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FERRARA. MIRO’: La terra.

Palazzo dei Diamanti inaugura la propria stagione espositiva 2008 con un’importante retrospettiva dedicata a Joan Miró – la prima nel nostro paese da oltre venticinque anni – che rilegge per la prima volta la sua straordinaria parabola creativa alla luce del suo rapporto con la terra.
La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, documenta gli esiti più alti di ogni fase della carriera del grande artista catalano, dalla data della sua prima personale, nel 1918, alle opere degli anni Ottanta, portando per la prima volta in Italia molti tra i suoi massimi capolavori.

Tutta l’arte di Miró è segnata da un profondo attaccamento per la nativa Catalogna, per la sua gente e le sue tradizioni. Nell’esposizione il tema viene indagato nelle sue più ampie accezioni e simbologie, con opere ispirate al mondo rurale e al culto delle origini, ai temi della sessualità e della fertilità, a quelli legati alla metamorfosi, all’aldilà e all’eterno susseguirsi di vita e morte.
Sul piano formale, l’interesse di Miró nei confronti della terra si manifesta in un’esaltazione della materia e dei materiali che compongono l’opera d’arte, scelta che lo porta a raggiungere soluzioni formali inedite e straordinarie, premessa fondamentale di importanti correnti del Novecento, come l’Informale americano ed europeo.

La mostra, a cura di Tomàs Llorens, esplora l’affascinante intrecciarsi di questi motivi nell’opera dell’artista e ne offre una nuova chiave di lettura. A documentarla sono circa settanta opere di tecniche diverse – soprattutto dipinti, ma anche disegni, collage, assemblaggi, sculture, litografie – provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo.
Ad aprire il percorso è una selezione di opere degli anni 1918-22 dedicate all’ambiente rurale della località catalana di Mont-roig, inconfondibili nella resa minuziosa degli elementi di quell’universo senza tempo: contadini, campi arati, fattorie e animali da cortile.

È il caso di uno dei sei celeberrimi paesaggi del 1918-19, Il solco (1918), esposto l’ultima volta nel 1982, del quale si era persa traccia e che è stato ritrovato nel corso delle ricerche condotte per questa esposizione.
La prima sezione presenta anche un’altra opera emblematica, eccezionalmente concessa in prestito in questa occasione, La contadina del 1922-23, del Centre Pompidou di Parigi, dominata dalla ieratica e imponente figura femminile, signora del ciclo della vita e del rito quotidiano del lavoro rurale, che partecipa in maniera originale del ritorno al classicismo degli anni Venti.

La seconda sezione testimonia il contatto con l’avanguardia avvenuto a Parigi e la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, rarefatto e metaforico, nel quale il mondo rurale di Montroig è evocato da lievissimi segni su fondi monocromi, che richiamano la sostanza instabile e trasparente dei sogni.
Tale processo di progressiva astrazione e trasfigurazione del dato naturale inizia con Terra arata del Guggenheim Museum, si accentua nel Paesaggio catalano (Il cacciatore) del Museum of Modern Art, due opere capitali del 1923-24, entrambe provenienti da New York, che questa mostra offre la rara opportunità di vedere affiancate, e giunge a piena maturazione in una serie di dipinti che hanno come soggetto il contadino catalano.

In mostra ne sono esposte due versioni: quella bellissima del Museo Thyssen-Bornemisza Madrid, scelta come logo della mostra, con la figura sospesa su uno sfondo blu di Prussia come un’apparizione notturna e quella altrettanto bella della National Gallery di Washington, solare e diurna, disegnata su un fondo giallo chiaro che satura ogni centimetro della composizione.
Il culmine e il superamento di questa fase – segnata dall’adesione al surrealismo – è rappresentato da dipinti dell’estate del 1927, quali Paesaggio (La lepre) del Guggenheim e Paesaggio con coniglio e fiore della National Gallery of Australia di Canberra. In queste tele di grande formato Miró rievoca una Catalogna primordiale, dando vita ad un personale mito della genesi.

Raggiunto il successo, a partire dal 1928 Miró conduce una profonda riflessione sulle componenti dell’opera d’arte, il cui esito sono i collage e gli assemblaggi dei primi anni Trenta, come ad esempio l’Oggetto del MoMA, costruzione del 1931, che rappresenta la prima incursione dell’artista del campo della scultura. L’attrazione per l’elemento “terrestre” risveglia un nuovo interesse per i materiali – scelti ed associati con assoluta libertà e con raffinata ironia – che, da ora in avanti, divengono componenti fondamentali del linguaggio dell’artista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Trenta, presentati nella sezione Figure plutoniche, Miró utilizza supporti inusuali e una tavolozza dai colori violenti e vivaci, dando vita a paesaggi che sembrano appartenere ad un altro mondo, popolati da creature misteriose. In particolare, in una importante serie di dipinti su masonite eseguiti a Montroig nell’estate del 1936, di cui in mostra sono per la prima volta riuniti cinque esemplari, l’artista introduce materiali come caseina, pece, sabbia e ghiaia raggiungendo un grado di espressività che precorre l’Informale.

Nel 1940 Miró lascia la Francia e fa ritorno in Spagna. Nella sua terra trova ispirazione per un’ulteriore evoluzione: sperimenta la ceramica e torna a cimentarsi, con rinnovata audacia, nell’impiego di nuovi materiali, adottando soluzioni che rivelano un diretto rapporto con i recenti sviluppi dell’arte americana ed europea. Attestano la vitalità di un artista ormai maturo e coronato dal successo internazionale opere realizzate di getto, con macchie di colore gocciolante e con inserti in corda, come la Composizione con corde (1950) del Van Abbemuseum di Eindhoven, o assemblaggi che integrano materiali inconsueti, come accade nel caso della Donna (1946), capolavoro della Fundació Joan Miró di Barcellona, composta da un osso, una macina in pietra e un filo d’acciaio.
L’ultima sezione della mostra è dedicata ai lavori realizzati, a partire dal 1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, nei quali ricorre il formato monumentale e la scelta di temi legati alla femminilità e alla sessualità nel loro carattere primordiale e tellurico. Sono motivi che toccano le corde più profonde della sensibilità dell’artista, come rivelano le diverse interpretazioni che questa mostra permette di ammirare: dalle drammatiche Donne, uccelli dipinte su grandi tele e carte, alle Donne in bronzo e in ceramica, essenziali ed enigmatiche come idoli primitivi, fino agli assemblaggi che integrano materiali sempre nuovi. Ancora in tarda età Miró continua infatti a misurarsi con originali procedimenti operativi, alla ricerca di nuovi traguardi espressivi, di cui è un esempio emblematico il ciclo di opere intitolato Sobreteixim (1972-73).
La mostra si chiude con un capolavoro della tarda maturità esposto in rarissime occasioni, Figure e uccelli nella notte (1974) del Centre Pompidou, un immenso murale su tela dipinto con una pennellata gestuale, che evoca la palpitazione oscura della notte e la potenza misteriosa dei principi vitali della natura nella loro incessante trasformazione.

Mostra a cura di Tomàs Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Info:
dal 17/02/2008 al 25/05/2008
Costo del biglietto: € 10.00
Ferrara, Pinacoteca Nazionale, Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d’Este, 21
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalla domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00, venerdì e sabato 9.00 alle 22.00. Aperto anche 23 e 24 marzo, 25 aprile e 1 maggio.
Telefono: 0532.244949
Fax: 0532.203064

Didascalia immagini:
(Joan Miró: La contadina, luglio 1922 – primavera 1923, Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou. Parigi, © CNAC/MNAM Dist. RMN, © Successió Miró by SIAE 2007)
(Joan Mirò: Pittura, 1950. Eindhoven, Van Abbemuseum, Eindhoven, foto Peter Cox, © Successió Miró by SIAE 2007)
(Joan Mirò: Donna, Palma di Majorca, 6 marzo 1978. Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi, © CNAC/MNAM Dist. RMN, © Successió Miró by SIAE 2007)

Link: http://www.palazzodiamanti.it/

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

CESENA. ILARIO FIORAVANTI – Il destino di un Uomo” nell’Arte.

In occasione della personale di Ilario Fioravanti dal titolo Il destino di un “Uomo” nell’Arte, allestita a Cesena nelle prestigiose sedi di Palazzo Romagnoli e Galleria Comunale d’Arte di Palazzo del Ridotto fino al 6 aprile 2008, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena promuove un calendario di visite guidate gratuite per il pubblico, a cura di Studio Culturale Artemisia.
 
La mostra, curata da Antonio Paolucci e Marisa Zattini, propone un’ampia retrospettiva dedicata a Ilario Fioravanti, Uomo-Artista-Architetto: un protagonista della scultura italiana festeggiato, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, attraverso un percorso originale che presenta un corposo nucleo di opere – oltre cento – riunite per temi e cicli.

Il programma delle visite si svolgerà nei mesi di febbraio e marzo secondo il seguente calendario:

Febbraio: Domenica 3 febbraio, Sabato 9 febbraio, Domenica 10 febbraio, Domenica 17 febbraio, Sabato 23 febbraio, Domenica 24 febbraio

Marzo: Domenica 2 marzo, Sabato 8 marzo, Domenica 9 marzo, Domenica 16 marzo, Sabato 29 marzo, Domenica 30 marzo.

Tutte le visite avranno inizio alle ore 16.30 presso la Galleria Comunale d’Arte, al primo piano di Palazzo del Ridotto (Piazza Almerici).
La durata prevista di ognuna è di un’ora e mezza.
Non occorre prenotarsi ma presentarsi all’orario di inizio visita alla Galleria. Appena formato il gruppo, la guida accompagnerà i partecipanti nella visita delle sedi espositive (Galleria Comunale d’Arte di Palazzo del Ridotto e Palazzo Romagnoli)

Oltre alle visite gratuite lo Studio Culturale Artemisia è a disposizione anche per gruppi organizzati che vogliono visitare con una guida la mostra, secondo le seguenti modalità:
N° partecipanti: max. 25-30 persone
Date e orari: da concordare – Durata della visita: un’ora e mezza
Costo della guida: € 70,00 – Biglietto d’ingresso alla mostra: gratuito.

L’esposizione si articola in cinque sezioni, a loro volta suddivisa in tredici tematiche, ognuna delle quali arricchite da un testo critico volto a garantire al visitatore un percorso esaustivo nell’affascinante, complesso e variegato repertorio artistico di Ilario Fioravanti.
A corredo delle opere scultoree sono esposti piccoli affreschi, inediti disegni a sanguigna, parte dell’opera grafica, alcuni diari e 12 acqueforti realizzate dall’artista sul tema del Vangelo secondo Matteo. La mostra è inoltre arricchita dalla realizzazione di un interessante ed esaustivo DVD, che accompagnerà il visitatore nel percorso espositivo con interviste all’artista, documentazioni di alcune fasi creative, dialoghi ed altro ancora.
Il destino di un uomo nell’Arte e per l’Arte, è difficilmente rappresentabile nella sua interezza per l’impossibilità di ricostruire ogni attimo emozionale di una creatività esuberante e intima quale quella di Ilario Fioravanti. È però possibile – e doveroso per noi e per il prossimo – tentare di raccontare la storia di un “Uomo-Architetto-Artista” che abbiamo il privilegio di conoscere attraverso le sue opere e le sue parole. È quello che questa mostra si propone di fare attraverso un percorso attento e coerente con il cammino di Ilario Fioravanti, un cammino che ha visto l’uomo nella sua centralità e che guarda avanti con positività e fede.
Il catalogo, edito da IL VICOLO [Divisione Libri], documenta tutte le opere in mostra attraverso le fotografie dell’Artista a firma di Daniele Ferroni e delle opere scultoree di Carlo Vannini, i testi istituzionali e i contributi critici e poetici a corredo dei diversi ambiti espressivi.
 
Note biografiche di Ilario Fioravanti
Ilario Fioravanti, nato a Cesena il 25 settembre del 1922, è uno dei più interessanti protagonisti dell’Arte Italiana. Fin da giovanissimo, prima con il disegno poi attraverso l’incisione e la scultura, si avvicina alle arti figurative. Nel 1949 si laurea in architettura a Firenze. La professione di architetto non lo distacca tuttavia da una necessità “organica” di testimoniare ogni sua emozione ed esperienza attraverso il disegno. Negli anni Sessanta ritorna alla scultura realizzando una serie di ritratti. Negli anni Settanta-Ottanta Fioravanti si appassiona alle espressioni artistiche arcaiche. Guarda con molto interesse l’arte egizia, le terrecotte della civiltà mesoamericana, le sculture nuragiche, l’arte etrusca e anche quella africana. Ha esposto a Cesena (1988), Milano (1990), Longiano (1996), Spoleto, Potenza. Nel 2000 riceve l’incarico, dall’Amministrazione comunale di Cesena di realizzare due bronzi per l’ingresso principale del cimitero urbano. Della sua opera si sono occupati in modo approfondito Giovanni Testori – noto critico e scrittore milanese – e Vittorio Sgarbi. Nel 2003 partecipa alle mostre La ricerca dell’identità. Da Tiziano a De Chirico (Cagliari); La ricerca dell’identità. Da Antonello a de Chirico (Palermo). Sempre nel 2003 espone presso il Palazzo Ducale di Pesaro e nel 2004 è presente alla mostra Giovanni Testori presso il Palazzo Reale di Milano.


Info:
Studio Culturale Artemisia – Cell. 338 37 30 455 – Telefax 0547 26757, e-mail: studio_artemisia@libero.it
Sedi: Galleria Comunale d’Arte Palazzo del Ridotto – Piazza Almerici, Cesena e Palazzo Romagnoli – Via Uberti 48, Cesena
Periodo: 26 gennaio – 6 aprile 2008. Ingresso gratuito
Orari di aperura  : da martedì a domenica 10.30 – 13.00 / 16.00 – 19.30, chiuso il lunedì
Catalogo: Il Vicolo Editore
Il Vicolo – Sezione Arte, Via Carbonari 16, 47023 Cesena
Tel. 0547 21386 – Fax 0547 27479
arte@ilvicolo.comhttp://www.ilvicolo.com
Cartella stampa e immagini ad alta risoluzione disponibili sul sito
http://www.studiopesci.it/content_it/scheda.aspx?id=468

ROMA. Mibac-Fondazione MPS protocollo di intesa per interventi sul patrimonio culturale.

Il Protocollo prevede una collaborazione finalizzata ad ottimizzare l’impiego di risorse per la conduzione di interventi di comune interesse sul patrimonio culturale nazionale, con particolare riferimento alla Regione Toscana.
Si tratta di un Protocollo d’Intesa tra la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla cui firma erano presenti il Sottosegretario di Stato ai Beni Culturali Andrea Marcucci, il presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, ed Arnaldo Sciarelli, commissario straordinario di Arcus spa.

L’accordo stabilisce la partecipazione finanziaria della Fondazione mediante l’impiego di una quota di risorse destinate al settore rilevante “arte attività e beni culturali”. Ciò attraverso l’esame, con caratteristiche di priorità, ma a suo insindacabile giudizio circa l’accoglimento o meno delle domande riguardanti i progetti ritenuti meritevoli da un’apposita commissione a tal fine varata, che i singoli soggetti interessati presenteranno alla Fondazione nell’ambito delle procedure per i progetti di terzi. Arcus S.p.A., la società strumentale del Ministero, contribuirà al finanziamento di tali iniziative volte alla conservazione del patrimonio culturale o alla sua fruizione e valorizzazione.

Info:

0577246020

Link: http://www.fondazionemps.it

Email: ufficio.stampa@fondazionemps.it

Fonte:Exibart on line

FORLI’. Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni.

Tutti lo ricordano come l’artista che meglio ha saputo trasporre sulla tela la morbida sensualità del seno femminile.
Cagnacci è certo anche questo, ma dove egli diventa veramente irraggiungibile è quando, come avviene nei ‘quadroni di Forlì’ con la ‘Gloria di San Mercuriale e di San Valeriano’, egli crea scenografie di cieli tersi, impossibili eppure reali, per grandi storie religiose.

Guido Cagnacci nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1601 e muore a Vienna nel 1663. Le fonti lo definiscono inquieto e litigioso, capace di passioni violente e scosso da profonda spiritualità, continuamente errante: da Rimini a Bologna, a Roma, a Forlì e poi a Venezia e infine a Vienna. Volta a volta in compagnia di giovani donne che gli facevano da modelle e che per passare inosservate si vestivano da uomo. Ammirato e reietto ad un tempo in una Italia che entrava appieno nel Barocco e nella Controriforma.

A questa sua indole, a questa mescolanza di passione e spiritualità, al fatto di essere stato alla scuola di molti, senza divenire mai discepolo di alcuno si debbono capolavori che superano ogni classificazione. Tra il naturalismo drammatico di Caravaggio e la bellezza virtuosa di Guido Reni.
Del Seicento egli fu protagonista, non testimone o semplice comprimario, ma protagonista. Come un iperrealista dei nostri giorni lo affascinava l’enigma delle cose. Riuscì a rendere visibile il vero dei sentimenti, delle emozioni, a raccontare l’anima figurando il corpo.

La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Forlì dedicherà a Guido Cagnacci la più organica e ampia retrospettiva sino ad oggi allestita in Italia. ‘Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni’ fa seguito alle fortunate esposizioni forlivesi dedicate a ‘Marco Palmezzano, il Rinascimento nelle Romagne’ e a ‘Silvestro Lega, i Macchiaioli e il Quattrocento’ e aprirà i battenti il prossimo 20 gennaio, in San Domenico.

La mostra costituirà la più grande monografica nazionale dedicata al pittore. La mostra, con oltre 80 opere di Cagnacci, ricostruirà gli inizi della sua attività nella sua terra natale, già toccata da fermenti naturalistici, per poi accompagnarlo a Roma, dove egli si recò a più riprese in compagnia di Guercino, venendo in contatto con le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci. In questo modo egli maturò convinzioni che si esplicano intanto nelle bellissime opere sacre realizzate per le chiese riminesi e che non verranno meno neanche quando la fama ormai raggiunta lo portò a Bologna, dove si misurò con i risultati raggiunti da Guido Reni, promotore di una pittura fortemente idealizzata da cui Cagnacci desume una nuova monumentalità ma senza che le sue immagini perdano fisicità e spessore carnale.

Per evidenziare le peculiarità di tali esperienze, la mostra affiancherà ai capolavori giovanili di Cagnacci dipinti del Caravaggio e dei suoi seguaci, da Vouet a Van Honthorst, da Serodine ad Orazio e Artemisia Gentileschi, a Lanfranco, nonché di Guido Reni e di Guercino. In seguito Cagnacci privilegerà soggetti profani e soprattutto di nudo femminile che gli procureranno grande fama e lo porteranno a lavorare in ambienti segnati da una grande libertà, prima a Venezia e poi a Vienna. Grande rilievo sarà riservato anche a questa fase dell’attività pittorica di Cagnacci.
Nel Comitato scientifico figurano anche studiosi come Marco Bona Castelletti, Mina Gregori, Ezio Raimondi, Giovanni Gentili, Wolfang Prohaska, Lorenza Mochi Onori, Sir Denis Mahon.

La mostra prevede l’esposizione di opere provenienti, nella grande maggioranza, da importanti musei italiani e stranieri. Curatori dell’allestimento sono gli Studi Wilmotte et Associes di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì. Completa il percorso della mostra un video su Guido Cagnacci realizzato da Tina Lepri ed Edek Osser. Girato in Romagna, nei luoghi di Cagnacci, in musei, collezioni private, chiese e conventi che conservano le opere dell’artista e dei suoi contemporanei, il video ripercorre l’itinerario artistico e umano del pittore attraverso le sue opere ma anche mostrando i capolavori dei due grandi maestri del tempo che hanno ispirato Cagnacci: Caravaggio e Guido Reni.

Il percorso espositivo si articolerà all’interno delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico, recentemente restaurato, dove si sono tenute le due precedenti mostre.

Info:
dal 20 gennaio al 22 giugno 2008, Musei San Domenico, Forlì
Catalogo Silvana Editoriale ( www.silvanaeditoriale.it)

Link: htto://www.exibart.com

Email: exibartsegnala@exibart.com

Fonte:Exibart.segnala

TORINO. Bresso: Lo Stato compri Stupinigi.

Lo Stato acquisisca la Palazzina di Caccia di Stupinigi per il Demanio e poi la affidi a un gestore in grado di valorizzarla come merita. L’attuale proprietà, la Fondazione Ordine Mauriziano, non ha le risorse necessarie.
E’ quanto pensa Mercedes Bresso, la presidente della Regione, che con la Fondazione Crt, guidata da Andrea Comba, ha investito nel recupero della residenza ingenti fondi.

Gli ultimi sono 4 milioni di euro, ai quali la Fondazione Crt ne ha aggiunti 2,5. Partecipano a un portafoglio di 8 milioni, comprensivo di denaro di Stato, che dalla fine del 2005 è speso per offrire nuovi impianti di riscaldamento, sicurezza ed accoglienza alla Reggia.
Le opere, sotto egida del Soprintendente Francesco Pernice, sono dirette da Luisa Papotti e Daniela Biancolini. Vennero presentate il 15 gennaio 2007 dagli architetti Maurizio Momo e Aimaro Isola, accompagnati da Maurizio Guaitoli, commissario della Fondazione Ordine Mauriziano. Dissero che i cantieri avevano già realizzato il 70 per cento dei lavori e che sarebbero finiti in un anno, nel 2008. Il 2008 è giunto e i lavori potrebbero terminare, salvo sorprese, entro l’estate.

Seguirebbe il riallestimento museale, ma per ora non è ancora finanziato. Non è solo questione di soldi, anche di regia. Bisogna chiarire il ruolo che la Palazzina assumerà fra le regge sabaude e in che modo.
Nel frattempo Papotti, Biancolini, Momo e Isola hanno messo a frutto le risorse disponibili. I lavori hanno coinvolto l’appartamento di Levante, realizzato da Benedetto Alfieri, fino a raggiungere la grande sala da ballo di Juvarra. Qui sono state consolidate le scalinate di accesso. Gli ambienti hanno ricevuto idonei impianti di riscaldamento e antifurto.

Mentre nei locali sottostanti, nella cucina con forno che nell’Ottocento sfornava le pizze care alla Regina Margherita, si sono ricavati gli spazi di una caffetteria.

L’attigua galleria dei ritratti è stata predisposta come foyer d’accoglienza. Con un’ardita scala di pietra e cristalli introdurrà al nuovo percorso di visita.
Ma quando verrà riallestito? La domanda per ora non ha risposta. Il piano dei lavori un anno fa prevedeva che la Soprintendenza guidata da Carlenrica Spantigati si occupasse del restauro dei beni artistici dell’appartamento del Re e della Regina. Gli interventi pare siano programmati entro l’estate.

Al termine dovrebbero essere invece riplasmati i giardini, per presentare trasfigurata l’intera residenza entro il 2011.
Ma sono tempi sui quali è difficile oggi avere conferme. Per tutto il 2007 nessuno ha voluto più pronunciarsi.

Così ben venga Mercedes Bresso a smuovere le acque: «Chiederò alla Stato di fare la sua parte. Noi faremo la nostra. Lo Stato acquisti la Palazzina. La Regione è pronta ad attivarsi affinchè il bene possa essere valorizzato tramite un apposito gestore, magari un’idonea fondazione».

 

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa