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CESENA. ILARIO FIORAVANTI – Il destino di un Uomo” nell’Arte.

In occasione della personale di Ilario Fioravanti dal titolo Il destino di un “Uomo” nell’Arte, allestita a Cesena nelle prestigiose sedi di Palazzo Romagnoli e Galleria Comunale d’Arte di Palazzo del Ridotto fino al 6 aprile 2008, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena promuove un calendario di visite guidate gratuite per il pubblico, a cura di Studio Culturale Artemisia.
 
La mostra, curata da Antonio Paolucci e Marisa Zattini, propone un’ampia retrospettiva dedicata a Ilario Fioravanti, Uomo-Artista-Architetto: un protagonista della scultura italiana festeggiato, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, attraverso un percorso originale che presenta un corposo nucleo di opere – oltre cento – riunite per temi e cicli.

Il programma delle visite si svolgerà nei mesi di febbraio e marzo secondo il seguente calendario:

Febbraio: Domenica 3 febbraio, Sabato 9 febbraio, Domenica 10 febbraio, Domenica 17 febbraio, Sabato 23 febbraio, Domenica 24 febbraio

Marzo: Domenica 2 marzo, Sabato 8 marzo, Domenica 9 marzo, Domenica 16 marzo, Sabato 29 marzo, Domenica 30 marzo.

Tutte le visite avranno inizio alle ore 16.30 presso la Galleria Comunale d’Arte, al primo piano di Palazzo del Ridotto (Piazza Almerici).
La durata prevista di ognuna è di un’ora e mezza.
Non occorre prenotarsi ma presentarsi all’orario di inizio visita alla Galleria. Appena formato il gruppo, la guida accompagnerà i partecipanti nella visita delle sedi espositive (Galleria Comunale d’Arte di Palazzo del Ridotto e Palazzo Romagnoli)

Oltre alle visite gratuite lo Studio Culturale Artemisia è a disposizione anche per gruppi organizzati che vogliono visitare con una guida la mostra, secondo le seguenti modalità:
N° partecipanti: max. 25-30 persone
Date e orari: da concordare – Durata della visita: un’ora e mezza
Costo della guida: € 70,00 – Biglietto d’ingresso alla mostra: gratuito.

L’esposizione si articola in cinque sezioni, a loro volta suddivisa in tredici tematiche, ognuna delle quali arricchite da un testo critico volto a garantire al visitatore un percorso esaustivo nell’affascinante, complesso e variegato repertorio artistico di Ilario Fioravanti.
A corredo delle opere scultoree sono esposti piccoli affreschi, inediti disegni a sanguigna, parte dell’opera grafica, alcuni diari e 12 acqueforti realizzate dall’artista sul tema del Vangelo secondo Matteo. La mostra è inoltre arricchita dalla realizzazione di un interessante ed esaustivo DVD, che accompagnerà il visitatore nel percorso espositivo con interviste all’artista, documentazioni di alcune fasi creative, dialoghi ed altro ancora.
Il destino di un uomo nell’Arte e per l’Arte, è difficilmente rappresentabile nella sua interezza per l’impossibilità di ricostruire ogni attimo emozionale di una creatività esuberante e intima quale quella di Ilario Fioravanti. È però possibile – e doveroso per noi e per il prossimo – tentare di raccontare la storia di un “Uomo-Architetto-Artista” che abbiamo il privilegio di conoscere attraverso le sue opere e le sue parole. È quello che questa mostra si propone di fare attraverso un percorso attento e coerente con il cammino di Ilario Fioravanti, un cammino che ha visto l’uomo nella sua centralità e che guarda avanti con positività e fede.
Il catalogo, edito da IL VICOLO [Divisione Libri], documenta tutte le opere in mostra attraverso le fotografie dell’Artista a firma di Daniele Ferroni e delle opere scultoree di Carlo Vannini, i testi istituzionali e i contributi critici e poetici a corredo dei diversi ambiti espressivi.
 
Note biografiche di Ilario Fioravanti
Ilario Fioravanti, nato a Cesena il 25 settembre del 1922, è uno dei più interessanti protagonisti dell’Arte Italiana. Fin da giovanissimo, prima con il disegno poi attraverso l’incisione e la scultura, si avvicina alle arti figurative. Nel 1949 si laurea in architettura a Firenze. La professione di architetto non lo distacca tuttavia da una necessità “organica” di testimoniare ogni sua emozione ed esperienza attraverso il disegno. Negli anni Sessanta ritorna alla scultura realizzando una serie di ritratti. Negli anni Settanta-Ottanta Fioravanti si appassiona alle espressioni artistiche arcaiche. Guarda con molto interesse l’arte egizia, le terrecotte della civiltà mesoamericana, le sculture nuragiche, l’arte etrusca e anche quella africana. Ha esposto a Cesena (1988), Milano (1990), Longiano (1996), Spoleto, Potenza. Nel 2000 riceve l’incarico, dall’Amministrazione comunale di Cesena di realizzare due bronzi per l’ingresso principale del cimitero urbano. Della sua opera si sono occupati in modo approfondito Giovanni Testori – noto critico e scrittore milanese – e Vittorio Sgarbi. Nel 2003 partecipa alle mostre La ricerca dell’identità. Da Tiziano a De Chirico (Cagliari); La ricerca dell’identità. Da Antonello a de Chirico (Palermo). Sempre nel 2003 espone presso il Palazzo Ducale di Pesaro e nel 2004 è presente alla mostra Giovanni Testori presso il Palazzo Reale di Milano.


Info:
Studio Culturale Artemisia – Cell. 338 37 30 455 – Telefax 0547 26757, e-mail: studio_artemisia@libero.it
Sedi: Galleria Comunale d’Arte Palazzo del Ridotto – Piazza Almerici, Cesena e Palazzo Romagnoli – Via Uberti 48, Cesena
Periodo: 26 gennaio – 6 aprile 2008. Ingresso gratuito
Orari di aperura  : da martedì a domenica 10.30 – 13.00 / 16.00 – 19.30, chiuso il lunedì
Catalogo: Il Vicolo Editore
Il Vicolo – Sezione Arte, Via Carbonari 16, 47023 Cesena
Tel. 0547 21386 – Fax 0547 27479
arte@ilvicolo.com – http://www.ilvicolo.com
Cartella stampa e immagini ad alta risoluzione disponibili sul sito
http://www.studiopesci.it/content_it/scheda.aspx?id=468

ROMA. Mibac-Fondazione MPS protocollo di intesa per interventi sul patrimonio culturale.

Il Protocollo prevede una collaborazione finalizzata ad ottimizzare l’impiego di risorse per la conduzione di interventi di comune interesse sul patrimonio culturale nazionale, con particolare riferimento alla Regione Toscana.
Si tratta di un Protocollo d’Intesa tra la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla cui firma erano presenti il Sottosegretario di Stato ai Beni Culturali Andrea Marcucci, il presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, ed Arnaldo Sciarelli, commissario straordinario di Arcus spa.

L’accordo stabilisce la partecipazione finanziaria della Fondazione mediante l’impiego di una quota di risorse destinate al settore rilevante “arte attività e beni culturali”. Ciò attraverso l’esame, con caratteristiche di priorità, ma a suo insindacabile giudizio circa l’accoglimento o meno delle domande riguardanti i progetti ritenuti meritevoli da un’apposita commissione a tal fine varata, che i singoli soggetti interessati presenteranno alla Fondazione nell’ambito delle procedure per i progetti di terzi. Arcus S.p.A., la società strumentale del Ministero, contribuirà al finanziamento di tali iniziative volte alla conservazione del patrimonio culturale o alla sua fruizione e valorizzazione.

Info:

0577246020

Link: http://www.fondazionemps.it

Email: ufficio.stampa@fondazionemps.it

Fonte:Exibart on line

FORLI’. Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni.

Tutti lo ricordano come l’artista che meglio ha saputo trasporre sulla tela la morbida sensualità del seno femminile.
Cagnacci è certo anche questo, ma dove egli diventa veramente irraggiungibile è quando, come avviene nei ‘quadroni di Forlì’ con la ‘Gloria di San Mercuriale e di San Valeriano’, egli crea scenografie di cieli tersi, impossibili eppure reali, per grandi storie religiose.

Guido Cagnacci nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1601 e muore a Vienna nel 1663. Le fonti lo definiscono inquieto e litigioso, capace di passioni violente e scosso da profonda spiritualità, continuamente errante: da Rimini a Bologna, a Roma, a Forlì e poi a Venezia e infine a Vienna. Volta a volta in compagnia di giovani donne che gli facevano da modelle e che per passare inosservate si vestivano da uomo. Ammirato e reietto ad un tempo in una Italia che entrava appieno nel Barocco e nella Controriforma.

A questa sua indole, a questa mescolanza di passione e spiritualità, al fatto di essere stato alla scuola di molti, senza divenire mai discepolo di alcuno si debbono capolavori che superano ogni classificazione. Tra il naturalismo drammatico di Caravaggio e la bellezza virtuosa di Guido Reni.
Del Seicento egli fu protagonista, non testimone o semplice comprimario, ma protagonista. Come un iperrealista dei nostri giorni lo affascinava l’enigma delle cose. Riuscì a rendere visibile il vero dei sentimenti, delle emozioni, a raccontare l’anima figurando il corpo.

La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Forlì dedicherà a Guido Cagnacci la più organica e ampia retrospettiva sino ad oggi allestita in Italia. ‘Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni’ fa seguito alle fortunate esposizioni forlivesi dedicate a ‘Marco Palmezzano, il Rinascimento nelle Romagne’ e a ‘Silvestro Lega, i Macchiaioli e il Quattrocento’ e aprirà i battenti il prossimo 20 gennaio, in San Domenico.

La mostra costituirà la più grande monografica nazionale dedicata al pittore. La mostra, con oltre 80 opere di Cagnacci, ricostruirà gli inizi della sua attività nella sua terra natale, già toccata da fermenti naturalistici, per poi accompagnarlo a Roma, dove egli si recò a più riprese in compagnia di Guercino, venendo in contatto con le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci. In questo modo egli maturò convinzioni che si esplicano intanto nelle bellissime opere sacre realizzate per le chiese riminesi e che non verranno meno neanche quando la fama ormai raggiunta lo portò a Bologna, dove si misurò con i risultati raggiunti da Guido Reni, promotore di una pittura fortemente idealizzata da cui Cagnacci desume una nuova monumentalità ma senza che le sue immagini perdano fisicità e spessore carnale.

Per evidenziare le peculiarità di tali esperienze, la mostra affiancherà ai capolavori giovanili di Cagnacci dipinti del Caravaggio e dei suoi seguaci, da Vouet a Van Honthorst, da Serodine ad Orazio e Artemisia Gentileschi, a Lanfranco, nonché di Guido Reni e di Guercino. In seguito Cagnacci privilegerà soggetti profani e soprattutto di nudo femminile che gli procureranno grande fama e lo porteranno a lavorare in ambienti segnati da una grande libertà, prima a Venezia e poi a Vienna. Grande rilievo sarà riservato anche a questa fase dell’attività pittorica di Cagnacci.
Nel Comitato scientifico figurano anche studiosi come Marco Bona Castelletti, Mina Gregori, Ezio Raimondi, Giovanni Gentili, Wolfang Prohaska, Lorenza Mochi Onori, Sir Denis Mahon.

La mostra prevede l’esposizione di opere provenienti, nella grande maggioranza, da importanti musei italiani e stranieri. Curatori dell’allestimento sono gli Studi Wilmotte et Associes di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì. Completa il percorso della mostra un video su Guido Cagnacci realizzato da Tina Lepri ed Edek Osser. Girato in Romagna, nei luoghi di Cagnacci, in musei, collezioni private, chiese e conventi che conservano le opere dell’artista e dei suoi contemporanei, il video ripercorre l’itinerario artistico e umano del pittore attraverso le sue opere ma anche mostrando i capolavori dei due grandi maestri del tempo che hanno ispirato Cagnacci: Caravaggio e Guido Reni.

Il percorso espositivo si articolerà all’interno delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico, recentemente restaurato, dove si sono tenute le due precedenti mostre.

Info:
dal 20 gennaio al 22 giugno 2008, Musei San Domenico, Forlì
Catalogo Silvana Editoriale ( www.silvanaeditoriale.it)

Link: htto://www.exibart.com

Email: exibartsegnala@exibart.com

Fonte:Exibart.segnala

TORINO. Bresso: Lo Stato compri Stupinigi.

Lo Stato acquisisca la Palazzina di Caccia di Stupinigi per il Demanio e poi la affidi a un gestore in grado di valorizzarla come merita. L’attuale proprietà, la Fondazione Ordine Mauriziano, non ha le risorse necessarie.
E’ quanto pensa Mercedes Bresso, la presidente della Regione, che con la Fondazione Crt, guidata da Andrea Comba, ha investito nel recupero della residenza ingenti fondi.

Gli ultimi sono 4 milioni di euro, ai quali la Fondazione Crt ne ha aggiunti 2,5. Partecipano a un portafoglio di 8 milioni, comprensivo di denaro di Stato, che dalla fine del 2005 è speso per offrire nuovi impianti di riscaldamento, sicurezza ed accoglienza alla Reggia.
Le opere, sotto egida del Soprintendente Francesco Pernice, sono dirette da Luisa Papotti e Daniela Biancolini. Vennero presentate il 15 gennaio 2007 dagli architetti Maurizio Momo e Aimaro Isola, accompagnati da Maurizio Guaitoli, commissario della Fondazione Ordine Mauriziano. Dissero che i cantieri avevano già realizzato il 70 per cento dei lavori e che sarebbero finiti in un anno, nel 2008. Il 2008 è giunto e i lavori potrebbero terminare, salvo sorprese, entro l’estate.

Seguirebbe il riallestimento museale, ma per ora non è ancora finanziato. Non è solo questione di soldi, anche di regia. Bisogna chiarire il ruolo che la Palazzina assumerà fra le regge sabaude e in che modo.
Nel frattempo Papotti, Biancolini, Momo e Isola hanno messo a frutto le risorse disponibili. I lavori hanno coinvolto l’appartamento di Levante, realizzato da Benedetto Alfieri, fino a raggiungere la grande sala da ballo di Juvarra. Qui sono state consolidate le scalinate di accesso. Gli ambienti hanno ricevuto idonei impianti di riscaldamento e antifurto.

Mentre nei locali sottostanti, nella cucina con forno che nell’Ottocento sfornava le pizze care alla Regina Margherita, si sono ricavati gli spazi di una caffetteria.

L’attigua galleria dei ritratti è stata predisposta come foyer d’accoglienza. Con un’ardita scala di pietra e cristalli introdurrà al nuovo percorso di visita.
Ma quando verrà riallestito? La domanda per ora non ha risposta. Il piano dei lavori un anno fa prevedeva che la Soprintendenza guidata da Carlenrica Spantigati si occupasse del restauro dei beni artistici dell’appartamento del Re e della Regina. Gli interventi pare siano programmati entro l’estate.

Al termine dovrebbero essere invece riplasmati i giardini, per presentare trasfigurata l’intera residenza entro il 2011.
Ma sono tempi sui quali è difficile oggi avere conferme. Per tutto il 2007 nessuno ha voluto più pronunciarsi.

Così ben venga Mercedes Bresso a smuovere le acque: «Chiederò alla Stato di fare la sua parte. Noi faremo la nostra. Lo Stato acquisti la Palazzina. La Regione è pronta ad attivarsi affinchè il bene possa essere valorizzato tramite un apposito gestore, magari un’idonea fondazione».

 

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa

SARDEGNA. Sito monumento paesaggio.

La Sardegna, con le sue particolarità ambientali e storiche, si inserisce a pieno titolo nel dibattito sul rapporto fra i cosiddetti beni culturali “locali” e quelli di valenza “nazionale”, legato anche alla valorizzazione delle culture locali come nodo essenziale di radicamento e riappropriazione di identità nei processi di globalizzazione,
Il passo da compiere, ancor prima della comunicazione, è quello della conoscenza, derivante dalle attività di censimento e catalogazione degli stessi beni. In questa sede ci limitiamo a ricordare che esiste un sistema di catalogazione dei beni culturali messo a punto dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali imperniato su due concetti fondamentali: 1. l’oggetto culturale sta al centro del sistema di catalogazione e la semplicità o complessità non è interna alla sua natura, ma valutabile in base allo stato nel quale si presenta e alla quantità di informazioni disponibili 2. Esistono diversi livelli di approfondimento delle informazioni che corrispondono alle fasi di inventariazione, precatalazione e catalogazione. Il sistema, a prima vista complesso e pesante, si rivela nella pratica dotato di una profonda e sostanziale duttilità, e il recente sviluppo dei livelli inventariali contribuisce a renderlo più snello. Ma gli spunti di riflessione non sono dettati tanto dal sistema, quanto dall’impostazione concettuale che esso, nella forma della singola scheda, recepisce.
In Sardegna, nel corso degli ultimi 20 anni, si sono susseguiti vari programmi di catalogazione, spesso accompagnati dal dibattito sulla necessità di un Centro di Catalogazione Regionale che ancora oggi stenta a decollare. In tali occasioni è sempre emersa la specificità del territorio della Sardegna, soprattutto riguardo ai beni immobili archeologici e architettonici censiti in aree extraurbane e al legame inscindibile fra monumento, sistema insediativo e contesto ambientale. Il concetto dell’inscindibilità fra monumento e contesto e della reticolarità del patrimonio culturale italiano è presente nella letteratura recente: fra tutti, Salvatore Settis (Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino 2002) dove si sottolinea (p. 10) come la caratteristica e la forza del “modello Italia” sia “….tutta nella presenza diffusa, capillare, viva di un patrimonio solo in piccola parte conservato nei musei, e che incontriamo invece, anche senza volerlo e anche senza pensarci, nelle strade delle nostre città, nei palazzi in cui hanno sede le abitazioni, scuole e uffici, nelle chiese aperte al culto…” E, aggiungeremmo noi, nel territorio extraurbano.
Tra i pionieristici esperimenti di catalogazione informatizzata avviati in Sardegna negli anni ’80, vi fu l’elaborazione di una scheda “Sito” caratterizzata da presenze e manufatti antropici, fossero essi archeologici (monumenti o reperti), architettonici o storico artistici (Progetto SITAG, Sistema Informativo Territoriale Archeologico Gallurese).
Il passaggio dalla definizione catalografica di “sito” tout court di fine anni ’80 a quella attuale dell’ICCD di “sito archeologico” non sembra cogliere e raccogliere appieno la complessità e la reticolarità delle presenze culturali in genere e, per quanto ci riguarda, della Sardegna. La prima versione sperimentata negli anni dalla RAS in collaborazione con l’IBC – Istituto Beni Culturali Emilia Romagna, proponeva unicamente l’uso di una scheda “Sito archeologico” che nella sostanza identificava quest’ultimo con il monumento archeologico, eliminando la possibilità di inserire nel contesto presenze monumentali diverse. La versione attuale della scheda “Sito archeologico” dell’ICCD, pur apportando notevoli migliorie nella possibilità di contenere in tale unità territoriale più monumenti, mantiene questo limite, recuperando le relazioni con monumenti di tipologia differente solo nell’ambito dei riferimenti orizzontali fra schede di diversa tipologia. Manca la possibilità di rilevare elementi di contesto comuni ad unità monumentali di diversa tipologia o, per meglio dire, di rilevare un “paesaggio culturale”.
Ad esempio, per catalogare un sito pluristratificato come quello S. Sabina di Silanus (NU) dove, in un’immagine di vivo effetto sono presenti, nello spazio di poche decine di metri, un ben conservato nuraghe a tholos, la caratteristica chiesa a impianto circolare e le relative cumbessias, saremmo costretti ad operazioni farraginose: è evidente che la perdita dell’unità base – sito che è sempre, per sua natura (e in Sardegna questo si può apprezzare appieno senza mediazioni), reticolare e pluristratificata con livelli cronologici e tipologie monumentali differenti e non tutte riconducibili al solo ambito archeologico, crea una frammentarietà forzata nella lettura del territorio con una serie di conseguenze a catena nei diversi livelli di tutela così come nello studio e nell’interpretazione scientifica. Una perdita secca di unitarietà.
Un riscontro di quanto appena esposto si può trovare nella recente Legge Regionale del 20/9/2006, n. 14 – Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura: dopo la definizione di parco archeologico come “ambito territoriale caratterizzato dalla presenza di importanti testimonianze archeologiche, insieme a valori storici, paesaggistici o ambientali, organizzato e gestito per assicurarne la fruizione e la valorizzazione a fini scientifici e culturali” (art. 10), si prosegue dichiarando che “ …sono equiparati ai parchi archeologici i complessi monumentali e, in particolare, santuari, chiese campestri, luoghi di culto, torri e sistemi di difesa costiera, edificati anche in epoche diverse e che, con il tempo, hanno acquisito per la Sardegna, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica ed etnoantropologica”. E’ evidente l’importanza a buon diritto assegnata dalla legge non solo al monumento in sé, ma anche al suo contesto ambientale. Si evidenziano però alcune tensioni logiche: ad esempio, l’equiparazione a parco archeologico di monumenti e contesti di altra natura può apparire forzata. Il parco archeologico, in ogni caso, anche se orientato verso una dimensione aperta, non può corrispondere all’unità sito, ovvero si definisce attraverso la prevalenza di monumenti archeologici forti. Una conseguenza di ciò potrebbe essere lo scollamento fra la definizione di parchi archeologici come unità territoriali e il sistema di catalogazione regionale attraverso unità territoriali di tipo diverso.
In conclusione, siamo in presenza di un momento cruciale nel quale vengono informati i criteri di base di una attività di catalogazione regionale su standard nazionali, e dove le differenze di approccio non appaiono ininfluenti e senza conseguenze. La perdita di una visione unitaria del sito – e dunque del paesaggio culturale – non solo rischia di inficiare la possibilità di leggere il paesaggio culturale sardo nella sua piena configurazione attuale passando per le modalità di formazione dello stesso, ma anche di dirigersi verso una frammentazione tipologica e quindi concettuale; una conseguenza può essere, ad esempio, una maggiore difficoltà nel recepire, sul piano della conoscenza e su quello della tutela, la normativa europea sui paesaggi culturali, che troverebbe invece in Sardegna, a nostro avviso, una piena consonanza, con interessanti riflessioni in relazione agli strumenti del Piano Paesaggistico Regionale e alla Conservatoria delle coste di recente costituzione.

Autore: Giuseppina Manca di Mores

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