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VENARIA REALE (To). La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte magnificenza e storia di una corte europea.

Non poteva essere scelto un tema più adatto per inaugurare la reggia di Venaria Reale, ritornata a nuova vita dopo oltre due secoli di usi impropri e abbandono, di una mostra dedicata ai Savoia, in particolare al periodo storico che vide l’ascesa e lo splendore della dinastia, tra la metà del Cinquecento e l’epoca napoleonica. Di buona parte di queste vicende la reggia è infatti prodotto e testimonianza, essendo stata costruita (e mai terminata) dai più importanti architetti attivi per la corte tra la metà del XVII e la fine del XVIII secolo.
L’esposizione è al contempo una vasta ricognizione sulla cultura dello stato sabaudo dal Manierismo al Neoclassicismo, che si pone come ideale prosecuzione dell’indagine sul Quattrocento effettuata dalla mostra Corti e città nel 2006. Le atmosfere della corte barocca sono evocate, oltre che dalla presentazione di oggetti preziosi che di quel mondo furono espressione, anche dalle suggestive installazioni del regista Peter Greenaway e dagli abiti di carta dell’artista belga Isabelle de Borchgrave, ispirati a ritratti settecenteschi.
La mostra esamina sia il contesto storico, con il susseguirsi dei regnanti, delle politiche matrimoniali e delle imprese militari di respiro europeo, sia le testimonianze artistiche, rivelatrici dell’aggiornamento culturale dei Savoia, attenti soprattutto a ciò che accadeva a Parigi e Roma. Particolare rilievo è riservato ovviamente alla ritrattistica, a cominciare dalle effigi di Emanuele Filiberto (che nel 1563 spostò la capitale da Chambéry a Torino) e di Carlo Emanuele I, opere del ferrarese Giacomo Vighi detto l’Argenta, di Giovanni Caracca e della squisita miniatrice ascolana Giovanna Garzoni. Su tutti svettano i dipinti dei fiamminghi Frans Pourbus il Giovane e Anton van Dyck.

Fra i ritratti di gruppo spicca invece la magnifica tela del lorenese Charles Dauphin, proveniente dal Prado, raffigurante la famiglia di Carlo Emanuele II. Di Dauphin sono da ricordare anche alcuni ritratti equestri, compresi quelli ritornati coi recenti restauri ad arredare la splendida Sala di Diana, alla cui decorazione lavorarono i principali artisti attivi a corte attorno al 1660, in particolare il fiammingo Jan Miel, autore anche degli affreschi della volta e delle tele con le scene di caccia del registro inferiore, che conservano tracce della sua formazione bambocciante. Tale ambiente e la spettacolare Galleria grande di Filippo Juvarra giustificano da soli l’ambiziosa definizione di “Versailles italiana” di cui si suole fregiare il complesso di Venaria, a cui i restauri degli ultimi anni hanno restituito anche i maestosi giardini alla francese.
Fra le sezioni di maggior fascino della mostra sono da segnalare la sala dedicata agli ordini cavallereschi (specie per le tele coi Martiri tebei dell’inizio del Seicento) e quelle riservate al collezionismo, in cui risaltano i dipinti di Pietro da Cortona, di Mattia Preti, la serie di Muse del caravaggesco Antiveduto Gramatica e gli arazzi di manifattura parigina dell’inizio del Seicento con Storie di Diana, divisi ora tra Oxford e Torino.

Le arti cosiddette minori erano in effetti un altro punto di forza della committenza sabauda, a partire dalla strepitose armature da parata del Cinquecento fino ai mobili intagliati e intarsiati di Pietro Piffetti.


Info:
fino al 11 maggio 2008
Reggia di Venaria Reale  – Piazza della Repubblica, 4 – 10078 Venaria Reale (TO)
Orario: da martedì a giovedì, sabato e domenica ore 9-20 (la biglietteria chiude alle 18.30); venerdì ore 9-17 (la biglietteria chiude alle 15.30)
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7
Catalogo Allemandi, € 29,50
tel. 800329329 / 800 11133300. 

Link: http://www.reggiavenariareale.it

Email: posta@reggiavenariareale.it

Fonte:Exibart on line

VENEZIA. I nuovi spazi dell’arte.

Una Punta della Dogana in versione mignon. È il nuovo spettacolare spazio espositivo della Fondazione Cini sull`isola di San Giorgio, ancora alla ricerca di un nome ma già con potenziali partner di primo piano all`attivo. Come la Biennale.

Infatti, a testimoniare la preziosità del restauro del magazzino ottocentesco poi divenuto scuola navale, è lo stesso presidente della Biennale Paolo Baratta che dice «Per indole tendo a non farmi scappare le buone occasioni e quello sull`isola di San Giorgio è un restauro meraviglioso».

Per ora sarà la retrospettiva dedicata a Giuseppe Santomaso nel centenario della nascita a inaugurare ufficialmente i 1600 metri quadrati di superficie espositiva vista laguna, ma «Le sale del Convitto» (questo il nome provvisorio dell`ex magazzino) promette di diventare luogo ambito per le esposizioni di arte contemporanea in città.
Il progetto, costato 1,5 milioni di euro (2,2 con l`Iva), è stato portato avanti a tempo di record e in sei mesi quello che fino a tre anni fa era la sede dell`istituto navale Cini con il convitto annesso, si è trasformato in uno spazio bianco e blu cobalto con il calore del legno che dal pavimento in parquet si riflette sulle antiche capriate.

L`intervento curato da Tecnoconsul ha la levità di restauro che ci si aspetta dalla versione giapponese della nuova Punta della Dogana firmata da Tadao Arido per Francois Pinault. E il compatto parallelepipedo dalle muratura ruvide e contorni possenti in massi di pietra d`Istria ricorda molto da vicino, pure per la sua posizione protesa verso la laguna, di fronte a Riva Sette Martiri, la «sorella maggiore» della Dogana. Sommessamente, la Fondazione Cini sta cambiando il suo volto secondo il progetto di ampliamento pianificato da anni.
A inizio del 2009, ad esempio, è in agenda il taglio del nastro per la Manica Lunga, un restauro che consentirà di trasferire dalla Biblioteca storica del Longhena (destinata a divenire anche sala di lettura), 16o.ooo volumi fra opere di storia dell`arte e fondi musicali. Una fondazione colta e antica come la Cini si rilancia anche così, con uno spazio che sarà a disposizione di chi organizza mostre ed eventi culturali, un pian terreno ampio e un primo piano più raccolto ideali anche per mostre più piccole. Come sempre, se si è a Venezia, contano molto i dettagli. E così i serramenti che «scompaiono» lasciano spazio a scorci mozzafiato sulla laguna incorniciati da grandi finestre o dagli stessi varchi d`accesso che inquadrano, ad esempio, una delle due torrette-faro in pietra d`Istria, volume candido e compatto che pare galleggiare sull`acqua.
Le dimensioni, poi, sono particolarmente allettanti in una città dagli spazi tanto centellinati, l`edificio misura 16 per 200 metri e l`ingegnoso allestimento interno a muri mobili permette di moltiplicare la superficie espositiva reale ma anche di ripristinare in un lampo il grande salone.
Sarà Santomaso, uno dei grandi artisti veneziani del `goo, a inaugurare ufficialmente lo spazio il prossimo 12 aprile,
con la mostra «Giuseppe Santomaso e l`opzione astratta» promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, Intesa Sanpaolo che fornirà il suo corpus di grafica del maestro, e con il sostegno della Regione, a cura di Nico Stringa.

La mostra rimarrà aperta fino al 13 luglio e proporrà, a venticinque anni dall`ultima mostra dedicatagli a Venezia, dalle opere d`esordio fino agli ultimi lavori.
Insieme a Santomaso, in mostra ci saranno anche opere di Afro, Renato Birolli, Mario De Luigi, Leone Minassian, Zoran Music, Armando Pizzinato, Emilio Vedova, Bice Lazzari, Tancredi, Antonio Corpora, Virgilio Guidi, Toti Scialoja, per raccontare un dialogo fitto e fecondo fra i grandi del ‘900 italiano.

Autore: Martina Zambon

Fonte:Corriere del Veneto

TORINO. Canaletto e Bellotto. L’arte della veduta.

Per la prima volta a confronto le opere di Antonio Canal, detto il Canaletto e del nipote e allievo Bernardo Bellotto nelle sale di Palazzo Bricherasio, fino al 15 giugno 2008.

Grazie a prestiti provenienti da tutto il mondo, alla curatela di Bożena Anna Kowalczyk, uno dei massimi esperti del vedutismo veneziano, e alla felice intuizione della Fondazione CRT- senza il cui determinante sostegno la mostra non sarebbe stata realizzata – l’esposizione che apre il 14 marzo nelle sale di Palazzo Bricherasio si preannuncia già da ora come una delle piu’ importanti della stagione espositiva italiana.

Un progetto straordinario– – spiega Alberto Alessio, presidente della Fondazione Palazzo Bricherasio – –che si e’ potuto realizzare solo dopo averne parlato con il Professor Comba, presidente della Fondazione CRT; e’ solo grazie al loro intervento che il pubblico potrà ammirare i maggiori capolavori dei due piu’ importanti vedutisti veneziani.-

La rassegna e’ dedicata al rapporto artistico tra i due grandi Maestri, uno dei problemi piu’ affascinanti della storia dell’arte del Settecento. Per la prima volta, le opere di Canaletto e Bellotto saranno esposte le une a fianco delle altre, consentendo un immediato confronto fra stili, tecniche e composizione.

La sezione introduttiva e’ concepita per mostrare quei dipinti di Canaletto che hanno costituito una pietra miliare nell’apprendistato di Bellotto, quali due importanti vedute di Venezia provenienti dalle collezioni reali inglesi, mentre un gruppo di vedute veneziane eseguite dall’Allievo nelle prime fasi della sua carriera rappresenterà lo sviluppo dello stile e delle acquisizioni tecniche del pittore piu’ giovane a Venezia. La maggior parte di questi dipinti e’ stata tradizionalmente attribuita a Canaletto, mentre solo di recente sono stati riconosciuti come opera di Bellotto.
Le tele, che provengono da collezioni europee e americane pubbliche e private, saranno esposte per la prima volta insieme, offrendo un’opportunità eccezionale per studiosi e visitatori. In molti casi sarà possibile confrontare direttamente composizioni simili di Canaletto e Bellotto e apprezzare il talento precoce e l’importanza del ruolo dell’allievo nello studio di Canaletto, messo in particolare evidenza dai disegni preparatori.

La serie di vedute romane, opera del Maestro e dell’Allievo, costituisce una sezione importante della mostra, poiche’ fa risalire l’inizio dell’indipendenza di Bellotto al suo viaggio a Roma nel 1742. Le belle vedute di Firenze e Lucca mostrano il raggiungimento di uno stile proprio, di una tecnica e di una composizione peculiari.
Una delle maggiori ambizioni del Bellotto e’ quella di dipingere composizioni panoramiche. Queste aspirazioni furono realizzate per la prima volta nel 1745, con la commissione di due splendide vedute di Torino da parte di Carlo Emanuele III (1701-1773), Duca di Savoia e Re di Sardegna; in mostra sarà presente la Veduta del vecchio ponte sul Po a Torino concessa dalla Galleria Sabauda di Torino. Una serie di dipinti eseguiti nel 1744, immediatamente prima di raggiungere Torino – le vedute di Milano, Gazzada e Vaprio – illustrano il progresso graduale e significativo nell’espressioni artistica del Bellotto.

Nel 1746 Canaletto parte per Londra e l’anno successivo Bellotto raggiunge la corte di Dresda. Nel corso dei dieci anni di soggiorno in Inghilterra, Canaletto enfatizza la propria visione raffinata e poetica, sempre piu’ squisitamente decorativa e rococo’, mentre Bellotto, in qualità di pittore di corte a Dresda, Vienna, Monaco e Varsavia, esprime appieno la propria tendenza caratteristica verso il realismo e l’interesse per la natura e il paesaggio. Per la mostra e’ stata selezionata una serie delle opere piu’ significative della maturità dei due artisti.

Le origini comuni della pittura vedutista di Canaletto e Bellotto saranno enfatizzate, oltre che dalle diverse interpretazioni degli stessi temi, dalle composizioni panoramiche, dai paesaggi, dalle figure e dall’approccio ai capricci. Proprio a quest’ultimo genere sarà dedicata un’intrigante sezione della mostra, che evidenzierà la profonda relazione tra le composizioni dei due artisti in periodi diversi delle rispettive carriere.

La selezione di cinquanta disegni provenienti da collezioni pubbliche europee e americane – molti dei quali legati ai dipinti della mostra – illustreranno i procedimenti utilizzati nello studio di Canaletto, dagli schizzi della prima idea, agli studi delle composizioni o dei dettagli fino alla creazione della vedute finite. La serie completa di acqueforti di Canaletto e otto piccole prove di Bellotto cocludono la sezione grafica della mostra.

Il percorso espositivo, infine, sarà completato da una sala allestita con -vedute ottiche-, -mondi niovi- e -camere oscure- appartenenti alle Collezioni del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Info:
CATALOGO  Silvana Editoriale
Ufficio Stampa Fondazione Palazzo Bricherasio  – tel 011.57.11.806
Vittoria Cibrario: v.cibrario@palazzobricherasio.it
Paola Varallo: ufficiostampa@palazzobricherasio.it

Palazzo Bricherasio  – Via Teofilo Rossi angolo Via Lagrange Torino
Lunedi’: 14.30 – 19.30 – Da martedi’ a domenica: 9.30 – 19.30  – Giovedi’ e sabato: apertura serale fino alle 22.30.
L’ingresso e’ consentito fino a 1 ora prima della chiusura
BIGLIETTO: intero: € 7,50; ridotto: € 5,50 (gruppi, convenzioni, studenti fino a 26 anni, militari, over 65 anni); bambini: € 3,50 (da 6 a 14 anni).
Audioguide: singole – 3,50 – doppie – 5,00
Visite guidate (su prenotazione): – 80,00 fino a 25 persone. TELEFONO 011 5711811  – FAX 011 5711850

 

Fonte:Undo.net

VENEZIA. I Macchiaioli – Capolavori della collezione Mario Taragoni.

L’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia ospita nella sede di Palazzo Cavalli Franchetti una grande mostra dedicata ai macchiaioli. L’esposizione, dal 8 marzo al 27 luglio 2008, intende ricostruire la prestigiosa collezione d’arte dell’ottocento toscano appartenuta a Mario Taragoni.
Finanziere, economista, grande collezionista d’arte, uomo di cultura, appassionato della pittura toscana e fervido sostenitore dei valori del Risorgimento italiano, Mario Taragoni ha messo insieme, tra gli anni trenta e gli anni settanta, una straordinaria raccolta di opere dei macchiaioli; una collezione formata quasi esclusivamente sui testi critici dell’epoca e ordinata seguendo principalmente le ragioni della passione e dell’amore per l’arte.

La mostra vanta l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana ed e’ promossa dalla Regione del Veneto, dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Franchetti, e da Arthemisia, con il contributo della Provincia di Venezia e con il patrocinio del Comune di Venezia.
La mostra e’ organizzata e prodotta da Arthemisia, alla sua terza esposizione allestita a Palazzo Franchetti, con tema comune il grande collezionismo. Dopo il successo di -Autoritratti. I volti dell’arte dalla collezione degli Uffizi- nel 2007 e della mostra dedicata alla collezione di -Pontus Hulten- nel 2006, l’appuntamento e’ ora con la meravigliosa collezione Taragoni.
Nata sotto l’egida di Antonio Paolucci, che presiede il comitato scientifico composto da Silvestra Bietoletti, Josie Taragoni e Stefano Cecchetto, l’esposizione e’ stata sostenuta con entusiasmo dalla famiglia del collezionista che ha collaborato personalmente a ritrovare e a riunire altre opere per l’occasione della mostra.

In un momento in cui le esposizioni sulla pittura macchiaiola, e piu’ in generale sull’arte dell’ottocento italiano si susseguono a ritmo incalzante, una mostra che ricostruisce una specifica collezione nella sua complessità, permette, non solo di godere della bellezza di dipinti di qualità eccezionale, alcuni dei quali non piu’ esposti da molti anni, ma anche di leggere in filigrana la personalità di chi l’ha ordinata e, di riflesso, la cultura del suo tempo. Uomo di profonde letture e collezionista raffinato, Taragoni scelse con oculatezza le opere macchiaiole, prediligendo i dipinti che piu’ parlavano alla sua sensibilità, indifferente alle mode ma non certo alla situazione sociale e culturale della sua epoca segnata da eventi drammatici, e da drastici mutamenti.
Nei suoi acquisti egli si affido’, piu’ che alle indicazioni dei critici e dei mercanti d’arte, agli autori della letteratura artistica che nei primi decenni del XX secolo avevano promosso la rivalutazione di quei pittori attivi in Toscana nell’ottocento, primi fra tutti Ugo Ojetti, Mario Tinti e Enrico Somare’. Attraverso i loro libri egli si accosto’ alla pittura di Giovanni Fattori, di Silvestro Lega – gli artisti prediletti – ma anche di Signorini, di Ferroni, di Mario Puccini, fino all’opera di Armando Spadini, intessuta di trepidi sentimenti familiari, del quale egli possedette alcuni dipinti di straordinaria poesia.

Ed e’ proprio grazie alla mostra a Palazzo Franchetti che si possono oggi ammirare dipinti celebri dei macchiaioli non presenti in esposizioni pubbliche da anni, tra gli altri: Ritratto di Signora; Donna con scialle rosa; La signora Clementina Bandini con le figlie a Poggiopiano di Silvestro Lega; La preghiera della sera; Tempo di pioggia; la Gramignaia e Sosta dei Lancieri di Giovanni Fattori; Il Ghetto di Firenze di Telemaco Signorini; Cappello di paglia di Armando Spadini; Vele al sole di Mario Puccini e numerosi altri capolavori dell’ottocento toscano.

La fortuna critica della pittura macchiaiola sfocio’ in numerose manifestazioni dedicate ai suoi protagonisti: dalla antologica di Fattori nell’ambito della Biennale romana del 1921, alla celebrazione del centenario della nascita dell’artista nel 1925, alle mostre dedicate a Lega e a Signorini nel 1926, fino alla grande retrospettiva sull’ottocento, con posto d’onore riservato ai macchiaioli, allestita in seno alla XVI Biennale veneziana nel 1928. Quest’ultima viene documentata in mostra in una sezione particolare con opere di Francesco Gioli, Telemaco Signorini, Armando Spadini, Federico Zandomeneghi, provenienti da Ca’ Pesaro, e corredata dai manifesti originali dell’epoca.

Un’occasione unica dunque per rivedere questa grande collezione riunita e per ritrovare in questi dipinti, oltre alla grande qualità pittorica, anche lo spirito intellettuale che animava Mario Taragoni, figura sensibile e appassionato esteta che tra i primi comprese e amo’ la modernità di questi artisti.
Con quei quadri, scrive Stefano Cecchetto nel catalogo della mostra, Taragoni dialogava: -un continuo fluire di emozioni che si riversano su scelte oculate, e’ il racconto della vocazione artistica del collezionista che si riflette sull’ordinamento delle sue preferenze.-

La mostra si avvale di un catalogo che comprende interventi di Antonio Paolucci, Silvestra Bietoletti e Stefano Cecchetto, di cui uno relativo al ruolo delle Biennali veneziane per la conoscenza della pittura di -macchia’, e riproduce le opere della raccolta, corredate da un puntuale resoconto della loro storia espositiva e bibliografica.

Gli artisti della collezione Taragoni: Giuseppe Abbati, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Giovanni Carnovali detto il Piccio, Adriano Cecioni, Serafino da Tivoli, Giovanni Fattori, Egisto Ferroni, Silvestro Lega, Mario Puccini, Antonio Mancini, Raffaello Sernesi, Telemaco Signorini, Armando Spadini.

Info:
Prenotazioni visite guidate: 041 5240119 – F +39 041 723007
prenotazioni@codesscultura.it

Comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci
Comitato scientifico: Silvestra Bietoletti, Josie Taragoni, Stefano Cecchetto

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti  – Campo Santo Stefano, 2945 (Palazzo Franchetti) – Venezia
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 10 alle 19, dal 8 marzo al 27 luglio 2008
Biglietti: Intero – 10,00 Ridotto – 8,00 Ridotto scuole – 4,00

TELEFONO 02 54919  – FAX 041 5210598

Link: http://www.macchiaioli.ve.it

Email: macchiaioli@arthemisia.it

Fonte:Undo.net

FAENZA (Ra). Ceramica nuova Sezione Islamica per il Museo Internazionale.

All’inaugurazione è prevista la presenza anche di Valerio Massimo Manfredi, magari alla ricerca di materiale per il suo prossimo romanzo archeo-thriller. Del resto gli spunti non dovrebbero mancare, dalla Siria all’Egitto, all’Anatolia, Afghanistan, Pakistan.
Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza presenta i nuovi spazi dedicati alla ceramica del mondo islamico, presentando per la prima volta – nelle vetrine dei due piani espositivi – numerosi nuovi oggetti, alcuni inerenti a produzioni finora trascurate. Proveniente in gran parte dalla raccolta dell’orientalista Fredrick Robert Martin – oltre che da collezionisti italiani e stranieri e da vari enti e istituzioni pubbliche, quali ad esempio il Kaiser Friedrich Museum, il Museo dell’Arte Araba al Cairo, l’Egyptian Exploration Fund, il Governo di Tunisi, l’American School of Classical Studies in Atene, la Delegazione Archeologica Francese in Afghanistan – il materiale esposto è in grado di fornire una panoramica sulla produzione del mondo islamico antico.
Della ceramica dell’Iran, ad esempio, la più documentata, si può seguire lo sviluppo a partire dagli esemplari in slip painted del IX secolo, proseguendo con gli oggetti in faenza silicea, nati per imitazione della porcellana estremo orientale, fino ai raffinati lustri prodotti nei secoli XII-XIV, alle produzioni in bianco e blu del periodo safavide (XVI-XVII secolo), per arrivare fino alle mattonelle Qajar, del XIX-XX secolo, dal sapore fiabesco. Curatrice della sezione Islam è Gabriella Manna del Museo Nazionale di Arte orientale di Roma, con il quale la Fondazione MIC ha sottoscritto una specifica convenzione che prevede forme di collaborazione tra i due musei per la realizzazione di attività didattico-scientifiche nei settori di catalogazione, esposizioni permanenti e temporanee, conservazione e restauro, studi e pubblicazioni.

Info:
Museo Internazionale delle Ceramiche – Viale Baccarini 19 – Faenza (Ra) – 0546697311

Link: http://www.micfaenza.org

Email: info@micfaenza.org