del museo fiorentino con immagini ad altissima risoluzione.
Nel periodo di mostra è previsto un programma quotidiano di visite guidate, laboratori didattici, workshop per bambini, ragazzi, studenti, famiglie fino a settimanali appuntamenti per il pubblico adulto.
Uffizi Virtual Experience. Da Giotto a Caravaggio rientra nella rassegna Ritorni al Futuro promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano ed è patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Comune di Milano e dal Comune di Firenze. Maestà di Giotto, Annunciazione di Leonardo da Vinci, Nascita di Venere e Primavera di Botticelli, Madonna del Cardellino di Raffaello, Tondo Doni di Michelangelo, Venere di Urbino di Tiziano e Medusa di Caravaggio sono solo alcuni dei capolavori protagonisti in mostra, l’esposizione raccoglie 1150 opere della Galleria degli Uffizi e conduce lo spettatore verso un’esperienza culturale in cui la qualità dei contenuti è unita alla spettacolarità della forma.
Attraverso immagini digitali ad altissima risoluzione, il visitatore può scoprire i più piccoli dettagli delle opere, invisibili a occhio nudo, mentre attraverso touch screen e altre installazioni è possibile interagire con tecnologie abilitanti che consentono di esplorare la collezione del museo fiorentino attraverso collegamenti tematici e trasversali: dal riflesso della luce sulle perle di Lucrezia Panciatichi, nel ritratto di Agnolo Bronzino, alle due collane della piccola Bia de’ Medici, in un’altra opera dell’artista cinquecentesco, dai fiori nell’Annunciazione di Leonardo da Vinci al giardino dell’Adorazione dei pastori di Lorenzo di Credi, dal paesaggio collinare della Madonna del pozzo di Francesco di Cristofano all’autoritratto di Angelica Kauffmann, esposto nel Corridoio Vasariano. Il pubblico, tra appassionati d’arte o di tecnologia, avrà così la possibilità di costruire la propria visita, personalizzando l’esperienza e il livello di approfondimento secondo interessi e passioni.
L’esperienza della mostra si articola in due sezioni:
1) una parte immersiva dedicata alla visione delle opere, in un viaggio dal Duecento di Giotto al Seicento di Caravaggio;
2) una parte interattiva ludico-esperienziale e didattica, allestita con tecnologia Uffizi Touch® L’esperienza digitale è aumentata dai dispositivi dei visitatori che, attraverso smartphone e tablet, potranno scaricare gratuitamente l’applicazione UBILIA® per fruire di contenuti “di prossimità” in funzione della propria posizione. Sarà possibile sia visualizzare tutte le 1150 opere sul proprio dispositivo mobile e condividerle mentre ci si muove negli spazi della Fabbrica del Vapore, sia utilizzare la app per spostarsi in vari punti della città e scoprire contenuti inediti legati all’evento. Per partecipare all’attività sui social network e condividere i contenuti di Uffizi Virtual Experience, è stato creato l’hashtag #UVE2016.
“Uffizi Virtual Experience. Da Giotto a Caravaggio è la prima produzione di VIRTUITALY, startup spinoff di Centrica che nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale e creativo italiano in location sugges, grazie a contenuti digitali e tecnologie immersive e interattive di altissima qualità. Il contenuto scientifico e la fruizione sono integrati e implementati con attenzione agli aspetti emozionali per costruire un’esperienza di edutainment appagante e formativa per il visitatore.” ci spiega Marco Cappellini, amministratore delegato di VIRTUITALY. Gli eventi settimanali?: Correda il progetto un calendario di eventi e attività ludico-didattiche per bambini e famiglie, oltre a lezioni frontali e interattive per studenti delle scuole elementari, medie e superiori, in modo da affiancare la visita con approfondimenti pensati per ogni livello di istruzione.?Ogni mattina dal lunedì al venerdì verranno organizzate lezioni di storia dell’arte per studenti delle scuole elementari, medie e superiori.
Le lezioni, preparate dalla storica dell’arte Irene Martinelli sulla base di percorsi tematici basati sulle opere della collezione della Galleria degli Uffizi e realizzate dagli allievi diplomati alla Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, saranno supportate dalla tecnologia Uffizi Touch® e aiuteranno gli studenti a scoprire l’arte in modo innovativo e coinvolgente.
Il sabato e la domenica saranno dedicati alle famiglie: verranno proposti laboratori didattici per bambini dai 3 ai 12 anni, dai giochi basati sulle opere al disegno, dalle rappresentazioni teatrali al fumetto, per imparare e divertirsi.?
Per il pubblico adulto, ogni giovedì alle 19.30 si svolgerà un programma di incontri di approfondimento negli spazi della digital exhibition, con relatori esperti di arte, moda, enogastronomia, tecnologia e digital humanities.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 3 feb 2016

ROMA. CHIAMATA ALLE ARTI! Mecenatismo ed imprese un investimento strategico.

Una giornata di sole primaverile, relatori di peso e folla delle grandi occasioni per il convegno “Chiamata alle arti! Mecenatismo ed imprese: un investimento strategico”, ospitato nella Sala del Refettorio di Palazzo Venezia, promosso da Arcus, Federmanager e Vises Onlus con il Polo Museale Lazio – Mibact. Ad inquadrare il tema in questa vera e propria rivoluzione dei beni culturali ci pensa Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici.
“C’è finalmente aria nuova, aria fresca”, c’è un interesse diffuso. Dopo trent’anni di riforme che non hanno cambiato niente, ecco una riforma complessiva con una visione culturale. E parla di coraggio di fare le riforme, con aggiustamenti se è il caso perché “se si aspetta la riforma perfetta non si farà mai”. Tanti i contrari, numerose le antinomie da superare: “fra tutela e valorizzazione, fra passato e futuro, fra pubblico e privato”.
Non bastano più soldi e più personale, occorre mettere al centro il cittadino. E Volpe parla di rivoluzione copernicana, di un’alleanza di innovatori.
Al centro della scena con la sua forza dirompente c’è l’Art Bonus (la possibilità di portare in detrazione delle imposte in tre anni il 65% dell’erogazione a favore della cultura e dello spettacolo), lo strumento che dopo il primo anno di attuazione “sperimentale”, andato a regime, si conferma strategico per lo sviluppo del mecenatismo culturale. E i numeri registrati sul portale www.artbonus.gov.it confermano questa valutazione positiva. Il 2015, infatti, si è chiuso con 57 milioni di erogazioni liberali da parte di oltre 1400 mecenati, con 388 enti registrati sul portale dell’Art Bonus. Ma questo ieri. Già alla fine di gennaio erano cresciute a oltre 62 milioni di euro (5 milioni donati nell’ultimo mese), e gli enti registrati erano circa 450 e i mecenati più di duemila. Un successo legato ad alcune caratteristiche, precisa il direttore generale Arcus Ettore Pietrabissa.
La “prontezza” nel dar seguito alle donazioni, la “tracciabilità” del progetto per cui si dona (seguire a che punto sono i lavori), la “certezza” della donazione (soldi per quel bene) e non ultima la “bontà” della causa. Deve essere un progetto significativo, definito, magari suddiviso in sub progetti funzionali e che abbia un inizio e una fine. Una rivoluzione culturale se si vanno ad analizzare i dati uno per uno. Superata la soglia dei duemila mecenati si scopre che 1300 sono persone fisiche, privati che si sentono protagonisti del cambiamento. Dal punto di vista economico si tratta di una percentuale esigua 4 -5%, perché sono le imprese e le fondazioni bancarie la platea strategica, ma importante come segno di partecipazione sociale, una conquista di non poco conto. Ad oggi sono circa 500 gli interventi in elaborazione e oltre 400 le iniziative già cantierate, la maggior parte per restauri. Dei 450 enti iscritti come beneficiari, il 60% è costituito dai comuni. Fra i donatori ci sono quasi tutte le regioni, in testa la Lombardia con oltre 22 milioni, gran parte va al Teatro La Scala che come tutte le fondazioni lirico-sinfoniche è abituata a simili operazioni. Seguono Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e le altre. Parlare di mecenatismo ed imprese chiama in causa pubblico e privato in un rapporto di collaborazione che fino a qualche anno fa era considerato impensabile. Molta acqua è passata sotto i ponti dell’ideologica. Un esempio è la Certosa di Trisulti, un tesoro da conservare gelosamente, oggetto di una raccolta fondi, che ha visto sulla stessa lunghezza d’onda il Mibact attraverso il Polo museale del Lazio, le aziende del territorio sollecitate da Maurizio Stirpe di Unindustr la Regione Lazio che ha cofinanziato il progetto portato a termine in sei mesi. E ora il Ministro pensa a un bando per la gestione, visto che i pochi Certosini rimasti stanno per lasciare Trisulti. La stessa sinergia si potrebbe realizzare, dice Edith Gabrielli, direttore del Polo del Lazio, per la casa di San Tommaso ad Aquino, Villa Giustiniani a Bassano Romano e Palazzo Farnese a Caprarola.
“Perché l’importante è fare sistema, come si sta facendo ora- afferma il ministro Dario Franceschini- convincere il mondo delle imprese, coloro che non si occupano di cultura, che è un grande investimento economico, un contributo alla crescita del paese”.
Un messaggio che dovrebbe essere passato. E ora, finita la stagione dei tagli al Mibact, con la legge di stabilità che ha segnato un più 27% per il Mibact, ora che la legge è stata stabilizzata al 65% si muoveranno le imprese, più volte riprese dal ministro. Che vede nel 2016 l’anno del boom dell’Art Bonus. Anche perché il quadro generale è cambiato in meglio con il turismo interno che ha ripreso a tirare (purché non sia mordi e fuggi e sempre negli stessi centri superaffollati e fragili), con la crescita dei consumi culturali, più gente che va al cinema, visita i musei, compra libri. E il Ministro tocca la corda del “vantaggio educativo”, dell’orgoglio che non può mancare in chi ha coscienza del paese in cui vive: un unicum, un museo diffuso, in cui ogni campanile ha qualcosa che rappresenta la propria storia da tutelare e valorizzare. Due facce della stessa medaglia.

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 3 feb 2016

L’AQUILA. Riapre il MUNDA Museo Nazionale d’Abruzzo.

A sei anni dal disastroso terremoto del 6 aprile 2009, dopo tre anni di lavori costati allo Stato sei milioni di euro, riapre all’Aquila il Museo Nazionale d’Abruzzo con oltre cento opere tra le più significative della collezione ospitata dal 1949 nel Castello Cinquecentesco, gravemente lesionato dal sisma. Avendo dovuto abbandonare la storica Fortezza spagnola, il MUNDA ha trovato casa in un edificio di archeologia industriale, l’ex Mattatoio comunale, danneggiato anch’esso e non usato da anni e stato assegnato dal Comune in comodato gratuito trentennale al Mibact.
Progettato da un ingegnere comunale, il marchese Alessandro Vastarini Cresi, venne inaugurato nel 1883 (prima di quello di Roma a Testaccio di Gioacchino Ersoch che è del 1889), rimanendo in funzione per più di un secolo. E’ situato a Borgo Rivera, all’estrema periferia meridionale della città storica ma all’interno delle mura trecentesche, di fronte alla chiesa di San Vito e alla Fontana delle 99 cannelle realizzata “nell’anno del Signore 1272”.
Una zona di facile accesso e di grande interesse storico, legata com’è alla fondazione della città e al fiume Aterno che scorrendo poco oltre le mura irrigava gli orti, azionava i mulini e la sua acqua insieme a quella delle sorgive, era utilizzata dagli opifici della lana e del cuoio assicurando la ricchezza della città medievale. In origine era costituito da tre diversi padiglioni per la macellazione dei bovini, dei suini e degli ovini a cui si aggiunsero altri due padiglioni, tutti danneggiati dal sisma. Anche se i più antichi hanno resistito meglio. I lavori hanno interessato la demolizione dei corpi centrali dell’ex mattatoio e la ricostruzione di nuove strutture portanti, imbrigliando le murature grazie all’utilizzo di una maglia costituita da fasce in acciaio inossidabile. Tre infatti erano le esigenze da rispettare, spiega l’architetto Gianni Bulian. Anzitutto ridare sicurezza per il futuro sia all’edificio che alle opere, adottando metodologie d’avanguardia come piastre antisismiche per ogni scultura. Poi tener conto nell’allestimento della preesistenza. Ed ecco ben visibili le coperture a capriate. E coinvolgere il territorio esponendo opere in cui ciascuno, da qualunque zona della regione venga, possa ritrovarsi. E finalmente è arrivato il gran giorno dell’inaugurazione.
“Quando un museo riapre è una giornata di festa e quando riapre a L’Aquila lo è ancora di più”, dice il ministro Dario Franceschini, visitando il Museo accompagnato da Lucia Arbace, direttore del Polo Museale dell’Abruzzo.
“Un museo bellissimo, un allestimento che valorizza le opere e rappresenta la forza del sistema museale italiano. Questa apertura, in corsa contro il tempo per rispettare la data, è un regalo di natale”, prosegue il ministro che si augura che vengano in molti a riscoprire le bellezze della loro città.
“Ma non basta recuperare il patrimonio, si deve riportare la vita all’Aquila che può diventare un centro di richiamo del turismo interno”, afferma. Va in questo senso il progetto di una sede staccata del MAXXI a Palazzo Ardinghelli i cui lavori di consolidamento e restauro finanziati dal governo russo termineranno a primavera. Il nuovo Museo, visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio, si compone di cinque grandi ambienti in cui le opere sono disposte secondo uno sviluppo cronologico e tematico. In alto le capriate, sul pavimento i led a segnare il percorso che dalla sezione archeologica delle antiche civiltà degli Abruzzi giunge al Seicento con Ribera, Stanzione, Mattia Preti.
Nella prima sezione si va dai reperti inediti appena restaurati rinvenuti nelle ultime campagne di scavo al famoso cippo funerario con serpente, caro al popolo dei Marsi ( si pensi alla festa dei “serpari”), ai mascheroni in osso dei letti scavati a Fossa, al rilievo con ludi gladiatori in pietra calcarea proveniente da Amiternum.
La porta a due battenti che viene da Campovalano di Campli introduce in un raffinatissimo Medioevo di statue lignee e di tavole dipinte dedicate alla Vergine dai tratti austeri, elegante e sempre dolcissima. La Madonna del latte di Montereale, una tempera su pergamena incollata su una tavola di legno di pino o la Madonna delle Concanelle, la più antica firmata e datata 1262 in legno intagliato e dipinto con traccia di dorature. Accanto alle Madonne in alto è posto il Cristo del Duomo di Penne, un capolavoro riconducibile ai gruppi lignei delle Deposizioni a più figure. Realizzato alla fine del XIII secolo, intagliato e dipinto, scaraventato al suolo dal sisma, è stato sapientemente restaurato grazie al finanziamento della Wiegand Foundation di Reno in Nevada. Altro capolavoro in cui il restauro ha fatto miracoli è il Presepe del XVI secolo in terracotta policroma attribuito a Saturnino Gatti cui si deve la Madonna con Bambino di Collemaggio. Restaurato dagli specialisti dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro ha un meccanismo interno che tiene insieme le varie parti e le collega alla base antisismica. Perla del Munda il “Trittico di Beffi”, un raffinatissimo esempio di pittura su tavola intriso di suggestioni europee dell’arte cortese. Scampato al terremoto, è diventato ambasciatore d’Abruzzo nei musei americani, ammirato da oltre un milione di visitatori. E’ opera di Leonardo di Sabino da Teramo, cui si deve anche “L’albero della croce o delle sette parole”. E ancora il Polittico di Jacobello del Fiore, il San Sebastiano intagliato e dipinto di Silvestro dell’Aquila, il Cristo alla colonna di Pompeo Cesura, la tavola con le storie di San Giovanni da Caprestrano, le due vetrate dagli smaglianti colori provenienti dalla chiesa di San Flaviano all’Aquila. E il Nodo di croce processionale con smalti champlavés firmato da Nicola da Guardiagrele, grande protagonista dell’arte orafa abruzzese.
L’Aquila Borgo Rivera di fronte alla Fontana delle 99 Cannelle.

Info: www.munda.abruzzo.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 21 dic 2015

ROMA. La forza delle rovine.

“Chi, di fronte a una mostra dal titolo ‘La forza delle rovine’, immaginasse di visitare la consueta esposizione di bucolici paesaggi pittorici disseminati di colonne spezzate e architetture con rovine antiche nella pittura a partire dal XVI secolo fino al XX secolo”, avrebbe sbagliato indirizzo. Mette subito le mani avanti, Marcello Barbanera che ha curato la rassegna, insieme con Alessandra Capodiferro, appena inaugurata a Palazzo Altemps (catalogo Electa).
In quanto questo tema non è stato mai centrale nella concezione della mostra per la sua scarsa originalità e perché doveva essere trattato come un fenomeno culturale di ampio respiro. Caratteristica delle rovine è la loro ambivalenza. Se da un lato le rovine sono “sentinelle al confine del tempo che ci sfugge”, dall’altro “stanno davanti al tempo” che le ha investite e modellate riducendole e fantasmi. Ma proprio questa caparbia resistenza al trascorrere del tempo conferisce loro il senso della durata rendendole un’ancora per la memoria. Due i punti fermi della rassegna: esplorare l’argomento in tutti i suoi aspetti, e in riferimento stretto con il luogo in cui le opere vengono esposte, uno fra i più superbi scrigni della scultura antica. Ovvero il Museo di Palazzo Altemps che conserva la collezione Boncompagni Ludovisi. Per l’occasione inaugura tre nuove sale.
La visita della mostra aperta fino al 31 gennaio 2016 potrebbe iniziare dal teatrino cui si accede, traversato il meraviglioso cortile di Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Vecchio e Martino Longhi scendendo pochi gradini di una doppia rampa dalle forme arrotondate al centro della quale spicca una “vera” di pozzo con lo stemma degli Altemps. Superato il foyer eccoci nel piccolo teatrino privato, fra i più antichi di Roma, chiamato anche Goldoni. Uno dei primi ad accogliere anche la magia del cinema muto. E’ qui che su grandi schermi scorrono frammenti di una decina di pellicole firmate da registi come Wilder, Herzog, Stone, Rossellini. E Fellini di cui viene proiettato un brano di “Roma” del ’72. Alla luce delle torce compaiono, per scomparire subito dopo, meravigliose pitture romane.
“Fate qualcosa”, grida una donna di fronte alla distruzione. Un abbrivio che lascia immaginare cosa ci riserva il percorso che attraversa tutte le sale del museo. LA F dove è facile, anzi consigliabile perdersi fra l’Ares Ludovisi e il Galata Suicida, fra sarcofagi e rilievi. Si può dunque iniziare dal basso con metodo, ma niente impedisce che si possa partire da una qualunque delle nove sezioni in cui si articola la rassegna che si estende alla musica con pezzi selezionati appositamente e alla letteratura con una quarantina di testi da Cicerone a Eliot a Kavafis.
La scelta delle 120 opere, pitture, sculture, incisioni, acquerelli, fotografie, volumi antichi, allestiti su leggere strutture autoportanti simili a canneti da Federico Porcari e Gent Islami, è stata operata tenendo conto della collezione permanente del Museo. Quasi un dialogo fra loro. Le rovine non sono solo quelle antiche, ma anche quelle moderne, le macerie che seguono le catastrofi e le guerre.
“Sono nato fra le rovine…Io amo le rovine perché sono il punto di partenza per qualcosa di nuovo” dice Anselm Kiefer presente in mostra. Ed ecco “Massacro” di Guttuso che dipinge la presa di Palermo, Gabriele Basilico che ritrae le macerie di Beirut, il teatro di Gibellina di Consagra ridotto a un rudere fotografato da Cristaldi e la copertina del ”The New Yorker” che sintetizza il buio della ragione dell’11 settembre.
La seconda sezione è dedicata alla poetica del frammento, a partire dal monumentale “Torso di Polifemo” della collezione di Palazzo Altemps er vedere come gli artisti dal ’500 ad oggi hanno lavorato sul Torso. Del “Torso del Belvedere” da cui tutto si origina c’è la copia in gesso di Villa Medici, accanto studi e opere di Arturo Martini, sculture di Rodin e Mitoraj, tele di Kauffmann, Fortuny, Roberto Ferri, foto di Mapplethorpe. Non possono mancare i paesaggi di rovine dal ‘700 e fino all’800 e al ‘900, la pittura di veduta e di paesaggio che recupera la memoria dell’Antico concentrandosi sulle vestigia romane. In mostra i capricci di Marco Ricci, i dipinti di Hubert Robert, Ippolito Caffi, Arturo Nathan. Alle grandi rovine di Roma, di Pompei, Ercolano e di Atene, si aggiungeranno nell’800 i complessi gotici. Di contro agli armoniosi paesaggi di rovine la doccia fredda dei paesaggi rovinati dalle macchine, dall’industria, dai rifiuti, dalla banalità dell’uomo costruttore nelle fotografie di Luigi Ghirri, Basilico, Lori Nix.
A Giovan Battista Piranesi, indagatore di stili, tecniche e materiali usati in antico è dedicata un’intera sezione “Anatomia delle rovine”. Non solo lo studio del frammento, dell’ordine con i suoi ornamenti, non solo le architetture di templi, teatri, fori, ma anche di ponti, acquedotti, strade, fogne, canali. Piranesi non tanto l’archeologo, quanto architetto che legge i monumenti e il tessuto urbano di Roma per interrogare la storia.
“Beati gli antichi che non avevano un’antichità!”, diceva Denis Diderot. Ma non è così, anche gli antichi conobbero le loro rovine come memoria. In mostra una preziosissima, piccola “Kore” prestata dal Museo dell’Acropoli, fatta a pezzi e bruciata nel 480 a. C. dai Persiani. Dal Museo di Ostia viene un rilievo che rappresenta un pescatore. Nella rete insieme ai pesci ha trovato una scultura. E dalla Galleria Borghese il monumentale dipinto di Frderico Barocci “Enea fugge da Troia in fiamme”.
“Il canto delle rovine” è affidato a fogli che sembrano volare. Scendono dal soffitto della sala grande del Galata e rimandano ai poemi sospesi dell’era preislamica scritti in lettere dorate su pezzi di lino ripiegati e appesi sulle tende che coprivano la Ka’ba. E’ la letteratura delle rovine che ben conoscevano Cicerone, Properzio e Marco Aurelio che si recano a contemplare le rovine di Corinto, Veio e del Pireo che loro stessi avevano creato.
“(Ri)Costruire le rovine”, l‘ultima sezione, affronta la relazione fra archeologia e modernità, cosa fare, quali sono le forme d’intervento richieste e consentite, si chiede. Soprattutto dopo i grandi scavi iniziati nell’800 di Troia, Micene, Delfi, Efeso, Pergamo, Baalbek, quando si creano altre rovine da conservare, proteggere e far conoscere. A Creta nel ‘900 si scopre il palazzo di Knosso, che viene ricreato in modo totalmente fantasioso, ma di grande impatto. Come sono fantasiose le sceneggiature per la Semiramide di Rossini per un Oriente immaginato. Un posto importante era riservato ai restauratori che spesso reintegravano le rovine, come Bartolomeo Cavaceppi. Anche Bernini e Algardi lasciarono il loro segno sulle sculture antiche.
A Roma negli anni ’20-’30 gli sventramenti fanno emergere i problematici rapporti fra città antica e città moderna, documentati dalle foto delle demolizioni per l’apertura dei Fori Imperiali. E poi la guerra con le distruzioni dei monumenti, mai come oggi tanto sciaguratamente attuale. Di Mario Mafai la “Basilica di San Lorenzo” bombardata.

Roma, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Piazza di Sant’Apollinare 46. Orario: dalle 9.00 alle 19.30, chiuso il lunedì, fino al 31 gennaio 2016. Informazioni: 06-39967700 e www.coopculture.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 13 ott 2015